


Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
appunti - appunti
Tipologia: Appunti
1 / 4
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!



Lezione 31/10/2014 (di Francescantonio)
La Costituzione è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale nel 1947 ed è entrata in vigore nel 1948. L’articolo 32 è importante poiché afferma che “la Repubblica italiana tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge ”. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. La salute per cui è un diritto e lo Stato è obbligato a garantire la salute mediante iniziative e adottando comportamenti finalizzati ad una migliore tutela della salute in termini di globalità. Questa norma ha validità sia programmatica che precettiva: impegna il legislatore a promuovere un sistema di tutela della salute adeguato alle esigenze di una società che cresce ed inoltre è precettiva poiché il cittadino può vantare nei confronti dello Stato la soddisfazione di tale diritto inteso come bene personale e bene di tutta la collettività. Inizialmente intesa solo come contenuto programmatico, la tutela della salute veniva garantita dal sistema mutualistico, in cui vigeva l’obbligo da parte del datore di lavoro di pagare l’assicurazione sociale delle malattie che non copriva solo i lavoratori ma tutta la famiglia del lavoratore. In ospedale la cura era totale poiché la persona veniva dimessa a perfetto ristabilimento. Cmq anche con il sistema mutualistico il cittadino come accade oggi era tenuto al versamento di contributi. Con la seconda interpretazione precettiva il diritto alla salute diviene assoluto. La Legge 833 del 1978 di Riordino della sanità apportò notevoli cambiamenti istituendo il Servizio Sanitario Nazionale, che aboliva le mutue: la tutela alla salute veniva estesa a tutti indistintamente e non solo ad alcune categorie. Alla fine degli anni 80’ anche questo sistema entrò in crisi: il cittadino vantava sempre il diritto alla salute che non è più assoluto ma relativo, limitato di fatto dalle risorse economiche (introduzione del ticket). Tutti hanno questo diritto anche se non tutti hanno diritto alle cure gratuite destinate solo agli indigenti, cioè a coloro che non sono in grado di far fronte economicamente alle cure indispensabili per la propria salute. La legge 833 aveva esteso le cure a tutta la popolazione. Si afferma il diritto a non essere curato: difatti vige l’obbligo alle cure solo in alcuni casi previsti dalla legge (es vaccinazioni, isolamento per i soggetti portatori di malattie contagiose). Va considerata lecita l’eutanasia passiva consensuale, cioè il rifiuto espresso da parte del paziente capace di intendere e di volere e adeguatamente informato, di prolungare le cure mediche lasciando che la malattia prosegua il suo decorso naturale.
Lezione 5/11/2014 (Di Francescantonio)
LA DICHIARAZIONE DI ALMA ATA
È stata redatta nel 1978 in occasione della Conferenza Internazionale sull’assistenza sanitaria tenutasi ad Alma Ata (ex Unione Sovietica). Sottolinea l’importanza dell’attenzione primaria alla salute come strategia per ottenere un migliore livello della salute della popolazione mondiale. Ilo suo motto era:”salute per tutti entro il 2000”. La Conferenza espresse la necessità urgente di azioni da parte di tutti i governi , degli operatori sanitari e della comunità internazionale per proteggere e promuovere il modello di attenzione primaria della salute per tutti gli individui del mondo. Parteciparono 134 Paesi e 67 organizzazioni ad eccezione della Repubblica Popolare cinese.
I PUNTI SALIENTI DELLA DICHIARAZIONE:
1_la salute, stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente assenza di malattia, è un diritto fondamentale. Riafferma che il raggiungimento del maggior livello possibile di salute è un risultato sociale estremamente importante in tutto il mondo.
2_l’enorme disparità esistente nello stato di salute, in modo particolare tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, è inaccettabile e rappresenta una preoccupazione comune a tutti i paesi.
3_lo sviluppo economico e sociale è di importanza fondamentale per raggiungere appieno la salute per tutti e per ridurre il divario dello stato di salute delle persone tra paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo. La promozione e la tutela della salute è indispensabile per lo sviluppo economico e sociale, inteso a contribuire alla migliore qualità della vita e alla pace mondiale.
4_le persone hanno il diritto e il dovere di partecipare individualmente e collettivamente alla progettazione e alla realizzazione dell’assistenza sanitaria di cui hanno bisogno.
5_i governi sono responsabili della salute dei propri cittadini. L’obiettivo è quello di raggiungere entro l’anno 2000 un livello di salute che permetta a tutti i popoli di condurre una vita economicamente e socialmente produttiva. L’assistenza sanitaria è la chiave per conseguire questo risultato.
6 e 7_l’assistenza sanitaria primaria comprende: l’educazione sanitaria sui problemi sanitari e sulla loro prevenzione nonché sul loro controllo; miglioramento della distribuzione degli alimenti e della nutrizione; adeguato approvvigionamento di acqua potabile e adeguata salubrità di base; assistenza sanitaria materna e infantile nonché la pianificazione della famiglia; l’immunizzazione contro le malattie infettive; la prevenzione e il controllo delle malattie endemiche locali (malattie specifica di una determinata zona); trattamento appropriato delle malattie e infermità più comuni; erogazione dei farmaci essenziali.
8_tutti i governi dovrebbero formulare strategie e piani d’azione per diffondere e sostenere l’assistenza sanitaria primaria.
9_tutte le Nazioni dovrebbero agire in cooperazione.
La Dichiarazione non conseguì la meta della salute per tutti entro il 2000.
IL CODICE DEONTOLOGICO
Il codice deontologico scaturisce da una riflessione profonda ed è una sorta di manifesto dei valori che i professioni9sti eleggono a fondamento della pratica professionale in quanto definisce la definizione di infermiere. Enuncia i valori e i principi che sono alla base dell’agire infermieristico. Il primo codice deontologico risale al 1950 e fu emanato dalle infermiere canadesi mentre in Italia il primo codice risale al 1960. Per la Florence le virtù che dovevano ispirare l’infermiera dovevano essere la devozione, l’obbedienza e la professione vissuta come una sorta di missione di chiamata. L’infermiera era caritatevole, casta pure e devota come una sposa. La situazione italiana che si caratterizza sin dall’inizio per una adesione ai valori religiosi perdurerà a lungo perché innanzitutto vi era la presenza dello Stato Vaticano e poi il personale infermieristico era per la maggior parte religioso e molto spesso aveva funzioni di coordinamento. Inoltre nelle scuole convitto il percorso formativo era affidato a personale religioso. La legge 124 del 1971 estese la professione al personale maschile e abolì di fatto le scuole convitto. Queste ultime non formavano solo professioniste ma aspiravano a forgiare il carattere delle allieve secondo una pedagogia che prevedeva l’obbedienza e il rispetto dell’autorità rappresentata dal medico. Il codice deontologico è fortemente influenzato dal contesto storico in cui viene partorito per cui quello del 60’ era fortemente imperniato di credenze di fede cattolica. Quello che più lo caratterizza è la visione paternalistica del rapporto tra paziente e medico. Il medico è il solo ed unico che possa intervenire per ripristinare il buon funzionamento dell’organismo; ne consegue che la relazione medico e malato è fortemente sbilanciata, difatti a quest’ultimo non viene riconosciuta alcuna capacità decisionale. Il malato è considerato un incompetente morale. “le infermiere proteggono il malato difendendone i diritti in quanto uomo libero e intelligente che la malattia pone in uno stato di minorazione..” “le infermiere pongono i rapporti con i medici su un piano di leale collaborazione eseguendo scrupolosamente le prescrizioni terapeutiche e sostenendo nel malato la fiducia verso i medici e verso ogni altro personale sanitario”: come si evince le infermiere in uno stato di sottomosione dichiarano la loro lealtà verso il medico. La critica di Spinsanti: “tutte le misure volte a indurre nel pubblico la fiducia verso la professione rinforzano il rapporto paternalistico col paziente ostacolando la crescita di questi a
“l’infermiere nell’agire professionale si impegna ad operare con prudenza al fine di non nuocere”. Inoltre il Codice contempla la clausola di coscienza: l’obiezione di coscienza consiste nella non accettazione deliberata e pubblica di una norma al fine di essere coerente coi propri principi morali. Si parla del cosiddetto distress morale vale a dire l’esperienza dell’incertezza etica in cui si realizza l’azione, che è maggiormente sofferta dall’infermiere il quale convive con decisioni cliniche talora non condivise. Molto spesso l’infermiere sente di dover assumere il ruolo di patient advocacy tutelando il diritto del paziente di decidere relativamente ai trattamenti che intende ricevere; questo comporta che l’infermiere talora scelga di non partecipare ad interventi o procedure che sono contrari alla volontà del paziente.