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Il rischio d'impresa, Sintesi del corso di Economia Aziendale

Descrizione ed elecazione varie tipologie di rischio

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 19/01/2020

contec
contec 🇮🇹

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Gli investitori valutano e selezionano le azioni su cui investire in funzione di due parametri: il
rendimento e il rischio. Un operatore economico interessato a calcolare il livello di rischio del proprio
investimento deve analizzare il variegato mondo degli indicatori di rischio, si può notare che mentre
alcuni sono adatti alla stima del rischio di qualsivoglia investimento finanziario, altri solo alla stima del
rischio di s. finanziari specifici. La devianza standard o scarto quadratico medio rappresenta senza
dubbio l’indicatore più applicato in ambito finanziario(è facile da calcolare ed è un indicatore
universale; ovvero applicabile alla totalità degli investimenti). L’incertezza dei rendimenti futuri
rappresenta il rischio della quasi totalità delle attività finanziarie e la deviazione standard rappresenta
una misura in grado di catturarla. In caso di attività finanziaria dal rendimento incerto, si può cercare di
definire quali siano le probabilità che in futuro si manifestino diverse misure di rendimento. Si ipotizzi
che un investitore voglia analizzare un titolo A, dal rendimento futuro incerto. L’investitore ha
identificato tre possibili rendimenti futuri(stati del mondo) del titolo, associando a ciascuno una
probabilità. La somma delle probabilità deve essere chiaramente pari a 100. Qualora l’investitore
desideri stimare il rendimento che ci si attende dall’investimento, egli deve calcolare la media
ponderata dei tre rendimenti previsti(i coefficienti di ponderazione sono le probabilità a essi associate).
Il rendimento medio non è tuttavia sufficiente a valutare la bontà dell’investimento A: occorre infatti un
indicatore in grado di misurare il grado di volatilità dei rendimenti e cioè lo scarto quadratico medio.
Quest’ultimo dunque misura il rischio attraverso la stima del livello di dispersione dei possibili
rendimenti rispetto al rendimento atteso. Osservando due titoli, A e B, aventi medesimo rendimento
atteso, ancor prima di calcolare la devianza standard del titolo B è possibile notare che quest’ultimo
presenta maggiore variabilità dei rendimenti attorno al rendimento medio, infatti il titolo B presenta
valori RI pari al 24 e allo 0%, mentre il titolo A del 14 e 10% che si discostano meno dal rendimento
medio. Non deve quindi stupire che la devianza di B risulti più elevata a quella di A (pag 480). Nella
prassi operativa è anche largamente diffusa una metodologia alternativa di stima della devianza
standard, la quale non presuppone l’identificazione dei possibili rendimenti futuri ma esclusivamente la
disponibilità di una serie storica dei rendimenti dello strumento finanziario (pag 483).
L’investitore potrebbe però optare per un portafoglio di investimenti. Perché? Così da diversificare i
propri investimenti e ridurre il rischio di subire perdite a causa di un singolo investimento. In tal caso,
fondamentale è che ogni attività venga considerata in rapporto al portafoglio complessivo
dell’investimento. Questo implica che il rischio e il rendimento totale della singola attività siano
irrilevanti, a differenza del suo contributo al rischio e rendimento totale del portafoglio. In termini
pratici, ciò vale a dire che un’unica attività, anche fortemente rischiosa, contribuisce al rischio e
rendimento del portafoglio solo nella misura del suo peso nell’ambito del portafoglio stesso. Nel caso
del rendimento, le due misure coincidono: il rendimento atteso di un’attività è il suo contributo al
rendimento atteso del portafoglio. Di conseguenza, è possibile affermare che il rendimento atteso di un
portafoglio è pari alla media ponderata dei rendimenti delle singole attività che lo compongono. Più
complesso è il caso del rischio, perché il rischio totale di un’attività, non corrisponde al suo contributo
al rischio del portafoglio, nel momento in cui tra l’andamento delle singole attività esiste una
correlazione positiva o negativa. In termini matematici, la correlazione tra due attività finanziarie è
definita da un coefficiente di correlazione; indicatore statistico che ci segnala la tendenza di due
variabili a comportarsi nella stesso modo, cioè a muoversi nella stessa direzione e con la stessa forza.
Essa è compresa tra – 1 e +1:
1) se fosse pari a +1, la correlazione si direbbe perfettamente positiva e si ha quando due
investimenti si muovono nella stessa direzione e con la medesima forza
2) se fosse invece pari a – 1, la correlazione sarebbe perfettamente negativa e vale a dire che due
investimenti si muovono nella direzione opposta, ma con stessa forza
3) Se fosse =0, i due mercati sono indipendenti quindi l’andamento di uno non influenza l’altro
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Gli investitori valutano e selezionano le azioni su cui investire in funzione di due parametri: il rendimento e il rischio. Un operatore economico interessato a calcolare il livello di rischio del proprio investimento deve analizzare il variegato mondo degli indicatori di rischio, si può notare che mentre alcuni sono adatti alla stima del rischio di qualsivoglia investimento finanziario, altri solo alla stima del rischio di s. finanziari specifici. La devianza standard o scarto quadratico medio rappresenta senza dubbio l’indicatore più applicato in ambito finanziario(è facile da calcolare ed è un indicatore universale; ovvero applicabile alla totalità degli investimenti). L’incertezza dei rendimenti futuri rappresenta il rischio della quasi totalità delle attività finanziarie e la deviazione standard rappresenta una misura in grado di catturarla. In caso di attività finanziaria dal rendimento incerto, si può cercare di definire quali siano le probabilità che in futuro si manifestino diverse misure di rendimento. Si ipotizzi che un investitore voglia analizzare un titolo A, dal rendimento futuro incerto. L’investitore ha identificato tre possibili rendimenti futuri(stati del mondo) del titolo, associando a ciascuno una probabilità. La somma delle probabilità deve essere chiaramente pari a 100. Qualora l’investitore desideri stimare il rendimento che ci si attende dall’investimento, egli deve calcolare la media ponderata dei tre rendimenti previsti(i coefficienti di ponderazione sono le probabilità a essi associate). Il rendimento medio non è tuttavia sufficiente a valutare la bontà dell’investimento A: occorre infatti un indicatore in grado di misurare il grado di volatilità dei rendimenti e cioè lo scarto quadratico medio. Quest’ultimo dunque misura il rischio attraverso la stima del livello di dispersione dei possibili rendimenti rispetto al rendimento atteso. Osservando due titoli, A e B, aventi medesimo rendimento atteso, ancor prima di calcolare la devianza standard del titolo B è possibile notare che quest’ultimo presenta maggiore variabilità dei rendimenti attorno al rendimento medio, infatti il titolo B presenta valori RI pari al 24 e allo 0%, mentre il titolo A del 14 e 10% che si discostano meno dal rendimento medio. Non deve quindi stupire che la devianza di B risulti più elevata a quella di A (pag 480). Nella prassi operativa è anche largamente diffusa una metodologia alternativa di stima della devianza standard, la quale non presuppone l’identificazione dei possibili rendimenti futuri ma esclusivamente la disponibilità di una serie storica dei rendimenti dello strumento finanziario (pag 483). L’investitore potrebbe però optare per un portafoglio di investimenti. Perché? Così da diversificare i propri investimenti e ridurre il rischio di subire perdite a causa di un singolo investimento. In tal caso, fondamentale è che ogni attività venga considerata in rapporto al portafoglio complessivo dell’investimento. Questo implica che il rischio e il rendimento totale della singola attività siano irrilevanti, a differenza del suo contributo al rischio e rendimento totale del portafoglio. In termini pratici, ciò vale a dire che un’unica attività, anche fortemente rischiosa, contribuisce al rischio e rendimento del portafoglio solo nella misura del suo peso nell’ambito del portafoglio stesso. Nel caso del rendimento, le due misure coincidono: il rendimento atteso di un’attività è il suo contributo al rendimento atteso del portafoglio. Di conseguenza, è possibile affermare che il rendimento atteso di un portafoglio è pari alla media ponderata dei rendimenti delle singole attività che lo compongono. Più complesso è il caso del rischio, perché il rischio totale di un’attività, non corrisponde al suo contributo al rischio del portafoglio, nel momento in cui tra l’andamento delle singole attività esiste una correlazione positiva o negativa. In termini matematici, la correlazione tra due attività finanziarie è definita da un coefficiente di correlazione; indicatore statistico che ci segnala la tendenza di due variabili a comportarsi nella stesso modo, cioè a muoversi nella stessa direzione e con la stessa forza. Essa è compresa tra – 1 e +1:

  1. se fosse pari a +1, la correlazione si direbbe perfettamente positiva e si ha quando due investimenti si muovono nella stessa direzione e con la medesima forza
  2. se fosse invece pari a – 1, la correlazione sarebbe perfettamente negativa e vale a dire che due investimenti si muovono nella direzione opposta, ma con stessa forza
  3. Se fosse =0, i due mercati sono indipendenti quindi l’andamento di uno non influenza l’altro

Immaginando di poter confrontare due mercati azionari, quello europeo e quello americano disponendo di una serie storica dei rendimenti, per entrambi di 36 dati mensili, e di osservare le possibili correlazioni tra i due:

  1. Inclinazione positiva: nella rappresentazione la retta interpolante(retta tale per cui la distanza tra i punti e la retta è la più piccola possibile) ha Inclinazione positiva e i punti si concentrano attorno ad essa nel I e III quadrante ciò sottintende una correlazione altrettanto positiva, infatti i due mercati si muovono nella stessa direzione e con la medesima forza(quando il mercato Us è in cattive acque lo è anche quello Eu, lo stesso in caso contrario). Qualora la retta, non solo abbia Inclinazione positiva ma tutti e 36 punti perfettamente posizionati su di essa, allora la correlazione viene detta perfettamente positiva
  2. Inclinazione negativa: in tale ipotesi la retta interpolante ha Inclinazione negativa e i punti relativi ai rendimenti si concentrano attorno ad essa nel II e IV quadrante, ciò indica che i mercati si muovono in direzioni opposte(quando il mercato Us va bene, quello Eu va male e viceversa). Se tutti e 36 punti giacciono sulla retta e questa ha Inclinazione negativa la correlazione sarà perfettamente negativa
  3. Inclinazione piatta: quando i 36 punti sono sparsi a nuvola in tutti e 4 i quadranti È proprio la pendenza della retta interpolante che determina il segno della correlazione, se positivo, negativo o uguale a zero. Quando il numero dei titoli da analizzare è considerevole appare utile l’utilizzo della cosiddetta “matrice delle correlazioni ”(matrice quadrata, una matrice è tale se ha un numero uguale di righe e colonne),attraversata da una diagonale composta da tutti 1, poiché le correlazioni di A con A, di B con B e così via sono uguali a +1. Inoltre è simmetrica poiché la correlazione tra A e B è identica a quella tra B e A. La matrice permette di valutare la bontà della diversificazione di un portafoglio, tanto meno i prodotti di investimento sono tra loro correlati, tanto minore sarà il rischio corso a parità di rendimento. Come visto il rischio può essere calcolato ricorrendo a Sigma, ma non solo, infatti un altro indicatore idoneo a misurarlo appare: Beta, il quale rappresenta la misura della sensibilità del singolo titolo alle variazioni del mercato nel quale è quotato e dunque del grado di rischio sistematico del titolo, ossia di quella componente del rischio complessivo che dipende dal modo in cui il rendimento è legato al rendimento del mercato nel suo complesso. In base ai valori che il beta può assumere si delineano tre situazioni:  Beta>1: titolo aggressivo; il cui rendimento amplifica le fluttuazioni del rendimento di mercato, sia in positivo che in negativo  Beta<1: titolo difensivo; che risente poco delle fluttuazioni di mercato, per cui gli investitori si attendono un rendimento più limitato  Beta=1: titolo neutrale; reagisce alle fluttuazioni del mercato in modo proporzionale alle stesse Ex: Immaginiamo di vendere un titolo Fiat, chiaramente caratterizzato da un dato rischio da intendere come somma di diversi componenti:  Mercato: inteso come totalità del mercato non distinguendo alcun settore, se il mercato sale, di conseguenza anche tutti i titoli e viceversa  Settore di appartenenza: ad esempio il settore automobilistico, se questo va male influenza le aziende operanti in esso  Azienda: legati alla singola azienda Puntando(investendo) tutto sul titolo Fiat, è chiaro che ci si prende a carico il rischio nella sua totalità(e cioè il rischio mercato, settore di appartenenza e azienda) e non si beneficia dell’effetto di correlazione (diversificazione del portafoglio). Dunque si potrebbe optare per l’acquisto di un titolo Fiat, uno Toyota e uno VW, diversificando così il rischio di azienda. Così però, si sarebbe comunque esposti al rischio di