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Spirale prezzi salari APPROFONDIMENTO, Guide, Progetti e Ricerche di Macroeconomia

Approfondimento e ricerca relativa alla spirale prezzi salari

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2021/2022

In vendita dal 08/01/2025

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Aurora Ferrari
LA SPIRALE PREZZI-SALARI E I SUOI EFFETTI IN ITALIA
--IL CONTESTO
L’Italia ha vissuto un periodo economico molto particolare tra la fine degli anni ’60 e i primi anni
’90. Gli anni 1969-1970 sono stati un periodo di grande agitazione sociale, noto come "autunno
caldo". Durante questo periodo, il paese ha vissuto una serie di scioperi massicci e proteste da
parte di lavoratori provenienti da diversi settori industriali. Uno dei fattori che ha contribuito
all'autunno caldo è stato lo shock salariale, che ha generato tensioni tra i sindacati e gli industriali.
Questo periodo ha avuto conseguenze durature sull'economia e sul sistema politico italiano.
L'autunno caldo ha spinto il governo e le parti interessate a riconsiderare le politiche salariali, i
diritti dei lavoratori e le relazioni.
Dopo gli aumenti salariali degli anni '69 - '70, inizia a maturare una crisi economica che il primo
shock petrolifero del '73 rende evidente. Tra l'autunno caldo e il '73 il sistema economico consente
di alimentare la domanda interna e sostenere l'occupazione attraverso il trasferimento di reddito
da parte dello stato; la produzione riesce a seguire l'andamento della domanda e si evitano strappi
inflazionistici. Ma gradualmente, si evidenziano le prime crepe: il rallentamento della domanda di
alcuni beni porta la rigidità delle grandi imprese a non poter ridurre i costi di produzione in modo
da rilanciare, in modo significativo, la domanda. Con la riduzione delle entrate fiscali aumentano i
trasferimenti dello stato per coprire il disavanzo di bilancio e l'inflazione inizia a radicarsi. In
questo quadro, la crisi petrolifera è particolarmente dura e colpisce maggiormente l'Italia per
l'inadeguatezza del sistema produttivo.
La crisi si abbatte sulle imprese pubbliche con effetti catastrofici. La flessione della domanda
provoca perdite nei bilanci che diventano strutturali.
Proseguire nella politica di espansione della produzione attraverso l'indebitamento, con la
speranza di una riduzione dei costi che stimoli la domanda, provoca la fine di gran parte
dell'industria pubblica italiana.
La crisi non colpisce solo l'impresa pubblica ma anche quella privata. I capitalisti italiani si affidano
alle cure di Mediobanca che si pone l'obiettivo della salvaguardia della grande impresa: Fiat, Pirelli,
Snia, Montedison.
Al fine di comprendere al meglio cosa accadde in Italia in questi duri anni di crisi, bisogna fare
alcune premesse e introdurre il concetto fondamentale di spirale prezzi-salari.
--CHE COS’È LA SPIRALE PREZZI-SALARI?
La spirale prezzi-salari è un fenomeno in cui l'aumento dei prezzi dei beni e dei servizi spinge i
lavoratori a richiedere aumenti salariali per mantenere il proprio potere d'acquisto. Tuttavia,
questi aumenti salariali possono a loro volta alimentare l'inflazione, portando ad ulteriori aumenti
dei prezzi e creando così un ciclo continuo. La spirale prezzi-salari è spesso legata a situazioni in cui
i sindacati hanno un potere negoziale significativo e possono ottenere aumenti salariali sostanziali.
Il funzionamento della spirale prezzi-salari è strettamente connessa allo strumento della curva di
Philips.
La prima formulazione della curva di Phillips, introdotta dall’economista William Phillips negli anni
'50, rappresenta la relazione inversa tra tasso di variazione dei salari nominali (w) e il tasso di
disoccupazione (u).
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LA SPIRALE PREZZI-SALARI E I SUOI EFFETTI IN ITALIA

--IL CONTESTO

L’Italia ha vissuto un periodo economico molto particolare tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’90. Gli anni 1969-1970 sono stati un periodo di grande agitazione sociale, noto come "autunno caldo". Durante questo periodo, il paese ha vissuto una serie di scioperi massicci e proteste da parte di lavoratori provenienti da diversi settori industriali. Uno dei fattori che ha contribuito all'autunno caldo è stato lo shock salariale, che ha generato tensioni tra i sindacati e gli industriali. Questo periodo ha avuto conseguenze durature sull'economia e sul sistema politico italiano. L'autunno caldo ha spinto il governo e le parti interessate a riconsiderare le politiche salariali, i diritti dei lavoratori e le relazioni. Dopo gli aumenti salariali degli anni '69 - '70, inizia a maturare una crisi economica che il primo shock petrolifero del '73 rende evidente. Tra l'autunno caldo e il '73 il sistema economico consente di alimentare la domanda interna e sostenere l'occupazione attraverso il trasferimento di reddito da parte dello stato; la produzione riesce a seguire l'andamento della domanda e si evitano strappi inflazionistici. Ma gradualmente, si evidenziano le prime crepe: il rallentamento della domanda di alcuni beni porta la rigidità delle grandi imprese a non poter ridurre i costi di produzione in modo da rilanciare, in modo significativo, la domanda. Con la riduzione delle entrate fiscali aumentano i trasferimenti dello stato per coprire il disavanzo di bilancio e l'inflazione inizia a radicarsi. In questo quadro, la crisi petrolifera è particolarmente dura e colpisce maggiormente l'Italia per l'inadeguatezza del sistema produttivo. La crisi si abbatte sulle imprese pubbliche con effetti catastrofici. La flessione della domanda provoca perdite nei bilanci che diventano strutturali. Proseguire nella politica di espansione della produzione attraverso l'indebitamento, con la speranza di una riduzione dei costi che stimoli la domanda, provoca la fine di gran parte dell'industria pubblica italiana. La crisi non colpisce solo l'impresa pubblica ma anche quella privata. I capitalisti italiani si affidano alle cure di Mediobanca che si pone l'obiettivo della salvaguardia della grande impresa: Fiat, Pirelli, Snia, Montedison. Al fine di comprendere al meglio cosa accadde in Italia in questi duri anni di crisi, bisogna fare alcune premesse e introdurre il concetto fondamentale di spirale prezzi-salari. --CHE COS’È LA SPIRALE PREZZI-SALARI? La spirale prezzi-salari è un fenomeno in cui l'aumento dei prezzi dei beni e dei servizi spinge i lavoratori a richiedere aumenti salariali per mantenere il proprio potere d'acquisto. Tuttavia, questi aumenti salariali possono a loro volta alimentare l'inflazione, portando ad ulteriori aumenti dei prezzi e creando così un ciclo continuo. La spirale prezzi-salari è spesso legata a situazioni in cui i sindacati hanno un potere negoziale significativo e possono ottenere aumenti salariali sostanziali. Il funzionamento della spirale prezzi-salari è strettamente connessa allo strumento della curva di Philips. La prima formulazione della curva di Phillips, introdotta dall’economista William Phillips negli anni '50, rappresenta la relazione inversa tra tasso di variazione dei salari nominali (w) e il tasso di disoccupazione (u).

Secondo la teoria di Phillips, esiste una correlazione negativa tra tasso di variazione dei salari e quello di disoccupazione: una diminuzione della disoccupazione è associata ad un aumento dei salari, e viceversa. Per ogni variazione del tasso di disoccupazione la curva di Phillips mostra quali effetti si producono sui salari: maggiore sarà la scarsità di manodopera (e di conseguenza minore sarà u), maggiore sarà l'aumento dei salari; viceversa se abbiamo abbondanza di manodopera e u aumenta, minore sarà il tasso di variazione dei salari. La curva di Philips salariale ci evidenzia la relazione che intercorre tra la sensibilità di variazione dei salari e le condizioni del mercato del lavoro. Col tempo è stata fatta una seconda formulazione della curva di Philips in quanto le condizioni del mercato di lavoro sono strettamente legate anche al tasso di inflazione. La relazione tra variazione del tasso di inflazione e variazione del tasso di disoccupazione è similare a quella descritta precedentemente. Questa nuova osservazione porta quindi alla formulazione della curva di Philips inflattiva. Le due versioni ebbero molto successo e per tutti gli anni ‘60 molti economisti credettero che la relazione fosse stabile nel tempo e che permettesse di scegliere tra obiettivi di politica economica per i quali sussisteva un trade off: disoccupazione e inflazione. Tuttavia, negli anni successivi, all’inizio del decennio ‘70, sono emersi alcuni eventi macroeconomici che hanno messo in discussione l'efficacia della curva di Philips. Le precedenti formulazioni non comprendevano infatti l'influenza di un evento che si sviluppò a partire dagli anni ‘70: la stagflazione, cioè la presenza contemporanea di tassi d’inflazione elevati e di tassi di disoccupazione crescenti. Le due variabili iniziarono a muoversi nella stessa direzione, e non più in direzioni opposte. Questo fenomeno partì dagli USA fino a giungere in Italia. In questo nuovo scenario è emerso che a lungo termine la curva di Phillips è verticale (e non più negativamente inclinata) in corrispondenza del saggio naturale di disoccupazione 𝑢, cioè è indipendente dal tasso di inflazione (solo nel breve periodo è negativamente inclinata) e si muove in funzione delle aspettative d’inflazione. --QUALI SONO I RIMEDI DELLA SPIRALE PREZZI SALARI? Come abbiamo appena visto, nel lungo periodo la dinamica salariale dipende esclusivamente dalle

trasformare le regole del confronto sociale (gioco distributivo) da competitive a cooperative, includendo nel dialogo tra sindacati e imprese anche lo Stato. Spesso, misure di politica dei redditi sono accettate solamente se affiancata ad altri provvedimenti che tutelano i lavoratori, in quanto potrebbero nel lungo periodo, risultare svantaggiose dal loro lato. --LA SPIRALE PREZZI-SALARI IN ITALIA La spirale prezzi-salari è stata particolarmente dirompente nell’economia italiana tra la metà degli anni ‘70 e i primi anni ‘ Da un lato le due crisi petrolifere del 1973 e 1979 importarono inflazione in misura consistente nel nostro paese, quasi totalmente dipendente dall’import per il suo fabbisogno energetico. Dall'altro lato l’autunno caldo fece attuare un meccanismo automatico di indicizzazione dei salari ai prezzi, la scala mobile, introdotta per difendere il potere d’acquisto dei lavoratori dall’inflazione interna. In Italia, nel decennio 1974-1983 i prezzi aumentarono mediamente del 17% annuo composto, quasi quintuplicando nell’arco di quei dieci anni. Per la precisione la lira perse il 79% del suo potere d’acquisto. Tutto iniziò con l'aumento vertiginoso del prezzo del petrolio e, talvolta la sospensione della sua fornitura. La prima crisi petrolifera generò una forte battuta d’arresto per lo sviluppo economico. Le produzioni dovettero inevitabilmente diminuire per via dei costi divenuti insostenibili. Era ormai emerso anche in Italia il fenomeno della stagflazione. Questa situazione innescò una rincorsa dei salari all’aumento continuo dei prezzi. Venne introdotto un meccanismo di indicizzazione salariale su base trimestrale, nota come “scala mobile” (1975) secondo cui i salari del trimestre successivo a quello corrente sarebbero cresciuti di un importo pari al prodotto tra il salario medio in un periodo base dei lavoratori dipendenti e i ¾ del tasso di crescita dei prezzi al consumo del trimestre precedente. Questo meccanismo di indicizzazione dei prezzi è rappresentato dalla seguente relazione: wt+1 = 0,75 pt- 1 con t riferito ai trimestri. L’indicizzazione dei salari all’inflazione aveva due finalità macroeconomiche. Da un lato ottemperare ad esigenze di stabilizzazione: neutralizzando l’effetto dell’aumento dei prezzi sui salari reali, si voleva mantenere costante il potere d’acquisto, quindi ridurre i rischi di una caduta della domanda, con i suoi effetti depressivi sulla produzione e sull’occupazione. Dall’altro lato, vi era un obiettivo redistributivo: ridurre la dispersione del reddito, per proteggere i lavoratori meno abbienti. Quello che però emerse dall’analisi dei dati, erano effetti decisamente diversi: i tassi di inflazione degli anni successivi crebbero ed arrivarono ad essere superiori rispetto al livello iniziale anche del 20%, l’economia entrò in recessione, aumentò la disoccupazione e i salari reali caddero.

Il contesto in cui ci trovavamo non era adatto alla creazione di una scala mobile, infatti ove si verifichi uno shock negativo che colpisce i costi delle imprese, l’idea di bloccare in modo permanente e automatico il salario reale può diventare un catalizzatore di aumenti crescenti dei prezzi, e in parallelo di caduta della produzione. Negli anni Settanta in Italia, come in altri paesi, l'inflazione è stata anche molto più alta che nel

  1. Lo si vede dal grafico qui sotto, che mostra l'andamento dell'inflazione in Italia dal 1960 al
_(valori percentuali, dati mensili)_ 

La “scala mobile” fu quindi, l’ultimo decisivo passo, affinché la stagflazione si radicasse in modo solido nel tessuto economico, nutrita proprio dal meccanismo della spirale prezzi-salari. La scala mobile è stata progressivamente attenuata nel corso degli anni ‘80 e definitivamente abrogata nel 1992. --IL RISCHIO DELLA SPIRALE PREZZI-SALARI ATTUALE Oggi le imprese lamentano carenza di manodopera, tra l’aumento delle dimissioni e la nuova propensione emersa dalla pandemia secondo cui il lavoratore non è più disposto ad accettare salari bassi e ritmi di lavoro eccessivi. Senza dimenticare il disallineamento di competenze di cui soffrono molti Paesi, mentre le economie del mondo si muovono verso la transizione verde e quella digitale. Il punto di partenza della spirale prezzi-salari innescatasi negli anni ’70 è stato l’aumento inatteso dei costi di produzione. Un aumento inatteso dei costi di produzione è quello che sta colpendo oggi l’area euro, prima per l’effetto della recessione pandemica, poi per lo shock bellico causato dall’aggressione russa all’Ucraina. Se oggi esistesse un meccanismo automatico come quello in vigore negli anni Settanta, il rischio spirale potrebbe così materializzarsi: l’aumento dei costi delle materie prime si intreccia con quello automatico dei salari; le imprese, nel definire prezzi e produzione, scaricano i maggiori costi in parte in ulteriori aumenti dei prezzi al consumo, in parte in riduzione di produzione e di occupati, e così via. Come descritto precedentemente, è sufficiente che ci siano aspettative che questa spirale si verifichi, perché essa si possa mettere effettivamente in moto. Rispetto al passato vanno però fatte particolare considerazioni basate sulla condizione attuale, che non permetterebbe di fatto il verificarsi degli effetti negativi di un’indicizzazione.