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Il «remake critico» secondo i fratelli Coen
True Grit (Il grinta, 2010)
Il «remake cinematografico»
- Il termine remake è storicamente associato a una pratica multiforme, difficilmente definibile e spesso gravata da una scarsa legittimazione culturale per via del deficit di originalità insito in qualsiasi operazione esplicita di «rifacimento».
- Come sottolinea Leonardo Quaresima, il remake è un «un fenomeno notissimo, immediatamente identificato (anche dal non specialista), utilizzato correntemente nel linguaggio comune e nella comunicazione promozionale, ma anche il fenomeno che non conosce una definizione del suo statuto, anzi il fenomeno per cui è mancata e manca ogni teoria».
- Il remake è stato spesso studiato da punti di vista diversi: dal concetto di intertestualità alle strategie industriali; dalle riscritture transazionali alle pratiche di replicabilità e ibridazione tra vecchi e nuovi media.
Nosferatu (Robert Eggers, 2024)
- Nosferatu (2024) è un remake esplicito e devozionale del capolavoro
di Friedrich Wilhelm Murnau Nosferatu il vampiro (1922); nello
stesso tempo, si inscrive perfettamente nelle recenti strategie
industriali hollywoodiane improntate alla contaminazione tra genere
horror e cinema arthouse (l’etichetta critica «prestige horror»). Un
film che instaura relazioni intermediali dirette con Dracula, il
romanzo di Bram Stoker del 1897, presentandosi come nuovo
adattamento; e, nello stesso tempo, crea uno scoperto dialogo
intramediale non solo con il film Murnau ma anche con la riscrittura
modernista del remake di Werner Herzog Nosferatu, il principe della
notte (1979) e con l’adattamento romantico-barocco di Francis Ford
Coppola Dracula di Bram Stoker (1992). Infine, Nosferatu è il culmine
del percorso autoriale di Eggers spesso improntato alla
riproposizione di formule (tec)nostalgiche che tentano
faticosamente di far balenare uno stile personale nel costante
ricalco di forme e figure del passato.
I due adattamenti cinematografici di True Grit di Charles Portis (1968)
La differente caratterizzazione di Mattie Ross
Sequenza d’apertura: la rielaborazione di Leaning on the Everlasting Arms (1887)
- Carter Burwell (compositore): «è difficile sapere in che modo il ricordo di La morte corre sul fiume ha effettivamente influenzato la scelta di ri-arrangiare l’inno devozionale Leaning on the Everlasting Arms , ma so per certo che Joel e Ethan amano i riferimenti. E quel riferimento specifico sottintende qualcosa di semanticamente amorfo concedendo alla musica una profondità di significato e di scopo».
- Scegliendo di rielaborare in chiave contemporanea le note di Leaning on the Everlasting Arms i fratelli Coen alludono a una stratificazione simbolica che fa dialogare i caratteri originari del romanzo di Portis (la fede presbiteriana di Mattie Ross e le sue costanti citazioni bibliche) con gli evidenti rimandi alla storia del cinema (La morte corre sul fiume e la sua carica archetipica di fiaba gotica).
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