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Il linguaggio Capitolo 12, Sintesi del corso di Psicologia Cognitiva

Riassunto del capitolo 12 del libro Psicologia Cognitiva-Mente e cervello"

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

Caricato il 21/08/2022

caterina-aguiari
caterina-aguiari 🇮🇹

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IL LINGUAGGIO
LA NATURA DEL LINGUAGGIO
La disciplina che esplora la comprensione, la produzione e l’acquisizione del
linguaggio e i processi mentali ad essa sottostanti si chiama “psicolinguistica”.
LIVELLI DI RAPPRESENTAZIONE DEL LINGUAGGIO
Ogni frase e’ composta di molte info. Queste componenti vengono messe insieme
come i pezzi di un puzzle, in modo che contribuiscano al significato complessivo
della frase.
Esistono “livelli” differenti di rappresentazione del linguaggio, ed essi formano la
grammatica del linguaggio. Questi sono:
1) Il livello del discorso: si riferisce ad un insieme di frasi scritte o parlate dotate
di una certa coerenza. Questo livello rappresenta mentalmente il significato di
una intera frase, sottostante al significato di singole parole. La
rappresentazione del discorso inoltre lega il significato della frase al contesto
cui si riferisce e all’info immagazzinata nella memoria a lungo termine. Questo
legame permette di collegare l’info presente in una frase a conoscenze
precedenti e per generare inferenze.
2) Il livello della sintassi: specifica la relazione tra le parole presenti in una
frase; secondo molti psicologi e linguisti, la sintassi costituisce una
componente della rappresentazione mentale relativa ad una frase. Un metodo
standard di rappresentare la sintassi di una frase e’ la struttura ad albero, un
diagramma che illustra la struttura lineare e gerarchica di una frase. Gli
studiosi ritengono che durante il processo di comprensione di una frase
costruiamo una rappresentazione mentale delle relazioni gerarchiche che
legano le parole, e che questo processo sia la chiave nel determinare il
significato di una frase. Un esempio che rivela l’importanza di questo livello
sulla comprensione del linguaggio proviene dagli studi effettuati su pazienti
che presentano lesioni al cervello. Chi ha avuto ictus o altri danni con
conseguenti deficit in alcune parti dell’emisfero sinistro del cervello possono
essere affetti da afasia, un disturbo del linguaggio. L’afasia si manifesta in
molti modi; uno di questi, che implica un deficit al livello di rappresentazione
della sintassi, e’ chiamato “afasia di Broca”. Chi ha questa afasia ha
difficolta’ ad organizzare il discorso al livello di rappresentazione della
sintassi. La loro difficolta’ non sta nel discriminare il significato delle singole
parole, ma faticano a comprendere la loro relazione all’interno della frase. IL
disturbo del linguaggio sperimentato da questi pazienti evidenzia
un’importante caratteristica della sintassi: la ricombinazione delle parole puo’
produrre frasi con significati differenti.
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IL LINGUAGGIO

LA NATURA DEL LINGUAGGIO

La disciplina che esplora la comprensione, la produzione e l’acquisizione del linguaggio e i processi mentali ad essa sottostanti si chiama “psicolinguistica”.

LIVELLI DI RAPPRESENTAZIONE DEL LINGUAGGIO

Ogni frase e’ composta di molte info. Queste componenti vengono messe insieme come i pezzi di un puzzle, in modo che contribuiscano al significato complessivo della frase. Esistono “livelli” differenti di rappresentazione del linguaggio, ed essi formano la grammatica del linguaggio. Questi sono:

  1. Il livello del discorso : si riferisce ad un insieme di frasi scritte o parlate dotate di una certa coerenza. Questo livello rappresenta mentalmente il significato di una intera frase, sottostante al significato di singole parole. La rappresentazione del discorso inoltre lega il significato della frase al contesto cui si riferisce e all’info immagazzinata nella memoria a lungo termine. Questo legame permette di collegare l’info presente in una frase a conoscenze precedenti e per generare inferenze.
  2. Il livello della sintassi : specifica la relazione tra le parole presenti in una frase; secondo molti psicologi e linguisti, la sintassi costituisce una componente della rappresentazione mentale relativa ad una frase. Un metodo standard di rappresentare la sintassi di una frase e’ la struttura ad albero , un diagramma che illustra la struttura lineare e gerarchica di una frase. Gli studiosi ritengono che durante il processo di comprensione di una frase costruiamo una rappresentazione mentale delle relazioni gerarchiche che legano le parole, e che questo processo sia la chiave nel determinare il significato di una frase. Un esempio che rivela l’importanza di questo livello sulla comprensione del linguaggio proviene dagli studi effettuati su pazienti che presentano lesioni al cervello. Chi ha avuto ictus o altri danni con conseguenti deficit in alcune parti dell’emisfero sinistro del cervello possono essere affetti da afasia , un disturbo del linguaggio. L’afasia si manifesta in molti modi; uno di questi, che implica un deficit al livello di rappresentazione della sintassi, e’ chiamato “ afasia di Broca ”. Chi ha questa afasia ha difficolta’ ad organizzare il discorso al livello di rappresentazione della sintassi. La loro difficolta’ non sta nel discriminare il significato delle singole parole, ma faticano a comprendere la loro relazione all’interno della frase. IL disturbo del linguaggio sperimentato da questi pazienti evidenzia un’importante caratteristica della sintassi: la ricombinazione delle parole puo’ produrre frasi con significati differenti.
  1. Il livello delle parole e dei morfemi : Questi livelli riguardano il significato delle parole. La parola “cuoco” si riferisce a “qualcuno bravo a cucinare”. I morfemi, gli elementi che costituiscono le parole, sono la piu’ piccola unita’ di significato presente nel linguaggio. I morfemi veicolano un significato, ma non indicano molto rispetto alla struttura della frase e sono pertanto definiti “ morfemi lessicali ”. Al contrario, i “ morfemi grammaticali ”, come per esempio il suffisso che indica il tempo passato di un’azione, veicolano meno significato, ma comunicano molte info rispetto alle relazioni presenti tra le parole e rispetto alla struttura sintattica della frase. I morfemi grammaticali legano il livello della parola con quello della sintassi. I pazienti con afasia di Broca hanno difficolta’ nella sintassi, e presentano anche difficolta’ nel percepire e nel produrre morfemi grammaticali. Il discorso formulato da pazienti che presentano afasia di Broca non è fluido e contiene pochi morfemi grammaticali. Al contrario, i pazienti con l’ afasia di Wernicke ( o afasia fluente ) presentano problematiche di tipo differente, relative al livello della parola e dei morfemi. I pazienti con questa afasia presentano generalmente un buon utilizzo di morfemi grammaticali, e il loro discorso e’ tipicamente corretto dal punto di vista grammaticale, con nomi, verbi e altre componenti del discorso che sono collocate generalmente in modo corretto, e il discorso e’ spesso privo di senso. Presentano anche una grande difficolta’ nel comprendere i morfemi di contenuto, con il risultato che spesso capiscono poco di ciò che viene detto loro. La differenza tra afasia di Broca e di Wernicke mostra 2 importanti principi rispetto all’organizzazione del linguaggio: ● Le differenze tra le 2 forme di deficit enfatizzano la presenza di livelli distinti che possono essere colpiti con gradi diversi di compromissione ● La natura dei deficit dei pazienti mostra il modo in cui questi livelli sono interconnessi: i problemi presenti ad un livello, come la difficolta’ di utilizzare i morfemi grammaticali tipica dell’afasia di Broca, puo’ determinare difficolta’ ad altri livelli, come nell’interpretazione della sintassi di una frase, che poi puo’ portare ad ulteriori difficolta’ di comprensione del suo significato.
  2. Il livello dei fonemi : L’unita’ linguistica piu’ piccola in grado di costruire un morfema in una data lingua. L’attivita’ di sillabazione non e’ un sistema cosi’ preciso in grado di rappresentare i suoni di una data lingua. La soluzione a questo problema sta nella creazione di un alfabeto fonetico , in cui i suoni delle parole di ogni lingua possano essere rappresentati, indipendentemente dal modo in cui le parole vengono sillabate in un dato sistema di scrittura. Con la struttura ad albero, i fonemi forniscono info utili; essi costituiscono un’alternativa rispetto a come il linguaggio possa essere rappresentato a livello mentale. Siamo consapevoli di dividere una parola mentre la sillabiamo, ma inconsapevolmente la rappresentiamo anche in termini di fonemi. I

essere descritta come una catena di associazioni che legano una parola all’altra. Skinner suggerì che i principi del comportamentismo come il condizionamento operante potrebbero spiegare il modo in cui i bambini imparano il linguaggio attraverso il rinforzo delle parole degli adulti. Chomsky ha criticato l’approccio comportamentista al linguaggio, dimostrando che la proprieta’ della ricorsivita’ non potrebbe essere spiegata da alcun tipo di catena di associazioni. Anche se i sistemi di comunicazione pur complessi di alcune specie animali non hanno le proprieta’ osservate da Hockett relative al linguaggio umano, alcuni ricercatori si sono chiesti se gli scimpanzé potessero apprendere un sistema linguistico attraverso l’insegnamento. Poiche’ l’ apparato vocale degli scimpanze’ non e’ in grado di riprodurre la maggior parte dei suoni umani, i ricercatori hanno insegnato loro il linguaggio dei segni. I ricercatori hanno scoperto che gli scimpanze’ sono in grado di utilizzare simboli o segnali al fine di chiedere cibo o di soddisfare altri desideri. Il comportamento linguistico degli animali non riesce ad andare oltre a questo punto, ed e’ molto meno sofisticato del linguaggio di un bambino di 2 anni. Alcuni ricercatori sostengono che la differenza fondamentale tra gli umani e i primati stia al livello di rappresentazione sintattica. Altri hanno avanzato spiegazioni alternative. Hanno ipotizzato che la differenza tra esseri umani e scimpanzé sia da collocare a livello della parola. Gli scimpanze’ sono in grado di associare l’uso dei simboli alle ricompense corrispondenti, ma non sembrano in grado di comprendere i simboli come “nomi” che indicano oggetti. Comprendono che se premono il tasto “fragola” sulla tastiera riusciranno a mangiare una fragola vera, ma non sono in grado di comprendere che “fragola” e’ il nome che indica questo frutto in particolare, e che non e’ relativo all’atto del mangiare, o al luogo in cui le fragole sono riposte, ne’ agli oggetti che vengono utilizzati per raccogliere le fragole. PROCESSI DI COMPRENSIONE DEL LINGUAGGIO Le nostre rappresentazioni mentali delle parole sono le componenti chiave di una grande varietà di processi: la comprensione dei discorsi, la lettura, la scrittura e la conversazione. In che modo le rappresentazioni delle parole sono mantenute e rese accessibili al fine di garantire la comprensione e la produzione? IL MODELLO TRIANGOLARE DEL LESSICO I ricercatori che si occupano di linguaggio utilizzano il termine “lessico” per indicare l’insieme intero delle rappresentazioni mentali delle parole. Spesso il lessico e’ descritto come un dizionario mentale, una sorta di magazzino in cui sono contenute le parole che ogni individuo conosce, i loro significati e alle circostanze in cui vengono utilizzate. Ma cio’ non e’ corretto del tutto. I ricercatori hanno ipotizzato che l’idea di tale struttura a lista relativa alla rappresentazione delle parole non sia adatta a cogliere il grado di somiglianza tra i significati delle parole, per esempio che un pettirosso e un cardinale rosso sono piu’ simili tra loro che ad una papera. E’ stata quindi avanzata l’ipotesi secondo cui le rappresentazioni mentali delle parole

potrebbero essere descritte piu’ adeguatamente dalla metafora della rete: le rappresentazioni di parole come reti che comprendono almeno 3 componenti principali: la compitazione, il suono e il significato. Il modello a triangolo raffigura il modo in cui i ricercatori hanno ipotizzato come differenti aspetti della conoscenza delle parole siano legati tra loro, ma non e’ in grado di spiegare i reali processi coinvolti nella comprensione e nella produzione del linguaggio. POLISEMIA Un’altra caratteristica del linguaggio che contribuisce alla difficoltà di legare i differenti livelli di rappresentazione linguistica è la polisemia, che indica la proprietà semantica secondo cui sono possibili molteplici interpretazioni per un dato suono, parola o frase. “Bucato”, “pesca”, “calcio” possono assumere più di un significato. La polisemia è una caratteristica presente in molte parole di uso comune. Un tema ricorrente che riguarda tutta la ricerca sulla polisemia e’ l’integrazione di info bottom-up e top-down. Le info bottom-up provengono direttamente da ciò che percepiamo. Nel modello del triangolo, le info bottom-up si muovono dai due vertici inferiori, le info relative ai suoni e alla compitazione, fino al vertice superiore, il significato. Le info top-down possono provenire sia dalla memoria a lungo termine, sia dal contesto immediato in cui riceviamo le info bottom-up. Nel modello del triangolo, le info top-down includono anche il modo in cui il livello del significato influenza le rappresentazioni della compitazione durante la lettura. PERCEZIONE DEL LINGUAGGIO Un passaggio chiave consiste nell’identificare le “connessioni” presenti tra le parole e il parlante. Questo e’ un ambito in cui la lettura e la percezione del linguaggio sono molto diverse: sono presenti spazi bianchi tra le parole stampate sulla pagina, ma questi spazi non trovano corrispondenza nei segnali della lingua parlata in cui le parole non sono intervallate da pause. Le parole sono connesse attraverso un segnale continuo. Sembra che quando ascoltiamo una parola formuliamo dei pensieri integrando una serie di info bottom-up e top-down. Le info bottom-up includono indizi provenienti dai segnali verbali diretti, come le stringhe di silenzio che rappresentano le pause che il parlante fa quando pensa. Le info top-down includono una conoscenza relativa a tipici pattern di fonemi. Al nostro orecchio, le parole di una lingua a noi sconosciuta suonano come un’accozzaglia di suoni, priva di senso. Quando invece sentiamo una lingua che conosciamo bene, non percepiamo il discorso come un insieme indistinto di suoni, perche’ il nostro sistema percettivo relativo al linguaggio e’ in grado di distinguere i confini delle parole; da qui deriva l’illusione che i confini, intesi in termini di pause tra le parole, siano in realta’ presenti nel segnale fisico. Un secondo problema chiave nella percezione del linguaggio sta nell’identificazione dei fonemi. C’e’ una grande variabilita’ nel modo in cui ciascun fonema viene prodotto: ogni persona ha una voce unica e un accento in parte differente; la

RAPPRESENTARE IL SIGNIFICATO

Identificare le parole e’ solo la parte iniziale del processo di comprensione, mentre l’obiettivo finale rimane quello di cogliere il significato vero e proprio relativo a cio’ che il parlante sta dicendo. I ricercatori spesso spiegano i processi di rappresentazione mentale del significato in termini di legami complessi presenti tra più caratteristiche interconnesse. Pazienti con lesioni ai lobi temporali non sono in grado di individuare il significato delle parole. Alcuni di questi presentano un blocco relativo a categorie specifiche , in altre parole hanno maggiori difficolta’ ad attivare la rappresentazione semantica rispetto ad alcune categorie piuttosto che ad altre. Le categorie più complicate da riconoscere non sono le stesse per tutti i pazienti, tuttavia le maggiori difficolta’ sono riconducibili a due categorie: esseri viventi o oggetti naturali, e oggetti artificiali. Esiste una grande linea di demarcazione tra esseri viventi o naturali e oggetti artificiali rispetto a due dimensioni. Gli esseri viventi si distinguono tra loro per caratteristiche ben precise. Gli oggetti artificiali, come gli utensili, gli strumenti di scrittura, l’arredamento, hanno alcune importanti caratteristiche percettive, ma la loro rilevanza sta nella loro funzione. Una matita o un martello o una macchina possono avere un colore qualsiasi o essere di un modello qualsiasi, ma rimarrebbero comunque una matita o un martello, mentre se si modificasse l’immagine di una zebra togliendo le strisce, la gran parte delle persone potrebbe chiedersi se si tratti di un particolare tipo di cavallo e potrebbe anche non considerare affatto l’ipotesi che si tratti di una zebra. I pazienti con un deficit importante che coinvolge le aree cerebrali deputate all’elaborazione delle info percettive hanno piu’ difficolta’ nel riconoscere esseri viventi rispetto agli oggetti artificiali, mentre coloro che hanno un deficit relativo a quelle aree cerebrali che elaborano le info funzionali hanno maggiori difficolta’ nel discriminare tra gli oggetti artificiali rispetto agli esseri viventi. Gli strumenti musicali rappresentano un’eccezione a questo modello, i pazienti che hanno difficolta’ nell’identificare esseri viventi spesso hanno anche difficolta’ nel riconoscere gli strumenti musicali. Nonostante siano oggetti artificiali, il riconoscimento richiede un’informazione percettiva fine e dettagliata. La difficolta’ a riconoscere gli strumenti musicali spesso e’ abbinata alla difficolta’ nell’identificare animali. Questo modello di deficit suggerisce che il significato delle parole sia rappresentato tramite una combinazione di info percettive, funzionali e di altro tipo. I legami relativi all’info funzionale e percettiva potrebbero essere rappresentati in aree cerebrali differenti. In altre parole, ci si aspetta che i pazienti con maggiori difficolta’ nel riconoscere esseri viventi presentino lesioni alle aree cerebrali che coinvolgono l’integrazione di caratteristiche quali la forma e il colore, mentre ci si aspetta che i pazienti con difficolta’ nel riconoscere gli oggetti presentino lesioni alle aree cerebrali legate alla funzione, in particolare le aree motorie. I ricercatori hanno scoperto come il pensiero di un colore attivi un’area vicina alle aree cerebrali coinvolte con la percezione del colore, mentre il pensiero di un’azione attivi un’area vicina alle aree cerebrali che controllano il movimento.Questi risultati indicano che le rappresentazioni di significato sono distribuite in diverse aree

cerebrali attraverso reti che codificano differenti tipi di significato, incluse le caratteristiche percettive, quelle legate al movimento e le associazioni emotive. Se le parole sono rappresentate attraverso reti di caratteristiche, cosa succede quando una parola ha significati differenti? Molte parole di uso comune in italiano hanno più di un significato. E’ stato realizzato un esperimento: Sono state presentate ai partecipanti parole inglesi con 2 significati, entrambi frequentemente attribuiti a quelle parole nel loro uso quotidiano. Queste parole ambigue erano presentate in contesti in cui la sintassi della frase suggeriva sia l’utilizzo della parola in qualita’ di sostantivo o di verbo. La parola ambigua era sempre l’ultima della frase. Dopo ogni frase, dovevano leggere ad alta voce la parola che compariva sullo schermo. In alcuni casi l’ambiguita’ semantica era legata all’uso nominale della parola, mentre in altri era legata al significato della parola nel suo uso verbale. I ricercatori hanno confrontato i tempi di lettura in 3 condizioni:

  1. Quando la parola sullo schermo era coerente con il significato della parola ambigua presente nella frase
  2. Quando la parola sullo schermo era coerente con altri significati della parola ambigua
  3. Una condizione di controllo in cui la parola che compariva sullo schermo non era legata ad altri significati della parola ambigua. Quando la parola da leggere compariva subito dopo quella ambigua, i risultati mostrarono che i tempi di lettura per entrambe le parole coerenti erano piu’ brevi rispetto a quando la parola non era coerente al significato della parola ambigua, anche se una delle due parole coerenti non aveva senso rispetto alla frase presentata. I partecipanti leggevano la parola coerente più velocemente di quella incoerente. Questi risultati forniscono un’informazione concernente il tempo necessario alle informazioni bottom-up e top-down nella risoluzione dell’ambiguita’ lessicale. Sembra che subito dopo l’ascolto di una parola ambigua, vengano attivati molti significati possibili, ma dopo 200 millisecondi, l’informazione top-down derivante dal contesto sopprime tutti i significati possibili tranne quello che e’ coerente con il contesto. Alcuni ricercatori hanno interpretato questi risultati affermando che esiste un livello bottom-up in cui e’ possibile avere accesso a tutti i significati di parole ambigue al di la’ del contesto; esiste poi un secondo livello in cui l’informazione top-down relativa al contesto viene utilizzata per selezionare il significato corretto. Studi successivi hanno manipolato variabili come la forza del contesto e le frequenze relative a significati alternativi di parole ambigue. In questo modello di attivazione, ogni significato delle parole ambigue dipende da molteplici fattori quali la forza della sua connessione, la compitazione o il suono della parola. I due significati possibili legati alla stessa parola vengono entrambi attivati poiché sono presenti forti legami tra il suono della parola e i due differenti significati. Per le parole con un significato piu’ frequente dell’altro, invece, e’ presente una forte connessione tra il significato, la compitazione e la fonologia.

I ricercatori hanno formulato due ipotesi sulla risoluzione delle ambiguita’ strutturali; esse comprendono una diversa combinazione tra le qualita’ di informazioni dall’alto (top-down) e dal basso (bottom-up). La prima ipotesi suggerisce che la struttura sintattica sia scelta inizialmente utilizzando le sole info dal basso e, solo in seguito, verificata con le info dall’alto. Secondo questa teoria, un componente del sistema di comprensione del linguaggio, il “parser”, prenderebbe il primo materiale di input e costruirebbe una struttura sintattica per quello che verra’ dopo. Quando incontra un’ambiguita’ strutturale, il parser sceglie la soluzione piu’ semplice, quella con il minor numero di nodi e rami. In un secondo livello di comprensione, se il significato non fosse compatibile con la struttura scelta dal parser, ci renderemmo conto di essere caduti nel labirinto e, frettolosamente, torneremmo indietro verso un’altra interpretazione. La differenza sta nelle diverse concezioni di lessico e sintassi; i significati delle parole ogni volta che viene udita o letta una frase. Non e’ cognitivamente faticoso attivare contemporaneamente i diversi significati di una parola, ma costruire simultaneamente varie strutture sintattiche potrebbe essere difficile da fare nel tempo che, solitamente, impieghiamo per comprendere una frase. L’ipotesi alternativa sostiene che le ambiguita’ sintattiche e lessicali siano affrontate praticamente nello stesso modo. La risoluzione delle ambiguità e’ un gioco di intuizioni, guidato da info dall’alto e dal basso; le ambiguita’ strutturali, inoltre, coinvolgono anche ambiguita’ lessicali. Questo tipo di ambiguita’ lessicale, come le altre, dovrebbe portare ad una attivazione dei significati alternativi della parola, che dipende, in parte, dalla frequenza d’uso di queste alternative e, in parte, dal contesto. Gli effetti del contesto nella risoluzione di ambiguita’ strutturali, normalmente, tenderanno ad essere piu’ deboli delle info dal basso. Che l’ambiguita’ si a livello sintattico, fonetico o una combinazione di questi, il sistema di comprensione integra rapidamente qualunque tipo di info serva per interpretare l’input nel modo che piu’ soddisfi quanto, in quel momento, e’ gia’ a disposizione. LINGUAGGIO FIGURATO E’ ambiguo per definizione, poiché consiste nell’uso deliberato di una parola per intenderne un’altra, attraverso una metafora o qualcosa di simile. Il linguaggio figurato presenta un problema di comprensione ulteriore: bisogna decidere se prendere in considerazione il significato letterale o uno figurato. Metafore come “spendere il tempo”, intendendo il tempo come se si trattasse di denaro, sono pervasive nei nostri pensieri ed emergono in una serie di espressioni differenti. Sebbene la pervasivita’ del linguaggio figurato possa far pensare che si tratti semplicemente di una variante dei significati molteplici attribuibili alle frasi e alle parole, studi neuropsicologici hanno evidenziato come ci sia ben altro. L’emisfero sinistro e’ fondamentale per quasi tutto quello che riguarda la comprensione del linguaggio, ma sembra che l’interpretazione del linguaggio figurato dipenda, per la maggior parte, dall’emisfero destro. I pazienti con lesioni destre hanno una particolare difficolta’ nel comprendere il linguaggio figurato e, inoltre, scansioni di neuroimaging hanno mostrato un’attivazione maggiore dell’emisfero destro di

soggetti neurologicamente sani mentre analizzavano alcune metafore rispetto a quando avevano a che fare con il significato letterale. Tuttora non e’ chiaro quale sia il ruolo esatto dell’emisfero destro nella comprensione del linguaggio figurato; tuttavia, dovrebbe avere a che fare con l’interpretazione dell’ intonazione della frase, l’ascesa e la caduta del tono, le variazioni di accento. Sarcasmo, ironia, scherzi e qualche altro tipo di linguaggio figurato sono basati spesso sull’intonazione. Il ruolo dell’emisfero destro nell’interpretazione del linguaggio figurato, tuttavia, non puo’ dipendere soltanto dall’analisi dell’intonazione: esso, infatti, gioca un ruolo simile nell’interpretazione del linguaggio scritto, dove l’intonazione non esiste. LETTURA Come avviene per le immagini, lo scopo della lettura e’ trasformare informazioni visive, le parole nella pagina, in conoscenze semantiche sul significato delle parole e del testo. PERCORSI DI LETTURA Il modello triangolare del lessico indica che ci sono 2 vie possibili da una parola stampata al suo significato. La prima va dalla compitazione al significato, una via simile a quella del riconoscimento degli oggetti. La via alternativa parte dalla compitazione, passa dalla fonologia e arriva al significato. Quando leggiamo potremmo avere la sensazione che una voce nella nostra testa stia dicendo quelle parole; questo effetto sembra essere il risultato dell’attivazione dei codici fonologici durante la percezione della parola stampata. Questa via fonologica e’ utilizzata quando ci imbattiamo in una parola non familiare: la compitazione si traduce in una pronuncia. Molti ricercatori pensavano che i lettori esperti utilizzassero solo la via compitazione-significato poiche’, leggere attraverso la via compitazione-fonologia-significato aggiungerebbe un passaggio inutile che li rallenterebbe. Altri ricercatori, invece, sostengono che, sebbene la via compitazione-significato sembri piu’ rapida nel modello triangolare del lessico, di fatto la corrispondenza tra compitazione e significato e’ arbitraria. L’elaborazione di queste corrispondenze arbitrarie e pronuncia hanno dei pattern molto regolari che possono rendere l'elaborazione molto più facile. In accordo con questa interpretazione, inoltre, non c’e’ ragione di credere che leggere attraverso la via fonologica sia piu’ lento che leggere utilizzando la via diretta compitazione-significato. Le due vie non sono mutualmente escludentesi. Uno studio produsse risultati che i ricercatori interpretarono affermando che l’utilizzo della via diretta compitazione-significato dipende dal livello di pratica che il lettore ha con questo percorso. Per le parole ad alta frequenza d’uso, i lettori hanno un alto livello di esperienza e, quindi, il percorso compitazione-significato diviene molto utilizzato; al contrario, i lettori hanno poca esperienza per le parole a bassa frequenza d’uso e quindi, quando la incontrano, fanno affidamento sulla via

di “lettura veloce”, che non funzionano mai. Ogni corso di lettura veloce si basa su alcuni assunti, molto simili tra loro, su come la lettura funzioni o dovrebbe funzionare. Il più comune, e ormai superato, riguarda il modello triangolare del lessico per cui la lettura più efficace dovrebbe seguire la via diretta compitazione-significato, evitando la pronuncia delle parole (via fonologica). I programmi, alla base dei corsi, sostengono che i lettori abbiano sviluppato l’abitudine di attivare la pronuncia mentre leggono, mentre potrebbero aumentare significativamente la loro velocità di lettura se eliminassero questo inutile step e legassero la compitazione direttamente al significato. E’ ormai assodato come l’attivazione della pronuncia sia a tutti gli effetti parte della lettura, anche in lettori esperti. La maggior parte dei corsi, inoltre, incoraggia i lettori a muovere gli occhi molto piu’ velocemente lungo la pagina. Poiché e’ impossibile programmare ed eseguire le saccadi più velocemente di quanto facciamo naturalmente, l’unico modo per scorrere una pagina piu’ velocemente e’ di renderle piu’ ampie. Questo, pero’, non e’ di alcun aiuto: dato che le parole al di fuori della fovea non sono percepite chiaramente, la conseguenza di saccadi piu’ ampie e’ che alcune parole non verranno mai fissate o non saranno mai vicino ad un punto di fissazione e, cosi’, non verranno mai viste. La lettura veloce e’ una scrematura, si sfreccia attraverso alcune parti di testo e se ne saltano altre. PROCESSI DI PRODUZIONE DEL LINGUAGGIO Gli errori di scambio avvengono quando 2 elementi di una frase sono trasposti. Negli errori di scambio delle parole , come “ho scritto una madre a mia lettera”, le parole di una frase si scambiano posto. Le parole scambiate fanno solitamente parte della stessa categoria grammaticale, quindi i nomi si scambiano con i nomi, i verbi con i verbi e così via. Le parole scambiate sono spesso abbastanza lontane fra loro nella frase. Gli errori di scambio del suono in cui 2 suoni si scambiano posto, solitamente avvengono per parole vicine, da posizioni simili nelle parole. I processi di produzione procedono attraverso 3 livelli distinti prima di arrivare all’articolazione delle parole. Prima di tutto, al livello del messaggio , il parlante formula il messaggio da inviare. A questo livello il messaggio e’ ancora non linguistico. Il livello successivo, la codifica grammaticale , contiene 2 processi diversi. Uno di essi riguarda la scelta di parole con cui comunicare il messaggio, l’altro riguarda lo sviluppo della struttura sintattica della frase da pronunciare. Al livello successivo, quello della codifica fonologica , in cui e’ sviluppata la rappresentazione fonologica della frase da pronunciare. Infine, il messaggio viene articolato. CODIFICA GRAMMATICALE Il processo della scelta di parole durante la produzione linguistica, un aspetto della codifica grammaticale, consiste nel mettere in relazione le info semantiche provenienti dal livello del messaggio con le singole parole del lessico. A volte, sono

selezionate entrambe le parole, producendo un errore che e’ un miscuglio di 2 parole diverse. L’altra fase della codifica grammaticale e’ lo sviluppo della struttura sintattica della frase da scrivere o pronunciare. Come per la scelta delle parole, ci sono molte strutture sintattiche accettabili per comunicare un messaggio. Come facciamo a sceglierne una? Sembra che gran parte della decisione dipenda dalla scelta delle parole; in particolare dalla rapidità con cui siamo in grado di determinare le parole che faranno parte della frase. Tuttavia, anche se la scelta delle parole inizia contemporaneamente per diverse parole, non necessariamente si completa nello stesso momento per tutte le possibilita’. Ci sono molte ragioni per cui la scelta potrebbe essere più veloce o più lenta, in momenti diversi o per parole diverse. Alcune parti del messaggio potrebbero essere piu’ importanti di altre e per questo le rappresentazioni corrispondenti potrebbero essere attivate in modo piu’ forte. Inoltre, le parole rare potrebbero richiedere più tempo per attivarsi. Queste variazioni nell’ accessibilita’ lessicale (la facilita’ con cui una parola puo’ essere recuperata e preparata per la produzione) hanno una forte influenza sulla scelta della struttura sintattica per una frase. Le parole che sono scelte per prime sono messe all’inizio della frase da pronunciare e la struttura sintattica che si sviluppa puo’ facilitare queste scelte di parole. I parlanti possono pianificare contemporaneamente diverse parti di una frase. Dato che le prime sono quelle che guidano la pianificazione, esse sono pronte ad essere pronunciate mentre il parlante sta ancora lavorando su quelle successive. Questo porta ad un vantaggio conversazionale nella rapidità dei turni: non dobbiamo aspettare che l’ultimo dettaglio di una frase sia pianificato prima di cominciare a pronunciarla. Il complicato intreccio tra la selezione lessicale e la pianificazione della struttura della frase, a volte, non funziona nel migliore dei modi. Una delle conseguenze può consistere negli errori di scambio di parole. Errori di questo tipo sembrano avvenire per un errore nell’inserimento delle parole nella struttura della frase e, quindi, non sono completamente casuali. I nomi si scambiano tra loro, i verbi si scambiano con altri verbi e così via. Un altro tipo di errore puo’ accadere se il parlante finisce di pronunciare tutte le parti pianificate della frase prima che le parti successive siano completamente pronte per essere pronunciate. Per questa ragione, i parlanti potrebbero trovarsi improvvisamente senza parole, dovendo poi rallentare o aggiungere parole di riempimento e vocalizzazioni come “mmh”. CODIFICA FONOLOGICA Dopo che le parole sono selezionate e la struttura della frase pianificata, si passa al livello successivo della produzione linguistica, quello della codifica fonologica. I parlanti recuperano le rappresentazioni fonetiche necessarie per l’articolazione delle parole, diverse dal significato. Scegliere una parola e recuperarne la pronuncia sono 2 stadi distinti. Quando si fa fatica a trovare un nome o un’altra parola, si prova la sensazione di “punta della lingua”. Quello che succede e’ che non abbiamo accesso alla pronuncia della parola.

aggiungesse confusione e portasse all’assegnazione scorretta delle parole nella frase. Cio’ indica 2 cose: ● Il processo di codifica fonologica e’ gia’ in preparazione mentre le parole sono ordinate all’interno di una frase ● La codifica fonologica influenza l’ordinamento delle parole nella struttura sintattica Questo dato, infatti, porta a sostenere l’esistenza di una certa interazione tra la codifica grammaticale e quella fonologica, poiche’ questi effetti fonologici sugli errori di scambio non accadrebbero se la codifica grammaticale procedesse in maniera indipendente sulla codifica fonologica. Il livello della codifica fonologica interagisce con i processi di selezione della parola. LINGUAGGIO E PENSIERO Non tutte le differenze tra lingue risultano in difformita’ di pensiero, ma i ricercatori hanno trovato discrepanze significative nel modo in cui le persone che parlano diverse lingue eseguono numerose funzioni cognitive, come il modo in cui pensano lo spazio, percepiscono i colori e ragionano sugli oggetti, le sostanze, gli eventi, il tempo, i numeri e le altre persone. Molti studi hanno riscontrato differenze cross-linguistiche anche in elaborazioni elementari (orientarsi nello spazio, o percepire le differenze tra diverse sfumature di colori). Sembra che “pensare” sia un complesso blocco di collaborazioni tra rappresentazioni linguistiche e non linguistiche e processi cognitivi. BILINGUISMO Le persone che parlano lingue diverse provengono anche da diverse culture, rendendo difficile attribuire le differenze osservate nel pensiero a disuguaglianze esclusivamente linguistiche. L’aspetto importante, in questo caso, e’ la possibilita’ che i processi di pensiero in una lingua siano influenzati dall’abilita’ di comprendere, produrre e pensare in un’altra lingua. Quali sono le conseguenze di essere in grado di produrre e comprendere 2 lingue invece di una sola? Le risposte a questa domanda possono dipendere da quanto presto le 2 lingue sono apprese e da quanto le 2 lingue siano usate. Il bambino bilingue deve imparare a mappare ogni concetto in 2 forme fonologiche diverse e deve imparare le strutture sintattiche in 2 lingue diverse. L’apprendimento aggiuntivo del bambino bilingue risulta inizialmente in uno sviluppo del vocabolario più lento per ogni lingua. Se testassimo il vocabolario di bambini bilingui e monolingui, quelli bilingui tenderebbero ad avere vocabolari più piccoli. Il peso di dover imparare due strutture frasali diverse, inizialmente rallenta lo sviluppo sintattico dei bilingui, in ognuna delle lingue. E’ interessante chiedersi quali siano le conseguenze del bilinguismo in età adulta. Un bilingue che usa normalmente entrambe le lingue avra’ in media meta’ della pratica nella produzione e nella comprensione di ogni lingua come monolingue. L’effetto di questa pratica dimezzata puo’ essere riscontrato nella produzione di parole, e i bilingui hanno piu’ spesso esperienze di tipo “punta della lingua” rispetto ai monolingui. Un’altra differenza tra bilingui e monolingui e’ che i

bilingui devono (consciamente o no) scegliere quale linguaggio produrre ogni volta che parlano o scrivono, mentre i monolingui non devono fare una scelta del genere. Quando un bilingue usa una lingua, l’altra deve essere inibita, o la produzione linguistica potrebbe diventare un miscuglio incoerente di due vocabolari e strutture frasali diverse. Questa costante necessità di inibire una lingua e focalizzare l’attenzione sull’altra aumenta l’efficacia dei processi esecutivi. I bambini e gli adulti bilingui sembrano svolgere meglio compiti non verbali che richiedono molte risorse di memoria e di controllo cognitivo.