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Meccanismo della Visione: Come Funziona l'Apparato Oculare, Appunti di Biologia

Il meccanismo della visione, dalla cornea alla rete neurale, passando per l'accomodamento e i difetti visivi come miopia, presbyopia e astigmatismo. Il testo illustra come l'occhio percepisce e elabora le immagini, compreso il fenomeno della persistenza delle immagini.

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 12/06/2019

gaia20
gaia20 🇮🇹

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Il meccanismo della visione
L’occhio è un sistema oco complesso, che ci permee di vedere sia gli ogge luminosi che quelli
illumina, capace di disnguere la forma di un oggeo e di valutarne la distanza. La luce direa o
diusa araversa i diversi mezzi trasparen di cui è composto l’occhio e giunge sulla rena, dove ci
sono delle cellule sensibili alla luce. Poi, araverso il nervo oco, le informazioni che la rena ha
ricevuto giungono al cervello soo forma di impulsi elerici che descrivono il contenuto
dell’immagine. Il cervello li elabora e riesce a ricostruire l’immagine. Tra la cornea e l’iride c’è un
liquido trasparente che si chiama umor acqueo. Subito dietro l’iride c’è il cristallino, un corpo
trasparente appiato composto da molte bre. Il cristallino è circondato dal muscolo ciliare, che lo
fa appiare o arrotondare modicandone la lunghezza focale. La luce araversa l’umore vitreo
prima di arrivare sulla rena, dove viene rilevata da cellule sensibili sia all’intensità della luce
(bastoncelli) sia ai vari colori (coni).
I vari componen dell’occhio
L’occhio è un globo racchiuso da una membrana opaca, che presenta sul davan una membrana
trasparente dea cornea. La cornea costuisce il primo mezzo che la luce incontra quando penetra
nell’occhio. Dietro la cornea c’è l’iride che funziona da diaframma. Nel centro dell’iride, la pupilla si
apre e si chiude a seconda dell’intensità della luce che vi incide sopra.
Accomodamento dell’occhio
Il cristallino si comporta come una lente convergente di distanza focale variabile; infa riesce a
focalizzare sulla rena sia ogge lontani che ogge vicini. Questo fenomeno viene deo
accomodamento dell’occhio, ed è reso possibile dal fao che il muscolo ciliare, che sorregge il
cristallino, si contrae e si allunga facendone variare la forma e quindi la distanza focale. Quando
guardiamo ogge lontani il cristallino si appiasce; quando, invece, guardiamo ogge vicini
diventa più spesso (bombato). In parcolare, se un oggeo è molto vicino l’accomodamento non è
più possibile e per questo diciamo che esiste una distanza della visione disnta. Se avviciniamo
lentamente l’occhio a un oggeo, per esempio un libro, la nostra visione diventa indisnta, cioè
sfocata. L’immagine è sfocata quando l’occhio e l’oggeo sono più vicini della distanza della visione
disnta; per un giovane questa distanza ha un valore di 20-25 cm.
Alcuni dife dell’occhio
L’occhio normale vede bene sia gli ogge lontani sia quelli vicini situa al di là della distanza della
visione disnta. Ci sono persone che non riescono a vedere chiaramente gli ogge lontani (miopi),
perché il cristallino focalizza i raggi di luce davan alla rena invece che sulla rena. Nell’occhio
miope il cristallino focalizza troppo ed il difeo si corregge con una lente divergente, che sposta
l’immagine verso la rena. Altre persone non vedono bene gli ogge vicini (presbi). In questo
caso il cristallino focalizza gli ogge dietro la rena. Nell’occhio presbite, pico delle persone
anziane, il cristallino focalizza poco e perciò il difeo può essere correo mediante una lente
convergente che riporta l’immagine più indietro. La stessa persona può essere miope e
contemporaneamente presbite. In questo caso, si possono correggere i due dife mediante una
lente bifocale: una metà della lente è divergente per vedere gli ogge lontani, l’altra metà è
convergente per vedere gli ogge vicini. Un altro difeo dell’occhio è l’asgmasmo che impedisce
di vedere correamente gli ogge molto piccoli. L’asgmasmo è dovuto a irregolarità presen
sulla supercie della cornea e si corregge con apposite len. Inne, il daltonismo è quel difeo che
impedisce all’occhio di disnguere in modo correo i vari colori; il daltonismo più diuso è quello
che impedisce di disnguere il rosso dal verde.
Persistenza delle immagini sulla rena
Biologia
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Il meccanismo della visione

L’occhio è un sistema o�co complesso, che ci perme�e di vedere sia gli ogge� luminosi che quelli illumina�, capace di dis�nguere la forma di un ogge�o e di valutarne la distanza. La luce dire�a o diffusa a�raversa i diversi mezzi trasparen� di cui è composto l’occhio e giunge sulla re�na, dove ci sono delle cellule sensibili alla luce. Poi, a�raverso il nervo o�co, le informazioni che la re�na ha ricevuto giungono al cervello so�o forma di impulsi ele�rici che descrivono il contenuto dell’immagine. Il cervello li elabora e riesce a ricostruire l’immagine. Tra la cornea e l’iride c’è un liquido trasparente che si chiama umor acqueo. Subito dietro l’iride c’è il cristallino, un corpo trasparente appia�to composto da molte fibre. Il cristallino è circondato dal muscolo ciliare, che lo fa appia�re o arrotondare modificandone la lunghezza focale. La luce a�raversa l’umore vitreo prima di arrivare sulla re�na, dove viene rilevata da cellule sensibili sia all’intensità della luce (bastoncelli) sia ai vari colori (coni).

I vari componen� dell’occhio

L’occhio è un globo racchiuso da una membrana opaca, che presenta sul davan� una membrana trasparente de�a cornea. La cornea cos�tuisce il primo mezzo che la luce incontra quando penetra nell’occhio. Dietro la cornea c’è l’iride che funziona da diaframma. Nel centro dell’iride, la pupilla si apre e si chiude a seconda dell’intensità della luce che vi incide sopra.

Accomodamento dell’occhio

Il cristallino si comporta come una lente convergente di distanza focale variabile; infa� riesce a focalizzare sulla re�na sia ogge� lontani che ogge� vicini. Questo fenomeno viene de�o accomodamento dell’occhio, ed è reso possibile dal fa�o che il muscolo ciliare, che sorregge il cristallino, si contrae e si allunga facendone variare la forma e quindi la distanza focale. Quando guardiamo ogge� lontani il cristallino si appia�sce; quando, invece, guardiamo ogge� vicini diventa più spesso (bombato). In par�colare, se un ogge�o è molto vicino l’accomodamento non è più possibile e per questo diciamo che esiste una distanza della visione dis�nta. Se avviciniamo lentamente l’occhio a un ogge�o, per esempio un libro, la nostra visione diventa indis�nta, cioè sfocata. L’immagine è sfocata quando l’occhio e l’ogge�o sono più vicini della distanza della visione dis�nta; per un giovane questa distanza ha un valore di 20-25 cm.

Alcuni dife� dell’occhio

L’occhio normale vede bene sia gli ogge� lontani sia quelli vicini situa� al di là della distanza della visione dis�nta. Ci sono persone che non riescono a vedere chiaramente gli ogge� lontani (miopi), perché il cristallino focalizza i raggi di luce davan� alla re�na invece che sulla re�na. Nell’occhio miope il cristallino focalizza troppo ed il dife�o si corregge con una lente divergente, che sposta l’immagine verso la re�na. Altre persone non vedono bene gli ogge� vicini (presbi�). In questo caso il cristallino focalizza gli ogge� dietro la re�na. Nell’occhio presbite, �pico delle persone anziane, il cristallino focalizza poco e perciò il dife�o può essere corre�o mediante una lente convergente che riporta l’immagine più indietro. La stessa persona può essere miope e contemporaneamente presbite. In questo caso, si possono correggere i due dife� mediante una lente bifocale: una metà della lente è divergente per vedere gli ogge� lontani, l’altra metà è convergente per vedere gli ogge� vicini. Un altro dife�o dell’occhio è l’as�gma�smo che impedisce di vedere corre�amente gli ogge� molto piccoli. L’as�gma�smo è dovuto a irregolarità presen� sulla superficie della cornea e si corregge con apposite len�. Infine, il daltonismo è quel dife�o che impedisce all’occhio di dis�nguere in modo corre�o i vari colori; il daltonismo più diffuso è quello che impedisce di dis�nguere il rosso dal verde.

Persistenza delle immagini sulla re�na

Biologia

Il ricordo di ciò che l’occhio ha visto rimane sulla re�na per un decimo di secondo. Questo fenomeno prende il nome di persistenza delle immagini sulla re�na. Se il nostro occhio riceve due immagini intervallate da un tempo inferiore a 0,1 s, vediamo la seconda immagine prima che la precedente sia dimen�cata. Su questo fenomeno si basano il cinema e la televisione. Per esempio, nei cartoni anima�, immagini leggermente differen� sono presentate a distanza di 0,04 secondi (inferiore al tempo di persistenza sulla re�na), perciò le vediamo in movimento per effe�o della persistenza delle immagini sulla re�na.

Biologia