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Il senso del perturbante: Freud e la psicoanalisi - Prof. Beneduce, Sintesi del corso di Storia Del Cinema

Il concetto di 'perturbante' secondo Sigmund Freud, analizzando il significato evoluto della parola e le impressioni sensoriali, esperienze e situazioni che evocano questo senso. Jentsch e Hoffmann vengono citati per i loro studi sulle figure capaci di provocare effetti perturbanti, come il mago sabbiolino e il sosia. anche la possibile relazione con il complesso di evirazione infantile e la ripetizione di avvenimenti consimili.

Tipologia: Sintesi del corso

2022/2023

Caricato il 27/12/2022

Vincenzo9900
Vincenzo9900 🇮🇹

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IL PERTURBANTE
SIGMUND FREUD
(Paragrafo 1)
Lo psicoanalista si senta spinto verso ricerche della vita psichica e ha ben poco a che fare
con quei moti dell'animo che costituiscono perlopiù la materia d'indagine propria
dell'estetica. A volte succede tuttavia ch'egli debba interessarsi di una sfera determinata
dell'estetica.
Un caso del genere è rappresentato dal “perturbante” "(Unheimliche). Non c'è dubbio che
esso appartiene alla sfera dello spaventoso, di ciò che ingenera angoscia e orrore. L'estetica,
che preferisce occuparsi del bello, del sublime, dell'attraente, anziché dei sentimenti
contrari, repellenti e penosi. Nel quadro della bibliografia medico-psicologica non conosco
altro che il saggio di Jentsch. La difficoltà che emerge nello studio del perturbante è che la
sensibilità verso questa qualità del sentire è sollecitata in maniera tanto diversa nelle diverse
persone.
Le strade che possiamo imboccare sono due: esplorare il significato che l'evoluzione della
lingua ha calato nel termine "perturbante", oppure collazionare ciò che, riferito a persone e a
cose, a impressioni sensoriali, a esperienze e situazioni, evoca in noi il senso del
perturbante, e dedurre il carattere nascosto del perturbante da un qualcosa di comune a tutti
i casi. Entrambe le strade portano allo stesso risultato: il perturbante è quella sorta di
spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare. La parola
tedesca unheimlich [perturbante ] è evidentemente l'antitesi di heimlich [da Heim, casa],
heimisch [patrio, nativo], e quindi familiare, abituale, ed è ovvio dedurre che se qualcosa
suscita spavento è proprio perché non è noto e familiare. Naturalmente però non tutto ciò
che è nuovo e inconsueto è spaventoso.
Per renderlo perturbante, al nuovo e all'inconsueto deve aggiungersi prima qualcosa. Jentsch
tutto sommato si è fermato a questa relazione tra il perturbante e il nuovo, l'inconsueto.
Questa relazione non è esauriente, e cercheremo quindi di andar oltre l'equazione:
perturbante = inconsueto.
Freud comincia ad analizzare una carrellata di dizionari (anche di lingue diverse dal tedesco)
per comprendere il significato di questi due termini. In questa lunga citazione, la cosa più
interessante per noi è che la parolina beimlich, tra le molteplici sfumature di significato, ne
mostra anche una in cui coincide col suo contrario, unheimlich. Ciò che è heimlich diventa
allora unheimlich. Questo termine heimlich appartiene a due cerchie di rappresentazioni
che, senza essere antitetiche, sono tuttavia parecchio estranee l'una all'altra: quella della
familiarità, dell'agio, e quella del nascondere, del tener celato. Nell'uso corrente, unhemlich
è il contrario del primo significato, ma non del secondo.
La nostra attenzione è attirata da un'osservazione di Schelling, che contiene un'affermazione
completamente nuova sul contenuto del concetto dello Unheimlich. Unheimlich, dice
Schelling, è tutto ciò che avrebbe dovuto rimanere segreto, nascosto, e che è invece
affiorato. Parte dei dubbi è chiarita dalle indicazioni contenute nel dizionario tedesco di
Jacob e Wilhelm Grimm.
Esempi: (1)Dal significato di "natale" "domestico", si sviluppa inoltre il concetto di: sottratto
a occhi estranei, celato, segreto; concetto che si è venuto formando in molteplici relazioni....
(2)Il significato di "nascosto""pericoloso" si sviluppa ulteriormente, sicché "beimlich"
assume il significato abitualmente proprio a "unheimlich":
Heimlich è un termine che sviluppa il suo significato in senso ambivalente, fino a coincidere
in conclusione col suo contrario: unheimlich. Unheimlich è in certo modo una variante di
beimlich. Paragoniamo questo risultato con la definizione dello Unheimlich che dà Schelling.
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IL PERTURBANTE

SIGMUND FREUD

(Paragrafo 1) Lo psicoanalista si senta spinto verso ricerche della vita psichica e ha ben poco a che fare con quei moti dell'animo che costituiscono perlopiù la materia d'indagine propria dell'estetica. A volte succede tuttavia ch'egli debba interessarsi di una sfera determinata dell'estetica. Un caso del genere è rappresentato dal “perturbante” "( Unheimliche ). Non c'è dubbio che esso appartiene alla sfera dello spaventoso, di ciò che ingenera angoscia e orrore. L'estetica, che preferisce occuparsi del bello, del sublime, dell'attraente, anziché dei sentimenti contrari, repellenti e penosi. Nel quadro della bibliografia medico-psicologica non conosco altro che il saggio di Jentsch. La difficoltà che emerge nello studio del perturbante è che la sensibilità verso questa qualità del sentire è sollecitata in maniera tanto diversa nelle diverse persone. Le strade che possiamo imboccare sono due: esplorare il significato che l'evoluzione della lingua ha calato nel termine "perturbante", oppure collazionare ciò che, riferito a persone e a cose, a impressioni sensoriali, a esperienze e situazioni, evoca in noi il senso del perturbante, e dedurre il carattere nascosto del perturbante da un qualcosa di comune a tutti i casi. Entrambe le strade portano allo stesso risultato: il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare. La parola tedesca unheimlich [perturbante ] è evidentemente l'antitesi di heimlich [da Heim, casa], heimisch [patrio, nativo], e quindi familiare, abituale, ed è ovvio dedurre che se qualcosa suscita spavento è proprio perché non è noto e familiare. Naturalmente però non tutto ciò che è nuovo e inconsueto è spaventoso. Per renderlo perturbante, al nuovo e all'inconsueto deve aggiungersi prima qualcosa. Jentsch tutto sommato si è fermato a questa relazione tra il perturbante e il nuovo, l'inconsueto. Questa relazione non è esauriente, e cercheremo quindi di andar oltre l'equazione: perturbante = inconsueto. Freud comincia ad analizzare una carrellata di dizionari (anche di lingue diverse dal tedesco) per comprendere il significato di questi due termini. In questa lunga citazione, la cosa più interessante per noi è che la parolina beimlich , tra le molteplici sfumature di significato, ne mostra anche una in cui coincide col suo contrario, unheimlich. Ciò che è heimlich diventa allora unheimlich. Questo termine heimlich appartiene a due cerchie di rappresentazioni che, senza essere antitetiche, sono tuttavia parecchio estranee l'una all'altra: quella della familiarità, dell'agio, e quella del nascondere, del tener celato. Nell'uso corrente, unhemlich è il contrario del primo significato, ma non del secondo. La nostra attenzione è attirata da un'osservazione di Schelling, che contiene un'affermazione completamente nuova sul contenuto del concetto dello Unheimlich. Unheimlich , dice Schelling, è tutto ciò che avrebbe dovuto rimanere segreto, nascosto, e che è invece affiorato. Parte dei dubbi è chiarita dalle indicazioni contenute nel dizionario tedesco di Jacob e Wilhelm Grimm. Esempi : (1) Dal significato di "natale" "domestico", si sviluppa inoltre il concetto di: sottratto a occhi estranei, celato, segreto; concetto che si è venuto formando in molteplici relazioni.... (2)Il significato di "nascosto""pericoloso" si sviluppa ulteriormente, sicché "beimlich" assume il significato abitualmente proprio a "unheimlich": Heimlich è un termine che sviluppa il suo significato in senso ambivalente, fino a coincidere in conclusione col suo contrario: unheimlich. Unheimlich è in certo modo una variante di beimlich. Paragoniamo questo risultato con la definizione dello Unheimlich che dà Schelling.

(Paragrafo 2) Se ora passiamo in rassegna le persone e le cose gli eventi e le situazioni capaci di ridestare in noi il senso del perturbante, la prima esigenza è la scelta di un esempio. Jentsch ha rilevato come caso particolarmente adatto il "dubbio che un essere apparentemente animato sia vivo davvero e, viceversa, il dubbio che un oggetto privo di vita non sia per caso animato", e si è richiamato all'impressione provocata da figure di cera, da bambole ingegnose e da automi. "Uno degli artifici più sicuri per provocare effetti perturbanti mediante il racconto", scrive Jentsch, "consiste nel tenere il lettore in uno stato d'incertezza sul fatto che una determinata figura sia una persona o un automa. Hoffmann ha realizzato questa manovra psicologica nei suoi racconti fantastici. Questa osservazione, si riferisce soprattutto al racconto “ Il mago sabbiolino”. Devo dire però che il motivo della bambola dotata di vita apparente, cioè di Olimpia, non è affatto il solo al quale si debba attribuire l'effetto perturbante del racconto. Al centro del racconto si trova piuttosto un altro elemento, il motivo del "mago sabbiolino" che strappa gli occhi ai bambini. Certe sere la madre di Nathaniel aveva l'abitudine di spedire i bimbi a letto di buon'ora con l'ammonimento: "Arriva il mago sabbiolino", e il bambino udiva davvero ogni volta il passo pesante di un visitatore. La madre negava l'esistenza: "Non è che un modo di dire", affermava. Ma c'era una bambinaia in grado di dare notizie più precise: “è un uomo cattivo che viene dai bambini quando non vogliono andare a letto e getta loro negli occhi manciate di sabbia, tanto che gli occhi sanguinanti balzano fuori dalla testa”. Nathaniel, stabilì di appurare che aspetto avesse, e una sera in cui il "mago" era atteso si nascose nello studio del padre. Allora riconobbe nel visitatore l'avvocato Coppelius, una personalità repellente che i bambini cercavano di evitare quando era ospite a pranzo. Il poeta insinua un dubbio: siamo di fronte a un primo delirio del bambino in preda all'angoscia o a un resoconto che, dobbiamo considerare reale? Il padre e l'ospite si danno da fare intorno a un fornello dalla brace fiammeggiante. Il piccolo, che sta spiando, ode Coppelius chiamare: "Occhi qui; occhi, qui! " Si tradisce con un grido ed è afferrato da Coppelius, che vorrebbe cacciargli negli occhi granelli tratti dalla fiamma e poi gettarli nel fornello. Il padre implora che gli occhi del figlio siano risparmiati. Un profondo svenimento e una lunga malattia concludono l'episodio. Il lettore non mancherà di riconoscere in questa fantasia del bambino l'influenza perdurante del racconto fatto dalla bambinaia. Durante una visita successiva del "mago", un anno dopo, il padre è ucciso da un'esplosione che ha luogo nello studio. L'avvocato Coppelius scompare senza lasciar tracce. Divenuto ormai studente, Nathaniel crede di riconoscere la figura che aveva terrorizzato la sua infanzia in un ottico ambulante italiano, Giuseppe Coppola, che offre in vendita occhiali da sole e, al suo rifiuto, ribatte: "Ah, niente occhiali, niente occhiali!... ho anche begli occhi, begli occhi!" Il raccapriccio si placa allorché gli "occhi" si rivelano innocui occhiali da vista. Egli compra da Coppola un cannocchiale tascabile e comincia a spiare nella vicina abitazione del professor Spallanzani, dove scorge la bella figlia del professore, Olimpia. Se ne innamora, Ma Olimpia è un automa nel quale Spallanzani ha inserito il meccanismo e Coppola gli occhi. Lo studente arriva mentre i due stanno litigando per la bambola. Spallanzani, getta a Nathaniel sul petto gli occhi sanguinanti di Olimpia. Lo studente viene colto da un nuovo attacco di follia e nel ricordo della morte del padre. Si lancia sul professore per strangolarlo. Risollevatosi da una lunga, grave malattia, Nathaniel sembra finalmente guarito. Ha intenzione di sposare la sua fidanzata, che ha ritrovata. Un giorno attraversano la città: La ragazza propone al fidanzato di salire sulla torre, mentre il fratello, resta in strada. Giunti in cima alla torre, l'attenzione di Clara è attratta da un qualcosa di strano che si muove sulla strada. Nathaniel osserva la stessa scena col cannocchiale cade di nuovo in preda all'incoscienza e, gridando: "Bambolina di legno, gira!", vuol gettare la ragazza nel vuoto. Il

istanza del genere, rende possibile immettere un nuovo contenuto nella vecchia rappresentazione del sosia e assegnarle compiti disparati. Dunque, il carattere perturbante può provenire dal fatto che il sosia è una formazione appartenente a tempi psichici primordiali ormai superati. Non tutti forse riconosceranno in un altro fattore, la ripetizione di avvenimenti consimili, una fonte del sentimento perturbante. Un giorno camminavo per una strada italiana sconosciuta, alle finestre delle casette non si vedevano che donne imbellettate, e mi affrettai a svoltare appena possibile abbandonando la stradina. Ma dopo aver vagato un pezzo senza guida, improvvisamente mi ritrovai nella medesima strada, e la mia rapida ritirata ebbe un'unica conseguenza: dopo qualche giro mi ritrovai per la terza volta nel medesimo luogo. A questo punto mi colse un sentimento che non posso definire altro che perturbante. Quando in montagna ci si trova in un bosco e, sorpresi dalla nebbia, ci si smarrisce e, si ritorna ogni volta allo stesso luogo. Il fattore della ripetizione involontaria rende perturbante ciò che di per sé è innocuo, e ci insinua l'idea di fatalità, di inevitabilità là dove normalmente avremmo parlato soltanto di “caso”. Oppure, quando si è impegnati nello studio delle opere del grande fisiologo Ewald Hering e, a pochi giorni di distanza l'una dall'altra, si ricevono da paesi diversi lettere di due persone che portano questo stesso nome. Mi limito ad accennare al modo in cui il perturbamento causato dal ricorso di eventi analoghi può essere fatto derivare dalla vita psichica dell'infanzia. Nell'inconscio psichico è riconoscibile il predominio di una coazione a ripetere questa coazione dipende probabilmente dalla natura più intima delle pulsioni stesse, è sufficientemente forte da imporsi al di sopra del principio di piacere, fornisce a determinati lati della vita psichica il carattere demoniaco. Tutte queste spiegazioni ci predispongono a una scoperta: si percepirà come elemento perturbante ciò che può ricordare questa coazione interna a ripetere. Ora però è tempo di cercare casi indubbi di perturbamento. Nell' Anello di Policrate l'ospite si allontana inorridito perché nota che ogni desiderio dell'amico si realizza. Per l'ospite l'amico è diventato "perturbante", perché, chi è troppo fortunato deve temere l'invidia degli dei. Rifacciamoci perciò a un altro esempio tratto da situazioni molto meno eccezionali. Nel tracciare la storia clinica di un uomo affetto da nevrosi ossessiva, ho riferito che questo malato aveva trascorso una volta un certo periodo in una stazione termale che gli procurò grande giovamento.? Egli fu tuttavia tanto intelligente da attribuire questo successo non alle virtù curative dell'acqua, ma alla posizione della sua camera, contigua a quella di una compiacente infermiera. Quando tornò per la seconda volta nello stabilimento richiese la stessa camera, ma si sentì rispondere che era già occupata da un vecchio signore, e alla notizia sfogò il proprio malumore con queste parole: "Possa venirgli un colpo! " Due settimane dopo il vecchio signore subì effettivamente un colpo apoplettico. Per il mio paziente fu un'esperienza "perturbante". La perturbante sarebbe stata ancora più forre se tra quella esclamazione e l'infortunio fosse trascorso un periodo assai piú breve. Una delle forme piú perturbanti e piú diffuse della superstizione è la paura del "malocchio". Chi possiede qualcosa di prezioso e allo stesso tempo di precario teme l'invidia del prossimo, in quanto proietta sugli altri l'invidia che egli avrebbe provato al loro posto. Si teme un'intenzione segreta di nuocere e si suppone che questa intenzione disponga anche della forza per attuarsi. L'analisi dei casi in cui compare l'elemento perturbante ci ha ricondotti all'antica concezione dell'animismo, che era caratterizzata dal mondo di spiriti umani, dalla sopravvalutazione narcisistica dei propri processi psichici, dall'onnipotenza dei pensieri e dalla tecnica della magia. Sembra che noi tutti, nella nostra evoluzione individuale, abbiamo attraversato una fase corrispondente a questo animismo dei primitivi; questa fase non sia stata superata da

nessuno di noi senza lasciarsi dietro residui e tracce ancora suscettibili di manifestazione, e che rutto ciò che oggi ci appare "perturbante" risponda a questa condizione residui di attività psichica animistica. se la teoria psicoanalitica ha ragione di affermare che ogni commozione viene trasformato in angoscia qualora abbia luogo una rimozione. Una cosa angosciosa di questo tipo costituirebbe appunto il perturbante. Allora comprendiamo perché l'uso linguistico consente al Heimliche di trapassare nel suo contrario, il perturbante (Unheimliche): infatti questo elemento perturbante è in realtà un qualcosa di familiare alla vita psichica fin da tempi antichissimi, che le è diventato estraneo soltanto per via del processo di rimozione. Non ci resta altro, ora, che mettere alla prova quanto abbiamo acquisito applicandolo alla spiegazione di altri casi di perturbante. A molti uomini appare perturbante La morte, i cadaveri e il ritorno dei morti, con spiriti e spettri. È raro trovare un settore in cui il nostro modo di pensare e di sentire sia cambiato cosí poco dai tempi primordiali, in cui l'elemento antico si sia conservato cosí bene. La biologia non è ancora stata in grado di decidere se la morte sia il destino inevitabile o soltanto un caso che si verifica di norma, ma forse evitabile. La proposizione: "Tutti gli uomini devono morire", infatti, è un assioma, ma nessuno lo considera tale perché il nostro inconscio si rifiuta di accogliere l'idea della propria mortalità. Le religioni continuano a contestare l'esistenza oltre il termine della vita; i poteri statali giudicano impossibile conservare l'ordine tra viventi. Gli oratori vogliono insegnarci come metterci in contatto con le anime dei defunti. Tutti noi pensiamo ancora come pensano i selvaggi, e non c'è neanche da stupirci se il timore primitivo nei confronti della morte è ancora così forte. Con l'animismo, la magia e l'incantesimo, 'onnipotenza dei pensieri, la relazione con la morte, la ripetizione involontaria e il complesso di evirazione abbiamo praticamente esaurito la cerchia dei fatti che trasformano l'angoscioso in perturbante. Un uomo diciamo che è perturbante, quando gli attribuiamo cattive intenzioni. Ma questo non basta, dobbiamo ancora aggiungere che queste sue intenzioni di nuocerci si realizzeranno con l'aiuto di particolari poteri. Lo "iettatore"' è un buon esempio. Questi poteri segreti ci riportano sul terreno proprio dell'animismo. Il profano vede qui la manifestazione di forze che non aveva supposto di trovare nel suo prossimo. Il medioevo aveva attribuito tutte queste manifestazioni morbose all'azione di demoni. In un caso in cui riuscii a ristabilire una ragazza inferma da molti anni. L'ho sentito dire io stesso dalla madre della ragazza dopo la guarigione (Che la figlia era un demone). Membra staccate dal corpo, una testa mozzata, una mano recisa, sono tutte cose che hanno in sé un qualcosa di perturbante. Sappiamo già che questo perturbamento deriva dalla prossimità al complesso di evirazione. Alcuni vorrebbero attribuire la perturbazione all'idea di venir seppelliti in stato di morte apparente. La psicoanalisi ci ha insegnato che questa fantasia terribile non è che un'altra fantasia, ossia della fantasia della vita nel grembo materno. A conclusione, dobbiamo citare un'esperienza derivata dalla prassi psicoanalitica, un'esperienza che contiene la miglior conferma alla nostra concezione del perturbante. Succede spesso che individui nevrotici dichiarino che l'apparato genitale femminile rappresenta ai loro occhi un che di perturbante. Questo perturbante però è l'accesso all'antica patria dell'uomo, al luogo in cui ognuno ha dimorato un tempo e che è anzi la sua prima dimora. Anche in questo caso quindi unheimlich è ciò che un giorno fu heimisch, familiare. Il prefisso negativo "un" è il segno della rimozione. (3) Può essere esatto che l'Unheimliche sia lo Heimliche che ha subito una rimozione e poi è ritornato, optando per questa soluzione, l'enigma del perturbante non sembra ancora risolto. Non tutto ciò che ricorda moti di desiderio rimossi e modi di pensare sorpassati dei primordi individuali e della preistoria dei popoli è per ciò stesso anche perturbante. Per esempio, la

Shakespeare possono essere abbastanza fosche e orrende, ma non perturbanti. Anche in questo caso il turbamento ci viene risparmiato. Le cose stanno altrimenti se il poeta si pone, sul terreno della realtà consueta; e tutto ciò che ha effetto perturbante nella vita l'ha anche nella poesia. Ma in questo caso il poeta può anche accrescere e moltiplicare il perturbante ben oltre il limite possibile nell'esistenza reale. Noi reagiamo alle sue finzioni come reagiremmo a nostre esperienze personali; e quando ci accorgiamo dell'inganno è troppo tardi, il poeta ha già raggiunto il suo scopo. Resta in noi un senso di insoddisfazione, una sorta di astio per l'illusione che ha tentato di imporci. Tuttavia il poeta ha ancora a disposizione un altro mezzo col quale può prevenire questa nostra ribellione. Esso consiste nel non lasciarci indovinare per lungo tempo le premesse da lui scelte per il mondo in cui si svolge la vicenda. Tutte queste varietà si riferiscono, rigorosamente parlando, soltanto al perturbante che sorge da ciò che è stato superato. Il perturbante proveniente da complessi rimossi è piú resistente e, a prescindere da un'unica condizione, resta anche in poesia altrettanto perturbante quanto lo è nella vita. Nei confronti dell'artista, invece siamo stranamente docili: mediante lo stato d'animo ch'egli insinua in noi, egli può dirottare i processi del nostro sentimento da un certo esito per dirigerli verso un altro. Tutto ciò è noto da tempo ed è stato probabilmente valutato a fondo dagli studiosi di estetica. Ci siamo domandati prima: perché la mano mozza ci evoca emozioni diverse. Nel racconto di Erodoto noi siamo attratti non da ciò che prova la principessa bensí dalla superiore astuzia del ladrone. Noi non sentiamo traccia di perturbante, perché non ci immedesimiamo in lei, ma nell'altro personaggio. Il fantasma di Canterville di Oscar Wilde è costretto a rinunciare a tutte le sue pretese di suscitare, come minimo, orrore, quando l'autore si permette lo scherzo di ironizzare su di lui e di lasciarlo beffare. Il che prova quanto, nel mondo della finzione, l'effetto emotivo possa essere indipendente dalla scelta del materiale. Nel mondo fiabesco non bisogna destare sentimenti di paura, e quindi neanche sentimenti perturbanti. Sulla solitudine, sul silenzio e sull'oscurità non possiamo dire altro che sono veramente situazioni alle quali è legata l'angoscia infantile, e questa, nella maggior parte degli uomini, non si estingue mai completamente.