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Igiene scienze dell’educazione, Dispense di Scienze dell'educazione

Igiene 2 anno scienze dell’educazione

Tipologia: Dispense

2025/2026

Caricato il 22/06/2026

anita-cutelli
anita-cutelli 🇮🇹

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S L I D E
I g i e n e e d e d u c a z i o n e
s a n i t a r i a p e r l a p r i m a
i n f a n z i a
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S L I D E

I g i e n e e d e d u c a z i o n e

s a n i t a r i a p e r l a p r i m a

i n f a n z i a

IGIENE

PPT 1- EDUCAZIONE ALLA SALUTE E PROMOZIONE DELLA SALUTE

Educazione: produrre un cambiamento nelle conoscenze, abilità, comportamenti e valori. Educare vuol dire fornire stimoli educativi per aiutare ad affrontare i cambiamenti , aiutare ad affrontare gli adattamenti , aiutare ad utilizzare al massimo le proprie potenzialità. Educare alla salute serve per consentire l’acquisizione di conoscenze ( sapere ), modifica gli atteggiamenti ( sapere essere ), adozione di comportamenti ( saper fare ). L’educazione alla salute è finalizzata a fornire conoscenze all’individuo affinché egli possa modificare gli atteggiamenti e adottare comportamenti favorevoli alla propria salute. Con il termine “ alfabetizzazione sanitaria ” si intende capacità di ottenere, elaborare e capire informazioni sanitarie di base e accedere ai servizi di salute in modo da effettuare scelte consapevoli. L’educazione alla salute è un’attività progettata in modo sistematico:

  • percorso educativo reattivo (rivolto al malato);
  • percorso educativo proattivo (rivolto a chi è a rischio di ammalarsi). Essa è un’attività finalizzata a informare la persona sulla salute, nonché sulla natura e sulle cause delle malattie e sul livello personale di rischio associato con i comportamenti correlati con il proprio stile di vita. Mira a motivare l’individuo ad accettare un processo di cambiamento dei comportamenti attraverso un’azione diretta sul sistema dei suoi valori, delle sue credenze e dei suoi atteggiamenti→ aumentare la consapevolezza rispetto ai temi di salute; aumentare l’importanza attribuita alla salute.

RESPONSABILIZZAZIONE (EMPOWERMENT) → processo di azione sociale che promuove la partecipazione

delle persone, delle organizzazioni e delle comunità verso specifici obiettivi, quali l’aumento delle capacità di controllo individuale e comunitario, l’efficacia politica, il miglioramento della qualità di vita e la giustizia sociale→cosa può fare o non può fare collegato a quella determinata cosa. PREVENZIONE → PROMOZIONE Attraverso la prevenzione si mette in atto anche il concetto di promozione della salute, cercando di assicurare ad ognuno la migliore espressione della maggiore quantità di salute possibile. La promozione della salute è quel processo che consente alle persone di aumentare il controllo su sé stesso al fine di migliorare le loro condizioni di salute (OMS). È un’attività di natura sociopolitica→ partecipazione attiva alla vita sociale del singolo e della collettività. La carta di Ottawa (1986) è il risultato del primo Congresso Internazionale sulla Promozione della salute→ la promozione della salute agisce attraverso una concreta ed efficace partecipazione della comunità nel definire le priorità, assumere le decisioni, pianificare e realizzare le strategie che consentono di raggiungere un migliore

livello di salute ” → visione bio-psico-socioeducativa.

STRUMENTI DELLA EDUCAZIONE ALLA SALUTE: INFORMAZIONE→ (informatio: concetto, idea, dare forma) è un messaggio che viene mandato da un mittente e viene ricevuto da un ricevente, è un messaggio che avvisa chi lo riceve di qualcosa. L’informazione è il senso di quanto viene comunicato, la comunicazione è il metodo per trasmettere il senso. L’informazione ha della proprietà di base:

  • ( inesauribilità) il significato di quello che sto dicendo non cambia anche in base ai contesti;
  • (l’uso su larga scala), può essere estesa a tutti, tutto dipende da come comunichiamo noi;
  • (trasformabilità), la modalità di presentazione non deve modificare il contenuto;
  • (universalità), il contenuto può essere di qualsiasi tipo;
  • (dissipazione), una parte può essere distorta o perduta nel corso della trasmissione o dell’immagazzinamento;
  • (compressibilità e trasmissibilità), può essere sintetizzata per essere trasmessa. L’informazione ha delle qualità:
  • accessibilità (possibilità di ottenere una informazione);
  • adeguatezza (grado di conformità del contenuto con le aspettative di chi le riceve);
  • attualità ( indica il grado di conformità con i tempi correnti);
  • completezza e sufficienza: influenzano la capacità di fare delle scelte;
  • integrità (conformità con quanto attiene alla realtà presente e passata);
  • obiettività ( dipende dalla capacità di trasmissione senza tener conto dei punti di vista personali [soggettività]). Una informazione può comportare scelte errate se non comprensibile, obsoleta e incompleta. COMUNICAZIONE Comunicare significa informare, partecipare, dividere, mettere in comune le conoscenze. Ci sono tipologie di comunicazione (democratica; gerarchica) e stili comunicativi (passivo, assertivo, aggressivo). La comunicazione può essere verbale (orale); comunicazione non verbale (segni semantici scritti o articolati/linguaggio del corpo).

un comportamento che tiene conto dell’empatia , ossia della capacità da parte dell’interlocutore di sintonizzarsi sulle emozioni provate dall’altro. ASCOLTO “EMPATICO” (en-dentro; pathos-sentimento) → buona capacità di ascolto, ha l’intento di comprendere l’altro; ascoltare per interpretare e valutare un pensiero con il fine di corrispondere un comportamento coerente e congruente alle attese dell’altro.

GLI OBIETTIVI DELL’ASCOLTO →

  1. Conquista della fiducia di chi ci ascolta con autorevolezza, condivisione degli obiettivi, relazione d’aiuto, capire i bisogni della persona che ci troviamo di fronte;
  2. Comprensione dei bisogni.

GLI ASSIOMI DELLA COMUNICAZIONE → non si può non comunicare, ogni comunicazione possiede un

aspetto di contenuto e uno di relazione. Le variazioni di direzione del flusso comunicativo sono scandite dalla punteggiatura; ciò che abbiamo detto è ciò che l’altro ha capito. Modalità comunicative: stile passivo (tende a inibire le proprie emozioni a causa di momenti di imbarazzo, di tensione o di sentimenti di colpa. Una persona che si comporta in maniera passiva difficilmente riesce a soddisfare un suo bisogno e/o desiderarlo, ad instaurare rapporti con gli altri, a dire la sua opinione o ad accettare un complimento senza sminuirlo; aggressivo (non porta a compimento quello che è l’obiettivo della comunicazione) e assertivo. L’ASSERTIVITÀ→ competenza relazionale che permette di riconoscere le proprie emozioni e i propri bisogni e di comunicarli agli altri nel rispetto reciproco. È una modalità di comunicazione flessibile attraverso la quale si affermano i propri punti di vista senza prevaricare né essere prevaricati. Esprimersi in modo assertivo significa essere capaci di:

  1. esplicitare e difendere il proprio punto di vista in modo autentico, in condizioni di calma e pacatezza;
  2. Suscitare e recepire l’espressione delle posizioni altrui;
  3. aiutare gli interlocutori ad esprimere il loro punto di vista;
  4. saper aspettare in silenzio la risposta,
  5. stimolare la cooperazione riducendo l’asimmetria adattando il proprio codice a quello dell’interlocutore. Tra lo stimolo ad agire e la risposta esiste un elemento caratterizzante che è rappresentato dalla libertà di scelta. Le scelte devono proseguire un obiettivo con caratteristiche intelligenti: SMART
    • S (specifico): è chiaro nella mente dell’individuo;
    • M (misurabile): determina traguardi a breve termine;
    • A (acquisibile): non è utopico;
    • R (realistico): può essere raggiunto, in quanto la persona ha le competenze e capacità per farlo;
    • T(tempificato ): stabilisce esattamente i tempi concernenti l’inizio delle attività, le fasi intermedie e la cessazione dell’attività.

LE 10 REGOLE DELLA COMUNICAZIONE → 1. Partire da ciò che si conosce; 2. Dal generale al particolare;

  1. Adeguare le informazioni; 4. Non dare nulla per scontato (“alone semantico”); 5. Attenzione al linguaggio;
  2. Curare il non verbale; 7. Esemplificare; 8. Procedere logicamente; 9. Verificare il feedback; 10. Fare una sintesi.

LA COMUNICAZIONE è UN DIALOGO → è la capacità di parlarsi; solo attraverso il dialogo è possibile

conoscere le esigenze; calarsi nella realtà in cui opera per condividere i desideri, le aspettative, i bisogni… per valorizzare le abilità attraverso percorsi penalizzati in relazione alla situazione contestuale_._ I ELEMENTO CHIAVE : La strategia di comunicazione deve tenere conto: delle diverse richieste che vengono dai pazienti e dagli specialisti; delle peculiarità dei diversi mezzi di comunicazione; del differente linguaggio da usare a seconda dell’interlocutore a cui ci si rivolge e delle azioni da realizzare. II ELEMENTO CHIAVE : Informazione completa , condivisa , onesta ed equilibrata: illustrazione dei valori e della logica che sottendono la proposta; limiti delle procedure adottate; vantaggi ed effetti negativi possibili. III ELEMENTO CHIAVE : Attenzione a come comunicare: Veicolare dei messaggi che non lascino nel destinatario l’impressione di qualcosa di oscuro: Mettere in condizione di sapere cosa aspettarsi in termini di vantaggi e svantaggi. IV ELEMENTO CHIAVE : analisi del target cui ci si rivolge; assume importanza lo studio e l’analisi delle diverse aspettative e delle conoscenze delle persone alle quali viene rivolto. V ELEMENTO CHIAVE : qualità della comunicazione→ adesione consapevole. Sulla base di una informazione trasparente anche sui possibili effetti negativi dell’intervento proposto.

COMUNICAZIONE→ ADESIONE CONSAPEVOLE → la corretta formulazione di un messaggio non garantisce

di per sé il successo; gli individui sono esposti all’influenza di fattori esterni ed interni di varia natura. Per formulare i messaggi:

  • anticipare il possibile impatto (anticipare le procedure e i passi da compiere può contribuire a migliorare l’intero processo decisionale;
  • aggirare gli ostacoli (fattori che influenzano la percezione, fattori che ostacolano la comprensione del messaggio).

PERCEZIONI → la percezione è fondamentale per capire le scelte della persona. Sono processi mentali che si

attivano al recepimento di informazioni dall’ambiente (fisico e comunicativo attraverso i sensi).

1. Fattori che influenzano la percezione: ignoranza, dissonanza cognitiva, impossibilità di un controllo volontario, modalità di esposizione della notizia (fraiming-impostazione della notizia, capacità di giudizio di chi riceve la notizia→alfabetizzazione sanitaria (spiegare l’abc). 2. Fattori che ostacolano la comprensione del messaggio : Capacità cognitive individuali; Caratteristiche politiche e culturali del contesto sociale di appartenenza. La comunicazione efficace è l’educazione alla corretta identificazione e comprensione della situazione, e soprattutto alla corretta gestione della stessa. Bisogna sviluppare una reazione , l’abilità di chi comunica non consiste soltanto del dare disposizioni, ma anche nel mettere in condizioni di aderire ad esse e di adottarle con convinzione. Qualunque informazione deve essere espressa in forma personalizzata e interessante. PER CONSENTIRE UNA CORRETTA COMUNICAZIONE: saper scrivere e parlare (usare parole efficaci e non vuote, adottare un linguaggio non troppo tecnico, dare sostanza alle parole; dare risposte soddisfacenti (non deludiamo l’aspettativa di chi ci ha richiesto l’informazione); cortesia + discrezione= simpatia (simpatizzare, partecipare, per essere simpatici occorre sapere che cos’è che agli altri fa piacere); l’arte di vendere (per vendere bisogna comunicare, per vendere non sempre occorre l’uso della parola; per vendere bisogna entrare in contatto diretto con i sensi del “cliente potenziale”, parlare con forme nuove ai sensi del “cliente→utente; 4P del marketing sociale; PORTE APERTE AL PUBBLICO (chi acquista vuole vedere); credibilità. PROGETTAZIONE EDUCATIVA Comunicazione e informazione sono le basi per una progettazione educativa. Io lavoro con e per la mia popolazione.

Viene articolata in 4 fasi: scelta degli obiettivi di salute → analisi del contesto; progettazione ; realizzazione ;

valutazione.

  1. ANALISI DEL CONTESTO = IDENTIFICAZIONE DEI BISOGNI DI SALUTE→ consiste nell’esame dettagliato: delle variabili ambientali del gruppo (dati desunti dalle indagini epidemiologiche e dagli indicatori demografici); delle variabili umane del gruppo (esame dei bisogni - di salute, di informazione, ecc. - e delle aspettative - espresse o non espresse) - delle variabili di fattibilità dell’intervento (esame delle relazioni

l’organizzazione, responsabilità, risorse umane ed economiche, previsti, ecc.) → pianificazione delle risorse

(identificazione di miglioramento per soddisfare i bisogni, le esigenze e le aspettative del gruppo). L’analisi del contesto può essere interna o esterna: Analisi del contesto esterno: individuazione dei fattori che condizionano le scelte e i comportamenti della popolazione bersaglio; analisi del contesto interno: analisi degli elementi che compongono la struttura interna del gruppo di operatori. Per raccogliere le informazioni dirette della popolazione bersaglio si può procedere attraverso: dati diretti (interviste, questionari); dati indiretti (dati epidemiologici).

STRUMENTI DI LAVORO PER RACCOGLIERE INFORMAZIONI: - INTERVISTA → piccoli gruppi della

popolazione (interazione comunicativa fra due soggetti (intervistatore- intervistato) finalizzata all’acquisizione di informazioni e caratterizzate da una forte dipendenza sia dalla sequenza, sia dalla forma delle domande.

  • intervista “non strutturata”: organizzata sulla base di una conversazione libera su un tema prefissato;
  • intervista strutturata , generalmente condotta tramite questionario.

METODOLOGIA DELL’INTERVISTA → ciò che è fondamentale è che non possiamo interagire con tutta la

popolazione, quindi bisogna fare un campionamento ; valutare i punti di forza e di debolezza dello strumento contesto in cui si opera; pianificare la conduzione dell’intervista (strutturare la griglia delle domande o la lista dei temi chiave); non si devono formulare domande ambigue o che le risposte siano date dalla domanda; in generale si formulano domande generali , introduttive e procedere con domande più specifiche e mirate; mostrarsi in grado di saper ascoltare in modo empatico e non giudicante; evitare che l’intervistato divaghi (porre le domande uno schema stabilito a priori).

STRUMENTI DI LAVORO PER RACCOGLIERE INFORMAZIONI: - QUESTIONARIO → l’elaborazione di

un questionario prevede: la corretta formulazione e definizione delle ipotesi di indagine; la precisazione dell’oggetto e dello scopo; la scelta corretta della tipologia di questionario; un corretto campionamento della popolazione di riferimento.

TIPOLOGIE DI QUESTIONARIO → a domande aperte: non prevedono risposte predefinite; a domande chiuse:

prevedono risposte predefinite; a domande a scala: prevedono l’utilizzo di scale per la misurazione di atteggiamenti o opinioni.

TIPOLOGIA DI DOMANDE →

  • di base: caratteristiche anagrafiche dell’intervistato;
  • filtro: permettono di decidere i temi da proporre;
  • strutturali: riguardano caratteristiche fondamentali dell’intervistato in relazione alla ricerca;
  • di comportamento: riguardano esperienze vissute dall’intervistato.
  1. Valutazione di processo: le procedure e i metodi sono stati adatti?

Valutazione in itinere → ridefinire gli interventi; indicare nuove priorità operative d’intervento sulla base delle

risorse e delle condizioni esistenti.

Valutazione ex post → stabilità dei mutamenti prodotti; crescita formativa e professionale di coloro che hanno

realizzato il progetto. PPT 2- DIFFERENZE TRA MALATTIE INFETTIVE E MALATTIE CRONICO-DEGENERATIVE Le malattie infettive per la maggior parte sono malattie acute e sono determinate da una causa specifica, associata a quella determinata patologia, necessaria, senza quella causa la malattia non si manifesterà mai e sufficiente, da sola basta per determinare la malattia, che è l’agente patogeno. Si tratta di un modello causa-effetto molto semplice. Un uguale rapporto di causa-effetto non è riconoscibile nelle malattie croniche, anche per la complessità della storia naturale di queste malattie. La storia naturale della malattia infettiva è semplice: al contatto con l’agente patogeno a cui segue il periodo di incubazione, c’è la manifestazione clinica, e poi quasi sempre la guarigione o assai più raramente la morte. Le malattie croniche hanno alla loro origine non una causa ma fattori di rischio. Il fattore di rischio è un fattore che comporta un aumento del rischio di insorgenza della malattia.

MALATTIE MONOFATTORIALI → la causa nelle malattie invettive è l’agente patogeno. Le malattie cronico-

degerative sono caratterizzate dalla presenza di più fattori di rischio. Quindi le malattie acute sono dette monofattoriali, mentre le malattie croniche sono dette multifattoriali. PREDISPOSIZIONE→ può essere identificata attraverso la presenza in una famiglia di un ascendente o più ascendenti malati (es, diabete mellito). Se un soggetto è predisposto è più facile in combinazione con altri fattori di rischio, la comparsa della malattia. Nel caso del diabete mellito, anche se entrambi i genitori sono malati, non è detto che il figlio si ammalerà. Pur avendo una forte predisposizione, se avrà uno stile di vita sano ed eviterà altri fattori di rischio comportamentali, non è detto che svilupperà la malattia.

OSSERVAZIONI → diverso è il caso delle malattie ereditarie, come per esempio l’anemia mediterranea. La

modificazione genetica all’origine di questa patologia è un fattore causale e non un fattore di rischio (predisposizione). Nelle malattie infettive la presenza di più membri di una famiglia ammalati della stessa malattia è legata al contagio. La predisposizione è assente nelle malattie infettive, maggiori sono le situazioni di contagio e più c’è la possibilità che mi ammali.

ETÀ DI COMPARSA → le malattie croniche sono tipiche dell’età adulta e anziana, anche se ci sono malattie

croniche dei più giovani come il diabete mellito giovanile e alcuni tumori.

ESORDIO IMPROVVISO/SUBDOLO → l’esordio è improvviso (acuto) nelle malattie infettive, mentre è subdolo

poco evidente, nelle malattie croniche. Spesso nelle patologie croniche, quando i sintomi si manifestano chiaramente, la malattia è già presente da tempo.

PERIODO DI INCUBAZIONE/FASE DI LATENZA → periodo tra il contatto con il sintomo e i sintomi della

malattia (riguarda le malattie infettive)→ è un tempo con una durata definita a seconda della malattia. Nella malattia infettiva, sulla base del periodo di incubazione, è possibile ricostruire il momento in cui il soggetto si è infettato. Nelle malattie croniche si può definire una fase di latenza , che è il periodo molto lungo in cui fattori di rischio agiscono nell’individuo e producono delle alterazioni responsabili della malattia; il momento in cui iniziano alterazioni significative che diventano stabili dando luogo alla patologia cronica non è quasi mai riconoscibile. La malattia sintomatica è quasi sempre preceduta da una fase asintomatica (latenza) che può durare molti anni.

DECORSO ACUTO/CRONICO → il decorso è l’andamento della malattia, nella maggior parte della malattie è

acuto, è caratterizzato da un inizio improvviso, acuto. Il decorso acuto in genere ha una durata di pochi giorni o qualche settimana. Nel decorso cronico la malattia inizia in modo subdolo: non ci sono sintomi tipici ma generici. Raramente la malattia cronica guarisce e tende a protrarsi per tutta la vita.

SINTOMI CHIARI/ SINTOMI GENERICI → nelle malattie acute i sintomi sono caratteristici e subito manifesti,

sono dapprima di intensità crescente (acuzie) e quindi decrescenti fino alla guarigione. Nelle malattie croniche i sintomi sono generici e solo tardivamente specifici; possono attenuarsi e riacutizzarsi. GUARIBILI QUASI SEMPRE/ QUASI MAI→ le malattie infettive sono quasi sempre guaribili (eccezione data dall’AIDS o alcune epatiti virali B e C). Le malattie croniche non sono quasi mai guaribili.

RESTITUTIO AD INTEGRUM → termine medico che si usa per dire che la persona ritorna alla condizione che

aveva prima di ammalarsi; è presente quasi sempre nelle malattie infettive acute; nelle malattie croniche è molto rara.

PRESENZA DI ESITI (CONSEGUENZE) → nelle malattie acute gli esiti sono rari. Nelle malattie croniche gli

esiti sono molto frequenti (es, diabete mellito). PREVENZIONE Primaria → ridurre la comparsa di nuovi casi di malattia; Secondaria → ridurre la frequenza dei casi esistenti di una malattia;

Terziaria → ridurre la gravità di una malattia inguaribile. L’educazione sanitaria è trasversale a tutte le malattie infettive. Le malattia infettive passa un altro elemento che è la notifica obbligatoria , ovvero un flusso informativo che viene fatto per legge e scatta quando il medico fa una diagnosi su quella malattia. Utile per la rilevazione precoce dell’insorgenza di epidemie; utile per adottare adeguate misure preventive. CLASSE I : Segnalazione immediata o perché soggette al regolamento sanitario internazionale o perché rivestono particolare interesse (es, influenza, botulismo, ecc); CLASSE II : segnalazione entro 2 giorni perché malattie ad elevata frequenza e/o passibili di interventi di controllo (legionellosi, epatiti virali, brucellosi); CLASSE III : malattie per le quali sono richieste particolari documentazioni (es AIDS), CLASSE IV : Malattie per le quali alla segnalazione del singolo caso da part del medico deve seguire la segnalazione a Regione da parte dell’ASP solo quando si verificano focolai epidemici (es, scabbia, tossinfezioni alimentari).

IMMUNOPROFILASSI → la strategia principale della prevenzione primaria è rappresentata

dall’immunoprofilassi-profilassi (prevenzione). Immuno → prevenzione che passa attraverso il nostro sistema

immunitario). Si distingue in naturale (fa da sé, entro in contatto con il microrganismo responsabile di quella malattia) artificiale (viene sollecitato in maniera artificiale, notiamo qualcosa, quando viene stimolato a produrre anticorpi). Quella naturale si distingue in attiva (entro direttamente in contatto con il microrganismi, quando mi infetto e mi ammalo) e passiva (quando è stato ricevuto per un determinato periodo dalla nostra madre, sono naturali perché sono prodotti dalla persona- ad esempio attraverso il latte); passiva artificiale (legata alla somministrazione di qualcosa che stimola il sistema immunitario a produrre anticorpi, è anche definita vaccino- profilassi, io mi proteggo attraverso il vaccino), è quando ricevo anticorpi, viene attuata quando la persone ha un rischio molto elevato di sviluppare rischi elevati. VACCINI Sono preparati biologici di elevato potere antigenico, che vengono somministrati per indurre uno stato di immunità attiva nei riguardi di determinati microrganismi patogeni con il fine di proteggere dalle rispettive infezioni o dalla manifestazione della malattia.

Difese dell’ospite → il sistema immunitario è un insieme di elementi cellulari, localizzati in siti istologici differenti,

il cui ruolo fondamentale è quello di proteggere l’organismo dai microrganismi patogeni, quali batteri, virus, funghi, protozoi, parassiti. Tale sistema interviene anche nella sorveglianza immunitaria antitumorale. I meccanismi difensivi di un organismo si svolgono in tre fasi successive:

  • riconoscimento : prevede che il sistema difensivo sia in grado di distinguere ciò che fa parte dell’organismo (self) da ciò che rispetto ad esso è estraneo (non self); la più piccola unità non self capace di scatenare una reazione di difesa è definita antigene.
  • processazione : prevede la elaborazione dell’antigene da parte della cellula che ha effettuato il riconoscimento e la trasmissione del segnale di riconoscimento alle altre cellule del sistema immunitario.
  • risposta.

SISTEMI DIFENSIVI MECCANISMI CELLULARI: LA FAGOCITOSI → meccanismo messo in atto da alcune

cellule dell’organismo che concorrono alla difese dell’organismo ingerendo agli agenti patogeni. Le cellule ad attività fagocitaria sono: granulociti neutrofili; monociti; cellule del sistema reticolo-endoteliale.

FATTORI UMORALI → nel siero del sangue e nelle secrezioni sono presenti numerose sostanze dotate di attività

microbicida diretta, che agiscono subito al primo contatto di un germe patogeno con l’organismo. Il sistema di fattori umorali è costituito da: anticorpi naturali, completamento.

LINFOCITI → si tratta di piccole cellule che nel midollo osseo si differenziano in linfociti B e linfociti T.

I linfociti T sono di gran lunga il tipo più frequente. La loro denominazione deriva dal timo, dove essi maturano e vengono selezionati. È infatti possibile distinguere tre sottopopolazioni di linfociti T: cellule T “helper”; cellule T “suppressor”; cellule T “citotossiche. I linfociti T helper attivati producono e secernono citochine che, a loro volta, agiscono su altre cellule attivandole, mentre i linfociti T citotossici uccidono direttamente la cellula infettata. I linfociti B possiedono la capacità di trasformarsi in grosse plasmacellule, che secernono anticorpi.

CELLULE DELLA “MEMORIA” → si attivano in presenza di una seconda infezione causata dallo stesso agente

patogeno. La risposta immunitaria in questo caso si sviluppa molto più rapidamente e più efficacemente rispetto a prima. La formazione di cellule della memoria specifiche costituisce il vero principio su cui si basa ciascun vaccino.

GLI ANTICORPI → sono proteine che vengono denominate immunoglobuline ( Ig ) perché fanno parte del gruppo

delle proteine sieriche conosciute come globuline. Le immunoglobine sono gli “organi di senso” del sistema immunitario, essendo in grado di distinguere e identificare le sostanze proprie dell’organismo e quelle estranee a esso. Esse sono localizzate come recettori sulla superficie dei linfociti B oppure sono secrete come anticorpi nel plasma sanguigno.

Per il materiale riutilizzabile venuto a contatto con liquidi e materiale biologico (sempre potenzialmente infetto), prima della pulizia deve essere effettuata la decontaminazione mediante immersione in una soluzione disinfettante. Una concentrazione maggiore di disinfettante non aumenta l’efficacia. Tutti gli antisettici/ disinfettanti usati in modo improprio possono determinare effetti indesiderati (tossicità acuta e/o cronica su paziente e operatore, danni ai materiali). Ogni volta che si apre la confezione di un antisettico/disinfettante ricordarsi di scrivere sempre sulla confezione stessa la data di apertura , in quanto quest'ultimo si mantiene efficace per un tempo limite.

STABILITÀ DEI FORMULATI DOPO APERTUTRA DEL FLACONE →

  • a base di cloro (6 mesi);
  • a base di clorexidina (30 giorni);
  • preparato a base di clorexidina gluconato 1,5 % e cetrimide allo 15% (60 giorni);
  • a base di PVP- IODO (30 giorni);
  • preparato “pronto uso” a base di glutaraldeide al 2% in soluzione acquosa (60 giorni);
  • polifenoli (12 mesi)
  • polifenoli diluiti (10 giorni);
  • detergente enzimatico (30 giorni);
  • detergente enzimatico diluito (10 giorni). Inoltre, chiudere i recipienti di disinfettante immediatamente dopo l’uso, conservarli chiusi con i loro tappi originali e accuratamente puliti anche all’esterno. Se si presume il rischio di contaminazione la confezione va sostituita. Non rabboccare mai le soluzioni antisettiche/disinfettanti. Privilegiare, ove possibile, contenitori monouso e di ridotta capacità. Le confezioni di disinfettante vanno conservate ben chiuse e in un apposito armadietto , al riparo dalla luce e lontano da fonti di calore. Conservare i disinfettanti nei loro contenitori originali, senza travasarli. Per evitare la contaminazione del prodotto evitare di portare a contatto l’imboccatura del contenitore con mani, garze, cotone, ferite, ciotole o altro, ma spruzzare. Non conservare mai i batuffoli già imbevuti di antisettico in quanto le fibre di cotone, assorbendo il principio attivo, riducono il potere antibatterico dell’antisettico. Evitare mescolanze di sostanze disinfettanti diverse. CLASSIFICAZIONE DEI DISINFETTANTI
  • derivati del cloro;
  • polifenoli;
  • clorexidina;
  • iodofori;
  • perossido di idrogeno;
  • aldeide glutarica (ortoftaladeide e acido paracetico);
  • detergente enzimatico;

DETERGENTE, SAPONI → sono mescolanze dei Sali di acido oleico-acido palmitico- acido stearico.

Rimozione meccanica dello sporco; debole azione antibatterica; gruppo idrofobo → sporco; gruppo idrofilo → rimozione; saponi medicati. Il sapone è composto da idrofobo, idrofilo, è importante insaponare le mani perché la parte idrofobo si attacca a quello sporco, il risciacquo è la parte idrofila, rimozione.

IGIENE DELLE MANI → è importante l’igiene delle mani, un rigoroso intervento sul lavaggio delle mani è in

grado di prevenire circa il 40% di tutte le infezioni nosocomiali. Il lavaggio con detergente rimuove la maggior parte della flora batterica transitoria; i microorganismi residenti degli strati profondi sono uccisi o inibiti dal lavaggio con antisettici. Il detergente mette in sospensione i microorganismi e ne permette l’allontanamento con il lavaggio. L’antisettico uccide i microrganismi e ne impedisce la crescita. Esistono quattro modalità: lavaggio sociale, antisettico, frazionamento antisettico, lavaggio chirurgico.

LAVAGGIO SOCIALE → per allontanare lo sporco e la maggior parte della flora transitoria; distribuzione e

somministrazione farmaci; manovre che prevedono il contatto con il paziente; aver consumato alimenti; utilizzo dei servizi igienici. Dopo aver rimosso i guanti; aver rimosso padelle e pappagalli; aver rifatto i letti; essere venuti a contatto con materiale organico; prodotti indicati: acqua e sapone liquido. È necessario utilizzare acqua tiepida, quantità di prodotto raccomandata, insaponare mani e polsi, frizionare le superfici insaponate per almeno 15 secondi; risciacquare sotto acqua corrente; asciugare con una salvietta di carta monouso utilizzando la stessa anche per la chiusa del rubinetto.

LAVAGGIO ANTISETTICO → per ridurre il più possibile la flora transitoria e la carica microbica residente;

Prodotti indicati: acqua e soluzione antisettiche detergenti (clorexidina, iodopovidone). Quando: prima di eseguire procedure invasive o comunque manovre che richiedono una procedura asettica; nelle unità operative ad alto rischio (terapia intensiva, sala operatoria, patologia neonatale) prima di entrare in contatto con i pazienti e tra un paziente e l’altro; prima e dopo il contatto con ferite; dopo il contatto con oggetti contaminati. Come: inumidire con acqua tiepida mani e polsi e versare 4 ml di Clorexidina o Iodopovidone azionando con il gomito l'apposito dispenser; distribuire uniformemente il prodotto sulle mani e sui polsi ponendo particolare attenzione agli spazi interdigitali e

alla zona periungueale per almeno 2 minuti; risciacquare accuratamente avendo cura di tenere le mani al di sopra del livello dei gomiti per evitare che l'acqua degli avambracci contamini le mani; asciugare mani ed avambracci (con telo sterile in caso di intervento chirurgico, diversamente con carta monouso) iniziando per ogni singolo dito, quindi la restante mano e, da ultimo, l’avambraccio sino alla piega del gomito con movimento circolare.

FRIZIONE ANTISETTICA → perché : per ridurre il più rapidamente la flora transitoria e la carica microbica

residente. Prodotti indicati : spray o gel antisettici (ed clorexidina in alcool). Quando : mani non visibilmente sporche. In seguito al lavaggio sociale ed in alternativa al lavaggio antisettico. Come : spruzzare/versare e distendere una congrua quantità di prodotto sulle mani e sui polsi distribuire uniformemente il prodotto sulle mani e sui polsi ponendo particolare attenzione agli spazi interdigitali e alla zona periungueale. sfregare vigorosamente fino alla completa asciugatura.

LAVAGGIO CHIRURGICO → per consentire la massima riduzione della flora transitoria ed un buon abbattimento

della flora residente cercando di inibirne a lungo lo sviluppo. Prodotti indicati: Acqua e soluzioni antisettiche- detergenti (Clorexidina, Iodopovidone). Quando: Prima dell'intervento chirurgico. Come: 1. togliere ogni oggetto decorativo dalle man; 2. bagnare mani ed avambracci e versare sulle mani il prodotto antisettico e lavare mani ed avambracci per circa due minuti; 3. risciacquare prima le mani e poi gli avambracci avendo cura di tenere le mani al di sopra del livello dei gomiti; 4. spazzolare le unghie per 1 minuto con lo spazzolino sterile preventivamente bagnato di soluzione antisettica; 5. risciacquare mani ed avambracci come indicato nel punto 3; 6. ripetere la procedura come indicato nel punto 2; 7. risciacquare come indicato al punto 3; 8. asciugare mani ed avambracci con telo sterile, iniziando dalle singole dita, palmo/dorso, polso e da ultimo l'avambraccio sino alla piega del gomito, con movimenti circolari. È bene mantenere la cute delle mani in buone condizioni: non avere unghie finte. Le unghie naturali devono essere lunghe meno di 6 mm e ben curate. Durante il servizio non indossare anelli, braccialetti e monili in genere, in quanto trattengono sporcizia e umidita.

STERILIZZAZIONE E DISINFESTAZIONE →

Sterilizzazione → Insieme di metodi e mezzi tendenti ad eliminare e/o distruggere tutti i microrganismi viventi (patogeni e non patogeni).

Disinfestazione → pratica finalizzata alla lotta contro insetti vettori, nocivi e fastidiosi (insetticidi e rodenticidi).

PREVENZIONE PRIMARIA DELLE MALATTIE NON INFETTIVE

L’obiettivo è evitare che una persona sana si ammali.

L’eugenetica → miglioramento della razza attraverso manipolazioni genetiche.

LA PREVENZIONE SECONDARIA→ l’obiettivo è fare una diagnosi precoce, viene attuata attraverso una serie di test diagnostici, nei laboratori, ecc che prendono il nome di screening, l’obiettivo è fare una cernita tra chi è sano e chi ha una patologia in corso, identificare malattie in fase preclinica. Tipi di screening:

  • di massa (fibrosi cistica; ipotiroidismo congenito): rivolto a tutta la popolazione o fasce molto estese Caratteristiche deve essere accettabile. ; pur trattandosi di patologie si dà la possibilità di vivere con più tranquillità;
  • selettivo: rivolto a gruppi ristretti di popolazione, per esempio se c’è un rischio famigliare, o anche per dei lavoratori che sono in contatto con determinate sostanze;
  • multifasico: consente di indagare su più malattie contemporaneamente, quello che fanno le donne in gravidanza ogni mese. Non ci devono essere rischi, quindi sicurezza, ma anche deve avere un costo sostenibile.

Caratteristiche: accettabilità, sicurezza, costo sostenibile; sensibilità → capacità di un test di identificare i veri

positivi; specificità → capacità di un test di identificare i veri negativi.

SCREENING DELLE MALATTIE CRONICO DEGENERATIVE

Screening mammella Screening cervice uterina Screening colon-retto Prevenzione tumore Il cancro della mammella è il più frequente Il cancro al collo dell’utero è il 5° più frequente nelle donne Il cancro del colon-retto è il 2° più frequente in Italia in uomini e donne A chi è rivolto Donne tra i 50 e i 69 anni Donne tra i 25 e i 64 anni Uomini e donne:

  • ricerca di sangue occulto nelle feci → 50 - 69 anni
  • rettosigmoidoscopia 58- 60 anni Esame clinico Mammografia PAP-test o HPV-DNA test (^) • Ricerca di sangue occulto nelle feci
  • Rettosigmoidoscopia Frequenza dell’esame Ogni due anni (^) • PAP-test ogni 3 anni
  • HPV-DNA test ogni 5 anni
  • Ricerca di sangue occulto nelle feci ogni 2 anni
  • Rettosigmoidoscopia 1 volta tra i 58 e i 60 anni

FUNGHI → determinano patologia→ hanno una cellula con un nucleo, si riproducono attraverso le spore. Si

distinguono i: miceti filamentosi ; lieviti ; miceti dimorfi. Sono organismi eucarioti; il citoplasma è delimitato dalla membrana citoplasmatica; all’esterno della membrana citoplasmatica vi è la parete cellulare.

PROTOZOI → Altri microrganismi sono i protozoi sono organismi unicellulari eucarioti che vivono solitari o

aggregati. Hanno organi locomotori: flagelli, pseudopodi, ciglia. Molti si nutrono di altri microrganismi; vivono liberi nell’acqua e negli ambienti umidi; in condizioni avverse si trasformano in cisti. Un protozoo è fatto di un nucleo con cromosomi, membrana plasmatica e citoplasma con vari organuli.

STORIA NATURALE DI UN’INFEZIONE →

  • trasmissione→ contagio;
  • periodo di incubazione;
  • fase clinica;
  • fase di convalescenza;
  • fase di guarigione.

TRASMISSIONE →

  • Contagio: trasmissione della malattia da malato a sano ( da sorgente o da serbatoio )
  • Contagio “diretto”: microrganismo dalla sorgente al ricevente
  • Contagio “indiretto”: interessa i germi che riescono a sopravvivere nell’ambiente e avviene mediate:
    • veicoli: acqua, aria, mani
    • vettori: artropodi, che possono essere meccanici (mosche) o far parte del ciclo biologico (zanzare) SORGENTE O FONTE DI INFEZIONE Organismo (uomo o altro animale) infetto che dissemina attraverso le vie di eliminazione i patogeni consentendone la diffusione.
  • Malato
  • Portatore:
    • sano o asintomatico
    • cronico
    • in incubazione o precoce
    • convalescente

SERBATOIO DI INFEZIONE O RESERVOIR → Habitat naturale del microrganismo patogeno e nel caso delle

malattie a trasmissione sessuale può coincidere con la sorgente TIPI DI INFEZIONE:

  • Infezione endogena:
    • anormale moltiplicazione in un distretto
    • trasferimento da un distretto corporeo a un altro
  • Infezione esogena:
    • microrganismi ambientali
    • zoonosi (da animali)
    • da persone infette (malattia infettiva contagiosa)

ZOONOSI → Malattie degli animali che possono essere trasmesse all’uomo, mediante:

  • contatto diretto , anche con animali da compagnia (toxoplasmosi)
  • ingestione di alimenti contaminati (latte: brucellosi; uova: salmonellosi)

VIE DI TRASMISSIONE →

  • Orizzontale:
    • Fecale-orale (alimenti o bevande contaminati)
    • Aerea (goccioline > 5 micron o droplet nuclei < 5 micron)
    • Parenterale e sessuale
    • Inoculazione diretta (puntura di un artropode)
    • Penetrazione traumatica (direttamente nei tessuti profondi)
  • Verticale: (madre → figlio)
    • Transplacentare (prenatale)
    • Durante il parto (perinatale)
    • Allattamento (post-natale)

FATTORI CHE CONDIZIONANO LA TRASMISSIONE → Patogenicità : capacità di indurre danno all’ospite

(malattia). Dipende da:

  • Invasività
  • Tossigenicità

Virulenza : diverso grado con cui si esprime la patogenicità (gravità del decorso clinico). Carica infettante: numero minimo di microrganismi necessario per dare inizio all’infezione. Dipende da:

  • Infettività (capacità di penetrare – attecchire – moltiplicarsi). Contagiosità: capacità di passare da un soggetto recettivo a un altro:
  • Malattie infettive contagiose;
  • Malattie infettive non contagiose.

RAPPORTI OSPITE-PARASSITA → solo quando il microrganismo si impianta e si moltiplica si ha una infezione.

A seconda della virulenza del patogeno e delle capacità di difesa dell’ospite : infezione asintomatica e malattia infettiva.

PATOGENESI DELLE INFEZIONI → Colonizzazione → dipende dalla capacità del patogeno di competere con

successo con la microflora dell’ospite per acquisire le sostanze nutritive necessarie per moltiplicarsi.

STADI DELLA PATOGENESI DELLE INFEZIONI → Incontro con l’ospite → periodo di incubazione.

Adesione, colonizzazione o invasione dell’ospite → periodo di incubazione. Moltiplicazione all’interno dell’ospite → periodo di incubazione. Difesa dai meccanismi difensivi dell’ospite

  • barriere generali: ▪ stato nutrizionale ▪ condizioni di salute ▪ età ▪ genetica/razza (refrattarietà di specie o di razza e suscettibilità individuale) ▪ “indirette” (condizioni socioeconomiche; igiene personale)
  • barriere fisiche: ▪ cute e mucose integre
  • barriere chimiche: ▪ succhi gastrici, saliva, lisozima, ecc.
  • Danno all’ospite BARRIERE
  • Cute :
  • barriera anatomica
  • sebo
  • sudore
  • basso pH
  • batteri commensali
  • Apparato respiratorio :
  • muco
  • epitelio ciliare
  • IgA
  • fagocitosi
  • Apparato gastro-intestinale :
  • acidità gastrica
  • flora commensale
  • flusso meccanico normale
  • Occhi :
  • lacrime
  • lisozima
  • Apparato genito-urinario :
  • acidità urine
  • lisozima
  • flusso urodinamico
  • pH vaginale FLORA COMMENSALE (all’interno o sulla superficie del corpo)
  • Controlla la proliferazione dei patogeni mediante:
  • competizione per le sostanze nutritive
  • competizione per i recettori sulle cellule dell’ospite
  • Apparato respiratorio (bocca, naso, faringe):
  • Stafilococchi, Streptococchi, ecc.
  • Apparato gastroenterico
  • Enterobatteri, Lattobacilli, ecc.
  • Apparato genito-urinario
  • Lattobacilli, flora mista (menopausa)
  • Cute
  • Stafilococchi, Streptococchi, dermatofiti, ecc. MODI DI COMPARSA DELLE MALATTIE INFETTIVE NELLA POPOLAZIONE
  • Epidemia
  • Caso indice, Casi secondari, Intervallo seriale
  • Pandemia
  • Endemia
  • Sporadicità

con spostamento in avanti dei padiglioni auricolari (orecchioni); interessamento delle altre ghiandole salivari (10%). DECORSO CLINICO→ regressione (guarigione) dopo 1 settimana dalla comparsa; le complicanze possono essere: infiammazione delle meningi, meningite benigna (10%); enfacelite grave (0,1%); sordità alle alte frequenze (4%, spesso transitoria); epididimo- orchite, infiammazione delle ovaie o testicoli che compromette la produzione di cellule uovo o spermatozoi e quindi potranno essere sterili ( 20 - 30 %, dopo l’adolescenza); ooforite (5%, dopo l’adolescenza). EPIDEMIOLOGIA→ sorgenti di infezioni: e infetti asintomatici o paucisintomatici (viene utilizzato per indicare la scarsità di sintomi con cui si manifesta una determinata malattia o condizione anomala). Mancano: serbatoi animali. Contagiosità: da 1 settima prima a 9 giorni dopo la tumefazione (gonfiore) della parotide.

PREVENZIONE → virus vivi attenuati, può essere una dose singola o tetravalente; somministrazione per via

sottocutanea al 13° - 15° mese. ROSOLIA È un’infezione virale e ha ospite naturale l’uomo, forma sferica (60mm).

PATOGENESI → Il periodo di incubazione è di 14 – 21 giorni, via di penetrazione tramite via aerea. Si localizza

a livello della mucosa e delle prime vie aeree quindi naso e faringe, passa nei linfonodi satelliti (che sono vicini al naso e gola ) moltiplicandosi e poi passa al livello del torrente circolatorio determinando una viremia persistente (che si realizza fino alla comparsa dell’esantema (quelle macchie). ROSOLIA POST- NATALE→ febbre alta, ingrossamento linfonodi laterali del collo, retroauricolari e sotto la nuca. Esantema (2 – 4 giorni) che compare prima su faccia e collo, tronco, braccia, gambe. Complicazione : rare (articolari), se il virus durante la fase della viremia si fa a localizzare a livello delle articolazioni. ROSOLIA IN GRAVIDANZA→ viene contratta dalla mamma in gravidanza e poi tende a dare problemi ai bambini, perché il virus passa attraverso la placenta → e può comportare o aborto o malformazioni (occhio, orecchio interno, sistema nervoso, app. cardiovascolare). Malformazioni fra i bambini nati vivi:

  • I mese di gravidanza → 50%;
  • II mese di gravidanza → 22 - 25%;
  • III mese di gravidanza → 6 - 15%;
  • IV mese di gravidanza → 0,1%;
  • Dal V mese di gravidanza → 0%. EPIDEMIOLOGIA→ sorgenti di infezione : malati 10 giorni prima del periodo esantematico fino a 1-2 settimane dopo; massima contagiosità : da 2-3 giorni prima a 2- 3 giorni dopo l’esantema. Mancano: portatori sani, convalescenti o cronici; Mancano : serbatoi animali; stagionalità: marzo – maggio.

PREVENZIONE → isolamento domiciliare: nel primo anno di vita dei nati con rosolia congenita. Vaccinazione :

somministrazione per via sottocutanea, non è necessario l’accertamento dello stato immunitario (spostare la gravidanza dopo 28 giorni); calendario vaccinale: 13°- 15 mese; profilassi immunitaria passiva, può avere un’elevata immunogenicità del 95-100% e può essere anche o singolo o combinato trivalente o tetravalente. VARICELLA È una malattia esantematica ed è virale. L’ospite naturale è l’uomo; Il periodo di incubazione è di 14 – 16 giorni (fino a 21 giorni), via di penetrazione tramite via aerea.

PATOGENESI → Il virus si moltiplica a livello delle mucose, passa ai linfonodi satelliti, si moltiplica e poi va al

torrente circolatorio.

SINTOMATOLOGIA CLINICA → febbre modesta, malessere; esantema (macchie sulla pelle) generalizzato e

pruriginoso. Sono maculo- papule, si presentano a ondate successive, ci sono della parti coperte; rapita evoluzione in vescicole; croste dopo 3 – 4 giorni; forme sono tipo delle “fruste”.

DECORSO CLINICO → lesioni di grattamento, sovrapposizione batteriche. È grave in adulti

immunocompromessi e adolescenti. Le complicanze possono essere: atarassia cerebellare acuta (mancata coordinazione muscolare); encefalite (confusione mentale, convulsioni ecc); polmonite. Dopo la guarigione : localizzazione del virus al livello del midollo spinale→ (midollo osseo, è quello che è contenuto all’interno delle ossa, e serve per produrre i globuli bianchi, rossi e piastrine; midollo spinale, fa parte del sistema nervoso centrale, il prolungamento dell’encefalo, e che è contenuto nel canale vertebrale, si dipartono i nervi che andranno ad innervare i muscoli o gli organi del nostro organismo) →gangli delle radici dorsali dei nervi spinali; Herpes zoster (fuoco di Sant’Antonio); vescicole a grappolo lungo il decorso di uno o più nervi (di più nella schiena e petto); intenso bruciore.

EPIDEMIOLOGIA → sorgenti di infezione: malati di varicella (raramente malati di Herpes zoster); mancano:

portatori sani, convalescenti o cronici; mancano: serbatoi animali; contagiosità: da 1 a 2 giorni prima della comparsa delle vescicole alla comparsa delle croste; stagionalità: fine inverso – inizio primavera.

PREVENZIONE → eradicazione possibile se si riuscisse a raggiungere una buona immunità di gregge, il vaccino

potrebbe avere una somministrazione di una dose singola o tetravalente (parotite, morbillo, rosolia) in genere al 13° 15° mese di vita.

PERTOSSE

Non è una malattia esantematica. È una malattia batterica, è immobile, non è sporigeno, spesso capsulato.

PATOGENESI → periodo di incubazione di 7-10 giorni (fino a 21 giorni), via di penetrazione sempre tramite le

prime vie aeree, e il bacillo è immobile si localizza a livello della mucosa tracheo-bronchiale tra le ciglia, (mucose dei bronchi sono tappezzate da ciglia vibratili che servono ad eliminare il muco e le eventuali sostanze. Il bacillo non va nel torrente circolatorio, ma si va a moltiplicare dove si localizza ovvero nelle mucose; comportando un’infiammazione della mucosa con necrosi cioè, con distruzione del tessuto, si ha anche l’irritazione della mucosa e questo determina la tosse molto intessa da lì il nome di pertosse.

SINTOMATOLOGIA CLINICA → la tosse è diversa a seconda del periodo in cui si trova il bambino:

  • primo periodo → catarrale (da 1-4 settimane):
    • Rino-faringite;
    • Tosse notturna e resistente ai sedativi;
    • Catarro. Ed è seguito da un altro periodo→
  • Accessuale, convulsivo o spasmodico (3-4 settimane)→
  • Tosse stizzosa (quando non è accompagnata da catarro e intensa ed è caratterizzata da questi colpi di tosse;
  • accessi ripetuti a intervalli sempre più brevi – anche 40 in 24 h (“tosse canina” o “tosse asinina”):
  • brevi colpi di tosse → inspirazione profonda e sibilante → nuova serie di colpi di tosse → emissione di muco a “chiara d’uovo” e spesso vomito e convulsioni. DECORSO CLINICO→ antibiotico è d’obbligo perché è una malattia batteria, si avrà a poco a poco una diminuzione graduale degli accessi di tosse, il muco diventerà fluido, e si ha un’immunità duratura, dopo la prima infezione. EPIDEMIOLOGIA→ sorgenti di infezione: malati – portatori precoci (che già nel periodo di incubazione eliminano il batterio all’esterno – portatori sani – malati non diagnosticati (adulti); Contagiosità: è massima nel periodo di incubazione e periodo catarrale (fino alla seconda settimana dall’inizio della tosse); nei bambini molto piccoli il decorso può essere grave con complicanze broncopolmonari e neurologiche, può portare anche alla morte, nel 70
  • 80 % di bambini che contraggono l’ipertosse fra 1 e 5 anni. PREVENZIONE→ è importante attuare un isolamento per 7 giorni dall’inizio della terapia antibiotica, Chemioprofilassi (sottoposti a terapia antibiotica preventiva) per conviventi e contatti per 14 giorni dopo l’esposizione. È un vaccino acellulare (tossina dell’ipertosse ma che mantiene il potere immunogeno); efficacia protettiva del 85% dei vaccinati, somministrazione per via sottocutanea, vaccinazione esavalente→ per immunizzare il bambino contro 6 malattie (difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite virale B. calendario: 3° mese, 5° mese, 11° 13° mese, 6° anno, 12- 18 anni a dose ridotta. DIFTERITE È una malattia batterica, sono riconducibili a dei batteri. La difterite è dovuta al bacillo difterico, è immobile, non produce spore, non è capsulato, ha la forma di un bastoncino, dritto o leggermente curvato, con le estremità rigonfie a cava, il bacillo difterico produce una esotossina, responsabile della patologia clinica.

PATOGENESI → il periodo di incubazione della difterite è di 2-8 giorni, il bacillo penetra attraverso le prime vie

aeree in particolare (le cavità nasali, faringe, laringe) e tende a localizzarsi a livello delle prime vie aeree, attecchisce sulle mucose, il bacillo è immobile che produce una tossina, ed è questa che andando nel torrente circolatorio induce danno al sistema nervoso centrale, al cuore, ai reni ma induce danno anche sulla mucosa là dove il bacillo si è moltiplicato. A livello della mucosa succede che, la produzione della tossica comporta almeno un’infiammazione della mucosa, si ha il richiamo dei globuli rossi, bianchi, produzione di fibrina, tutto ciò legato alla produzione di bacilli difterici determina delle membrane→ pseudomembrane, degli essudati fatti dai globuli bianchi, rossi, mucose e le cellule del bacillo difterico, che a seconda a dove si vanno a localizzare, tendono a formare 3 quadri clinici diversi.

DECORSO CLINICO → la febbre è modesta, ma si ha mal di testa, spesso a causa dell’irritazione alla gola si ha

vomito, a volte il dolore un dolore moderato faringeo. Dato che il bacillo difterico si va a localizzare a livello dello mucosa, avremo una reazione dei linfonodi, ingrossamento dei linfonodi mascellari e latero- cervicali, a causa dell’aumento dei globuli bianchi, perché si ha una stimolazione delle cellule del sistema immunitario, che cercano di combattere questo nemico che si è localizzato a livello delle mucose e delle prime vie aeree. Si può realizzare a causa della tossina in circolo, danni a livello dell’apparato cardiocircolatorio, dei reni, delle paralisi muscolari della laringe, faringe e muscoli oculari.

SINTOMATOLOGIA CLINICA → 3 forme cliniche→ angina difterica, laringite difterica, rinite difterica →

tutto è legato a dove il bacillo torna le pseudomembrane (a dove le membrane si vanno a localizzare) se si trovano attorno all’ugola, vicino alle tonsille, al palato duro, angina difterica, caratterizzata da faringodinia ( infiammazione alla gola), se le pseudomembrane scendono più giù, e dal palato duro, passano alla laringe, allora avremo quella che si chiama laringite difterica , nella laringe ci sono le corde vocali, una volta che le pseudomembrana che si

qualcuno che si è tagliato, si possono trattare le ferite con acqua fisiologica e acqua ossigenata, il bacillo tetanico muore in presenza di ossigeno. Eventualmente, antibiotici per 5 giorni per prevenire infezioni da piogeni aerobi locali, se non si sa che la persona è stata vaccinata, verrà somministrata l’immunoglobulina iperimmuni che per le prime 4 settimane ( che sono quelle necessario per produrre anticorpi al sistema immunitario), proteggeranno la persona + la vaccinazione (prima dose subito, e la seconda a distanza di 6/8 settimane e si completerà il vaccino ai 6 mesi con la terza dose, e poi ci sarà una dose di richiamo. MENINGITI BATTERICHE Quando si parla di meningite si fa riferimento ad infezione con infiammazione delle meningi. Possono essere di origine virale o batteriche→ legate alla prima infanzia perché quelle virali sono più rare nella prima infanzia ed hanno un esito benigno, in pochi casi comportano la morte del bambino. Quelle batteriche, sono quelle prevenute attraverso la vaccinazione perché le complicanze possono essere gravi. Le meningi sono dei foglietti che proteggono il sistema nervoso centrale, l’encefalo e il midollo spinale. Il sistema nervoso centrale si differenzia da quello periferico che è composto dai nervi, che si dipartono nel midollo spinale e che vanno ad innervare la muscolatura volontaria o involontaria. Il sistema nervoso centrale è rivestito dalle meningi, 3 foglietti protettivi che hanno come obiettivo quello di proteggere il sistema nervoso centrale da eventuali insulti di vario genere, chimica, infettiva, traumatica. Le meningiti sono delle infiammazioni di natura infettiva che interessano pia madre, aracnoide e dura madre. Possono essere tante:

1. Meningite meningococcica L’agente è il meningococco, hanno una forma rotonda, che forma delle coppie (diplococchi). È dotato di parete cellulare, ha una maggiore resistenza, è possibile dare una terapia antibiotica per poter eliminare il microrganismo che tende a morire perché è labile nell’ambiente esterno e a contatto con i disinfettanti. La parete cellulare è composta da LPS (lipopolisaccaride) sono degli antigeni, strutture presenti sulla superficie della parete batterica che rendono il microrganismo patogeno che ne esistono 13 gruppi sierologici (meningococco). Quelli più frequenti nella patologia umana sono: A, B, C, Y, W-135.

PATOGENESI → il periodo di incubazione è di 1-10 giorni tutto è legato alla carica infettante (il numero minimo

di microrganismi necessario per dare inizio ad un’infezione, maggiore è la carica infettante, minore sarà il periodo di incubazione); è legato anche alla capacità di difesa del microrganismo (se la persona è infetta da un’altra patologia che deprime il suo sistema immunitario, è chiaro che anche una carica contenuta di microrganismi sarà necessaria una carica infettante minore perché l’infezione possa diventare malattia. Viene trasmessa attraverso la mucosa rino-faringea, attraverso il naso e la bocca, la localizzazione comporta uno stato di portatore (porta dentro di sé il microrganismo patogeno e lo elimina all’esterno. una volta che si localizza, si moltiplica passa nel sangue ovvero nel torrente circolatorio determinano la batteriemia, comporta la presenza del batterio nel sangue, si andranno a localizzare nei tessuti potendo dare quella che prende il nome di sepsi fulminante, se non si realizza perché magari il sistema immunitario è riuscito a contrastare una carica batterica molto alta nel sangue, il batterio se ne va nelle meningi andando a comportare una meningite, è definita a liquor torbido (che si trova al livello del sistema nervoso ovvero nelle meningi. Questo liquor torbido ma aumenta la sua concentrazione e aumenta il liquido che scorre nelle tre meningi, questo comporterà una pressione a livello cranico, questo compromette una compressione della sostanza celebrale, che avrà vari disturbi, paralisi, disturbi acustici e visivi e deficit intellettivi.

DECORSO CLINICO → febbre elevata con brividi, violentissimi mal di testa, associata a vomito a getto,

agitazione psico-motoria. Segni meningei: Rigidità della nuca e della colonna vertebrale; Posizione degli arti inferiori a “cane di fucile”; Paralisi muscoli estrinseci dell’occhio. Sepsi fulminante, a causa del numero elevato di batteri del sangue, infezione degli organi e tessuti il decorso sarà acutissimo e si ha la rottura dei vasi sanguigni, con la comparsa di petecchie diffuse (porpora meningococcica prevalentemente nell’addome e nella faccia interna delle cosce.

EPIDEMIOLOGIA → malattia diffusa in tutto il mondo, ma ha una prevalenza nei paesi a clima secco e caldo

(africa e paesi europei), l’Italia ha una bassa endemicità (200-300 casi/anno), nelle zone più densamente popolate quindi tende a manifestarsi come degli episodi epidemici, nelle comunità scolastiche, oppure come caso sporadico. Sierogruppo A → epidemie nei Paesi in via di sviluppo; Sierogruppi B e C → Paesi sviluppati. Il serbatorio naturale di infezione è l’uomo (ma anche il portatore sani, non svilupperanno mai la malattia ma che contribuiscono alla disseminazione del batterio all’interno della comunità. Contagio per via aerea (“diretto”) → ambienti sovraffollati. Andamento stagionale: fine inverno-inizio primavera. Frequenza maggiore nei primi 5 anni di vita.

PREVENZIONE → Isolamento in ospedale (per interrompere le catene di trasmissione); Sorveglianza sanitaria

per dieci giorni per familiari e contatti. La contagiosità cessa 24 ore dopo l’inizio della terapia antibiotica.

VACCINAZIONE → vaccino tetravalente; polisaccaridico; per sierogruppi A, C, Y, W-135; oggi il vaccino per il

sierogruppo B; elevata immunogenicità (90%); somministrazione per via sottocutanea. Calendario: unica somministrazione.

2. Meningite pneumococcica Le meningiti batteriche sono anche riconducibili anche allo pneumococco, ha come agente eziologico il cocco appare di colore rosso violetto, è dotato di LPS→ polisaccaridi sulla capsula, i batteri oltre alla parete cellulare hanno una struttura esterna che è la capsula, su questa ci sono degli antigeni polisaccaridi che danno la possibilità di riconoscere 90 sierotipi di pneumococco; solo labili nell’ambiente esterno e a contatto con i disinfettanti.

PATOGENESI → Si trasmette per via aerea, pertanto lo pneumococco penetra avverso le mucose nelle prime vie

aeree. Spesso si tratta di un patogeno opportunista, sono quei microrganismi che colgono l’occasione per fare danno e l’occasione è data da un abbassamento dei poteri di difesa immunitaria, perché per esempio nello stesso momento la persona è infetta da un’altra infezione. Spesso lo pneumococco determina un’infezione a livello polmonare quando penetra attraverso le vie aeree di un forte fumatore, produce un’abbondante quantità di muco, che non potendo essere espulsa tiene tutto ciò che penetra attraverso l’apparato respiratorio, a questo si aggiunge→ abitudini voluttuarie; un’insufficienza renale e cardiocircolatoria possono essere fattori di rischio che tendono a deprimere il sistema immunitario e ad aprire la porta d’ingresso allo pneumococco.

DECORSO CLINICO → lo pneumococco interessa i polmoni che potrà andare a determinare una polmonite, a

volte se si ha un’infezione disseminata a vari organi e tessuti si realizzerà una sepsi; altre volte se lo pneumococco interessa bambini molto piccoli può andarsi a localizzare al livello delle meningi dando la meningite pneumococcica con sintomi che sono identici alla meningite meningococcica; si possono avere anche delle broncopolmoniti.

EPIDEMIOLOGIA → il serbatorio naturale di infezione è rappresentato dall’uomo che può essere malato o

portatore sano (a livello della mucosa del naso o della faringe). Il contagio avviene per via diretta attraverso tosse o starnuti; Andamento stagionale: inverno; frequenza maggiore nei lattanti o nei bambini della prima infanzia; frequenti nelle persone anziani come broncopolmoniti o sepsi (infezione generalizzata).

PREVENZIONE → la contagiosità cessa 24 ore dopo l’inizio della terapia antibiotica.

VACCINAZIONE → due tipi di preparati vaccinali per la meningite pneumococcica: vaccino 13 valente

coniugato PCV13 : non ci sono per tutti i 90 gruppi di polisaccaridi; polisaccaridi capsulari dei 13 sierotipi responsabili del 70-80% dei casi di meningite, batteriemia e otiti medie purulente nei bambini sotto ai 5 anni; Vaccino polisaccaridico 23-valente PPV23 : polisaccaridi capsulari dei non solo con i 13 ma anche con altri 10, 23 sierotipi responsabili del 80-90% dei casi di polmonite, sepsi e forme invasive a tutte le età (dopo i 5 anni). Calendario : PCV13 → 3°; 5°; 11-12° mese di vita; PPV23 → 5 - 49 anni; PCV13/PPV23 → 50 - 64 anni (a pagamento); dopo i 65 anni è gratuito.

3. Meningite da HIB È un batterio che ha una forma di cocco – bacillare, sia la forma rotonda che di un bastoncino, dalla quale si possono distinguere 6 tipi sierologici però esistono anche dei ceppi non capsulati cioè non esiste la capsula.

PATOGENESI → ceppi capsulati e non capsulati si trovano nella faringe; Ceppi capsulati nel faringe del 60-90%

dei bambini come commensali, ci troviamo davanti a dei microrganismi che tendono a circolare bene all’interno della popolazione, nella prima infanzia, perché si tratta di bambini che sono dei portatori sani a livello faringeo del batterio. Cosa succede quando un bambino si ammala: perché il microrganismo dalla faringe laddove penetra passa attraverso il torrente ematico e da lì viene disseminato a livello delle meningi, sarà una meningite purulenta, oppure si andrà a localizzare a livello dell’epiglottide, potendo provocare soffocamento a causa dell’ostruzione delle prime vie aeree, oppure a livello delle prime vie aeree provocando gravi processi infiammatori, provoca una broncopolmonite. Quando il batterio va in circolo si può disseminare anche in altri organi e tessuti, per esempio potrebbe interessa le ossa, il cuore, può essere mortale.

EPIDEMIOLOGIA → è un vaccino obbligatorio entro il primo anno di vita, vaccino esavalente, questo perché la

meningite si manifesta nei lattanti, e fino al terzo anno di età. Il serbatoio naturale di infezione è dato dai portatori sani e soggetti con lievi forme di infezione nelle prime vie aeree. Il contagio avviene per via aerea (diretto), con tosse e starnuti, contagio attraverso mani contaminate da secrezione (più brave nei bambini piccoli, andamento stagionale→ invernale.

PREVENZIONE → La contagiosità cessa 24 ore dopo l’inizio della terapia antibiotica. Chemioprofilassi per i

contatti, antibiotici.

VACCINAZIONE → Polisaccaridico (polisaccaride capsulare PRP), polisaccaridi che si trovano nella capsula

vengono usati per fare il vaccino. Per veicolare all’interno dell’organismo utilizza un mezzo di trasporto: una proteina vettrice (tossoide tetanico; tossoide difterico o tossina difterica manipolata geneticamente). Calendario : 3° mese; 5° mese; 11°-13° mese. Il preparato vaccinale non è sempre composto da microrganismo responsabile della malattia, ma possono anche essere composti da una porzione del microrganismo che è veicolato all’organismo da qualcosa che è prodotto da un altro microrganismo. POLIOMIELITE Ha come origine, come agente eziologico un virus, quelli che possono determinare poliomielite nell’uomo possono essere 3 differenti tipo 1, 2, 3 che sono patogeni esclusivi dell’uomo.

PATOGENESI → il virus penetra nell’organismo umano, per via orale, attraverso la bocca, si replica a livello dei

linfonodi della faringe e intestino (linfonodi satelliti) che poi passa in circolo determinando una viremia.