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La Voce: Struttura e Caratteristiche, Appunti di Didattica Pedagogica

La struttura e le caratteristiche della voce umana, che è un mezzo inimitabile e bellissimo di comunicazione. Vengono discusse le variazioni possibili nella tonalità, i colori, i suoni e le emozioni che possono influenzare la voce. Il documento illustra anche come il ruolo e le emozioni influenzino il tono di voce e le contrazioni dei muscoli vocali.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 18/01/2022

FranCesCa8807123
FranCesCa8807123 🇮🇹

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LA VOCE
La struttura della voce.
La voce, per chi parla in pubblico, è bene che sia robusta e potente, col volume basso e col
volume alto, nell’espressione timbrica, cioè con una sonorità corposa, e nell’espressione
soffiata, cioè come si parla a bassa voce in chiesa. Per un attore, è assolutamente necessario che
la voce passi da una qualità a un’altra attraverso una modulazione, affinché sia possibile
esplicitare i susseguenti stati d’animo. La voce dell’attore, anch’essa strumento di
comunicazione, deve essere disponibile nelle sue varie fasi alla richiesta delle necessità di
espressione del personaggio. Il volume alto è bene che non sia mai urlo, ma solo grande
presenza fonica e il volume basso deve essere sempre percepibile. L’organizzazione tecnica che
presiede a queste ineluttabili esigenze è esclusivamente dettata dalle proprie caratteristiche
naturali: sarà determinante per un buon uso della propria fonetica convincersi che la voce va
coltivata sollecitata rafforzata, ma non cambiata. Nella recitazione tradizionale si preferisce una
perfezione linguistica non dialettale. Lo studio di una corretta dizione deve essere
necessariamente preceduto dal controllo della propria respirazione: la respirazione presiede al
controllo dell’emissione di qualsiasi fonema. La respirazione migliore per un attore è quella che
si effettua con naturalezza. Con approssimazione diremo che la respirazione naturale è di due
tipi: Superiore (di petto). Inferiore (addominale). Una buona respirazione per recitare è un
continuo incontro tra questi due tipi - over-getting, under-getting -. L’areazione della parte
superiore del corpo permetterà le alte tonalità e l’immagazzinamento inferiore di aria permette i
toni più caldi e profondi. Per un controllo della correttezza della vostra respirazione sdraiatevi a
terra con una mano sulla pancia e l’altra sul petto. Quindi inspirate profondamente aria e
verificate che si sollevi per prima la mano sulla pancia e successivamente, con fluidità, l’altra
sul petto. La respirazione, nell’eloquio, sarà naturalmente correlata alla necessità dell’emissione
e quindi grandi respiri andranno presi prima della pronuncia di un lungo periodo, mentre basterà
inspirare un minimo d’aria per brevi interventi. Naturalmente si dovrà respirare nei momenti
opportuni: durante una pausa, ad esempio, mentre sta parlando il partner, immediatamente prima
dell’inizio del proprio intervento vocale o motorio. Sarà avvertenza dell’allievo attore imparare
a respirare in modo che non ci sia silenzio tra la fine della battuta dell’interlocutore e l’inizio
della propria: ciò vi tornerà utile quando si tratterà di trovare i giusti ritmi di interesse nella
comunicazione.
La voce: lo specchio fedele delle emozioni.
La voce è il nostro mezzo di comunicazione, inimitabile e bellissimo, che nessuno strumento al
mondo è ancora stato in grado di uguagliare per varietà di toni e inflessioni, e il modo in cui le
persone se ne servono può rivelare parte della personalità; è lo specchio fedele delle emozioni -
se si è depressi si parla a voce bassa, strascicando le parole; più rumore è alto e più la voce è
fluida, allegra, sonora -. Basta variare volume e intensità per provocare una reazione in chi
ascolta: è con la voce, oltre che con lo sguardo e i gesti, che si tenta di rendersi gradevoli,
convincenti, autoritari, distaccati, seducenti. Parlare non vuol dire solo rendere sonoramente un
testo, c’è sempre un soggetto che parla e, parlando, produce una attività muscolare, dà sfogo a
pulsori interni immaginativi e intellettuali, ricerca una via attraverso la quale manifestarsi.
L’atto di parola, nel suo duplice riferimento al corpo e al codice, alla soggettività del desiderio e
all’oggettività del codice, realizza la più viva forma di comunicazione tra individui. La voce
esprime. Mette in contatto gli esseri umani ad un livello che permette loro non soltanto di
spiegare, totalizzandola e unificandola, la propria esperienza del mondo esterno, ma include
anche il mondo interno, fa riconoscere e impone la soggettività. Poiché la parola come suono
muove da un interno a un altro interno, l’incontro tra uomo e uomo avviene principalmente
attraverso la voce. I modi d’incontro sono innumerevoli, uno sguardo, un gesto, un tocco della
mano, perfino un profumo, ma tra di essi, la parola è il principale. Le ricerche sperimentali
sull’espressione delle emozioni hanno infatti messo in luce la “trasposizione sintomatica” degli
stati affettivi nel linguaggio. Si pensi, ad esempio, all’articolazione di suoni “duri” che può
dominare nelle espressioni di odio o di aggressività, in concomitanza con l’irrigidimento
dell’intero organismo nell’atteggiamento di chi si predispone all’attacco; all’elaborazione del
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LA VOCE

La struttura della voce. La voce, per chi parla in pubblico, è bene che sia robusta e potente, col volume basso e col volume alto, nell’espressione timbrica, cioè con una sonorità corposa, e nell’espressione soffiata, cioè come si parla a bassa voce in chiesa. Per un attore, è assolutamente necessario che la voce passi da una qualità a un’altra attraverso una modulazione, affinché sia possibile esplicitare i susseguenti stati d’animo. La voce dell’attore, anch’essa strumento di comunicazione, deve essere disponibile nelle sue varie fasi alla richiesta delle necessità di espressione del personaggio. Il volume alto è bene che non sia mai urlo, ma solo grande presenza fonica e il volume basso deve essere sempre percepibile. L’organizzazione tecnica che presiede a queste ineluttabili esigenze è esclusivamente dettata dalle proprie caratteristiche naturali: sarà determinante per un buon uso della propria fonetica convincersi che la voce va coltivata sollecitata rafforzata, ma non cambiata. Nella recitazione tradizionale si preferisce una perfezione linguistica non dialettale. Lo studio di una corretta dizione deve essere necessariamente preceduto dal controllo della propria respirazione: la respirazione presiede al controllo dell’emissione di qualsiasi fonema. La respirazione migliore per un attore è quella che si effettua con naturalezza. Con approssimazione diremo che la respirazione naturale è di due tipi: S uperiore (di petto). Inferiore (addominale). Una buona respirazione per recitare è un continuo incontro tra questi due tipi - over-getting, under-getting -. L’areazione della parte superiore del corpo permetterà le alte tonalità e l’immagazzinamento inferiore di aria permette i toni più caldi e profondi. Per un controllo della correttezza della vostra respirazione sdraiatevi a terra con una mano sulla pancia e l’altra sul petto. Quindi inspirate profondamente aria e verificate che si sollevi per prima la mano sulla pancia e successivamente, con fluidità, l’altra sul petto. La respirazione, nell’eloquio, sarà naturalmente correlata alla necessità dell’emissione e quindi grandi respiri andranno presi prima della pronuncia di un lungo periodo, mentre basterà inspirare un minimo d’aria per brevi interventi. Naturalmente si dovrà respirare nei momenti opportuni: durante una pausa, ad esempio, mentre sta parlando il partner, immediatamente prima dell’inizio del proprio intervento vocale o motorio. Sarà avvertenza dell’allievo attore imparare a respirare in modo che non ci sia silenzio tra la fine della battuta dell’interlocutore e l’inizio della propria: ciò vi tornerà utile quando si tratterà di trovare i giusti ritmi di interesse nella comunicazione. La voce: lo specchio fedele delle emozioni. La voce è il nostro mezzo di comunicazione, inimitabile e bellissimo, che nessuno strumento al mondo è ancora stato in grado di uguagliare per varietà di toni e inflessioni, e il modo in cui le persone se ne servono può rivelare parte della personalità; è lo specchio fedele delle emozioni - se si è depressi si parla a voce bassa, strascicando le parole; più rumore è alto e più la voce è fluida, allegra, sonora -. Basta variare volume e intensità per provocare una reazione in chi ascolta: è con la voce, oltre che con lo sguardo e i gesti, che si tenta di rendersi gradevoli, convincenti, autoritari, distaccati, seducenti. Parlare non vuol dire solo rendere sonoramente un testo, c’è sempre un soggetto che parla e, parlando, produce una attività muscolare, dà sfogo a pulsori interni immaginativi e intellettuali, ricerca una via attraverso la quale manifestarsi. L’atto di parola, nel suo duplice riferimento al corpo e al codice, alla soggettività del desiderio e all’oggettività del codice, realizza la più viva forma di comunicazione tra individui. La voce esprime. Mette in contatto gli esseri umani ad un livello che permette loro non soltanto di spiegare, totalizzandola e unificandola, la propria esperienza del mondo esterno, ma include anche il mondo interno, fa riconoscere e impone la soggettività. Poiché la parola come suono muove da un interno a un altro interno, l’incontro tra uomo e uomo avviene principalmente attraverso la voce. I modi d’incontro sono innumerevoli, uno sguardo, un gesto, un tocco della mano, perfino un profumo, ma tra di essi, la parola è il principale. Le ricerche sperimentali sull’espressione delle emozioni hanno infatti messo in luce la “trasposizione sintomatica” degli stati affettivi nel linguaggio. Si pensi, ad esempio, all’articolazione di suoni “duri” che può dominare nelle espressioni di odio o di aggressività, in concomitanza con l’irrigidimento dell’intero organismo nell’atteggiamento di chi si predispone all’attacco; all’elaborazione del

sintomo del tremore mediante il suono “r” nelle espressioni relative alla paura; alle voci di disprezzo e di svalutazione, che sembrano contenere spesso suoni direttamente discendenti dai gesti orali di schifo o di disgusto. La tipologia vocale. Una regolazione sapiente del flusso sonoro può riprodurre ad arte le sensazioni trasmesse dalla voce. Un esempio tipico è la voce della hostess. E’ una voce socializzata, coltivata e usata per fini pragmatici e più specificamente commerciali. Presuppone non soltanto la volontà di impostare la voce in modo da provocare certi effetti, ma anche la conoscenza e la padronanza dei meccanismi atti a produrla: le corde vocali si toccano leggermente, i muscoli glottici e faringali sono decontratti, i contrassegni essenziali sono la leggera depressione tonale e gli scivolamenti ultrarapidi verso l’alto, sempre associati all’intensità debolissima, alla voce semisussurrata e al cambiamento di registro e di timbro. La voce semisussurrata potrebbe essere spiegata dal carattere confidenziale del messaggio. E insieme a tale messaggio invitante, la hostess mette in gioco anche un processo di reviviscenza della voce materna e col suo tono dolce, carezzevole, rassicurante, tranquillizza o diminuisce l’angoscia attraverso l’illusione del ritorno al nido uterino. La voce della hostess si presenta particolarmente sessuata, ma in realtà ogni voce lo è. Essa fa parte dei caratteri sessuali detti “secondari”; un uomo può avere una bella voce maschia o un pò da castrato, una donna una voce verginale o sexy. Istintivamente si stabilisce una relazione tra i registri vocali e la sessualità per un motivo abbastanza evidente: la maggior parte delle donne parlano con toni acuti e gli uomini con toni gravi. Ciò è dovuto al fatto che nella pubertà la laringe degli uomini si ingrossa maggiormente di quella delle donne e, come è normale in acustica, l’allungamento delle corde le fa vibrare meno in fretta e quindi emette suoni più gravi. In media la differenza tra la voce degli uomini e quella delle donne è di circa una ottava. Come i Cinesi sanno da tempo e la psicoanalisi ci ha fatto riscoprire, non c’è però tra uomini e donne una separazione netta, ognuno di noi ha delle migliaia di variazioni possibili nelle tonalità, nei colori, negli stridori della voce; c’è però sempre, in mezzo a queste variazioni, un punto che separa i nostri toni gravi dai nostri toni acuti. La tendenza verso l’uno o verso l’altro registro è dovuta, oltre che a motivi fisiologici, anche a influenze di ordine psicologico e culturale. Il registro acuto non viene soltanto associato con la femminilità ma, a causa della evoluzione della voce con l’età, anche con qualcosa di infantile e non maturo. Gli uomini hanno una certa resistenza contro il registro acuto. Quasi simmetrica è la situazione per le donne che intendono il registro grave come segno di virilità, pensano a una voce chiara come molto femminile, chiara e leggera nel contempo come una voce giovanile e da ingenua, mentre una voce calda, piena, è sentita come l’espressione di un forte temperamento. Come la tipologia vocale dell’opera lirica tende ad attribuire fisionomia e carattere ai personaggi, così nel comune parlare si ritrova una mimica vocale simbolica o metaforica. Il simbolo sotto una realtà prima presenta e allude a una realtà seconda, così la mimica vocale ha lo stesso successo della mimica del viso e dei gesti. E’ la società che fornisce le intonazioni della mimica vocale per mezzo dell’udito. I bambini che sentono, imparano la mimica vocale dai genitori, dai fratelli maggiori, dagli amici, da tutti coloro che li avvicinano e di questa mimica si impregnano così rapidamente e profondamente che certi accenti dialettali acquisiti nei primi anni persistono tutta la vita, spesso senza attenuarsi. I bambini acquisiscono così in fretta la mimica con l’orecchio, che questa può precedere, nel caso di frasi imparate a memoria e poi recitate, la comprensione del loro significato. L’esperienza uditiva porta ad una mimica vocale automatica: parliamo con voce forte per congratularci con un amico e per rallegrarci con lui, abbassiamo la voce per esprimere le condoglianze. Nell’ambito di una stessa società si distinguono mimiche vocali di gruppi particolari: ci sono le mimiche di classe - come nel Pigmalione di Bernard Shaw - e le voci popolari, i toni un pò alti e un pò cantati della vecchia duchessa e la voce strascicata, sciatta, dove sembra di sentire il tramestio delle ciabatte della portinaia o della pescivendola; ci sono mimiche di categorie come professori, attori, ecclesiastici o avvocati, oppure quelle connesse con il ruolo di colui che parla e l’atteggiamento che ha verso chi ascolta. Oltre alla intenzionalità dei parlanti di trincerarsi nel ruolo, c’è anche una tendenza in chi ascolta a percepire come più veloce e accentuato l’eloquio di persone con un alto status , indipendentemente dal contenuto del discorso e solo per il fatto di essere a conoscenza o no del

limitati a mezzo centimetro nella preoccupazione, e si allargavano a 3-4 centimetri nella gioia. Questi erano movimenti riflessi per situazioni solo immaginarie, ma rientra nell’osservazione comune il fatto che si trattiene il respiro nell’attesa e si respira profondamente per sollievo o felicità. I fenomeni somatici. I fenomeni somatici più evidenti e più studiati interessano l’apparato cardiovascolare e la respirazione, ma ogni emozione, specie se intensa, si ripercuote, attraverso il sistema neurovegetativo, in tutto l’organismo provocando una serie di complesse manifestazioni secretorie, muscolari e così via. Georges Dumas, che ha approfondito lo studio delle emozioni dal punto di vista fisiologico, scrive che i muscoli della voce obbediscono alle stesse leggi degli altri muscoli volontari del corpo, soltanto che, dato che sono i più leggeri e delicati, subiscono per primi l’attacco dell’ondata emotiva. Esamina poi le contrazioni dei muscoli vocali in rapporto alle particolarità essenziali dell’espressione delle emozioni in base alla intensità, qualità o timbro, altezza, intervalli, velocità relativa delle variazioni, durata della voce. L’intensità della voce dipende dall’estensione delle corde vocali e, per conseguenza, dalla forza con cui la corrente d’aria dell’espirazione razione colpisce il margine della glottide. La voce quindi aumenta d’intensità sotto l’influenza di una emozione tonica, come le forme eccitate della gioia e della collera, diminuisce d’intensità sotto l’influenza di un’emozione deprimente come le forme più frequenti di tristezza e di paura. Sono le variazioni di volume del torace e di forza nei muscoli espiratori che fanno variare l’energia del flusso d’aria espirato e la stessa intensità vocale. Non è esatto, tuttavia, che un forte flusso d’aria, agendo sulle corde vocali che fasciano la glottide, produca solo variazioni più ampie. Questo flusso tende sempre le corde vocali e le rende convesse nel senso dell’altezza inoltre, tendendo le corde, aumenta la velocità delle loro vibrazioni in modo da far produrre loro un suono più alto. Il timbro è, come tutti sanno, la qualità per la quale si distinguono i suoni che hanno la stessa intensità e la stessa altezza. Helmholtz ha dimostrato, nel 1862, con la sua teoria delle sensazioni sonore, che il timbro di uno strumento è dovuto al fatto che i suoni che a noi sembrano semplici sono in realtà composti da un suono fondamentale e da diversi suoni accessori detti armonici. La combinazione variabile di questi armonici secondo i diversi strumenti ne costituisce il timbro. Ora, le labbra vocali possono, come le ance membranose di certi strumenti a fiato, presentare, oltre alle vibrazioni del suono fondamentale, vibrazioni parziali che danno luogo ad armonici diversi di quel suono. Quello che fornisce al timbro della voce i suoi caratteri più personali, è il metodo secondo il quale i suoni armonici possono essere rinforzati al di sopra della laringe da risonatori a risonanza variabile come le cavità e le lamine vibranti che costituiscono le fosse nasali, la bocca, la faringe, i denti, il velo pendulo, la lingua, la mascella inferiore, ecc. Ora, le risonanze di queste cavità e di queste lamine vibranti possono essere modificate dall’azione dei muscoli che ne presiedono l’apertura o la tensione, quando le lamine non sono ossee, tanto che la voce può talvolta venire modificata dall’emozione perfino negli elementi più stabili del suo timbro, e sempre in alcuni di questi elementi. E’ così che, tra le emozioni che diminuiscono la tensione normale dei muscoli, quella che potremmo chiamare la loro tensione di equilibrio, come la paura e la tristezza, si possono trovare voci scolorite dall’inerzia dei muscoli che governano le cavità e le lamine vibranti e che, in emozioni come il furore, che esercitano un’azione opposta sui muscoli, la voce potrà assumere timbri metallici particolarmente accentuati. Al contrario, le emozioni leggermente toniche come la gioia avranno timbri squillanti. L ’altezza , che dipende dal numero delle vibrazioni, è tanto più rilevante quanto più le labbra vocali sono tese e corte, contratte in una parola, e, a seconda che l’orifizio della glottide sia vibrante in tutta la sua estensione o solamente nella parte circondata da cartilagini, avremo voci di petto o di testa. Queste espressioni non hanno alcun senso in fisiologia, perché la voce non può formarsi se non a livello della glottide, ma esprimono bene le sensazioni che si provano in ambedue i casi e che corrispondono a vibrazioni più forti, sia nelle cavità situate al di sopra della laringe, sia nelle cavità toraciche, a seconda che si tratti dell’una o dell’altra voce. Le modificazioni che si producono allora nell’apertura della glottide sono dovute verosimilmente all’azione tonica o depressiva esercitata dalle emozioni eccitanti o deprimenti sui muscoli che fanno variare questa apertura. Le forme eccitanti dell’emozione provocano aumenti di tono e le

forme deprimenti un abbassamento, non solo perché agiscono sul grado di contrazione dell’elemento vibrante delle corde vocali, ma anche perché agiscono sui muscoli che governano la chiusura della glottide e modificano l’estensione della parte vibrante. Le variazioni di tono che corrispondono alle diverse forme dell’emozione si classificano su diversi piani del registro di testa o del registro di petto, mentre le note intermedie restano, per il tono e per la debolezza delle variazioni, quelle della conversazione, della lettura, della narrazione, quando cioè l’emozione non interviene con troppa intensità. Alla questione delle variazioni di altezza prodotte nei toni dalle emozioni, si collega assai da vicino quella degli intervalli di tono e delle loro variazioni sotto le stesse influenze. Mentre il tono del discorso calmo è relativamente monotono, il tono dell’emozione può comprendere intervalli di quinta, di ottava e anche più ampi. Le sfumature di un’emozione, se quest’emozione si prolunga, oppure la diversità delle emozioni, se più emozioni si susseguono, provocheranno un’ascesa o una discesa continua di toni al di sopra o al di sotto della media. L’influenza delle emozioni sulla durata della voce, è un elemento importante che risente delle modificazioni caratteristiche nel corso delle emozioni. La tristezza allunga le vocali e perfino le consonanti, come tutte le emozioni che deprimono o che addormentano, mentre la gioia e la collera esercitano un’influenza opposta. C’è infine da segnalare, circa l’azione delle emozioni sulla voce, l’accelerazione del discorso, assai marcata nelle forme toniche della gioia e della collera, il suo rallentamento, tipico delle forme depressive della sofferenza morale e della paura, il tremito dei muscoli vocali che si manifesta nei casi di eccitazione emotiva troppo forte o troppo debole, cosicché la voce trema nella gioia, nella collera, nella paura, nella tristezza e in quasi tutte le emozioni. E’ ovvio che si tratta ancora dell’influenza dei muscoli. Ci sono voci fievoli che sembrano sempre sul punto di spegnersi, voci spezzate, cioè troncate da spasmi respiratori come la voce del singhiozzo, la voce bianca che non ha timbro, la voce velata che otteniamo esercitando con la lingua una pressione sulla laringe che scende e vibra nelle profondità del canale vocale, la voce sonora ricca di toni armonici, la voce aspra che invece non ne ha, la voce morbida che passa facilmente da un registro all’altro e molte altre voci ancora. A seconda di queste possibilità pressoché infinite di variazioni, la voce stabilisce una “atmosfera emotiva” che si può distinguere strumentalmente (per esprimere certe differenze del significato emotivo) dalla risonanza emotiva e dalla reazione emotiva dettata da una situazione. L ’atmosfera emotiva può essere definita come un insieme di sentimenti poco chiari e distinti, legati intimamente alla struttura fonetica della parola, alla struttura della frase, allo stile e alla melodia del discorso, al ritmo, al colore e al timbro del linguaggio e della lingua e, infine, al substrato inconscio che i segni evocano. Nell’atmosfera emotiva il campo della significazione si stempera in un fluire indistinto e pur onnipresente, irriflesso, aderente ai caratteri fonetici del linguaggio, ma impregnato di tutte le relazioni affettive con le componenti psichiche marginali, collaterali, parassite che s’accompagnano a ogni attività mentale e che sono normalmente filtrate sul piano cosciente. L’atmosfera emotiva ha primaria importanza per i caratteri estetici del linguaggio. La voce comunica il carattere e l’umore. La voce, come lo sguardo e i gesti, suggerisce lo stato d’animo della persona e ne rivela la personalità.

  • Se la voce si interrompe bruscamente o inaspettatamente, indica spavento; se è spezzata e gonfia di pianto, vuol dire commozione; quando è stridula, irritazione; quando è più bassa del solito, rabbia impotente e contenuta; quando si fa roca e profonda, turbamento; se è dolce e cantilenante, calma e serenità; se è strascicata e quasi impercettibile, dispiacere.
  • Se è pacata, rivela un carattere molto controllato; violenta e scoppiettante è segno di litigiosità; quando è lagnosa, è la spia di un carattere antipatico, pedante ed eccessivamente pignolo; se è fredda, distaccata e meccanica, appartiene di sicuro a una persona egocentrica.
  • In certi casi, può provocare o aumentare un momento di depressione: se un ammalato è preoccupato, se uno studente sta affrontando un esame impegnativo, se l’automobilista inesperto non sa come regolarsi in mezzo al traffico, la voce aggressiva o sprezzante dell’autorità come il medico, il professore, il vigile, non lo aiuta di certo a superare la situazione critica. Inoltre se si vuole con la voce: Sedurre: carezzevole, dolce, non secca né acuta, per ottenerla, mentre parlate pensate a un cuscino di velluto, a un abito di seta, al pelo morbido di un gatto.
  • Fissatevi su un oggetto a pochi metri da voi; dite una parola e mentre la pronunciate immaginate di usarla come un’arma per riuscire a romperlo.
  • Ripetete l’esercizio con oggetti sempre più lontani. Per correggere la voce nasale E’ provocata dalla mascella contratta che non permette al fiato di uscire liberamente dalla bocca, e dall’eccessiva tensione dei muscoli della parte posteriore della lingua.
  • Mettetevi seduti e lasciate cadere la mascella; per una decina di volte inspirate dal naso ed espirate dalla bocca; per altre dieci volte ripetete l’esercizio al contrario; ispirando dalla bocca ed espirando dal naso; stringete i denti e la mascella, comprimete la lingua sul palato e poi rilassatela. Ripetete per qualche minuto.
  • Pronunciate alcune parole che iniziano con “sci” (scimitarra, sciabola, sciroppo ecc....).
  • Inspirando dal naso, riempite i polmoni al massimo, gonfiate le guance, trattenete l’aria contando mentalmente fino a cinque, poi espirate a tutta forza. Ripetete cinque volte. Per ammorbidire la voce aspra
  • Sdraiatevi sul letto a pancia in su e rilassate, cominciando dai piedi, i muscoli di tutto il corpo. Inspirate dal naso contando fino a dieci, quindi espirate dalla bocca, sempre contando fino a dieci. Cercate di “vedere” l’aria che entra ed esce. Mentre espirate sussurrate una frase breve, poi aumentate la sua lunghezza e pronunciatela mentre contate mentalmente fino a dieci. Ripetete la frase a voce più alta, staccando bene le parole.
  • Rifate l’esercizio stando in piedi o seduti, girando la testa prima da un lato poi dall’altro: la sentirete pesante e rilassata e la voce sarà più piena e più dolce. Per ravvivare la voce monotona
  • Pronunciate i nomi dei mesi cantandoli, alzando e poi abbassando il volume della voce; ripeteteli ancora una volta, prima alzando e poi abbassando il volume di ciascuno di questi nomi.
  • Pronunciate ad alta voce “si” (oppure “no”) come se voleste esprimere una volta gioia, un’altra dubbio, un’altra ancora meraviglia, oppure disapprovazione.
  • Cantate “si” (o “no”) come se eseguiste la scala musicale. La voce si rafforza soprattutto attraverso l’uso di una corretta respirazione. La fonetica. Educare la voce significa dare all’emissione fonetica un’effettiva razionalità, una grande precisione e acquisire fondamentalmente la conoscenza dei mezzi vocali e del modo di usarli. L’ortofonia studia la corretta pronuncia della lingua, sia in quanto senza errori (ortoepia) sia in quanto priva di difetti di fonazione e di dizione. L’ortoepia studia le regole di pronuncia. La fonazione è la produzione di fonemi, rumori, suono attraverso gli organi vocali. La dizione è il sistema di dire (leggere o recitare) in conformità alle esigenze della comunicazione. Il rintotetivo : la parola “rintotetivo” è formata dalle iniziali degli elementi che qualificano il modo di parlare. Rintotetivo: ritmo, intensità, tono, tempo, timbro, volume. L’attore controllerà con accortezza il “rintotetivo” ogni volta che parlerà. Il ritmo è dato dalla velocità e accentazione tonica delle parole. L’intensità è la forza e il vigore dell’espressione. Il tono è l’altezza della voce (di petto, di testa, di pancia). Il tempo è il tempo generale di esposizione di una parola, una frase, una battuta. Il timbro (o colore) è la particolare caratteristica della voce: ciascuno ha il suo per particolari necessità possono essere richieste variazioni timbriche. Il volume è la quantità della voce emessa. La vocale è un suono della voce articolato che si produce nel modo più semplice e sta a se e può formare sillaba senza l’appoggio di consonanti. La consonante è un suono articolato che si appoggia a una vocale, prodotto da contatto degli organi della bocca. Per i seguenti esercizi di vocalizzazione usare sempre un volume sostenuto. Abbiate inoltre presente che per un’emissione vocale ottimale è necessario aprire la laringe (in termini poveri: liberare la gola): sarà un principio che vi accompagnerà per sempre nella vostra attività di attore. Esercizi di vocalizzazione. Esercizio 1: A bocca aperta, con la lingua leggermente puntata sui denti inferiori pronunciare le vocali in questo ordine -i-, -e stretta- ( e ), -e larga- ( è ), -a-, -o aperta- ( o ), -o stretta- ( o ), -u.-. ATTENZIONE: questo esercizio di vocalizzazione parte piccolo, diventa grande nella pronuncia della lettera -a- e torna piccolo al suo termine: esso sarà accompagnato anche da una

diversa dimensione dell’apertura boccale. Le vocali -i-, -u- sono leggere. Le vocali -e stretta-, -o stretta- sono più brevi delle vocali -è larga-, -o larga-. La vocale -a- è molto grande. Questo esercizio va fatto in continuità senza pause tra vocale e vocale. Esercizio 2: Pronunciare le bilabiali -b. m. p-. Dire: bi, bé, bè, ba, bò, bó, bu; ib, éb, èb, ab, òb, ób, ub; mi, me, me, ma, mò, mó, mu; im, ém, èm, am, om, om, um; pi, pe, pe, pa, po, po, pu; ip, ep, ep, ap, op. op. up. Come sopra per le labio-dentali: -v. f-. Per le dentali: -1, n. t. d. r-. Per le palatali: -s. g dolce ( gioco ), c dolce ( cielo ), z-. Per le gutturali: -c dura ( casa ), g dura ( gatto )-. Per gli esercizi sopra descritti muovere molto le labbra. Esercizio 3: A voce alta, con attenzione e convinzione, esprimersi attraverso strani suoni: improbabili fonemi ( urb, sgnoc, mart, krab, smurt, ciang, rignoc , e così via...), imitazione di versi di animali ( gnao, bau, grrr, squit, bee , e simili), interpretazioni di rumori quotidiani ( drin, brrr, splash, noc-noc, boom-boom ). Eseguire l’esercizio con grande accentuazione delle consonanti. Esercizio 4: Prendere una frase di circa sei parole (da un giornale, da un libro o altro). Dividerla in sillabe e pronunciarla sillabando a voce alta. Utilizzando la frase dell’esercizio precedente, pronunciarla deformandola, con grande dispendio di forze muscolari del viso e del corpo (fare le boccacce, stirare braccia e gambe, rotolarsi per terra, battere con i pugni al muro, dimenare il sedere, adirarsi, calmarsi, addolcirsi. N.B.: non urlare ). Esercizio 5: Fare attenzione in tutte le azioni della giornata alla propria esposizione del discorso. Cercare di essere corretti come gli annunciatori della radio-televisione in qualsiasi momento della propria vita. Comprare due etti di prosciutto chiedendoli in perfetto italiano; rispondere alla mamma in casa con grande cura espositiva, tanto che la mamma vi possa dire: “Ma come parli?”; fare una richiesta di informazioni sforzandosi di parlare senza l’abitudinaria cadenza. Eventualmente con fantasia, cambiare il proprio dialetto in un altro, cercando di conoscere quindi nuove morfologie discorsive. Esercizio 6: Esporre una frase preordinata con grande consapevolezza e precisione delle vocali, ma soprattutto battendo le consonanti e sottolineando gli incontri consonantico-vocalici, con l’avvertenza che le sillabe finali delle parole hanno un valore sonoro pari al valore delle altre. Considerare che un difetto frequente nella esposizione è lo scivolamento verso il basso delle sillabe che precedono una pausa. Esercizio 7: Preordinare una serie di parole che, date le proprie inflessioni dialettali, risultino di dubbia articolazione in buon italiano (esempio: astrologo, figliolanza, strettamente, maglieria, cognizione, macrocosmo, globale, sollecitudine, disoccupazione, barbarie, eccetera). Ripetere a voce alta queste parole sillabandole lentamente lungo tutta la curva dentale-palatale, tenendo i denti serrati. Ripetere l’esercizio molte volte. Sulla scorta dell’esercizio precedente masticare le parole già sperimentate, ripetendo il percorso dell’esercizio precedente, dando in più ad ogni sillaba il valore di un boccone, aprendo e chiudendo quindi la chiostra dentale. Il suono delle parole. La lingua italiana ha alcune parole il cui significato diverso si distingue per un suono aperto o chiuso, per un suono dolce o aspro. Si capisce quindi l’importanza di un’esatta pronuncia degli elementi della parola. Le vocali sono sette: a, e stretta ( e ), e larga ( è ), i, o stretta ( o ), o larga ( o ), u. Il suono delle vocali a, i, u è invariabile. L’accento tonico contraddistingue la vocale sulla quale la nostra voce compie una sottolineatura nella dizione della parola. Tutte le parole della lingua sono accentate tonicamente, quindi possono essere toniche tutte le vocali. L’accento fonico stabilisce la pronuncia aperta o chiusa delle vocali e, o. L’accento fonico può essere: grave () dando luogo alla pronuncia aperta (esempio: ròsa, terra); acuto (/), dando luogo alla pronuncia chiusa (esempio: mente, solo). Le vocali e o toniche sono aperte o chiuse secondo le regole di pronuncia, quindi il loro accento fonico può essere grave o acuto. Le vocali e, o quando non sono toniche si pronunciano sempre strette: il loro accento fonico è quindi sempre acuto. Quando l’attore compie gli esercizi, e ancora di più quando recita, sarà buona norma che non si ascolti. L’ascoltarsi comporta grandi rischi, primo fra tutti la falsità espositiva, dovuta a eventuale compiacimento o disapprovazione. La direzione della voce sarà il più possibile sferica: la volontà dell’esecutore sarà di farsi ascoltare, in qualsiasi punto siano gli ascoltatori. È

tuttavia comunicano qualcosa. Le qualità della voce riguardano invece il tono, la risonanza e il controllo di articolazione. Si possono distingue all’interno dei segnali vocali non verbali quelli connessi al discorso (segnali prosodici, segnali di sincronizzazione, disturbi del discorso o non fluente) e quelli indipendenti dal discorso (rumori emozionali, quali sorriso, pianto, sospiri ecc., segnali paralinguistici per la comunicazione delle emozioni e degli atteggiamenti interpersonali e qualità personale della voce e della pronuncia). Si possono inoltre proporre tre tipi di indicatori vocali. Quelli che si riferiscono alle caratteristiche fisiche , all’età, al sesso ed alle condizioni di salute del parlante. Quelli che si riferiscono alle caratteristiche sociali del parlante e, cioè, all’appartenenza regionale, allo status sociale, al ruolo sociale e professionale del parlante. Quelli che si riferiscono alle caratteristiche psicologiche , cioè alla sua personalità ed al suo stato emotivo. Sulla base di tali distinzioni concettuali indichiamo tre categorie del comportamento vocale: caratteristiche extralinguistiche della voce; caratteristiche paralinguistiche del tono di voce; caratteristiche della realizzazione fonetica di unità linguistiche. Le caratteristiche extralinguistiche della voce del parlante comprendono quegli aspetti permanenti o quasi permanenti che dipendono e da fattori anatomici e dal modo abituale con cui il parlante regola il proprio apparato vocale. Si tratta di qualità vocali che permettono di riconoscere, l’età, il sesso, le caratteristiche fisiche, le condizioni di salute del parlante, come una laringite o un raffreddore. Dalle modalità abituali con cui il parlante regola il proprio apparato vocale si possono riconoscere certe caratteristiche costanti della voce - nasale, labiale, aspra, bisbigliata - o caratteristiche più dinamiche quali l’intensità e l’altezza. Le caratteristiche paralinguistiche del tono di voce, che hanno ad esempio la funzione di inviare informazioni sullo stato emotivo, costituiscono un codice comunicativo soggetto a convenzioni culturali ai fini della loro interpretazione. Ad esempio la rabbia è solitamente comunicata attraverso un’elevazione dell’intensità e dell’altezza. Altro concetto fondamentale è il significato che può assumere il silenzio nell’ambito dell’interazione. Silenzi più lunghi possono esprimere un atteggiamento cauto e attento nei confronti dell’interlocutore o essere indicativi di una stretta relazione emotiva. Profonde emozioni sono spesso espresse da lunghi silenzi. Il disagio interpersonale è generalmente accompagnato da periodi imbarazzanti di silenzio e da tentativi di prevenirlo o di ridurlo.