Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


il pedagogista libro, Schemi e mappe concettuali di Etica

riassunto del libro il pedagogista

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 11/06/2026

ludovica-ragionieri
ludovica-ragionieri 🇮🇹

19 documenti

1 / 28

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Il Pedagogista
Un professionista sociale e il suo esercizio
Franco Blezza
Decreto del Ministero della Salute 8 Ottobre 1998, n.520 – viene approvata definitivamente la legge
che istituisce e riconosce la figura del pedagogista e la figura dell’educatore professionale socio-
pedagogico, formato tra i pedagogisti.
L’EDUCATORE PROFESSIONALE SOCIOPEDAGOGICO e il PEDAGOGISTA operano
nell’ambito educativo, formativo e pedagogico, in rapporto a qualsiasi attività svolta in ambito
formale, non formale e informale, nelle varie fasi della vita, in una prospettiva di crescita personale
e sociale.
(inizio del comma 594 dell’Art. 1 della Legge 205 del 27 Dicembre 2017)
Essenziale che queste 2 figure professionali fossero riconosciute con abilitazione nazionale.
Capitolo 1. IL PEDAGOGISTA
Il Pedagogista è un professionista intellettuale. Costituisce la figura professionale del livello +
elevato in materia pedagogica, formativa ed educativa, sia nelle sedi formali ed istituzionali, scuola
e insegnamento compresi, sia nelle sedi sociali e sanitarie, sia in ogni altra istanza sociale, anche
non formale e informale.
Tutto questo stabilito nel Comma 594 dell’Art. 1 della Legge 205/17
EDUCAZIONE = qualunque atto di relazione umana e qualunque forma di comunicazione
inter-personale che concorra all’evoluzione culturale.
EVOLUZIONE CULTURALE = è un processo a-teologico nel quale l’uomo (inteso come
genere umano, come unità nel suo complesso) si è fatto soggetto di storia e di cultura, ha
esercitato la sua creatività per dar luogo alle arti, alle scienze, alla materia tecnica.
Il PEDAGOGISTA come figura professionale è il corrispondente dell’architetto, dell’ingegnere, e
via elencando le professioni intellettuali del livello superiore.
La formazione inziale del PEDAGOGISTA corrisponde secondo la legislazione italiana, alla laurea
magistrale. A questa formazione dovranno integrarsi un TIROCINIO, ulteriore rispetto a quello
previsto dai regolamenti universitari.
Una tale figura professionale, come ogni altra, è suscettibile di specializzazioni e di articolazioni su
diversi livelli.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c

Anteprima parziale del testo

Scarica il pedagogista libro e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Etica solo su Docsity!

Il Pedagogista

Un professionista sociale e il suo esercizio

Franco Blezza Decreto del Ministero della Salute 8 Ottobre 1998, n.520 – viene approvata definitivamente la legge che istituisce e riconosce la figura del pedagogista e la figura dell’educatore professionale socio- pedagogico, formato tra i pedagogisti. L’EDUCATORE PROFESSIONALE SOCIOPEDAGOGICO e il PEDAGOGISTA operano nell’ambito educativo, formativo e pedagogico, in rapporto a qualsiasi attività svolta in ambito formale, non formale e informale, nelle varie fasi della vita, in una prospettiva di crescita personale e sociale. (inizio del comma 594 dell’Art. 1 della Legge 205 del 27 Dicembre 2017) Essenziale che queste 2 figure professionali fossero riconosciute con abilitazione nazionale. Capitolo 1. IL PEDAGOGISTA Il Pedagogista è un professionista intellettuale. Costituisce la figura professionale del livello + elevato in materia pedagogica, formativa ed educativa, sia nelle sedi formali ed istituzionali, scuola e insegnamento compresi, sia nelle sedi sociali e sanitarie, sia in ogni altra istanza sociale, anche non formale e informale. Tutto questo stabilito nel Comma 594 dell’Art. 1 della Legge 205/  EDUCAZIONE = qualunque atto di relazione umana e qualunque forma di comunicazione inter-personale che concorra all’evoluzione culturale.  EVOLUZIONE CULTURALE = è un processo a-teologico nel quale l’uomo (inteso come genere umano, come unità nel suo complesso) si è fatto soggetto di storia e di cultura, ha esercitato la sua creatività per dar luogo alle arti, alle scienze, alla materia tecnica. Il PEDAGOGISTA come figura professionale è il corrispondente dell’architetto, dell’ingegnere, e via elencando le professioni intellettuali del livello superiore. La formazione inziale del PEDAGOGISTA corrisponde secondo la legislazione italiana, alla laurea magistrale. A questa formazione dovranno integrarsi un TIROCINIO, ulteriore rispetto a quello previsto dai regolamenti universitari. Una tale figura professionale, come ogni altra, è suscettibile di specializzazioni e di articolazioni su diversi livelli.

1.1 UNA FIGURA PROFESSIONALE ANTICA, CON UNA SCIENZA DALLA STORIA

ANCH’ESSA ANTICA.

Si tratta di una professione dalla storia antica, circa 2500 anni in Occidente. L’educazione è un dovere e un’esigenza umana imprescindibile quanto lo sono la salute e la convivenza civile. Il profondo variare nel tempo delle professioni pedagogiche ed educative è da porsi in relazione ai diversi paradigmi educativi che prevalevano in ciascun periodo storico. JOHN DEWEY (1859-1952) ha definito i Sofisti come il primo corpo di educatori professionali in Europa. 1897 – Dewey – fondamentale opera “My pedagogic creed” : egli, fin dalle prime righe del primo articolo, segnala come l’educazione non abbia età. L’EDUCAZIONE è per tutta la vita ed è sempre reciproca, anche se in qualche caso può essere inconsapevole, non progettuale, inintenzionale. 1.2 UN TERMINE MODERNO PER UNA SCIENZA E UNA PROFESSIONE ANTICHE Il termine PEDAGOGIA viene frequentemente ricondotto alla composizione di 2 termini greco- classici che designerebbe il fanciullo, non il bambino che non era considerato soggetto educabile, ma anche e + generalmente il giovane, l’adolescente, il figlio e il verbo condurre. La SCIENZA e la PROFESSIONE sono antiche, non così il termine. Le fonti e gli autori sono concordi nell’individuare la prima occorrenza del termine in Occidente come essa viene registrata dal dizionario Le Robert nel 1495 e in lingua francese: “pedagogie” come materia, arte, esercizio del “pedagogue” in latino “paedagogus”. In latino, CONDURRE, si traduce con 2 verbi differenti: o Duco che designa il condurre stando avanti, a capo, in senso prescrittivo, stabilendo l’itinerario, comandando, guidando, in qualche modo anteponendosi all’educando. o Ago che indica un affiancamento e un accompagnamento. Questa distinzione consente di definire la PEDAGOGIA come una scienza che non ha carattere di normatività forte, ma semmai di aiuto, di presa in cura e in carico, di messa a disposizione dell’altro delle proprie risorse umane.

anche non valere la condizione necessaria di pedagogicità che abbiamo premesso nel rapporto organico con la realtà umana e sociale oggetto di studio e d’applicazione. Essa ha nell’ambito pedagogico un ruolo analogo a quello che hanno la Fisica teorica, la Chimica teorica o la Biologia teorica all’interno di queste scienze empiriche della natura. L’essenziale è comprendere che si tratta di riflessioni e asserzioni teoriche, ma che hanno alle loro spalle una ben precisa interazione con la realtà e le relative risultanze, e soprattutto che si aprono al futuro interagire con la stessa. nel nostro caso si tratta della realtà sociale, umana, relazionale. DEWEY filosofo dell’educazione e pedagogista. 1.4 DALLA MITTELEUROPA OTTOCENTESCA ALLE PROFESSIONI INTELLETTUALI DEL ‘ Alcune professioni che hanno acquistato una grande importanza nel ‘900, e in Italia con qualche ritardo: o Professioni dell’area psicologica e psicanalitica. o Professioni di cultura sociologica. L’evo moderno era terminato a partire dalla fine del ‘700 con l’Illuminismo, le rivoluzioni borghesi, la rivoluzione industriale e i profondi cambiamenti sociali. L’evo moderno ha visto una progressiva sostituzione dei nobili con i borghesi in tutti i centri di potere, sotto la sovranità assoluta. I borghesi si sono liberati del sovrano assoluto al termine di quell’evo, ma hanno fatto propri gli stili di comportamento e le modalità di relazioni sociali. Era cominciato un evo nuovo: e basta il cenno dato dall’importanza considerata irrinunciabile di regole di comportamento e di socializzazione artificiose e rigidissime per comprendere la cospicuità dell’investimento che sarebbe stato necessario per la dimensione educativa. Questo spirito civico aveva nell’educazione un fondamento irrinunciabile: un’educazione che consisteva nella replicazione di modelli e comportamenti prefissati, preesistenti all’educatore e indiscutibili per chiunque. Questa educazione mirava alla costruzione dei generi in un senso polarizzato all’estremo, il maschio all’esterno e la femmina all’interno, come era richiesto dalla famiglia nucleare, che DURKHEIM chiamava anche “coniugale”. Un simile investimento educativo era fortissimo ma a-specifico, non richiedeva all’educatore una particolare cultura pedagogica ma solo la previa adesione a quei principi. JOHANN H. PESTALOZZI (1746-1827) era un pedagogista nel senso pieno, era sempre in rapporto diretto ed organico con la realtà dell’educazione, essendosi impegnato nella colonia agricola e poi per gli orfani e come insegnante, ma con una originale sintesi teorica che sviluppava contestualmente, documentata dai suoi scritti che costituiscono classici della materia. FRIEDRICH FROBEL (1782-1852) si dedicò ai Kindergarten cioè ai GIARDINI D’INFANZIA JOHANN F. HERBART (1776-1841) teorizzò la Pedagogia come una scienza, sintesi di Etica e Psicologia.

1861 W. MAX WUNDT (1832-1920) cominciò a parlare di “ Psicologia fisiologica ” in senso fisico-sanitario che si ebbe nell’800 e creò nel 1880 a Lipsia il primo laboratorio di Psicologia Sperimentale. A fondatore della Sociologia scientifica, assieme ad Auguste Comte , c’è stato DURKHEIN , che era d’origine alsaziana, e l’Alsazia e la Lorenza si sarebbero riunite alla Germania all’atto della proclamazione del II Reich nel 1871. In quel contesto storico e culturale, vi erano le condizioni e le premesse perché anche la professione di pedagogista avesse un saldo fondamento scientifico. PAUL NATORP (1854-1924) nel saggio “Teoria dell’educazione alla volontà sulla base della comunità sociale” ha fissato nella cultura il termine composto. Questo termine composto alla fine del XIX secolo identificava una branca della Pedagogia che aveva per oggetto l’educazione, la formazione e l’intervento nel contesto dello stato sociale e della società come comunità. Un’importanza va conferita a Emile DURKHEIM che alla Sorbona nel 1906 fu titolare della cattedra di Pedagogia che nel 1913 assunse la denominazione di Pedagogia e Sociologia. Fu anche un antropologo e uno studioso delle religioni; fu una figura di riferimento per la fondazione scientifica di nuove discipline come la SOCIOLOGIA e l’ANTROPOLOGIA. Le sue opere pedagogiche consistono per lo + in raccolte da articoli e dispense in volumi postumi. LA PEDAGOGIA è UNA SCIENZA, UNA SCIENZA SOCIALE, A PIENO TITOLO. 1.5 LA PEDAGOGIA PROFESSIONALE La Pedagogia professionale è una branca sella Pedagogia generale. Tale branca ha come suo oggetto specifico lo studio, la proposta e la sperimentazione di principi, metodi, tecniche, procedure, lessico tecnico e la relativa sistemazione organica. LA PREDAGOGIA PROFESSIONALE RIGUARDA GLI EDUCATORI PROFESSIONALI COME RIGUARDA I PEDAGOGISTI ciò vale per gli EDUCATORI SOCIO-PEDAGOGICI e per gli EDUCATORI SOCIO-SANITARI. RIGUARDA I PROFESSIONISTI CHE HANNO BISOGNO DI PEDAGOGIA NEL LORO ESERCIZIO PROFESSIONALE, GLI INSEGNANTI E TUTTI GLI OPERATORI DELLA SCUOLA. I PROFESSIONISTI INTERMEDI DI CULTURA PEDAGOGICA VENGONO CHIAMATI EDUCATORI. EDUCATORE = è chiunque educhi, che abbia una professione e una dottrina pedagogica per esercitare tale funzione umana. Il contributo essenziale della Pedagogia professionale è indicato anche per la formazione iniziale e continua dei professionisti del settore sociale e sanitario, scolastico, intellettuale e culturale in genere.

La formazione dei professionisti era esclusivamente disciplinare o pluri-disciplinare e quella dei maestri era essenzialmente letteraria, storica, latinistica, filosofica, completamente priva della componente tecnica. Il preesistente corso di laurea (quadriennale vecchio ordinamento) in Pedagogia era un corso a destinazione scolastica, a dominante letteraria, storica, filosofica cosiddetta “umanistica”, e pure ha formato i primi pedagogisti di professione. È stato sostituito per pochi anni da un corso chiamato “Scienze dell’educazione”, che introduceva altre scienze sociali ai futuri professionisti del settore. Fu poi trasformato, introducendo la distinzione tra corsi annuali e corsi semestrali, ma con un piano di studi fatto quasi esclusivamente di corsi semestrali, rimanendo annuali solo quello di Pedagogia generale e corso di Filosofia. Dopo un biennio comune, il secondo biennio era articolato in 3 indirizzi: o Indirizzo Insegnanti di scuola secondaria (possibilità di insegnare Storia, Storia della filosofia, e Storia della Pedagogia). o Indirizzo Educatori professionali (con l’aggiunta in un primo tempo dell’aggettivo “extra- scolastici”) o Indirizzo Esperti in processi di formazione. La formazione degli insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria ebbe il suo corso di Laurea prima quadriennale e poi quinquennale chiamato Scienze della formazione primaria solo nel 1999. Per i ricercatori e i docenti universitari sarebbero state previste prove di didattica. Decreto Legislativo n.65 del 13 Aprile 2017 “Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni” previsto dalla Legge n.107 del 13 Luglio 2015 LA PEDAGOGIA SI OCCUPA DELL’INTERA SOCIETÀ E DI TUTTE LE FASCE D’ETÀ IN QUALUNQUE INSEDIAMENTO E RELAZIONAMENTO SOCIALE. LA PEDAGOGIA IL CUI DOMINIO È LA SOCIETÀ INTERA È LA PEDAGOGIA GENERALE, TUTTA LA PEDAGOGIA NEL SUO COMPLESSO E CON LE SUE BRANCHE, FILOSOFIA DELL’EDUCAZIONE COMPRESA. LA PEDAGOGIA PROFESSIONALE ESTENDE IL SUO DOMINIO ANCHE SULLA SCUOLA DI TUTTI I GRADI, DA 0 A 19 ANNI, E ANCHE ALL’UNIVERSITÀ. Si tratta di prevedere un “pedagogista scolastico” una consulenza ai docenti, ai dirigenti e a tutti gli operatori della scuola, anche per la formazione continua e i rapporti con le famiglie e il territorio.

Lo specifico della Pedagogia professionale non esclude alcuna istanza sociale, ma sta nel suo carattere professionale quindi NON riguarda interventi educativi non progettuali, non riferiti a ben precisi contesti teorici e metodologici, mano che meno ad interventi non consapevoli e non intenzionali. Capitolo 2. LA “CASSETTA DEGLI ATTREZZI” DEL PEDAGOGISTA PROFESSIONALE Il pedagogista ha gli strumenti per esercitare la sua professione e questo strumentario è ricco e variegato. ALDO VISALBERGHI (1919-2007) esercitava le competenze scientifiche di chiunque si occupi di pedagogia in 4 quadranti di quella che chiamava “enciclopedia pedagogica”: o Settore psicologico o Settore sociologico o Settore metodologico didattico o Settore dei contenuti La PEDAGOGIA e la sua collocazione tra le scienze umane e sociali costituisce un campo di raccolti di Imput eterogenei e differenziati, nel quale essi vengono riprocessati, integrati e rivolti alle finalità dell’educazione. 2.1 GLI STRUMENTI DELLA PEDAGOGIA SOCIALE Gli strumenti concettuali ed operativi della Pedagogia sociale che sono anche gli strumenti che fanno parte della cassetta degli attrezzi del Pedagogista professionale: o Il carattere composito della metodologia pedagogica e la sua specificità; o La relazione d’aiuto e la mediazione pedagogica; o Il dialogo; o La negoziazione;

CICERONE (103-46 a.C.) fu il massimo retore latino e la sua arte l’impiegò sia nei processi che nella politica. In epoca romana imperiale, si registrano 2 grandi autori di Retorica, tra i quali spicca:

  • Marco Fabio Quintilliano (34/40-96) che viene studiato anche nelle storie della Pedagogia. Egli era avvocato e didatta. Opere: Istitutio oratoria (90-96 d.C.) opera con finalità formative, dove si parla di un’educazione progettuale, coerente, intenzionale. 2.5 UN CENNO ALLA LOGICA Da ARISTOTELE ci viene l’insegnamento della Logica , cioè la SCIENZA DELLA COSTRUZIONE DI FRASI BEN FATTE, DELLE QUALI SI POSSA DETERMINARE LA VERITÀ O LA FALSITÀ. La Logica sarà parte importante dell’insegnamento medievale di San Tommaso d’Aquino (1224-
  1. e della Scolastica. Si tratta della Logica “classica”. VISALBERGHI classifica la Logica come un settore originariamente della riflessione filosofica. La LOGICA costituisce un componente irrinunciabile della cassetta degli attrezzi del pedagogista come di ogni professionista che si occupi di educazione. 2.6 IL DIALOGO Il dialogo è precedente a Socrate, trovava impiego ad esempio nell’Epica, nella Tragedia e in altri generi letterari. Tra i suoi domini di impiego il Dialogo ha avuto importanza anche nell’Oratoria. La relazione tra il Pedagogista e i suoi interlocutori è una forma particolare di dialogo, che può prendere altri nomi come “INTERLOCUZIONE PEDAGOGICA” o “COLLOQUIO CLINICO” oppure LEZIONE. Il DIALOGO è uno degli strumenti + importanti per tutto l’esercizio professionale del pedagogista. E rimane uno degli strumenti fondamentali anche per noi oggi. 2.7 IL LIMITE UMANO: DI IMPORTANZA FONDAMENTALE E DI GRANDE ATTUALITÀ Un concetto fondamentale della cultura greco-classica ma anche di importanza attuale riguarda il LIMITE UMANO: l’importanza di avere dentro di sé stessi una conoscenza realistica e comprovata con il connesso senso profondo della limitatezza umana. 2.8 DALLA SCIENZA MODERNA…

La scienza moderna ha avuto origine nel contesto dell’Evo storico detto “moderno”, dal XVII secolo e ha esercitato un ruolo importante sulla cultura e sulla tecnica, fino alla seconda metà dell’800. È la scienza che ha personaggi simbolo in Galileo, Harvey (ha scoperto la circolazione del sangue), Gilbert (ha spiegato il magnetismo della terra), Newton ecc. Si tratta di una scienza che consente una buona approssimazione alla fenomenologia del reale e nell’ambito della vita quotidiana. Si tratta anche di un complesso organico di sapere. La relativa conoscenza e consapevolezza è parte essenziale del patrimonio culturale del Pedagogista. LA SCIENZA ANTICA La scienza per gli antichi, e soprattutto per gli antichi Graci, rivestiva una grande importanza.

  • Dai Romani, Lucrezio (94-55) ha scritto un poema di argomento scientifico oltre che filosofico “De Rerum Natura”.
  • Tra gli alessandrini, Galeno (129-201) scriveva in greco, era uno studioso di Medicina, in particolare di Anatomia e di Fisiologia, consapevole dell’irrinunciabilità dell’esperienza diretta.
  • La scienza di Ippocrate, fu il primo a descrivere correttamente la depressione e un’altra malattia nervosa: Isteria cioè dovuta all’utero, che in effetti è stata creduta una malattia femminile fino all’800, e che oggi nessuno chiama + così in quanto è ancora diffusa, ma prevalentemente tra soggetti di sesso maschile. 2.9 DALLA SCIENZA ALLA TECNICA La Scienza è stata un fatto storico dei Greci, così come la Tecnica lo è stato dei Romani. La Tecnica è un fatto di Preistoria e non di Storia, nasce con l’Homo faber. La TECNICA è un sapere applicativo, ma nato millenni prima della scienza. È importante ricordare che i Greci avevano conoscenza di fenomeni scientifici che sarebbero stati alla base dell’enorme progresso delle applicazioni tecniche. Qualcuno chiama la Tecnica “Scienza applicata”, ed è un errore, anche a causa che molta della tecnica non ha una teoria scientifica alle spalle. 2.10 CULTURA SENZA AGGETTIVI

2.13 DAL PRAGMATISMO ALL’EPISTEMOLOGIA DEL ‘900 AL NEOPRAGMATISMO

La filosofia europea del XIX secolo era largamente pervasa dal dualismo chiuso tra Positivismo e Idealismo. L’Italo-Positivismo ha avuto come suo filosofo di riferimento ROBERTO ARDIGÒ (1828-1920), oltre che come Pedagogista. In Italia, a differenza di altri paesi, questa corrente ha avuto ricadute di tipo applicativo, anche in campo Pedagogico con diverse riforme della scuola e sulla formazione degli insegnanti negli ultimi decenni del secolo XIX d.C. Esponenti + illustri nel campo pedagogico: A. Gabelli (1830-1894) P. Siciliani (1835-1885) A. Colozza (1859-1943) G. Marchesini (1862-1932) E. Ferri (1856-1929) Nel frattempo negli USA sorgeva una nuova corrente (unica teoria filosofica nata in questo paese) il PRAGMATISMO. Il fondatore di questa scuola di pensiero fu CHARLES SANDERS PEIRCE (1839-1914) Suoi esponenti di spicco furono: WILLIAM JAMES medico e psicologo; JOHN DEWEY nel campo dell’educazione e della democrazia. Tra gli studiosi italiani che hanno fatto riferimento a questa corrente di pensiero statunitense: GIOVANNI VAILATI (1863-1909) e MARIO CALDERONI (1879-1914) DEWEY: la cui teoria pedagogica si chiamava STRUMENTALISMO ANTISERI è stato il massimo esponente del RAZIONALISMO ITALIANO, della teoria filosofica sulla scienza. Questa corrente ha tra i suoi meriti aver riaffermato il valore essenziale, culturale e cognitivo della scienza, la cui metodologia ha un’applicazione generalizzata alle scienze umane e sociali, ed offre un paradigma per una visione attuale della democrazia, la cosiddetta “Open Society”. HILARY PUTNAM (1926-2016) autore principale per il NEOPRAGMATISMO FILOSOFICO, assieme a RICHARD RORTY (1931-2007), che si è occupato altresì di Neopragmatismo pedagogico. 2.14 IL PROBLEMA

Il PROBLEMA È UNO STRUMENTO DI FONDAMENTALE IMPORTANZA E DI IMPIEGO COMUNE NELL’ESERCIZIO PROFESSIONALE PEDAGOGICO, CON RIGUARDO PARTICOLARE PER LA SCUOLA. Al problema seguono le fasi delle teorie e delle critiche. Il “problema” acquista una funzione essenziale per l’evoluzione della conoscenza e della vita umana: è un dato positivo, mentre il termine, nel linguaggio comune, ha una riflessione negativa. Ma, rispetto a queste posizioni sul tema, sono almeno 2 le modifiche che si propongono oggi in Pedagogia professionale.

  1. UNA MODIFICA: riguarda la distinzione precisa che va instaurata tra la situazione di squilibrio, contraddizione, conflitto, difficoltà che il vivente incontra nella sua interazione con l’ambiente e con gli altri viventi, che chiameremo SITUAZIONE PROBLEMATICA, e il problema propriamente detto. In mezzo ci sta la decisione umana, la quale non solo non è autentica né meccanica, ma è selettiva: solo poche situazioni problematiche diventano problemi. Chiameremo “problema” la razionalizzazione di una situazione problematica, vale a dire la reazione positiva, costruttiva, dell’uomo che intenda superare quanto egli incontra fisiologicamente, ordinariamente, comunemente di non armonico nella sua interazione con l’ambiente. Il discorso si salda con il concetto di persona , in quanto la persona umana a differenza di qualunque altro vivente è soggetto di cultura, insiste nell’ambiente sociale o culturale oltre che nell’ambiente naturale o biologico, è soggetto di evoluzione culturale oltre che di evoluzione biologica, e i meccanismi sono profondamente differenti. Chi si rivolge ai pedagogisti come professionisti sociali asserisce di avere problemi e chiede aiuto: in realtà si trova in SITUAZIONI PROBLEMATICHE, e una delle prime cose che dobbiamo fare è aiutare l’interlocutore a porsi i problemi, cioè a reagire dove occorre il suo apporto per addivenire alla soluzione di questi problemi. Può succedere che un problema sia diverso dalla situazione problematica.
  2. SECONDA MODIFICA: ammonisce che la reazione umana nel porre il problema non ha in sé alcuna garanzia di successo. Al contrario, LE TEORIE SONO FRUTTO DI CREATIVITÀ sono cioè CREAZIONI UMANE: tutto quanto si ipotizza e si elabora nel tentativo di risolvere il problema è imperfetto e fallibile, come ogni fatto umano Impariamo ed insegniamo il sano beneficio del dubbio, il senso della fallibilità umana di ciascuno di noi, la consapevolezza che tutto quanto ideiamo e proponiamo non può che essere fallibile, che l’esperienza che conta è sempre quella futura, e non dà verità, mai in nessun caso.

L’esercizio alla creatività umana è sempre normato, con norme diverse a seconda del sapere all’interno del quale si esercita tale funzione umana. 2.16 ELOGIO ALLA DIVERGENZA Se ci si trova in una situazione problematica, cioè sempre, entra in gioco la creatività nel cercare la possibile soluzione, un’ipotesi di soluzione: certezze non ce ne sono mai. L’intervento pedagogico è un particolare RELAZIONE D’AIUTO. Oggi, da decenni, abbiamo consapevolezza che ci vuole creatività, per escogitare soluzioni in situazioni problematiche. La creatività è una risposta necessaria ed opportuna a problemi nuovi, diciamo meglio a problemi per la cui risoluzione occorrono idee nuove, convincimenti nuovi, comportamenti nuovi.. L’esercizio professionale pedagogico inizia, dopo la presa di contatto, con il propiziare dell’interlocutore, nell’allievo, nel formando, la transizione dalle situazioni problematiche ai problemi propriamente detti: essa consiste in buona sostanza nel suscitare l’esercizio della creatività per escogitare possibili soluzioni, e questo comporta l’apprezzamento della divergenza come un valore, come uno dei valori + alti. 2.17 LA PEDAGOGIA COME ESERCIZIO NORMATO DI CREATIVITÀ Le ipotesi ideate e proposte nel tentativo di risolvere i problemi umani vanno sottoposte ad alcuni ordini di regole: a. Le ipotesi vanno inserite in CONTESTI DI PENSIERO + AMPI, altrimenti non hanno né senso (Sin), né significato né applicabilità; b. Le ipotesi con il contesto nel quale esso sono inserite vanno SOGGETTE ALLE REGOLE DELLA COERENZA INTERNA cioè della Logica; per l’educazione dobbiamo evidenziare la regola della non contraddittorietà; c. La coerenza interna non basta, arriva prima o poi il momento nel quale si deve mettere alla prova l’ipotesi avanzata assieme a tutto il sistema di pensiero entro il quale essa è stata inserita e sviluppata, e quindi richiedere la COERENZA INTERNA. d. L’applicazione di cose umane di sano spirito storico e critico, per cui ogni idea umana, per il fatto che è umana è soggetta a divenire storico. LE IDEE SONO PER L’UOMO, E MAI L’UOMO PER LE IDEE. La persona umana non può mai essere fatta strumento da altri per nessuna idea, quale che sia la nobiltà e la valenza umana asserita di quell’idea. Non si discuta l’idea, si rifiuti l’asservimento in assoluto.

La persona non può mai essere fatta strumento per nessun fine e nessuna condizione: essa è sempre e solo fine a sé stessa. 2.18 A PROPOSITO DI CONTRIBUTI DI AUTORI IMPORTANTI DI ALTRA PERTINENZA DISCIPLINARE Qualunque scienza in senso stretto o in senso lato, della natura o della cultura, ed anche qualunque tecnica, può apportare contributi significativi ed importanti all’educazione. Ciò che fa di una scienza, ad esempio la Sociologia, la Psicologia, l’Informatica, la Fisica, una scienza dell’educazione, è sempre e comunque la PEDAGOGIA, la quale offre un terreno d’incontro per questi e per ogni altro ipotizzabile contributo di provenienza, anche scientifica o tecnica, su questo suo terreno processa tali contributi, li integra, e soprattutto li rivolge alle finalità specifiche dell’educazione cioè a finalità che nessuna scienza e nessuna tecnica può avere. Il pedagogista di professione come dovrebbe fare il pedagogista di ricerca: NON deve avere pregiudizi e deve essere aperto a contributi di qualunque provenienza, ed insieme deve sentire forte la sua identità. SIGMUND FREUD (1856-1939) della Psicanalisi: è il fondatore della disciplina e, prima, della teoria della parola, ed è il medico e psicoanalista + letto tra i pedagogisti. Premessa a qualunque nostro discorso su Freud e su ogni forma di psicoterapia è che il PEDAGOGISTA NON È E NON SARÀ MAI UN TERAPEUTA. Per il pedagogista l’inconscio è dominio precluso dalla consapevolezza di non avere le competenze per entrarvi: se nel corso del suo esercizio professionale si hanno ragioni per sospettare che il discorso si avvii verso quella dimensione, questo è un classico esempio nel quale occorre immediatamente un reindirizzamento professionale. Le sue opere sono di interesse medico e psicoterapeutico, anche se concorrono efficacemente alla cultura di un pedagogista. Di grande importanza è la scansione che Freud propone per la psiche Es, Io e Super-io. Riveste molta importanza a livello pedagogico, il super-io, sede delle norme morali e controllo degli impulsi provenienti dall’interno, bloccando o trasformando quelli che non sarebbero socialmente attendibili. Questo si forma proprio con l’educazione, in particolare quella genitoriale e con quella sociale. Nel 1923 gli viene diagnosticato il tumore che lo porterà alla morte nel 1939. Era un tumore alla mascella, che, rendeva difficoltosa e dolorosa precisamente la parola, cioè proprio la modalità di esercizio della terapia che lui stesso aveva introdotto.

Secondo lui può essere impiegato dal pedagogista professionale il TRAINING AUTOGENO. Prima di tutto è importante inquadrare le sue proposte operative nell’insegnamento del suo maestro Vogt in particolare sull’ipnosi e sul sonno. TRAINING AUTOGENO = questo procedimento si articola in 6 esercizi: 2 BASILARI da ripetersi all’inizio e alla fine partendo dalle braccia e dalle gambe:  Pesantezza;  Calore; 3 COMPLEMENTARI:  Respiro calmo e regolare;  Cuore che batte forte e ritmico;  Plesso solare che irradia calore;  Fronte fresca; all’inizio e alla fine del procedimento va asserita, pensata od ascoltata + volte dal soggetto una FORMULA PROPOSIZIONALE, Die Formel, che orienta l’intera tecnica a finalità specifiche del soggetto utente allievo, e che quindi accuratamente personalizzata dal professionista: “ IO STO DEL TUTTO TRANQUILLAMENTE” o “IO SONO COMPLETAMENTE CALMO”: il che consente di definire TRAINING AUTOGENO come una TECNICA DI RILASSAMENTO. Il soggetto dopo la fine degli esercizi e la ripetizione della formula proposizionale, e prima di sciogliersi anche con gli eventuali esercizi respiratori, è in condizioni migliori per accettare e recepire i suggerimenti del professionista: suggerimenti che possono essere solo di METODO e MAI di merito, se si tratta di PEDAGOGISTA.

Capitolo 3. COME ESERCITA LA SUA PROFESSIONE IL PEDAGOGISTA 3.1 L’ESERCIZIO PROFESSIONALE PEDAGOGICO COME MEDIAZIONE ESERCIZIO PROFESSIONALE DEL PEDAGOGISTA = ISTAURARE LA SUA SPECIFICA RELAZIONE D’AIUTO NEI CONFRONTI DELLE PERSONE CHE SI RIVOLGONO A LUI. La prassi educativa, viene esercitata dall’interlocutore su sé stesso, da colui che chiede l’aiuto del pedagogista, come dall’allievo nei confronti del docente. Qualunque persona in quanto persona, in campo educativo, culturale, politico, sociale, esercita la prassi su sé stessa. È l’interlocutore, in qualunque istanza sociale si trovi ed incontri situazioni problematiche, che deve porsi come problemi quelle situazioni problematiche e che deve cercare la soluzione, adatta a lui come persona, al contesto nel quale vive con le altre persone che sono direttamente coinvolte. PIANO DELLA MEDIAZIONE PEDAGOGICA che si può chiamare anche PIANO DELLA APPLICATIVITÀ, ma è + corretto parlare di possibilità di applicare. È comunque sufficiente parlare di PIANO DELLA MEDIAZIONE PEDAGOGICA. È il professionista a mediare con la sua relazione d’aiuto, cioè ad aiutare l’interlocutore che esercita la prassi su sé stesso, con tutto il beneficio di quella conoscenza generale e teorica che il professionista è latore. Il professionista media nel verso opposto, portando al piano della teoria i feedback positivi e negativi che può riscontrare sul piano della prassi. Solo entro contesti filosofici, politici e culturali democratici e aperti è possibile che la professione del pedagogista abbia pienezza di cittadinanza e di possibilità di aiutare chi ne ha bisogno. 3.2 IL LET’S TALK! E IL CONCETTO DI PERSONA, I PROBLEMI DI COPPIA E FAMIGLIA Il pedagogista opera nel suo esercizio professionale, tra teoria e prassi, tra conoscenza e realtà educativa, tra idee generali e singole persone con le loro peculiarità. Il soggetto che si rivolge al professionista va considerato con le sue caratteristiche personali irrinunciabili, irriducibili ed inviolabili, come soggetto sociale e nodo d’una rete di comunicazione inter-personale, come portatore di propri valori e di un proprio senso della vita. Un passaggio importante consiste nell’aiutare gli interlocutori a portare all’esplicito quanto dei rispettivi progetti di vita è rimasto a lungo implicito, non espresso e non discusso pur rimanendo mentalmente chiaro, perché dato per scontato, perché viene presupposta l’accettazione tacita e perpetua da parte dell’altro senza alcune legittimità, o per motivi fallaci.