Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


"Il problematicismo", Annacontini., Sintesi del corso di Pedagogia

Il riassunto sostituisce completamente l'utilizzo del testo.

Tipologia: Sintesi del corso

2022/2023

In vendita dal 24/02/2023

appuntini-uni
appuntini-uni 🇮🇹

4.6

(116)

1.8K documenti

1 / 12

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
IL PROBLEMATICISMO
2.Il problematicismo pedagogico di Giovanni Maria Bertin
La formulazione organica e compiuta dalla teoria del problematicismo pedagogico è stata
opera di Giovanni Maria Bertin.La teoria del problematicismo vede tre momenti:
1-Vissuto a palermo,coincide con il periodo liceale e i primi studi universitari.è pervaso da
motivi esistenziali ed irrazionalisti.
2-Va dalla formazione universitaria milanese al primo periodo dell'insegnamento universitario
bolognese in cui Bertin venuto a contatto con Banfi aderisce alla teoria razionalista del
filosofo milanese ed elabora la teoria del problematicismo nel volume “Educazione alla
ragione”.
3-Ultimo periodo di insegnamento a Bologna in cui riprende i temi del primo momento ma
filtrandoli attraverso il paradigma della ragione.
Un percorso intellettuale la cui trama disegna una fenomenologia dello spirito
dell'autore.Dimostrando così la fecondità della ragione in cui disordini esistenziali e istanza
della ragione restano su un piano reciproco e irresolubile tensione che risulta connotata dalla
dimensione del possibile e si presenta dunque aperta alla progettazione esistenziale.
Bertin ha mirato a realizzare una filosofia dell'educazione coerente al razionalismo critico di
Banfi.Bertin individua il principio unitario della filosofia di Banfi nell'idea di ragione:tale idea
rappresenta un idea limite di natura trascendentale che esprime la direzione del processo
razionale stesso e che si fa valere come forza antidogmatica.
Bertin evidenzia il carattere della problematicità dell'esperienza per cui la ragione diviene il
momento di risoluzione di tale problematicità in direzione razionale.
La realizzazione di tale risoluzione richiede però un momento di impegno etico razionale che
implica non solo la fedeltà alla ragione ma anche l'aderenza alla realtà .Questi principi
filosofici stanno alla base dell'analisi dell'esperienza educativa.
Bertin formula una distinzione tra filosofia dell'educazione,volta all'analisi teoretica del pian
universale dell'esperienza educativa e pedagogia,attestata sul piano pragmatico della scelta
del sistema educativo che risulta più razionale in una certa situazione storico-sociale.Ci sono
tre fondamentali distinzioni presenti nel pensiero bertiniano:
a)Analisi filosofica dell'esperienza in generale e analisi filosofica dell'esperienza educativa
b)Filosofia dell'educazione e pedagogia
c)Filosofia dell'educazione di stampo trascendentale e filosofia implicita in una pedagogia di
carattere pragmatico.
a)La prima distinzioneriguarda lo scarto tra razionalismo critico e problematicismo
pedagogico.Il primo da luogo a un istanza teoretica che deve permeare ogni campo culturale e
ogni disciplina che vi afferisca.Il secondo riguarda l'ambito specifico e particolare
dell'educaione e del sapere pedagogico nelle sue dimensioni teoretiche e prassiologiche.
b)La seconda distinzione viene presentata come analoga alla distinzione tra morale e filosofia
della morale,diritto e filosofia del diritto ecc.Alla filosofica dell'educazione spetterebbe un
compito eminentemente teorico slegato dai vincoli storico-sociali.Alla pedagogia toccherebbe
invece una funzione pragmatica di determinazione del sistema educativo in grado di interagire
efficacemente con un dato contesto sociale..
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa

Anteprima parziale del testo

Scarica "Il problematicismo", Annacontini. e più Sintesi del corso in PDF di Pedagogia solo su Docsity!

IL PROBLEMATICISMO

2.Il problematicismo pedagogico di Giovanni Maria Bertin La formulazione organica e compiuta dalla teoria del problematicismo pedagogico è stata opera di Giovanni Maria Bertin.La teoria del problematicismo vede tre momenti: 1-Vissuto a palermo,coincide con il periodo liceale e i primi studi universitari.è pervaso da motivi esistenziali ed irrazionalisti. 2-Va dalla formazione universitaria milanese al primo periodo dell'insegnamento universitario bolognese in cui Bertin venuto a contatto con Banfi aderisce alla teoria razionalista del filosofo milanese ed elabora la teoria del problematicismo nel volume “Educazione alla ragione”. 3-Ultimo periodo di insegnamento a Bologna in cui riprende i temi del primo momento ma filtrandoli attraverso il paradigma della ragione. Un percorso intellettuale la cui trama disegna una fenomenologia dello spirito dell'autore.Dimostrando così la fecondità della ragione in cui disordini esistenziali e istanza della ragione restano su un piano reciproco e irresolubile tensione che risulta connotata dalla dimensione del possibile e si presenta dunque aperta alla progettazione esistenziale. Bertin ha mirato a realizzare una filosofia dell'educazione coerente al razionalismo critico di Banfi.Bertin individua il principio unitario della filosofia di Banfi nell'idea di ragione:tale idea rappresenta un idea limite di natura trascendentale che esprime la direzione del processo razionale stesso e che si fa valere come forza antidogmatica. Bertin evidenzia il carattere della problematicità dell'esperienza per cui la ragione diviene il momento di risoluzione di tale problematicità in direzione razionale. La realizzazione di tale risoluzione richiede però un momento di impegno etico razionale che implica non solo la fedeltà alla ragione ma anche l'aderenza alla realtà .Questi principi filosofici stanno alla base dell'analisi dell'esperienza educativa. Bertin formula una distinzione tra filosofia dell'educazione,volta all'analisi teoretica del pian universale dell'esperienza educativa e pedagogia,attestata sul piano pragmatico della scelta del sistema educativo che risulta più razionale in una certa situazione storico-sociale.Ci sono tre fondamentali distinzioni presenti nel pensiero bertiniano: a)Analisi filosofica dell'esperienza in generale e analisi filosofica dell'esperienza educativa b)Filosofia dell'educazione e pedagogia c)Filosofia dell'educazione di stampo trascendentale e filosofia implicita in una pedagogia di carattere pragmatico. a)La prima distinzioneriguarda lo scarto tra razionalismo critico e problematicismo pedagogico.Il primo da luogo a un istanza teoretica che deve permeare ogni campo culturale e ogni disciplina che vi afferisca.Il secondo riguarda l'ambito specifico e particolare dell'educaione e del sapere pedagogico nelle sue dimensioni teoretiche e prassiologiche. b)La seconda distinzione viene presentata come analoga alla distinzione tra morale e filosofia della morale,diritto e filosofia del diritto ecc.Alla filosofica dell'educazione spetterebbe un compito eminentemente teorico slegato dai vincoli storico-sociali.Alla pedagogia toccherebbe invece una funzione pragmatica di determinazione del sistema educativo in grado di interagire efficacemente con un dato contesto sociale..

c)La terza distinzione si da come chiarificazione interna alla filosofia dell'educazione e come una problematica-ponte tra questa e la pedagogia. BERTIN PROBLEMATICISMO PEDAGOGICO La pedagogia è subordinata alla filosofia dell’educazione perché la filosofia da le opzioni tra cui la pedagogia deve scegliere FILOSOFIA crea modelli teorici PEDAGOGIA sceglie tra quei modelli e li mette in pratica 2.1Dal razionalismo critico al problematicismo a)L'interpretazione del pensiero filosofico di Banfi All'interpretazione del pensiero di Banfi,Bertin ha dedicato il volume:l'idea pedagogica e il principio di ragione in A Banfi.Bertin assume l'idea di ragione come il principio unitario della filosofia dello studioso milanese,sottolineandone la funzione di idea-limite che descrive il significato di un processo di risoluzione razionale dell'esperienza.Secondo Bertin tale funzione si svolge nel pensiero di Banfi nel quadro di tra forme della coscienza culturale:La coscienza teoretica,quella vitale e quella storica. Coscienza teoretica: La ragione ha una funzione critica verso il dogmatismo(quindi si fa ragione negativa verso ogni forma di chiusura dell'esperienza) Coscienza vitale: La ragione si oppone a tutto ciò che impedisce l'esperienza personale,garantendone il dinamismo creativo delle forme di vita.(quindi si fa ragione negativa verso il dogmatismo) Coscienza storica: La ragione integrando il momento teorico e quello vitale assume una funzione costruttiva in direzione etica e pratica.In Banfi la coscienza storica si sostanzia nell'adesione al marxismo e quindi all'interpretazione materialista della storia che si riflette anche nelle altre due forme di coscienza teoretica e vitale. Sul rapporto tra il razionalismo critico ed il marxismo di Banfi,Bertin sembra preoccupato di evidenziare come il nucleo razionalista del pensiero di banfi non subisca deformazioni da parte del marxsismo.In banfi il criterio di verità è la ragione.Bertin si scosta da Banfi in fatto di decretare il primato della ragione sulla prassi8in quanto sembra che la seconda sia guidata dalla prima) piuttosto che mantenere quell'interdipendenza e quell'integrazione dialettica tra teoresi e prassi.Bertin non ha aderito al marxismo ne al materialismo storico (sempre citato nelle sue opere) ma è approdato a un umanesimo socialista. La seconda questione è legata allo spazio della scienza nelle forme della coscienza culturale.Dall'esami di tale forme appare evidente che la ragione scientifica resta in ombra,la stessa coscienza teorica viene vista nei termini della mera ragione filosofica.Cio rappresenta una divergenza del pensiero di Banfi.Secondo lui il piano teoretico è quello nel quale la relazione io-mondo è assunta nei termini dell'esperienza conoscitiva,come sintesi trascendentale aoggetto-oggetto,e ogni conoscere ha validità teoretica nella connessione al sistema della ragione,i cui momenti sono quelli dell'autonomia sistematica di cui è espressione la filosofia ,e dall'universalità risolutiva di cui è espressione la scienza.La ragione si configura nei termini dell'integrazione tra ragione filosofica e ragione scientifica.L'interpretazione di bertin ne illumina solo il momento della ragione filosofica. b) la problematicità dell’esperienza e la sua analisi filosofica

di non contraddizione(inteso come rifiuto dell'assolutizzazione della coerenza medesima e segue la logica del concetto)

  • ragione : intesa come principio generale di soluzione della problematicità dell’esperienza. Ragione che non è quella di un razionalismo dogmatico ma critico e quindi è un principio di natura trascendentale che vale come mera idea limite. Se si assume l’unilateralità come figura emblematica della problematicità, le singole forme dell’esperienza sono inadeguate ad esprimere l’idea trascendentale quindi L’istanza della ragione assume la forma dell’integrazione di tali forme nella direzione della plurilateralità. Lo schema unilateralità – integrazione – plurilateralità può essere considerato come la forma paradigmatica del processo di risoluzione della problematicità dell’esperienza e conseguentemente l'esigenza dell'integrazione razionale assurge al principio fondamentale della ragione.In altri termini l'esigenza d'integrazione vale come principio come massima non come regola.Se quindi espirme solo una direzione generale allora occorre metterlo in pratica.La sua funzione operativa sarà la mediazione che è la forma della riflessione in generale in quanto si oppone all'immediatezza del sapere per valere come orizzonte plurilaterale aperto.Pertanto la ragione bertiniana è una ragione riflessiva e critica.Per garantire la risoluzione della problematicità rispetto alle differnze sfere culturali occorre prevedere la possibilità di una diversificazione degli strumenti operativi.Come per Banfi anche per bertin le strutture categoriali dei diversi campi d'esperienza sono soggette al divenire storico,perciò tali strumenti non sono razionalmente validi bensi acquistano validità razionale in un certo periodo. Per quanto riguarda la distinzione tra integrazione e sintesi hegeliana, bertin è chiaro: il superamento dell’antinomia non avviene necessariamente secondo il tipo di svolgimento dialettico in senso hegeliano, questa è solo una delle modalità possibili, sono possibili altre figure. impegno etico – razionale: la categoria dell’impegno risponde ad un duplice motivo: 1- Per Bertin la realtà non è in se razionale ma è connotata dalla possibilità di razionalità come problematicità dei processi dell’esperienza, che possono svolgersi in direzione razionale ma anche no. Perciò il reale non è in se razionale ma appare razionalizzabile. 2-In secondo luogo, il carattere aperto della problematicità dell’esperienza crea una precisa responsabilità dell’uomo circa il divenire dell’ esperienza stessa(l’uomo è responsabile degli sviluppi della realtà in quanto contribuisce a farla) Questa responsabilità esige un impegno) che è etico(scaturisce dalla coscienza della propria responsabilità) e razionale al tempo stesso(assume la ragione come guida). Si tratta di un concetto di impegno che sfocia in un’ etica dell’impegno. È in questo connubio tra responsabilità per il divenire della realtà e la scelta con cui il soggetto se ne fa carico, secondo bertin che il momento della problematicità e quello della razionalità si saldano concretamente.Saldatura in cui trova espressione la connessione tra l'aderenza alla realtà e la fedeltà alla ragione che deve informare qualsiasi scelta storica e/o esistenziale che sia autenticamente tale.La scelta della direzione d'impegno ha il compito di storicizzare questa esigenza razionale in relazione a una data situazione storica-sociale,mantenendo la massima aderenza alla realtà di tale situazione.Perciò compendiare questi due momenti richiede coscienza storica.é necessario

comprenderla in tutte le sue dinamiche se la si vuole dettata dalla ragione.In altri termini se la realtà è razionalizzabile la razionalità è realizzabile. Conclusioni: 1:La cifra riassuntiva della teoria di Bertin può essere individuata nel nesso tra la problematicità dell’esperienza e impegno alla ragione. Se da un lato sta l’esperienza nella varietà delle sue forme dall’altro sta la ragione come strumento umano e come possibilità che reclama un impegno il cui esito non è mai garantito. 2:La ragione fatta valere da Bertin è quella filosofica (Banfi concepiva l'idea di ragione secondo l'integrazione tra la sua forma scientifica e quella filosofica) 3.La ragione filosofica sembra riprendere la tride: momento dialettico, trascendentale, fenomenologico ma tali assetti subiscono esiti di complessificazione – liberazione. La problematicità si configura secondo una molteplicità di sensi. 4:Il problematicismo di Bertin può essere letto come una forma particolare di filosofia della prassi ovvero come un razionalismo trascendentale della prassi. 2.2 IL PROBLEMATICISMO E L’ANALISI DELL’ESPERIENZA EDUCATIVA a) l’interpretazione del pensiero pedagogico di Banfi Il problematicismo pedagogico concerne lo specifico campo d’esperienza educativa nelle sue strutture e direzioni. La teoria di Betin scaturisce da 2 motivi: da un lato gli scritti pedagogici banfiani e dall’altro la reinterpretazione del razionalismo critico. Il punto chiave è rappresentato dalla distinzione tra filo dell’ed e pedagogia. Alla prima è affidata la funzione teoretica della comprensione della problematica educativa e alla seconda il compito pragmatico della scelta educativa nella situazione concreta. b) le categorie del problematicismo pedagogico le strutture dell’esperienza si specificano in relazione al campo educativo e le categorie che danno fisionomia teoretica a questo piano, assumono un diretto significato pedagogico. Esamineremo: L’idea antinomica di esperienza educativa. La fenomenologia dei modelli educativi e la problematicità dei concetti pedagogici, la forma assunta dall’impegno etico – razionale in relazione alla coscienza pedagica. L’idea antinomica di esperienza educativa- Banfi considerava come il primo dei problemi fondamentali della filo dell’ed l’individuazione dell’idea trascendentale di educazione, nei termini dell’antinomia io – mondo. Bertin ne riprende l’impostazione ma con una differenza. Per comprendere la natura dell’esperienza educativa occorre considerare la forma specifica che assume la legge generale dell’esperienza (cioè il rapporto integrativo io – mondo). Tale forma può essere individuata nella problematica immanente all’esperienza educativa. Importante è anche la formulazione del concetto di personalità di Bertin vista come il centro di incontro tra istanze egocentriche ed istanze etero centriche. A seconda della direzione che prevale si possono avere tre istanze: egocentrica(in cui prevalgono le esigenze dell'io), eterocentrica(in cui predominano le istanze del mondo) e razionale(che cerca di comporre e di equilibrare le esigenze dei due poli in questione) La problematica dell’ed tra concetti pedagogici e modelli formativi – Bertin estende

filosofia dell’ed e pedagogia. In concreto, di fronte ad una problematica socio educativa che si presenta in un contesto, si ha un Processo che è articolato in due fasi: nella prima si comprende la natura del problema e nella seconda si sceglie cosa fare. Nel primo momento la problematica viene compresa attraverso la sua trasposizione in una forma antinomica che chiarisce la struttura della sua problematicità, che rappresenta le possibili soluzioni pedagogiche di questa problematica. Nel secondo momento l’educatore opera la scelta del modello o della soluzione educativa in grado di assicurare il massimo respiro pedagogico. La prima fase definisce le possibilità di principio a priori e la seconda mira a dare soluzione ai problemi da cui tale esperienza si presenta affetta. La filo dell’ed si colloca dunque in un momento preliminare a quello pedagogico della scelta. Occorre notare la differenza tra la nozioni di problema di dewey e quella problematica di bertin: in dewey lo statuto è empirico, in bertin teoretico. Con la metodologia problematica, una volta che si sia definita la situazione come affetta da un problema di disciplina, il chiarimento di tale problema non passerebbe attraverso un’analisi concettuale – operativa, bensì attraverso l’individuazione dell’antinomia concettuale pertinente a fungere da vettore traspositivo di questo problema empirico. Trasporre il problema disciplinare dell’insegnante secondo questa antinomia vuol dire inquadrarlo alla luce di un universo di significati filosofico – pedagogici che ne rischiarano la problematicità universale, rendendo più ricca la comprensione della problematicità immanente a tale problema. Il momento teoretico è chiamato a svolgere 2 funzioni: la prima è quella della trasposizione della problematica educativa nella forma antinomica e la seconda è quella di tracciare una sistematica dei possibili modelli educativi. Il secondo compito che Bertin ascrive alla filo dell’ed è quello di giustificare la scelta educativa. Una volta che la filo dell’ed ha presentato una fenomenologica dei possibili modelli educativi rispetto ad una certa problematica, spetta alla pedagogia scegliere la soluzione educativa concreta in rapporto alla situazione determinata. Toccherebbe però di nuovo alla filo dell’ed il compito di giustificare tale scelta. Come si può scegliere senza giustificare razionalmente la scelta nel momento stesso in cui la si compie?? La preferenza per una certa alternativa deve essere chiarita e motivata contestualmente per tradursi in deliberazione altrimenti non si può parlare di scelta ragionevole ma di decisione arbitraria. Ma assegnare alla filo dell’ed il compito di giustificare la scelta significherebbe condannare la pedagogia ad un regime extrarazionale dell’assunzione della scelta medesima. Qui sta il vero problema e occorre prendere in esame la natura della demarcazione tra le due sfere. Tale questione è connessa a quella di Derrida circa i margini della filo: la filo ha sempre cercato di dominare il proprio limite arrivando a volere pensare anche ciò che è altro da se stessa e perciò la limita. Nella distinzione bertiniana tra filosofia dell’educazione e pedagogia, troviamo una problematica analoga: la demarcazione del proprio confine porta la filo dell’ed a spingersi nel territorio della pedagogia. Nel quadro del problematicismo I criteri della scelta sono quelli della “fedeltà alla ragione” e della “aderenza alla realtà”. Il primo coincide con l’ assunzione dell’ideale dell’universalità come concreto ideale educativo e consiste nella propensione per scelte

che esibiscano il massimo grado di plurilateralità, di apertura e di integrazione verso le esigenze fatte valere dalle varie posizioni fenomenologiche. Il secondo è di natura extrafilosofica e attiene alle strutture del sapere storico e della coscienza storica. Se la ped si trova sempre di fronte a situazioni storico – sociali concrete e determinate la traiettoria problematicista è la seguente:

  • il primo momento è quello della comprensione della situazione e la definizione dei problemi ;
  • il secondo è quello della trasposizione del problema empirico sul piano della problematica universale secondo un’antinomia;
  • il terzo momento è quello della scelta giustificata razionalmente in grado di coniugare la fedeltà alla ragione e l’aderenza alla realtà. -infine valutazione della validità della prospettiva indicata. Il punto fondamentale delle ipotesi avanzate da Bertin per risolvere la duplice problematicità è che la filo e le scienze dell’ed devono essere intenzionate in direzione pedagogica(1legato alla questione dell’autonomia della pedagogia spesso subordinata ad altre scienze, 2 rapporto tra scienza e filosofia in ambito educativo) e perciò sono valide soltanto nella misura in cui collaborano. Il rapporto con le scienze dell’educazione non lede la sfera pedagogica perché cè solo un indipendenza strutturale dalle altre discipline che le forniscono i concetti e i metodi necessari. 2.4 FILOSOFIA DELL’EDUCAZIONE E FILOSOFIA IMPLICITA IN UN MODELLO PEDAGOGICO Terza distinzione:filosofia dell’educazione sul piano trascendentale e filosofia implicita in ogni modello. Il ruolo della filo dell’ed è analitico e critico. Analitico nel senso di rendere espliciti gli assunti e i presupposti incorporati nei modelli educativi. Critico nel senso di controllare la congruità di tali assunti rispetto all’esigenza trascendentale del principio pedagogico e di denunciare le eventuali cadute dogmatiche presenti in presupposti indimostrati e/o le eventuali deviazioni unilaterali e settarie delle scelte educative. Conclusioni: 1per bertin il problematicismo è una filosofia dell’educazione che ha il merito di fondare l’autonomia strutturale, non culturale della pedagogia dalle scienze empiriche dell’educazione. Il problematicismo non è una filosofia metafisica , è di carattere metodologico, perciò la sua fondazione è in direzione pragmatista. 2il problematicismo relazionato ad altri paradigmi: idealismo gentiliano, pragmatismo di dewey.. occorre non disperdere gli aspetti fecondi presenti nelle altre teorie evitando però il dogmatismo. Perciò il problematicismo rappresenta una scelta tra altre possibili. CAPITOLO 3 – GLI SVILUPPI DEL PROBLEMATICISMO: LA PEDAGOGIA COME SCIENZA Premessa: la lezione pedagogica di bertin è stata feconda come testimoniano anche le critiche di cui è stata fatta oggetto. Inoltre, ha esercitato una forte influenza sulla scuola bolognese (frabboni, contini e genovese che ne hanno sviluppato le tematiche

definita scienza. Tali requisiti sono: l’oggetto, il linguaggio, la logica ermeneutica, il dispositivo investigativo, il principio euristico, il paradigma di legittimazione. Frabboni sostiene che la ped soddisfa questi requisiti.

  1. L’ogg della ped: riguarda la formazione dell’uomo e della donna;
  2. Il linguaggio della ped: è un linguaggio plurale che si nutre del linguaggio della filosofia, quello delle scienza applicate, del senso comune e della quotidianità;
  3. La logica ermeneutica: è il criterio descrittivo e interpretativo della ped. Si formalizza nella dialettica teoria – prassi – teoria;
  4. Il dispositivo investigativo: consiste in un largo ventaglio di metodi di ricerca; in particolare la ricerca azione(ricerca sul campo nella quale è molto forte la connessione tra oggetto d’indagine e i problemi di un contesto, privilegia uno stile operativo democratico nel gruppo degli operatori. La ra si attua in una situazione educativa caratterizzata da un certo problema rispetto al quale viene elaborato un progetto educativo)
  5. Il principio euristico: l’apertura al trascendentale, al possibile, all’utopia; (euristica= arte della ricerca, complesso di principi che regolano la scoperta di nuove prospettive)
  6. Il paradigma di legittimazione: è il traguardo ultimo della pedagogia la quale si legittima come sapere complesso e plurale, antinomico e dialettico, generativo e trasformativo. L’autonomia della pedagogia però ne rafforza la tensione interdisciplinare verso le altre scienze dell’educazione. La transazione alla ped come scienza non segna la fine del ruolo del problematicismo e ciò per due fondamentali motivi: i suoi congegni metodologici vanno a costituire l’euristica della ricerca pedagogica e il problematicismo assume il valore di cornice paradigmatica generale per la ped come scienza. Con Frabboni il problematicismo diviene il paradigma della pedagogia come scienza e sapere complesso, cosicchè la distinzione tra la filo dell’ed e ped è sostituita da quella tra il problematicismo come pedagogia razionalista(orizzonte antidogmatico, funzione teoretica) e il problematicismo come pedagogia in situazione(orizzonte operativo siglato dalla scelta educativa e dall’impegno ad agire nella storia) Il rapporto di dipendenza tra filo e ped si è riprodotto nella relazione tra ped e didattica che si sta incamminando verso la conquista dell’autonomia. Concludendo si può affermare che gli sviluppi impressi da frabboni al problematicismo tendono a ripristinare alcuni aspetti del pensiero di banfi: es. ruolo del materialismo storico come filosofia della prassi che in bertin si è tramutato nel storicismo, e spazio alla ragione scientifica. CAPITOLO 4 – CONCLUSIONI: GLI ORIZZONTI DEL PROBLEMATICISMO Riepilogo della parabola storica del problematicismo: Banfi ha fondato il razionalismo critico che rappresenta la radice teoretica del problematicismo. Bertin ha realizzato il suggerimento di Banfi ponendo il razionalismo critico come base per l’elaborazione del problematicismo pedagogico. La sua teoria privilegia il versante filosofico della ragione e

mette capo ad una filo dell’ed. Frabboni ha continuato la direzione razionalista del problematicismo e ne ha sperimentato la validità, applicandola ad un ampio ventaglio di problematiche della pratica educativa. Questo itinerario ha fatto emergere l’esigenza di conferire legittimazione scientifica alla pedagogia come scienza autonoma. 4.1 ORIZZONTI PROBLEMATICISTI DELLA PEDAGOGIA COME SCIENZA Seguendo la pista Banfiana la struttura della pedagogia come scienza si articolerebbe sull’unità trascendentale di due sistemi complementari e interdipendenti: l’ontologia categoriale della ped (sistema delle forme a priori secondo cui vengono trasposte e risolte in senso universale le esperienze inerenti ad essa) e il sistema teoretico delle idee trascendentali ovvero delle antinomie dialettiche dell’educazione. A partire da certe forme a priori quindi si specifica un insieme di principi e concetti mediante i quali si costituisce una forma generale dell’educazione. Una prospettiva coerente con il razionalismo critico di banfi è quella che vede la pedagogia ad un livello superiore rispetto le altre scienze, di secondo livello perché si riferisce all’educazione in generale (es. psicologia= educazione apprendimento, sociologia= socializzazione). Per banfi inoltre l’idea di educazione è legata al rapporto di integrazione io mondo dove apprendimento, socializzazione e inculturazione sono forme di attuazione fenomenologica di questa idea.