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Marx e Schopenhauer: Economia, Volontà e Sofferenza, Appunti di Filosofia

Le idee di Marx e Schopenhauer su economia, produzione, volontà e sofferenza. Marx differenzia la propria teoria dall'economia classica, sottolineando la specificità di ogni forma sociale e la sua dipendenza dal periodo storico. Schopenhauer, invece, considera il mondo come un insieme di rappresentazioni e la volontà come l'energia che governa tutte le cose, inclusa l'umana. il concetto di ricambio organico, il valore di scambio e il feticismo delle merci, oltre a discutere della volontà di vivere e della sofferenza come base del pessimismo cosmico di Schopenhauer.

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 04/04/2022

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chiara-nicoscia-1 🇮🇹

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Il Capitale
Visione scientifica, mostrare attraverso un'analisi della società il meccanismo che porta allo sfruttamento
dell'operaio, in chiave scientifica
Lui struttura seguendo un andamento dialettico
Esegue un’analisi “genetica” = ci mostra perché l'economia è la struttura
Secondo lui non si era spiegato bene questo concetto. Egli si differenzia dagli altri teorici dell’economia
come ad esempio Smith, perché è convinto che non esistano leggi universali dell'economia, ma che ogni
formazione sociale abbia le proprie caratteristiche specifiche, dipendono dal periodo storico.
Le dinamiche per Marx vanno ricercate nelle cause, tutto è determinato da un punto vista storico, (forma
di Realpolitik)
La borghesia non è qualcosa che inevitabilmente rimarrà stabile, essa contiene in se stessa le
contraddizioni che porteranno al declino del sistema capitalistico stesso, è un sistema di produzione che
come gli altri avrà la sua fine.
Individua negli operai e nelle leggi l'origine della fine stessa del sistema borghese.
La storia è scambio tra uomo e natura: l'uomo è un sistema di bisogni e cerca di soddisfarli, dunque l'uomo
trasforma la natura esterna per soddisfare le sue necessità, sviluppando il ricambio organico tra uomo e
natura
Ma nel momento in cui modifichiamo la natura, modifichiamo anche noi stessi, la nostra stessa natura
Questo rapporto tra noi e la natura caratterizza tutte le fasi storiche (ogni fase storica = una fase
economica).
Le caratteristiche del ricambio organico
1- necessario, per la sopravvivenza
2- sociale, non viviamo isolati e non possiamo soddisfare da soli tutti i nostri bisogni, siamo sempre inseriti
in un sistema sociale
3- storico, varia nel tempo
Il ricambio organico coincide con lo scambio di merci. Una merce è costituita da due aspetti: il valore d'uso
e il valore di scambio
Il valore d'uso = quella merce deve essere utile a soddisfare un bisogno, non è misurabile, dipende dal
bisogno in sé, è una caratteristica qualitativa della merce, per ognuno una merce ha un valore personale;
dipende da luogo e tempo, certi prodotti in un momento storico possono essere più o meno utili
Il valore di scambio indica la probabilità di quella merce ad essere scambiata, esprime i rapporti tra gli
uomini e si traduce in una grandezza quantitativa, misurabile
la misura è data in base a quante ore di lavoro sono necessarie a produrla
il lavoro umano è socialmente necessario perché in una società in una precisa epoca, dato un certo grado di
sviluppo è mediamente necessario un certo tempo per produrre quel prodotto
l'unità di misura del valore è il tempo
Feticismo delle merci: concezione che considera le merci come delle entità aventi valore in sé, quando in
realtà esse sono il frutto dell’attività umana e dei rapporti sociali.
Tuttavia il valore di una merce non si identifica con il suo prezzo, l’errore di fondo è considerare le merci
con un valore proprio. La merce è un prodotto storico, può presentare delle oscillazioni, in certi periodi una
merce può essere meno costosa, in altri periodi più costosa.
Marx capisce che nel sistema capitalistico la produzione non è finalizzata al consumo bensì al guadagno. Si
rende conto che fino al sistema capitalistico, era importante la merce, il denaro era solo un mezzo. Dunque
la caratteristica dei sistemi produttivi precedenti era MDM (MERCE-DENARO- MERCE)
La merce viene trasformata in denaro che servirà ad acquistare un'altra merce.
Ma ora nel sistema peculiare del capitalismo la formula è DMD' (DENARO-MERCE-PIU’ DENARO).
Il denaro è prioritario, esso è la molla per acquistare merce e fare ancora più denaro
Il capitalista investe denaro in una merce per ottenere alla fine ancora più denaro di quello investito.
Questo ciclo economico ha come presupposto l'aumento di D, ovvero il plusvalore.
Vuole dimostrare lo sfruttamento dell'operaio, che non dipende dai singoli capitalisti, perché il problema è
insito nel funzionamento del sistema stesso. Su alcuni aspetti il capitalista infatti non ha controllo anche
volendo, perché in un sistema di libero scambio per stare al passo non può risparmiare sulle macchine, ha
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Il Capitale Visione scientifica, mostrare attraverso un'analisi della società il meccanismo che porta allo sfruttamento dell'operaio, in chiave scientifica Lui struttura seguendo un andamento dialettico Esegue un’analisi “genetica” = ci mostra perché l'economia è la struttura Secondo lui non si era spiegato bene questo concetto. Egli si differenzia dagli altri teorici dell’economia come ad esempio Smith, perché è convinto che non esistano leggi universali dell'economia, ma che ogni formazione sociale abbia le proprie caratteristiche specifiche, dipendono dal periodo storico. Le dinamiche per Marx vanno ricercate nelle cause, tutto è determinato da un punto vista storico, (forma di Realpolitik) La borghesia non è qualcosa che inevitabilmente rimarrà stabile, essa contiene in se stessa le contraddizioni che porteranno al declino del sistema capitalistico stesso, è un sistema di produzione che come gli altri avrà la sua fine. Individua negli operai e nelle leggi l'origine della fine stessa del sistema borghese. La storia è scambio tra uomo e natura: l'uomo è un sistema di bisogni e cerca di soddisfarli, dunque l'uomo trasforma la natura esterna per soddisfare le sue necessità, sviluppando il ricambio organico tra uomo e natura Ma nel momento in cui modifichiamo la natura, modifichiamo anche noi stessi, la nostra stessa natura Questo rapporto tra noi e la natura caratterizza tutte le fasi storiche (ogni fase storica = una fase economica). Le caratteristiche del ricambio organico 1- necessario, per la sopravvivenza 2- sociale, non viviamo isolati e non possiamo soddisfare da soli tutti i nostri bisogni, siamo sempre inseriti in un sistema sociale 3- storico, varia nel tempo Il ricambio organico coincide con lo scambio di merci. Una merce è costituita da due aspetti: il valore d'uso e il valore di scambio Il valore d'uso = quella merce deve essere utile a soddisfare un bisogno, non è misurabile, dipende dal bisogno in sé, è una caratteristica qualitativa della merce, per ognuno una merce ha un valore personale; dipende da luogo e tempo, certi prodotti in un momento storico possono essere più o meno utili Il valore di scambio indica la probabilità di quella merce ad essere scambiata, esprime i rapporti tra gli uomini e si traduce in una grandezza quantitativa, misurabile la misura è data in base a quante ore di lavoro sono necessarie a produrla il lavoro umano è socialmente necessario perché in una società in una precisa epoca, dato un certo grado di sviluppo è mediamente necessario un certo tempo per produrre quel prodotto l'unità di misura del valore è il tempo Feticismo delle merci: concezione che considera le merci come delle entità aventi valore in sé, quando in realtà esse sono il frutto dell’attività umana e dei rapporti sociali. Tuttavia il valore di una merce non si identifica con il suo prezzo, l’errore di fondo è considerare le merci con un valore proprio. La merce è un prodotto storico, può presentare delle oscillazioni, in certi periodi una merce può essere meno costosa, in altri periodi più costosa. Marx capisce che nel sistema capitalistico la produzione non è finalizzata al consumo bensì al guadagno. Si rende conto che fino al sistema capitalistico, era importante la merce, il denaro era solo un mezzo. Dunque la caratteristica dei sistemi produttivi precedenti era MDM (MERCE-DENARO- MERCE) La merce viene trasformata in denaro che servirà ad acquistare un'altra merce. Ma ora nel sistema peculiare del capitalismo la formula è DMD' (DENARO-MERCE-PIU’ DENARO). Il denaro è prioritario, esso è la molla per acquistare merce e fare ancora più denaro Il capitalista investe denaro in una merce per ottenere alla fine ancora più denaro di quello investito. Questo ciclo economico ha come presupposto l'aumento di D, ovvero il plusvalore. Vuole dimostrare lo sfruttamento dell'operaio, che non dipende dai singoli capitalisti, perché il problema è insito nel funzionamento del sistema stesso. Su alcuni aspetti il capitalista infatti non ha controllo anche volendo, perché in un sistema di libero scambio per stare al passo non può risparmiare sulle macchine, ha

delle spese fisse (capitale costante), se vuole risparmiare sulle materia prime ne risentirà la qualità, quindi dove risparmia? sul salario dell'operaio (capitale variabile). Tuttavia il capitalista non può abbassare tanto il salario perché deve garantire la sopravvivenza, bisogna contare le spese giornaliere dell'operaio per mantenersi, e le divide per 365, per capire di quanto hanno bisogno per sostentarsi. Dunque ogni giorno l'operaio guadagna un salario che risulta per lui necessario per sopravvivere. Il guadagno dell'imprenditore sarà dato da un plusvalore , che si origina introducendo una strategia: il plusvalore si determina in base a quella quantità di lavoro non retribuita all'interno della giornata lavorativa (pluslavoro) (es. se l’operaio per sostentarsi deve guadagnare 10 euro al giorno e riesce a guadagnarli in 4 ore, le restanti 4 ore che lavora non vengono pagate). La crisi del sistema capitalistico: L'aumento della presenza delle macchine genera il fenomeno della sovrapproduzione, ovvero la sovrabbondanza di merci. Questo è dovuto al fatto che i capitalisti si buttano sui settori dove il profitto è più alto, concorrendo, e facendo sì che prima o poi si verifichi un eccesso di questi prodotti rispetto alle esigenze del mercato. Tutto ciò genera una crisi che ha come effetto sia la sovrapproduzione dei beni sia la disoccupazione. In seguito al licenziamento, le persone che perdono il lavoro non potranno permettersi nemmeno di acquistare nemmeno beni di prima necessità, la massa non riesce ad acquistare ed è un problema che si ritorce sul capitalista sia a livello economico che sociale, perché l’operaio licenziato o sotto pagato, messo nelle condizioni non poter nemmeno sopravvivere, giungerà prima o poi alla rivoluzione → dittatura del proletariato, fase transitoria di un primo comunismo rozzo. ARTHUR SCHOPENHAUER Nasce nel 1788 a Danzica Caratteristiche del pensiero:

  • il suo maestro fu Kant
  • sono presenti elementi dell'idealismo, si confronta con il movimento ma li critica
  • è platonico
  • attinge dalle letterature di Shakespeare e Calderon della Barca
  • figura poliedrica, studia le filosofie orientali, che fino all'800 non erano considerate tali a causa della matrice religiosa.
  • tutte le filosofie da cui attinge vengono rielaborate e riviste in modo personale, nuovo. Non si confronta con gli autori precedenti, ma li attualizza.
  • "antistoricismo di Schopenhauer" → la storia NON è il progresso, a differenza dell'opinione dei positivisti.
  • visione pessimistica della realtà
  • utilizza diversi stili nelle sue opere, egli vuole principalmente analizzare e riflettere sulla vita quotidiana
  • critica Hegel, il quale aveva creato un panlogismo, ovvero aveva ipotizzato un logos che poi dimostrava la realtà, la condiziona, era partito dal logos per spiegare la realtà. La filosofia è la riflessione sull'esperienza vissuta = concretezza, no distacco, realismo. L'esperienza può essere interna o esterna Secondo Kant l'oggetto della conoscenza è il fenomeno, di cui raccogliamo i dati attraverso i sensi utilizzando le forme pure a priori e poi le dodici categorie attraverso l'intelletto, per poi unire il tutto grazie al senso interno del tempo. La ragione produceva idee che però non hanno valore conoscitivo, era incappato in antinomie, non si trovava accordo e il problema era insolubile. Schopenhauer, nella sua opera "Il mondo come volontà e rappresentazione" , riprende da Kant la convinzione che possiamo conoscere il fenomeno, poiché il mondo è un insieme di rappresentazioni intuitive colte immediatamente, senza mediazione dall’intelletto. Il fenomeno coincide con la rappresentazione, cioè l’oggetto della conoscenza per un soggetto conoscente. La rappresentazione è dunque costituita dall’oggetto rappresentato e dal soggetto rappresentante, che coglie la realtà fenomenica, cioè l’oggetto, raccoglie direttamente i dati relativi ad esso e lo organizza secondo tre categorie SPAZIO, TEMPO E CAUSALITÀ : secondo Schopenhauer noi possiamo spiegare un fenomeno solo se ne

Visto che tutto tende ad autoconservarsi, egli si rende conto che in natura gli animali sono in lotta tra loro e anche noi dobbiamo sempre difenderci perché in ciascuno di noi la volontà si manifesta in maniera diversa, quindi per natura gli uomini non sono portati ad essere sociali, anzi, i legami sono conflittuali perché ognuno è mosso dai propri desideri che spesso contrastano con quelli degli altri. Ogni essere umano è una manifestazione della volontà di vivere che tende a conservarsi, quindi nel mondo non si manifesta l'Assoluto, non c'è un progetto ultimo per cui dare un senso alle nostre azioni o ad un male che possa giustificarlo, per lui il male è male, non c'è consolazione, è vero che siamo strumenti come in Hegel, ma siamo solo strumenti della volontà che si vuole conservare. Dall'identificazione dell'essere con la volontà deriva la tesi per cui vivere è soffrire e tutto è dolore.. Tutte le aspirazioni non servono, nessuno ha un valore in sé, nessuno è diverso o speciale rispetto a chi c'è stato prima, tutti soffriamo = la vita di tutti i viventi è fatta di dolore perché è caratterizzata da desiderio infinito, e desiderare significa trovarsi in uno stato di mancanza: cerchiamo di adoperarci per colmare quella mancanza, per soddisfare quel desiderio, e quando ciò accade, il piacere che ne deriva è momentaneo, effimero, e ben presto lascia spazio solo alla NOIA, che attanaglia e blocca l'energia che manifestiamo nella volontà e questo per l'uomo è insopportabile, è come se la tensione vitale fosse sospesa (Petrarca, Leopardi) e pur di scappare dalla noia ricomincia a desiderare qualcos'altro e quindi a soffrire di nuovo → dolore universale e cosmico perché tutti abbiamo questa volontà SE NON C'È DESIDERIO C'È NOIA, SE C'È DESIDERIO C'È DOLORE. Ciò che ci fa stare male è l'impotenza Questa convinzione sta alla base del pessimismo cosmico o metafisico di Schopenhauer, secondo il quale l'universo è governato dalla legge della sofferenza. L'amore è un'illusione , lo carichiamo di aspettative ma è solo un camuffamento della volontà che si vuole mantenere, quindi l'amore è solo impulso sensuale, riproduzione. LA VITA DI TUTTI E’ UN PENDOLO CHE OSCILLA TRA DOLORE, PIACERE E NOIA Come sopprimere la volontà e liberarsi dal dolore?

  1. ARTE : l'arte è la contemplazione libera e disinteressata delle idee, cioè del carattere ideale di ciò che c'è nella realtà, coglie la sua essenza. L'arte è disinteressata, sottrae i vari fenomeni alle categorie, va oltre il tempo. Anche se rappresento un soggetto particolare, il modo in cui lo rappresento ne coglie l'essenza, e ciò avrà valenza sempre nel tempo. L'artista coglie l'essenza di quello che rappresenta per astrazione. Chi osserva l’opera può arrivare allo stesso tipo di conoscenza del genio artistico, seppur in maniera passiva attraverso la contemplazione. Quando contempliamo, dimentichiamo tutto, quindi anche il male, i nostri desideri particolari spariscono in quell'istante. L'arte ha la capacità di portarci nella dimensione delle idee, è potente, come una pausa del male quotidiano, ma è momentanea, perché dura finché la contempli; poi svanisce. L’architettura è l’arte più bassa perché si basa sulla materia; La tragedia è la forma più alta di poesia, in quanto rappresentazione del dramma della vita; La musica è la più alta forma d’arte perché manifesta l'essenza intima del mondo e si esprime in un linguaggio che la ragione non intende. La musica strumentale è asemantica e immediata, esprime esattamente quello che vuole comunicare, è il linguaggio dell'irrazionale, di ciò che non possiamo articolare verbalmente, è un linguaggio ineffabile.
  2. MORALE: la morale implica un impegno nel mondo a favore del prossimo. Essa deriva da un sentimento di pietà, di compassione, attraverso cui percepiamo il dolore e il tormento dell’altro. La morale si concretizza in due virtù: - GIUSTIZIA : rappresenta come un freno all’egoismo individuale, consiste nel non fare del male, ed è come se sospendessimo i nostri desideri particolari per permettere agli altri di raggiungerli, mi rendo conto che anche l'altro ha desideri e li rispetto, do spazio all'altro, è come una limitazione limito della propria volontà anche se non devo farmi sopraffare - COMPASSIONE : è la volontà attiva di voler fare del bene, quando so che io e gli altri siamo tutti soggetti al dolore posso anche immedesimarmi empaticamente nell'altro, so che sta provando dolore come me anche se forse le sue motivazioni sono diverse dalle mie.
  3. ASCESI: risale alla concezione buddista, l'ascesi cristiana è un momento di estasi, magari derivato dalla grazia, nel buddismo invece grazie a delle pratiche fatte durante la vita si raggiunge la contemplazione del nirvana, cioè l'esperienza del nulla, il nulla relativo al mondo, è la negazione del mondo stesso. E’ una forma di serenità, in cui, una volta raggiunto, ci perdiamo. L’ascetismo è l’esperienza attraverso cui l’uomo cerca di smettere di desiderare di vivere, al fine di liberarsi dal dolore. L'ascesi si compone di quattro pratiche: la castità, la rassegnazione (accettazione, ci abituiamo a non desiderare), la povertà (obbligo a rinunciare ad alcuni mezzi) e la rinuncia.

Tramite l'ascetismo trasformiamo la volontà nella noluntas, cioè il contrario della volontà, e tramite l'estasi l'individuo cessa di volere. NIRVANA = LIBERAZIONE DAL DOLORE IN VITA Rapporto con l'idealismo e il materialismo L'idealismo ha avuto il merito di far capire che la realtà è anche quella che passa attraverso la coscienza, ha sottolineato l'importanza della coscienza. Tuttavia ha ridotto tutto ad essa, come se fuori dalla coscienza non ci fosse altro, anche se per gli idealisti si intende la coscienza dell'assoluto, ma lui applica le categorie dell'idealismo all'essere umano, affermare che tutto esiste nella coscienza rischia di ridurre l'oggetto a soggetto, è un sistema rigido. Il materialismo si sviluppa dopo la teoria illuminista (es Foscolo). Questa teoria aveva favorito lo sviluppo di altre discipline come le scienze. Egli dice che queste teorie non sono sbagliate, è importante capire come funziona la natura è l'uomo, ma noi non siamo solo questo, quindi le critica perché studiare solo la materia non ci dà la verità, è insufficiente, ci sono dinamiche che sfuggono alla matematica o alle scienze e che sono comunque valide. SOREN KIERKEGAARD Kierkegaard è definito il padre dell’esistenzialismo. Egli era di religione protestante. Il suo pensiero è caratterizzato da eventi autobiografici, ma non è corretto leggere tutto il suo pensiero in chiave personale. Egli era un uomo di profonda spiritualità e fede. Insieme a Schopenhauer, muove una dura critica contro l'hegelismo, che è il pensiero dominante fino alla prima metà dell’Ottocento. PRIMA CRITICA: contro il procedimento dialettico ma soprattutto contro la sintesi Si pone in antitesi con Hegel perché riflette sulla condizione del singolo. Egli esamina l’esistenza umana, cosa che Hegel aveva tralasciato. Critica soprattutto la dialettica, perché come Marx ritiene che alcune contraddizioni del reale non trovano sempre una conciliazione, gli opposti rimangono. Per Marx non c’era la sintesi nel reale, e legge le contraddizioni in chiave sociologica ed economica; Kierkegaard evidenzia lo stesso limite, non è vero che tra due opposti esiste sempre la sintesi perché mancano quelle logiche che permettono a due alternative di conciliarsi. Non sempre c’è una logica, nella vita noi siamo posti davanti a scelte o situazioni alternative che si escludono a vicenda. Non c’è sempre un finale salvifico, dunque l’uomo non trova consolazione nella sintesi, la quale aveva proprio questo scopo. Ci sono situazioni in cui l’uomo non ha questa consolazione, perché le alternative che gli si presentano sono per natura inconciliabili. SECONDA CRITICA: contro lo spirito oggettivo di Hegel Il singolo trovava il suo essere più profondo nell’appartenenza allo Stato Secondo lui il procedimento per cui l’uomo prima forma la famiglia, poi lo stato civile e poi lo Stato è sbagliata, perché le contraddizioni legate al singolo non si appianano nello stato, critica nuovamente la sintesi. Anche l’Assoluto nega il singolo, il quale è solo manifestazione o mezzo; Hegel non esamina la psicologia umana o l'interiorità di ognuno in quanto tale e non come manifestazione ESISTENZA = POSSIBILITA’ → SCELTA → LIBERTA’ → ANGOSCIA → FUTURO La parola esistenza deriva da “ex-sisto” che significa essere stabile, ed è la modalità in cui l’uomo sta al mondo, e ci dà l’idea di qualcosa che viene fuori, noi sporgiamo, veniamo fuori da qualcosa di stabile che può essere ad esempio il nulla, dunque non è qualcosa di rassicurante, perché implica un allontanamento, un distacco (-ex) da una situazione ontologica che però, come dice la parola stessa, sembrava stabile. Quando noi viviamo, ci troviamo nella condizione di dover progettare la nostra vita, siamo portati a compiere continuamente scelte e non sappiamo bene il criterio per cui una scelta sarà migliore o peggiore di un’altra, bisogna orientarsi, scegliere alla fine. Esistere significa scegliere → visione drammatica, perchè ogni scelta implica un’esclusione e un’indecisione. Io prediligo una cosa, eliminando necessariamente l’altra, difficilmente è possibile che due opposizioni, alternative, siano conciliabili.

impegna, non pensa solo a sé stesso come il seduttore. Ma anche la vita etica è fallimentare perché nonostante l’uomo assuma questo ruolo attivo ed ha trovato una collocazione, un suo spazio nel mondo, in questo ruolo inizia a sentirsi in trappola, sente di aver perso la sua individualità, si pente di aver preso delle scelte e di averne lasciate indietro altre. C’è ancora una parzialità rispetto al senso profondo dell’essere. Di fronte a questa progettualità che sente sbagliata, emerge l’angoscia, nei confronti di questa serie di possibilità infinite che ancora una volta non lo appagano. L’angoscia che lo attanaglia lo apre verso il passaggio dallo stato etico a quello religioso 3- stadio religiosoAbramo La fede non è un dogma o quella imposta, ma è uno slancio paradossale: quando c’è un richiamo alla sfera intima e superiore non si può continuare la vita di tutti i giorni, anche se non ci spiega come. Lo stato religioso sarà l’unico a soddisfare veramente la mia esistenza. Per l’uomo non era concepibile abbandonare tutto per dare un senso più profondo alla propria esistenza è razionalmente impossibile, ma per lui l’unico appagamento è quello di seguire la religione. Nello stadio religioso l'individuo comprende l’incompletezza del proprio essere e riconosce che per salvarsi deve abbandonarsi a Dio. Dio è l’unico che può garantire la realizzazione e salvezza dell’uomo. Ci dice ad esempio che non è importante seguire i gesti di Gesù, più che capirlo si dovrebbe solo seguirne l’esempio, non importa se non lo si coglie a pieno, l’importante è imitarlo. La figura emblematica di questo stadio è Abramo , che si è fidato di Dio a tal punto da accettare di sacrificare il suo unico figlio. Nonostante Abramo non capisca il perché, decide di eseguire ciò che Dio gli ha chiesto di fare, senza dubitare. Tuttavia si pone il problema di come relazionarsi nella società alla quale abbiamo “voltato le spalle” per seguire la religione: il singolo con le sue scelte incomprensibili si erge ed è superiore, si rivolge agli altri con un maggiore amore, in cui emerge il fatto che il singolo che ora ha trovato la sua realizzazione diventa il modello da seguire come è stato Gesù per lui, e magari gli altri guardandolo possono trarre ispirazione e cercare di imitarlo a loro volta. IL SEDUTTORE SCEGLIE DI NON SCEGLIERE; IL MARITO SCEGLIE DI SCEGLIERE UNA VITA, CIOE’ UNA PARZIALITA’; L’UOMO RELIGIOSO SCEGLIE LA TOTALITA’ DOPO CHE DIO L’HA CHIAMATO, L’HA SCELTO. IL POSITIVISMO E COMTE Il positivismo è una corrente filosofica e culturale che nasce in Francia nella prima metà dell’Ottocento e che si caratterizza principalmente per l’esaltazione della scienza. Il termine “positivo” viene usato per indicare qualcosa che si basa su un fondamento concreto e valido, su dati di fatto sperimentabili. (es. la religione si fonda sulla bibbia). Il positivismo è un atteggiamento, che rifiuta tutto ciò che non ha una base concreta a livello scientifico, dunque la metafisica → “ Keine Metaphysik mehr” Il positivismo nasce dalla scuola politecnica, ovvero la scuola della classe borghese. E’ l’espressione della rivoluzione industriale e dell’imperialismo. Gli esponenti del positivismo sono tutti borghesi, che pensano che analizzando la realtà si possa raggiungere un’etica diversa. E’ la fiducia nel progresso, la scienza ha portato tante scoperte che hanno migliorato la vita dell’uomo in molti ambiti. IL POSITIVISMO E’ LA FILOSOFIA DELLA SOCIETA’ INDUSTRIALE E BORGHESE. L’uomo non è solo in grado di capire il mondo ma anche di dominarlo e prevederlo (Bacone). Nei confronti della religione hanno una posizione agnostica, perché ciò che conta è l’umanità. E’ come se il filosofo dovesse vedere il benessere del mondo come scopo ultimo della sua filosofia, deve pensare all’altro e al suo bene. Il metodo scientifico dovrà essere utilizzato anche dalle discipline che studiano l’uomo e la società, per poter portare al progresso. Auguste Comte è considerato il fondatore del positivismo, in particolare ad una riflessione legata alla sfera sociale. Egli sostiene che la scienza debba essere il modello da seguire perché si basa su fatti concreti e il suo procedimento garantisce la veridicità di questi fatti. Le leggi permettono anche di fare previsioni, e quindi di prevedere certi fenomeni.

Il punto di partenza della sua filosofia è la legge dei tre stadi. Egli riconosce che lo sviluppo della conoscenza e il progresso umano seguono queste tre fasi, che hanno un parallelismo con le fasi della vita:

  1. lo stadio teologico o fittizio: rappresenta l’infanzia dell’uomo e dell’umanità; il suo oggetto è la natura degli esseri e le cause prime e finali, e rappresenta i fenomeni come prodotti dell’azione di enti soprannaturali, divini. Questo stadio è caratterizzato dall’immaginazione, e questo mondo segnato dall'immaginazione aveva portato ad un’organizzazione politica di tipo monarchico.
  2. lo stadio metafisico o astratto : rappresenta la giovinezza dell’individuo e dell’umanità; in questa fase gli enti soprannaturali sono sostituiti dalle forze astratte come le “essenze” ritenute capaci di produrre tutti i fenomeni osservabili. In questo stadio si cominciano a dare spiegazioni più ragionevoli, anche se ancora non del tutto, e l’organizzazione politica è la sovranità popolare. 3. lo stadio positivo o scientifico : rappresenta la maturità dell’individuo e dell’umanità ed ha come caratteristica la ragione scientifica; lo spirito umano si applica a scoprire le leggi effettive, invariabili, che regolano i fenomeni, le loro relazioni. A questo stadio corrisponde l’organizzazione politica della borghesia, della società industriale. Ogni scienza spiegava un problema dal proprio punto di vista, invece Comte afferma che la specializzazione di ogni disciplina andrà sempre avanti ma c’è il limite per cui ognuna si chiude nella sua prospettiva: la filosofia è l'unica che colga i principi comuni a tutte le scienze e a dare una visione totalizzante e unitaria, mette insieme i risultati delle singole scienze per leggere in modo più completo la realtà, deve coordinarli. Il filosofo è colui che cerca di organizzare il sapere in grado di complessità e la sociologia si pone al vertice perché è la più complessa ed ha un valore politico perché deve studiare l’ordine della società, il progresso e le tendenze degli individui favorendo quelle positive e scoraggiando quelle negative. L’intera opera di Comte è diretta a favorire una nuova forma di società fondata sulla sociologia, ovvero la sociocrazia, ovvero un analogo della teocrazia fondata sulla teologia. Il fatto che il metodo scientifico sia paradigmatico determinerà una scissione alla fine dell’Ottocento tra le scienze della natura e quelle dello spirito. Le scienze della natura sono ritenute autentiche e vere perché garantiscono un risultato vero e permettono di fare previsioni; le scienze dello spirito (arte, letteratura ecc) invece lavorano sull’elemento umano e quindi non riescono ad avere la stessa esattezza. Quindi a livello generale sono quasi considerate non scienze. Egli classifica la scienze escludendo matematica, logica e psicologia: la logica perché accomuna tutte le scienze; la matematica perché è insita già nel metodo scientifico ed è la base di tutte le scienze; la psicologia perché per lui non è una scienza, l’uomo coincide con il suo corpo, tutto può essere interpretato in base a fisica e chimica che caratterizzano l’organismo, per comprendere un atteggiamento o comportamento lo si faceva in relazione al corpo (es. isteria). La psiche umana si riduce alla biologia.