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Riassunto libro "Igiene", Sintesi del corso di Scienze dell'educazione

Riassunto del libro "Igiene" Barbuti S., Fara G.M., Giammanco G., Carducci A., Coniglio M.A., D’Alessandro D., Montagna M.T., Tanzi M.L., Zotti C.M. Capitoli 3-9

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 27/06/2020

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Capitolo 4 Promozione della salute e
prevenzione delle malattie
Il fine dell’Igiene e dell’educazione sanitaria è che ogni persona nasca sana e mantenga
la propria condizione di salute al più alto livello fino al naturale compimento della vita.
Secondo la definizione dell’OMS, la salute non è soltanto l’assenza di malattie ma è
una condizione dinamica di benessere fisico, mentale e sociale.
Questa definizione, implica che la salute può essere portata a livelli sempre più alti e
che, in ogni caso, la condizione di benessere di una persona, può essere ulteriormente
migliorata.
La condizione di benessere è determinata da fattori obbiettivi, individuali e sociali, ma
occorre aggiungere che la sensazione di benessere dipende da come è percepita la
qualità della vita.
La promozione della salute, ossia l’innalzamento della salute fino al più alto livello
raggiungibile, si ottiene agendo sia sulle singole persone, sia nel contesto culturale e
sociale, Sul piano individuale, occorre mettere in atto specifici interventi di
educazione sanitaria che inducano alla scelta di stili di vita che contribuiscano
all’efficienza fisica ed all’equilibrio mentale.
L’efficienza fisica, ad esempio, è mantenuta e potenziata adottando comportamenti
consoni con il buon funzionamento del metabolismo e con la buona funzionalità dei vari
organi ed apparati.
D’altra parte l’educazione alla coscienza delle proprie potenzialità ed all’accettazione
dei propri limiti, è utile per stimolare quel grado di autostima necessario per vivere
serenamente la propria condizione, così da percepire la propria qualità di vita.
Occorre che la persona non solo sia sta bene, ma che si senta bene, quindi che ci sia un
benessere oggettivo ma anche un benessere percepito.
Come si prevengono le malattie
In termini semplici si può dire che il fine della prevenzione è di impedire l’insorgenza e
la progressione delle malattie nelle persone sane e nelle persone apparentemente
sane.
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Capitolo 4 Promozione della salute e

prevenzione delle malattie

Il fine dell’Igiene e dell’educazione sanitaria è che ogni persona nasca sana e mantenga la propria condizione di salute al più alto livello fino al naturale compimento della vita.

Secondo la definizione dell’OMS , la salute non è soltanto l’assenza di malattie ma è una condizione dinamica di benessere fisico, mentale e sociale. Questa definizione, implica che la salute può essere portata a livelli sempre più alti e che, in ogni caso, la condizione di benessere di una persona, può essere ulteriormente migliorata. La condizione di benessere è determinata da fattori obbiettivi, individuali e sociali, ma occorre aggiungere che la sensazione di benessere dipende da come è percepita la qualità della vita. La promozione della salute, ossia l’innalzamento della salute fino al più alto livello raggiungibile, si ottiene agendo sia sulle singole persone, sia nel contesto culturale e sociale, Sul piano individuale, occorre mettere in atto specifici interventi di educazione sanitaria che inducano alla scelta di stili di vita che contribuiscano all’efficienza fisica ed all’equilibrio mentale. L’efficienza fisica, ad esempio, è mantenuta e potenziata adottando comportamenti consoni con il buon funzionamento del metabolismo e con la buona funzionalità dei vari organi ed apparati. D’altra parte l’educazione alla coscienza delle proprie potenzialità ed all’accettazione dei propri limiti, è utile per stimolare quel grado di autostima necessario per vivere serenamente la propria condizione, così da percepire la propria qualità di vita. Occorre che la persona non solo sia sta bene, ma che si senta bene, quindi che ci sia un benessere oggettivo ma anche un benessere percepito.

Come si prevengono le malattie

In termini semplici si può dire che il fine della prevenzione è di impedire l’insorgenza e la progressione delle malattie nelle persone sane e nelle persone apparentemente sane.

A seconda degli obbiettivi e dei metodi di intervento, si distinguono tre tipi di prevenzione:

  • Primaria
  • Secondaria
  • Terziaria

La prevenzione primaria (Rivolta alla persona sana) ha l’obbiettivo di impedire che le persone sane si ammalino, ha l’obbiettivo di ridurre la comparsa di nuovi casi di malattia, la riduzione è tanto maggiore quanto più l’intervento è efficace. Le strategie della prevenzione primaria mirano a rimuovere le cause della malattie o i fattori che ne facilitano l’insorgenza. Se si riesce a rimuovere completamente la causa di una malattia o ad impedire che essa agisca sulla popolazione, si osserverà la diminuzione della frequenza della malattia stessa fino alla sua scomparsa:

  • Le malattie a breve periodo d’incubazione scompariranno rapidamente.
  • Per le malattie a lunga incubazione bisognerà attendere che tutti coloro che sono stati esposti all’agente si ammalino.

Es:Nel caso della brucellosi, malattia a breve incubazione, l’abbattimento di tutti gli animali dall’allevamento infetti è l’intervento di prevenzione più efficace, in quanto essi rappresentano le sorgenti d’infezione per l’uomo mediante il latte e i latticini: considerando che le brucelle possono sopravvivere in certi formaggi non più di quattro mesi e che il periodo d’incubazione dell’uomo non è più di 6 settimane, si può prevedere che nessun caso di malattia si presenterà dopo il sesto mese dell’abbattimento dell’ultimo animale infetto

Nel caso invece dell’asbesto che causa tumori polmonari anche dopo molti anni dalla sua inalazione, i casi di malattia continueranno a manifestarsi a lungo pur avendone vietato la produzione e pur avendolo rimosso dagli ambienti di vita e di lavoro

Quando la causa di una malattia è sconosciuta o non è possibile eliminarla, si può ottenere la riduzione della sua frequenza agendo sui fattori di rischio. In questo caso, la riduzione della frequenza sarà in rapporto all’importanza che ha il fattore di rischio nel determinare l’insorgenza della malattia. Prendiamo l’esempio del cancro del polmone, sappiamo che il fattore di rischio individuale è il fumo della sigaretta, se si riesce a ridurre il numero di fumatori, possiamo prevedere che la frequenza della malattia diminuirà.

  • Devono essere disponibile terapie efficaci che, applicate precocemente, consentano di guarire quella determinata malattia.

La prima fase della prevenzione secondaria è costituita dall’esame delle persone apparentemente sane ma a rischio di malattia per effettuarne lo screening, al fine di individuare coloro che sono già ammalati pur non presentando ancora sintomi di malattia. Lo screening , letteralmente “cernita” può essere rivolto a gruppi ristretti di persone o a larghi strati di popolazione. Per definizione, lo screening è un insieme di esami clinici su una popolazione o sottogruppo della stessa apparentemente sano e asintomatica con l’obbiettivo di identificare una malattia ancora in fase preclinica.

Tre categorie principali di screening :

  • Di massa - > Rivolto a tutta la popolazione o a fasce molto estese. Un esempio potrebbe essere lo screening fatto dal neonato prelevando una goccia di sangue dal tallone così da diagnosticare malattie molto rare così da evitare che la malattia faccia il suo decorso. Un altro esempio potrebbe essere la mammografia per evitare cancro al seno.
  • Selettivo -> Rivolto a gruppi più ristretti della popolazione, vengono selezionati i gruppi a cui fare questo test.. I gruppi ad esempio possono essere dei LAVORATORI esposti a sostanze che portano al cancro al polmone.
  • Multifasico - > Utilizzato per dare diagnosi a + malattie contemporaneamente. Esempio: Viene applicato in gravidanza, un test che si fa ogni mese per verificare anemia o un infezione, un diabete.

Lo screening deve avere delle caratteristiche:

  • Deve essere Rapido -> Affinché il personale sanitario possano esaminare molte persone in poco tempo, così anche che non ci devono essere molti tempi d’attesa.
  • Deve essere Sicuro - > Nel senso di non dar luogo a nessun effetto secondario pericoloso o fastidioso.
  • Deve essere Poco costoso - > Altrimenti non sarebbe sostenibile con le risorse della sanità pubblica, visto che deve essere applicato a grandi masse di popolazione.
  • Deve essere Ben accetto - > Non deve essere un test invasivo, deve essere ben accetto per le persone che aderiscono spontaneamente.
  • L’esame deve essere Sensibile - > Lo screening deve identificare i veri positivi.
  • L’esame deve essere Specifico - > Lo screening deve identificare i veri negativi.

Nel caso della TUBERCOLOSI, i test si fanno a bambini che sono a contatto con positivi alla tubercolosi, a immigrati che prevengono da zone in cui vi è la tubercolosi, a tutto il personale sanitario, a chi ha segni sospetti o sintomi, Persone addetto alla manipolazione del cibo delle mense e chi vive in comunità.

Nel caso della HIV, i test si fanno a chi ha comportamenti a rischio (rapporti sessuali non protetti con sconosciuti) a chi ha segni o sintomi sospetti, a chi dona il sangue e ai donatori di organi, al personale sanitario, militari e donne in gravidanza. (Sotto il loro consenso.)

Nel caso della epatite B-C, si fanno a chi proviene da zone endemiche, dove non vi è l vaccino, all’hiv positivi, a chi vive con persone infette da epatite, nel caso dell’epatite B anche chi ha avuto rapporti sessuali non protetti con sconosciuti.

La prevenzione terziaria ha obbiettivi e metodologie di intervento diverse della prevenzione primaria e secondaria. Non è rivolta a persone sane (o apparentemente sane) ma a persone ammalate e si prefigge l’obbiettivo di impedire che esse vadano incontro ad uno stato di invalidità. Gli interventi di prevenzione terziaria, riguardano dunque, persone con malattie croniche e persone portatrici di handicap e consistono in procedure di RIABILITAZIONE. Le tecniche di riabilitazione debbono essere messe in atto precocemente per evitare complicanze della malattia principale e per ottenere il massimo recupero funzionale.

OBBIETTIVI STRATEGICI DELLA PREVENZIONE

Abbiamo visto che l’obbiettivo della prevenzione secondaria e della prevenzione terziaria è quella di proteggere le singole persone dalle conseguenze delle malattie (Quindi una protezione individuale).

Gli obbiettivi che ha invece la PREVENZIONE PRIMARIA sono molto più ambiziosi e sono:

  • Proteggere le singole persone dal contrarre malattie (Protezione individuale)
  • Ottenere il controllo delle malattie nella popolazione
  • Eliminare le malattie
  • Eradicare (sradicare) le malattie.

Lo stesso vale per qualsiasi malattia il cui agente patogeno non sia stato eliminato radicalmente.

L’eradicazione delle malattie (l’eliminazione radicale)

Una malattia può dirsi eradicata quando si è riusciti ad ottenere l’assenza dei casi grazie al fatto che è stato rimosso DEFINITIVAMENTE l’agente patogeno, sicché nuovi casi non possono presentarsi in futuro. L’unica malattia che sia stata finora eradicata al livello mondiale (ERADICAZIONE MONDIALE) è il vaiolo, il cui il virus del vaiaolo è definitivamente scomparso in tutto il mondo grazie al programma globale di eradicazione condotto dall’OMS dal 1967 al

Grazie a ciò è stato possibile sospendere qualsiasi misura di prevenzione, come la vaccinazione che prima era obbligatoria. La malattia radicata scompare per sempre e non c’è bisogno di alcuna misura di prevenzione. Si può parlare anche di ERADICAZIONE REGIONALE definite dall’OMS come vaste aree geografiche in linea di massima, si riferisce ai continenti. Si può parlare anche di ERADICAZIONE LOCALE riferendosi ad un singolo stato. Nel caso dell’eradicazione regionale e locale, non è possibile eliminare i sistemi di prevenzione, bisogna mantenerle attive per impedirne la diffusione in aree ancora presenti. Attualmente ci sono diverse malattie che sono state eradicate a livello regionale, come ad esempio la Malaria, in Europa e la Poliomelite. Alcune invece sono state eradicate a livello locale, come ad esempio la rabbia, eradicata in italia ed in altri paesi Euruopei. Vicine all’eradicazione mondiale è il morbillo, e il morbillo che ancora, nei paesi più poveri, è responsabile di elevata mortalità nei paesi più poveri. La sua eradicazione mondiale consentirebbe di sospendere la vaccinazione antimorbillosa con vantaggi economici anche per i paesi più ricchi.

Capitolo 5 Principi di educazione sanitaria

Molto spesso, l’espressione “ Educazione sanitaria ” viene utilizzato, impropriamente, come sinonimo di “ Promozione sanitaria ”, nonostante ormai nel corso degli anni siano state proposte definizioni diverse. Possiamo dire che però sono 2 facce della stessa medaglia, fanno parte dello stesso argomento guardandolo però da due punti di vista differenti e complementari. Educazione viene dal latino educere che vuol dire tirare fuori, in AMBITO SANITARIO vuol dire tirar fuori tutte quelle condizioni che hanno come obbiettivo produrre un cambiamento nelle conoscenze, abilità e nei comportamenti e nei valori che si hanno nel concetto di salute. Quando parliamo di bambini, ci riferiamo a contesti educativi molto particolari, nei quali emergono dei bisogni di salute spesso non espressi e che devono essere tenuti in considerazione, i genitori devono essere bravi a capire i bisogni di salute non espressi dei bambini, quindi l’educazione alla salute passa dai genitori o da chi è a contatto coni bambini.

Educare , quindi, vuol dire fornire stimoli educativi per:

  • Aiutare ad affrontare i cambiamenti, non si danno regole ma delle indicazioni. Una persona deve cambiare in qualche modo il modo di ragionare rispetto ad un comportamento.
  • Aiutare ad affrontare gli adattamenti che le nostre indicazioni possono determinare.

L’educazione sanitaria passa da 3 momenti fondamentali:

  • Sapere - >La possibilità che si da alle persone di acquisire conoscenze.
  • Saper essere - > Significa la possibilità di modificare degli atteggiamenti.
  • Saper fare - > Significa l’adozione di comportamenti.

Ci sono 3 definizioni di educazione alla salute.:

  1. L’educazione alla salute è ogni attività intenzionale finalizzata alla conoscenza della salute o alla conoscenza delle malattie così da apportare cambiamenti nei comportamenti delle persone. (Toners e Tilford 1994)

Gli strumenti dell’educazione alla salute.

L’educazione alla salute:

  • Deve essere finalizzata ad affrontare problemi individuati della stessa popolazione alla quale è rivolta.
  • Deve coinvolgere l’opinione pubblica
  • Deve essere affiancata da interventi di sanità pubblica.

Il tema della comunicazione è centrale nell’ambito dell’educazione alla salute, le attività di educazione sanitaria infatti si realizzano attraverso un processo di comunicazione , cioè quando non si è solo spinti dal desiderio di far comprendere i propri punti di vista ma si è anche disposti ad ascoltare e rielaborare quelli dell’interlocutore. Comunicazione dal latino communicare (informare, partecipare, dividere) mette le persone nelle condizioni di condividere il proprio sapere. La comunicazione deve essere bidirezionale (Emittente – Ricevente).

La qualità della comunicazione dipende dai rapporti che si stabiliscono tra fonte e destinatario:

Ci sono due tipi di comunicazione.

  • Comunicazione democratica - > Tutti parlano e comunicano, il rapporto tra gli interlocutori è egualitario, paritario.
  • Comunicazione gerarchica - > Uno parla gli altri ascoltano, l’emittente impartisce ordini e non viene data la possibilità al ricevente di elaborare il messaggio.

La qualità della comunicazione dipende anche dallo stile comunicativo, ci son 3 stili:

  • Lo stile passivo - > Tipico di chi si lascia condizionare dagli altri e subisce le decisioni altrui per evitare il conflitto a qualunque costo. Uno stile che genera ansia e frustrazione.
  • Lo stile assertivo - > Adottato da chi pur rispettando le opinioni altrui, non si lascia condizionare nelle scelte, la conseguenza di questo stile è il

coinvolgimento e la valorizzazione degli altri. (L’arte di vincere una guerra senza combattere)

  • Lo stile aggressivo ->Tipico di chi prevarica gli altri e utilizza metodi coercitivi per ottenere potere sociale, è uno stile comunicativo che genera ostilità, collera, no stile autoritario.

La comunicazione , viene classicamente distinta in verbale e non verbale.

  • La comunicazione verbale , scritta o orale è un atto che implica lo scambio e la condivisione di parole che a loro volta possono avere valenza materiale e/o simbolica. (Il ruolo simbolico delle parole è correlato con il modo in cui l’interlocutore le pronuncia.)
  • La comunicazione non verbale , invece si avvale di segni semantici scritti, o attraverso il linguaggio del corpo..

La comunicazioneefficace ” avviene nel rispetto di:

  • Contatto
  • Mezzi
  • Trasmissione
  • Comprensione

Contatto Nessuna comunicazione può avvenire senza una forma di contatto, nell’ambito della comunicazione verbale orale, la più ovvia forma di contatto è la vicinanza fisica tra gli interlocutori. Nella comunicazione verbale scritta il contatto avviene attraverso la carta stampata, o attraverso l’email. Nella comunicazione non verbale il contatto può avvenire attraverso il corpo.

Mezzi Perché si abbia una comunicazione, chi riceve il messaggio deve essere in grado di comprendere quanto gli viene detto: pertanto i partecipanti al processo di comunicazione devono usare lo stesso mezzo: Il linguaggio. Va detto che per l’universalità del loro significato, i segni semantici sono mezzi che spesso comunicano meglio delle parole, in quanto trasmettono messaggi inequivocabili nel senso.

La comunicazione del rischio Il rischio viene generalmente definito come un evento probabilistico responsabile di un danno di diverse gravità che può essere aumentato o ridotto a seconda degli eventi e delle circostanze. L’educazione alla corretta gestione del rischio si avvale di un processo di comunicazione finalizzato ad aprire il dialogo per informare la comunità o i singoli individui dei rischi associati a determinati comportamenti e in merito alle relative pratiche di sicurezza.

Palenchar, nel 2005 sostenne che al comunicazione del rischio offre l’opportunità di approntare azioni appropriate per ridurre la percezione del rischio e creare un clima di partecipazione.

In ambito socio-sanitario, la comunicazione del rischio è uno strumento per modificare le conoscenze, gli atteggiamenti e i comportamenti correlati con un determinato fenomeno. Una corretta comunicazione del rischio:

  • Aiuta la gente a sviluppare un giudizio critico rispetto ad un determinato fenomeno.
  • Mantenere dei livelli di apprensione nei confronti dello stesso fenomeno.

Poiché la comunicazione possa essere efficace l’oratore deve possedere tre caratteristiche:

  • Inventio
  • Dispositio
  • Eculatio

Un oratore non deve solo trovare cosa dire, ma anche analizzare il contesto, e vedere quali sono i veri bisogni. Deve saper essere in grado di strutturare ciò che vuole dire in maniera organizzata, deve saper scegliere il lessico in base a chi ha davanti - > Il livello di scolarizzazione è importante. La strategia di comunicazione deve tener conto di tre aspetti fondamentali:

  • Fruitori
  • Mezzi di comunicazione
  • Linguaggio

Per far sì che la comunicazione sia efficace devono essere presenti degli elementi che come una ruota siano tutti collegati l’un l’altro. Emittente - Messaggio – Ricevente – Feedback

Ci sono tre canali della comunicazione:

  • Verbale 7%
  • Paraverbale 38%
  • Non verbale 55%

Aspetti fondamentali della comunicazione:

  • Non si può non comunicare
  • Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto (ciò che diciamo) e un aspetto di relazione (ciò che non diciamo)
  • Bisogna scandire la punteggiatura, fare delle pause, ascoltare gli altri.

Per comunicare è importante che gli obbiettivi da raggiungere siano SMART (Acronimo)

S pecifico - > L’obbiettivo deve essere specifico. M isurabile - > Deve determinare traguardi a breve termine. A cquisibile - > La persona ha la capacità per raggiungere l’obbiettivo. T empificato - > Deve dare tempi per raggiungere l’obbiettivo finale.

Ci sono 10 regole della comunicazione:

  1. Partire da ciò che si conosce
  2. Procedere dal generale per arrivare al particolare
  3. Adeguare le informazioni rispetto alle capacità cognitive di chi ascolta
  4. Dare attenzione al linguaggio, usare un linguaggio adatto.
  5. Non dare nulla per scontato
  6. Curare il non verbale
  7. Fare esempi
  8. Procedere logicamente
  9. Verificare il feedback
  10. Fare una sintesi, riprendere i concetti.

5 elementi chiave della comunicazione:

  1. Deve tener conto delle diverse richieste che vengono dai pazienti e dagli specialisti.
  2. L’informazione deve essere completa, condivisa, onesta ed equilibrata
  3. Bisogna prestare attenzione a come comunicare, veicolare messaggi così da non lasciare dubbi.
  4. Analizzare il target cui ci si rivolge.

del contesto di appartenenza delle persone alla quale si vuole veicolare un messaggio.

Per fare in modo che l’informazione venga interiorizzata è fondamentale rendere l’informazione personalizzata e interessante.

  • Personalizzata - > Spostare i discorsi dal generale al particolare attraverso degli esempi, non bisogna essere solo teorici.
  • Interessante - > Calare l’informazione nella quotidianità attraverso esempi di vita pratica. Per essere interessanti bisogna:
  • Saper scrivere e parlare - > Usare parole efficaci
  • Adottare un linguaggio non troppo tecnico.
  • Dare risposte soddisfacenti, non deludere le aspettative della persona che ha chiesto l’informazione.
  • Cercare di essere simpatici, per simpatia si intende un misto tra cortesia e discrezione, con la simpatia si da l’opportunità di essere partecipi e partecipare.
  • Bisogna saper vendere, per vendere bisogna saper comunicare, non sempre viene utilizzata la parola.

Informazione Uno strumento dell’educazione alla salute è l’informazione (dal latino informatio, concetto, idea, dare forma). L’informazione diventa sinonimo di notizia, notifica, conoscenza, ed è strettamente correlata con la facoltà di comprensione dell’essere umano. Informazione e comunicazione, specialmente in campo sanitario, sono fortemente correlate:

  • L’informazione è il “senso” di quanto viene comunicato.
  • La comunicazione è il metodo per trasmettere e/o ricevere il senso.

Pertanto una comunicazione efficace non può prescindere da un’informazione corretta. Le proprietà di base dell’informazione sono:

  1. Inesauribilità ->Il significato di quanto stiamo comunicando non deve cambiare, sia se lo si dice in modo diverso, sia se lo si dice in contesti diversi. Deve restare inalterato in termini di significato.
  2. Uso su larga scala -> L’informazione deve avere un “carattere sociale” nella misura in cui può essere estesa a tutti.
  3. Trasformabilità - > L’informazione ha un “carattere sociale”, ossia il modo di presentare un informazione non deve modificare il contenuto.
  4. Universalità - > Il contenuto dell’informazione può essere di qualunque tipo.
  5. Dissipazione - >Una parte dell’informazione può essere distorta o perduta nel corso della trasmissione o nella memoria di chi lo riceve.
  6. Comprensibilità e trasmissibilità - > L’informazione può essere compressa, cioè sintetizzata,.

Quindi bisogna dare poche informazioni ma chiare.

Le informazioni hanno anche delle qualità - > fondamentale perché si realizzi un processo di comunicazione efficace.

  1. Accessibilità - > Riguarda la possibilità di ottenere l’informazione
  2. Adeguatezza - > Indica il grado di conformità del contenuto rispetto le aspettative di chi li riceve.
  3. Attualità - > Indica il grado di conformità rispetto i tempi correnti
  4. Completezza e sufficienza - > Influenzano la capacità di fare scelte.
  5. Integrità -> Si riferisce alla conformità dell’informazione con quanto attiene alla realtà
  6. Obbiettività e soggettività - > Il concetto di obbiettività dell’informazione dipende dalla capacità di trasmetterla senza tener conto dei punti di vista personali.

L’attualità, la completezza e l’accessibilità determinano il valore dell’informazione in ambito sanitario.

La scelta degli obbiettivi di salute. Prevede sempre una corretta identificazione dei bisogni di salute della popolazione attraverso la cosiddetta analisi di contesto. Vuol dire identificare i regali bisogni di salute di un contesto, analizzare le variabili ambientali del gruppo e le variabilità di fattibilità dell’intervento,. Analizzare sia il contesto interno che quello esterno.

  • Analisi del contesto interno - > Analisi degli elementi che compongono la struttura interna.
  • Analisi del contesto esterno - > Analisi dei fattori che condizionano le scelte e i comportamenti della popolazione bersaglio.

Le informazioni dirette delle popolazione bersaglio possono derivare da:

  • Dati diretti - > Attraverso una intervista o questionari.
  • Dati indiretti - > Attraverso dati epidemiologici.

L’intervista è un interazione comunicativa fra due soggetti con il fine di acquisire informazioni, può essere sia strutturata che non strutturata.

  • L’intervista strutturata - > Generalmente è condotta da questionari -> Soprattutto se il numero è elevato.
  • L’intervista non strutturata - > Organizzata sulla base di una conversazione libera con poche persone.

Analizzare l’intera popolazione è difficile, quindi si effettua un campionamento della popolazione. Bisogna sempre stilare una serie di domande che partono da domande generali e introduttive e poi procedere a domande + specifiche e mirate, non formulare domande ambigue o che suggeriscono la risposta, ne mostrare pregiudizi. È più facile ottenere dati attraverso il questionario , dove non si deve iniziare con domande dirette ma con’introduzione e poi procedere con le domande. L’introduzione serve a spiegare il tipo di intervista, precisando lo scopo e l’oggetto della ricerca.

Ci sono quattro tipi di questionari:

  • A domande aperte - > Non prevedono risposte predefinite.
  • A domande chiuse - > Prevedono risposte predefinite.
  • A domande a scala - > Utilizzo di scale per la misurazione di atteggiamenti o opinioni.

Sulla base della loro tipologia le domande possono essere a loro volta distinte in:

  • Domande di base - > Non possono mai mancare, riguardano le caratteristiche anagrafiche dell’intervistato.
  • Domande filtro - > Emergono per decidere i temi da proporre.
  • Domande strutturali - > Riguardano le caratteristiche fondamentali dell’intervistato in relazione alla ricerca
  • Domande di comportamento - > Riguardano le esperienze vissute dell’intervento

Per formulare un questionario:

  • Bisogna prevedere una lettura di presentazione della ricerca
  • Prevedere una frase introduttiva con l’istruzione per la compilazione
  • Prevedere una fase che garantisce l’anonimato, se una persona pensa di essere anonima sarà + sincera.

Errori evitare durante la formulazione di un questionario:

  • Non rispettare una sequenza logica della presentazione delle domande.
  • Formulare domande complesse - > c’è il rischio che una domanda venga interpretata male.
  • Usare espressione ambigue.
  • Utilizzare un linguaggio condizionante - > Condizionare la risposta.
  • Introdurre espressioni aggressive o troppo dirette su questioni delicate.
  • Influenzare con una domanda le risposte alle domande successive.
  • Impiegare domande che richiedono sforzi di memoria.