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Caratteri del Settecento: Rococò e Neoclassicismo - Juvarra e Vanvitelli, Dispense di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Il Settecento come secolo delle riforme e dei grandi cambiamenti, con una particolare attenzione al Rococò e al Neoclassicismo in Italia. Vengono presentati i principali artisti di questi stili, Filippo Juvarra e Luigi Vanvitelli, e le loro opere più famose. Juvarra è noto per la Basilica di Superga e la Palazzina di Caccia di Stupinigi, mentre Vanvitelli è conosciuto per la Reggia di Caserta e il Palazzo Reale di Napoli.

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 30/11/2022

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I caratteri del 700

Il settecento fu, in generale, il secolo delle riforme e dei grandi cambiamenti (soprattutto la seconda metà), in modo particolare con la rivoluzione industriale, quella americana e francese. Si fondano le premesse dell’età moderna, inizia il secolo dell’Illuminismo (movimento culturale e filosofico sorto in Francia e diffusosi nel resto d’Europa) che porterà a una visione più analitica e razionale del mondo: è l’epoca dell’espansione dei commerci e di grande fervore culturale. Per quanto riguarda l’arte, si sviluppa infatti l’estetica (cioè la filosofia dell’arte) con due diversi stili: il Rococò e il Neoclassicismo (riproposizione dell’arte classica). Il Rococò riflette il pensiero dell’età dei lumi, e si identifica come uno stile molto sfarzoso, che nasce in Francia sotto Luigi XIV: deriva etimologicamente da “rocailles”, rocce artificiali a forma di conchiglia poste sul fondo di laghetti, per indicare i motivi ornamentali tratti dalla natura che appaiono negli arredi dei palazzi dal 1730 circa. Tratti distintivi sono l’opposizione al barocco, e inoltre il recupero della luminosità che porterà allo schiarimento dei colori. Lo stile del Barocco risulta più aulico, monumentale e severo, mentre lo stile Rococò è più estroso, dinamico e visionario, trattandosi di un genere tipicamente ornamentale.

Filippo Juvarra

Fu sicuramente uno degli esponenti principali di questa corrente artistica. Nato a Messina nel 1678, figlio di un artigiano orafo da cui apprende il gusto per l’arte e per la decorazione scultorea, la sua formazione artistica avviene nella città di Roma, dove ben presto si afferma come scenografo. Nel 1714 diventa architetto della corte di Savoia, al tempo capeggiata da Amedeo II, ma muore poi a causa di una polmonite a Madrid, dove si era recato per realizzare il Palazzo Reale, nel 1736. Raggiunse fama internazionale grazie alla sua tecnica architettonica. Le sue opere presentano infatti influssi sia classici che barocchi, dato che egli fu influenzato da Michelangelo e da Borromini. Vi è sempre uno stretto rapporto tra le opere e l’ambiente circostante, scelto con cura, tramite prospettive e proporzioni accurate.

La Basilica di Superga è una delle sue opere più importanti. Commissionata da

Vittorio Amedeo II come ringraziamento per la liberazione di Torino dall’assedio francese del 1706, è collocata sulla sommità della collina di Superga. La complessa fabbrica presenta una pianta centrale, un’alta cupola michelangiolesca, due campanili di gusto borrominiano e un pronao classico (lo spazio tra la cella e le colonne). Si alternano linee curve e piane donando alla basilica un effetto scenografico. La parte posteriore della chiesa è inglobata nel convento, organizzato attorno ad un cortile rettangolare porticato.

La Palazzina di Caccia di Stupinigi è uno dei gioielli monumentali di

Torino: si tratta della Residenza Sabauda per la Caccia e le Feste edificata a partire dal 1729 su progetto proprio di Filippo Juvarra. Nel corso del Settecento, il complesso venne ampliato con l'aggiunta delle scuderie e delle rimesse agricole. Anche Napoleone vi soggiornò, nel maggio 1805. Il cuore della Residenza è il grande salone ovale provvisto di balconate di forte suggestione. Dal salone centrale partono invece quattro bracci più bassi a formare una croce di Sant'Andrea, dove si trovano gli appartamenti reali e quelli per gli ospiti. Il tema della caccia viene ripreso anche dalle decorazioni degli altri ambienti del palazzo, arredati da sontuoso mobilio in stile Rococò. All’interno della struttura è presente anche una cappella dedicata a Sant’Uberto e una galleria di ritratti di alcuni membri della famiglia reale dei Savoia. Degno di nota è anche il parco adiacente la palazzina, oggi sede del Parco Naturale di Stupinigi, che si estende per 1.700 ettari e fu progettato su modello francese.

straordinario gioco di rimandi. I piani sono cinque: terreno, mezzanino, piano nobile, secondo piano e attico, oltre a un piano sotterraneo. Attorno alla Reggia di Caserta si estende un parco di oltre 120 ettari: qui, fra boschetti, fontane e giochi d’acqua, sbucano ovunque statue di eroi e divinità della mitologia classica, che alludono alla passione per la caccia dei regnanti. L'intera struttura è coronata da un'ampia cupola centrale. Visitando il suo interno si è stupiti dal continuo susseguirsi di stucchi, bassorilievi, affreschi, sculture, pavimenti a intarsio. Notevoli sono quelli della Sala di Astrea, della Sala di Marte e della Sala del Trono, adibita al ricevimento delle personalità. Essa magnifica il potere assoluto del sovrano: lunga più di quaranta metri, illuminata da sei finestre e caratterizzata da dorature, richiese un lungo progetto che subì varie modifiche a partire dal governo di Murat. In fondo alla sala si trova il trono : in legno intagliato e dorato, con i suoi braccioli a forma di leoni alati e con le due sirene, simbolo della città di Napoli. Secondo la mitologia la sirena Partenope, dopo aver cercato invano di sedurre Ulisse con il suo canto, si suicidò nel golfo di Napoli: il suo corpo viaggiò per giorni tra i flutti, per approdare sull’isolotto di Megaride (piccola

isola napoletana), dove sorse la città partenopea. Al piano nobile della Reggia, sul vestibolo superiore, si apre invece la Cappella Palatina, mentre Il Teatro di Corte, molto simile al San Carlo di Napoli, è ubicato nel lato occidentale della Reggia. Ha una classica forma a ferro di cavallo, con cinque ordini di palchi e colonne di marmo alabastrino e il palcoscenico delimitato dalle statue della Musica e della Tragedia. Il vedutismo è un movimento artistico sviluppatosi in Italia, soprattutto a Venezia, che consisteva nella raffigurazione di paesaggi tramite rigorosi principi prospettici, con particolare attenzione a luoghi dove erano presenti ruderi ed antichità. A partire dalla fine del Settecento il termine “veduta” si sostituì infatti a quello di “prospettiva” per definire un genere pittorico incentrato, più che sulle figure umane, sulla natura e la città. Il più importante rappresentante di questa tendenza fu il veneziano Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto. Nacque a Venezia nel 1697, figlio del pittore Bernardo Cesare Canal che gli trasmise la sensibilità artistica, facendogli realizzare in giovane età fondali dipinti per le scene teatrali. Durante la sua formazione soggiornò a Roma, per poi tornare a Venezia nel 1720 in occasione del Carnevale. La pittura del Canaletto comincia ad acquisire caratteristiche individuali molto precise, dato che egli fonde in modo armonico la rappresentazione topografica con la parte architettonica e la natura, creando un insieme dettagliato dell'immagine. Nel 1746 il Canaletto decide di trasferirsi a Londra, e vi rimane per un decennio: a questo periodo appartengono le vedute del Tamigi e della campagna

Fonti: http://proffrana.altervista.org/la-camera- ottica/?doing_wp_cron=1649421913. https://www.analisidellopera.it/veduta-del-canal-grande-verso-la-punta-della-dogana- canaletto/ https://www.studiarapido.it/la-fastosa-reggia-di-caserta/ https://it.latuaitalia.ru/art/la-reggia-di-caserta-il-capolavoro-dei-borbone-ii-parte/ https://lascuolafanotizia.it/2021/05/28/larte-del-settecento/ https://doc.studenti.it/appunti/storia-dell-arte/700-rococo-neoclassicismo.html