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Il movimento nazionale italiano è spaccato in due: da un lato la parte democratica, dall’altro quella liberal-moderata.
Nella parte democratica si impone Giuseppe Mazzini con la sua rete organizzativa, la Giovine Italia. Avvicinandosi alle idee nazionali, si affilia alla vendita carbonara genovese e crea quella livornese. Dopo l’arresto, va in esilio a Marsiglia, luogo in cui fonda la Giovine Italia. Il limite dell’esperienza carbonara è la scarsa propaganda ed è per questo che la Giovine Italia si pone come obiettivo la propaganda diretta. Mazzini chiarisce gli scopi dell’organizzazione in una “Istruzione generale per gli affratellati alla Giovine Italia”, che contiene il programma generale.
Mazzini è convinto che l’Italia debba essere una repubblica unitaria e democratica (Stato che possiede organismi centralizzati che hanno competenza su ogni materia) e non uno Stato federale.
Lui pensa di creare un’insurrezione militare contro gli Stati esistenti in Italia e una lotta per bande contro gli eserciti regolari. Nel periodo di guerra vuole creare un’autorità dittatoriale, che finita la guerra deve cedere il potere ad un’assemblea costituente eletta dal popolo.
In modo coerente con il discorso nazionale risorgimentale, il nazionalismo mazziniano ha una fortissima componente religiosa, nel senso che si modella su forme di tradizione cristiana.
Mazzini vuole trasmettere l’idea che la rivoluzione nazionale porterà benefici a tutti. Pensa che sia compito dello Stato-nazionale nascituro quello di avviare una politica economica che regoli le successioni ereditiere, introduca un sistema di tassazione e che impegni lo Stato in un lavoro di garanzia dell’occupazione.
La Giovine Italia viene considerata come un’associazione eversiva ed i suoi militanti sono cercati dalla polizia. Nonostante questo la Giovine Italia ha ottime capacità di reclutamento. La Giovine Italia prende campo a Genova, Livorno, Pisa, Pavia, Milano, Ancona ecc. L’iniziativa non prende campo nelle campagne in quanto i contadini non sanno leggere e la propaganda orale è pericolosa.
Nel 1833 Mazzini organizza un movimento insurrezionale che avrebbe dovuto scoppiare a Genova e in Piemonte. Questo tentativo d’insurrezione viene scoperto dalle spie presenti nel movimento; e ciò porta a numerosi arresti ed esecuzioni. Nel 1834 c’è un secondo tentativo insurrezionale che prevede un’invasione della Savoia e di Genova (preparata insieme a Giuseppe Garibaldi). La prima fallisce e la seconda viene scoperta, questo porta alla chiusura della Giovine Italia.
Mazzini viene espulso dalla Francia e si trasferisce in Svizzera a Berna. Lì, nel 1834, rilancia la sua azione politica con la Giovine Europa. Obiettivo di questa è operare per politicamente e militarmente per l’autodeterminazione delle nazioni, per la liberazione di quelle oppresse, per la costruzione degli Stati-nazione e per la costruzione di un’ Europa che si fondi sulla cooperazione politica. Nel 1836 le sue strutture organizzative sono sconvolte da una moltitudine di arresti. Nel luglio 1836 Mazzini viene espulso dalla Svizzera e si rifugia a Londra. Dopo due anni di silenzio,
Mazzini, nel 1839, ricostituisce la Giovine Italia. Il programma comprende: la diminuzione delle ore di lavoro degli operai; l’aumento dei salari; la questione nazionale.
Per tutti gli anni Trenta la proposta mazziniana attrae la maggiore attenzione, ma nel passare del tempo inizia a precisarsi meglio l’alternativa tra una concezione radicale della rivoluzione ed una concezione più cauta, di ispirazione monarchico costituzionale. Questa proposta trova spazio nelle famiglie nobili di Torino, Milano e Firenze (a Firenze trova riferimento in Giovan Pietro Viesseux). Nel 1843, questa parte politica, giunge alla pubblicazione del suo programma nel libro “Del primato morale e civile degli Italiani” (scritto da Vincenzo Gioberti, un sacerdote). Gioberti scrive che la comunità italiana si fonda sulle credenze cristiane e sulla guida papale e questo lo conferisce un “primato morale”, motivo per il quale ha il diritto di rinascere e di avere una sua esperienza statale. Aggiunge che un assetto politico fondato sui sovrani, su aristocrazie civili e consultive e sul coordinamento politico-spirituale del papa è la condizione del “reggimento nazionale d’Italia”. Immagina la creazione di un’unione confederale degli Stati esistenti, con presidenza del papa (in ragione della sua superiorità etica, da qui “neoguelfismi”). Si dovrebbe formare con il consenso dei singoli sovrani e dell’opinione pubblica, e deve trovare i suoi punti di forza in Roma e nel Piemonte. Per stringere i rapporti tra i sovrani e l’elite si è pensato alla creazione di un Consiglio civile.
Il libro, essendo il popolo d’istruzione cattolica, ottiene molto successo. I critici fanno notare che Gioberti non tiene conto dell’orientamento reazionario del papa in carica (Gregorio XVI) e non esamina la posizione dell’Austria. Questi problemi vengono affrontati da Cesare Balbo nel libro “Delle speranze d’Italia”. D’accordo con la prospettiva confederale, prende le distanze da tre punti. Nega la fondatezza di una superiorità morale degli italiani, nega la realizzabilità della presidenza papale e sostiene che trascurare la questione dell’Austria significa non voler esaminare il problema. Sulla questione Austria spiega che, talora ottenesse vantaggi territoriali nei Balcani dalla dissoluzione dell’Impero ottomano, questi vantaggi dovrebbero essere compensati con l’indipendenza del Lombardo-Veneto. Il compito di condurre l’azione politica spetterebbe al Piemonte, mentre gli altri sovrani italiani introducono riforme interne. Quanto ai Parlamenti rappresentativi pensa che non siano indispensabili. Gli interventi di Gioberti e Balbo aprono una discussione, ma l’interesse suscitato dalla proposta giobertiana rischia di non trovare espressione politica a causa dei suoi due punti deboli. Nonostante ciò, tra il 1843 e il 1847, si verificano distinte dinamiche che danno a quel progetto credibilità.
La prima delle due dinamiche riguarda la crisi dell’iniziativa mazziniana. Dopo gli insuccessi in Romagna e a Rimini, l’opinione pubblica comincia a dubitare del progetto mazziniano.
Nel 1846 muore papa Gregorio XVI; il 17 giugno gli succede Pio IX. Pio IX concede l’amnistia ai detenuti e agli esiliati e annuncia la formazione di una commissione di studio per riforme istituzionali. Subito incarna la figura del papa liberale di Gioberti e con l’editto del 1847 che attenua la censura sulla pubblicazione di carattere politico, sembra darne la conferma. La pressione dell’opinione pubblica si fa sentire anche altrove: in Toscana il granduca Leopoldo II autorizza la pubblicazione di periodici politici e riforma la composizione della Consulta di Stato. Alla fine del