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I libri in età monastica, Appunti di Paleografia

Appunti sulla produzione, diffusione e fruizione dei libri in età monastica.

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 20/05/2026

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giulia-proia-1 🇮🇹

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I libri in età monastica
La crisi dei meccanismi antichi di produzione e fruizione libraria,
avviata in coincidenza con lo spostamento della capitale dell’Impero Romano
d'oriente da Roma a Costantinopoli nel 330 d.C, proseguì in seguito alla
disgregazione dell'impero romano d'Occidente (culminata nel crollo del 476) e
alla nascita dei regni romano-barbarici.
I sistemi tradizionali di trasmissione e fruizione dello scritto sopravvissero
ancora per qualche tempo fra i componenti dell'aristocrazia senatoria
pagana, come testimoniano le sottoscrizioni di alcuni codici di classici,
conservatesi direttamente o attraverso copie medievali: un esempio è un
manoscritto attualmente conservato nella biblioteca laurenziana, trascritto in
minuscola beneventana - una grafia minuscola medievale, così chiamata in
quanto originaria del ducato di Benevento nell'Italia meridionale. È stata anche
chiamata scrittura langobarda (o longobarda o longobardisca) in quanto trae
origine da territori abitati dai Longobardi, si distingue nelle tipizzazioni barese e
cassinese - documenta l'attività di revisione compiuta da Gaio Crispo Sallustio al
testo di Apuleio.
2
Nelle cerchie dei Padri della Chiesa (è la denominazione adottata dal
cristianesimo intorno al V secolo per indicare i principali scrittori cristiani, il cui
insegnamento e la cui dottrina erano ritenuti fondamentali per la dottrina della
Chiesa) la produzione dei libri cristiani rimase legata per un certo tempo
all'operati di officine librarie laiche di tradizione antica, che lavoravano a
pagamento per una specifica committenza, la maggior parte delle opere
patristiche si diffuse attraverso la produzione di copie private all'interno di reti
di relazione e amicizie.
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I rivolgimenti politici in seguito al crollo del potere centrale (la discesa dei
longobardi in Itali, l'avvento dei Merovingi in Francia) l'affermazione del
controllo del potere ecclesiastico su diversi aspetti della vita pubblica e
privata assieme alla nascita di nuove gerarchie, determinarono a partire dal VI
secolo la decadenza del sistema scolastico antico, il crollo
dell'alfabetismo e la crisi radicale del rapporto tra società e scrittura.
Venuti meno i committenti e i lettori, l'artigianato laico e le sue botteghe librarie
scomparvero definitivamente e ad esso si sostituì la produzione a circuito
chiuso nei nuovi centri religiosi.
2
La concezione stessa del codice subisce un mutamento in un'epoca di
analfabetismo generalizzato: il libro non è più uno strumento ma un oggetto
portatore di un messaggio simbolico che trascendeva quello veicolato dal testo.
Basti pensare agli intricati evangeliari di lusso, prodotti nelle isole britanniche a
partire dal VII secolo, le lettere diventano segni ornamentali e magici e al tempo
stesso figurazioni della parola divina.
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NELL'ALTO MEDIOEVO (prima fase storica del Medioevo, che va
convenzionalmente dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel
476 d.C. all'anno 1000): i luoghi dell'attività scrittoria non erano più le
botteghe librarie o le dimore private. La produzione e conservazione dei libri era
oramai compito quasi esclusivo delle istituzioni religiose (fenomeno che ha
avuto i suoi precedenti già nel VI secolo, esempi isolati: in particolare viene
ricordato il monastero calabrese di Vivarium - Squillace, provincia di Catanzaro-
sede al contempo di interpretazione e correzione dei testi come di allestimento
e trascrizione di codici di contenuto religioso e pagano) (documentato nelle
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I libri in età monastica

La crisi dei meccanismi antichi di produzione e fruizione libraria, avviata in coincidenza con lo spostamento della capitale dell’Impero Romano d'oriente da Roma a Costantinopoli nel 330 d.C, proseguì in seguito alla disgregazione dell'impero romano d'Occidente (culminata nel crollo del 476) e alla nascita dei regni romano-barbarici. I sistemi tradizionali di trasmissione e fruizione dello scritto sopravvissero ancora per qualche tempo fra i componenti dell'aristocrazia senatoria pagana , come testimoniano le sottoscrizioni di alcuni codici di classici, conservatesi direttamente o attraverso copie medievali: un esempio è un manoscritto attualmente conservato nella biblioteca laurenziana, trascritto in minuscola beneventana - una grafia minuscola medievale, così chiamata in quanto originaria del ducato di Benevento nell'Italia meridionale. È stata anche chiamata scrittura langobarda (o longobarda o longobardisca) in quanto trae origine da territori abitati dai Longobardi, si distingue nelle tipizzazioni barese e cassinese - documenta l'attività di revisione compiuta da Gaio Crispo Sallustio al testo di Apuleio. Nelle cerchie dei Padri della Chiesa (è la denominazione adottata dal cristianesimo intorno al V secolo per indicare i principali scrittori cristiani, il cui insegnamento e la cui dottrina erano ritenuti fondamentali per la dottrina della Chiesa) la produzione dei libri cristiani rimase legata per un certo tempo all'operati di officine librarie laiche di tradizione antica, che lavoravano a pagamento per una specifica committenza, la maggior parte delle opere patristiche si diffuse attraverso la produzione di copie private all'interno di reti di relazione e amicizie. I rivolgimenti politici in seguito al crollo del potere centrale (la discesa dei longobardi in Itali, l'avvento dei Merovingi in Francia) l' affermazione del controllo del potere ecclesiastico su diversi aspetti della vita pubblica e privata assieme alla nascita di nuove gerarchie, determinarono a partire dal VI secolo la decadenza del sistema scolastico antico, il crollo dell'alfabetismo e la crisi radicale del rapporto tra società e scrittura. Venuti meno i committenti e i lettori, l'artigianato laico e le sue botteghe librarie scomparvero definitivamente e ad esso si sostituì la produzione a circuito chiuso nei nuovi centri religiosi. La concezione stessa del codice subisce un mutamento in un'epoca di analfabetismo generalizzato : il libro non è più uno strumento ma un oggetto portatore di un messaggio simbolico che trascendeva quello veicolato dal testo. Basti pensare agli intricati evangeliari di lusso, prodotti nelle isole britanniche a partire dal VII secolo, le lettere diventano segni ornamentali e magici e al tempo stesso figurazioni della parola divina. NELL'ALTO MEDIOEVO (prima fase storica del Medioevo, che va convenzionalmente dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 d.C. all'anno 1000): i luoghi dell'attività scrittoria non erano più le botteghe librarie o le dimore private. La produzione e conservazione dei libri era oramai compito quasi esclusivo delle istituzioni religiose (fenomeno che ha avuto i suoi precedenti già nel VI secolo, esempi isolati: in particolare viene ricordato il monastero calabrese di Vivarium - Squillace, provincia di Catanzaro- sede al contempo di interpretazione e correzione dei testi come di allestimento e trascrizione di codici di contenuto religioso e pagano) (documentato nelle

Institutiones di Cassiodoro, il suo fondatore). Cassiodoro raduna a Vivarium un gruppo di traduttori, grammatici e copisti, cui commissiona tre edizioni bibliche: la prima, articolata in nove volumi, conteneva il testo della Vetus latina (II sec. d.C.) o forse quello della Vulgata di san Girolamo (V sec. d.C.); la seconda, in 53 senioni, in una scrittura di piccolo modulo, recava la Vulgata; la terza, in 95 quaternioni, riproduceva presumibilmente la revisione di san Girolamo sul testo della Esapla (versione origeniana, risalente al III sec. d.C.) >codex grandior. SISTEMI DI PRODUZIONE: Fin dalla fondazione di un monastero o di una cattedrale, abati e vescovi si preoccupavano di rifornire la nuova sede di libri, inizialmente procurati dall'esterno ma poi prodotti prevalentemente o esclusivamente dall'interno da monaci e monache, ai quali era affidata la pluralità delle operazioni necessarie alla produzione autarchica e comunitaria di un codice (lavorazione delle pelli animali, l'allestimento dei fascicoli, la definizione degli spazi per il contenuto, la trascrizione del testo, la decorazione e la rilegatura), a vantaggio dell'istituzione ed era esclusa ogni forma di possesso privato. La produzione e la scrittura dei codici erano parte delle attività manuali con cui i monaci contribuivano al funzionamento dell'istituzione: erano reputate al pari delle altre offerte al Signore come forma penitenza per la salvezza dell'anima. La sede delle varie operazioni poteva essere uno scriptorium contiguo al transetto (lo spazio che si sviluppa tra le navate e l'abside o il coro terminale, trasversalmente all'asse principale della chiesa) o al coro ( Il coro nell'architettura cristiana è la zona della chiesa che originariamente era destinata ai cantori, e che successivamente è stata riservata ai prelati o comunque ai membri della comunità che officia la funzione religiosa) della chiesa, la quale era spesso una scuola scrittoria in cui si imparava a riprodurre una specifica grafia (si parla invece di centro scrittorio nel momento in cui la trascrizione avveniva in forme più libere. L'attività di copia avveniva non di rado anche in ambienti comuni o anche nella cella di un singolo monaco. Fasi di allestimento libraio nei monasteri altomedievali: Preparazione della pergamena, la quale era spesso prodotta presso l’istituzione in cui doveva essere impiegata, anche se poteva talvolta essere acquisita dall’esterno. Si adoperava inoltre la pergamena di libri e documenti palinsesti.; Costituzione dei bifogli; Temperatura della penna; Rifinitura della superficie del bifoglio; Scrittura della bozza su tavolette di cera; Cucitura; Lavorazione dei piatti della legatura; Realizzazione di un fermaglio; Esibizione del libro finito; Scena di insegnamento. Il lavoro di copia era affidato o a un solo scriba oppure suddiviso tra più confratelli che operavano in successione, alternandosi su una stessa pagina oppure trascrivendo contemporaneamente su fascicoli sciolti. I modelli erano talvolta presenti nelle raccolte dell’istituzione. Altre volte si procuravano attraverso prestiti, viaggi o scambi fra abati e vescovi o altri personaggi eruditi. I codici prodotti erano: la Bibbia e i libri liturgici necessari per la celebrazione del culto, le opere dei Padri, le vite dei santi e i commentari biblici letti ad alta voce durante i pasti e offerti alla meditazione dei monaci. Per il funzionamento quotidiano dell'istituzione poteva essere necessario disporre di altri testi quali diritto di canonico e civile, cronache e opere di storia ecclesiastica, manuali che fornissero informazioni basilari su agricoltura, amministrazione fondiaria, medicina, compilazioni grammaticali su cui avrebbero studiato i novizi.

conservazione dei codici. La formazione di una raccolta era un processo lento, animato da interessi patrimoniali piuttosto che culturali. Fra i secoli IX e XII molti monasteri benedettini europei (San Gallo, Bobbio, Montecassino*) finirono per accumulare patrimoni librari di notevole entità (fino a 600 codici), invece le biblioteche delle cattedrali erano di consistenza più limitata, strettamente legata al territorio e alle attività della diocesi. La regola di San Benedetto assegna alla lettura uno spazio specifico, in forma comunitaria, in chiesa, in refettorio o nell'aula scolastica; i singoli monaci erano inoltre tenuti a leggere lentamente e ripetutamente nelle loro celle, durante il riposo domenicale, il libro che veniva assegnato loro annualmente in tempo di Quaresima.

  • L’abbazia di San Gallo (Svizzera) fu fondata nel 612 dal monaco Gallo, discepolo e compagno di san Colombano; L’abbazia di Bobbio (Piacenza, Emilia-Romagna) fu fondata nel 614 dal monaco irlandese san Colombano. Dal VII secolo vi si producono manoscritti funzionali alle esigenze della comunità. La biblioteca e il centro scrittorio fioriscono tra il IX e il XII secolo. Da antichi inventari risulta che vi si trovavano circa 700 codici; L’abbazia di San Silvestro (Modena, Pianura Padana) fu fondata per iniziativa del longobardo Anselmo, duca del Friuli, intorno al 752. Esiliato a Montecassino durante il regno di Desiderio (754-774), Anselmo avrebbe riportato manoscritti a Nonantola. Molti sono i codici conservati che testimoniano della vivacità dello scriptorium di Nonantola; L’abbazia di Santa Maria di Farfa (Rieti, Lazio) fu fondata nel V-VI secolo: è plausibile che la biblioteca abbia cominciato a funzionare contestualmente alla fondazione. Nel VII secolo l’abate Alano menziona l’attività di trascrizione di molti splendidi codici («multos [...] mirifice exaravit codices»), lasciando intravedere l’esistenza di una biblioteca monastica di importanti proporzioni.