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La nascita del risorgimento italiano, un processo di riscoperta nazionale che portò all'unità politica e culturale della penisola. La rivolta in napoli del 1820, la figura di vincenzo gioberti e la sua visione neoguelfista, il ruolo di pio ix e le riforme introdotte, il fallimento della carboneria e l'ascesa di giuseppe mazzini e la giovine italia. Il testo illustra anche la crisi della carboneria e l'emergere di nuovi orientamenti politici.
Tipologia: Sintesi del corso
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Nei Ducati di Modena e Parma e nelle Legazioni pontificie le insurrezioni ebbero origine, oltre che dalla rivoluzione di luglio in Francia, da una trama cospirativa che tentò di coinvolgere lo stesso duca Francesco IV. Quest’ultimo, però, rivelò i suoi veri intenti arrestando i capi della congiura. La rivolta scoppiò ugualmente nelle Legazioni pontificie e si estese successivamente ai Ducati. La novità dei moti stava nel fatto che suoi protagonisti furono i ceti borghesi , appoggiati dall’aristocrazia liberale e da una certa mobilitazione popolare. Un nuovo intervento austriaco stroncò l’insurrezione. IMMOBILISMO POLITICO E ARRETRATEZZA ECONOMICA DEGLI STATI ITALIANI Dopo i moti del ’20-21 e del ’31, nella penisola gli Stati tornarono a forme
Nella prima metà dell’800 l’Italia conobbe un processo di graduale riscoperta della propria identità nazionale. Questo processo fu definito dai contemporanei, e poi dagli storici, Risorgimento. Per la verità l’Italia non aveva mai conosciuto, lungo il corso della sua storia, l’esperienza di uno Stato unitario. Eppure una nazione italiana, in quanto comunità linguistica , culturale , religiosa , esisteva almeno fin dall’epoca dei comuni. L’idea di Italia, inoltre, era sempre stata viva nel pensiero degli intellettuali della penisola, da Francesco Petrarca a Vittorio Alfieri. Nel ’700, col diffondersi della cultura illuminista, si era manifestata in misura crescente l’aspirazione a un rinnovamento culturale e morale di tutto il popolo italiano. Negli ultimi decenni del secolo, voci unitarie e indipendentiste erano emerse all’interno del movimento giacobino. I moti del ’20- e del ’31 tuttavia non furono animati dalla questione nazionale: essi furono in primo luogo subordinati a rivendicazioni di ordine costituzionale e politico, internamente ai singoli Stati. I PRIMI MOTI RIVOLUZIONARI Nel luglio 1820 un’insurrezione nel Napoletano , guidata da alcuni ufficiali, obbligò il re a concedere la Costituzione. Nel marzo 1821 , invece, una rivolta scoppiò in Piemonte e, dopo essere stata inizialmente appoggiata dal principe Carlo Alberto, venne schiacciata dal nuovo re Carlo Felice. Nel ’21 gli austriaci posero fine alla rivoluzione napoletana.
RIVOLUZIONE DEL 1820 A NAPOLI, XIX SEC. [Museo Centrale del Risorgimento, Roma] L’insurrezione napoletana scoppiò all’inizio del luglio 1820 per iniziativa di due ufficiali carbonari, Michele Morelli e Giuseppe Silvati, cui si unirono il prete liberale Minichini, a capo degli insorti a Nola, e la guarnigione della capitale, guidata dal generale Pepe. La litografia mostra in primo piano il generale Guglielmo Pepe e l’abate Luigi Minichini alla testa dei carbonari.
Vincenzo Gioberti , era imperniato sulla riscoperta della funzione nazionale della Chiesa cattolica (neoguelfismo). Il successo delle correnti moderate era dovuto al fatto che esse sembravano offrire soluzioni che non implicavano vie insurrezionali e rivoluzionarie. Elementi di gradualismo e federalismo erano presenti anche nella corrente democratica e repubblicana lombarda, il cui maggior esponente fu Carlo Cattaneo. Questi mirava a una confederazione repubblicana, sul modello degli Stati Uniti o della più vicina Svizzera. PIO IX E IL MOVIMENTO PER LE RIFORME L’elezione al soglio pontificio, nel ’46, di Pio IX suscitò un’ondata di grande entusiasmo in tutta Italia: un entusiasmo che venne accresciuto da alcune, pur limitate, riforme che egli varò. Si vide così nel nuovo papa l’uomo capace di realizzare i disegni del moderatismo neoguelfo. Nel corso del 1847 gli altri Stati italiani − escluso il Regno delle Due Sicilie − si trovarono costretti, di fronte alle pressioni dell’opinione pubblica e alle manifestazioni popolari, a concedere anch’essi alcune limitate riforme.
di assolutismo autoritario. Lo sviluppo economico inoltre era assai lento: l’industria non recepiva ancora le più avanzate conquiste tecnologiche europee, le ferrovie si diffondevano in modo irregolare, con ritardo e lentamente. Qualche progresso non bastò a ridurre il divario che si stava accumulando nei confronti dell’Europa più avanzata. Ma soprattutto si cominciò a riflettere sui limiti posti allo sviluppo economico dalla mancanza di un mercato comune nazionale.
IL PROGETTO MAZZINIANO La sconfitta dei moti del ’31 provocò la crisi definitiva della Carboneria a favore di un nuovo indirizzo che ebbe il suo principale sostenitore in Giuseppe Mazzini. Non privo di attenzione per le questioni sociali, il pensiero mazziniano era tuttavia incentrato sugli obiettivi nazionali − indipendenza , unità , repubblica − e sulla convinzione che unico mezzo per raggiungerli fosse l’ insurrezione popolare. Fondata la Giovine Italia (1831), Mazzini si impegnò nell’organizzazione di insurrezioni ma il fallimento di numerose iniziative suscitò critiche all’impostazione da lui data al problema nazionale e favorì la diffusione di nuovi orientamenti politici.
MODERATI, CATTOLICI E FEDERALISTI Sul piano degli orientamenti politici, gli anni ’40 si caratterizzarono per l’emergere di un orientamento moderato che cercava di dare soluzioni graduali e federaliste al problema nazionale. Tale orientamento, che ebbe il suo maggiore interprete in
GIACOMO MANTEGAZZA, “MAZZINI NELLE VESTI DI EDUCATORE”, PRIMA METÀ DEL XIX SEC.