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L'Identità Fluida in 'Il Fu Mattia Pascal': Analisi del Sé e della Società, Appunti di Italiano

Analisi del "Il Fu Mattia Pascal" di Pirandello

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 23/04/2021

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Luigi Pirandello
Luigi Pirandello nacque nel 1867 a Girgenti da una famiglia agiata. Studiò al liceo classico di Palermo, poi si iscrisse alla
facoltà di Lettere, ma si conseguì la laurea a Bonn. Al suo ritorno, volendo dedicarsi alla letteratura, si stabilì nella
capitale dove cominciò a collaborare, (con poesie e scritti critici) a riviste come la "Nuova Antologia" e il "Marzocco".
Nel 1894 sposò Antonietta Portulano dalla quale avrà tre figli. Nel '97 gli venne conferita la cattedra di stilistica e poi di
letteratura italiana, che terrà fino al 1925. Durante un periodo di crisi, pubblicò poesie, saggi, romanzi e novelle, ma la
fama arrivò soltanto come autore drammatico. A partire dal 1922 diede vita ad una raccolta completa delle sue novelle
sotto il titolo "Novelle per un anno", che allude al progetto rimasto incompiuto, di scrivere una novella per ogni giorno
dell'anno. Nel '34 gli fu conferito il Nobel per la letteratura. Morì a Roma nel 1936.
Il Fu Mattia Pascal
Il fu Mattia Pascal è un romanzo che venne pubblicato in diversi momenti tra l’aprile e il giugno del 1904 sulla Nuova
Antologia; fu scritto a seguito della grave crisi familiare che nel 1903 pose l’autore in cattive condizioni economiche,
scatenò la malattia mentale della moglie e provocò il crac della famiglia.
Trama
Il romanzo può essere suddiviso in tre parti, corrispondenti a tre diversi moduli narrativi.
Nei primi due capitoli Mattia Pascal, il protagonista, vive in uno stato di non-vita, in una condizione di immobilità, in
un tempo fermo e in uno spazio morto, quello di una biblioteca che nessuno frequenta. Si è in una situazione in cui non
si può sviluppare alcuna storia: il modulo narrativo è chiuso ed esclude qualsiasi possibilità di svolgimento.
La seconda parte è un secondo romanzo nel romanzo corrispondente ai capitoli III – VI.
In essi il protagonista è il giovane Mattia Pascal; il modulo narrativo è quello idillico-familiare: il luogo è campestre,
vicino al paese di Miragno, lontano dalla moderna civiltà industriale. Tuttavia, questa vi penetra attraverso la figura
dell’amministratore-ladro Batta Malagna che pone in crisi il precedente equilibrio idillico, depauperando pian piano il
patrimonio familiare di Mattia e della madre. Per vendicarsi di lui, Mattia seduce Romilda da cui il vecchio
amministratore vorrebbe un figlio. La beffa, che il protagonista vorrebbe tendere all’amministratore, si complica per il
fatto che Mattia ingravida anche la moglie di Batta Malagna, Oliva. A questo punto il beffatore finisce beffato: mentre
Malagna riconosce come proprio il figlio di Oliva, Mattia deve accettare come moglie Romilda, che invece puntava a
farsi sposare dal ricco amministratore. L’inferno della nuova vita coniugale, la difficoltà economica in cui cade la nuova
famiglia di Mattia, le disgrazie: muoiono, infatti, nel frattempo, la madre di Mattia e le due gemelle avute da Romilda,
inducono Mattia a pensare al suicidio. Appunto, per una risoluzione improvvisa, decide di recarsi a Montecarlo e di
giocare alla roulette i soldi che gli aveva regalato Berto, il fratello. Vinta un’ingente somma al gioco, si risolve a tornare
al suo paese, ma durante il viaggio di ritorno in treno, apprende dal giornale di essere stato riconosciuto, tanto dalla
moglie che dalla suocera, in un cadavere in stato di putrefazione nella gora di un mulino di Miragno. Decidendo di
approfittare di tale accadimento: si fa passare per morto e si entusiasma all’idea di poter cambiare identità e di poter
iniziare una nuova vita libera dai vincoli e dagli oneri caratterizzanti la precedente.
A questo punto comincia la terza parte del romanzo e il terzo romanzo nel romanzo (capitoli VIII- XVI).
Questa volta il modello narrativo è quello di formazione. Il tempo e lo spazio cambiano: quello della grande metropoli
(Torino e poi Roma). Di questo terzo romanzo è protagonista l’incarnazione di Mattia Pascal, il quale assume il nome
di Adriano Meis, cercando di costruirsi un nuovo io e di vivere in completa libertà, senza più obblighi di sorte.
Dopo aver viaggiato per il nord-Italia e l’europa, dunque, aver fatto l’esperienza della modernità, Adriano Meis si reca a
Roma, trova sistemazione nella pensione di Anselmo Paleari e s’innamora della figlia di quest’ultimo, Adriana, che il
cognato Papiano insidia. Ma i timori che venga scoperta la sua vera identità e l’impossibilità di avere uno stato civile
che renda possibile il matrimonio con Adriana lo angosciano incessantemente.
Per non farsi riconoscere, si fa operare all’occhio strabico; e, tuttavia, per non essere scoperto, deve rinunciare a
denunciare un furto che, durante una seduta spiritica, subisce ad opera di Papiano. Dopo aver capito di non poter
sposare, in alcun modo, Adriana, per allontanarla da sé, si risolve a corteggiare Pepita Pantogada, la fidanzata di un
pittore spagnolo, il Bernaldez, ed è, da questi, sfidato a duello; privo d’identità, non riesce però a trovare i padrini
necessari per battersi. Così, estenuato da tante difficoltà, decide di fingere il suicidio nel Tevere e quindi, di andare
incontro alla sua seconda morte.
Lo slancio verso la riconquista di un’originaria purezza e autenticità falliscono: perché la vita deve comunque darsi una
forma, e la fatica che bisogna affrontare per crearne una nuova e sostenerne i condizionamenti e i compromessi è
talora così grande che costringe a rientrare precipitosamente nella vecchia; la quale, pur con i suoi originari limiti e le
sue falsità, impedendoci di essere altro che noi, allontanando il rischio della disgregazione, rende possibile l’esistenza,
inchiodandoci ad una realtà sì fittizia ma inalienabile.
Finto il suicidio nel Tevere, si rientra nel primo romanzo, quello di cui è protagonista il “fu Mattia”. Fuggito da Roma,
egli torna a Miragno, dove trova Romilda sposata all’amico Pomino e, peraltro, con una figlia avuta da costui. Rinuncia
allora a vendicarsi contro di lei e ad avvalersi della legge (sarebbe lui il legittimo marito della donna); decide invece di
restare a Miragno «come fuori della vita», trascorrendo il resto dei suoi giorni tra la biblioteca di Santa Maria
Liberale, godendo della compagnia del solo don Eligio Pellegrinotto, e la casa della zia Scolastica, rimasta sola
dopo la morte della sorella e madre di Mattia. Ormai Mattia è diventato un personaggio, una maschera nuda della vita:
non vive più, si guarda e guarda gli altri vivere.
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Luigi Pirandello

Luigi Pirandello nacque nel 1867 a Girgenti da una famiglia agiata. Studiò al liceo classico di Palermo, poi si iscrisse alla facoltà di Lettere, ma si conseguì la laurea a Bonn. Al suo ritorno, volendo dedicarsi alla letteratura, si stabilì nella capitale dove cominciò a collaborare, (con poesie e scritti critici) a riviste come la " Nuova Antologia " e il " Marzocco ". Nel 1894 sposò Antonietta Portulano dalla quale avrà tre figli. Nel '97 gli venne conferita la cattedra di stilistica e poi di letteratura italiana, che terrà fino al 1925. Durante un periodo di crisi, pubblicò poesie, saggi, romanzi e novelle, ma la fama arrivò soltanto come autore drammatico. A partire dal 1922 diede vita ad una raccolta completa delle sue novelle sotto il titolo " Novelle per un anno ", che allude al progetto rimasto incompiuto, di scrivere una novella per ogni giorno dell'anno. Nel '34 gli fu conferito il Nobel per la letteratura. Morì a Roma nel 1936.

Il Fu Mattia Pascal

Il fu Mattia Pascal è un romanzo che venne pubblicato in diversi momenti tra l’aprile e il giugno del 1904 sulla Nuova Antologia ; fu scritto a seguito della grave crisi familiare che nel 1903 pose l’autore in cattive condizioni economiche, scatenò la malattia mentale della moglie e provocò il crac della famiglia.

Trama

Il romanzo può essere suddiviso in tre parti , corrispondenti a tre diversi moduli narrativi.

  • Nei^ primi due capitoli^ Mattia Pascal, il protagonista, vive in uno^ stato di non-vita , in una condizione di immobilità, in un tempo fermo e in uno spazio morto, quello di una biblioteca che nessuno frequenta. Si è in una situazione in cui non si può sviluppare alcuna storia: il modulo narrativo è chiuso ed esclude qualsiasi possibilità di svolgimento.
  • La^ seconda parte^ è un secondo romanzo nel romanzo corrispondente ai capitoli III – VI. In essi il protagonista è il giovane Mattia Pascal; il modulo narrativo è quello idillico-familiare : il luogo è campestre , vicino al paese di Miragno, lontano dalla moderna civiltà industriale. Tuttavia, questa vi penetra attraverso la figura dell’ amministratore-ladro Batta Malagna che pone in crisi il precedente equilibrio idillico, depauperando pian piano il patrimonio familiare di Mattia e della madre. Per vendicarsi di lui, Mattia seduce Romilda da cui il vecchio amministratore vorrebbe un figlio. La beffa, che il protagonista vorrebbe tendere all’amministratore, si complica per il fatto che Mattia ingravida anche la moglie di Batta Malagna, Oliva. A questo punto il beffatore finisce beffato: mentre Malagna riconosce come proprio il figlio di Oliva, Mattia deve accettare come moglie Romilda, che invece puntava a farsi sposare dal ricco amministratore. L’inferno della nuova vita coniugale, la difficoltà economica in cui cade la nuova famiglia di Mattia, le disgrazie: muoiono, infatti, nel frattempo, la madre di Mattia e le due gemelle avute da Romilda, inducono Mattia a pensare al suicidio. Appunto, per una risoluzione improvvisa, decide di recarsi a Montecarlo e di giocare alla roulette i soldi che gli aveva regalato Berto, il fratello. Vinta un’ingente somma al gioco, si risolve a tornare al suo paese, ma durante il viaggio di ritorno in treno, apprende dal giornale di essere stato riconosciuto , tanto dalla moglie che dalla suocera, in un cadavere in stato di putrefazione nella gora di un mulino di Miragno. Decidendo di approfittare di tale accadimento: si fa passare per morto e si entusiasma all’idea di poter cambiare identità e di poter iniziare una nuova vita libera dai vincoli e dagli oneri caratterizzanti la precedente.
  • A questo punto comincia la^ terza parte^ del romanzo e il terzo romanzo nel romanzo (capitoli VIII- XVI). Questa volta il modello narrativo è quello di formazione. Il tempo e lo spazio cambiano: quello della grande metropoli (Torino e poi Roma). Di questo terzo romanzo è protagonista l’incarnazione di Mattia Pascal, il quale assume il nome di Adriano Meis , cercando di costruirsi un nuovo io e di vivere in completa libertà, senza più obblighi di sorte. Dopo aver viaggiato per il nord-Italia e l’europa, dunque, aver fatto l’esperienza della modernità, Adriano Meis si reca a Roma, trova sistemazione nella pensione di Anselmo Paleari e s’innamora della figlia di quest’ultimo, Adriana , che il cognato Papiano insidia. Ma i timori che venga scoperta la sua vera identità e l’impossibilità di avere uno stato civile che renda possibile il matrimonio con Adriana lo angosciano incessantemente. Per non farsi riconoscere, si fa operare all’occhio strabico ; e, tuttavia, per non essere scoperto, deve rinunciare a denunciare un furto che, durante una seduta spiritica, subisce ad opera di Papiano. Dopo aver capito di non poter sposare, in alcun modo, Adriana, per allontanarla da sé, si risolve a corteggiare Pepita Pantogada , la fidanzata di un pittore spagnolo, il Bernaldez , ed è, da questi, sfidato a duello; privo d’identità, non riesce però a trovare i padrini necessari per battersi. Così, estenuato da tante difficoltà, decide di fingere il suicidio nel Tevere e quindi, di andare incontro alla sua seconda morte. Lo slancio verso la riconquista di un’originaria purezza e autenticità falliscono: perché la vita deve comunque darsi una forma, e la fatica che bisogna affrontare per crearne una nuova e sostenerne i condizionamenti e i compromessi è talora così grande che costringe a rientrare precipitosamente nella vecchia; la quale, pur con i suoi originari limiti e le sue falsità, impedendoci di essere altro che noi, allontanando il rischio della disgregazione, rende possibile l’esistenza, inchiodandoci ad una realtà sì fittizia ma inalienabile. Finto il suicidio nel Tevere , si rientra nel primo romanzo, quello di cui è protagonista il “fu Mattia”. Fuggito da Roma, egli torna a Miragno, dove trova Romilda sposata all’amico Pomino e, peraltro, con una figlia avuta da costui. Rinuncia allora a vendicarsi contro di lei e ad avvalersi della legge (sarebbe lui il legittimo marito della donna); decide invece di restare a Miragno «come fuori della vita », trascorrendo il resto dei suoi giorni tra la biblioteca di Santa Maria Liberale , godendo della compagnia del solo don Eligio Pellegrinotto , e la casa della zia Scolastica , rimasta sola dopo la morte della sorella e madre di Mattia. Ormai Mattia è diventato un personaggio, una maschera nuda della vita: non vive più, si guarda e guarda gli altri vivere.
  • Alla^ fine del romanzo don Eligio, cercando di definire una “morale”, propone la più ovvia delle con- clusioni, ispirata ad un piatto senso comune: « Fuori della lese e di quelle particolarità, liete o tristi che sieno, per cui noi siamo noi, caro signor Pascal non è possibile vivere» ; affermando, quindi, la necessità di una accettazione dello “stato civile” e l’impossibilità di rinunciare alla propria identità, socialmente determinata. Parole alle quali, il “fu Mattia”, obietta di non essere assolutamente rientrato nella “legge”, nel sistema delle convenzioni sociali, né di avere la pur minima intenzione di rientrarvi. Insomma, Mattia ha capito che la vera identità non esiste né questa, d’altra parte, può essere conferita da uno “stato civile”, che semmai riduce l’uomo a maschera, a forma.

Mattia Pascal (Adriano Meis)

Il ritratto fisico del protagonista è ben chiaro: egli ha una “faccia placida e stizzosa” , il "mento piccolo" , un "barbone rossastro" , un naso "troppo piccolo" e una fronte “spaziosa e greve” ; ma soprattutto un occhio “che tendeva a guardare per conto suo” , elemento più caratterizzante della fisionomia di Mattia. Nella sua giovinezza emerge una grande vitalità , che sfuma fino a svanire ed a tramutarsi in depressione quando è costretto al matrimonio con una donna che non lo ama più ed al misero impiego come bibliotecario nella più completa solitudine di una chiesina sconsacrata. È proprio in questo luogo che Mattia interiorizza una sua maturazione: inizia a riflettere sulla propria inettitudine, sulla sua misera esistenza e sull'impotenza di mutarla e di renderla migliore. La maturazione spinge il protagonista a ricercare le cause della sua attuale situazione; Mattia non subisce però un reale mutamento psicologico, egli dimostrerà insofferenza per le convenzioni sociali, il suo senso di estraneità alla vita che conduce, la sua pro- fonda solitudine e tenterà di lottare contro ciò che ha determinato questa sua situazione, ma pur- troppo egli è un "inetto" e come tale non riuscirà a mutare la propria vita, non uscirà dalla forma di cui è prigioniero, anzi ne diventerà sempre più schiavo. Mattia, dunque, vuol dimenticare il passato , inteso come fardello, veste gravosa. Dopo la vincita a Montecarlo e dopo aver appreso della “sua morte”, egli si sente finalmente libero, giovane e felice, vuole far di sé un altro uomo e l'idea del cambiamento lo fa sentire più leggero, immaginandosi un futuro di ameni luoghi tranquilli: prova l'ebbrezza di recidere il suo squallido passato per cominciare una nuova vita. Ma Adriano non vuole liberarsi solo della sua precedente esistenza, ma anche di Mattia Pascal. Egli infatti si sbarba, cambia occhiali, si fa allungare i capelli (e successivamente si fa operare all’occhio strabico) ed il suo intento sarebbe quello di cambiare il proprio carattere per non incorrere nel pericolo di essere sottoposto a quelle che lui ritiene ingiustizie. La sua figura non è perciò quella di un uomo vero, e anche il cambiamento di nome non comporta una nuova identità; la storia del suo passato è frutto della fantasia, e la sua libertà è fittizia. Adriano però non raggiungerà mai i fini che si è proposto in quanto egli non sarà capace, prigioniero di se stesso , di indossare un'altra forma e si troverà nuovamente al centro di situazioni grottesche e patetiche nelle quali saprà dimostrare soltanto la sua inettitudine. Adriano come Mattia non potrà raggiungere la vita, che viene considerata come una sorta di flusso dinamico, ma sarà costretto a restare prigioniero di quella parte fissa che è la forma la quale in fondo rappresenta per il protagonista l'unico modo di esistere; molto presto, infatti, si renderà conto di essere soltanto un’ombra, arrivando a chiedersi se è più ombra lui o l’ombra stessa. Si accorge che la primitiva sensazione di leggerezza e di libertà da lui provate nel momento della sua prima morte non era altro che un'illusione, solitudine e noia; infatti adesso il protagonista si rende conto che Adriano può lasciarsi vivere come uno straniero nel mondo a condizione di non lavorare, né possedere, né amare. La nuova identità è una costruzione fittizia , esattamente come la precedente, ma ben peggiore: è costretto a indossare una maschera e a mentire difronte agli altri, non avendo però la possibilità (al contrario di quella normale) di poter stabilire “le fila de!a vita” , legami con gli altri. E sarà appunto il dolore per il non poter continuare l’amore con Adriana che lo porteranno alla seconda morte: Profondamente amareggiato, cercando una via d'uscita e trovandosi solo davanti ad un ponte, decide di simulare il suicidio, illudendosi, così, di poter recuperare la vita di Mattia e di vendicare coloro che lo hanno costretto a vivere in tale condizione, la moglie e la suocera. Nel momento della sua " reincarnazione " Mattia prova le medesime sensazioni che hanno caratterizzato la nascita di Adriano Meis. Anche questo episodio si svolge in un treno, il quale però questa volta invece di allontanarsi dal paesino natale del protagonista, vi si avvicina. Man mano che esso procede, Mattia si sente sempre più vivo e pensa a quanto sia stato stupido anche solo a pensare di poter vivere come "un'ombra con una cappa di piombo addosso". Fisicamente torna ad avere le caratteristiche di Mattia, a parte l’occhio operato, segno visibile della incombente presenza di Adriano, ed in questo momento si sente sia Adriano che Mattia, le due forme si assomigliano così tanto da sembrare la stessa. Con il ritorno a Miragno, Mattia scopre di non poter rientrare più nella sua vecchia forma : Romilda, la moglie, si è risposata con l’amico Pomino, e ne ha avuto una figlia e comprende di essere morto nella coscienza degli altri. Ora l’eroe non può avere alcuna identità. Assume così quella condizione di estraniamento dalla vita, di “forestiero”, egli si trasforma nel fu Mattia Pascal, un osservatore della vita, senza più alcuna identità. L’errore dell’eroe consiste proprio nel non essere stato capace di vivere davvero la propria libertà, rifiutando definitivamente ogni identità individuale, e nell’essersi costruito una nuova forma , per di più falsa, che lo ha costretto alla compagnia di se stesso. Egli però diviene un eroe perché ha saputo comprendere come l’identità non esista , sia solo una costruzione illusoria , ma si limita solo a rendersi conto di non sapere più chi è; egli pone “fu” prima del nome, a modo di indicare l’ avvenuta negazione dell’identità. Nell'esordio del romanzo, il protagonista afferma più volte: «Io mi chiamo Mattia Pascal». Questa frase serve al protagonista ad affermare se stesso e la sua identità, ma quando egli si rende conto che la certezza del suo nome non gli basta e tenta di andare alla ricerca del Mattia al di là della "forma" il protagonista si accorge di non essere nessuno. In questa conclusione si scorge il relativismo pirandelliano : come non si può dare un'interpretazione univoca della realtà, in quanto essa cambia da soggetto a soggetto , anche l'uomo si trasforma, ciascuno è "uno, nessuno e centomila". Ma essere centomila è come essere indeterminati e quindi nessuno. Il grottesco finale dunque è l'opposto dell'esordio.