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Il disgusto (1929) - A. Kolnai, Sintesi del corso di Filosofia morale

Riassunto dettagliato, capitolo per capitolo, del testo "Il disgusto" di Aurel Kolnai.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

In vendita dal 25/09/2021

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Il disgusto (1929) A. Kolnai
PREFAZIONE
Il disgusto (1929) è comparso nel decimo volume dell’annuario di fenomenologia diretto da Husserl. Fine del saggio è
quello di portare l’attenzione sul disgusto, una componente ordinaria della vita affettiva. Il disgusto riguarda la vita
nelle sue diverse espressioni, in essa indica quello che è da bandire. Il disgusto si presenta come lo scontro tra una certa
forma di vita (umana) e una forma alternativa (non umana). Il disgusto non risponde alle nostre convinzioni, ma alla
realtà che si impone e non è mai neutrale. Il disgusto vuole escludere le manifestazioni di vita avvertite come
disgustose. Per non escludere l’oggetto disgustoso è necessario che il disgusto non sia l’unica misura di quella realtà.
Solo così è possibile un superamento del disgusto: tale superamento non cancella il carattere disgustoso dell’oggetto,
ma il metro con cui lo valutiamo. Kolnai per fare un esempio si richiama alla poesia di Franz Werfel, Gesù e la via delle
carogne: al Padre viene chiesto un amore più forte del disgusto, con il quale redimere l’umanità (fiume di carogne).
Senza negare la condizione disgustosa in cui versa l’uomo, Cristo lo considera degno d’amore. Superare l’istintivo
rifiuto è un atto cristiano. Nelle esperienze di disgusto esprimiamo il rifiuto di una dimensione della vita. Gli oggetti
disgustosi non esauriscono le altre dimensioni della realtà, ma possono portarci a crederlo. Lo schifo che proviamo
finisce per investire l’intero oggetto, di conseguenza vogliamo bandirlo. Questo non deriva da una visione piena sulla
realtà, ma da una visione parziale. Le conseguenze di questa illusione sono discriminatorie.
Ambivalenza: il disgusto va annoverato tra le reazioni di difesa, tale sentimento è costituito da un moto di pulsione
e repulsione verso l’oggetto che lo suscita. Il disgusto è abitato da pulsioni antagoniste: una vuole afferrare
l’oggetto, l’altra vuole evitarlo. Le pulsioni antagoniste sono unite nell’unico vissuto intenzionale. Paradosso del
disgusto: nella reazione di difesa di dà anche una voglia (repressa) di ciò che lo provoca.
Angoscia: analizzare il sentimento di angoscia serve per far emergere con maggior chiarezza l’essenza del disgusto
e per confutare l’interpretazione del disgusto come variante dell’angoscia. Kolnai riconosce all’angoscia una
funzione esclusivamente psicologico-esistenziale e non, come invece al disgusto, anche metafisica. Nell’angoscia è
sempre in questione l’essere del sé, la sua esistenza; l’intenzione del disgusto è rivolta in fuori, verso l’oggetto.
Disgusto: il disgusto è una reazione di difesa o tonalità di disapprovazione, ma si distingue da reazioni dello stesso
genere come l’angoscia, l’odio ecc. per diversi motivi: 1) l’ambito oggettuale; 2) di intenzionalità; 3) il costituire
uno stato o condizione del soggetto; 4) immediatezza o primordialità del disgusto è meno condizionabile dalle
conoscenze e valori personali; 5) il suo radicamento nel corpo (es. conati); 6) il suo carattere responsivo, che
caratterizza le reazioni di difesa, è adeguato alla realtà che lo suscita. Il disgusto svela una qualità dell’oggetto: il
suo essere disgustoso. Intuisce un tratto caratteristico dell’oggetto, il suo esser-così disgustoso. Ma il vero punto di
partenza del disgusto è un’attrazione per il suo oggetto che si affranca al tratto cognitivo. Una voglia (repressa) di
ciò che lo provoca.
Disgustoso: Il disgustoso impoverisce la vita e la realtà che va ad intaccare. Tali realtà sono organiche o spirituali.
È qualcosa che sopraggiunge su una struttura organica che già c’è per guastarla. Kolnai fa esempi di realtà che
disgustano nella misura in cui esibiscono dei tratti che ne rovinano l’autentica natura. Tale decadimento è
riconoscibile anche in oggetti moralmente disgustosi. Quello che ogni volta annuncia questi fenomeni disgustosi è
la morte e non la vita. In tutte le realtà disgustose la vita è inibita dalla morte.
Etica: secondo Kolnai i sentimenti intuiscono direttamente i valori che riempiono la realtà fenomenica, sono quindi
fonte di conoscenza e valutazione. Il disgusto coglie immediatamente il duplice valore nel disgustoso, il movimento
di attrazione-repulsione e la tentazione a cui l’oggetto espone il soggetto. Nel disgusto, uno dei momenti valutativi
difende la differenza tra soggetto e oggetto, contemporaneamente l’altro la combatte e cerca di ridurla. Non sempre
però le caratteristiche intrinseche dell’oggetto fanno sì che l’invito del disgustoso venga respinto, qui si pone il
problema etico della decisione. Assecondare le tentazioni del disgustoso può portare ad una putrefazione morale,
ma assumere l’invito implicito nel momento repulsivo del disgusto che difende la specificità umana, ci consente di
assumere la differenza metafisica e ontologica tra vita umana e vita disgustosa.
Fenomenologia: secondo Kolnai per chiarire cos’è il disgusto è necessaria un’indagine fenomenologica, questa ci
consente di uscire dal soggettivismo e ritornare al realismo. Secondo la prospettiva fenomenologica la filosofia può
concorrere con la scienza e ottenere conoscenze universalmente valide solo se limita i suoi enunciati allo spazio
dell’intenzionalità. Essa è uno spazio di esperienza cosciente nel quale percepiamo oggetti: la percezione è il limite
soggettivo, l’oggetto percepito il limite oggettuale. Kolnai parla di vissuto intenzionale del disgusto e della qualità
disgustosa volta per volta vissuta. Ma per cogliere l’essenza e ottenere una conoscenza a priori è necessario un atto
di coscienza che, poggiandosi all’intuizione concreta dell’oggetto, può ricostruirne i legami.
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Il disgusto (1929) – A. Kolnai

PREFAZIONE

Il disgusto (1929) è comparso nel decimo volume dell’annuario di fenomenologia diretto da Husserl. Fine del saggio è quello di portare l’attenzione sul disgusto, una componente ordinaria della vita affettiva. Il disgusto riguarda la vita nelle sue diverse espressioni, in essa indica quello che è da bandire. Il disgusto si presenta come lo scontro tra una certa forma di vita (umana) e una forma alternativa (non umana). Il disgusto non risponde alle nostre convinzioni, ma alla realtà che si impone e non è mai neutrale. Il disgusto vuole escludere le manifestazioni di vita avvertite come disgustose. Per non escludere l’oggetto disgustoso è necessario che il disgusto non sia l’unica misura di quella realtà. Solo così è possibile un superamento del disgusto: tale superamento non cancella il carattere disgustoso dell’oggetto, ma il metro con cui lo valutiamo. Kolnai per fare un esempio si richiama alla poesia di Franz Werfel, Gesù e la via delle carogne : al Padre viene chiesto un amore più forte del disgusto, con il quale redimere l’umanità (fiume di carogne). Senza negare la condizione disgustosa in cui versa l’uomo, Cristo lo considera degno d’amore. Superare l’istintivo rifiuto è un atto cristiano. Nelle esperienze di disgusto esprimiamo il rifiuto di una dimensione della vita. Gli oggetti disgustosi non esauriscono le altre dimensioni della realtà, ma possono portarci a crederlo. Lo schifo che proviamo finisce per investire l’intero oggetto, di conseguenza vogliamo bandirlo. Questo non deriva da una visione piena sulla realtà, ma da una visione parziale. Le conseguenze di questa illusione sono discriminatorie.  Ambivalenza: il disgusto va annoverato tra le reazioni di difesa, tale sentimento è costituito da un moto di pulsione e repulsione verso l’oggetto che lo suscita. Il disgusto è abitato da pulsioni antagoniste: una vuole afferrare l’oggetto, l’altra vuole evitarlo. Le pulsioni antagoniste sono unite nell’unico vissuto intenzionale. Paradosso del disgusto: nella reazione di difesa di dà anche una voglia (repressa) di ciò che lo provoca.  Angoscia: analizzare il sentimento di angoscia serve per far emergere con maggior chiarezza l’essenza del disgusto e per confutare l’interpretazione del disgusto come variante dell’angoscia. Kolnai riconosce all’angoscia una funzione esclusivamente psicologico-esistenziale e non, come invece al disgusto, anche metafisica. Nell’angoscia è sempre in questione l’essere del sé, la sua esistenza; l’intenzione del disgusto è rivolta in fuori, verso l’oggetto.  Disgusto: il disgusto è una reazione di difesa o tonalità di disapprovazione, ma si distingue da reazioni dello stesso genere come l’angoscia, l’odio ecc. per diversi motivi: 1) l’ambito oggettuale; 2) di intenzionalità; 3) il costituire uno stato o condizione del soggetto; 4) immediatezza o primordialità del disgusto è meno condizionabile dalle conoscenze e valori personali; 5) il suo radicamento nel corpo (es. conati); 6) il suo carattere responsivo, che caratterizza le reazioni di difesa, è adeguato alla realtà che lo suscita. Il disgusto svela una qualità dell’oggetto: il suo essere disgustoso. Intuisce un tratto caratteristico dell’oggetto, il suo esser-così disgustoso. Ma il vero punto di partenza del disgusto è un’attrazione per il suo oggetto che si affranca al tratto cognitivo. Una voglia (repressa) di ciò che lo provoca.  Disgustoso: Il disgustoso impoverisce la vita e la realtà che va ad intaccare. Tali realtà sono organiche o spirituali. È qualcosa che sopraggiunge su una struttura organica che già c’è per guastarla. Kolnai fa esempi di realtà che disgustano nella misura in cui esibiscono dei tratti che ne rovinano l’autentica natura. Tale decadimento è riconoscibile anche in oggetti moralmente disgustosi. Quello che ogni volta annuncia questi fenomeni disgustosi è la morte e non la vita. In tutte le realtà disgustose la vita è inibita dalla morte.  Etica: secondo Kolnai i sentimenti intuiscono direttamente i valori che riempiono la realtà fenomenica, sono quindi fonte di conoscenza e valutazione. Il disgusto coglie immediatamente il duplice valore nel disgustoso, il movimento di attrazione-repulsione e la tentazione a cui l’oggetto espone il soggetto. Nel disgusto, uno dei momenti valutativi difende la differenza tra soggetto e oggetto, contemporaneamente l’altro la combatte e cerca di ridurla. Non sempre però le caratteristiche intrinseche dell’oggetto fanno sì che l’invito del disgustoso venga respinto, qui si pone il problema etico della decisione. Assecondare le tentazioni del disgustoso può portare ad una putrefazione morale, ma assumere l’invito implicito nel momento repulsivo del disgusto che difende la specificità umana, ci consente di assumere la differenza metafisica e ontologica tra vita umana e vita disgustosa.  Fenomenologia: secondo Kolnai per chiarire cos’è il disgusto è necessaria un’indagine fenomenologica, questa ci consente di uscire dal soggettivismo e ritornare al realismo. Secondo la prospettiva fenomenologica la filosofia può concorrere con la scienza e ottenere conoscenze universalmente valide solo se limita i suoi enunciati allo spazio dell’intenzionalità. Essa è uno spazio di esperienza cosciente nel quale percepiamo oggetti: la percezione è il limite soggettivo, l’oggetto percepito il limite oggettuale. Kolnai parla di vissuto intenzionale del disgusto e della qualità disgustosa volta per volta vissuta. Ma per cogliere l’essenza e ottenere una conoscenza a priori è necessario un atto di coscienza che, poggiandosi all’intuizione concreta dell’oggetto, può ricostruirne i legami.

Paradosso: il disgusto è intrinsecamente abitato da un paradosso. Kolnai dà forma ontologica all’ambivalenza trasformandola da concetto psicoanalitico a concetto fenomenologico, guadagna statuto eidetico (ideale, a priori) e definisce il disgusto come campo di forze contrastanti che non è possibile disgiungere.  Prossimità: la prossimità è la struttura formale che chiarisce il vissuto del disgusto. Essa è sempre intesa dal soggetto del disgusto insieme all’oggetto disgustoso. Il disgusto si attiva infatti quando il soggetto si trova in prossimità di un oggetto di caratteristiche che lo rendono disgustoso. La prossimità è ponte tra soggetto e oggetto. I caratteri ontologici del disgustoso sono simili ad alcuni di quelli che costituiscono l’uomo: l’oggetto si rivela come vita abitata dalla morte, il soggetto è abitato da un segreto desiderio di morte. La prossimità, dunque, giustifica tanto l’attrazione quanto la repulsione nei confronti dell’oggetto. Funzione difensiva del sentimento: va tutelata la differenza contro il rischio di indifferenza universale che il disgustoso auspica.  Psicoanalisi: la psicoanalisi deriva la realtà umana da una dinamica pulsionale interna della vita psichica, per questo Kolnai la definisce torbido incantesimo. La fenomenologia è autentica psico-analisi perché radica la psiche e il suo comportamento nella realtà a cui è legata.  Tentazione: le realtà disgustose tentano il soggetto che avverte l’invito a mescolarsi con esse. La tentazione trasforma la prossimità tra soggetto e oggetto del disgusto in un’identità. Ma il desiderio di morte che abita l’uomo non è tutto l’uomo. Cedendo alla tentazione il soggetto può a sua volta diventare disgustoso. INTRODUZIONE Il disgusto è una componente rilevante della vita affettiva. Si può fare chiarezza su questo sentimento con una serie indagine fenomenologica. L’ambito di pertinenza del disgusto è piuttosto vasto, è possibile provare lo stesso disgusto sia nella sfera fisiologica che in quella morale. Discipline come psicologia, estetica descrittiva e metafisica restano nello sfondo dell’analisi, il proposito resta quello fenomenologico: afferrare l’essenza, il significato, l’intenzione del disgusto e la legge di coesione del suo ambito oggettuale. I. DELIMITARE IL DISGUSTO PUNTI DI VISTA Il disgusto appartiene alle reazioni di difesa o tonalità di disapprovazione come dispiacere, odio ecc. Il disgusto si distingue da queste ultime per diversi motivi: 1) secondo l’ambito oggettuale: il disgusto non si riferisce mai all’inorganico, al privo di vita (fatta eccezione per lo sporco); 2) secondo l’intenzionalità: è in primo piano in vissuti d’odio e disprezzo, di meno nel disgusto; 3) secondo lo stato o condizione; 4) secondo l’immediatezza o primordialità: il disgusto riguarda più l’impressione che non l’apprensione delle cose; 5) secondo l’indipendenza: non ha bisogno di una fondazione da parte di reazioni dello stesso genere; 6) secondo il legame con il corpo: impressioni dei sensi e reazioni corporee; 7) secondo il carattere responsivo: angoscia e disgusto sono reazioni autentiche adeguate ad azioni disturbanti. Il disgustoso e lo spaventoso sono qualità oggettive che suscitano una reazione. DISGUSTO E ANGOSCIA COME PRINCIPALI TIPI DI TONALITA’ DIFENSIVE La coppia angoscia e disgusto, per contrapposizione, ci può avvicinare all’essenza del disgusto. Angoscia e disgusto hanno in comune intenzionalità, stato, primordialità e attitudine difensiva. Essi presentano al contempo un legame con il corpo e una profondità psichica. 1) il disgusto si distingue dal disprezzo nella sfera del corpo vissuto e in quella morale;

  1. il disgusto non è dispiacere accresciuto, esso riguarda maggiormente il corpo e la sfera etica, non è una categoria estetica generale come il dispiacere; 3) la ripugnanza è un derivato, presuppone disgusto, angoscia e valori concreti; 4) le cose rivoltanti non rientrano nelle rigide tipologie del disgusto. Mancano le linee oggettive del disgusto, un oggetto può risultare rivoltante per un’associazione transitoria (es. cibo che non vogliamo mangiare non perché è andato a male, ma per ragioni sconosciute); 5) il disgusto presuppone la nausea, ma non ne rappresenta una varietà o attenuazione. II. ANGOSCIA E DISGUSTO IL CONTENUTO DELL’INTENZIONE DI ANGOSCIA L’angoscia, anche quando non è proporzionata all’oggetto, resta sempre oggettuale. Intende due oggetti diversi tra loro: quello che la provoca e il soggetto personale che la prova. Il concetto di angoscia è inseparabile da quello di minaccia, pericolo, necessità di salvezza e protezione. C’è una separazione intenzionale di se stessi in due: la parte superiore della volontà, legata all’autoconservazione, viene minacciata dall’altra. L’intenzione è diretta sul rapporto con la situazione, ha qualcosa di astratto e indifferente all’essenza. L’angoscia non si dirige mai fuori dagli interessi della persona che si è. Nell’angoscia autentica è sempre in questione l’essere del sé, interessi vitali che appaiono in pericolo.

davanti a noi diventa causa di un sentimento di difesa (es. “il gioco è bello quando dura poco”); 2) vitalità smodata o fuori luogo: diventa disgustosa quando minaccia il soggetto di trascinarne con sé la vitalità. C’è disapprovazione per una pretesa. Un esempio è il disgusto per la sessualità disordinata (es. sessualità perversa, poligamica ecc.). Altro esempio è l’intellettualità al posto sbagliato: la critica fuori luogo, l’esposizione di pensieri inutilmente sottili per autocompiacimento, la lussuria del pensiero; 3) la menzogna, tratto caratteristico della mendacia. Tale disgusto si manifesta nell’avversione contro una persona nota per la sua falsità; 4) corruzione: è disgustoso che la molteplicità valoriale della vita venga portata sul piano del valore in denaro. Nell’allontanamento e nell’erosione progressiva dei valori si trova il marcio della corruzione: l’immagine di una sostanza vivente in decomposizione; 5) mollezza morale: mancanza di carattere, incapacità di prendere posizione. LA RELAZIONE DEL DISGUSTO CON LA VITA E CON LA MORTE Il disgusto è suscitato dalla tentazione che opera nella prossimità, essa rinvia alla vita e alla morte: 1) più-della-vita nella formazione disgustosa, ovvero sovraccarico di vitalità e organicità rispetto alla norma. Tale fenomeno corrisponde a qualcosa di metafisicamente sussistente. L’esuberanza vitale è in relazione con la vita bassa, contraria a quella superiore (intellettuale e morale); 2) la morte si annuncia nel fenomeno del disgustoso. Nel vivere-di-più abita la morte. Nel disgustoso, cioè un essere gravido di morte, c’è un invito a occuparsene. C’è un senso esistenziale nell’intenzione di morte: l’aggressività e la dannosità delle cose disgustose che minacciano di gettare nella condizione in cui esse stesse versano tutto quello che toccano, di portarlo al disfacimento; 3) il disgustoso fa mostra di una tentazione: al contempo invito e dissuasione, attrazione e minaccia. È proprio l’invito a rendere attuale la dissuasione. Per il soggetto, l’oggetto significa al contempo vita e morte. Nel disgusto si tratta di un malessere riferito all’oggetto, un salto nel suo esser-così che sfocia nel nostro rifiuto. L’intenzione del disgusto prende di mira l’esser-così dell’oggetto e la fatica per difendersi dalla morte e non diventare tutt’uno con esso. IV. PER L’ETICA DEL DISGUSTO LA FUNZIONE ETICA DEL DISGUSTO Il disgusto segnale la presenza di una qualità immorale particolare: il moralmente putrido. Il disprezzo presuppone la tonalità del disgusto, in molti casi disprezzo e disgusto sono una cosa sola nel sentimento di disapprovazione morale. Valgono entrambi di fronte a quello che è contrario al valore ed è cadente. Il disprezzo ha che fare con l’elemento di inadeguatezza, il non dare prove di una volontà etica; il disgusto concerne l’elemento della natura sporco. Il campo del disgusto si estende anche a situazioni che non possono diventare oggetto di disprezzo. Nella putrefazione morale a rovinarsi è ciò che di più intimo, vivente e prezioso c’è nella persona. Il disgusto assume allora una funzione etico- cognitiva, un orientamento etico nelle situazioni concrete. IL PROBLEMA DI UN SUPERAMENTO DEL DISGUSTO Tra gli oggetti disgustosi ci sono quelli per natura e quelli che lo diventano a certe condizioni. Nel primo caso parliamo di rifiuti naturali che vengono eliminati da processi vitali, nel secondo di oggetti ancora capaci di funzione e che si trovano ancora nella sfera della vita. Essendo una decisione del soggetto di difendersi, il sentimento di disgusto è costantemente una questione di volontà. Talvolta negli oggetti ripugnanti c’è una pretesa di valere, un tentativo di installarsi nella nostra vita (es. avance di una persona indesiderata). C’è un modo di intenzione di condanna contenuta nel disgusto. Oltre la difesa, la negoziazione o lotta c’è la presa in considerazione di elementi valoriali. È dunque possibile un soffocamento del disgusto. Ma questo non deve portare ad una lotta incondizionata al disgusto, va invece riconosciuto il suo compito cognitivo e selettivo da un punto di vista biologico, metafisico ed etico. [email protected]