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Questo file riassume il documentario "icarus" presente su Netflix e incentrato su un esperimento di un ciclista statunitense che prova sulla sua pelle cosa succede a fare uso di doping per alterare le prestazioni. E' presente anche una panoramica sullo scandalo del doping russo, raccontato da un diretto partecipante del sistema.
Tipologia: Appunti
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Siamo a Los Angeles , nel 2014, seguiamo le avventure di Bryan Fogel, ciclista non professionista che ha appena concluso una gara amatoriale in Svizzera. Le vicende si collegano poi a Lance Armstrong , tristemente passato alla storia per la sua apparentemente inesistente positività ai controlli antidoping (più di 500 test diedero risultato negativo). Fogel, impressionato, decide di sottoporsi ad un programma supervisionato dal dott. Catlin (ex direttore di uno dei lab. di analisi più importanti degli USA). Dopo il ritiro di Catlin entra in gioco Grigorij Rodchenkov , ex atleta e supervisore del laboratorio antidoping di Mosca. Bryan si sottopone a iniezioni sottocutanee con l’aiuto di un medico fisiologo dello sport. Il metodo di Rodchenkov è spiegato anche tramite frammenti del documentario “How Russia makes its winners” , di produzione tedesca dove si racconta come il doping abbia da sempre avuto un ruolo nella formazione degli atleti sovietici. Nel 2015 , Rodchenkov si presenta a Los Angeles per prelevare i campioni di Fogel e gli racconta la sua storia dall’inizio del rapporto col doping (fase stanozololo ) fino alla sua entrata nel sistema antidoping. Inoltre, capiamo che i laboratori antidoping in Russia sono proprietà dello Stato. Segue un intervento di McLaren (professore di diritto sportivo) e il racconto in breve della competizione affrontata da Fogel in Svizzera. Il 9 settembre 2015 Richard ‘Dick’ Pound (avvocato ed ex-presidente della WADA) espone le indagini sul sospetto uso di droga nell’atletica leggera russa; segue un processo per decidere la partecipazione alle Olimpiadi di Rio 2016. Vi è anche un'indagine su Rodchenkov, che si dimette e il laboratorio di Mosca rimane senza direttore. Il Ministro dello
Sport russo Vitaly Mutko nega tutto. Nel novembre dello stesso anno, la Russia viene sospesa dalla partecipazione alle competizioni. Rodchenkov vuole scappare e si rifugia a Los Angeles, non lontano da Bryan. Si scopre inoltre che il KGB era presente nei laboratori e Pound afferma come questo scandalo non mini solo la Russia ma anche il mondo dello sport in generale perchè è una lesione alla credibilità del sistema. Da questo momento in poi il documentario si trasforma in una specie di testimonianza diretta di Rodchenkov nei confronti del sistema di cui lui ha sempre fatto parte. Egli confessa il doping a Pechino e afferma che lo stesso Putin conoscesse il sistema e il responsabile della somministrazione dott. Portugalov. Successivamente ad un’indagine nel 2008, Rodchenkov aveva tentato di togliersi la vita ed era poi stato internato in un ospedale psichiatrico di massimo livello. Dopo il ricovero, Rodchenkov è chiamato dalla WADA per fare il commissario delle Olimpiadi a Londra. A questo punto, come per ripicca, Putin fa ricadere le accuse prima negate sul direttore. Nel 2016 il direttore della RUSADA (l’agenzia di antidoping russa) Nikita Kamaev muore in circostanze sospette (decesso etichettato sotto “arresto cardiaco”). Nel frattempo in America Rodchenkov e Fogel collaborano con i reporters e con il Grand Jury per l’esposizione del coinvolgimento russo nel sistema del doping. La testimonianza viene pubblicata nel maggio 2016 dopo 3 giorni di raccolta di tutte le informazioni conosciute dal direttore, compreso il processo di raccolta delle urine fatto con la collaborazione del KGB che riportava flaconi puliti e che risultavano poi di conseguenza negativi. Torniamo nel passato, in Guatemala nel 2007, quando Sochi viene proclamata sede dei Giochi Olimpici Invernali del 2014. Qui viene spiegata da Rodchenkov la procedura che si sarebbe avviata per i futuri controlli, compresa la decisione di effettuarli durante le gare.