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Appunti presi a lezione con dispense date dal docente
Tipologia: Appunti
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Lezione 1 – Epidemiologia delle malattie infettive
Cosa sono le malattie infettive? Per malattie infettive si intende quando si ha una condizione patologica provocata da organismi viventi.
Ciò non costituisce l’inevitabile conseguenza del contatto di un microrganismo con il macrorganismo. Da questo contatto possono derivare:
La malattia infettiva è il risultato di complesse interazioni tra almeno tre variabili:
Dal punto di vista antropocentrico i microorganismi possono essere classificati come:
Caratteristiche dei microrganismi
→ Patogenicità: capacità di causare danno all’ospite che si esprime con lo stato di malattia. Dipende dall’invasività e dalla tossigenicità delle diverse specie microbiche. → Virulenza: diverso grado con cui la patogenicità si esprime → Infettività: capacità del microrganismo patogeno di penetrare, attecchire e modificarsi → Contagiosità: capacità di un microrganismo patogeno di passare da un soggetto recettivo (nel caso di un vaccino o aver contratto la malattia, si acquisiscono gli anticorpi ) ad un altro
Abbiamo parlato delle caratteristiche dei microrganismi ma non di cosa sono:
Esistono situazioni di microrganismi “buoni” che possono approfittare di determinate situazioni e si definiscono microrganismi opportunisti le malattie opportuniste sono un grosso problema per la salute pubblica.
Ospite
È dotato di meccanismi di difesa, alcuni di questi vengono definiti 1° barriera , cute e mucose con la loro struttura, secrezione e i microrganismi commensali che le colonizzano; e altri di 2° barriera , costituito dal sistema immunitario: immunità cellulo-mediata e umorale.
Per studiare le malattie infettive dobbiamo prendere in considerazione alcuni fattori:
Sorgenti di infezione
Le sorgenti di infezione sono quei mezzi animati dai quali l’agente passa direttamente o indirettamente all’ospite. Vengono considerati soggetti di infezione:
Serbatoio di infezione
La specie animale o vegetale o materiale organico inanimato in cui un agente infettivo di norma vive e esi moltiplica e da cui dipende primariamente per la sopravvivenza, riproducendo sé stesso in tale maniera da poter essere trasmesso ad un ospite suscettibile
Trasmissione verticale
La trasmissione verticale può avvenire attraverso la trasmissione del contagio dal genitore al figlio tramite:
Esempi di malattie che si diffondono per trasmissione verticale:
Sifilide Toxoplasmosi : malattia trasmessa dagli animali domestici (es. cisti del gatto), il toxoplasma si può trovare anche nel terriccio → In caso di gravidanza Nella “miglior ipotesi” l’embrione non sopravvive → Contratta al di fuori della gravidanza non è un problema Rosolia : è una specie di protozoo, è un’altra malattia infettiva [ vaccino – 3 dosi da bambino; 2 dosi adulto ] → Serbatoio Gatti (particolarmente)
Fattori favorenti le infezioni
Diversi fattori propri dell’ospite o dell’ambiente in cui vive possono facilitare la trasmissione delle infezioni e il passaggio dello stato di infezione a quello di malattia.
I fattori possono essere:
Tali possono essere distinti in:
Profilassi
Si definisce profilassi l’insieme di tutte quelle misure da adottare per prevenire l’insorgenza e la diffusione delle malattie infettive.
Come fare profilassi?
Lezione 2 – Profilassi immunitaria
Le sieroprofilassi possono essere divise in tre categorie:
I primi sono stati completamente abbandonati, mentre quello antirabbico è l’unico siero antivirale tutt’ora utilizzato.
I più utilizzati sono i sieri antitossici (antibotulinico, anticarbonchioso e antitetanico).
Il motivo principale della loro desuetudine è nel rischio di reazioni allergiche pericolose shock anafilattico
Metodo di somministrazione
→ Intramuscolo – I.M. → Endovena – E.V.
I sieri possono essere:
Vaccini
La scienza dei vaccini è stata creata nel 1796 da Edward Jenner con la dimostrazione che si poteva prevenire il vaiolo umano, utilizzando un virus del vaiolo meno virulento (quello del vaiolo bovino).
Da cosa sono costituiti i vaccini? Sono costituiti da agenti infettivi patogeni che hanno perso il loro potere patogeno e conservano le loro proprietà immunogene.
Metodo di somministrazione
→ I.M. si entra con l’ago cercando di avere un ingresso perpendicolare 90° 2,5 mm ago [ Come la maggior parte dei vaccini ] Nei bambini piccoli, muscolo: coscia, vasto – laterale (muscolo più sviluppato) Nell’adulto, muscolo: braccio (deltoide) → Intradermica lunghezza ago 1,5 mm perpendicolare → Sottocutanea inclinazione a 45°
Come preparare un vaccino?
Un vaccino può essere preparato in due modi diversi:
Vaccini preparati con prodotti batterici (tossine)
Sono utilizzati per la prevenzione di quelle patologie, come la difterite ed il tetano, il cui meccanismo di insorgenza è legato alla produzione di esotossine da parte da parte dei microrganismi responsabili.
Essi utilizzano le cosiddette anatossine (tossina privata dell’agente patogeno) che si preparano secondo la classica tecnica di Ramon che consiste nell’aggiungere formolo alla tossina che viene, poi, mantenuta a 38- 40°C per un mese.
Vaccini costituiti da proteine ottenute sinteticamente
Appartengono all’ultima generazione di vaccini, per la cui preparazione ci si avvale di tecniche sofisticate di ingegneria genetica tra cui quella del DNA ricombinante clonare l’antigene s.
Esempio: vaccino epatite B: ottenuto clonando il gene dell’antigene HBsAg nel lievito Saccharomyces cerevisiae.
Per la loro realizzazione è necessario:
Fanno parte dei vaccini:
Principi attivi – agenti immunizzanti Principi inerti – conservanti, stabilizzanti, antibiotici, liquido di sospensione, adiuvanti (possono creare reazioni allergiche) → I primi tre servono per prevenire la crescita batterica o per stabilizzare l’antigene
Liquido di sospensione : nella maggior parte dei casi è costituito da una soluzione fisiologica sterile ma possono essere costituite anche da altro.
Adiuvanti : sostanze che aiutano gli antigeni a sviluppare una risposta immune precoce e di lunga durata.
Efficacia dei vaccini
I principali effetti della vaccinazione sono:
Tutte quelle malattie che si prendono solitamente da bambini se presi in età adulta, si manifestano in maniera più grave e possono anche essere fatali.
Cosomministrazioni
La ricerca ha portato a un numero maggiore di vaccini a disposizione; ciò è stato possibile scegliendo due vie:
Vaccini obbligatori in Italia (10)
Vaccini raccomandati in Italia per categorie a rischio (gratuite)
Generalmente i vaccini vengono effettuati nei primi 3 mesi di vita del bambino, in quanto sfrutta gli anticorpi della madre per poi iniziare a produrre i propri.
C’è da sottolineare il fatto che alcuni vaccini non certificano una vera e propria immunità, c’è sempre la possibilità di ammalarsi ma attraverso la somministrazione del vaccino è possibile quantomeno “limitare i danni”, quindi è possibile contrarre la malattia in maniera non grave.
Controindicazioni dei vaccini
Vi sono alcune situazioni che possono controindicare l’esecuzione della vaccinazione.
Esistono infatti:
Controindicazioni temporanee: situazioni temporanee che escludono la vaccinazione solo per il periodo in cui sono presenti ( malattie acute, vaccinazioni con virus vivo [30gg precedenti], terapia con farmaci che agiscono sul sistema immunitario ) Controindicazioni definitive: situazioni permanenti ( reazione allergiche a vaccini, affetto da malattia neurologiche in evoluzione, affetto da malattie congenite, allergico alle proteine dell’uovo, è allergico ad alcuni antibiotici quali streptomicina e neomicina )
Lezione 3 – Disinfezione e Sterilizzazione
Definiamo alcune parole:
La Sterilizzazione consiste nell’uccisione di tutti le forme microbiche presenti (spore in particolare), che possono essere contratte tramite agenti chimici o fisici.
La Disinfezione consiste nella inattivazione di tutti i microrganismi patogeni, viene ottenuta tramite agenti chimici.
L’ Asepsi è una metodica che mira ad impedire l’apporto dei microrganismi su un substrato; ad esempio, in campo operatorio vengono utilizzati particolari dispostivi affinché non entrino microrganismi.
L’ Antisepsi invece, è una metodica che neutralizza l’azione di un microrganismo distruggendolo o inibendone la crescita sulla pelle, mucose o altri tessuti viventi.
Infine, la Sanificazione, si tratta della riduzione dei livelli di contaminazione microbica entro i limiti di sicurezza indicati dagli standard di sanità pubblica.
Preparazione del materiale
Per la preparazione del materiale bisogna seguire una serie di fasi:
Perché bisogna disinfettare prima della sterilizzazione? Perché la decontaminazione serve a tutelare l’operatore che dovrà poi fare il lavaggio.
Decontaminazione del materiale
Il decontaminante ha inoltre l'effetto di abbattere la carica microbica residente sullo strumento favorendo l'efficacia del processo di lavaggio.
Pulizia del materiale
Pulizia manuale - Lo strumento deve essere smontato, quando necessario, sottoposto a lavaggio e spazzolatura ponendo particolare attenzione a zigrinature, cavità, ed incastri.
Le spazzole utilizzate per il lavaggio dovranno essere sottoposte a lavaggio e disinfezione al termine dell’uso. Devono essere indossati guanti in gomma e dispositivi di protezione individuale per la protezione di occhi e corpo dal possibile contatto con materiale biologico. Il risciacquo dovrà essere effettuato con acqua corrente.
Fasi fondamentali
L’asciugatura è di fondamentale importanza al fine di consentire la corretta esposizione del materiale all’agente sterilizzante.
Pulizia meccanica - Attenersi alle indicazioni del produttore dell’apparecchiatura per il lavaggio dello strumentario.
Idoneità del materiale
Non devono essere sottoposti a sterilizzazione materiali che evidenzino: rotture, macchie, ruggine.
Confezionamento del materiale
Il confezionamento è essenziale per garantire l’efficacia del processo di sterilizzazione ed ha lo scopo di:
Corretta sterilizzazione
Per una corretta sterilizzazione occorre indicare in ogni pacco:
Per essere sicuri che la sterilizzazione sia avvenuta bisogna sempre controllare che le stufette siano collaudate per controllarne l’efficacia e per stabilire la durata dei tempi di sterilizzazione. Successivamente la regolarità dei cicli di sterilizzazione va continuamente monitorata attraverso di apparecchi di misura posti in ciascun apparecchio o attraverso prove fisiche, chimiche o microbiologiche.
Alla fine di ogni ciclo di sterilizzazione ci sarà una sorta di ricevuta che attesta tutto ciò che è avvenuto all’interno della macchina.
L’etichetta, quindi, sarà una sorta di prova del nove; infatti, all’interno dello sterilizzatore con il processo o prendono colore o cambia scritta (es infetto/sterilizzato).
Per vedere se la sterilizzazione ha funzionato o meno si fa una prova microbiologica: si prendono delle spore termosensibili che vengono immesse nell’autoclave; se il processo è avvenuto correttamente, non si svilupperanno le spore. Si tratta di una prova più sicura che però porta via molto tempo; infatti, viene effettuata o al primo ciclo di disinfezione o quando la macchina rientra dalla manutenzione.
Tipi di etichette:
Vengono utilizzati per la sterilizzazione dell’aria e dei piani di appoggio in ambienti protetti. Non può essere utilizzata in ambienti grandi con persone, poiché crea danni sulla pelle scoperta e sulle mucose. L’operatore deve coprire opportunamente tutto il corpo
Disinfezione
Si tratta dell’inattivazione di tutti i microrganismi patogeni ottenuta mediante agenti chimici.
Distinguiamo:
Alogeni – cloro e iodio i più utilizzati
Il cloro può essere usato sotto forma gassosa o come composti inorganici ed organici. È attivo nei confronti di batteri, virus e spore ed è un potente ossidante, corrosivo nei confronti di alcuni metalli e della plastica.
Lo iodio ha azione ossidante. Generalmente utilizzato come soluzione alcolica (tintura di iodio) o come soluzione acquosa (liquido di Lugol). Quando è coniugato con detergenti sintetici non ionici forma composti detti iodofori.
Alcoli
Vengono correntemente utilizzati l’alcol etilico e l’alcol isopropilico che esplicano un intenso e rapido effetto battericida sulle cellule in forma vegetativa ma non hanno alcun effetto sulle spore.
[ALTAMENTE VOLATILE]
L’attività è massima quando sono diluiti in acqua al 50-60ù5: si usano quindi soluzioni al 70% per la disinfezione della pelle e dei termometri, ma bisogna tener presente che l’azione sui virus è scarsa e lenta.
Aldeidi - formaldeide
Inizialmente venne utilizzata la formaldeide, che si scoprì essere cancerogeno, infatti, i vapori del composto sono irritanti e la tossicità per i tessuti rende necessario che il materiale sia accuratamente risciacquato prima dell’uso.
È impiegata come disinfettante e/o sterilizzante a freddo sia sotto forma liquida che gassosa.
Le indicazioni d’uso sono limitate alla sterilizzazione ambientale delle sale operatorie in caso di TBC polmonare aperta e carbonchio.
Successivamente venne utilizzata la gluteraldeide la quale è meno irritante e meno volatile della formaldeide e viene usata in soluzione acquosa per la disinfezione di strumentario medico vario.
È da 2 a 8 volte più attiva della formaldeide contro le spore e, in soluzione al 2%, esplica una energica azione disinfettante se è lasciata agire per 10-30 minuti, mentre assicura un effetto sterilizzante se è lasciata agire per 6-10 ore.
Fenoli
Il fenolo puro o acido fenico fu il primo disinfettante introdotto nella pratica chirurgica dell’antisepsi. Ha una spiccata azione antibatterica, nessun potere contro le spore e scarsa azione contro i virus mentre alcuni fenoli possono agire anche sui miceti.
L’acido fenico o fenolo puro è stato poi abbandonato sia per il suo costo, sia perché meno attivo di altri prodotti.
Molto usato è l’acido fenico grezzo solubilizzato con l’aggiunta di alcali e saponi: le creoline (saponi) fornite di una buona attività disinfettante ma emananti un forte odore sgradevole. Sono presenti in diversi preparati commerciali, spesso con l’aggiunta di essenze profumate, per la disinfezione delle mani, di oggetti e di superfici.
Saponi
Si producono trattando i grassi animali o vegetali con idrato sodico o con idrato di potassio. Hanno la proprietà di abbassare la tensione superficiale ed esplicano azione detersiva e sgrassante con cui si ottiene l’allontanamento meccanico di parte dei microrganismi presenti sulla pelle o su oggetti.
Detergenti sintetici
Si dividono in tre categorie:
Non ionici Anionici, cationici Anfoteri
I detergenti non ionici e quelli anionici hanno scarso potere disinfettante, ma possiedono spiccato potere schiumogeno, emulsionante e detersivo. In particolare, i detergenti anionici sono utilizzati nella formulazione dei comuni detersivi usati in ambiente domestico.