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Il gioco dei bambini di E. Baumgartner, Sintesi del corso di Metodologia del gioco

Quando parliamo di bambini non possiamo che parlare anche di gioco: gran parte del loro tempo è infatti dedicato ad esso. I bambini non solo per divertimento, ma anche per conoscere il mondo.

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018

Caricato il 28/03/2018

giuliamartailaria
giuliamartailaria 🇮🇹

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''IL GIOCO DEI BAMBINI'' E. BAUMGARTNER
Quando parliamo di bambini non possiamo che parlare anche di gioco: gran parte del loro tempo è
infatti dedicato ad esso. I bambini non solo per divertimento, ma anche per conoscere il mondo, per
comunicare e per agire sulla realtà. L’agire ludico serve sia per comunicare e entrare in relazione,
che per promuovere l’apprendimento e lo sviluppo: possiamo infatti dire che la relazione tra gioco e
sviluppo è bidirezionale —> ossia il gioco riflette lo sviluppo ma, allo stesso tempo, contribuisce all
evoluzione delle funzioni motorie, sociali, cognitive e effettive del bambino.
Nonostante il gioco sia cosi fondamentale, le nostre conoscenze a riguardo sono ancora molto
lacunose.
Il gioco è un attività sempre presente nella vita dell uomo, in ogni tempo e in ogni luogo: è un
fenomeno sociale e culturale, e non svolge solo le funzioni nell infanzia, ma è essenziale in tutto l
arco della vita.
Il libro è diviso in 8 capitoli:
CAPITOLO 1 = Modelli di descrizione e teorie del gioco
Quando parliamo di gioco non possiamo generalizzare perché esistono molte diverse situazioni
possibili, e il gioco include diverse fenomeni le cui forme sono culturalmente determinate nel corso
dello sviluppo: il gioco quindi, prima di tutto, è culturalmente condiviso e assume forme diverse da
cultura a cultura.
Oggi quindi si va diffondendo un modello —> Ecologico di gioco (e più in generale l ecologia dello
sviluppo umano).
In particolare viene introdotto il termine ecologia da Urie Bronfenbrenner, psicologo americano.
La sua teoria si basa sul fatto che lo sviluppo è influenzato dal ambiente in cui cresce: lui apprende
e assimila ciò che proviene dal ambiente in cui vive. L’ambiente di riferimento in cui il bambino si
forma è principalmente la famiglia, come ambiente informale, e poi naturalmente ci sono le varie
istituzioni formative che sono invece formali.
Quindi l ambiente in cui cresce il bambino incide e influenza positivamente o negativamente il
gioco dei bambini
Altro autore importante che ha parlato di gioco è Bernstein: secondo lui il gioco è caratterizzato da
un alta Variabilità Individuale —> il bambino è influenzato da moltissime variabili e fattori, che
possono essere o Distali o Prossimali
I Fattori Distali—> fattori più lontani dal bambino, come le condizioni socio economiche della
famiglia, la cultura di appartenenza, ma anche i mass media (le pubblicità sui giochi e sui cibi che
influenzano molto i bambini) e anche i pediatri ad esempio ( le diverse fonti di informazioni distali,
anche se appaiono lontane, agiscono sulle pratiche genitoriali, dettando modi di allevamento dei
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''IL GIOCO DEI BAMBINI'' E. BAUMGARTNER

Quando parliamo di bambini non possiamo che parlare anche di gioco: gran parte del loro tempo è infatti dedicato ad esso. I bambini non solo per divertimento, ma anche per conoscere il mondo, per comunicare e per agire sulla realtà. L’agire ludico serve sia per comunicare e entrare in relazione, che per promuovere l’apprendimento e lo sviluppo: possiamo infatti dire che la relazione tra gioco e sviluppo è bidirezionale —> ossia il gioco riflette lo sviluppo ma, allo stesso tempo, contribuisce all evoluzione delle funzioni motorie, sociali, cognitive e effettive del bambino. Nonostante il gioco sia cosi fondamentale, le nostre conoscenze a riguardo sono ancora molto lacunose. Il gioco è un attività sempre presente nella vita dell uomo, in ogni tempo e in ogni luogo: è un fenomeno sociale e culturale, e non svolge solo le funzioni nell infanzia, ma è essenziale in tutto l arco della vita. Il libro è diviso in 8 capitoli: CAPITOLO 1 = Modelli di descrizione e teorie del gioco Quando parliamo di gioco non possiamo generalizzare perché esistono molte diverse situazioni possibili, e il gioco include diverse fenomeni le cui forme sono culturalmente determinate nel corso dello sviluppo: il gioco quindi, prima di tutto, è culturalmente condiviso e assume forme diverse da cultura a cultura. Oggi quindi si va diffondendo un modello —> Ecologico di gioco (e più in generale l ecologia dello sviluppo umano). In particolare viene introdotto il termine ecologia da Urie Bronfenbrenner, psicologo americano. La sua teoria si basa sul fatto che lo sviluppo è influenzato dal ambiente in cui cresce: lui apprende e assimila ciò che proviene dal ambiente in cui vive. L’ambiente di riferimento in cui il bambino si forma è principalmente la famiglia, come ambiente informale, e poi naturalmente ci sono le varie istituzioni formative che sono invece formali. Quindi l ambiente in cui cresce il bambino incide e influenza positivamente o negativamente il gioco dei bambini Altro autore importante che ha parlato di gioco è Bernstein: secondo lui il gioco è caratterizzato da un alta Variabilità Individuale —> il bambino è influenzato da moltissime variabili e fattori, che possono essere o Distali o Prossimali I Fattori Distali—> fattori più lontani dal bambino, come le condizioni socio economiche della famiglia, la cultura di appartenenza, ma anche i mass media (le pubblicità sui giochi e sui cibi che influenzano molto i bambini) e anche i pediatri ad esempio ( le diverse fonti di informazioni distali, anche se appaiono lontane, agiscono sulle pratiche genitoriali, dettando modi di allevamento dei

bambini, (includendo anche il gioco); molto importante abbiamo detto è anche la cultura di appartenenza dei bambini (ad esempio in Giappone, dove vige una cultura collettivista e solidale, le madri preferiscono condividere il gioco con in figli; al contrario in America, dove prevalenza cultura che spinge all autonomia, si preferiscono giochi esplorativi I Fattori Prossimali—> quei fattori più vicini al bambino, come le caratteristiche personali dei genitori, e le modalità di interazione; tra i fattori prossimali appaiono naturalmente anche componenti interne al bambino, biologiche e psicologiche, che influenzano le modalità di gioco, e sono ad esempio: età, sesso, abilita motorie, maturazione, capacità cognitive, e capacita linguistiche… TEORIE SUL GIOCO : diversi autori nel corso del tempo si sono interessati allo studio delle caratteristiche e delle funzioni del gioco nello sviluppo psicologico del bambino tra questi ricordiamo: Jean PIAGET = (1896-1980) “ La formazione del simbolo” (1945) psicologo e pedagogista svizzero, considerato il fondatore dell epistemologia genetica, ovvero dello studio sperimentale delle strutture e dei processi cognitivi nel corso dello sviluppo. Piaget, sottolinea la funzione psicologica che ha il gioco: il gioco ha infatti 2 funzioni:

  1. contribuisce a consolidare capacità gia acquisite attraverso la ripetizione e l esercizio
  2. rafforza nel bambino il sentimento di poter agire efficacemente nel mondo e nella realtà. Lev VYGOTSKIJ = (1896-1934) “ Il ruolo del gioco nello sviluppo” (1966) psicologo sovietico, secondo lui il gioco non è un esercito puramente cognitivo, ma nei suoi studi mette in risalto l importanza che il gioco ha a livello affettivo, pone attenzione agli affetti, alle motivazioni Grazie al gioco il bambino può superare tensioni,a ansie ed esprimere desideri. Dal punto di vista delle funzioni evolutive, Vygotskij, colloca il gioco importante quando si parla di Zona si sviluppo prossimale —> l apprendimento del bambino su realizza grazie all osservazione di un modelli esperto e con l aiuto di un adulto o di un bambino più grande: si impara guardando e facendo ** distanza tra il livello di sviluppo attuale e il livello di sviluppo potenziale, che può essere raggiunto con l aiuto di genitori ed educatori**. Vigotskij inoltre critica piaget: il bambino secondo lui non passa attraverso stati sequenziali e definiti, non tutti i bambini hanno gli stessi tempi di sviluppo. Il gioco favorisce lo sviluppo del linguaggio, del pensiero astratto, permette il controllo dell ansia e degli impulsi. Donald WINNICOTT = (1896-1971) “Gioco e realtà” (1971) è stato psichiatra e psicoanalista infantile britannico. Parla di bambini “perduti” nel gioco, quando giocano infatti i bambini sono

Altro elemento con cuoi giocano i bambini è la propria VOCE, emettendo suoni i bambini si divertono e quindi stanno giocando. Lo stesso avviene nei giochi vocali che il bimbo fa con la madre: la madre quando interagisce con il bambino usa un linguaggio speciale (motherese) la madre infatti produce una serie di suoni e il bambino cerca di imitarla: questi scambi madre figlio sono stati definiti “Protodialoghi” (“primo” in quanto presentano l organizzazione in cicli di attività e pause e l alternanza dei turni tipici del dialogo) Le interazioni facci a faccia sono quindi molto importanti e di queste ha parlato Daniel STERN (1934-2012) “Le prime relazioni sociali: il bambino e la madre” psichiatra statunitense che si occupa di psicologia evolutiva, secondo lui le interazioni faccia a faccia, gli sguardi, sono momenti ludici. Interazioni faccia a faccia —> consistono nel guardarsi negli occhi, stabilendo un contatto visivo a cui segue una fase di saluto, un approccio iniziale, attraverso scambi di segnali, attraverso per esempio il sorriso, che servono a comunicare all altro la propria disponibilità all interazione: la persona adulta in queste interazione ha un ruolo molto importante di stimolo, deve riuscire a coinvolgere il bambino, perché da questo momento in poi può iniziare il gioco vero e proprio, attuato in primis con la madre, ed è composto da vocalizzazioni, giochi di parole, espressioni del viso; Queste interazioni faccia a faccia madre-bambino, sono cicliche e ripetitive, caratterizzate da una cadenza ripetitiva tipica (per questo stern parla di sinfonia) questa ciclicità viene periodicamente alimentata da piccole variabili, che servono a tener vivo l interesse e l attenzione del bambino. Intorno ai 6 mesi il bambino inizia a cercare spontaneamente le interazioni faccia a faccia con i genitori (a differenza di quanto accadeva nei mesi precedenti durante i quali erano provocati dagli adulti) IL GIOCO SOCIALE nel primo anno di vita ——> il gioco aumenta sempre di più e l interesse del bambino per le interazioni faccia a faccia diminuisce sempre di più e acquista sempre più importanza il gioco sociale = oltre al partner di gioco assume importanza anche l Oggetto, i giochi sociali infatti prevedono la condivisione di un oggetto tra il bambino e un altra persona, esempi di questo tipo di gioco condiviso tra bambino e adulto possono essere:

  • indicare e nominare un oggetto
  • leggere un libro insieme
  • raccogliere e gettare un oggetto
  • scomparsa e ricomparsa di un oggetto (gioco del cucù) Esempi di giochi sociali I giochi di questo tipo sono definiti sociali perché coinvolgono almeno due persone, e sono contraddistinti da una regola principale, la Ripetizione, e l Organizzazione in sequenze. I giochi sociali sono importanti anche per lo sviluppo del linguaggio: poiché spesso all indicare un oggetto viene accompagnata la parola.

Le Origini del Gioco tra Bambini —> col tempo si costruiscono le prime relazioni tra pari: è uno dei compiti di sviluppo più importanti, e le prime relazioni costruite da bambini influenzeranno le future relazioni e avranno conseguenze durante tutto lo sviluppo. Per sviluppare il contatto con i pari sono naturalmente essenziali i Servizi educativi per la prima infanzia. I mutamenti sociali e demografici hanno spinto la società italiana ad un progressivo ripensamento dei servizi educativi per la prima infanzia: prima di tutto si è andata a sviluppare una cultura dell infanzia: si è andata creato una maggior consapevolezza dell importanza di interventi educati appropriati nel primo anno di vita. Quindi col tempo si è svolta una formazione per questi operatori, sia in entrata che in servizio, e il personale ha maturato un proprio profilo professionale. Sul piano legislativo: Legge n 1044 del 1971 —> legge che istituisce gli asili nido Legge n 285 del 1997 —> apre e attiva sevizi integrativi al nido per bambini 0-3 (lo spazio gioco, il nido domiciliare, il nido aziendale..) Legge n 205 o Legge Iori del 2018 —> solo i laureati con laurea L19 possono insegnare nei nidi. Si è quindi voluto dare una qualifica alla professione degli educatori, e si è pensato anche ad una formazione di servizio, perché col tempo si è andata sviluppando una cultura dell infanzia, una nuova immagine del bambino come soggetto ricco, attivo, competente, riconosciuto come piccolo cittadino, con diritti e come soggetti curiosi, e socievoli IL GIOCO MOTORIO ha un importante funzione psicologica e contribuisce allo sviluppo sociale, fisico e cognitivo del bambino. Le prime manifestazioni sono giochi di esercizio con il proprio corpo (come abbiamo gia detto con le proprie mani e con i piedi), successivamente, quando il bambino impara la locomozione autonoma, cioè è in grado di spostarsi autonomamente, inizia a muoversi liberamente e col tempo impara a saltare, correre, arrampicarsi, ricerche dicono che fino a 4 anni il gioco motorio occupa ill 15% delle attività ludiche, successivamente oltre il 60%. Il gioco motorio può essere svolto in solitario oppure condiviso (con altri bambini o adulti..) Le funzioni del gioco motorio —> serve per lo sviluppo fisico del bambino (allungamento delle ossa, sviluppo dei muscoli, delle braccia e delle gambe) con il gioco si acquisisce naturalmente forza e vigore, ma serve anche ad acquisire agilità fisica, controllo dei movimenti, coordinazione consapevolezza delle proprie energie, e limiti. I bambini che fanno attività fisica sono più protetti dal rischi di obesità, e hanno un maggio grado di termoregolazione autonoma (sono in grado di regolare il loro livello corporeo, tipo quando è freddo) I livelli più elevati di gioco motorio sono stati rilevati nei paesi più freddi. Outdoor education —> gioco all aperto in “tutti” i casi di condizione meteo, non solo con il sole ma anche sotto la pioggia..

— schemi Massivi: che servono a esplorare globalmente l oggetto anche in relazione alla sua collocazione nello spazio (ad esempio battere una tassa sul tavolo)

  1. Schemi Specifici —> modi di agire collegati alle proprietà intrinseche dell oggetto (ad esempio spingere un bottone, scuotere un sonagli..) Bisogna comunque valutare che una stessa azione può rappresentare una schema generico o specifico a seconda dell oggetto a cui si applica (ad esempio scuotere è un azione specifica ad un sonaglio, ma diventa generica se applicata ad altri oggetti ) L attività esplorativa è comunque influenzata da vari fattori:
  • la novità dell oggetto
  • la complessità dello stimolo
  • la qualità del materiale
  • la quantità del materiale
  • le differenze individuali dei bambini Ad esempio i materiali nuovi per il bambino necessitano di un tempo maggiore di esplorazione, un numero limitato di materiali comporta necessariamente un esplorazione condivisa.. Dalle esplorazione al gioco con gli oggetti —> dopo l anno l attenzione del bambino si sposta dal singolo oggetto alle relazione tra gli oggetti: oggetti diversi vengono infilati, sovrapposti, strofinati, battuti uno contro l altro.. l azione del bambino diventa di tipo Combinatorio Il bambino cerca di scoprire le relazioni tra le cose, e come il suo agire può modificare il mondo circostante, tale modalità di gioco è stata definita = Gioco funzionale - relazionale o Gioco combinatorio con gli oggetti. Attraverso il gioco combinatorio tra gli oggetti il bambino fa esperienze delle proprietà di forma e di dimensione degli oggetti (capisce le relazioni tra più piccolo e più grande, tra il contenente e il contenuto..) Il gioco combinatorio apre la strada al gioco Simbolico —> mettendo insieme gli oggetti il bambino impara ad integrarli in maniera appropriata e funzionale: il principio di organizzazione del mettere insieme le cose in modo appropriato fa pensare alla raccolta di oggetti necessari per costruire gli scenari di routine per il gioco del far finita (pasto, nanna..) Nel passaggio dal gioco combinatorio al gioco simbolico ha grande importanza l imitazione: che permette al bambino di capire il significato e l utilizzo di un oggetto. Il Cestino dei tesori = ideato da Elinor Goldschmied, educatrice inglese; rivolto ai bambini ad di sopra dei sei sette mesi, o che comunque riescono a stare seduti autonomamente.

Lo scopo del cestino è fornire ai bambini una varietà di oggetti comuni pensati per stimolare tutti e 5 i sensi ma anche la motricità del bambino, è preferibile l utilizzo di oggetti non di plastica, e includere oggetti molto diversi tra loro per peso, consistenza, forma, sapore, colore, suono… solitamente tali cestini contengono: pigne, conchiglie, pietra, tappi, chiavi, piume, campanelli, gomitoli… Si tratta di oggetti che si prestano bene ad essere esplorati e manipolati che spingano il bambino a chiedersi “cosa questo?” , inoltre questa tipologia di attività permette al bambino di essere attivo, e lo lascia libero di scegliere ciò che preferisce senza pressioni da adulti. Il gioco Euristico = deriva dalla parola greca “scoprire” è infatti il gioco di scoperta, si rivolge a bambini più grandi da 1 a 2 anni, e consiste nel dare al bambino una grande quantità di oggetti insieme che pero sono in relazione tra loro. Lo scopo di tale attività è che i bambini autonomamente scoprono il funzionamento e le relazione tra gli oggetti; si propongono quindi ai bambini contenitori diversi come sacchi, scatole, barattoli, e oggetti vari come tappi, nastri, palline, catenelle.. e l attività consiste nel mettere dentro, tirare fuori, selezionare e classificare contenuti in rapporto a differenti contenitori. Bisogna precisare che non esiste un esplorazione giusta o sbagliata: ma il bambino è libero di trovare la propria combinazione e poi spiegare le sue motivazione. L attività che si crea è quindi stimolante e soddisfacente per il bambino che è libero di determinare le proprie azioni senza che un adulto lo guidi. Il ruolo nell adulto nel Cestino dei tesori e nel gioco Euristico —> il ruolo dell adulto è del tutto secondario, ha solo il compito di facilitare il gioco predisponendo lo spazio e i materiali, il suo scopo è osservare, ha un ruolo passivo, non gestisce il gioco ma lo propone soltanto. CAPITOLO 4: Il gioco simbolico Caratteristiche che contraddistinguono il gioco simbolico: (Capitolo 1) La motivazione intrinseca (effettiva) : si gioca per il piacere di farlo La priorità dei mezzi sui fini: nel gioco il procedimento è più importante del risultato,proprio perché l attività ludica è fine a se stessa e indipendente nel suo esito La dominanza dell individuo rispetto alla realtà esterna: il gioco produce eccitazione, stimola la fantasia, e si verifica in situazioni ambientali benevoli e supportive La non letteralità: durante il gioco il bambino conosce nuovi possibili significati trattando e considerando gli oggetti come se fossero qualcos’ altro

L’evoluzione da un livello di gioco simbolico a un altro corrisponde a 3 diversi passaggi in ordine cognitivo Processo di Decentramento  consiste nell’estendere le azioni per finta da se stessi agli altri immaginari, che sono prima destinatari passivi,e poi diventano coprotagonisti del gioco Processo di Decontestualizzazione –> si intende una produzione “nel vuoto” di comportamenti familiari come mangiare, bere, dormire; le azioni dei bambini sono repliche fedeli delle azioni messe in atto nella vita reale ma si verificano in contesti diversi da quelli ordinari Processo di Integrazione  processo sostenuto dal linguaggio, che consiste nel riferire la stessa azione a diversi partner in successione (se stessi, la mamma, la bambola) sia nel coordinare diversi atti collegandoli tra loro in una sequenza temporale e causale coerente (prima preparare la pappa, poi imboccare la bambola e poi la nanna) Si distinguono 5 livelli nel gioco simbolico (che si presentano in ordine costante, ma che non è possibile stabilire un età “normale” in cui si verificano) Schemi Presimbolici  In questa fase gli oggetti vengono utilizzati in modo appropriato ma al di fuori del contesto normale: cè quindi una conoscenza funzionale dell oggetto nelle situazioni reali: ad esempio un bambino puo giocare con un piattino: l atto di versare è adeguato alle caratteristiche degli oggetti, ma il cucchiaio e il piatto sono vuoti e quindi l azione del bambino sta a significare un contenuto immaginario, che viene mentalmente versato. Schemi Autosimbolici  l’atteggiamento nei confronti della realtà non è più realistico, ma appare consapevolezza della differenziazione mentale tra ciò che è letterale e ciò che è per finta. Tale consapevolezza si esercita ad esempio esagerando un azione e quindi bevendo rumorosamente, o sorridendo.. questi segnali che il bambino fa stanno ad indicare la sua consapevolezza che quello che sta facendo è “per finta”. Il repertorio delle azioni è comunque ancora limitato: il bambino compie azioni della routine quotidiana (mangiare, dormire) che sono rivolte esclusivamente al bambino stesso. Gioco simbolico Decentrato  fase caratterizzata dal decentramento: il bambino estende le azioni da sé agli altri, attraverso due distinte modalità: forma Primitiva = le persone sono destinatari passivi dell azione del bambino (come imboccare la mamma) forma più Avanzata = le persone sono attori, protagonisti insime al bambino In questa fase il bambino mette in atto un azione singola, non è ancora in grado di combinare più azioni; i partner sono ancora persone reali perché il bambino non è ancora in grado di animare personaggi immaginari: e riproduce comportamenti che derivano dall imitazione delle azioni genitoriali (preparare pappa, parlare al telefono..) Il gioco simbolico Combinatorio  Il bambino adesso è in grado di riconoscere le diverso componenti che costituiscono un azione (come prendere una tazza, versare del te e offrirlo alla

mamma); in questa fase ce anche il coinvolgimento di più soggetti: iniziano ad utilizzare anche gli oggetti inanimati (prendere il te con la mamma e la bambola) ma ancora questi partner immaginari hanno un ruolo passivo Il gioco simbolico Gerarchico  solitamente avviene alla fine del 2° anno, e il gioco simbolico cambia: l’attività di finzione del bambino non è più guidata dagli oggetti o dal contesto ambientale, ma è regolata da un processo mentale: le azioni appaiono organizzate in sequenze coerenti dal punto i vista tematico e congiunte le une alle altre. C’è quindi una pianificazione che precede l esecuzione delle azioni per finta: a volte tale piano mentale è reso esplicito dal bambino attraverso commenti verbali di ciò che andrà a compiere (può esprimere chiaramente cosa sta facendo, giro il cucchiaio, cosa ha fatto, ho fatto la pappa, e cosa ha intenzione di fare, ora ti imbocco..) Solitamente riproduce diverse routine, servendosi di oggetti comuni utilizzati i modo logico e plausibile e struttura gli eventi della vita quotidiana in ordine cronologico; inoltre i personaggi inanimati adesso parlano (per voce dei bambini che cambiano voce) e vengono anche fatti agire. Lo scenario che si crea è quindi molto complesso, e composto da molti attori; i bambini inoltre riescono a muoversi su un doppio livello: la fantasie e la realtà e si preoccupano di dichiarare quando passano da un piano d azione all altro (questo diventa, facciamo che questo..) IL gioco simbolico Condiviso = il gioco simbolico ha un carattere sociale: man a mano vengono coinvolte le persone, che inizialmente hanno un ruolo passivo, ma in seguito parlano e diventano attivi. Le competenze che più vengono registrate sono: accettazione di se, rispetto dei turni, collaborazione e minor aggressività, Il gioco simbolico aiuta molto anche lo sviluppo del linguaggio. Il gioco simbolico è influenzato anche dalla cultura di appartenenza (bambini guatemaltechi solo 8% bambini europei 64% CAPITOLO 5: Dai giochi di fantasia ai giochi con regole Verso i 3 anni il gioco simbolico dei bambini diventa più complesso: le azioni sono più lunghe e gli oggetti sono sottoposti a molte diverse trasformazioni. Il gioco simbolico cambia radicalmente e si osservano 2 grandi cambiamenti:

  1. I Temi —> i temi del gioco simbolico non dipendono più dal esperienza diretta del bambino ma diventano temi di fantasia (abbiamo qui il passaggio da gioco simbolico a di fantasia)
  2. La Partecipazione Sociale —> adesso c’è la condivisione con altri bambini, che giocano insieme assegnando ruoli e regole ben definite che vengono decisi insieme: nel gioco di fantasia dei bambini è tipica l’espressione “facciamo che io ero” dove si può vedere la componente della

— è un gioco frutto della fantasia del bambino I Giochi con le regole —> secondo Piaget i giochi con le regole per essere tali devono rispettare 2 criteri:

  1. è necessario che vi siano almeno 2 partecipanti
  2. il comportamento dei giocatori è regolato da un codice di regole esplicite e prestabilite Il gioco con regole è quindi di natura competitiva, dove c’è sempre un vincitore e un perdente (anche se è meglio definirli primo e secondo) e compare solamente in età prescolare. Bisogna precisare che in inglese esistono 2 diversi termini per il gioco (cosa che non esiste in italiano): Play —> indica l attività di gioco libero, dove il senso del gioco è il gioco stesso (gioco di fantasia, gioco simbolico..) Game —> indica un gioco con la presenza di regole, è finalizzato a raggiungere un risultato, lo scopo è quindi vincere, e sono tutti quesi giochi basati sulla competizione (giochi in scatola) Punti chiave del gioco con le regole: — sono giochi creati da qualcuno, convenzionali e prestabiliti, le regole rappresentano l’essenza del gioco, sono esplicite e accettate, capite e condivise da tutti — ogni eventuale modifica alla regolo deve essere stabilita e dichiarata prima di iniziare a giocare — si tratta di giochi in cui i giocatori competono tra loro per vincere, vi è quindi un obiettivo da fare — sono giochi che devono essere insegnati e appresi CAPITOLO 6: Giochi di bambine e di bambini Bambini e bambine, nel corso del tempo, acquisiscono modi diversi di giocare, che diventano progressivamente congruenti con gli stereotipi di ruolo sessuali Intorno ai 4 anni --> piu del 65 % delle attivita, e dei giochi 3 sessualmente tipizzato: in particolare i maschi preferiscono attivita che richiedono un maggior impegno fisico (gioci motori, lotta per finta, calcio..): le femmine preferisocno giocare ad attivita piu vicine alla routine familiare. Tuttavia non si puo generalizzare, perche ci sono i cosidetti “bambini atipici” cioe coloro che non si conformano ai giochi distinti per sesso, e cadono nello stereotipo di 'maschiacci” o di “femminucce” Naturalmente questo 3 causato dalla cultura, il genere 3 infatti una costruzione sociale, ed 3 il contesto culturale che predetermina il pensiero indviduale, sul genere attraverso diverse influenze: Aspettative degli adulti = variano in rapporto al sesso del bambino (basta vedere le camere da letto, il colore dei vestiti, le maschere da carnevale, i giocattoli come bamboole, peluche per bambine e camion e soldatini per maschi)

La pressione dei media = le pubblicita dividono chiaramente i giochi da maschi dai giochi da femmina e le distinguono usando ad esempio colori forti per i giochi da maschi e tenui per le femmie, musiche piu forti per i bambini, e i cartoni per lo piu da maschi pubblicizzano giochi da maschi e cosi accade per le femmine. Il comportamento degli altri bambini = possono avere gia stereotipi interiorizzati legati al sesso e quindi possono tendere ad escludere bambini che non si comportano come i loro standar. I bambini i maschi e femmine, nfatti sono piu facilmente accettati dai compagni se giocano a giochi adeguati al loro sesso : il desiderio di essere accettati rappresenta dunque un fattore motivazionale che contribuisce a determinare la scelta di un gioco. Bambini e bambine attraverso l' osservazione e l'imitazione, interiorizzano le informazioni e ne fanno veri e propri modelli comportamentali che poi si strutturano come identita di genere. Carol Martin dice infatti che il bambino costruisce una rappresentazione mentale del genere proprio e altrui: e classificano ogni oggetto e attivita come da maschi o da femmine, e in base a questo tendono semplicemente ad ignorare quello che non fa parte del loro sesso. La segregazione di genere : dagli studi 3 emerso che le femmine sono meno rigide e spesso sono attratte dai cosidetti giochi da maschio, mentre i bambini sopratutto a partire dalle elementari evitano i giochi da femmine. Questa scelta di attivita in base al seso di appartenenza crea il cosidetto fenomeno della Segregazione di genere --> creazione di gruppi formati prevalentemente da bambini dello stesso genere. CAPITOLO 7: La violenza nel gioco Il dibattito sui giochi buoni o cattivi ha origini molto antiche, gia il filosofo Locke, alla fine del settecento, raccomandava ai genitori di non comprare troppi giocattoli e sosteneva l'importanza di comprare giocattoli fatti di materiali naturali perche stimolavano l'apprendimento e la fantasia. Idee simili sono state espresse da Froebel e la Montessori. Oggi il gioco viene considerato una componente importante dello sviluppo infantile e quindi materiali e spazi destinati al gioco sono stati studiati e predisposti adeguatamente per le diverse eta. Il fenomeno dell'industria del mercato dei giocattoli si sviluppa in Europa intorno al 1800 e i primi giochi sono stati trenini, soldatini, bambole: ma era un lusso solo per le famiglie benestanti. Per vedere i primi giocatti di diffusione mondiale dobbiamo aspettare il 1900 negli USA dove venne diffuso il Teddy Bear, un orsetto morbido e tenero che ha avuto un enorme successo e che si è diffuso anche tra le classi medie. Naturalente, nel secondo dopoguerra, con la rinascita economica di tutti i paesi, e con la diffusione della televisione, nascono molte altre industrie tra cui la Mattel che produrra la Barbie. I soldi spesi in giocattoli dalle famiglie sono assai (ma solo il 5% speso in giochi educativi) la maggior parte venivano spesi in giocattoli pubblicizzati dalla televisione che spesso rappresentano personaggi dei film di animazione e di cartoni della Walt Disney. Violenza nei media e condotte aggressive = L'aggressivita ha origine nell'apprendimento per imitazione: tuttavia con il tempo, l'essere umano attiva un processo di autoregolazione delle

L'indagin ISTAT “cittadini e tempo libero” del 2006 ha rilevato che l'uso di videogiochi riguarda il 21% della popolazione italiana al di sopra dei è anni. Tale percentuale cambia in rapporto all'eta: 26 % dei bambini 3-5 anni 61 % dei bambini 6-10 anni 76 % dei bambini 11-14 anni l'indagine evidenzia che i videogiochi interessano sopratutto i maschi, i dimostra poi che si gioca prevalentemente a casa propria in solitario. Sono state fatte anche ricerce che hanno valutato gli effetti psicologici dei videogiochi, valutando l'eventuale relazione tra i comportamenti aggressivi, la percezione della realta soggettiva e interpersonale. Inoltre sono stati esaminati fenomeni di dipendenza e ricadute sulla salute fisica, ma anche la possibilita dell'utilizzo dei videogiochi a scopo educativo. Aspetti Negativi Studi del 2001 hanno rilevato che i temi violenti nei videogioco sono circa del 60% e quasi il 90% nei giochi destinati ai teenager: l presenza cosi forte si temi violenti significa voler trasmettere i valori delle aggressioni intenzionali: c'e la necessita di atti violenti per avanzare nei giochi, e ci sono premi per chi riesce a uccidere Il alcuni casi sono stati evidenziati fenomeni di dipendenza (in presenza di una pratica molto prolungata dei videogiochi), la pratica eccessiva ei videogiochi sono la perdita d'intereesse per le ltre attivita, ma mancanza di sonno e la non percezione del tempo Aspetti Positivi Studi hanno dimostrato un efficace utilizzo dei videogiochi in situazioni di ospedalizzazione del bambino: sono stati utilizzati come sussidio terapeutico, come distrazione e hanno ridotto la sensazione di nausea nei bambini sottoposti a chemioterapia I videogiochi hanno ripercussioni positive anche per quanto rigurda i processi cognitivi: come i ragionamento induttivo, l'elaborazione di informazioni i parallelo, la cordinazione, la pianificazione, una maggir cordinazione mano-occhi e elevate eleborazioni visive CAPITOLO 8: Il gioco come mezzo di interpretazione della realta Il gioco e la narrazione sono mezzi tramite i quali il bbino puo espimere la sua immaginazione e organizzare la realta: ce quindi una relazione molto stretta. Il Raccontare --> serve a organizzare l'esperienza, il cui significato è dato dal narratore che riflette e interpreta la realta. I bambini ricorrono al racconto, non appena sono in grado di utilizzare il linguaggio in forma narrativa. Il Gioco Simbolico e di Fantasia --> non è altro che una forma di narrazione, ancora piu precoce del racconto, perche si serve di oggetti ancora prima delle parole.

Il gioco come strategia di Coping = termine inglese traducibile come “strategia di adattamento” indica l'insieme di meccnismi psicologici adattivi messi in atto da un individuo per fronteggiare problemi personali ed interpersonali, allo scopo di gestire, ridurre, tollerare lo stress ed il conflitto. I bambini usano 'immaginazione come tecnica per ridefinire la realta e renderla meno preoccupante (significativo il gioco nel momento in cui il bambino per esempio vive una situazione di ospedalizzazione) = attraverso il gioco il bambino da un senso diverso all'esperienza (la mascherina d'ossigeno diventa un maschera del pompiere..) Il ricorso al gioco simbolico e al gioco di fantasia (come moderatore dell'umore e per far fronte alle avversita) 3 un esempio illuminante del potenziale adattivo delle attivita ludiche: giocando i bambini riorganizzano il pensiero e di conseguenza modificano gli stati affettivi. In quest senso si puo affermare che il gioco contribuisce allo sviluppo della RESILIENZA = ossia la capacita di autoregolazione dei pensieri e degli affetti che permette all'individuo di adattarsi a circostanze anche molto sfavorevoli, esercitando un controllo attivo sulla realta.