Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Modelli dell'Offerta: Salari e Prezzi in Economia Politica - Prof. Mastromatteo, Appunti di Economia Politica

I modelli dell'offerta in economia politica, con un focus sulle relazioni tra salari, prezzi e quantità di lavoro. Quattro modelli di offerta, inclusi i modelli di salari rigidi e la curva di philips. Viene anche esplorata la differenza tra prezzi attesi e prezzi effettivi, e come le aspettative influiscono sul mercato.

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 13/06/2019

Svevavergani
Svevavergani 🇮🇹

4.5

(4)

18 documenti

1 / 2

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
I MODELLI DELL’OFFERTA
Y è l’offerta aggregata di beni e servizi. Tra gli economisti non vi è concordanza nel definire la migliore spiegazione
dell’offerta aggregata. Ci si sofferma su quattro modelli. Ci possono essere tante curve di offerta: in particolare si
parla di curve di offerta di breve periodo (tendenzialmente orizzontali in quanto i prezzi sono fissi). Ricordiamo che i
prezzi sono fissi per la vischiosità degli stessi prezzi. L’offerta aggregata invece di lungo periodo è verticale in quanto
i prezzi possono andare da zero a infinito e l’offerta viene predeterminata. La caratterizzazione dell’offerta è quindi
data dal prezzo. Questo vuol dire che il tutto dipende dalla tipologia che si vuole studiare tra breve e lungo periodo.
Y=f(K,L)
Se la quantità di lavoro mutua, si determinerà un cambiamento del prezzo e del mercato del lavoro. In prima istanza il
salario si determinava dall’uguaglianza tra domanda e offerta. Oggi invece viene predeterminato dall’accordo tra le
parti.
Secondo problema importante è che il lungo e il breve periodo identificano una curva di offerta inclinata con la
presenza di un trade-off (tra occupazione/disoccupazione e inflazione). Parliamo della curva di Philips: è un trade-off
(è un conflitto in cui si deve scegliere se si vuole più inflazione o più occupazione).
Tutti i modelli dell’offerta presentano un’equazione di questo genere:
Y= Ȳ + 𝜶 (P-Pe) con 𝜶 >0.
Y è il prodotto effettivo, ovvero l’output di beni e servizi prodotti in un determinato periodo. L’economia non si
riduce solo però al prodotto effettivo, ma deve tenere conto del prodotto naturale. Il prodotto naturale Ȳ è un dato e si
raggiunge quando tutti i fattori della produzione sono impiegati: quando nel breve periodo si raggiunge quel PIL, si
dice che è stato raggiunto un equilibrio di sottoproduzione dei fattori, quindi c’è ancora uno spazio di crescita. I prezzi
sono di due tipi: fin qui abbiamo studiato il livello dei prezzi effettivi, ma contemporaneamente ci sono i prezzi attesi.
I soggetti economici razionali vanno sul mercato, ma essi hanno pur sempre delle ipotesi di prezzo quindi si hanno
dei prezzi attesi. Come fanno gli agenti a prevedere i prezzi attesi? Sulla base dei prezzi precedenti. Quindi le
aspettative sono razionali, adattive o previsive. I prezzi normalmente si dicono adattivi in quanto si guarda al passato
(non bastano i prezzi al t=0). I prezzi sono razionali in quanto i soggetti hanno totale informazione per cui
provengono correttamente il livello dei prezzi.
Ci sono conseguentemente modelli con prezzi vischiosi e modelli con prezzi non vischiosi. Il primo dei modelli
dell’offerta aggregata lo possiamo definire come modelli dei salari rigidi.
Modello dei salari rigidi (salari vischiosi)
Si suppone che l’offerta aggregata non sia verticali con la presenza di salari che non si modificano (sono rigidi). I
motivi sono seguenti:
1.Si configurano sul mercato del lavoro contratti di lunga durata: siamo quindi oltre il mercato, c’è un confronto tra le
parti e al tempo t si definisce l’offerta e la domanda di lavoro.
2.La presenza contemporanea di altre forme di accordi impliciti che limitano le variazioni dei salari. Se ad esempio
accettiamo un certo livello di salario, l’azienda aumenta la produzione: è una delle forme contrattuali che è uno
scambio.
3.Presenza di norme sociali di equità che si evolvono nel tempo e sono predefinite: ogni categoria ha un salario
minimo sotto il quale la contrattazione non è valida.
Nel breve periodo i salari nominali sono modificabili ma con una certa difficoltà. Per queste ragioni le parti in causa,
imprese e lavoratori, si riuniscono per stabilire il salario nominale: le imprese definiscono il salario nominale sulla
base del salario reale. Quello reale però è di fatto il vero salario obiettivo da parte dei lavoratori. Il salario nominale
W viene determinato dal salario di oggi w moltiplicato per i prezzi attesi (pe). Le imprese apprendono l’effettivo
lavoro dei prezzi, prima di determinare la qualità di lavoro da impiegare.
Si parla di questo rispetto che l’offerta perché il salario è la determinante più importante nella decisione del fattore
lavoro. Il modello dell’offerta dipende quindi da come si muove L. L più essere infatti sostituita dalla tecnologia, così
come si può decidere di uscire dal mercato esportando la produzione dove i salari sono più bassi. Le imprese
apprendono prima il valore effettivo dei prezzi e poi aumentano/diminuiscono la quantità effettiva di lavoro. Quindi:
W/P=w x (Pe/P)
Quindi il salario reale si discosta dal salario reale obiettivo sulla base del rapporto tra prezzi effettivi e prezzi attesi.
Maggiore sono i prezzi effettivi, minore è il salario reale rispetto al suo valore obiettivo. Le imprese assumono quindi
Economia politica (2 sem.)
pf2

Anteprima parziale del testo

Scarica Modelli dell'Offerta: Salari e Prezzi in Economia Politica - Prof. Mastromatteo e più Appunti in PDF di Economia Politica solo su Docsity!

I MODELLI DELL’OFFERTA

Y è l’offerta aggregata di beni e servizi. Tra gli economisti non vi è concordanza nel definire la migliore spiegazione dell’offerta aggregata. Ci si sofferma su quattro modelli. Ci possono essere tante curve di offerta: in particolare si parla di curve di offerta di breve periodo (tendenzialmente orizzontali in quanto i prezzi sono fissi). Ricordiamo che i prezzi sono fissi per la vischiosità degli stessi prezzi. L’offerta aggregata invece di lungo periodo è verticale in quanto i prezzi possono andare da zero a infinito e l’offerta viene predeterminata. La caratterizzazione dell’offerta è quindi data dal prezzo. Questo vuol dire che il tutto dipende dalla tipologia che si vuole studiare tra breve e lungo periodo.

Y=f(K,L) Se la quantità di lavoro mutua, si determinerà un cambiamento del prezzo e del mercato del lavoro. In prima istanza il salario si determinava dall’uguaglianza tra domanda e offerta. Oggi invece viene predeterminato dall’accordo tra le parti. Secondo problema importante è che il lungo e il breve periodo identificano una curva di offerta inclinata con la presenza di un trade-off (tra occupazione/disoccupazione e inflazione). Parliamo della curva di Philips: è un trade-off (è un conflitto in cui si deve scegliere se si vuole più inflazione o più occupazione).

Tutti i modelli dell’offerta presentano un’equazione di questo genere:

Y= Ȳ + 𝜶 (P-Pe) con 𝜶 >0.

Y è il prodotto effettivo, ovvero l’output di beni e servizi prodotti in un determinato periodo. L’economia non si riduce solo però al prodotto effettivo, ma deve tenere conto del prodotto naturale. Il prodotto naturale Ȳ è un dato e si raggiunge quando tutti i fattori della produzione sono impiegati: quando nel breve periodo si raggiunge quel PIL, si dice che è stato raggiunto un equilibrio di sottoproduzione dei fattori, quindi c’è ancora uno spazio di crescita. I prezzi sono di due tipi: fin qui abbiamo studiato il livello dei prezzi effettivi, ma contemporaneamente ci sono i prezzi attesi. I soggetti economici razionali vanno sul mercato, ma essi hanno pur sempre delle ipotesi di prezzo quindi si hanno dei prezzi attesi. Come fanno gli agenti a prevedere i prezzi attesi? Sulla base dei prezzi precedenti. Quindi le aspettative sono razionali, adattive o previsive. I prezzi normalmente si dicono adattivi in quanto si guarda al passato (non bastano i prezzi al t=0). I prezzi sono razionali in quanto i soggetti hanno totale informazione per cui provengono correttamente il livello dei prezzi.

Ci sono conseguentemente modelli con prezzi vischiosi e modelli con prezzi non vischiosi. Il primo dei modelli dell’offerta aggregata lo possiamo definire come modelli dei salari rigidi.

■ Modello dei salari rigidi (salari vischiosi)

Si suppone che l’offerta aggregata non sia verticali con la presenza di salari che non si modificano (sono rigidi). I motivi sono seguenti:

1.Si configurano sul mercato del lavoro contratti di lunga durata: siamo quindi oltre il mercato, c’è un confronto tra le parti e al tempo t si definisce l’offerta e la domanda di lavoro.

2.La presenza contemporanea di altre forme di accordi impliciti che limitano le variazioni dei salari. Se ad esempio accettiamo un certo livello di salario, l’azienda aumenta la produzione: è una delle forme contrattuali che è uno scambio.

3.Presenza di norme sociali di equità che si evolvono nel tempo e sono predefinite: ogni categoria ha un salario minimo sotto il quale la contrattazione non è valida.

Nel breve periodo i salari nominali sono modificabili ma con una certa difficoltà. Per queste ragioni le parti in causa, imprese e lavoratori, si riuniscono per stabilire il salario nominale: le imprese definiscono il salario nominale sulla base del salario reale. Quello reale però è di fatto il vero salario obiettivo da parte dei lavoratori. Il salario nominale W viene determinato dal salario di oggi w moltiplicato per i prezzi attesi (pe). Le imprese apprendono l’effettivo lavoro dei prezzi, prima di determinare la qualità di lavoro da impiegare.

Si parla di questo rispetto che l’offerta perché il salario è la determinante più importante nella decisione del fattore lavoro. Il modello dell’offerta dipende quindi da come si muove L. L più essere infatti sostituita dalla tecnologia, così come si può decidere di uscire dal mercato esportando la produzione dove i salari sono più bassi. Le imprese apprendono prima il valore effettivo dei prezzi e poi aumentano/diminuiscono la quantità effettiva di lavoro. Quindi: W/P=w x (Pe/P)

Quindi il salario reale si discosta dal salario reale obiettivo sulla base del rapporto tra prezzi effettivi e prezzi attesi. Maggiore sono i prezzi effettivi, minore è il salario reale rispetto al suo valore obiettivo. Le imprese assumono quindi

Economia politica (2 sem.)

la quantità di lavoro sulla base della domanda del tipo: L=L d^ (W/P). Il salario reale obiettivo è cosa diversa dal salario reale. Quindi i prezzi effettivi sono l’oggi, quelli attesi sono il domani e il contratto si stabilisce oggi per il domani (il salario nominale che si determina oggi vale per il domani). Il salario reale da prevedere deve tenere conto dei prezzi attesi. Il gioco tra le parti è proprio nella capacità di assumere una capacità informativa maggiore rispetto agli altri.se i prezzi scendono o salgono, l’impiego di lavoratori cambia: se il prezzo dei beni restano invariati e i salari salgono, i lavoratori restano disoccupati.

L’Y offerto non dipende quindi solo da L. La quantità di lavoro è decrescente al salario reale. Se K è fisso, Y è funzione di L -> Y=f(L). Le quantità prodotte sono crescenti al crescere della quantità di lavoro. All’aumentare della quantità di lavoro, la produzione marginale al lavoro decresce. Il delta incrementale decresce. Conseguentemente può essere conveniente il salario, ma c’è il limite che la funzione di produzione deflette verso il basso (aumenta la quantità, ma diminuisce la produttività).

Analizziamo ora l’offerta di lavoro. Quest’offerta normalmente viene considerata piatta, perché determinata dal salario. Ovvero si suppone che le imprese possono assumere persone al livello del salario reale. L’offerta e quindi diversa dalla domanda nel determinare Y. Se interviene una variazione dei prezzi, il salario reale cambia. Ma se il salario reale cambia, si modifica la quantità di persone assunte dall’imprese. Le conseguenze sul prodotto ci possono essere perché attraverso gli scioperi non si persegue più la finalità contrattuale. Se i prezzi salgono, deflettono il contratto o si trasferiscono in altri settori oppure contrattano nuovi livelli salariali tramite la contrattazione sindacale. La variazione del salario nominale è quindi sempre possibile.

Altri modelli si configurano sulla base delle previsioni errate o da parte dei lavoratori o delle imprese. I mercati sono normalmente imperfetti, ovvero che non presentano perfetta informazioni. Analizziamo il mercato dei beni e del lavoro: il mercato del lavoro configura le condizioni o meno di ottimalità di Y, mentre il mercato dei beni è la risultanza dell’attività imprenditoriale, in quanto bisogna guardare il lato dell’offerta (mercato dei beni) una volta stabilito il costo del lavoro. Entrambi i mercati non sono mercati perfetti. Quindi vi sono quattro tipi di mercato in cui non c’è la perfetta informazione:

I.Modello con percezione erronea dei lavoratori

II. Modello dei salari vischiosi

III.Modello con informazione imperfetta

L’economia si basa sui prezzi relativi: relativi dei beni sostituibili e dei beni prodotti all’estero. L’offerta dei beni ha piena soddisfazione se tiene conto dell’andamento dei prezzi dei beni venduti e del confronto con i prezzi relativi. Non basta quindi dire X-M.

La variazione dei prezzi dei beni esterni e del cambio determinano un abbassamento della produzione che significa quindi disoccupazione. Quindi dire che se la domanda aggregata si abbassa, diminuisce anche Y non è vero: se l’estero compensa la minore domanda interna, allora Y si compensa o sale. Altrimenti la domanda potrebbe anche rimanere invariata, ma l’Y si abbassa. In questa situazione vi sono dei rimedi che sono di natura politica ed economica.

Economia politica (2 sem.)

1