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Malattie Infettive e Igiene: Un'Introduzione, Appunti di Sociologia Della Salute

Igiene - Igiene

Tipologia: Appunti

2013/2014

Caricato il 26/12/2014

Fabiola.Sica1
Fabiola.Sica1 🇮🇹

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Igiene:
Vediamo che per poter parlare di igiene dobbiamo prima cosa dare una definizione al termine “salute”.
La salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, non la semplice assenza dello stato di
malattia o infermità.
In seguito il concetto di salute è stato rielaborato e si è determinato che la salute è un’esperienza
caratterizzata dalla sostanziale assenza di patologie significative e dalla capacità della persona di perseguire
i proprio obiettivi vitali e di funzionare all’interno dei comuni contesti sociali o di lavoro.
A questo punto possiamo parlare di igiene.
L’igiene è un ramo della medicina, ed ha come fine il mantenimento inalterato dello stato di salute fisico e
psichico, di un individuo fino al termine del suo ciclo vitale.
Dunque, l’igienista, tenta di impedire all’individuo di ammalarsi durante il suo corso di vita (ad esempio
attraverso l’utilizzo dei vaccini).
Il nostro corpo, ossia tutto ciò che siamo, il nostro corredo genetico si muove attraverso l’ambiente sociale
e l’ambiente fisico.
L’ambiente sociale riguarda tutto ciò che la società può fare.
L’ambiente fisico è l’ambiente in cui viviamo, ad esempio l’esposizione a determinate sorgenti.
Spesso quando l’ambiente fisico viene modificato determinano delle patologie, come ad esempio nel caso
dell’inquinamento.
Non tutti abbiamo le stesse aspettative di salute, infatti dipende molto dal luogo in cui ci troviamo.
Ad esempio se siamo in Italia e avvertiamo la presenza di un malore possiamo chiamare il 118 per poi
procedere all’ospedalizzazione.
In Africa, invece, non vi è la stessa aspettativa, infatti si aspetta acqua in caso di malore.
Vediamo che la tutela della salute è affidata a due grosse aree della medicina, ossia la medicina curativa e
la medicina preventiva.
L’obiettivo del Servizio Sanitario Nazionale è tendenzialmente la prevenzione.
Vediamo che per quanto riguarda i risultati attesti con la medicina preventiva, essi sono meno immediati,
ma radicali, infatti possono cancellare in maniera definitiva la malattia in una popolazione.
Per quanto riguarda la medicina curativa, invece, i risultati sono immediati, ma rivolti al singolo individuo,
dunque ciò non impedisce che gli altri individui di una popolazione non si ammalino.
Un fattore fondamentale che deve riguardare la vita dell’uomo è l’educazione sanitaria, ossia il trasmettere
informazioni di base alla popolazione sui comportamenti adatti ad evitare le malattie.
Attraverso l’informazione relativa ai problemi della salute e delle malattie, l’educazione sanitaria, mira a
suscitare nella popolazione atteggiamenti e comportamenti adatti a migliorare la salute ed a combattere le
malattie.
L’informazione sanitaria, per essere efficace, deve riguardare:
- le cause delle malattie;
- i fattori che danneggiano la salute (come agiscono);
- i progressi della medicina preventiva e curativa;
- i vantaggi ed i limiti dei singoli interventi;
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Igiene:

Vediamo che per poter parlare di igiene dobbiamo prima cosa dare una definizione al termine “salute”.

La salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità.

In seguito il concetto di salute è stato rielaborato e si è determinato che la salute è un’esperienza caratterizzata dalla sostanziale assenza di patologie significative e dalla capacità della persona di perseguire i proprio obiettivi vitali e di funzionare all’interno dei comuni contesti sociali o di lavoro.

A questo punto possiamo parlare di igiene.

L’igiene è un ramo della medicina, ed ha come fine il mantenimento inalterato dello stato di salute fisico e psichico, di un individuo fino al termine del suo ciclo vitale. Dunque, l’igienista, tenta di impedire all’individuo di ammalarsi durante il suo corso di vita (ad esempio attraverso l’utilizzo dei vaccini).

Il nostro corpo, ossia tutto ciò che siamo, il nostro corredo genetico si muove attraverso l’ambiente sociale e l’ambiente fisico. L’ambiente sociale riguarda tutto ciò che la società può fare. L’ambiente fisico è l’ambiente in cui viviamo, ad esempio l’esposizione a determinate sorgenti. Spesso quando l’ambiente fisico viene modificato determinano delle patologie, come ad esempio nel caso dell’inquinamento.

Non tutti abbiamo le stesse aspettative di salute, infatti dipende molto dal luogo in cui ci troviamo. Ad esempio se siamo in Italia e avvertiamo la presenza di un malore possiamo chiamare il 118 per poi procedere all’ospedalizzazione. In Africa, invece, non vi è la stessa aspettativa, infatti si aspetta acqua in caso di malore.

Vediamo che la tutela della salute è affidata a due grosse aree della medicina, ossia la medicina curativa e la medicina preventiva. L’obiettivo del Servizio Sanitario Nazionale è tendenzialmente la prevenzione.

Vediamo che per quanto riguarda i risultati attesti con la medicina preventiva, essi sono meno immediati, ma radicali, infatti possono cancellare in maniera definitiva la malattia in una popolazione. Per quanto riguarda la medicina curativa, invece, i risultati sono immediati, ma rivolti al singolo individuo, dunque ciò non impedisce che gli altri individui di una popolazione non si ammalino.

Un fattore fondamentale che deve riguardare la vita dell’uomo è l’educazione sanitaria, ossia il trasmettere informazioni di base alla popolazione sui comportamenti adatti ad evitare le malattie. Attraverso l’informazione relativa ai problemi della salute e delle malattie, l’educazione sanitaria, mira a suscitare nella popolazione atteggiamenti e comportamenti adatti a migliorare la salute ed a combattere le malattie.

L’informazione sanitaria, per essere efficace, deve riguardare:

  • le cause delle malattie;
  • i fattori che danneggiano la salute (come agiscono);
  • i progressi della medicina preventiva e curativa;
  • i vantaggi ed i limiti dei singoli interventi;

A questo punto bisogna fare una differenza fra educare e promuovere la salute.

Educare vuol dire aiutare a mettere in atto, a svolgere le buone inclinazioni dell’animo e le potenze della mente e a combattere le inclinazioni non buone. Insomma condurre l’uomo fuori dai difetti originali, dalla rozza natura, instillando abiti di moralità e di buona abitudine.

Promuovere, invece, vuol dire far progredire, attivare,provocare e conferir grado.

L’educazione alla salute è orientata all’implementazione di condotte “sane” e condotte da evitare. Sono prevalenti approcci che mirano alla modificazione degli stili di vita.

I comportamenti solitamente presi in considerazione dagli stili di vita sono:

  • l’attività fisica;
  • l’alimentazione;
  • il fumo;
  • l’alcool;

L’educazione sanitaria ha come punti principali l’acquisizione delle conoscenze, la modifica degli atteggiamenti e l’adozione di comportamenti corretti al fine di determinate un buono stato di salute.

I campi di intervento dell’educazione sanitaria possono essere ad esempio l’educazione contraccettiva, la promozione alla partecipazione ai programmi di vaccinazione e di screening, un’istruzione per gestanti e madri.

Nel momento in cui facciamo educazione alla salute facciamo anche promozione della salute, ossia un processo che consente alle persone di esercitare un maggiore controllo sulla propria salute e di migliorarla. Per conseguire uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, l’individuo o il gruppo deve poter individuare e realizzare le proprie aspirazioni, soddisfare i proprio bisogni e modificare l’ambiente o adattarvisi. La salute è, pertanto, vista come una risorsa per la vita quotidiana, non come obiettivo di vita. La salute è, dunque, un concetto positivo che insiste sulle risorse sociali e personali oltre che sulle capacità fisiche.

La promozione della salute è la capacità di condizionare i fattori che la determinano. E’ un processo che comprende azioni dirette a rafforzare le capacità delle persone, cambiare le condizioni sociali, ambientali, fisiche ed economiche, ed orientare l’offerta dei servizi sanitari. In un certo senso, quindi, si tratta di un processo che garantisce all’individuo di esercitare un maggiore controllo della propria salute.

Per comprendere lo stato di salute generale di una popolazione ci si serve di determinati parametri. Questi parametri possono essere diretti e indiretti.

I parametri diretti si dividono in demografici e sanitari. I demografici sono ad esempio la mortalità, la natalità, la fecondità, l’immigrazione, la speranza di vita, durata media della vita, piramide dell’età ed altri. I sanitari sono ad esempio la mortalità per causa, morbosità, anni perduti di vita potenziale, invalidità permanente ed altri.

Vi sono vari tipi di screening ambi e ridotti, come ad esempio la mammografia, il pap test per la cervice uterina, la visita prostatica ed altri. Tramite gli screening si individuano i soggetti portatori della lesione nella fase cosidetta preclinica, ossia la fase in cui la lesione è presente in dimensioni sub millimetriche dove dunque è impossibile rendersene conto da soli. Riuscendo a fare una diagnosi precoce, aderendo ai programmi di screening c’è la possibilità di evitare lo sviluppo della malattia prima che il problema degeneri.

Vediamo che lo screening deve essere facilmente gestibile, non deve costare molto e deve poter essere offerto ad una larga parte di soggetti a rischio, deve essere poco invasivo e di semplice attuazione. Essi devono essere progettati tenendo conto della facile realizzabilità, affinchè sia ben accettato dalla popolazione.

Vi sono vari tipi di screening fra cui ricordiamo gli screening di massa e gli screening selettivi. Fra gli screening di massa ricordiamo, ad esempio, gli screening neonatali utilizzati per individuare sin dalla nascita l’eventuale presenza di ipotiroidismo. Poi vi sono gli screening selettivi che sono rivolti a un gruppo limitato di persone esposte o vicine alla persone che presentano una malattia. infatti, ad esempio, quando si riscontra in un soggetto la presenza del virus dell’epatite C, poi vengono chiamati i familiari e conviventi stretti per cercare di capire se ne sono venuti a contatto, tenendo conto che si tratta di malattie non immediatamente presentabili e visibili.

La prevenzione secondaria, invece, agisce quando la malattia ormai ha fatto il suo decorso, infatti si parla di riabilitazione. La Riabilitazione interviene quando vi sono patologie che lasciano degli strascichi come ictus, infarti, patologie degenerative neurologiche ed altre. Essa interviene sia a livello fisico che psichico, il suo obiettivo è quello di recuperare quanta più salute possibile, fino a cercare di arrivare alla guarigione completa del soggetto.

Per quanto riguarda le malattie infettive, invece, per controllarne la diffusione , si parla di profilassi che non va confusa con la prevenzione, in quanto è rivolta solo ed esclusivamente alle malattie infettive. Si parla, dunque, di norme di profilassi che sono, appunto, una serie di norme procedure e comportamenti finalizzati ad evitare la diffusione e la propagazione delle malattie infettive. (Ne parleremo meglio più avanti).

Le malattie infettive: Vediamo che le malattie infettive rappresentano un vasto gruppo di affezioni, contagiose o meno, dove per per contagiosità intendiamo il momento in cui la patologia si estende in modo parassitario, causate da numerosi organismi parassiti dell’uomo quali batteri, miceti e protozoi, che sono extracellulari in quanto dotati di vita autonoma al di fuori della cellula, e virus e rickettsie che sono intracellulari in quanto hanno bisogno per riprodursi e sopravvivere di invadere le cellule dell’organismo in quanto, avendo un Dna incompleto necessitano di una cellula eucariota. Vediamo che mentre il batterio agisce a livello locale producendo tossine, il virus sfrutta le nostre cellulare, fino ad arrivare alla distruzione propria dei tessuti.

Le malattie infettive possono avere origine esogena (esterna al corpo) o endogena (malattia generata direttamente dall’organismo quando si ha una diminuzione dell’immunità neutrale.

Vediamo che i micro e macro organismi convivono sul nostro pianeta da sempre. In base al rapporto microbo-ospite si dividono in:

  • saprofiti che vivono nell’ambiente e dunque riescono a trarre nutrimento dall’ambiente (ad esempio flora batterica sulle superfici)
  • commensali che vivono in simbiosi con un macro – organismo, da soli non riescono a sopravvivere, ma non sono responsabili di malattie e in un certo senso aiutano l’organismo (ad esempio flora batterica nell’intestino)
  • parassiti che vivono a spese del macro organismo e danneggiano sempre l’organismo ospite (ad esempio la salmonella typhi)

Per quanto riguarda la capacità di causare malattia si parla di patogenicità, che è la capacità tipica dei parassiti di causare un danno all’ospite producendo una malattia.

La patogenicità dipende da:

  • invasività, ossia la capacità di diffondersi nell’organismo ospite.
  • tossigenicità, ossia la capacità di produrre tossine (sostanze velenose)
  • infettività, ossia la capacità di penetrare e riprodursi, o meglio quanti angenti infettivi devono penetrare contemporaneamente per far venire la malattia (carica infettante)
  • contagiosità ossia la capacità di passare da un ospite all’altro. Se non è presente una di queste caratteristiche l’agente non dovrebbe essere patogeno.

L’invasività e la tossigenicità le racchiudiamo nella virulenza che è la capacità di tutti gli agenti infettivi di invadere e produrre tossine.

Le malattie non contagiose sono semplicemente quelle alle quali manca solo la contagiosità, e, tuttavia, possono essere lo stesso pericolose.

In base alla contagiosità, dunque, possiamo avere:

  • malattie infettive e contagiose che sono quelle in cui l’agente patogeno è presente nell’ambiente e può infettare un nuovo ospite (ad esempio influenza, morbillo, tifo)
  • malattie infettive non contagiose che sono quelle in cui l’agente patogeno si diffonde solo con specifici sistemi (ad esempio la malaria attraverso la zanzara anofele, il tetano attraverso ferite sporche di terra).

Possiamo parlare, inoltre,anche di infezioni da opportunisti.

Le infezioni da opportunisti sono infezioni prodotte da microrganismi saprofiti o commensali, che se non disturbati, ossia lasciati in condizioni normali di sopravvivenza, non sono il grado di infettare un ospite sano.

Questi microrganismi divengono patogeni se l’ospite perde le sue difese, ad esempio ustionati, soggetti con immunodepressione (aids, chemioterapia, irradiazioni), portatori di protesi cardiache ecc.

Questo conduce a pensare a come avvengono i rapporti tra l’ospite e il parassita. Vediamo che fin dal primo contatto, l’ospite (sano) oppone una serie di difese al parassita. Fra questi ricordiamo le:

  • barriere naturali ossia cute, mucose, secrezioni, lacrime, saliva, acidità gastrica ed altre
  • immunità, ossia produzione di anticorpi ed intervento di cellule specializzate (fagociti)

Vediamo che le vie di penetrazione del germe possono essere varie. Infatti, ogni germe, ha la sua via selettiva, bisogna sempre sapere la via di trasmissione di un germe in modo tale da poter poi bloccarlo.

Il germe può propagarsi attraverso le mucose, ossia il tessuto umido, non munito di stato corno come ad esempio le vie respiratorie, le vie digerenti, le vie genitali e la via congiuntiva, e attraverso la cute, dove se la pelle è screpolata, lesionata viene facilmente attraversata.

Vediamo che i meccanismi di trasmissione possono essere vari. La trasmissione descrive il passaggio dell’agente patogeno dalla sorgente all’ospite e può avvenire per via: -diretta, cioè dalla sorgente all’ospite

  • indiretta, mediante un tramite animato e non.

La trasmissione diretta può avvenire:

  • per via cutaneo-mucosa (come nel caso delle malattie veneree) direttamente con il rapporto sessuale
  • per via aerea (influenza, tbc ecc) dove si ha l’emissione di goccioline di saliva, che raggiungono parlando e tossendo i 30-90cm e starnutendo anche i 2-3m
  • con le mani contaminate (brucellosi)
  • per inoculazione da aggressione (ad esempio se si viene morsi da un cane con la rabbia tale malattia può essere trasmessa).

La trasmissione indiretta è quando la malattia per passare dalla sorgente d’infezione al sano ha bisogno di qualcosa che la sposti, di un tramite, quindi parliamo di veicoli. I veicoli sono i substrati inanimati, come acqua, aria, alimenti o oggetti, contaminati dal portatore o dalla sorgente (trasmissibili tramite via oro fecale, il soggetto deve ingerire qualcosa di contaminato). Come abbiamo detto anche gli alimenti sono veicoli e troviamo gli alimenti favorenti che sono alimenti ricchi di nutrienti ed acqua libera, ad esempio il latte, gli alimenti ostacolanti che sono alimenti secchi o fortemente acidi come i ceci e sottaceti e gli alimenti indifferenti che sono alimenti poveri di nutrienti come ad esempio la lattuga.

Accanto ai veicoli abbiamo i vettori che sono organismi animati come ad esempio insetti o roditori. Fra i vettori abbiamo una differenziazione,ossia i vettori meccanici o passivi che trasportano il patogeno mediante il semplice contatto, ad esempio una mosca che si sporca le zampe sulle feci di animali e se le lava sulla nostra mozzarella. Poi abbiamo i vettori biologici o Attivi che trasmettono il patogeno mediante una attiva funzione, ad esempio la zanzara anofele che trasmette la malaria.

Vediamo che l’ambiente ha un ruolo fondamentale per le infezioni in quanto garantisce la sopravvivenza dell’agente, a volte è responsabile della sua diffusione, e presenta condizioni favorevoli o sfavorevoli per l’infezione.

L’ambiente esercita l’influenza mediante le sue proprietà fisiche, chimiche e biologica (temperatura, ventilazione, luce solare ecc).

Le infezioni possono essere favorite da:

  • fattori individuali di tipo biologico come ad esempio la riduzione delle difese immunitarie, e di tipo comportamentale come ad esempio lo stile di vita alimentare.
  • fattori ambientali come ad esempio il livello socio – economico, affollamento, carenza idrica, inquinamento ecc.

Le malattie possono manifestarsi in vari modi, come:

  • epidemia caratterizzata da un gruppo di casi in un luogo ed aventi la stessa origine
  • pandemia ossia un’epidemia estesa anche all’intero globo
  • endemia caratterizzata dal succedersi costante e continuo di casi in un certo luogo
  • sporadicità caratterizzata dalla presenza di casi in un luogo, ma non legati dalla stessa origine.

L’epidemia è un fenomeno limitato nel tempo e nello spazio. La pandemia è un fenomeno limitato nel tempo ma non nello spazio. L’endemia è un fenomeno illimitato nel tempo ma non nello spazio.

Per quanto riguarda le vie, le malattie infettive possono essere trasmesse:

  • per via digestiva, ad esempio tifo/paratifo, poliomielite, epatite A
  • per via aerea, ad esempio influenza, pertosse, morillo, rosolia, difterite, meningite
  • per via parenterale, ad esempio epatite B, C e Delta, AIDS
  • da animali (zoonosi), ad esempio brucellosi.

Le malattia a trasmissione aerea sono malattie in cui l’agente causale è veicolato dall’aria.

Le malattie a trasmissione oro fecale sono malattie in cui l’agente causale è veicolato dalle feci del portatore e penetra nell’ospite attraverso la bocca. Per queste malattie la semplice igiene personale (ossia lavare mani e alimenti) assicura un buon livello di prevenzione primaria.

Le malattie a trasmissione parenterale sono malattie in cui l’agente causale è veicolato dal sangue. Esse sono divise in:

  • trasmissione diretta ossia attraverso in contagio sessuale (liquido seminale, secreto vaginale, sangue)
  • trasmissione indiretta ossia attraverso il sangue ed emoderivati ( trasfusioni, interventi chirurgici, droghe iniettive)
  • trasmissione verticale attraverso la gravidanza.

La trasmissione parenterale può avvenire anche in modo in apparente, ovvero senza contatto evidente tra sangue del portatore e sangue dell’ospite.

Il meccanismo è legato alle microlesioni:

  • della cute (ad esempio rasoio o asciugamano usato in comune)
  • delle mucose (ad esempio rapporto sessuale non protetto).

Anche in questo caso si evidenzia come la semplice applicazione delle comuni norme di igiene personale assicura la prevenzione primaria.

Profilassi: A questo punto possiamo parlare della profilassi.

Vediamo che il termine profilassi equivale al termine prevenzione ma è utilizzato solo per le malattie infettive.

La profilassi è l’insieme di tutte quelle norme tendenti a prevenire nell’uomo la comparsa delle malattie infettive, proteggendolo in vario modo dall’attacco di microrganismi patogeni.

Per quanto riguarda l’accertamento e l’inchiesta, l’accertamento consiste nella conferma della diagnosi, per avere la certezza che vi sia effettivamente la malattia sospettata. L’inchiesta epidemiologica mira ad individuare tempi, cause e modalità di insorgenza dell’infezione. Viene svolta, in genere, solo nelle situazioni di sospetto inizio di una epidemia.

L’accertamento, dunque, consiste nella conferma della diagnosi, che viene eseguita, in genere, con analisi di laboratorio. I metodi usati sono:

  • metodi diretti sul materiale patologico (ad esempio coltura di tampone faringeo)
  • metodi indiretti (ad esempio ricerca di anticorpi specifici per il microrganismo).

L’inchiesta epidemiologica, dunque, viene svolta, in genere, solo nelle situazioni di sospetto inizio di una epidemia e mira a:

  • individuare la sorgente e i veicoli di infezione
  • identificare altri casi collegati alla segnalazione
  • identificare tempestivamente i conviventi e i contatti
  • definire la popolazione esposta al rischio e le azioni da intraprendere.

Per quanto riguarda l’isolamento vediamo che è la separazione del malato da tutte le altre persone, eccetto gli addetti all’assistenza. Serve solo per quelle malattie in cui ci può essere trasmissione dell’agente per via aerea (ad esempio influenza aviaria) o per contatto (ad esempio meningite). Ne esistono vari tipi, in funzione della gravità della malattia e del rischio.

Vediamo che esistono vari tipi di isolamento come l’isolamento:

  • ospedaliero che avviene in reparto attrezzato, eventualmente con stanze a tenuta stagna, aria filtrata, personale attrezzato con tute a pressione ecc. Esso si attiva per malattie molto pericolose, esotiche o a facile contagio (ad esempio il colera, la febbre gialla ecc).
  • domiciliare che avviene a casa del malato, il quale deve stare in un locale ad esso dedicato.

Esistono due tipi di isolamento domiciliare:

  • fiduciario dove il malato è affidato ai familiari e sta in una camera a lui riservata, con mobili ridotti al minimo e disinfezione di lenzuola, posate ed ogni oggetto da esso toccato.
  • coercitivo con piantonamento che avviene solo in casi rari (ad esempio malato non trasportabile, malattia ad alto pericolo), come l’isolamento domiciliare, ma con sorveglianza delle forze dell’ordine.

Oltre l’isolamento esistono altri metodi di protezione, come:

  • contumacia che riguarda l’obbligo di permanere in un certo luogo ed osservare le prescrizioni dell’autorità sanitaria
  • allontanamento che riguarda il divieto di svolgere una cerca attività per un soggetto a rischio o sospetto portatore di una malattia infettiva (come ad esempio un cuoco con sospetto contagio di Tifo).

Vediamo che vi è anche la sorveglianza sanitaria che è una procedura di sicurezza e protezione della popolazione, e riguarda eventuali contatti occasionali a basso rischio di contagio. Prevede l’obbligo di sottoporsi a controlli da parte dell’Autorità sanitaria, senza restrizione dei movimenti. Questo obbligo permane per un periodo di tempo pari a quello massimo di incubazione della malattia.

Nell’applicare le norme di profilassi va ricordata la differenza tra:

  • conviventi che sono coloro che vivono stabilmente nella stessa abitazione del malato (o portatore)
  • contatti che sono coloro che entrano in contatto col malato, ma non ci vivono assieme. Essi possono essere abituali (ad esempio colleghi di lavoro) o occasionali (ad esempio allievi della stessa palestra).

Vediamo che per eliminare le cause delle malattie infettive si può agire attraverso tre strade:

  • disinfezione che riguarda l’eliminazione dei microrganismi patogeni (batteri, virus ecc)
  • disinfestazione che riguarda l’eliminazione dei macroparassiti (insetti o roditori)
  • sterilizzazione che riguarda l’eliminazione di ogni vivente patogeno e non.

Vediamo che i microrganismi sono presenti in modo ubiquitario su tutti gli oggetti e le superfici esistenti e non sterilizzate.

La disinfezione mira a distruggere i microrganismi agenti di malattie infettive, ovvero i patogeni. Essa può avvenire dovunque (ad esempio nella stanza di un malato di meningite, nelle cucine di un albergo o di un ospedale) e su ogni oggetto (ad esempio lenzuola, piatti, pentole e attrezzi da cucina ecc).

Esistono vari tipi di disinfezione:

  • continua, la quale si svolge durante la malattia e riguarda oggetti (lenzuola, posate ecc) toccati dal malato, oltre ai suoi escreti (feci, urine ecc).
  • terminale, la quale si svolge dopo la fine della malattia, e riguarda anche l’ambiente (mobili, infissi ecc).

Esiste, anche, una forma di disinfezione detta “periodica” che va fatta, per legge, almeno una volta l’anno in luoghi pubblici, quali scuole, asili ecc. Inoltre si parla di disinfezione “occasionale” quando si esegue tale procedura in un locale in cui ha soggiornato un eliminatore di germi (ad esempio aula con un caso di meningite).

Vediamo che esistono vari tipi di disinfettanti:

  • naturali come ad esempio la luce solare (raggi UV), essiccamento, variazioni naturali di temperatura ecc.
  • artificiali fisici come ad esempio calore secco e umido, raggi X, raggi gamma e raggi UV.
  • artificiali chimici come alcooli (etanolo al 70%), aldeidi (formaldeide), alogeni (iodio), sali di ammonio quaternario (citrosil) ecc.

Per quanto riguarda la pulizia e la sanificazione vediamo che la pulizia consiste nella rimozione meccanica dello sporco, di solito con acqua, mentre la sanificazione consiste nell’uso sistematico di detergenti (saponi). Un detergente elimina lo sporco sciogliendo la parte grassa, che “lega” lo sporco alle superifici, e permettendo all’acqua di portare via tutto.

Un disinfettante (chimico) distrugge i microbi sciogliendone le membrane cellulari, che sono in parte composta da grasso. Di conseguenza un detergente, ha sempre anche una certa azione disinfettante.

“Lavare il pulito”, ossia passare col sapone una seconda volta ciò che è già stato lavato vuol dire, entro certi limiti, disinfettare.

Gli agenti disinfettanti devono possedere una proprietà definita come tà selettiva che è nociva per il microrganismo e innocua per le cellule dei tessuti.

Purtroppo il nostro sistema immunitario deve, normalmente, avere prima l’infezione per poi produrre gli anticorpi e quindi darci l’immunità.

Vediamo che vi è l’aumento della resistenza alle infezioni che è una forma di profilassi che ha come obiettivo fare in modo che i patogeni non raggiungano le persone recettive. A questo proposito abbiamo:

  • le resistenze aspecifiche ossia promuovere o mantenere le normali barriere difensive (ad esempio igiene personale)
  • la chemioprofilassi che è una profilassi mediante la somministrazione di antibiotici (ad esempio rifampicina per contatto con meningite)
  • la immunoprofilassi

La profilassi immunitaria ha lo scopo di aumentare la resistenza dei soggetti sani verso gli agenti patogeni mediante il conferimento di una protezione immunitaria. Essa si basa su:

  • vaccinoprofilassi ossia far produrre al soggetto anticorpi contro il patogeno. Serve tempo lungo per averla (2-6 mesi). Dura molto 3-5 anni.
  • sieroprofilassi ossia fornire al soggetto anticorpi contro il patogeno. Basta tempo breve per averla (immediata). Dura poco 1-3 settimane.

Per quanto riguarda la vaccinoprofilassi vediamo che i vaccino sono dei preparati farmaceutici costituiti da:

  • microrganismi
  • tossine
  • costituenti microbici Modificati in modo tale che la loro introduzione nell’uomo provochi la comparsa di immunità, ossia la produzione di anticorpi specifici senza che insorga la malattia.

I vaccini possono essere:

  • antibatterici come ad esempio il vaccino anti-tifo
  • antivirali come ad esempio il vaccino anti-influenza
  • anti (anatossine) come ad esempio il vaccino anti-tetanico.

Vediamo che vi è un certo tipo di preparazione dei vaccini. All’agente patogeno (batterio, virus o tossina) viene tolta la capacità patogena (il fare danni) lasciando intatta la capacità immunogena. In questo modo i batteri e virus possono essere uccisi, inattivati e attenuati, mentre le tossine vengono svelenate, cioè private del loro potere patogeno (anatossine).

Vediamo che i vaccini vanno iniettati disciolti in un veicolo. Dunque abbiamo:

  • gli idrovaccini, ossia sciolti in acqua. Vi è una somministrazione agevole, ma un assorbimento scadente (breve persistenza nel punto di iniezione)
  • i lipovaccini, ossia sciolti nell’olio. Vi è una somministrazione dolorosa e rischio di infezioni, ma ottimo assorbimento (lunga durata dello stimolo immunitario)
  • i vaccini adsorbiti, ossia sciolti in acqua ma legati ad idrossido di alluminio. Hanno i vantaggi di entrambi i precedenti.

In genere i vaccini a base di agenti vivi attenuati sono più efficaci di quelli costituiti da agenti uccisi o inattivati. Nella valutazione occorre tenere presenti i seguenti requisiti:

  • innocuità ossia l’assenza di rischi e complicanze
  • efficacia ossia la percentuale di siero conversione e la durata immunitaria
  • facilità di impiego ossia il gradimento dell’utenza.

Tuttavia, vediamo, che vi sono anche delle controindicazioni alla vaccinazione. Infatti, le vaccinazioni, vanno rinviate in presenza di malattie febbrili in atto o anche solo se i soggetti da vaccinare sono in ottimali condizioni di salute. I soggetti con malattie croniche, tumori, leucemie e quelli trattati con farmaci cortisonici e immunosoppressori non devono assumere preparati a base di agenti vivi o vivi attenuati.

La risposta del soggetto alla vaccinazione si manifesta in due fasi:

  • risposta primaria che avviene quando dopo la prima dose del vaccino si ha la produzione di anticorpi igM (meno efficaci) con durata breve (1-4 settimane). In questo caso la vaccinazione non protegge ancora contro la malattia.
  • risposta secondaria che avviane quando dopo la successiva dose di vaccino si ha la produzione di anticorpi IgG (più efficaci) con durata da alcuni mesi ad alcuni anni. In questo caso la vaccinazione è protettiva per un tempo variabile.

Il numero di dosi per avere una buona risposta secondaria ed il tempo di vaccinazione cambia da vaccino a vaccino.

Vediamo che sono possibili alcuni tipi di reazioni indesiderate ai vaccini che sono:

  • dolore al punto di iniezione (10% dei casi e comparsa immediata, dura alcune ore)
  • crisi anafilattica (comparsa immediata, ma rari casi)
  • febbre e cefalea che è variabile da vaccino a vaccino, compare entro le 24 ore e dura 1-2 giorni
  • esantema: 2-5% morbillo, 5-10% rosolia, può comparire fino a 12 giorni dopo e dura 2-3giorni
  • dolori articolari: 5-10% rosolia, può comparire entro le 24 ore e dura 1-2 giorni
  • altre complicanze (cutanee, neurologiche ecc) che compaiono in casi rarissimi.

Per quanto riguarda la sieroprofilassi vediamo che viene attuata inoculando per via parenterale (intramuscolare o endovenosa) sieri, cioè estratti del sangue, ricchi di anticorpi.

I sieri possono essere:§

  • eterologhi, ossia ottenuti da animali di grossa taglia (bue, cavallo ecc)
  • omologhi, ossia ottenuti dall’uomo (miscele di immunoglobuline).

Gli effetti della sieroprofilassi sono la produzione di una protezione immediata, in quanto gli anticorpi sono belli e pronti, rispetto a quella ottenuta con i vaccini, ma sono di breve durata (max 2-3 settimane). Si ricorre a questa pratica come misura di emergenza (ad esempio ferita a rischio di tetano).

Tuttavia, vediamo, che la somministrazione di sieri immuni può produrre due principali reazioni:

  • la malattia da siero che di solito meno grave può comparire anche a distanza di 10-14 giorni

Vediamo che le cellule si divisono in:

  • procariote, ossia un organismo unicellulare dotato di un singolo cromosoma, privo di membrana nucleare e abitualmente fornito di una parete rigida di peptidoglicani.
  • eucariota, ossia un organismo formato da cellule con un nucleo ben definito racchiuso da un involucro nucleare, dotato di cromosomi multipli e soggetto a ciclo mitotico.

Vi sono, inoltre, i protisti superiori che sono strutture cellulari simili a quelle dei vegetali e degli animali, ad esempio alghe, protozoi, funghi o miceti, muffe mucose, ma sono un po’ più strutturate.

Poi vi sono i protisti inferiori che hanno una struttura unicellulare ad esempio i batteri, le alghe verde- azzurre e virus.

Vediamo che i batteri sono ciascun membro della classe dei procarioti dotati di singolo cromosoma, senza membrana nucleare e la parerete cellulare rigida formata da peptidoglicani. Sono gli organismi più piccoli e il loro diametro medio è di circa un micron. La cellula umana ha un nucleo con una parete nucleare, invece il loro materiale genetico è libero di fluttuare nel citoplasma, non ha parete, hanno però una cellulare strutturata capace di garantire la moltiplicazione del materiale genetico oltre che la riproduzione cellulare.

I batteri, in base a come sono stati osservati al microscopio, sono stati definiti in varie categorie:

  • i cocchi: definiti così per la forma rotonda che hanno, infatti essi sono piccole sfere
  • i bacilli che hanno forma allungata (vi appartengono gli anaerobi sporigeni e gli aerobi sporigeni
  • gli stafilococchi che sono cocchi disposti in fila quasi a formare delle catene
  • gli streptococchi che sono bacilli concatenati a grappoli
  • i diplococchi/nesseria che non sono uniti a gruppo ma appaiati, a due a due come una sorta di chicco di caffè.

Le rickettsie appartengono al gruppo dei batteri pur essendo molto più piccoli e sono obbligati a sopravvivere all’interno delle cellulare per riprodursi. Sono, dunque, dotate di parassitismo intracellulare obbligato, ma sono pur sempre batteri.

Appartengono ai batteri anche i corinebatteri G+ (gamma positivo) e i micobatteri (che anche se puliamo le superfici con alcool e acidi questi restistono).

Poi vi sono i coliformi, come salmonelle, shigelle, vibrioni ed altri che sono microrganismi G-.

Per quanto riguarda i batteri emofili, invece, vediamo che sono quei batteri che hanno bisogno del sangue per sopravvivere, come il Bordetella pertussis e Hemophilus influenzae.

Vi sono, inoltre, batteri con forma spirata che sono le Spirochete come i treponemi (sifilide) e borrelie (febbre delle montagne rocciose trasmessa dalle zecche) e leptospire.

Abbiamo ancora altri batteri quali i micoplasmi non dotati di parete rigida e responsabili di polmoniti, gli streptobacilli di gamma negativo, non mobili (febbre da morso di ratto), listerie gamma negativo (meningiti).

Le rickettsie sono suddivise in gruppi correlati alle patologie che possono creare:

  • gruppo del tifo murino che può essere epidemico (pidocchi) o endemico (pulci e topi)
  • gruppo della febbre maculosa delle montagne rocciose trasmesse dalle zecche. A queste vi appartiene anche la Febbre mediterranea o bottonosi,si tratta di rickettsie che vengono

trasmesse anche in Italia nel momento della puntura delle zecche, non è una febbre facilmente diagnosticabile.

  • febbre fluviale del Giappone che è endemica
  • febbre Q
  • febbre da trincea (dovuta ai topi)

Appartengono ai batteriofagi ciascun virus che infetta un batterio e possono presentarsi sotto quattro forme:

  • maturo che si presenta nella forma di completo virione infettivo (singola particella virale al quale l’acido nucleico conferisce potere infettivo) e risulta dall’assemblaggio delle varie componenti.
  • mite che si presenta in una forma capace di moltiplicarsi stabilmente in un batterio senza ucciderlo
  • vegetativo che is presenta in uno stati di moltiplicazione cellulare. Nella forma mite la moltiplicazione porta ad una persistenza infinita del DNA fagico nella cellula ospite, nella forma virulenta porta alla morte della cellula ospite alla fine del ciclo vegetativo.
  • virulento che è in una forma inabile ad originare un profago, ma si moltiplica rapidamente e uccide la cellula ospite alla fine del ciclo di crescita.

Il profago è un batteriofago incorporato nel genoma di una cellulare batteria e replicantesi col genoma batterico. Il genoma fagico è nella fase mite e non produce lisi della cellula infettata.

Per virus, invece, intendiamo ciascun parassita di piccole dimensioni , obbligatoriamente intracellulare, con un singolo tipo di acido nucleico (DNA o RNA), senza parete cellulare. L’acido nucleico è incluso in una struttura chiamata Capside composta da subunità proteiche che si ripetono chiamate Capsomeri, con o senza un involucro lipodico. La particella virale completa e infettante, chiamata Virone, perde ribosomi o ogni mezzo di generazione di ATP e deve quindi fare assegnamento sul metabolismo della cellulare infettata.

Il DNA (acido desossiribonucleico)è una molecola presente nei cromosomi(contenuti nelle cellule)ed è una delle molecole necessarie alla sintesi(produzione)delle proteine assieme all'RNA. Questa molecola è formata da 2 filamenti e avvolta a doppia elica(come una scala a chiocciola)Il DNA è formato da una molecola di fosfato,una si zucchero(desossiribosio)e da 4 basi azotate: -adenina -guanina -citosina

  • timina. Il susseguire di 3 basi azotate forma una tripletta,una successione di triplette determinerà la proteina e i propri amminoacidi. L'RNA è una molecola che collabora con il DNA alla sintesi delle proteine. A differenza del DNA, l'RNA:
  • è costituito da un solo filamento
  • è più corto
  • al posto dello zucchero desossiribosio c'è lo zucchero ribosio
  • è costituito da 4 basi azotate ma al posto della timina c'è l'uracile. -esistono più tipi di RNA: -rRNA oppure RNA ribosomiale
  • la febbre ricorrente da zecche
  • tularemia
  • meningoencefalite

In caso di morso da zecca bisogna asportare quanto prima il parassita in odo corretto, senza strapparlo o toccarlo con le mani e verificare se nei 40 giorni successivi compare un arrossamento cutaneo (nel caso appaia occorre una terapia antibiotica specifica). La zecca non va tirata, dunque, ma si deve usare l’alcool per cercare di levarla.

Per quanto riguarda i prioni vediamo che, le proteine prioniche sono normalmente codificate da una copia singola di gene ospite presente sul braccio corto del cromosoma 20. Nella malattia prionica è identificabile una forma strutturata come beta-elica che la rende resistente alla proteasi e ne permette l’accumulo. La malattia prionica può manifestarsi in forma sporadica, infettiva o genetica. Tra le malattie prioniche ricordiamo l’insonnia fatale familiare e kuru (malattia dei cannibali).

Poliomielite: Vediamo che la poliomielite è una grave malattia infettiva virare altamente contagiosa.

L’agente eziologico è un virus, la trasmissione avviene per via aerea, i virus sono i polio virus di tipo 1,2 e 3.

Poliomielite deriva da polios che vuol dire grigio e myelos che vuol dire midollo. Già questo ci fa pensare che il virus ha un atropismo per il midollo spinale. La materia grigia, infatti colpisce i motoneuroni delle corna anteriori del midollo spinale e nuclei bulbo- pontini, o può interessare il secondo motoneurone determinando delle paralisi flaccide al soggetto interessato.

La poliomielite fu descritta la prima volta nel 1789. Essa era presente in Europa in forma epidemica nei XIX secolo, inoltre ci fu un picco in Italia nel 1958.

Nel 1955 Sal ha realizzato il primo vaccino con l’utilizzo di virus inattivati. Questo vaccino doveva essere somministrato per via iniettiva IPD.

Mentre nel 1964 Sabin realizzò il vaccino che poteva essere somministrato per via orale OPV, ma era fatto con un virus attenuato e, dunque, tale vaccino in alcuni casi poteva determinare la malattia. In Italia adesso proprio per i troppi casi da poliomielite da vaccino esiste solo l’IPD.

La poliomielite può presentarsi in maniera asintomatica e sintomatica. Nel momento in cui si viene contagiati dal portatore della patologia possiamo avere vari quadri clinici:

  • nel 90% dei casi si ha solo uno stato febbrile (forma abortiva)
  • nel 5-10% dei casi vi è poi la polio non paralitica, caratterizzata da meningite
  • nel 1% dei casi vi è la poliomielite paralitica (ad esempio di uno o più arti).

Il virus appartiene al genere Enterovirus, non ha lipidi nell’envelope, è stabile in ambiente acido ed è resistente ad enzimi proteolici, non è inattivato da disinfettanti standard, resiste a temperatura ambiente per giorni e possono essere distrutti dal riscaldamento a 55°C in sospensione acquosa.

Esso è un virus ad RNA.

Ne esistono 3 sierotipi:

  • il primo è Brunhilde che è responsabile di epidemie
  • il secondo è Lansing è endemico
  • il terzo è Leon è eccezionalmente causa di epidemie.

La patologia avviene tramite penetrazione nell’organismo attraverso le acque contaminate, o le goccioline di saliva o da latte non pastorizzato. Il virus si riproduce a livello orofaringeo.

Vediamo che può esserci una viremia minore e una maggiore. Nella viremia minore solitamente ne deriva una forma abortiva. Nella viremia maggiore vi è un’aggressione sistemica più importante che può portare ad una forma abortiva o in rari casi alla diffusione al Sistema Nervoso Centrale.

Il modo in cui arriva al Sistema Nervoso Centrale non è ancora molto chiaro, non si sa se per via ematica o per via nervosa. Normalmente i fattori associati alla neuro virulenza sono sia fattori virali che di ospite (cioè in base alle condizioni del soggetto).

Appena c’è l’ingresso del virus nel nostro orofaringe c’è la produzione di anticorpi neutralizzanti (IgM e IgG) oppure di IgA che sono gli anticorpi prodotti nel latte o secretori come ad esempio prodotti dalla saliva.

L’incubazione del virus dura 10giorni.

I quadri clinici come abbiamo detto sono la forma abortiva, la poliomielite non paralitica e la poliomielite paralitica.

Dopo i 10 giorni di incubazione c’è la prima fase che è l’esordio della malattia, attraverso l’astenia, la febbre, il vomito, la diarrea e cefalea.

Le possibili evoluzioni sono che in 2-3 giorni vi è la guarigione, dunque forma abortiva, oppure vi sarà la meningite asettica, che guarisce in 1-6 giorni, oppure nel peggiore dei casi vi è l’evoluzione in forma paralitica.

Con la forma paralitica vediamo che consiste in una paralisi flaccida e asimmetrica. C’è una riduzione o assenza dei riflessi, il tono muscolare risulta diminuito o abolito,ci sono delle contrazioni non funzionali delle fasce muscolari e non ci sono delle alterazioni sensitive (dunque è solo a livello motorio).

La malattia paralitica ha varie forme:

  • forme spinali
  • forme bulbo-pontine caratterizzate dalla paralisi dei nervi cranici (disturbi respiratori, disturbi deglutizione)
  • forme mesencefaliche
  • forme encefaliche

La diagnosi può essere clinica o eziologica.

La diagnosi clinica avviene tendenzialmente con i sintomi, dalla fase meningite e dalla fase paralisi.