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Il problematicismo didattico, Dispense di Didattica generale e speciale

il problematicismo didattico (Franco Frabboni)

Tipologia: Dispense

2017/2018

Caricato il 10/12/2018

nicoletta_ubaldini
nicoletta_ubaldini 🇮🇹

4.3

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IL PROBLEMATICISMO DIDATTICO (capitolo 7)
La terza via
nella parte terza del presente Saggio rivolgeremo uno sguardo profondo al giardino della Didattica: neoscienza
dell’educazione, meglio scienza/bebè: ultima nata rispetto alla Pedagogia, Psicologia, alla Sociologia,
all’Antropologia, il cui congegno , teorico ed empirico, vorremmo disponesse di solidi radicamenti
razionalistici nel nome del Problematicismo didattico.
La nostra logica interpretativa di Educazione intende rispondere ad alcuni pressanti interrogativi che popolano
il binomio insegnamento- apprendimento che, da sempre, campeggia nell’attico della Scienza Didattica.
La risposta può essere garantita per l’appunto da una didattica problematica e critica.
Nella prospettiva è il nostro auspicio di una Formazione per tutta la vita: continua, è permanente.
Il PD insegna una terza via: alla Didattica passiva che interpreta l’istruzione come padronanza di uniformi e
omogenei standard cognitivi e della Didattica attiva che interpreta l’istruzione come percorso cognitivo
spontaneismo ed estemporaneo, il PD propone una terza strada: problematica e critica, e affida a questa il
compito teorico e empirico di correggere la parzialità e l’unilateralità delle strategie e della pratiche della
scuola passiva e/o attiva.
In quanto Didattica problematica e critica, ogni piano di lavoro del Plesso scolastico va considerato un Progetto
Flessibile e modificabile: capace di seminare un’istruzione democratica e orientativa volta a dare vitalità e
futuro alle sfere della vita personale, alla sfera intellettuale, corporea, all’affettiva, alla civico- sociale e alla
valoriale.
La terza via del PD funge da bussola di orientamento lungo i percorsi dell’istruzione sia come guida culturale
che come proposta curricolare.
Il baricentro del PD è la fenomenologia dialettica quale paradigma interpretativo di un fare/scuola dotato di
lenti coniate sia nei laboratori di razionalità, sia nei laboratori del pluralismo.
Il pluralismo metodologico (la scuola banco di prova della Didattica)
Il PD dispone di una metodologia plurale e critica proprio perché prende le distanze della pratiche del fare/
scuola rinchiuse e ibernare in Metodi. Il metodo declassa il docente da architetto a manovale dei processi di
socializzazione- apprendimento dell’infanzia come all’adolescenza, occorre quindi voltare pagina.
Soltanto una didattica dallo stile plurale e critico ha il pregio di valorizzare gli apporti della ricerca empirica
più avanzata, fungendo da secondo deterrente nei riguardi della gerarchizzazione metodologica: non esistono
Metodi si serie A,B,C.
Due motori per andare lontano
Per evitare che i docenti si facciano sedurre dai Metodi più reclamizzati del mercato dell’istruzione, il PD ha il
compito di proporre al mondo della Scuola sia di rendere attuali le teoria della formazione, sia di legittimare le
frontiere più luminose dell’innovazione metodologica.
Il PD gode di due potenti motori: uno cognitivo e uno metodologico.
Il motore cognitivo: il PD dispone di un primo/turbo per percorrere a velocità elevata la superstrada intitolata
all’istruzione-ricerca-creatività.
Per il PD disporre di un turbo cognitivo significa mirare a uno strategico bottino didattico.
Instradare i saperi e i metasaperi sul sentiero dell’apprendimento più congruente in rapporto alle molteplici
variabili che interagiscono nel viaggio dell’istruzione: gli stili cognitivi degli allievi, il peso culturale del sapere
da apprendere, gli spazi di qui dispone il Plesso.
Il motore metodologico: il PD dispone di un secondo/turbo per percorrere a velocità elevata la strada intitolata
alla procedure ottimizzanti la qualità dell’apprendimento.
Al suo motore di viaggio chiede un unico pedaggio: dichiarare l’opinione di sia per strategia individualizzata
che per strategie non individualizzate.
Le procedure individualizzate chiedono metodologia idonee ad assecondare lo stile cognitivo dell’allievo: i
suoi tempi e i suoi ritmi di apprendimento, i suoi linguaggi e le sue.
La procedure non individualizzate non mirano ad un’organizzazione delle conoscenze graduali e cumulative,
ma ad un apprendimento a <spirale> per problemi.
L’insegnante dà un primo giro di manovella per poi lasciare agli scolari l’impostazione e la risoluzione dei nodi
concettuali presenti nel percorso di interiorizzazione critica dei saperi curricolari.
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IL PROBLEMATICISMO DIDATTICO (capitolo 7)

La terza via nella parte terza del presente Saggio rivolgeremo uno sguardo profondo al giardino della Didattica: neoscienza dell’educazione, meglio scienza/bebè: ultima nata rispetto alla Pedagogia, Psicologia, alla Sociologia, all’Antropologia, il cui congegno , teorico ed empirico, vorremmo disponesse di solidi radicamenti razionalistici nel nome del Problematicismo didattico. La nostra logica interpretativa di Educazione intende rispondere ad alcuni pressanti interrogativi che popolano il binomio insegnamento- apprendimento che, da sempre, campeggia nell’attico della Scienza Didattica. La risposta può essere garantita per l’appunto da una didattica problematica e critica. Nella prospettiva è il nostro auspicio di una Formazione per tutta la vita: continua, è permanente. Il PD insegna una terza via: alla Didattica passiva che interpreta l’istruzione come padronanza di uniformi e omogenei standard cognitivi e della Didattica attiva che interpreta l’istruzione come percorso cognitivo spontaneismo ed estemporaneo, il PD propone una terza strada: problematica e critica, e affida a questa il compito teorico e empirico di correggere la parzialità e l’unilateralità delle strategie e della pratiche della scuola passiva e/o attiva. In quanto Didattica problematica e critica, ogni piano di lavoro del Plesso scolastico va considerato un Progetto Flessibile e modificabile: capace di seminare un’istruzione democratica e orientativa volta a dare vitalità e futuro alle sfere della vita personale, alla sfera intellettuale, corporea, all’affettiva, alla civico- sociale e alla valoriale. La terza via del PD funge da bussola di orientamento lungo i percorsi dell’istruzione sia come guida culturale che come proposta curricolare. Il baricentro del PD è la fenomenologia dialettica quale paradigma interpretativo di un fare/scuola dotato di lenti coniate sia nei laboratori di razionalità, sia nei laboratori del pluralismo.

Il pluralismo metodologico ( la scuola banco di prova della Didattica)

Il PD dispone di una metodologia plurale e critica proprio perché prende le distanze della pratiche del fare/ scuola rinchiuse e ibernare in Metodi. Il metodo declassa il docente da architetto a manovale dei processi di socializzazione- apprendimento dell’infanzia come all’adolescenza, occorre quindi voltare pagina. Soltanto una didattica dallo stile plurale e critico ha il pregio di valorizzare gli apporti della ricerca empirica più avanzata, fungendo da secondo deterrente nei riguardi della gerarchizzazione metodologica: non esistono Metodi si serie A,B,C.

Due motori per andare lontano

Per evitare che i docenti si facciano sedurre dai Metodi più reclamizzati del mercato dell’istruzione, il PD ha il compito di proporre al mondo della Scuola sia di rendere attuali le teoria della formazione, sia di legittimare le frontiere più luminose dell’innovazione metodologica. Il PD gode di due potenti motori: uno cognitivo e uno metodologico. Il motore cognitivo: il PD dispone di un primo/turbo per percorrere a velocità elevata la superstrada intitolata all’istruzione-ricerca-creatività. Per il PD disporre di un turbo cognitivo significa mirare a uno strategico bottino didattico. Instradare i saperi e i metasaperi sul sentiero dell’apprendimento più congruente in rapporto alle molteplici variabili che interagiscono nel viaggio dell’istruzione: gli stili cognitivi degli allievi, il peso culturale del sapere da apprendere, gli spazi di qui dispone il Plesso. Il motore metodologico: il PD dispone di un secondo/turbo per percorrere a velocità elevata la strada intitolata alla procedure ottimizzanti la qualità dell’apprendimento. Al suo motore di viaggio chiede un unico pedaggio: dichiarare l’opinione di sia per strategia individualizzata che per strategie non individualizzate. Le procedure individualizzate chiedono metodologia idonee ad assecondare lo stile cognitivo dell’allievo: i suoi tempi e i suoi ritmi di apprendimento, i suoi linguaggi e le sue. La procedure non individualizzate non mirano ad un’organizzazione delle conoscenze graduali e cumulative, ma ad un apprendimento a per problemi. L’insegnante dà un primo giro di manovella per poi lasciare agli scolari l’impostazione e la risoluzione dei nodi concettuali presenti nel percorso di interiorizzazione critica dei saperi curricolari.

Bisogna privilegiare le strategie individualizzate quando si è al cospetto dei saperi monocognitivi del curricolo e le strategie non individualizzate quando si è al cospetto dei saperi metacognitivi del curricolo

LA RICERCA E LE FORME IN DIDATTICA (cap. 8)

L’abito della domenica A scuola, l’abito della domenica si chiama Ricerca. La ricerca in versione PD ha il pregio pertanto di abilitare le giovani generazioni a scavare dentro l’istruzione avvalendosi della sonda della curiosità, del dubbio e della scoperta cognitiva. Il compito della scuola domani, sarà per l’appunto l’insegnare ad apprendere e a inventare e molto meno l’informare: dove appare titanica l’impresa di essere concorrenziali all’alfabetizzazione mediatica e informatica. La ricerca in ambito scolastico scorre su un affascinante trenino attrezzato di tutto per affrontare l’impegnativo viaggio lungo le praterie del Far West dell’educazione: un mini convoglio che sosta in tre stazioni che portano rispettivamente il nome di ricerca sperimentale, ricerca clinica e ricerca sul campo.

Un trenino tre stazioni

Prima stazione: la ricerca sperimentale Il trenino della ricerca ha a disposizione una prima stazione di sosta: si chiama ricerca sperimentale. Sul suo convoglio vengono caricati materiali investigativi dai rigorosi vincoli descrittivi per l’osservazione- interpretazione-verifica dei saperi curricolari tramite l’uso di strumenti di indagine altamente formalizzati. Seconda stazione: la ricerca clinica Il trenino della ricerca ha a disposizione una seconda stazione di sosta: si chiama ricerca clinica: il suo compito è verificare le complesse dinamiche interpersonali che si generano nella vita di classe a partire dai vissuti e dai conflitti emotivo/affettivi che condizionano profondamente la qualità della comunicazione e della conoscenza. Al centro della ricerca clinica campeggia la relazione interpersonale dove si esalta la singolarità. Terza stazione: la ricerca sul campo Il trenino della ricerca lungo il suo viaggio ha a disposizione una terza stazione di sosta: si chiama ricerca sul campo. Sono 5 i segni di riconoscimento cari al PD: primo segno di riconoscimento: documenta la stretta connessione esistente tra soggetto di ricerca e problemi socioculturali. Secondo segno di riconoscimento: documenta come la ricerca/azione consideri i risultati dell’indagine né oggettivi né definitivi. Terzo segno di riconoscimento: documenta come la ricerca/azione coinvolga esistenzialmente il ricercatore al punto che sono oggetto di analisi gli stessi vissuti del gruppo che fa ricerca. Quarto segno di riconoscimento: documenta come la metodologia investigativa della ricerca/azione non è mai scelta a priori perché è conseguente alla natura dell’oggetto di indagine. Quinto segno di riconoscimento: documenta come la ricerca/azione valorizzi la pratica della valutazione formativa.

Due sullo stesso tandem Il PD espone una doppia medaglia scientifica: l’una porta incisa l’identità di didattica generale, l’altra porta incisa l’identità di didattica disciplinare.

La didattica generale La prima medaglia scontorna una filiera di competenze professionali irrinunciabili per l’insegnate della scuola che vorremmo. Secondo il PD è duplice il volto di queste medaglia: da una parte campeggia l’architettura organizzativa (ovvero il piano dell’offerta formativa e i tempi settimanali, gli spazi didattici e l’integrazione dei disabili o da chi proviene da altra etnia) dall’altra campeggia l’architettura curricolare (le metodologie di insegnamento e di apprendimento, le forme della ricerca. Le pratiche dei laboratori). Lungo il suo viaggio formativo la didattica generale pone alla sua rotonda quattro obiettivi formativi: il primo traguardo è di illuminare di luce teorica e empirica la morfologia dei saperi trasversali , le metaconoscenze, le reti dei linguaggi e le ricerche multidisciplinari;

I cavalli: sono i baluardi/bianchi a difesa della professionalità degli insegnanti. Le pedine sono otto baluardi a difesa di una scuola del diritto dello studio e della qualità dell’istruzione. A tal fine, citiamo la nascita:

  • di una scuola Comprensiva comparto/unico materna-elementare-media;
  • di una scuola Secondaria dotata di ponti di transito tra i rami liceali, tecnico- industriali e professionali;
  • di una scuola dotata di classi e di laboratori al fine di garantire il sapere e il sapere fare, la disciplinarietà e l’interdisciplinarità.

BOCCIARE NON PAGA

Bocciare a Scuola è un rovinoso autogol, una dura sconfitta. Moltiplicare le bocciature è un autolesionismo allo stato puro che rafforza disparità e diseguaglianze. Don Lorenzo Milani lo incoroniamo come stella polare della Pedagogia mondiale. Il suo merito è di avere indicato alla Scuola il traguardo del diritto di tutti e una Formazione della densa qualità culturale e dall’elevato profilo civile. LA RICREAZIONE è FINITA : La Ricreazione è finita per gli studenti che impugnano il ruolo di copiloti della vettura scolastica anche come licenza per demolire luoghi liturgici deputati allo studio, all’amicizia e alla solidarietà. La ricreazione è finita per i docenti che impugnano la libertà di insegnamento anche come bonus per fare male scuola. La ricreazione è finita per i genitori che impugnano la cogestione degli organi collegiali anche come bonus per trasformarsi in forza/sindacale a difesa dei propri figli. Richiamiamo i naviganti a onorare la Scuola come una cattedrale dell’istruzione che coinvolge per i suoi riti e per le sue sacralità.

L’istruzione dà voce a che non l’ha

La ricetta per guarire la scuola

Nei gelidi anni del primo decennio del 21 secolo, la Scuola italiana ha ripetutamente scrutato all’orizzonte l’atteso fil di fumo di un’imbarcazione leggera prossima all’approdo sull’isola democratica colta e solidale che c’era una volta. Vorremmo che le nostre forze democratiche ponessero alla rotonda una Scuola condivisa dai tradizionali schieramenti di centro sinistra e di centro destra. L’auspicio è che venga formalizzato in parlamento un pattò di stabilità nel nome dell’istruzione e della cultura. A partire dalla rifondazione di una Scuola non discriminatoria non selettiva, non competitiva; non nozionistica.

NUOVI MONOPOLI COLONIALISTICI : Secondo le Scienze dell’educazione occorre mettere in strada un motore di progresso civile di nome Conoscenza.

PER UNA CARTA DELLA SCUOLA: secondo l’Unione europea, la ricetta vincente per curare i mali della scuola è investire risorse cospicue sui sistemi di istruzione per elevarli a locomotive dei trenini continentali dell’Economia, della Democrazia e della Cultura. La Formazione costituisce un sicuro conto in banca per i sistemi produttivi, per la democrazia e l’emancipazione alfabetica e morale di una Nazione. Da qui l’invito pressante ai ventisette paesi dell’Unione a redigere una Carta della scuola. Un patto formativo che assicuri alle nuove generazioni il diritto di ingresso e di successo in sistemi di istruzione dai copiosi e qualitativi standard delle conoscenze. A voce alta affermiamo che è improcrastinabile la rimessa in pista della Scuola italiana lungo le strade del vecchio continente. Traguardo possibile se riconquisterà i profumi identitari di fine Novecento: diffusi in giardini dell’obbligo e del postobbligo illuminati a giorno da quattro stelle polari di nome Scuola democratica, inclusiva, colta e solidale. Alla vettura della Conoscenza occorre pertanto garantire un motore a otto cilindri di nome intelligenza alimentato da un carburante problematicista razionale e critico.

Palestra di idee

Occhi grandi su Lisbona: il Report 200 dell’Ue chiede al vecchio continente di porre la conoscenza a crocevia dei sistemi democratici protesi a difendere la qualità della vita e dei valori delle proprie comunità territoriali. Il Report EU eleva la Conoscenza a capitale economico. Il Report EU eleva la conoscenza a Capitale sociale perché la formazione va spalmata lungo tutte le stagioni della vita: dall’infanzia alla senilità. Il Report EU eleva la Conoscenza a capitale umano perché la Scuola ha il compito di formare teste ben fatte ed etiche solidali. Traguardo perseguibile se i sistemi di istruzione europei sapranno porre a baricentro della loro mission educativa la costruzione di un’umanità equipaggiata sia di valori culturali sia di valori civili che di valori plurali.

Ecologia della conoscenza: sarà il nuovo motore di sviluppo e progresso del pianeta

LO ZAINO PEDAGOGICO: A baricentro dell’educazione campeggia, si è detto l’equazione Conoscenza uguale pensiero antidogmatico e ramificato, cioè a dire problematico e plurale. Nell’odierna stagione della globalizzazione la Scuola ha il compito di inaugurare vere e proprie autostrade formative a partire da intelligenze dotate di più punti di vista e di ramificate corsie cognitive. In una società complessa il compito della Scuola è quello di garantire alla sua utenza intelligenze multiple queste potranno essere acquisite soltanto possedendo i nuclei cognitivi essenziali delle materie scolastiche, nonché più punti di vista disciplinari. Da una parte, la Didattica dichiara la versatilità/problematica quando prende le distanze dalle pratiche del fare- scuola ibernare in Metodi che snaturano il docente che obbedisce a un programma/viaggio pensato e inscatolato da altri. Dall’altra parte la Didattica dichiara la sua versatilità/plurale quando prende le distanze dalle pratiche scolastiche mutuate da univoche teorie dell’apprendimento. SULLE SPALLE UN MANTELLO PLURALE: In quanto scienza dell’educazione la didattica ha il dovere di reclamare il pass/d’accesso ad una strada dell’apprendimento dallo stile sperimentale, flessibile e modulare. Soltanto una scuola dal mantello plurale può inoltrarsi verso sentieri aperti e privi di transenne perché disseminati di pratiche sperimentali altamente flessibili e scorrevoli per il fare-Scuola quotidiano. Attenzione pero, il destino e le fortune dei percorsi formativi dipendono anche dalla maturazione socioaffettiva degli allievi non vanno semplicemente attribuite al positivo o al negativo rapporto che allacciano con il proprio gruppo-classe. Un traguardo esistenziale percorribile a patto che la pedagogia e la Didattica si ergano a scienze contro quanto oggi impongono il Mercato e il Mediatico.

Laboratorio di cittadinanza

L’INFANZIA COCA-COLA: i colpevoli dell’emergenza infelicità fin dai primi anni della vita sono il Mercato e il Mediatico. L’infanzia scompare nel leviatano consumistico: costretta a vivere realtà urbane sregolate, flagellate dal vento gelido del neoliberismo mercantile. I bambini sono costretti a vivere in “gabbia” i loro 800 minuti giornalieri al netto del mangiare e del dormire, una catena di micro-temporalità quotidiane che si susseguono sempre uguali e vuote di avventura, fantasia e incanti.

LA SCUOLA E’ SENZA CUORE?

Con molta rabbia in corpo esprimiamo la commiserazione per un paese che ha lasciato nella mani di un governo illiberale e incolto le sorti della Formazione delle giovani generazioni. L’esito catastrofico per il nostro paese è di dover assistere agli imponenti “tagli”: meno insegnanti, meno monte ore, meno didattica, al loro posto un’istruzione tutta nel banco che spegne la mente e il cuore delle giovani generazioni. Se gli insegnati sono costretti a trasmettere e creare conoscenze in una classe di trenta allievi blindati nel banco difficilmente potranno cogliere le loro domande segrete e avvertire il dramma di una sedentarietà avvolta nel silenzio dove la parole è negata e il dialogo strappato.

Bisogna popolare Popolare la Scuola di saperi verdi, Di qui l’urgenza di un’alleanza tra la scuola e le opportunità formative: Un patto curricolare che assicuri uno scambio formativo tra il sistema di istruzione e i beni ecologici e paesaggistici non lontani dai cancelli della Scuola.

UN MUSEO DIDATTICO ALL’APERTO: le tasche didattiche verdi, prendono i contorni di irripetibile museo didattico all’aperto dove gli scolari possono giocare con dei materiali che cospargono il territorio naturale: nei prati, nei boschi, nelle montagne, nei fiumi, nei laghi, nei mari si impara giocando.

Tra teche e parchi

LE TECHE: I LABORATORI IN CITTA’: la prima carta d’identità dell’ambiente documenta l’immagine di un’aula didattica decentrata in versione di Teca. Questa, è un’estensione dei luoghi di interclasse: le aule specializzate, gli atelier, i laboratori ecc..

I PARCHI: LA NATURA LIBRO APERTO: la seconda carta d’identità dell’ambiente documenta l’immagine di una aula didattica decentrata di nome Parco. Se gli insegnanti sapranno caricarsi sulle spalle l’affascinante campito di dare volo alle Competenze, anche uscendo con gli allievi nel contesto urbano e naturalistico viciniore, avranno stabilmente negli occhi la scuola che sognano. Vale a dire, un’istituzione formativa aperta alla molteplicità delle culture e delle opportunità formative dell’ambiente. Nella casa delle Competenza i primi due piani ospitano il curricolo esplicito ( le monoconoscenze) mentre il terzo e il quarto ospitano il curricolo implicito (le metaconoscenze).

CAP. 11 (LA FORMAZIONE SEMPRE E PER TUTTI)

MICROFONO DELLA FORMAZIONE CONTINUA

Il virus del neo analfabetismo

Alla scuola è stato affidato l’indifferibile compito di raffreddare le preoccupanti cifre di neo analfabenismo che stanno erodendo il capitale culturale degli studenti dopo qualche anno dall’uscita della secondaria: parliamo della dispersione intellettuale generata da insegnamenti enciclopedici, lineari e mnemonici. Il report di Bruxelles impegnò con forza le nazioni a redigere una carta Euro dell’istruzione pubblica con l’impegno di renderla duratura nel tempo. A partire dai cicli minacciosi che sembrano avvolgere l’umanità del 2000, la formazione continua reclama il diritto delle prime età generazionali a una alfabetizzazione di base ricca di stimoli intellettuali e di pluralismo culturale che assicuri alle giovani cittadinanze una navigazione sicura lungo le rotte dell’istruzione per tutta la vita.

Una duplice comunicazione giudiziaria

La lifelong education ha il compito di spedire una duplice comunicazione giudiziaria: la prima alla scuola, la seconda al mediatico. Prima imputazione: va notificata alla scuola chiamata in assise quale responsabile numero uno dell’odierno olocausto delle conoscenze. Questo è il capo d’accusa è colpevole di dispersione intellettuale. La metà alfabetizzata del Pianeta non sembra più in grado di consegnare alle giovani generazione la duplice competenza della lettura e della scrittura. La scuola non sembra più nelle condizioni di porre nel proprio menù i piatti che nutrono menti plurali tanto che la sua istruzione si trova in forti difficoltà a dare le ruote a saperi metacognitivi di lungo respiro. Seconda imputazione: va notificata al mediatico chiamato in assise quale responsabile numero 2 dell’odierno olocausto delle conoscenze, perché impone saperi di plastica che provocano un’allarmante intossicazione cognitiva. L’alfabetizzazione lungo le stagioni dell’adultità e della senilità viene piegata al linguaggio della pubblicità: istantaneo e immediatamente dimenticato. Dunque, il report di Bruxelles invia ai 15 paesi dell’EU una pagella piena di brutti voti. La scuola nozionistica non è in grado di cucinare i cibi cognitivi superiori ineludibili per carburare la macchina dal pensiero.

L’educazione al duemila: alfabetizza l’emisfero australe

A SUD DELLE COLONNE D’ERCOLE: La pedagogia si trova al debutto del 2000 di fronte ad un bivio: è chiamata a scegliere con gli occhi aperti tra due sentieri identitari. La prima strada che si apre ai suoi occhi è quella di sempre: asfaltata di romanticismo apollineo e di etnocentrismo ariano. La seconda strada che si apre ai suoi occhi è del tutto inedita e chiama il problematicismo: un viaggio avventuroso per incontrare mondi altri dell’educazione ineludibili se intende farsi avvolgere da altri mantelli pedagogici e didattici.