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Due teorie del diritto a confronto: Hans Kelsen e Carl Schmitt
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Hans Kelsen è il filosofo-giurista austriaco che ha elaborato la DOTTRINA PURA DEL DIRITTO.
Nasce a Praga nel 1881, durante l’Impero Austro Ungarico, scomparso poi con la I guerra mondiale con la nascita dell’Austria che si dovette dotare di un ordinamento giuridico e di una Costituzione, che nasce nel 1920 (tra le cost. più longeve d’Europa, quella degli Stati Uniti è ancora più vecchia, 1780) alla cui elaborazione partecipò anche Kelsen. Kelsen, di famiglia ebraica, si forma a Vienna in un periodo le cui correnti di pensiero filosofico erano quelle di Kant e del neokantismo, di cui subì appunto l’influenza. Fu quindi costretto a lasciare l’Austria con ‘avvento del totalitarismo e l’antisemitismo, prima in Svizzera e poi si stabilisce definitivamente negli Stati Uniti. Kelsen ha elaborato LA DOTTRINA PURA DEL DIRITTO secondo la quale il DIRITTO è slegato dalla morale, dalla politica e dalla sociologia, dai fatti sociali, come ritenuto fino ad allora; in pratica il Diritto ha un suo AMBITO INDIPENDENTE, che precede fatti, morale, politica, e contaminazioni (utilità, convenienza, giustizia).
Il Diritto è per Kelsen un insieme di norme che prescinde dai fatti (la politica invece trova il compromesso tra la norma e i fatti). In campo giuridico la norma rappresenta il DOVER ESSERE, mentre l’ESSERE può anche essere diverso dalla norma, e comunque non la inficia. Il Diritto è un insieme di norme dove ognuna ha un posto preciso, nell’ambito della piramide gerarchica delle norme, ed è prodotto da un ‘autorità competente. La norma è valida solo se rispetta tutti i crismi di prodizione e di allocamento del sistema giuridico. Il Diritto presenta queste tre caratteristiche essenziali: FORMALE, COERENTE E GERARCHICO. Formale perché si basa sul principio del rispetto della procedura di produzione, e non sui contenuti, Coerente perché segue la logica delle altre norme, e Gerarchico perché ogni norma è collocata in un certo livello all’interno di una piramide, e la validità di una norma è sottesa all’allocamento al posto giusto nella scala gerarchica. Ne consegue quindi che il Diritto non c’entra nulla con la dialettica morale e politica.
Le teorie di KELSEN sono fondamentali nello STATO DI DIRITTO.
La teoria pura del Diritto ha come elemento caratterizzante fondamentale il sistema gerarchico delle norme: il Diritto non è solo un sistema di norme, ma è un’organizzazione delle norme in una PIRAMIDE, dove in vetta negli Stati moderni c’è la norma superiore a tutte che è la COSTITUZIONE, che stabilisce si i diritti, ma stabilisce le regole di produzione di tutte le altre norme che si pongono in livelli successivi rispetto alla Costituzione secondo una gerarchia che è:
1 Costituzione
In questa piramide ogni fattispecie di norma trova la sua legittimità dal livello precedente (la legge ordinaria è valida solo se prodotta nel rispetto delle procedure previste dalla Costituzione, e così le norme di rango inferiore. Per cui una legge è valida solo se legittima in tal senso e NON SE è decisa dal potere politico del momento. Infatti secondo altri giuristi il volere di chi è al potere può prevaricare il rispetto della scala gerarchica (es. Schmitt).
LA COSTITUZIONE quindi secondo KELSEN è il vertice dell’ordinamento giuridico da cui discende tutto il diritto. Ma la Costituzione da dove trae fondamento? Kekse afferma che esiste una norma , non scritta, intangibile, che è la norma originaria, la norma base che dice: “SI DEVE OBBEDIRE ALLA COSTITUZIONE”.
Ne consegue il rapporto tra STATO e DIRITTO, secondo cui lo Stato coincide con l’ordinamento giuridico, e cioè non esiste uno Stato sovrano che viene prima del diritto (questo avviene ed è avvenuto nei totalitarismi, in cui il detentore del potere ha creato le norme): la sovranità dello stato non precede il diritto, ma è lo stesso diritto sovrano conformemente al sistema giuridico che lo definisce. Quindi ogni potere è soggetto alle norme del sistema giuridico in cui si colloca. Le norme pertanto sono superiori alle persone che le incarnano, ed emanano a loro olta altre norme. Secondo Kelsen NESSUNA AUTORITA’ PUO’ AGIRE AL DI FUORI DELE NORME.
LA DOTTRINA PURA DEL DIRITTO ha queste 2 connotazioni salienti: il Diritto è una scienza pura, separata e indipendente; il DIRiTTO è un sistema gerarchico.
Kelsen ha influenzato le formulazioni delle Costituzioni del ‘900 e lo Stato di diritto del ‘900.
Aspetto fondante le teorie di Kelsen è l’autonomia del diritto rispetto alla morale e alla giustizia. Sia la morale che la giustizia possono cambiare nel tempo e nello spazio, per cui non esiste una giustizia assoluta, ma relativa. Invece il DIRITTO con cambia. Esso non dice ciò che è giusto ma ciò che è valido in un ordinamento giuridico. Per cui Diritto ed etica si collocano su due piani diversi: il diritto segue le regole delle procedure e della forma e non di ciò che è giusto o no dal punto di vista etico. Ad es. una norma imposta da un dittatore potrebbe essere valida moralmente, ma non ha valore giuridico perché è prodotta fuori dall’ordinamento giuridico.
CARL SCHMITT
Carl Schmitt è un filosofo-giurista tedesco vissuto nello stesso periodo storico di Kelsen
Il pensiero di Kelsen entra in conflitto con le teorie di Schmitt. Negli anni 20/30 del 900 in Europa pendono piede i totalitarismi, che prevaricano le Carte costituzionali allora esistenti (anche in Italia c’era lo Statuto Albertino), fascismo, nazismo, stalinismo in Russia. Schmitt è tra i primi a parlare di Fhurer e di dottrine di stampo autoritario, come il nazismo. Egli afferma che “ La Sovranità sta nella capacità in uno STATO DI ECCEZIONE, di decidere andando al di là delle norme ” Per cui anche un singolo uomo in un momento di crisi può andare oltre le regole, mettere in pausa le norme e la Costituzione, e assumere decisioni, sostituendosi alla Sovranità del Diritto.
Inoltre Schmitt Rifiuta la neutralità del diritto di Kelsen, sostenendo che il diritto è sempre "diritto della situazione", legato a una dimensione spaziale e a una normalità creata.
Kelsen nello stesso periodo continua invece a difendere la DEMOCRAZIA. Secondo Kelsen infatti nessun uomo può stabile cosa sia il male e cosa sia il bene in maniera assoluta, nessuno può stabilire in assoluto la verità (teoria relativista), che sipone in contrapposizione con giuristi che pensano invece che il leader ha e conosce la verità e cosa sia il bene. Ne consegue che per Kelsen l’unico sistema giuridico che rende possibile il relativismo del bene e del vero sia la DEMOCRAZIA, sistema che permette sempre il confronto , il compromesso tra tutti gli uomini coinvolti. La Democrazia può avere anche valori che cambiano nel tempo, ma le norme e la sua struttura resta sempre uguale. Mentre per Schmitt il diritto