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HARENDT, KELSEN E SCHMITT, Appunti di Storia Delle Dottrine Politiche

HARENDT, KELSEN E SCHMITT. Appunti presi a lezione.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 22/02/2021

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APPUNTI
1. SCHMITT
Pensa la politica come conflitto al quale non si può dare un limite, ma dato perpetuo, sottostante ad ogni
organizzazione politica, come Macchiavelli.
Posizione antiliberale, come se fosse anti Kelsen. La politica di Schmitt si caratterizza nel caso critico,
nell’eccezione, quando emerge il conflitto radicale; la ragione e la libertà dell’individuo non è l’obiettivo
della politica, non serve a tutelare quello, non è l’attore della politica l’individuo, ma agisce con le masse e i
leader. Norma all’interno di un ordinamento giuridico complessivo ma la politica è decisione nel caso
critico. La politica non è legge ma decisione, creazione dell’ordine dal disordine, che può ricordare
Macchiavelli o Hobbes, seppur non condivide il razionalismo di questo ultimo.
La decisione che interessa a Schmitt è quello di chi impone fino all’ordine, di chi attraverso la rivoluzione o il
potere costituente del popolo da una situazione di disordine crea un ordine che deve tutto alla decisione
del proprio partito o del leader.
- Ciò che avvicina Schmitt a Macchiavelli è che il disordine è un pericolo costante, così come il
conflitto o la presenza di un nemico pubblico, non vengono mai eliminati del tutto; si ricorda la
concezione conflittuale di Macchiavelli, dove il principe deve creare un ordine che può essere
sempre revocato, discusso.
- Schmitt è autore di un opera sulla teologia politica: tutti i concetti più premianti della moderna
dottrina dello Stato hanno la loro origine in concetti teologici, il Dio onnipotente diventa il
legislatore onnipotente, il miracolo diventa lo stato di eccezione, in una situazione eccezionale un
legislatore può creare ordine. Lo Stato è un istanza assoluta secolarizzata! Schmitt evidenzia la
definizione di sovranità “Sovrano è chi decide sullo Stato di eccezione”: l’origine di ciò che è un
ordinamento giuridico o le norme si fonda sull’eccezione, su una decisione eccezionale di qualcuno.
Si parla di decisionismo Schmittiano perché è l’eccezione, ciò che è al di fuori del confine del
giuridico è l’origine del diritto e della politica, che può stabilire che in un certo momento tutti i
diritti vengano sospesi e che viene a stabilirsi un nuovo ordine della politica.
- Un ordinamento giuridico non si fonda sulla norma ma su una decisione che non deve essere di per
se razionale, ma di un autorità concreta, personale a partire da una radicale assenza di ordine ma
da una necessità di questa. Questa autorità può essere sia il Principe di Macchiavelli O il Leviatano
di Hobbes, o la dittatura del proletariato. Quello che a Schmitt importa è che la decisione è un atto
creativo che fa nascere l’ordine dal nulla. La logica dell’autorità si manifesta durante i casi
eccezionali, nella decisione che un autorità politica completa prende nel momento critico, ovvero
momento di massima conflittualità, di rottura degli equilibri, e dove la comunità politica è orientata
da una decisione politica in un certo senso, coglie un nemico che va combattuto ed espulso. Tale
decisione fondamentale e ordinamento politico creato non è un atto razionale, ma è una decisione,
atto creativo che emerge dal nulla, che fa nascere l’ordine dal nulla. Scaturisce dalla decisione di un
sovrano.
- Chi è titolare della sovranità? Colui che nella situazione eccezionale risolve il problema con mezzi
eccezionali. In politica non vi è che decisione orientata al caso critico e a scacciare il nemico,
qualunque norma è frutto di una norma politica. Le leggi non sono macchine che prescindono dalla
decisione sovrana. Alla base di tutto vi è Bodin, podestà di fare e modificare le leggi. Il potere è
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APPUNTI

1. SCHMITT

Pensa la politica come conflitto al quale non si può dare un limite, ma dato perpetuo, sottostante ad ogni organizzazione politica, come Macchiavelli. Posizione antiliberale, come se fosse anti Kelsen. La politica di Schmitt si caratterizza nel caso critico, nell’eccezione, quando emerge il conflitto radicale; la ragione e la libertà dell’individuo non è l’obiettivo della politica, non serve a tutelare quello, non è l’attore della politica l’individuo, ma agisce con le masse e i leader. Norma all’interno di un ordinamento giuridico complessivo ma la politica è decisione nel caso critico. La politica non è legge ma decisione, creazione dell’ordine dal disordine, che può ricordare Macchiavelli o Hobbes, seppur non condivide il razionalismo di questo ultimo. La decisione che interessa a Schmitt è quello di chi impone fino all’ordine, di chi attraverso la rivoluzione o il potere costituente del popolo da una situazione di disordine crea un ordine che deve tutto alla decisione del proprio partito o del leader.

  • Ciò che avvicina Schmitt a Macchiavelli è che il disordine è un pericolo costante, così come il conflitto o la presenza di un nemico pubblico, non vengono mai eliminati del tutto; si ricorda la concezione conflittuale di Macchiavelli, dove il principe deve creare un ordine che può essere sempre revocato, discusso.
  • Schmitt è autore di un opera sulla teologia politica: tutti i concetti più premianti della moderna dottrina dello Stato hanno la loro origine in concetti teologici, il Dio onnipotente diventa il legislatore onnipotente, il miracolo diventa lo stato di eccezione, in una situazione eccezionale un legislatore può creare ordine. Lo Stato è un istanza assoluta secolarizzata! Schmitt evidenzia la definizione di sovranità “Sovrano è chi decide sullo Stato di eccezione”: l’origine di ciò che è un ordinamento giuridico o le norme si fonda sull’eccezione, su una decisione eccezionale di qualcuno. Si parla di decisionismo Schmittiano perché è l’eccezione, ciò che è al di fuori del confine del giuridico è l’origine del diritto e della politica, che può stabilire che in un certo momento tutti i diritti vengano sospesi e che viene a stabilirsi un nuovo ordine della politica.
  • Un ordinamento giuridico non si fonda sulla norma ma su una decisione che non deve essere di per se razionale, ma di un autorità concreta, personale a partire da una radicale assenza di ordine ma da una necessità di questa. Questa autorità può essere sia il Principe di Macchiavelli O il Leviatano di Hobbes, o la dittatura del proletariato. Quello che a Schmitt importa è che la decisione è un atto creativo che fa nascere l’ordine dal nulla. La logica dell’autorità si manifesta durante i casi eccezionali, nella decisione che un autorità politica completa prende nel momento critico, ovvero momento di massima conflittualità, di rottura degli equilibri, e dove la comunità politica è orientata da una decisione politica in un certo senso, coglie un nemico che va combattuto ed espulso. Tale decisione fondamentale e ordinamento politico creato non è un atto razionale, ma è una decisione, atto creativo che emerge dal nulla, che fa nascere l’ordine dal nulla. Scaturisce dalla decisione di un sovrano.
  • Chi è titolare della sovranità? Colui che nella situazione eccezionale risolve il problema con mezzi eccezionali. In politica non vi è che decisione orientata al caso critico e a scacciare il nemico, qualunque norma è frutto di una norma politica. Le leggi non sono macchine che prescindono dalla decisione sovrana. Alla base di tutto vi è Bodin, podestà di fare e modificare le leggi. Il potere è

sempre fuori dall’ordinamento ma al tempo stesso ha la capacità di inserirsi al suo interno per sospendere ad esempio la costituzione o crearne un'altra.

  • Schmitt si occupa della decisione e distingue tra decisione tra dittatura sovrana e

commissaria: 1) DITTATURA COMMISSARIA: finalizzata a difendere l’ordinamento e la

legalità costituita, es dittatura romana. Il dictator che aveva 6 mesi di tempo per portare a termine una guerra e assegnava pieni poteri temporaneamente ed era prevista dall’ordinamento che ritiene essere presente anche nella costituzione di Weimar e che non sia riuscita a mantenersi perché non ha saputo mettere in pratica l’art. 48 che assegnava al capo dello stato poteri eccezionali in caso di emergenza che poteva mettere fuori legge gli estremisti. La rovina è stata la lotta congiunta degli estremisti.

  1. DITTATURA SOVRANA non è una clausola di salvaguardia dell’ordinamento giuridico ma ha lo scopo di rimuovere l’ordinamento giuridico esistente e sostituirlo con uno nuovo. Quello che avviene è la dittatura del proletariato. Fase transitoria di dittatura che porta ad un cambiamento dell’ordinamento giuridico con un altro. Radicale cambiamento politico, decisione fondamentale di autorità concreta che crea un ordinamento nuovo ordine politico. Nello stato di eccezione crea nuove alternative a quella precedente. La rivoluzione francese può essere una dittatura sovrana, elaborazione di una nuova costituzione. A causa della guerra, conflitti etc. La convenzione nazionale sospende la costituzione. Infatti la dittatura sovrana vede in tuto l’ordinamento esistente uno stato di cose da rimuovere completamente con la propria azione. Mira a creare uno stato di cose in cui sia possibile una costituzione alternativa.

Parlamentarismo:

In un saggio sul significato del parlamentarismo ha una visione negativa del parlamentarismo poichè ritiene che i suoi oresupposti non esistano più e sono privi di significato e infatti il parlamento sarebbe dovuto essere il luogo delle discussioni e della pubblicità dele sedute dove attraverso un pacifico scambio di opinioni si facesse strada la posizione più ragionevole. Ma Schmitt da quando i partiti hanno ottenuto il dominio della politica le cose vanno diversamente e per esempio l’indipendenza dei magistrati dal vincolo di mandato fanno ormai pena, la discussione è diventata superflua e la pubblicità in realtà è priva di qualsiasi significato perchè le decisioni vengono prese dalle segreterie dei partiti in segreto e fuori dal parlamento. Proprio perchè le decisioni vengono prese dai partiti le deciioni non riflettono mai un interese collettivo ma sempre di parte, spesso di natura economica.

La sua critica al parlamentarismo è anche quella al liberalismo: si fonda sull’individuo singolo, uti

singollo, privato e tutto il sistema liberale è di difesa e garanzia nei confronti del singoo. Ma il singolo, la privacy portano ad un disfaciemento della società e quindi Schmitt riprende le critiche del liberalismo di Hegel ovvero che sul trono ci debba essere lo stato. Il rapporto tra individuo e Stato nel liberalismo è strumentale, lo Stato è strumento dell’individuo, anche per Schmitt lo Stato è più imprtantr dell’individuo: momento dell’omogeneità del corpo sociale, dell’uguaglianza e tra liberalismo e democrazia sceglie la democrazia che crea una uguaglianza sostanziale. Questa viene raggiunta attraverso una decisione che espulge l’eterogeneo, la buona democrazia è l’unità organica che espelle il diverso, l’eterogeneo che investe sull’omogeneità. Denuncia il liberalismo fondato sull’individualismo e perchè il liberalismo nega l’essenza della politica. La politica è conflitto

Dire che il poltico è un energia conflittuale sempre sottostante all’architettura istituzionale politica, vi è smepre un esulsione del nemico, vuol dire che all’interno il politico è guerra civile, orientata al caso critico. E viene superata con l’identificazione di un nemico, ma se è una persona che possiamo uccidere fisicamente è chiaro che una politica così può diventare nemico. Se il politico è orientato al caso critico e all’interno è guerra civile, il poltico all’interno si mantiente solo se non neutralizza mai il politico, ovvero se è un ordine sempre orientato a distinguere nuovi nemici che vanno espulsi ed identificati. Egli è radicalemte ostile al liberalismo che sorvola in modo sistematico la politica, vuole edurcorare la politica, la vuol fare diventare questa lotta tra amico nemico una discussione dialettica pacifica in corcorrenza, in lotta in parlamento. Il nemico non è il concorrente o l’avversario, ma neanche l’avversario privato, ma un insieme di uomini che combatte, anche solo virtualmente, che si contrappone ad un altro gruppo umqano dello stesso genre, stato contro stato o guerra civile all’interno. Quando una lotta diventa politica? Quando l’avversario può essere ucciso, diventa nemico pubblico. Il livello di intensità del conflitto ci fa capire se sia una lotta politica. Il nemico rimane perchè e raggiungiamo un mondo paficato esterno ed interno come vorrebbe il liberalismo, un conflitto regolato attraverso la dialettica aprlamentare, sarebbe un mondo senza politica, perchè la politica presuppone il conflitto, nemico amico. Rendono i conflitti ancora più distruttivi e disumani. Se il nemio non viene riconosciuto come nemico poltiico, diventa un mostro disumano perchè diventa nemico morale dell’umanità, perchè non è nemico pubblico. Non è distinto come quello. Deve essere definitvamente distrutto, cosa che non può essere fatto.

POLITICA INTERNAZIONALE:

Viene meno nella prima guerra mondiale. Schmitt in untesto successivo alle categorie poltiiche, il nomos della terra. Descrive l’ordine politco giuridico internazionale che si è stabilito con la pace di Westfalia, nel 1648, durato fino alla Prima Guerra mondiale. Deifnito come IUS PUBLICUM EUROPEUM: ’ordine politco giuridico internazionale caratterizzato dal riconoscimento reciproco degli stati dell’europa, mentre gli stati stessi conquistano e dominano altri stati nel mondo con tipi di guerre e conflitti con leggi molto diverse da quelle. La guerra è molto limitata, perchè il nemico è l’altro stato e gli stati si riconoscono tra loro come gli attori della poltiica internazionale, e questo porta necesariamente a una limitazione del conflitto dove ci sono gli stati ovvero in europa. L’identificazione del nemico non porta alla guerra totale ma quella limitata, dove invece non c’è questo c’è conflitto e guerra illimitata, nel nuovo mondo. Lo ius publicum europeum viene meno quando ritorna una concezione della guerra come guerra giusta, da una parte e dall’altra sbagliata, ha torto, e chi ha torto va trattato non come un soggetto che decide regolare i conti con le armi, ma con un criminale. L’essenza delle guerre dello ius publicum europeum era un misurarsi delle forze che si svolgeva di fronti a testimoni in uno spazio determinato. Tali guerre era l’incontrario dell’anarchia e del disordine, in esse sta la forma più alta dell’ordine che le forze umane siano capaci. Sono la diefsa verso la spirale delle rappresaglie, verso l’odio e la vendetta e l’annientamento reciproco. La guerra dal 1648 al 1914 è una guerra in forma, reoglata, limitata ed è possibile eliminare, ovvero una guerra di annientamento solo quando vi siano stati che si riconoscono reciprocamente. Le guerre invece che si affermano quando finisce lo ius publicum, ovvero quando sorgono potenze extraeuropee, es USA che iniziano a considerare ol conflitto internazionale come non il diritto che da agli stati come soggetti la possibilità di fare la guerra come vogliono ma che iniziano a pensare al diritto internaizone come un unità universalitstica e indifferenziata in cui tutti i poèolo del mondo sono eguali e in

cui la guerra è un crimine, un mondo di tale genere non porta al suepramentodella guerra ma anzi ad una guerra brutale e peggiore delle precedenti. Se lo ius publicum aveva come obiettivo il deviare le guerre di annientamento, le rappresaglie e l’odio nichilistico della vendetta e combattere guerre tra stati che si risocnosno e un intima solidarietà di non annientarsi a vienza, ovvero la limitazione che favorisce, quando invece torna ad essere giusta e di punizione, la guerra diventa assoluta, distruttiva al massimo.

compromesso la tolleranza i suoi punti di riferimento. Il relativismo nega una radice etica dello stato, ovvero che la democrazia deve pruomuovere il valore della tolleranza, della non violenza, e anche favorire un certo tipo di omogeneità ovvero il rispetto delle regoe del gioco, l’accettazione di queste istituzionali e costituzionali. Non esiste un popolo omogeneo e unitario quinid per kelsen, che incarnato dalla volontà generale dello stato, ma che la società è caratterizzata d gruppi distinti che sono dividi da contrasti sociali,

religiosi ed economici e che questo pluralismo di gruppi deve essere tradotta nella molteplicità dei partiti

politici: in un sistema democratico il potere dello stato deve essere mediato dai partitit politici quindi

dalla competizione di questi. La libertà democratica non è la sola esclusiva libertà negativa ma anche la libertà postiiva: la partecipzione attiva della creazione dell’ordinamento giuridico e vi è un superamento dall’individualismo della società liberale ottocentesca e libertà e pluralismo deovno essere garantiti dalla costituzione e da una norma supeiore quindi che fisas le regole del gioco democratico che devono essere rispettate.una cositituzione deve essere rigida e ritiene che bisogna inseire il giudizio di costituzionalità per creare le corti costituzionali, che possono bloccare le tendenze tiranniche delle maggioranze parlamentare. Ciò che sta a cuore a Kelsen è infatti garantire i diritti individuali ma anche quelli delle minoranze. Deve vigere il principio di maggioranza: ci deve essere pluralità ma la decisione deve spettare alle maggioranze.

COMPROMESSO:

Il parlamento ha un ruolo fondamentale perchè è il luogo della specializzazione ma anche in cui devono convivere valori e interessi diversi. La virtù di un buon parlamento democratico è il compromesso: solo questo garantisce la pace. Compromesso significa postporre ciò che divide a vantaggio di ciò che unisce. Mettersi d’accordo. Mediazione politica. Riconoscere le posizioni parziali altrue, riduzione di un conflitto mediante unqa norma che non è conforme completamente agli interessi di una parte, e deve essere portato avanti dai partiti il compromesso. Per favorire il compromesso vi deve essere:

  1. un sistema elettorale proporzionale: tutte le idee rappreentate.
  2. Consentire l’apertura e il permesso di creare nuoivi partiti. l’istituto referndario importante partecipazione del cittadino alla creazione delle leggi o alla loro revoca. Più si fa uso del refernedum più ci si avvicina al principio della democrazia che non vede più la differenza tra governati e governati. Democrazia rappresentativa migliore di quella diretta e questo passaggio è un colpo: quindi consentire agli individui la partefcipazioen dei cittadini attraverso il referendum colma questo. Kelsen ritiene che un economia centralizzata di tipo comunistico che asbolisce la proprietà privata può influire troppo potere agli amministratori centrali o periferici ovvero alla classe politica e quindi pur ritenendo dal punto di vista ideologico che la democrazia sia compatibile sia con il regime economico capitalistico che con quello socialistico ritiene che sia pericolo assegnare ad una classe tutto il potere perchè tolte le libertà economiche poi in seguito si tolgano anche quelle sociali e politiche

INTERNAZIONALE:

Kelsen è fautore dell’idea attraverso cui si possa raggiungere la pace attraverso il diritto: la pace è assenza di uso della forza, pace in senso negativo, ma lui vuole costruire la pace in senso positivo, perchè questa è perseguita attraverso il diritto internazionale che non può essere fondato sulla volontà degli stati ma è un diritto prioritario rispetto ala diritto statale. È spossibile sostenere il diritto internazionale con il diritto solo se si amette che alla sua base ci sia una comunità di stati uguali al di sopra dei quali vi è un ordinamento

giuridico che impedisca a questi di inyerferire nelle sfere altrui. Solo se si crea quondi il terzo vincolante, ordinamento giuridico superiore a quelli statali si può raggiungre la pace in senso positivo. Perchè questo primato del diritto internazionale su quello nazionale? Perchè solo in un ordinamento nel quale lo stato non possa arbitrariamente usare la forza bellica è possibile raggiungere la pace in senso positivo. Organizzazione internazionale sovranazionale coercitiva che abbia degli organi e possibilità di far valere il diritto internazionale. Lega permanente, sufficientemente ampia, che favorisca lo sviluppo del potere creatore terzo, e il punto di arrivo è uno stato federale mondiale. Ma non è una visione imperialistica. Omogeneità culturale minimo criterio. --> non più guerre tra soldati ma in caso solo guerre civili.

La poltiica americana è un esempio di azione poltica condivisa perchè non ha del tutto perduto la caratteristica di essere una libertà plurale e quindi di accogliere per esempio la disobbedienza civile. Arendt salva anche come movimento che apre spazi di libertà quella inglese del 56 in cui il popolo agiscono politicamente e dibattono e deliberano politicamente.