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Appunti discorsivi su : Diritto vs Morale
Tipologia: Dispense
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DISPENSA 7 - Diritto vs Morale
○ Giusnaturalismo teologico : IL DIRITTO NATURALE È QUELLO CREATO DA DIO/DALLE DIVINITÀ. 03/12/ ○ Attualmente possono essere ricondotte a questa posizione → una serie di correnti moderne basate sul concetto di human flourishing : dalla natura umana stessa (come insieme di istinti e di bisogni) noi possiamo desumere ciò che è giusto per l’uomo. Questa teoria non va confusa con quella di Finnis (anzi è quasi contraria) → queste correnti sostengono che noi dobbiamo partire da vedere quali sono i nostri istinti e bisogni come animali umani per poi da questa indagine riuscire a ricavare delle norme (ciò che è giusto). Vi sono molti autori che hanno sostenuto che gli uomini hanno tra i propri istinti quello di far sopravvivere la specie (debbano andare contro l’aborto). Questo ragionamento parte da dei fatti per poi desumere dei giudizi di valore → Funziona? O si scontra contro qualche legge logica che abbiamo precedentemente analizzato? Da un punto di vista logico è una violazione della legge di Hume : passaggio illogico e non consentito. Secondo loro la legge di Hume non è valida → il loro presupposto: i fatti morali esistono e sono fatti tra gli altri. ○ Realismo morale contemporaneo (in area anglosassone): i fatti morali esistono in natura e noi dobbiamo scoprirli. Questi fatti non si vedono e non si toccano e quindi resta un po’ una posizione non giustificata.
c. Questo vale anche per il realismo morale : se i fatti morali esistono indipendentemente da quale sia un mio giudizio, l’autonomia si riduce semplicemente nella possibilità di scoprire quali sono i fatti morali veri, ma solo in questo → non sono io che decido la verità o la falsità di un giudizio morale (i giudizi morali sono veri o falsi indipendentemente dalle convenzioni individuali).
Si danno delle connessioni necessarie tra diritto e morale? Il caso di Norimberga (S. Nino) → gerarchi nazisti accusati di «complotto contro la pace» e altri crimini contro l’umanità. ● Difesa: questi fatti erano leciti negli ordinamenti in cui sono stati commessi oppure altri imputati erano stati obbligati a farlo (non avevano emesso loro l’ordine, ma avevano l’obbligo di obbedire a questo ordine). Quello nazista era un ordinamento giuridico autonomo ed esclusivo, riconosciuto dalla comunità internazionale. In forza del principio internazionale di effettività e del principio nulla poena sine lege praevia vanno assolti. ● Accusa: fossero stati violati i principi di giustizia universalmente validi e conosciuti → Giudicare gli imputati secondo le norme del diritto nazista sarebbe come giudicare il comportamento dei membri di un’associazione mafiosa secondo le regole dell’associazione stessa. Ma, anche ammettendo che quello nazista fosse un ordinamento giuridico, non esisteva un dovere morale di obbedirvi (gli imputati vi hanno obbedito perchè lo volevano fare, l’hanno accettato e quindi devono esserne responsabili). Sostenere il contrario, significa scadere nel pericoloso principio secondo cui il diritto positivo è sempre giusto (bisogna fare quello che dice il diritto solo perchè lo dice il diritto → posizione che Nino chiama giuspositivismo ideologico: idea che esiste sempre un dovere morale di obbedire al diritto). Secondo Nino, se noi siamo giuspositivisti, noi dovremmo assolverli. Possiamo condannarli solo se adottiamo una prospettiva giusnaturalista. Forse può essere contestato perché in realtà non c’erano delle leggi che prevedessero lo sterminio degli ebrei, però certamente c'erano delle catene di comando e degli ordini (le persone che non eseguivano potevano essere sanzionate). Questo caso pone anche un altro problema → stabilire di quali connessioni stiamo parlando quando parliamo delle connessioni tra diritto e morale? Certamente esistono delle connessioni empiriche : la morale sociale influenza il diritto e talvolta anche il diritto influenza la morale sociale (ex: grandi riforme che sono state condotte negli anni 70’ e che non rispecchiavano la morale della maggior parte degli italiani: la riforma del diritto di famiglia, lo statuto dei lavoratori che hanno contribuito esse stesse ad un avanzamento delle società). Un problema è quello di stabilire se queste connessioni di fatto siano necessarie o siano contingenti? La connessione tra diritto e morale sociale è necessaria o potrebbe anche non esserci? Possiamo anche immaginare un ordinamento giuridico che sia contrario totalmente alla morale sociale? Questi interrogativi ci ricollegano ancora una volta al caso di Norimberga: probabilemente la morale sociale era aderente ai principi dell’ordinamento nazista. Anche il giusrealismo scandinavo sostiene che in qualche modo la connessione tra diritto e morale , che è una connessione empirica, non è contingente, ma è in qualche modo necessaria rispetto all’esistenza dell’ordinamento giuridico perché la coincidenza tra diritto e morale assicura l’effettività di singole norme giuridiche e del diritto oggettivo nel suo complesso, tenendo conto che molte persone non conoscono il contenuto delle disposizioni giuridiche → se un diritto fosse completamente diverso rispetto alla morale sociale probabilmente l’ordinamento e le sue singole norme non sarebbero effettive perché le persone hanno una conoscenza ridotta di cosa il diritto stabilisca. Quando certi divieti non corrispondono al sentire della morale sociale, questi divieti non vengono rispettati → nell’ordinamento italiano un caso potrebbe essere quello dell’appropriazione di cose smarrite, del tesoro, di cose avute per errore o per causa fortuita: normalmente una persona non sa che se trova qualcosa di prezioso per strada è obbligata a consegnare la cosa, perchè in caso contrario può essere sanzionata (molte persone non sapendo questo commettono molto spesso questo reato) → secondo questo modo di vedere è una connessione empirica di fatto che però è necessaria per l’effettività del diritto. D’altra parte questa non è un’opinione molto diversa da quella che è stata sostenuta da Hart : diritto e morale sociale devono includere regole di questo tipo per esistere.
Critica: secondo i giuspositivisti, Radbruch ha ragione nel ritenere che un diritto estremamente ingiusto viene, in qualche modo, meno l’obbligo morale di obbedire al diritto, ma questo non vuol dire che venga meno anche la validità giuridica. Possiamo farlo solo se partiamo da una nozione fortemente connotata di diritto che però non è neanche quella adottata da Finnis. L’OBBLIGO MORALE VA TENUTO DISTINTO DALLA VALIDITÀ GIURIDICA. Hart → soltanto se noi distinguiamo queste due cose siamo in grado di articolare una critica morale al diritto.