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Malattie Infettive: Trasmissione, Prevenzione e Controllo, Appunti di Sistemi Digitali

PRINCIPI DI EPIDEMOLOGIA DELLE MALATTIE INFETTIVE e PREVENZIONE capitolo 6 e 7

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 15/01/2018

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camilla-2727 🇮🇹

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CAP. 6
PRINCIPI DI EPIDEMOLOGIA DELLE MALATTIE INFETTIVE
6.1 LE MALATTIE INFETTIVE
MALATTIE INFETTIVE o da infezione sono patologie determinate da microorganismi patogeni di varia
nature, quali particelle sub-cellulari (prioni, virus), batteri, miceti, protozoi. Gran parte delle malattie
infettive è sostenuta da microrganismi in grado di diffondersi da una persona infetta ad una persona ricettiva
stabilendo il contagio. In alcuni casi il microrganismo patogeno non si trasmette da persona a persona e
necessita di particolari condizioni perché l’infezione si stabilisca (es TETANO, le cui spore sono nel
terreno).
Nel corso del XX sec si sono raggiunti traguardi importanti: eradicazione del vaiolo, eradicazione della
poliomelite, controllo e eliminazione della difterite, controllo della tubercolosi nei paesi sviluppati si pensò
che queste malattie fossero ormai un problema del passato, invece una serie di eventi e cambiamenti nella
popolazione umana le ha riproposte come problema prioritario della Sanità Pubblica, oggi si da importanza
prioritaria a:
Nei paesi in via di sviluppo persiste la mortalità per varie malattie: infezioni gastroenteriche,
infezioni respiratorie, tubercolosi, malaria.
Nei paesi sviluppati, persistenza delle malattie anche se con mortalità limitata: infezioni respiratorie,
infezioni in conseguenza alla larga quota di persone anziane e immunodeficienti.
Comparsa di nuovi patogeni: virus epatitici A, B, C, D, E; HIV; ebola virus; nuove varianti di virus
influenzali, …
Diffusione della resistenza ai farmaci antimicrobici.
Le malattie infettive possono essere considerate espressione estrema del parassitismo, un batterio che
parassita un organismo superiore può ricavare da questo fattori nutrizionali. (es. SALMONELLA, infetta
solo l’uomo)
I criteri sulla base dei quali si riconosce che un certo agente microbico è la causa di una data malattia sono
stati enunciati nel 1800 da ROBERT KOCH, che formulò i POSTULATI DI KOCH:
Il microrganismo presunto responsabile di una data malattia deve essere trovato in tutti coloro che
manifestano i sintomi della malattia stessa e non solo in soggetti sani
Esso deve riprodurre i sintomi della malattia se inoculato in un animale da esperimento
Esso deve poter essere reisolato e coltivato in laboratorio a partire dall’animale sperimentalmente
infettato
L’importanza di una malattia in una popolazione è definita dalla frequenza e dalla gravità con cui essa si
presenta ed è valutata in base a diversi parametri:
1. CONTAGIOSITA, indica la capacità di stabilire un’infezione ad opera di soggetti eliminatori del
microrganismo, essa si quantifica calcolando il numero degli infetti sui suscettibili esposti
all’infezione.
2. DIFFUSIVITA’, esprime la capacità di un microrganismo di diffondersi da un ospite all’altro.
CONTAGIOSITA e DIFFUSIVITApossono dipendere da vari fattori:
carica infettante, cioè la quantità di microrganismi che viene messa nell’ambiente dagli
infetti e che raggiungono i soggetti recettivi.
Diversa capacità di superare le barriere cutanee e mucose.
Necessità di compiere cicli biologici in diverse specie da parte di alcuni microrganismi, es
MALARIA
3. PATOGENICITA, tutte le proprietà che rendono un microrganismo capace di colpire l’ospite. Essa
dipende dalla sua invasività, cioè dalla capacità di diffondersi nell’organismo dell’ospite; dalla
tossigenicità, cioè la capacità di produrre tossine; dalla capacità citopatica, tipico dei virus che si
riproducono all’interno di cellule determinandone la morte.
4. VIRULENZA, il grado con cui il microrganismo si manifesta.
Dalla PATOGENICITA e dalla VIRULENZA dipende la suscettibilità del soggetto e la salute.
Alla luce di tutte queste caratteristiche il Decreto Ministeriale del 15 dicembre 1990 ha distinto le malattie
infettive in 5 classi:
1. CLASSE PRIMA, malattie per le quali si richiede segnalazione immediata
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CAP. 6

PRINCIPI DI EPIDEMOLOGIA DELLE MALATTIE INFETTIVE

6.1 LE MALATTIE INFETTIVE

MALATTIE INFETTIVE o da infezione sono patologie determinate da microorganismi patogeni di varia nature, quali particelle sub-cellulari (prioni, virus), batteri, miceti, protozoi. Gran parte delle malattie infettive è sostenuta da microrganismi in grado di diffondersi da una persona infetta ad una persona ricettiva stabilendo il contagio. In alcuni casi il microrganismo patogeno non si trasmette da persona a persona e necessita di particolari condizioni perché l’infezione si stabilisca (es TETANO , le cui spore sono nel terreno). Nel corso del XX sec si sono raggiunti traguardi importanti: eradicazione del vaiolo, eradicazione della poliomelite, controllo e eliminazione della difterite, controllo della tubercolosi nei paesi sviluppati si pensò che queste malattie fossero ormai un problema del passato, invece una serie di eventi e cambiamenti nella popolazione umana le ha riproposte come problema prioritario della Sanità Pubblica, oggi si da importanza prioritaria a:

  • Nei paesi in via di sviluppo persiste la mortalità per varie malattie: infezioni gastroenteriche, infezioni respiratorie, tubercolosi, malaria.
  • Nei paesi sviluppati, persistenza delle malattie anche se con mortalità limitata: infezioni respiratorie, infezioni in conseguenza alla larga quota di persone anziane e immunodeficienti.
  • Comparsa di nuovi patogeni: virus epatitici A, B, C, D, E; HIV; ebola virus; nuove varianti di virus influenzali, …
  • Diffusione della resistenza ai farmaci antimicrobici. Le malattie infettive possono essere considerate espressione estrema del parassitismo, un batterio che parassita un organismo superiore può ricavare da questo fattori nutrizionali. (es. SALMONELLA , infetta solo l’uomo) I criteri sulla base dei quali si riconosce che un certo agente microbico è la causa di una data malattia sono stati enunciati nel 1800 da ROBERT KOCH , che formulò i POSTULATI DI KOCH:
  • Il microrganismo presunto responsabile di una data malattia deve essere trovato in tutti coloro che manifestano i sintomi della malattia stessa e non solo in soggetti sani
  • Esso deve riprodurre i sintomi della malattia se inoculato in un animale da esperimento
  • Esso deve poter essere reisolato e coltivato in laboratorio a partire dall’animale sperimentalmente infettato L’importanza di una malattia in una popolazione è definita dalla frequenza e dalla gravità con cui essa si presenta ed è valutata in base a diversi parametri:
  1. CONTAGIOSITA’ , indica la capacità di stabilire un’infezione ad opera di soggetti eliminatori del microrganismo, essa si quantifica calcolando il numero degli infetti sui suscettibili esposti all’infezione.
  2. DIFFUSIVITA’, esprime la capacità di un microrganismo di diffondersi da un ospite all’altro.
  • CONTAGIOSITA’ e DIFFUSIVITA’ possono dipendere da vari fattori:
  • carica infettante , cioè la quantità di microrganismi che viene messa nell’ambiente dagli infetti e che raggiungono i soggetti recettivi.
  • Diversa capacità di superare le barriere cutanee e mucose.
  • Necessità di compiere cicli biologici in diverse specie da parte di alcuni microrganismi, es MALARIA
  1. PATOGENICITA’ , tutte le proprietà che rendono un microrganismo capace di colpire l’ospite. Essa dipende dalla sua invasività , cioè dalla capacità di diffondersi nell’organismo dell’ospite; dalla tossigenicità , cioè la capacità di produrre tossine; dalla capacità citopatica , tipico dei virus che si riproducono all’interno di cellule determinandone la morte.
  2. VIRULENZA, il grado con cui il microrganismo si manifesta.
  • Dalla PATOGENICITA’ e dalla VIRULENZA dipende la suscettibilità del soggetto e la salute. Alla luce di tutte queste caratteristiche il Decreto Ministeriale del 15 dicembre 1990 ha distinto le malattie infettive in 5 classi:
  1. CLASSE PRIMA, malattie per le quali si richiede segnalazione immediata

COLERA, FEBBRE GIALLA, EBOLA,PESTE, POLIOMELITE, TIFO, BOTULISMO, RABBIA,

TETANO, DIFTERITE, …

  1. CLASSE SECONDA, malattie rilevanti perché ad elevata frequenza EPATITE VIRALE A,B,C, FEBBRE TIFOIDE, MENINGITE, ENCEFALITE, MORBILLO, PAROTITE, PERTOSSE, ROSOLIA, SCARLATTINA, SIFILIDE, VARICELLA,…
  2. CLASSE TERZA, malattie per le quali sono richieste particolari documentazioni AIDS; LEBBRA, MALARIA, TUBERCOLOSI
  3. CLASSE QUARTA, malattie per le quali alla segnalazione del singolo caso da parte del medico deve seguire la segnalazione dell’unità sanitaria locale solo quando si verificano focolai INFEZIONI, TOSSINFEZIONI E INFESTAZIONI DI ORIGINE ALIMENTARE; PEDICULOSI; SCABBIA
  4. CLASSE QUINTA, malattie infettive e diffusive notificate all’unità sanitaria locale e non comprese nelle classi precedenti. 6.2 EZIOLOGIA DELLE MALATTIE INFETTIVE: I MICROBI MICROBI una serie di organismi microscopici e submicroscopici 6.2.1. VIRUS Entità biologiche subcellulari, parassiti di dimensioni comprese tra 10 e 400 nanometri. Una particella virale detta virione, può essere considerata come un contenitore di un acido nucleico (DNA o RNA), privo di un proprio metabolismo, deve parassitare una cellula per poter svolgere il suo ciclo vitale. Hanno una struttura molto semplice, un involucro proteico detto capside protegge il materiale genetico. Alcuni virus, detti “rivestiti”, hanno un rivestimento attorno al capside detto envelope, mentre quelli che ne sono privi sono detti “nudi”. Il processo di infezione della cellula parassitata si articola in 5 fasi: 1)Adesione, 2)Penetrazione, 3)Esposizione dell’acido nucleico, 4)Sintesi dei componenti virali, 5)Maturazione e liberazione della cellula ospite.
  • Molti virus causano infezioni e malattie di breve durata,altri possono persistere per mesi o anni continuando a replicarsi, come il virus dell’ EPATITE B e C che può determinare il cancro al fegato e la cirrosi.
  • Altri virus sono in grado di sopravvivere silenti e di riattivarsi in particolari condizioni, come i virus erpetici che causano herpes labiale e genitale, e il virus della varicella che a distanza di anni può causare l’herpes zoster (fuoco di sant’antonio).
  • Ci sono virus che trasformano la cellula ospite in una cellula tumorale, come il virus del papilloma umano HPV che causa il cancro alla cervice uterina e della vulva. 6.2.2. BATTERI Sono protisti procarioti, cioè organismi viventi unicellulari. Hanno il DNA e RNA, il nucleo non è circondato dalla membrana nucleare ma è sparso nel citoplasma. I batteri di oggi discendono dalle prime specie viventi sulla terra, si sono differenziati in modo da colonizzare ogni ambiente del pianeta l’uomo è colonizzato da un gran numero di batteri che popolano la cute e le mucose, senza provocare danni, per questo sono chiamati commensali. I batteri si dividono in:
  1. BATTERI CLASSICI , hanno diversi enzimi per produrre energia e sono in grado di assumere sostanze nutritive per il loro metabolismo. Hanno una struttura cellulare semplice, come quella descritta sopra. Molti di questi batteri si trovano come commensali sulla pelle e sulle mucose, altre specie sono patogene e causano malattie infettive. Le forme più tipiche sono:
  • BACILLI , a bastoncello
  • COCCHI , a sfera
  • SPIRILLI , a spirale
  1. CLAMIDIE , batteri di dimensioni più piccole, non hanno enzimi per produrre energia, dunque sono parassiti obbligati e dipendono dalla cellula ospite, al cui interno soltanto possono riprodursi. Diverse di queste specie infettano l’uomo, come la clamidia , che si trasmette sessualmente.
  1. Se prevalgono i meccanismi di difesa e l’agente patogeno è subito neutralizzato, allora si è avuto il CONTAGIO ma non si è avviata l’infezione, in questo caso lì organismo del soggetto non mantiene alcun ricordo dell’evento.
  2. Quando un microrganismo riesce a penetrare e a moltiplicarsi senza però che ci sia alcun danno per l’organismo ospite si stabilisce uno stato di INFEZIONE SENZA MALATTIA. Questo è il risultato di un equilibrio tra le capacità di offesa dell’agente patogeno e le capacità di difesa dell’individuo. L’organismo in questo caso reagisce all’infezione con una risposta immunitaria.
  3. Quando il microrganismo riesce a superare le difese dell’ospite si ha lo stato di MALATTIA , che si manifesta con diversi sintomi e segni. La malattia inizia a manifestarsi dopo un tempo variabile di contagio, che varia da poche ore ad alcuni mesi, e che è definito come PERIODO DI INCUBAZIONE. 6.4 I SERBATOI E LE SORGENTI D’INFEZIONE Le sorgenti d’infezione sono costituite dall’uomo o dall’animale infetto. A partire dall’uno o dall’altro un microrganismo può essere trasmesso ad una persona recettiva. Nel caso dei microrganismi patogeni solo dell’uomo, il serbatoio è la specie umana, mentre la sorgente è la persona infetta. Nel caso delle infezioni trasmesse dall’animale all’uomo, e poi da persona a persona, il serbatoio è la specie animale, mentre la sorgente può essere il singolo animale infetto o la singola persona infetta. SORGENTI UMANE D’INFEZIONE:
  • Uomo malato
  • Uomo infetto ma senza sintomi di malattia definito PORTATORE , il quale può essere:
  1. Portatore sano , è la persona in cui l’infezione inizia e guarisce spontaneamente senza manifestarsi, quindi senza mai arrivare allo stato di malattia. Per tutta la durata dell’infezione esso però espelle nell’ambiente i microrganismi patogeni che l’hanno causata
  2. Portatore precoce , è la persona infetta che comincia ad espellere i microrganismi patogeni già alcuni giorni prima di manifestare i sintomi della malattia
  3. Portatore convalescente , è la persona che dopo la guarigione continua ad espellere i microrganismi ancora per alcuni giorni
  4. Portatore cronico , è la persona che dopo la guarigione continua ad espellere i microrganismi ancora per mesi o anni o per tutta la vita. 6.5 MODALITA’ DI TRASMISSIONE DELLE INFEZIONI I patogeni possono essere trasmessi da una sorgente di infezione ad un ospite recettivo in due modi: direttamente per contatto fisico, o indirettamente attraverso veicoli o vettori. 6.5.1. LA TRASMISSIONE DIRETTA E SEMI-DIRETTA La TRASMISSIONE DIRETTA si verifica quando i microrganismi sono trasferiti da una sorgente d’infezione (persona o animale infetto) ad un ospite senza alcuna mediazione. La trasmissione diretta avviene ad esempio per le malattie sessualmente trasmesse come SIFILIDE e GONORREA ; per EPATITE B e C e per AIDS , oltre alla trasmissione sessuale, c’è anche la trasmissione diretta per inoculazione (scambio di siringe, piercing, …); per le malattie cutanee, come la SCABBIA e le TIGNE , avviene la trasmissione diretta per contatto ; vi è anche la trasmissione verticale , che può realizzarsi attraverso la placenta dalla madre al feto (trasmissione di AIDS , ROSOLIA , TOXOPLASMOSI ) oppure in seguito al contatto con le secrezioni vaginali materne infette durante il parto (trasmissione di AIDS , EPATITE B ); anche il morso o il graffio di animali infetti è una trasmissione diretta, come avviene per la RABBIA. La TRASMISSIONE SEMI-DIRETTA, avviene mediante le particelle di Flugge , minuscole gocce di secrezione infette che si producono parlando, tossendo, starnutendo. Queste possono raggiungere le mucose, ma è necessario un contatto ravvicinato entro 1-3 metri tra la sorgente e il soggetto recettivo. 6.5.2. TRASMISSIONE INDIRETTA La trasmissione indiretta può avvenire tramite l’ambiente, anche a distanza di tempo e di luogo tra la sorgente d’infezione e il soggetto recettivo. A trasportare i microrganismi patogeni possono essere dei VEICOLI o dei VETTORI.

1. TRASMISSIONE INDIRETTA MEDIANTE VEICOLI

I veicoli sono costituiti da tutti gli oggetti che, se contaminati con microbi patogeni, fungono da trasporto fino ai soggetti recettivi che in questo modo possono contrarre l’infezione e ammalarsi. ACQUA e ALIMENTI contaminati sono i veicoli più importanti per la trasmissione indiretta delle infezioni gastro-enteriche e per entrare nell’ apparato digerente , virus e batteri della gastroenteriti , virus dell’ epatite A , batteri del tifo ,…)

  1. TRASMISSIONE INDIRETTA MEDIANTE VETTORI I vettori sono degli artropodi, degli insetti, che trasportano i microrganismi patogeni. Nei paesi con un basso livello d’igiene le mosche possono trasportare agenti patogeni dalle feci fino agli alimenti non protetti, contaminandoli. Gli anofeli , una specie di zanzare, assumono i plasmodi della malaria pungendo e succhiando le persone infette e li trasmettono pungendo persone recettive. I pappataci trasmettono la Leishmaniosi dai cani infetti fino all’uomo, provocando lesioni cutanee o viscerali. Le zecche trasmettono l’encefalite virale e la febbre bottonosa. 6.5.3. CIRCUITI DI TRASMISSIONE I circuiti di trasmissione possono essere:
  • Da persona a persona, in cui la trasmissione può essere diretta o mediata dall’ambiente. Costituisce la catena omologa d’infezione , che può essere chiamata antroponosi.
  • Da animale a persona, in cui la trasmissione può essere diretta o mediata dall’ambiente. Costituisce la catena eterologa d’infezione , che può essere chiamata antropozoonosi. 6.5.4. LE VIE D’INGRESSO DEI MICROBI NELL’ORGANISMO I microrganismi possono penetrare nell’organismo umano, attraverso le mucose (del tratto digerente, delle vie respiratorie, genito-urinarie, congiuntivali) oppure attraverso lesioni della cute, oppure attraverso la placenta il feto può contrarre AIDS, SIFILIDE, EPATITE B, ROSOLIA, TOXOPLASMOSI, LISTERIOSI, INFEZIONE CITOMEGALICA.
  1. Dal TRATTO DIGERENTE entrano microrganismi responsabili di infezioni con trasmissione fecale- orale, trasmessi sia direttamente con mani sporche sia indirettamente con acqua e alimenti contaminati. L’infezione può rimanere a livello intestinale (COLERA) o diffondersi nell’organismo (FEBBRE TIFOIDE) o localizzata in particolari organi interni (EPATITI VIRALI).
  2. Le MUCOSE RESPIRATORIE molto spesso fanno penetrare virus e batteri come RAFFREDDORE, INFLUENZA, MORBILLO, ROSOLIA, PAROTITE, VARICELLA, TUBERCOLOSI, PERTOSSE, FARINGITI, TONSILLITI.
  3. La via GENITO-URINARIA trasmesse malattie sessuali come SIFILIDE, GONORREA, EPATITE B, AIDS.
  4. Per via CONGIUNTIVALE si possono causare infezioni localizzate come CONGIUNTIVITI VIRALI e BATTERICHE, o diffondersi nell’organismo come per il MORBILLO. 6.5.5. LE VIE DI ESPULSIONE DEI MICROBI DALL’ORGANISMO L’espulsione dei microbi può avvenire:
  • Nelle infezioni della pelle e dei tessuti sottocutanei l’espulsione avviene per mezzo di secrezioni e desquamazione cutanea;
  • Nelle infezioni dell’apparato respiratorio l’espulsione avviene con le secrezioni nasali, della faringe e delle vie respiratorie;
  • Nelle infezioni intestinali l’espulsione avviene con le feci;
  • Nelle infezioni delle vie urinarie l’espulsione avviene con l’urina;
  • Nelle infezioni dell’uretra e della vagina l’espulsione avviene con le secrezioni genitali. Vi sono infezioni CHIUSE, i cui microrganismi non vengono espulsi, come la MALARIA.

CAP. COME SI PREVENGONO LE MALATTIE INFETTIVE E PARASSITARIE I microbi e i soggetti infetti si incontrano in una NICCHIA ECOLOGICA , l’ambiente fisico in cui interagiscono. I microbi cercano di sopravvivere e moltiplicarsi mentre l’organismo umano cerca di difendersi. Questo contrasto avviene in un contesto in cui la densità di popolazione, le abitudini di vita, i

EPATITE A, INFEZIONI ENTERICHE, INFEZIONI RESPIRATORIE, INFEZIONI

CUTANEE, CONGIUNTIVITE, PEDICULOSI, SCABBIA.

7.1.2. EDUCAZIONE SANITARIA DEL PORTATORE

PORTATORE colui che, pur essendo infetto, non manifesta i sintomi della malattia perché a volte non sono ancora presenti (PORTATORE PRECOCE), a volte la malattia è stata superata ma lo stato di portatore persiste per tempi lunghi (PORTATORE CONVALESCENTE, PORTATORE CRONICO), altre volte i segni della malattia non si presentano mai (PORTATORE SANO). E’ bene istruire il PORTATORE in modo che non contagi altre persone direttamente o indirettamente. Nel caso di portatori di microrganismi che causano infezioni e tossinfezioni alimentari (SALMONELLA, STAFILOCCO,…) che svolgono attività a rischio (sono ad es. alimentaristi) è necessario allontanarli dall’attività almeno fino alla scomparsa della malattia. I portatori di virus che si trasmettono per contagio sessuale e per inoculazione, come i virus dell’EPATITE B, EPATITE C, AIDS, devono essere responsabilizzati ad adottare ogni precauzione per non infettare. 7.2. COME INTERROMPERE LA TRASMISSIONE ATTRAVERSO L’AMBIENTE I microrganismi che possono trasmettersi dall’ambiente all’uomo possono essere rimossi con diverse procedure dalla pelle, dagli oggetti, dalle superfici:

  • DECONTAMINAZIONE, riduzione della carica microbica con agenti disinfettanti, precede di solito processi di lavaggio, disinfezione o sterilizzazione. E’ effettuata per proteggere gli operatori addetti al lavaggio di oggetti a rischio infettivo.
  • PULIZIA/DETERSIONE/LAVAGGIO, rimozione dello sporco, con o senza detergenti, precede di solito la disinfezione o la sterilizzazione.
  • DISINFEZIONE,utilizzo di sostanze disinfettanti in grado di uccidere i microrganismi, tranne le spore.
  • STERILIZZAZIONE, utilizzo di mezzi fisici (calore, radiazioni) per uccidere i microrganismi presenti in alimenti, oggetti, ambiente.
  • DISINFESTAZIONE, utilizza sostanze capaci di uccidere insetti.
  • ANTISEPSI, interventi che eliminano i microbi presenti nei tessuti, sulla cute e sulle mucose.
  • ASEPSI, pratiche per mantenere la sterilità.
  • BIOCIDI, sostanze che uccidono i microrganismi.
  • DISINFESTANTI, sostanze che uccidono insetti, topi, ratti. Si considerano CRITICI tutti gli strumenti che, in caso di contaminazione, hanno un elevato rischio di infezione perché si introducono in tessuti o cavità del corpo, o perché vengono in contatto con la cute o con le mucose Es. strumenti chirurgici, protesi, cateteri, aghi, siringhe. Sono considerati SEMI-CRITICI tutti gli strumenti che, pur entrando in contatto con la cute lesa o con le mucose, non raggiungono cavità e tessuti del corpo e quindi il rischio di infezione è minore. Es. endoscopi, materiale per anestesia e terapie respiratorie, strumenti odontoiatrici. Si considerano NON CRITICI tutti gli strumenti che vengono a contatto con la cute non lesa e quindi hanno un basso rischio di infezione, per i quali solitamente basta la detersione per pulirli Es. biancheria, materassi, comodini, letti, …. 7.2.1. STERILIZZAZIONE Si deve dimostrare di aver rispettato tutta una serie di parametri e passaggi tali da garantire l’uccisione di ogni microrganismo vivente. La sterilizzazione può essere condizionata da alcuni fattori:
  1. Fattori fisici, i parametri di sterilizzazione devono essere raggiunti e mantenuti per il tempo sufficiente per utilizzare lo strumento sterilizzato
  2. Qualità e quantità della carica batteria nell’oggetto da sterilizzare
  3. Struttura fisica dell’oggetto da sterilizzare
  4. Metodi per conservare i materiali sterilizzati La sterilizzazione può essere ottenuta con diversi mezzi di uccisione dei microrganismi:
  • STERILIZZAZIONE CON IL CALORE UMIDO SOTTO PRESSIONE, la sterilizzazione si ottiene con la produzione di vapore ad alte temperature, è utilizzata per oggetti di uso sanitario e per produrre alimenti in contenitori ermetici.
  • STERILIZZAZIONE CON IL CALORE A SECCO, il materiale da sterilizzare è esposto a 160°C per due ore, oppure a 180°C per un’ora. Si usa per sterilizzare vetreria, oggetti metallici, polveri, sostanze oleose.
  • STERILIZZAZIONE FRAZIONATA O TINDALIZZAZIONE, si usa per eliminare i batteri sporigeni (spore). Consiste in 3 cicli di ebollizione da 30 min ognuno alternati a cicli di raffreddamento.
  • STERILIZZAZIONE CON LE RADIAZIONI IONIZZANTI DI TIPO GAMMA, le radiazioni gamma sono in grado di sterilizzare perché attaccano il DNA del microrganismo. Gli oggetti sterilizzati non hanno radioattività residua, si usa per sterilizzare materiali monouso (siringhe, cateteri, guanti, suture, valvole cardiache, pacemaker,…).
  • STERILIZZAZIONE CHIMICA CON L’OSSIDO DI ETILENE, è un gas che ossida e blocca l’attività cellulare del microrganismo. Si usa a temperature tre 30-60°C, al termine del processo gli oggetti sterilizzati devono riposare in camere apposta per liberarsi del gas residuo, il quale è tossico, cancerogeno e infiammabile. E’ adatto per sterilizzare materiale plastico, cavi elettrici, fibre ottiche.
  • STERILIZZAZIONE CHIMICA CON L’ACIDO PERACETICO, l’acido agisce sulla membrana cellulare dei microbi interrompendone le funzioni. Si usa a temperatura di circa 50°C e per la sterilizzazione di strumenti come endoscopi. Il materiale sterilizzato deve essere usato immediatamente perché non viene confezionato dopo la sterilizzazione.
  • STERILIZZAZIONE CHIMICA E FISICA CON IL PEROSSIDO DI IDROGENO, il perossido di idrogeno viene vaporizzato e utilizzato a 45-50°C. i materiali sterilizzati sono poi confezionati.
  • STERILIZZAZIONE CON RADIAZIONI ULTRAVIOLETTE, si usano le radiazioni ma queste hanno poco potere di penetrazione e agiscono solo sulle superfici. Si usa per sterilizzare l’aria di ambienti specifici (laboratori biomedici, zone di filtro,…), per mantenere gli ambienti sterili o per uccidere microrganismi in sospensione sui liquidi o su altre superfici. 7.2.2 DISINFEZIONE Ha come obiettivo l’eliminazione di tutti i microrganismi presenti. I disinfettanti sono classificati in base all’attività che svolgono sui microrganismi in 3 livelli: alto, intermedio, basso. La scelta del prodotto da utilizzare va fatta con molta attenzione, il prodotto non deve deteriorare l’oggetto su cui si usa, non deve essere tossico per l’uomo e per l’ambiente. 7.2.3. DISINFESTAZIONE Si intende la lotta contro gli artropodi e ogni animale vettore o serbatoio di microbi patogeni per l’uomo. ES. Zanzare anofeli sono vettori del plasmodio della MALARIA; Pappataci sono vettori della LEISHMANIOSI. La disinfestazione è rivolta anche alle zanzare comuni, mosche, zecche, pulci, cimici, pidocchi, acari, blatte, roditori. Per la disinfestazione si usano diversi agenti fisici e chimici a seconda della situazione. Infine, si parla di disinfestazione integrale quando in un ambiente si uccidono tutti gli organismi viventi. 7.2.4. DISINFEZIONE E DISINFESTAZIONE IN AMBITO DOMESTICO Nell’ambiente domestico non ci sono microbi patogeni che possano essere trasmessi attraverso il pavimento, o la biancheria. L’utilizzo di prodotti disinfettanti per la normale pulizia personale è da sconsigliare vivamente, come in caso di piccole ferite è sufficiente detergere la pelle con acqua corrente, l’uso di disinfettanti non è necessario e può ritardare la cicatrizzazione perché ha un azione tossica sulle cellule l’attuale aumento delle malattie respiratorie sembra dovuto all’eccessiva protezione dei bambini dal contatto con microbi saprofiti e commensali. 7.3. LE DIFESE DELL’ORGANISMO CONTRO LE MALATTIE INFETTIVE 7.3.1. LE BARRIRE DIFENSIVE ED IL SISTEMA IMMUNITARIO La prima barriera dell’organismo umano è data dalla cute e dalle mucose che si oppongono alla penetrazione dei microrganismi. Le secrezioni inoltre svolgono un’azione meccanica di allontanamento (lacrime, saliva, urina, secrezioni delle vie aeree) o un’azione chimica (succhi gastrici acidi) o antibiotica (lisozima della saliva, acidi grassi del sudore). Se i microrganismi patogeni superano queste barriere si ha l’intervento del sistema immunitario, che mette in opera una serie di difese IMMUNITA’ SPECIFICA o IMMUNITA’ ASPECIFICA.
  1. VACCINI VIVI E ATTENUATI , costituiti da virus e batteri vivi ma attenuati nella loro virulenza, non possono più danneggiare l’organismo o ammalarlo. Essi comunque stimolano una risposta immunitaria uguale a quella che indurrebbe il microrganismo patogeno non attenuato. Sono vaccini vivi e attenuati quelli del MORBILLO, ROSOLIA, PAROTITE, VARICELLA, FEBBRE GIALLA, FEBBRE TIFOIDE, TUBERCOLOSI.
  2. VACCINI INATTIVATI O UCCISI , costituiti da microrganismi uccisi con il calore o con agenti chimici che mantengono inalterate le loro caratteristiche. Richiedono però più somministrazioni per indurre il massimo grado di immunità, perché sono ovviamente meno immunigeni dei vaccini vivi. ES. INFLUENZA, EPATITE A, RABBIA, PERTOSSE.
  3. VACCINI COSTITUITI DA ANATOSSINE , le anatossine derivano da tossine batteriche trattate in modo da ottenere prodotti che mantengono il potere antigene ma perdono il potere tossico. Stimolano il sistema immunitario senza danneggiare l’organismo. ES. sono usate frequentemente per l’infanzia ANATOSSINA DIFTERICA e ANATOSSINA TETANICA.
  4. VACCINI COSTITUITI DA COMPONENTI MICROBICHE PURIFICATE , componenti costituite da antigeni purificate. ES. MENINGICOCCO,PNEUMOCOCCO, EPATITE B, INFLUENZA.
  5. VACCINI COMBINATI , somministrare più vaccini contemporaneamente, si fa soprattutto nei primi anni di vita. Nei vaccini combinati sono somministrati antigeni appartenenti ad agenti infettivi diversi. Attualmente si usano vaccini tri-, quadri-, penta-, esa-, valenti. 7.4.6. AUDIOVANTI DEI VACCINI Sono sostanze che, aggiunte ai vaccini, migliorano l’immunogenicità, potenziando e prolungando la stimolazione immunitaria. Essi legano l’antigene e lo liberano in modo graduale. 7.4.7. REAZIONI INDESIDERATE DEI VACCINI Alcuni vaccini possono provocare reazioni locali , come gonfiore, arrossamento, indolenzimento nel punto di inoculazione, oppure reazioni generali , che si dividono in reazioni minori (febbre meno di 39°C, malessere), reazioni maggiori che sono molto rare (febbre oltre i 39°C) e reazioni gravi che sono del tutto eccezionali (complicazioni del sistema nervoso, meningite, encefalite, mielite). 7.5. IMMUNOGLOBULINE E IMMUNOPROFILASSI PASSIVA Le immunoglobuline si ottengono dal plasma umano, il loro utilizzo è considerato un intervento di immunoprofilassi passiva in situazioni in cui la persona non è in grado di produrre anticorpi da sola. Vengono somministrate per iniezione e raggiungono la massima concentrazione nel sangue e nei lipidi in 2- giorni. 7.6. POLITICHE VACCINALI Sono le strategie on cui un intervento vaccinale è adottato su una popolazione, le modalità di offerta del servizio sanitario, le risorse che sono messe in atto per raggiungere l’obiettivo. Si articolano attraverso interventi di vaccinazione di massa, di vaccinazione di nuovi nati, di vaccinazioni di gruppi a rischio,…. Le vaccinazioni in Italia in passato sono state introdotte obbligatorie per legge: alcune in base all’età (TETANO, DIFTERITE, POLIOMELITE, EPATITE B), altre solo per categorie di lavoratori (TTANO, TUBERCOLOSI, TIFO), altre vaccinazioni definite facoltative ma consigliate (MORBILLO,ROSOLIA, PERTOSSE). IMMUNITA’ DI MASSA o IMMUNITA’ DI GREGGE elevate coperture vaccinali in tutta la popolazione, necessarie per ottenere l’immunità di massa. In questo modo anche i pochi individui non vaccinati non ammalano se la grande maggioranza della popolazione è immunizzata. Gli individui vaccinati sono una barriera per la circolazione dei microbi. 7.6.1. STRATEGIE DI VACCINAZIONE VACCINAZIONE DI MASSA quando il vaccino è offerto in tempi brevi a tutte le fasce della popolazione. Es. 1964, vaccinazioni anti-poliomelite, si vaccinò tutta la popolazione tra i 6 mesi e i 14 anni d’età, creando una massa di soggetti immuni che insieme ai precedenti immunizzati ha determinato in pochi anni la scomparsa della malattia. Negli anni successivi si è continuato a vaccinare i nuovi nati seguendo il principio di mantenimento, keep up. Catch up recupero dei non vaccinati. Mop up si attua in occasione della comparsa di casi di malattia, quando si vaccinano i familiari e i contatti dei malati.

Follow up sistema di sorveglianza costante sulla popolazione. 7.7 CALENDARIO DELLE VACCINAZIONI NELL’INFANZIA Calendari vaccinali il calendario vaccinale attualmente presente in Italia è seguito da tutte le regioni e comprende tutte le vaccinazioni disponibili. Con questo calendario si cerca di arrivare alla fine del primo anno di vita con l’immunizzazione nei confronti delle malattie più rischiose per i nuovi nati (come PERTOSSE, MENINGITE,…) o per le quali si è consolidata una buona immunità di popolazione ed è necessario mantenerla (DIFTERITE, TETANO, POLIOMELITE, EPATITE B).

  1. Si inizia a vaccinare al 3° mese di vita somministrando per via intramuscolare:
    • la prima dose del vaccino esavalente contro DIFTERITE, TETANO, PERTOSSE, EPATITE B, POLIOMELITE, MENINGITE.
    • La prima dose del vaccino ANTIPNEUMOCOCCO
    • La prima dose del vaccino ANTIMENINGOCOCCO
  2. Al 4°-5° mese di vita si somministrano le seconde dosi degli stessi vaccini detti sopra.
  3. Si conclude l’immunizzazione di base al 10°-12° mese di vita con la somministrazione della terza dose degli stessi vaccini detti sopra.
  4. All’inizio del 2° anno di vita, dai 13-15 mesi, si somministrano i vaccini con virus attenuati:
    • Trivalente MPR contro MORBILLO, PAROTITE, ROSOLIA
    • Monovalente contro la varicella.
  5. A 5-6 anni si somministrano:
    • Vaccino tetravalente contro DIFTERITE, TETANO, PERTOSSE, POLIOMELITE
    • Vaccino tetravalente contro MORBILLO, PAROTITE, ROSOLIA, VARICELLA
  6. A 11-15 anni si somministra:
    • Vaccino trivalente contro DIFTERITE, TETANO, PERTOSSE
  7. A 11 anni alle sole femmine si somministra il vaccino ANTIPAPILLOMAVIRUS, per la prevenzione del cancro del collo dell’utero. 7.8.PREVENZIONE DELLE INFEZIONI NELL’AMBITO DEGLI OBIETTIVI DI SALUTE L’OMS, organizzazione mondiale della sanità, fissa periodicamente degli obiettivi di salute da conseguire nelle 6 regioni in cui è stato diviso il mondo. 7.8.1. GLI OBIETTIVI E LE REALIZZAZIONI DELLA PREVENZIONE: L’ERADICAZIONE, L’ELIMINAZIONE, IL CONTROLLO DELLE MALATTIE INFETTIVE
  8. ERADICAZIONE, quando l’intervento ha portato alla scomparsa permanente della malattia e dell’agente microbico, in questo modo nessuno si potrà più ammalare anche se si sospendono le vaccinazioni. Questo obiettivo è stato raggiunto a livello mondiale solo per il VAIOLO, è stato certificato nel maggio 1980 che il vaiolo non esiste più e si sono interrotte le vaccinazioni a livello mondiale.
  9. ELIMINAZIONE, quando la riduzione di un microbo porta alla scomparsa della malattia, ma non alla scomparsa del microbo stesso. POLIOMELITE è stata eliminata in Europa, in America, nel Pacifico Occidentale, ma il virus è ancora presente nelle altre 3 regioni dell’OMS, quindi è necessario continuare a vaccinare tutti i nuovi nati anche nelle regioni in cui la malattia è stata eliminata.
  10. OBIETTIVI DI CONTROLLO E MANTENIMENTO, finalizzati a ridurre il battere fino a livelli che non costituiscano più un problema di sanità pubblica. Si sceglie questa via quando il serbatoio dell’agente patogeno non è dato solo dall’uomo ma anche dagli animali (influenza, salmonellosi) o ambientale (tetano). Specialmente quando l’agente patogeno si modifica come accade per l’influenza, se la malattia può determinare lo stato di portatore cronico (epatite B), se l’immunità del vaccino non è abbastanza efficace (parotite) o non è permanente e richiede richiami (pertosse, difterite, tetano).