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La militanza patriottica durante il risorgimento italiano, dalla produzione di opere artistiche e letterarie al programma politico di giuseppe mazzini e la sua associazione giovine italia. Vengono trattati i momenti chiave dell'esperienza culturale e politica romantica italiana, con una particolare attenzione ai melodrammi e alla religiosità civica di mazzini. Il documento include anche il programma sociale di mazzini e la fondazione di giovine europa.
Tipologia: Appunti
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Il Risorgimento italiano La militanza patriottica. Tra il 1815 e il 1847 vengono prodotte opere artistiche, raccolte poetiche, tragedie, romanzi, saggi storici, melodrammi, pitture che rielaborano in vari modi il mito della nazione italiana. Giovanni Berchet, Giacomo Leopardi, Silvio Pellico, Alessandro Manzoni, Francesco Domenico Guerrazzi, Massimo D'Azeglio, Giuseppe Verdi e altri ancora: le loro opere sono momenti chiave dell'esperienza culturale romantica italiana. Importantissimi poi sono i melodrammi, poiché hanno un impatto visuale che coinvolge anche un vasto pubblico popolare e analfabeta. L'anima Democratica del Risorgimento. Mazzini e la Giovine Italia. All'interno dell'universo democratico sin dal 1831 Giuseppe Mazzini (1805-1872) si impone per la forza della sua predicazione politica e per la sua rete organizzativa. Dopo una breve militanza Mazzini, arrestato dalla polizia del Regno di Sardegna nel 1830, è costretto all'esilio. Nel 1831 a Marsiglia fonda una nuova associazione, la Giovine Italia, che si differenzia dalle sette carbonare per l'assoluta trasparenza e semplicità del suo programma politico. L'obiettivo fondamentale è quello di costituire una repubblica unitaria e democratica. Ogni altra ipotesi gli sembra debba essere respinta: in particolare i progetti di costituire uno Stato italiano che abbia la forma di uno stato federale gli sembrano inaccettabili, perché convinto che il federalismo alimenterebbe le divisioni in Italia. Egli pensa che la sua associazione debba preparare le condizioni per un'Insurrezione militare contro gli Stati esistenti in Italia. Nel periodo della guerra la direzione politica dovrebbe essere affidata ad un'autorità dittatoriale; questa, a guerra conclusa deve cedere il potere ad un'Assemblea Costituente eletta dal popolo, detentore della sovranità. La religiosità civica di Mazzini. Il nazionalismo mazziniano ha una fortissima componente religiosa, nel senso che esso si modella su forme e stilemi della tradizione cristiana: la militanza politica come apostolato, il proselitismo attraverso la diffusione del verbo e attraverso la testimonianza dei martiri dell'azione patriottica, caduti in una guerra Santa, in una sacra crociata contro gli stranieri contro i tiranni, la resurrezione della nazione. Lo slogan "Dio e il popolo" è la sintesi di questi aspetti del messaggio. Il programma sociale di Mazzini. Scrive "Noi abbiamo bisogno delle masse" dopo la sconfitta dell'insurrezione del 1831, e per conquistarle è necessario che si trasmetta a esse l'idea secondo la quale la rivoluzione nazionale avrà effetti benefici anche sulle loro più immediate condizioni di vita. Mazzini immagina che il compito dello Stato nazione sia quello di impedire l'accumulo eccessivo delle ricchezze in poche mani, di introdurre una tassazione progressiva sui redditi che impegni lo Stato in una politica di lavori pubblici che garantiscano occupazione equamente distribuita a tutti. Nel 1833 venne progettato il primo tentativo insurrezionale coordinato da Mazzini, che sarebbe dovuto scoppiare in Piemonte e a Genova. La scoperta della congiura porta a numerosi arresti e a una dozzina di esecuzioni. Nel 1834 c'è un secondo tentativo insurrezionale più articolato, che prevede una invasione della Savoia da parte di un corpo di volontari armati e, in contemporanea, un'Insurrezione a Genova alla cui preparazione collabora un giovane marinaio nizzardo, Giuseppe Garibaldi.La
prima insurrezione fallisce e la seconda viene scoperta. Questo secondo insuccesso porta la chiusura della prima fase di vita della Giovine Italia. Nel luglio del 1833 Mazzini, espulso dalla Francia, si trasferisce in Svizzera. A Berna, nell'aprile del 1834, rilancia la situazione politica con una nuova associazione, la Giovine Europa. Obiettivo del nuovo organismo è di operare politicamente (e militarmente) per l'autodeterminazione delle Nazioni, per la costituzione degli Stati-nazione, per la costruzione di un'Europa che si fondi sulla Cooperazione politica e istituzionale. Nel corso del 1836 le sue strutture organizzative in via di formazione sono sconvolte da un’ondata di arresti. Nel giugno del 1836 le autorità svizzere decidono gli espellere Mazzini, che ai primi di gennaio del 1837 si rifugia a Londra. Nel 1839 Mazzini ricostituisce la seconda Giovine Italia, leggermente diversa dalla prima. Il programma prevede che il nuovo possibile stato repubblicano italiano debba impegnarsi ad attuare riduzioni dell'orario di lavoro degli operai, a garantire aumenti di salario, favorire il credito e l'associazione cooperativa. Nel programma della Giovine Italia la questione nazionale, l'indipendenza, l'unificazione sono ancora le vere priorità dell'azione politica. L'anima liberal-moderata del Risorgimento: Gioberti e Balbo. Nel contempo inizia a precisarsi un'alternativa, una concezione più cauta d'ispirazione monarchico-costituzionale moderata. Essa si contrappone al quadro mazziniano. Nel 1843 dispone di un programma politico compiuto attraverso la pubblicazione a Bruxelles del libro "Del primato morale e civile degli italiani" scritto da un sacerdote piemontese, Vincenzo Gioberti, costretto all'esilio prima in Francia e poi in Belgio per le sue convinzioni patriottiche. Il libro fa furore, collezionando in 5 anni almeno 8 diverse edizioni. Egli ritiene che la comunità italiana abbia modellato la sua identità fondamentale attraverso le credenze cristiane e la guida papale. L'essere confessionalmente coesa e l’ospitare la sede della cattolicità conferiscono un primato morale su tutti gli altri popoli. Gioberti immagina che una pacifica rinascita politica della Nazione Italiana possa avvenire attraverso la costituzione di una unione confederale degli Stati esistenti, la cui presidenza sia attribuita al Papa: da qui il termine neoguelfismo, che riassume l'aspetto politicamente cruciale della proposta giobertiana. Tale federazione dovrebbe essere costruita sia dal consenso dei sovrani regnanti negli Stati della penisola, sia con l’appoggio dell'opinione pubblica. Le riforme interne potrebbero ridursi all'istituzione di un consiglio civile, organo consultivo pensato per stringere maggiormente i rapporti di collaborazione tra i sovrani e l'élite. I critici del suo progetto ritengono che esso sia meno credibile a causa di due notevoli limiti: non tiene conto dell'orientamento reazionario del Papa in carica, Gregorio XVI e non esamina la posizione che dovrebbe essere riservata all'Austria. Questi problemi sono affrontati dal nobile piemontese Cesare Balbo nel libro "Delle speranze d'Italia" pubblicato a Parigi nel 1844. Balbo, per risolvere la questione austriaca, propone la teoria dell’ ”inorientamento” dell'Austria: qualora l'impero austriaco ottenesse dei vantaggi territoriali nei Balcani tali vantaggi dovranno essere compensati con l'indipendenza del lombardo-veneto. Il compito di condurre l'azione politico-diplomatica che deve preparare questo evento spetta al Piemonte, che gli