


Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Appunti sulla produzione, diffusione e fruizione dei libri in età monastica.
Tipologia: Appunti
1 / 4
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!



La crisi dei meccanismi antichi di produzione e fruizione libraria, avviata in coincidenza con lo spostamento della capitale dell’Impero Romano d'oriente da Roma a Costantinopoli nel 330 d.C, proseguì in seguito alla disgregazione dell'impero romano d'Occidente (culminata nel crollo del 476) e alla nascita dei regni romano-barbarici. I sistemi tradizionali di trasmissione e fruizione dello scritto sopravvissero ancora per qualche tempo fra i componenti dell'aristocrazia senatoria pagana , come testimoniano le sottoscrizioni di alcuni codici di classici, conservatesi direttamente o attraverso copie medievali: un esempio è un manoscritto attualmente conservato nella biblioteca laurenziana, trascritto in minuscola beneventana - una grafia minuscola medievale, così chiamata in quanto originaria del ducato di Benevento nell'Italia meridionale. È stata anche chiamata scrittura langobarda (o longobarda o longobardisca) in quanto trae origine da territori abitati dai Longobardi, si distingue nelle tipizzazioni barese e cassinese - documenta l'attività di revisione compiuta da Gaio Crispo Sallustio al testo di Apuleio. Nelle cerchie dei Padri della Chiesa (è la denominazione adottata dal cristianesimo intorno al V secolo per indicare i principali scrittori cristiani, il cui insegnamento e la cui dottrina erano ritenuti fondamentali per la dottrina della Chiesa) la produzione dei libri cristiani rimase legata per un certo tempo all'operati di officine librarie laiche di tradizione antica, che lavoravano a pagamento per una specifica committenza, la maggior parte delle opere patristiche si diffuse attraverso la produzione di copie private all'interno di reti di relazione e amicizie. I rivolgimenti politici in seguito al crollo del potere centrale (la discesa dei longobardi in Itali, l'avvento dei Merovingi in Francia) l' affermazione del controllo del potere ecclesiastico su diversi aspetti della vita pubblica e privata assieme alla nascita di nuove gerarchie, determinarono a partire dal VI secolo la decadenza del sistema scolastico antico, il crollo dell'alfabetismo e la crisi radicale del rapporto tra società e scrittura. Venuti meno i committenti e i lettori, l'artigianato laico e le sue botteghe librarie scomparvero definitivamente e ad esso si sostituì la produzione a circuito chiuso nei nuovi centri religiosi. La concezione stessa del codice subisce un mutamento in un'epoca di analfabetismo generalizzato : il libro non è più uno strumento ma un oggetto portatore di un messaggio simbolico che trascendeva quello veicolato dal testo. Basti pensare agli intricati evangeliari di lusso, prodotti nelle isole britanniche a partire dal VII secolo, le lettere diventano segni ornamentali e magici e al tempo stesso figurazioni della parola divina. NELL'ALTO MEDIOEVO (prima fase storica del Medioevo, che va convenzionalmente dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 d.C. all'anno 1000): i luoghi dell'attività scrittoria non erano più le botteghe librarie o le dimore private. La produzione e conservazione dei libri era oramai compito quasi esclusivo delle istituzioni religiose (fenomeno che ha avuto i suoi precedenti già nel VI secolo, esempi isolati: in particolare viene ricordato il monastero calabrese di Vivarium - Squillace, provincia di Catanzaro- sede al contempo di interpretazione e correzione dei testi come di allestimento e trascrizione di codici di contenuto religioso e pagano) (documentato nelle
Institutiones di Cassiodoro, il suo fondatore). Cassiodoro raduna a Vivarium un gruppo di traduttori, grammatici e copisti, cui commissiona tre edizioni bibliche: la prima, articolata in nove volumi, conteneva il testo della Vetus latina (II sec. d.C.) o forse quello della Vulgata di san Girolamo (V sec. d.C.); la seconda, in 53 senioni, in una scrittura di piccolo modulo, recava la Vulgata; la terza, in 95 quaternioni, riproduceva presumibilmente la revisione di san Girolamo sul testo della Esapla (versione origeniana, risalente al III sec. d.C.) >codex grandior. SISTEMI DI PRODUZIONE: Fin dalla fondazione di un monastero o di una cattedrale, abati e vescovi si preoccupavano di rifornire la nuova sede di libri, inizialmente procurati dall'esterno ma poi prodotti prevalentemente o esclusivamente dall'interno da monaci e monache, ai quali era affidata la pluralità delle operazioni necessarie alla produzione autarchica e comunitaria di un codice (lavorazione delle pelli animali, l'allestimento dei fascicoli, la definizione degli spazi per il contenuto, la trascrizione del testo, la decorazione e la rilegatura), a vantaggio dell'istituzione ed era esclusa ogni forma di possesso privato. La produzione e la scrittura dei codici erano parte delle attività manuali con cui i monaci contribuivano al funzionamento dell'istituzione: erano reputate al pari delle altre offerte al Signore come forma penitenza per la salvezza dell'anima. La sede delle varie operazioni poteva essere uno scriptorium contiguo al transetto (lo spazio che si sviluppa tra le navate e l'abside o il coro terminale, trasversalmente all'asse principale della chiesa) o al coro ( Il coro nell'architettura cristiana è la zona della chiesa che originariamente era destinata ai cantori, e che successivamente è stata riservata ai prelati o comunque ai membri della comunità che officia la funzione religiosa) della chiesa, la quale era spesso una scuola scrittoria in cui si imparava a riprodurre una specifica grafia (si parla invece di centro scrittorio nel momento in cui la trascrizione avveniva in forme più libere. L'attività di copia avveniva non di rado anche in ambienti comuni o anche nella cella di un singolo monaco. Fasi di allestimento libraio nei monasteri altomedievali: Preparazione della pergamena, la quale era spesso prodotta presso l’istituzione in cui doveva essere impiegata, anche se poteva talvolta essere acquisita dall’esterno. Si adoperava inoltre la pergamena di libri e documenti palinsesti.; Costituzione dei bifogli; Temperatura della penna; Rifinitura della superficie del bifoglio; Scrittura della bozza su tavolette di cera; Cucitura; Lavorazione dei piatti della legatura; Realizzazione di un fermaglio; Esibizione del libro finito; Scena di insegnamento. Il lavoro di copia era affidato o a un solo scriba oppure suddiviso tra più confratelli che operavano in successione, alternandosi su una stessa pagina oppure trascrivendo contemporaneamente su fascicoli sciolti. I modelli erano talvolta presenti nelle raccolte dell’istituzione. Altre volte si procuravano attraverso prestiti, viaggi o scambi fra abati e vescovi o altri personaggi eruditi. I codici prodotti erano: la Bibbia e i libri liturgici necessari per la celebrazione del culto, le opere dei Padri, le vite dei santi e i commentari biblici letti ad alta voce durante i pasti e offerti alla meditazione dei monaci. Per il funzionamento quotidiano dell'istituzione poteva essere necessario disporre di altri testi quali diritto di canonico e civile, cronache e opere di storia ecclesiastica, manuali che fornissero informazioni basilari su agricoltura, amministrazione fondiaria, medicina, compilazioni grammaticali su cui avrebbero studiato i novizi.
conservazione dei codici. La formazione di una raccolta era un processo lento, animato da interessi patrimoniali piuttosto che culturali. Fra i secoli IX e XII molti monasteri benedettini europei (San Gallo, Bobbio, Montecassino*) finirono per accumulare patrimoni librari di notevole entità (fino a 600 codici), invece le biblioteche delle cattedrali erano di consistenza più limitata, strettamente legata al territorio e alle attività della diocesi. La regola di San Benedetto assegna alla lettura uno spazio specifico, in forma comunitaria, in chiesa, in refettorio o nell'aula scolastica; i singoli monaci erano inoltre tenuti a leggere lentamente e ripetutamente nelle loro celle, durante il riposo domenicale, il libro che veniva assegnato loro annualmente in tempo di Quaresima.