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Riassunto del libro "Igiene" Barbuti S., Fara G.M., Giammanco G., Carducci A., Coniglio M.A., D’Alessandro D., Montagna M.T., Tanzi M.L., Zotti C.M. Capitoli 3-9
Tipologia: Sintesi del corso
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Il fine dell’Igiene e dell’educazione sanitaria è che ogni persona nasca sana e mantenga la propria condizione di salute al più alto livello fino al naturale compimento della vita.
Secondo la definizione dell’OMS , la salute non è soltanto l’assenza di malattie ma è una condizione dinamica di benessere fisico, mentale e sociale. Questa definizione, implica che la salute può essere portata a livelli sempre più alti e che, in ogni caso, la condizione di benessere di una persona, può essere ulteriormente migliorata. La condizione di benessere è determinata da fattori obbiettivi, individuali e sociali, ma occorre aggiungere che la sensazione di benessere dipende da come è percepita la qualità della vita. La promozione della salute, ossia l’innalzamento della salute fino al più alto livello raggiungibile, si ottiene agendo sia sulle singole persone, sia nel contesto culturale e sociale, Sul piano individuale, occorre mettere in atto specifici interventi di educazione sanitaria che inducano alla scelta di stili di vita che contribuiscano all’efficienza fisica ed all’equilibrio mentale. L’efficienza fisica, ad esempio, è mantenuta e potenziata adottando comportamenti consoni con il buon funzionamento del metabolismo e con la buona funzionalità dei vari organi ed apparati. D’altra parte l’educazione alla coscienza delle proprie potenzialità ed all’accettazione dei propri limiti, è utile per stimolare quel grado di autostima necessario per vivere serenamente la propria condizione, così da percepire la propria qualità di vita. Occorre che la persona non solo sia sta bene, ma che si senta bene, quindi che ci sia un benessere oggettivo ma anche un benessere percepito.
Come si prevengono le malattie
In termini semplici si può dire che il fine della prevenzione è di impedire l’insorgenza e la progressione delle malattie nelle persone sane e nelle persone apparentemente sane.
A seconda degli obbiettivi e dei metodi di intervento, si distinguono tre tipi di prevenzione:
La prevenzione primaria (Rivolta alla persona sana) ha l’obbiettivo di impedire che le persone sane si ammalino, ha l’obbiettivo di ridurre la comparsa di nuovi casi di malattia, la riduzione è tanto maggiore quanto più l’intervento è efficace. Le strategie della prevenzione primaria mirano a rimuovere le cause della malattie o i fattori che ne facilitano l’insorgenza. Se si riesce a rimuovere completamente la causa di una malattia o ad impedire che essa agisca sulla popolazione, si osserverà la diminuzione della frequenza della malattia stessa fino alla sua scomparsa:
Es:Nel caso della brucellosi, malattia a breve incubazione, l’abbattimento di tutti gli animali dall’allevamento infetti è l’intervento di prevenzione più efficace, in quanto essi rappresentano le sorgenti d’infezione per l’uomo mediante il latte e i latticini: considerando che le brucelle possono sopravvivere in certi formaggi non più di quattro mesi e che il periodo d’incubazione dell’uomo non è più di 6 settimane, si può prevedere che nessun caso di malattia si presenterà dopo il sesto mese dell’abbattimento dell’ultimo animale infetto
Nel caso invece dell’asbesto che causa tumori polmonari anche dopo molti anni dalla sua inalazione, i casi di malattia continueranno a manifestarsi a lungo pur avendone vietato la produzione e pur avendolo rimosso dagli ambienti di vita e di lavoro
Quando la causa di una malattia è sconosciuta o non è possibile eliminarla, si può ottenere la riduzione della sua frequenza agendo sui fattori di rischio. In questo caso, la riduzione della frequenza sarà in rapporto all’importanza che ha il fattore di rischio nel determinare l’insorgenza della malattia. Prendiamo l’esempio del cancro del polmone, sappiamo che il fattore di rischio individuale è il fumo della sigaretta, se si riesce a ridurre il numero di fumatori, possiamo prevedere che la frequenza della malattia diminuirà.
La prima fase della prevenzione secondaria è costituita dall’esame delle persone apparentemente sane ma a rischio di malattia per effettuarne lo screening, al fine di individuare coloro che sono già ammalati pur non presentando ancora sintomi di malattia. Lo screening , letteralmente “cernita” può essere rivolto a gruppi ristretti di persone o a larghi strati di popolazione. Per definizione, lo screening è un insieme di esami clinici su una popolazione o sottogruppo della stessa apparentemente sano e asintomatica con l’obbiettivo di identificare una malattia ancora in fase preclinica.
Tre categorie principali di screening :
Lo screening deve avere delle caratteristiche:
Nel caso della TUBERCOLOSI, i test si fanno a bambini che sono a contatto con positivi alla tubercolosi, a immigrati che prevengono da zone in cui vi è la tubercolosi, a tutto il personale sanitario, a chi ha segni sospetti o sintomi, Persone addetto alla manipolazione del cibo delle mense e chi vive in comunità.
Nel caso della HIV, i test si fanno a chi ha comportamenti a rischio (rapporti sessuali non protetti con sconosciuti) a chi ha segni o sintomi sospetti, a chi dona il sangue e ai donatori di organi, al personale sanitario, militari e donne in gravidanza. (Sotto il loro consenso.)
Nel caso della epatite B-C, si fanno a chi proviene da zone endemiche, dove non vi è l vaccino, all’hiv positivi, a chi vive con persone infette da epatite, nel caso dell’epatite B anche chi ha avuto rapporti sessuali non protetti con sconosciuti.
La prevenzione terziaria ha obbiettivi e metodologie di intervento diverse della prevenzione primaria e secondaria. Non è rivolta a persone sane (o apparentemente sane) ma a persone ammalate e si prefigge l’obbiettivo di impedire che esse vadano incontro ad uno stato di invalidità. Gli interventi di prevenzione terziaria, riguardano dunque, persone con malattie croniche e persone portatrici di handicap e consistono in procedure di RIABILITAZIONE. Le tecniche di riabilitazione debbono essere messe in atto precocemente per evitare complicanze della malattia principale e per ottenere il massimo recupero funzionale.
OBBIETTIVI STRATEGICI DELLA PREVENZIONE
Abbiamo visto che l’obbiettivo della prevenzione secondaria e della prevenzione terziaria è quella di proteggere le singole persone dalle conseguenze delle malattie (Quindi una protezione individuale).
Gli obbiettivi che ha invece la PREVENZIONE PRIMARIA sono molto più ambiziosi e sono:
Lo stesso vale per qualsiasi malattia il cui agente patogeno non sia stato eliminato radicalmente.
L’eradicazione delle malattie (l’eliminazione radicale)
Una malattia può dirsi eradicata quando si è riusciti ad ottenere l’assenza dei casi grazie al fatto che è stato rimosso DEFINITIVAMENTE l’agente patogeno, sicché nuovi casi non possono presentarsi in futuro. L’unica malattia che sia stata finora eradicata al livello mondiale (ERADICAZIONE MONDIALE) è il vaiolo, il cui il virus del vaiaolo è definitivamente scomparso in tutto il mondo grazie al programma globale di eradicazione condotto dall’OMS dal 1967 al
Grazie a ciò è stato possibile sospendere qualsiasi misura di prevenzione, come la vaccinazione che prima era obbligatoria. La malattia radicata scompare per sempre e non c’è bisogno di alcuna misura di prevenzione. Si può parlare anche di ERADICAZIONE REGIONALE definite dall’OMS come vaste aree geografiche in linea di massima, si riferisce ai continenti. Si può parlare anche di ERADICAZIONE LOCALE riferendosi ad un singolo stato. Nel caso dell’eradicazione regionale e locale, non è possibile eliminare i sistemi di prevenzione, bisogna mantenerle attive per impedirne la diffusione in aree ancora presenti. Attualmente ci sono diverse malattie che sono state eradicate a livello regionale, come ad esempio la Malaria, in Europa e la Poliomelite. Alcune invece sono state eradicate a livello locale, come ad esempio la rabbia, eradicata in italia ed in altri paesi Euruopei. Vicine all’eradicazione mondiale è il morbillo, e il morbillo che ancora, nei paesi più poveri, è responsabile di elevata mortalità nei paesi più poveri. La sua eradicazione mondiale consentirebbe di sospendere la vaccinazione antimorbillosa con vantaggi economici anche per i paesi più ricchi.
Molto spesso, l’espressione “ Educazione sanitaria ” viene utilizzato, impropriamente, come sinonimo di “ Promozione sanitaria ”, nonostante ormai nel corso degli anni siano state proposte definizioni diverse. Possiamo dire che però sono 2 facce della stessa medaglia, fanno parte dello stesso argomento guardandolo però da due punti di vista differenti e complementari. Educazione viene dal latino educere che vuol dire tirare fuori, in AMBITO SANITARIO vuol dire tirar fuori tutte quelle condizioni che hanno come obbiettivo produrre un cambiamento nelle conoscenze, abilità e nei comportamenti e nei valori che si hanno nel concetto di salute. Quando parliamo di bambini, ci riferiamo a contesti educativi molto particolari, nei quali emergono dei bisogni di salute spesso non espressi e che devono essere tenuti in considerazione, i genitori devono essere bravi a capire i bisogni di salute non espressi dei bambini, quindi l’educazione alla salute passa dai genitori o da chi è a contatto coni bambini.
Educare , quindi, vuol dire fornire stimoli educativi per:
L’educazione sanitaria passa da 3 momenti fondamentali:
Ci sono 3 definizioni di educazione alla salute.:
Gli strumenti dell’educazione alla salute.
L’educazione alla salute:
Il tema della comunicazione è centrale nell’ambito dell’educazione alla salute, le attività di educazione sanitaria infatti si realizzano attraverso un processo di comunicazione , cioè quando non si è solo spinti dal desiderio di far comprendere i propri punti di vista ma si è anche disposti ad ascoltare e rielaborare quelli dell’interlocutore. Comunicazione dal latino communicare (informare, partecipare, dividere) mette le persone nelle condizioni di condividere il proprio sapere. La comunicazione deve essere bidirezionale (Emittente – Ricevente).
La qualità della comunicazione dipende dai rapporti che si stabiliscono tra fonte e destinatario:
Ci sono due tipi di comunicazione.
La qualità della comunicazione dipende anche dallo stile comunicativo, ci son 3 stili:
coinvolgimento e la valorizzazione degli altri. (L’arte di vincere una guerra senza combattere)
La comunicazione , viene classicamente distinta in verbale e non verbale.
La comunicazione “ efficace ” avviene nel rispetto di:
Contatto Nessuna comunicazione può avvenire senza una forma di contatto, nell’ambito della comunicazione verbale orale, la più ovvia forma di contatto è la vicinanza fisica tra gli interlocutori. Nella comunicazione verbale scritta il contatto avviene attraverso la carta stampata, o attraverso l’email. Nella comunicazione non verbale il contatto può avvenire attraverso il corpo.
Mezzi Perché si abbia una comunicazione, chi riceve il messaggio deve essere in grado di comprendere quanto gli viene detto: pertanto i partecipanti al processo di comunicazione devono usare lo stesso mezzo: Il linguaggio. Va detto che per l’universalità del loro significato, i segni semantici sono mezzi che spesso comunicano meglio delle parole, in quanto trasmettono messaggi inequivocabili nel senso.
La comunicazione del rischio Il rischio viene generalmente definito come un evento probabilistico responsabile di un danno di diverse gravità che può essere aumentato o ridotto a seconda degli eventi e delle circostanze. L’educazione alla corretta gestione del rischio si avvale di un processo di comunicazione finalizzato ad aprire il dialogo per informare la comunità o i singoli individui dei rischi associati a determinati comportamenti e in merito alle relative pratiche di sicurezza.
Palenchar, nel 2005 sostenne che al comunicazione del rischio offre l’opportunità di approntare azioni appropriate per ridurre la percezione del rischio e creare un clima di partecipazione.
In ambito socio-sanitario, la comunicazione del rischio è uno strumento per modificare le conoscenze, gli atteggiamenti e i comportamenti correlati con un determinato fenomeno. Una corretta comunicazione del rischio:
Poiché la comunicazione possa essere efficace l’oratore deve possedere tre caratteristiche:
Un oratore non deve solo trovare cosa dire, ma anche analizzare il contesto, e vedere quali sono i veri bisogni. Deve saper essere in grado di strutturare ciò che vuole dire in maniera organizzata, deve saper scegliere il lessico in base a chi ha davanti - > Il livello di scolarizzazione è importante. La strategia di comunicazione deve tener conto di tre aspetti fondamentali:
Per far sì che la comunicazione sia efficace devono essere presenti degli elementi che come una ruota siano tutti collegati l’un l’altro. Emittente - Messaggio – Ricevente – Feedback
Ci sono tre canali della comunicazione:
Aspetti fondamentali della comunicazione:
Per comunicare è importante che gli obbiettivi da raggiungere siano SMART (Acronimo)
S pecifico - > L’obbiettivo deve essere specifico. M isurabile - > Deve determinare traguardi a breve termine. A cquisibile - > La persona ha la capacità per raggiungere l’obbiettivo. T empificato - > Deve dare tempi per raggiungere l’obbiettivo finale.
Ci sono 10 regole della comunicazione:
5 elementi chiave della comunicazione:
del contesto di appartenenza delle persone alla quale si vuole veicolare un messaggio.
Per fare in modo che l’informazione venga interiorizzata è fondamentale rendere l’informazione personalizzata e interessante.
Informazione Uno strumento dell’educazione alla salute è l’informazione (dal latino informatio, concetto, idea, dare forma). L’informazione diventa sinonimo di notizia, notifica, conoscenza, ed è strettamente correlata con la facoltà di comprensione dell’essere umano. Informazione e comunicazione, specialmente in campo sanitario, sono fortemente correlate:
Pertanto una comunicazione efficace non può prescindere da un’informazione corretta. Le proprietà di base dell’informazione sono:
Quindi bisogna dare poche informazioni ma chiare.
Le informazioni hanno anche delle qualità - > fondamentale perché si realizzi un processo di comunicazione efficace.
L’attualità, la completezza e l’accessibilità determinano il valore dell’informazione in ambito sanitario.
La scelta degli obbiettivi di salute. Prevede sempre una corretta identificazione dei bisogni di salute della popolazione attraverso la cosiddetta analisi di contesto. Vuol dire identificare i regali bisogni di salute di un contesto, analizzare le variabili ambientali del gruppo e le variabilità di fattibilità dell’intervento,. Analizzare sia il contesto interno che quello esterno.
Le informazioni dirette delle popolazione bersaglio possono derivare da:
L’intervista è un interazione comunicativa fra due soggetti con il fine di acquisire informazioni, può essere sia strutturata che non strutturata.
Analizzare l’intera popolazione è difficile, quindi si effettua un campionamento della popolazione. Bisogna sempre stilare una serie di domande che partono da domande generali e introduttive e poi procedere a domande + specifiche e mirate, non formulare domande ambigue o che suggeriscono la risposta, ne mostrare pregiudizi. È più facile ottenere dati attraverso il questionario , dove non si deve iniziare con domande dirette ma con’introduzione e poi procedere con le domande. L’introduzione serve a spiegare il tipo di intervista, precisando lo scopo e l’oggetto della ricerca.
Ci sono quattro tipi di questionari:
Sulla base della loro tipologia le domande possono essere a loro volta distinte in:
Per formulare un questionario:
Errori evitare durante la formulazione di un questionario: