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I sommersi e i salvati, Appunti di Italiano

Si tratta di un analisi sul saggio di Primo Levi: I Sommersi e i salvati

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 17/10/2022

miriam-pascon
miriam-pascon 🇮🇹

4 documenti

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I SOMMERSI E I SALVATI
I sommersi e i salvati è un saggio di Primo Levi che analizza la tragedia dei Lager
nazisti, il ruolo delle vittime e degli aguzzini all’interno dei campi, l’importanza della
testimonianza e il rischio che la memoria della persecuzione nazista venga dispersa
o, peggio ancora, travisata e negata. Quello di Levi è dunque, come già in Se questo
è un uomo 1 e ne La tregua, un rinnovato appello alla memoria dei lettori riguardo
alla Shoah: non dimenticare, affinché la Storia non debba ripetersi.
L’opera pubblicata nel 1986, un anno prima del suicidio dello scrittore, è divisa in otto
capitoli, preceduti da una Prefazione e seguiti da una Conclusione.
Riassunto:
I sommersi e i salvati si aprono con una citazione da The Rime of the Ancient
Mariner di Samuel Taylor Coleridge (1772-1834), che servono a fotografare
l’atteggiamento con cui Levi prova, lucidamente e razionalmente, a rievocare il
doloroso ricordo, personale e collettivo, dei campi di sterminio di Auschwitz:
Since then, at an uncertain hour,
that agony returns:
and till my ghastly tale is told
this heart within me burns
Il ricordo, quasi una “agonia”, è quello di un “racconto agghiacciante”; tanto più se,
come Levi chiarisce nella Prefazione, sono sempre più le voci che si alzano per
negare o smentire i racconti dei reduci, quasi replicando il disegno nazista che, sul
finire della Seconda guerra mondiale, iniziò la sistematica distruzione di tutto il
materiale che poteva provare l’esistenza dei campi e il disegno della “soluzione
finale” alla question ebraica. Per Levi, il rischio dell’oblio è particolarmente forte in
relazione alle nuove generazioni.
Nelle pagine de I sommersi e i salvati Levi decide di farci udire la voce anche di chi
non è sopravvissuto al nazismo, quella dei "sommersi". Questi ultimi sono coloro che
non hanno trovato un modo per restare in vita perché hanno seguito passo per
passo le regole della vita del campo; a loro si contrappongono i (pochi) "salvati" che,
pur ad un prezzo altissimo, sono tornati vivi alla loro esistenza normale e quotidiana.
Levi, annoverandosi tra questi, spiega al lettore come la maggior parte dei "salvati"
siano riusciti a vivere perché hanno accettato di abbandonare parte della propria
moralità e integrità, riuscendo a divenire "utili" al funzionamento del campo. Da ciò
capiamo l’angoscia provata da Levi al momento della liberazione da parte degli
alleati, che non viene vissuto con totale gioia, perché porta con sé la vergogna per
essere sopravvissuti, e insieme l’onere delle testimonianza di ciò che i sopravvissuti
hanno visto.
Levi non descrive la spinta alla solidarietà e all’aiuto reciproco da parte degli
internati, ma piuttosto presenta la vita del campo secondo la massima mors tua vita
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