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Il rapporto tra mafia e chiesa
Tipologia: Sintesi del corso
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Uno strano intreccio tra boss osservanti e religiosi collusi con la Mafia, un corpo centrale ecclesiastico complice e sacerdoti che si sono ribellati e continuano a ribellarsi anche oggi. Parlare di mafia devota sembra una contraddizione, ma come possiamo giustificare un soggetto che prima di compiere un omicidio entra in chiesa a farci il segno della croce o un soggetto che dopo aver compiuto l’omicidio si reca in chiesa a chiedere perdono per avere la possibilità di continuare? Come si può concepire l’idea che un mafioso sia un cattolico osservante?
SACRO E PROFANO => La religione è un tema ricorrente nelle vicende dei mafiosi. Gran parte delle regole che disciplinano l’organizzazione sono mutuate dai riti religiosi, dalla sacralità, dalla ritualità della religione in quanto la religione è parte della tradizione popolare che crea il consenso, quel consenso di cui l’organizzazione ha tanto bisogno. La cultura popolare nella quale la mafia attecchisce è fortemente cattolica quindi richiamarsi ad un simbologia cattolica è quasi passaggio obbligatorio. Far notare agli altri cittadini che non erano corpi estranei alla società ma anch’essi parte di quel contesto. Spesso anche gli eventi sacri, le cerimonie religiose sono gestite dalle organizzazioni mafiose che hanno il controllo del territorio. Non deve meravigliare se ad un certo punto ci sono delle processioni che ad un certo punto cambiano itinerario o si fermano davanti il balcone del boss mafioso per un riverente inchino quasi in una forma di rispetto oppure mafiosi che hanno il privilegio di trasportare sulle loro spalle la figura del Santo o addirittura della Madonna o del Cristo in Croce. Es. A Catania, nella festa della patrona Santa Agata il nipote del boss Santapaola era tra gli organizzatori e finanziatori della festa, e portava in spalla la Santa in processione. Magari nella loro assurdità i mafiosi si sentono davvero devoti, però essi strumentalizzano l’utilizzo di questa simbologia per aumentare il loro prestigio sociale.Essi finanziano feste di paese religiose, processioni parrocchie e quindi magari la processione deve andare per forza a fare l’inchino sotto il balcone del boss. La posta in palio è sempre il Consenso, Mafia e Chiesa operano insieme per il consenso. La chiesa ha bisogno di grandi espressioni di religiosità ed è qui che avvengono gli accordi, parroci che hanno bisogno del contributo dei mafiosi per fare la festa più bella, e il mafioso viene esaltato nelle cerimonie pubbliche. Personalmente non penso che la Chiesa sia convivente ma Ritengo la chiesa un macrocosmo attraversato da contraddizioni, ed esiste una minoranza di uomini di chiesa che hanno un coinvolgimento diretto degli affari mafiosi.
MAFIA DEVOTA => La chiesa non ha mai ripudiato ad esempio il rito di iniziazione (rito di rinascita che richiama al battesimo) dove c’è del sangue, un immagine sacra, il fuoco. Un simile atteggiamento ha portato molti uomini d’onore a sentirsi quasi investiti da un diritto divino che li portava a compiere i delitti più crudeli. Antonio Calderone, parlando del fratello Pippo, diceva che egli si sentiva un “eletto da Dio, non uno chiunque”. Il boss Pietro Aglieri nel suo covo da latitante aveva creato un altare, un inginocchiatoio che era frequentato dal sacerdote Padre Mario Fricchitta che celebrava messa. Michele Greco, per molto tempo capo della Commissione Provinciale di Cosa Nostra, soprannominato il papa, pregava ad ogni ora del giorno, aveva sempre la Bibbia con se. Nei pizzini di Provenzano c’è sempre traccia del volere di Dio e della Provvidenza. Nel suo covo furono trovati decine di crocifissi, migliaia di santini e una bibbia piena di annotazioni analizzata addirittura dal FBI, dimenticando forse che Provenzano era semianalfabeta aveva la seconda elementare.
IL PECCATO DI MAFIA => Sostenere la dottrina del perdono senza limiti ha ovviamente favorito la persistenza del potere mafioso; Il silenzio della Chiesa ha legittimato il potere della Mafia: Non curandosi, scansandosi nel toccare il tema.
Ma come ha reagito la Chiesa alla mattanza che insanguinava le strade di Palermo e di tutta la Sicilia? Per un lunghissimo periodo la Chiesa ed alcuni esponenti della chiesa in alcuni territori non hanno considerato disdicevoli questi rapporti anzi li ha ritenuti strategici per evitare che le forze di sinistra (i senza Dio) prendessero il potere. Es. Negli anni ‘60 Il Cardinale Ruffini si esprimeva definendo il male assoluto di Palermo il comunismo, non era quindi la mafia quella che veniva emarginata ma i comunisti in quanto negavano l’esistenza di Dio. Spesso i parroci, nell’imminenza della consultazione elettorale spingevano chiaramente di votare per la Dc. (usare l’anticomunismo come comune matrice politica). IL PROBLEMA NON SONO TANTO I PRETI COLLUSI MA PERCHE’ LA CHIESA NON HA USATO LA SCOMUNICA, LA CONDANNA VISIBILE E APERTA NEI CONFRONTI DELLA VIOLENZA DELLA MAFIA? PERCHE’ NON LI HA EMARGINATI DALLA COMUNITA’ DEI FEDELI? Tutta questa accettazione ci fa pensare che in qualche modo ci sia un rapporto funzionale. Ritengo la chiesa un macrocosmo attraversato da virtù e contraddizioni. Potremmo sostenere che esistono tre categorie di clericali: quelli che combattono la mafia rischiando sulla propria pelle ed alcuni sono divenuti martiri antimafia, chi non prende posizione e si rende complice in egual maniera di chi con la mafia fa affari (preti che prendono soldi).
ALCUNI ESEMPI NEGATIVI Anni ’80 Fra Giacinto, denominato Fra Lupara per i suoi conosciuti collegamenti con Stefano Bontate, accusato di aver protetto la latitanza di Luciano Liggio. Quando venne perquisita la sua cella in convento (dove fu ucciso in circostanze misteriose) vennero trovati milioni in contanti e armi. Don Agostino Coppola, cugina del capo di COSA NOSTRA AMERICANA FRANK COPPOLA (Frank tre dita) che celebrò a Cinisi il matrimonio del giovane latitante Rina e Ninetta Bagarella. Confessore di boss sanguinari, gestiva il patrimonio dell’arcidiocesi di Monreale. FU sospettato di essere stato mediatore nel sequestro del figlio del conte Cassina. Quando fu arrestato nel 1974 nella sua abitazione vennero rinvenuti 5 milioni provenienti da un sequestro di persona commesso dai corleonesi nel Nord Italia. Scomunicato dalla Chiesa, successivamente scontati i 13 anni di reclusione si sposò con una donna della famiglia mafiosa dei Caruana.
CHIESA RIBELLE => Nel corso di una celebre omelia pronunciata nel corso dei funerali del Generale Dalla Chiesa, il Cardinale Pappalardo finalmente fece sentire la voce della Chiesa che dette dignità dopo anni bui di complice prudenza e la società civile incominciò a sentire vicino la voce della Chiesa. Dopo le stragi di Capaci e Via D’amelio, Papa Woytila trovandosi in viaggio in Sicilia lanciò il suo anatema contro i mafiosi invitandoli alla Conversione e dichiarando una volta per tutte che la Chiesa era contro il potere della Mafia, una dissociazione fortissima nei confronti dei mafiosi devoti e dai poteri collusi. Conferenza episcopale 2014, una pastorale che è vero che riconosce l’associazione mafiosa come uno dei mali della nostra terra, ma che è ancora incapace a denunciare e a fare autocritica. Questo documento mette alla luce una sostanziale goffaggine delle istituzione pastorali, un documento molto superficiale.
PRETI “CORAGGIO” => Sorgono dopo il monito del Papa, figure di sacerdoti coraggiosi che si calano nella comunità combattendo la mafia. Messaggi di uomini liberi, che vanno oltre la testimonianza di fede, che non si piegano al potere mafioso. In contrapposizione alla chiesa corrotta c’è anche una chiesa pulita. Don Peppino Diana , sacerdote di Casal di Principe, impegnato a sottrarre i giovani al reclutamento dei Clan, lottando contro la cultura del crimine dominante nel suo terriorio. Ucciso nel 1994 dai Casalesi mentre stava per celebrare messa. Don Pino Puglisi , il parroco di Brancaccio (dove la gente era assoggettata al potere mafioso, dove viveva con la paura) alla periferia di Palermo anch’esso impegnato a togliere i ragazzi dalla strada che era l’unica maestra di vita. Ucciso il 15 Settembre 1993 il giorno del suo 56° compleanno. I