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Il testo, Coerenza e Coesione, Appunti di Lingua Italiana

Questo è un riassunto dei capitoli 10 e 11 del libro "L'italiano - varietà, testi e strumenti" e parla degli elementi discorsivi del testo e le sue caratteristiche pragmatiche.

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 09/01/2024

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paolo-brosio-14 🇮🇹

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CAPITOLO 6 – IL TESTO E LA DIMENSIONE TESTUALE
TESTO
Un testo (orale o scritto) è ciò che ci permette di unire la dimensione cognitiva del linguaggio alla sua
componente sociale; perciò, l’esperienza quotidiana mette in luce i modi in cui fruiamo dei testi e il grado
di consapevolezza con cui li produciamo. Per descrivere la natura e l’organizzazione del testo, si prendono
in considerazione diversi fattori riguardanti sia la grammatica della lingua, sia aspetti cognitivi, culturali,
ecc.; questi possono essere ricondotti a tre ambiti: grammaticale, testuale e contestuale.
Il testo è, dunque, un’entità dotata di senso che, in un dato contesto, ci permette di soddisfare un
obiettivo comunicativo.
L’uso figurato della parola TEXTUM (vedi appunti) mette in risalto i punti di contatto fra testo e tessuto;
infatti, parole quali intreccio, trama appartengono ai campi semantici di ambedue i concetti.
Esempi propri dell’uso quotidiano (ma non solo) ci mostrano che, come lettori, siamo sensibili
all’individuazione delle proprietà che rendono un insieme di enunciati un testo. Inoltre, rivelano che, per
fare di alcuni enunciati un tutto unificato, non è sufficiente la mera ripetizione di un medesimo elemento
in superficie. Tuttavia, possiamo osservare che persino degli enunciati molto distanti sul piano dei
contenuti potrebbero costituire un testo: se, in una situazione specifica, l’insieme degli enunciati fosse in
grado di soddisfare e raggiungere un obiettivo comunicativo.
Il senso di ciò che definiamo un testo scaturisce in modo graduale dall’insieme delle sue parti e la stessa
comprensione di un testo è progressiva, nella quale giocano un ruolo anche la situazione comunicativa, il
contesto e le conoscenze che il lettore possiede (la sua enciclopedia).
Ciò che consente di riconoscere facilmente un testo è la possibilità di individuare una globale unità di
senso. Accanto a questa prima proprietà, ne riconosciamo una seconda, che potremmo definire la sua
unità strutturale: l’unità e la continuità di senso si manifestano nei collegamenti fra le parti, nell’uso di
parole che hanno la capacità di saldare in modo esplicito alcune porzioni di un enunciato ad altre,
nell’omogeneità dei tempi verbali, nell’uso della punteggiatura.
Questa percezione di una dimensione testuale emerge in tante valutazioni metalinguistiche fatte anche
nel linguaggio comune e nella nostra esperienza quotidiana. In un testo ci aspettiamo di trovare unità,
continuità e progressività dei contenuti e del senso, oltre che a una certa compattezza, data dai
collegamenti e dalle connessioni fra le sue parti. Queste due proprietà hanno un nome: la prima è la
coerenza, la seconda è la coesione (vedi appunti).
Il testo è un’entità semantica e pragmatica -> due aspetti: 1. Il senso globale di un testo si sviluppa
progressivamente grazie all’intreccio tra i valori e i significati esplicitamente codificati linguisticamente, i
contenuti impliciti, le informazioni che si ricavano dal contesto; 2. Questo intreccio serve a veicolare
significati fra un emittente e un ricevente.
Lunghezza del testo: l’essere testo non dipende dall’estensione, che può oscillare entro una gamma che va
dal singolo enunciato, anche di una sola parola, a centinaia di pagine raccolte in più volumi.
Variazione diamesica: nel parlato prototipico (conversazione spontanea) si ricorre a procedimenti testuali
che differiscono sensibilmente da quelli usati nello scritto-scritto. Nel parlato-parlato la ridondanza
tematica e il ricorso alla ripetizione sono strategie testuali frequentemente messe in atto dal parlante per
far fronte a caratteristiche tipiche del dialogo, come la sovrapposizione delle voci degli interlocutori, la
velocità con cui si alternano i turni di parola, la necessità di un’interpretazione rapida e immediata di
quanto via via viene detto. Nelle conversazioni la costruzione del testo “va di pari passo con la costruzione
di uno spazio intersoggettivamente condiviso con i propri destinatari”. Nel parlato la coerenza è il risultato
di un lavoro interpretativo altamente dinamico, al quale arriva un destinatario “cooperativo”, disposto a
riconoscere i rapporti fra i singoli enunciati e a costruire “un campo di interpretazione adeguato”.
Nel linguaggio comune discorso e testo mostrano un legame con l’idea di lingua in atto e in uso: la
nozione di discorso è legata all’oralità e quella di testo all’universo scritto. Come mostra Ferrari, la
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CAPITOLO 6 – IL TESTO E LA DIMENSIONE TESTUALE

TESTO

 Un testo (orale o scritto) è ciò che ci permette di unire la dimensione cognitiva del linguaggio alla sua componente sociale; perciò, l’esperienza quotidiana mette in luce i modi in cui fruiamo dei testi e il grado di consapevolezza con cui li produciamo. Per descrivere la natura e l’organizzazione del testo, si prendono in considerazione diversi fattori riguardanti sia la grammatica della lingua, sia aspetti cognitivi, culturali, ecc.; questi possono essere ricondotti a tre ambiti: grammaticale, testuale e contestuale.  Il testo è, dunque, un’entità dotata di senso che, in un dato contesto, ci permette di soddisfare un obiettivo comunicativo.  L’uso figurato della parola TEXTUM (vedi appunti) mette in risalto i punti di contatto fra testo e tessuto; infatti, parole quali intreccio, trama appartengono ai campi semantici di ambedue i concetti.  Esempi propri dell’uso quotidiano (ma non solo) ci mostrano che, come lettori, siamo sensibili all’individuazione delle proprietà che rendono un insieme di enunciati un testo. Inoltre, rivelano che, per fare di alcuni enunciati un tutto unificato, non è sufficiente la mera ripetizione di un medesimo elemento in superficie. Tuttavia, possiamo osservare che persino degli enunciati molto distanti sul piano dei contenuti potrebbero costituire un testo: se, in una situazione specifica, l’insieme degli enunciati fosse in grado di soddisfare e raggiungere un obiettivo comunicativo.  Il senso di ciò che definiamo un testo scaturisce in modo graduale dall’insieme delle sue parti e la stessa comprensione di un testo è progressiva, nella quale giocano un ruolo anche la situazione comunicativa, il contesto e le conoscenze che il lettore possiede (la sua enciclopedia).  Ciò che consente di riconoscere facilmente un testo è la possibilità di individuare una globale unità di senso. Accanto a questa prima proprietà, ne riconosciamo una seconda, che potremmo definire la sua unità strutturale: l’ unità e la continuità di senso si manifestano nei collegamenti fra le parti, nell’uso di parole che hanno la capacità di saldare in modo esplicito alcune porzioni di un enunciato ad altre, nell’omogeneità dei tempi verbali, nell’uso della punteggiatura.  Questa percezione di una dimensione testuale emerge in tante valutazioni metalinguistiche fatte anche nel linguaggio comune e nella nostra esperienza quotidiana. In un testo ci aspettiamo di trovare unità, continuità e progressività dei contenuti e del senso, oltre che a una certa compattezza, data dai collegamenti e dalle connessioni fra le sue parti. Queste due proprietà hanno un nome: la prima è la coerenza , la seconda è la coesione (vedi appunti).  Il testo è un’entità semantica e pragmatica -> due aspetti: 1. Il senso globale di un testo si sviluppa progressivamente grazie all’intreccio tra i valori e i significati esplicitamente codificati linguisticamente, i contenuti impliciti, le informazioni che si ricavano dal contesto; 2. Questo intreccio serve a veicolare significati fra un emittente e un ricevente.  Lunghezza del testo: l’essere testo non dipende dall’estensione, che può oscillare entro una gamma che va dal singolo enunciato, anche di una sola parola, a centinaia di pagine raccolte in più volumi.  Variazione diamesica: nel parlato prototipico (conversazione spontanea) si ricorre a procedimenti testuali che differiscono sensibilmente da quelli usati nello scritto-scritto. Nel parlato-parlato la ridondanza tematica e il ricorso alla ripetizione sono strategie testuali frequentemente messe in atto dal parlante per far fronte a caratteristiche tipiche del dialogo, come la sovrapposizione delle voci degli interlocutori, la velocità con cui si alternano i turni di parola, la necessità di un’interpretazione rapida e immediata di quanto via via viene detto. Nelle conversazioni la costruzione del testo “va di pari passo con la costruzione di uno spazio intersoggettivamente condiviso con i propri destinatari”. Nel parlato la coerenza è il risultato di un lavoro interpretativo altamente dinamico, al quale arriva un destinatario “cooperativo”, disposto a riconoscere i rapporti fra i singoli enunciati e a costruire “un campo di interpretazione adeguato”.  Nel linguaggio comune discorso e testo mostrano un legame con l’idea di lingua in atto e in uso : la nozione di discorso è legata all’oralità e quella di testo all’universo scritto. Come mostra Ferrari, la

differenza fra le due nozioni menzionate riguarda il livello di analisi e il ruolo degli elementi extralinguistici. Il livello testuale è quello relativo alla texture, cioè la componente semantico-linguistica del testo; a sua volta, il livello discorsivo concerne tutti i fattori di natura extralinguistica (sociale, culturale, cognitiva) e paralinguistica (la gestualità, le espressioni del volto, la postura del corpo, ecc.) che rendono i testi delle entità comunicative.  La nozione di testo viene anche usata in modo allargato: viene adoperato come termine generale per individuare sia il prodotto, sia il processo, visti non solo nella loro componente logico-semantica, ma anche in rapporto ai fattori extralinguistici che collaborano a determinare la significatività comunicativa dei testi. Usando in questo modo la nozione di testo, quella di discorso viene impiegata in modo mirato , per far riferimento specifico alla dimensione interattiva e processuale di un evento comunicativo.  Cinque condizioni del processo comunicativo e tre principi regolativi (vedi appunti).

CAPITOLO 7 – COERENZA E COESIONE

COERENZA

 Il termine coerenza non ha un significato univoco ma due diverse accezioni che è bene analizzare.

  1. Nel senso comune, il termine coerenza è inteso soprattutto come non-contraddittorietà e assenza di conflitto fra concetti (in inglese consistency ). La coerenza concettuale deriva da quella grammatica dei concetti che è alla base della nostra visione del mondo. Gli usi figurati del linguaggio permettono di sfruttare proprio il conflitto tra concetti e di usare le parole anche al di fuori della loro area concettuale più comune e condivisa; ad esempio, si può usare parlare quando un oggetto o uno stato di cose manifesta qualcosa in modo eloquente (come se parlasse).
  2. Un secondo impiego del concetto di coerenza è quello di coerenza testuale (in inglese coherence ). In questo caso, la coerenza è data dalla riconoscibilità di uno specifico progetto comunicativo, contingente al singolo testo: un testo è coerente se gli enunciati che lo compongono, in modo progressivo, costruiscono un messaggio complessivamente unitario. Se la consistency è un concetto definito in negativo , come assenza di contraddizioni, la coerenza testuale è invece definibile in positivo : cioè, come una proprietà positiva della relazione tra i contenuti degli enunciati e il testo che li accoglie.  Perché un intero testo sia coerente è sufficiente che anche un solo enunciato renda riconoscibile lo scopo comunicativo.  Inoltre, dinanzi a casi di testi che vogliono apparire illogici o difettosi sul piano della coerenza testuale, come poesie o testi letterari, è innanzitutto il riconoscimento della dimensione autoriale del testo ad aiutare il lettore. Il lettore, cioè, sa di essere dinanzi a un testo letterario scritto da un poeta: perciò può ragionevolmente ritenere che l’incoerenza sia stata intenzionalmente scelta per ottenere specifici effetti interpretativi. Anche sulla base di questi elementi (la dimensione autoriale, il genere testuale e il montaggio), il lettore può ipotizzare che l’opacità del senso e il deficit di coerenza puntino a comunicare qualcosa.  Nell’attribuzione di senso giocano un ruolo cruciale il patto comunicativo e interpretativo fra il mittente e i destinatari.  In quanto principio che guida l’interpretazione, la coerenza va intesa come una proprietà graduale e più o meno facilmente recuperabile. Anche dinanzi al medesimo testo, in base alle competenze che ciascun lettore e ciascun ascoltatore possiedono, può cambiare lo sforzo cognitivo richiesto per individuare la coerenza.  Tre proprietà che si riconoscono in un testo coerente: unitarietà , progressione e continuità.

 L’elemento anaforico può far acquisire al destinatario del testo conoscenze specifiche che concernono non i referenti in quanto tali, ma i sentimenti, gli atteggiamenti affettivi e valutativi del parlante (o dello scrivente) nei loro confronti. Anafore di questo tipo sono definite valutative ed empatiche.  Un altro tipo di legame anaforico è proprio di alcune forme di ripresa mediante sostituzione lessicale: si tratta del tipo di legame fra antecedente e forma di ripresa che poggia su conoscenze extralinguistiche. Se definiamo il sapere lessicale e quello extralinguistico rispettivamente dizionario ed enciclopedia , adoperando una formulazione più sintetica, si può allora dire che il legame anaforico fra elemento di ripresa e antecedente viene istituito dal mittente e còlto dal destinatario del testo grazie alle risorse del dizionario o dell’ enciclopedia. Poggia su conoscenze extralinguistiche il legame delle cosiddette anafore pragmatiche.  Pienezza semantica e autonomia delle anafore : nei casi di anafore prive di corpo fonico e di anafore pronominali siamo davanti a sostituti semanticamente vuoti, che hanno bisogno dell’antecedente per riempirsi di un contenuto semantico e per trovare una referenza: queste anafore sono sia semanticamente, sia referenzialmente dipendenti dall’antecedente. A loro volta, i sostituti lessicali sono semanticamente pieni: quindi, essi non solo rinviano a un referente testuale che mantengono attivo nella memoria del lettore o dell’ascoltatore, ma ne offrono anche un arricchimento semantico e/o pragmatico, aggiungendo tratti denotativi o connotativi.  Pseudoreferenzialità : in alcuni casi, il rapporto fra antecedente ed elemento di rinvio è meno canonico. La coreferenza, cioè, può essere parziale, oppure può non sussistere identità referenziale fra punto d’attacco e forma di ripresa: in questi casi si parla anche di pseudoreferenzialità. “Una notte, dopo una cena da amici, trovai l’auto bucata. Dato che il mese prima mi avevano rubato la ruota di scorta, avevo pensato bene, una volta acquistatane un’altra, di lasciarla a casa.”  Nell’esempio sia il pronome clitico ne sia un’altra non rinviano specificamente al referente testuale introdotto nel cotesto precedente; piuttosto, pur continuando a parlare di “ruote di scorta”, le forme anaforiche ne e un’altra consentono di evocare rispettivamente il tipo di oggetto “ruota di scorta” e il nuovo oggetto che viene effettivamente acquistato. “A: Guarda là in fondo! Quello è un rododendro. B: Cosa? Me lo puoi sillabare?”  L’esempio precedente è un diverso tipo di pseudoreferenzialità fra antecedente ed elemento di ripresa. L’elemento pronominale lo si riferisce solo al nome della pianta (il fitonimo “rododendro”) e, più esattamente, alla forma della parola rododendro , che infatti viene fatta oggetto di una domanda relativa alla sua sillabazione; quindi, anche fra rododendro e lo non sussiste identità referenziale.  Anafore associative (detta anche implicita) : è il terzo tipo di relazione semantica su cui si fondano i dispositivi anaforici. Esempi di questo tipo di anafora sono quelli basati sulla relazione semantica parte- tutto (detta meronimia ). Esse possono essere su base lessicale , su base testuale o su base extralinguistica.

  1. Su base lessicale : a partire dalla relazione concettuale inscritta nel significato delle parole poste in collegamento. 2. Su base testuale : mediante un collegamento indiretto valido all’interno di uno specifico testo -> “la macchina è davanti al bar esattamente come il giorno prima, ma a ben guardare la striscia rossa è un po’ rovinata. Forse Francesca ha ragione, forse quella notte qualcuno l’ha usata.” 3. Su base extralinguistica : a partire da conoscenze extralinguistiche valide non solo per il testo in cui compaiono -> “Enzo Ferrari fondò la sua casa automobilistica nel 1929. Nel corso dei decenni, le rosse di Maranello hanno fatto la storia dell’automobilismo sportivo mondiale”

 La scelta del tipo di anafora si fonda sulla combinazione di diversi fattori che interagiscono fra loro: la distanza fra il referente e l’elemento anaforico, l’ univocità del riferimento e dell’individuazione, la salienza testuale del referente stesso. Con quest’ultima espressione si intende ciò che viene definito il grado di attivazione di un referente testuale.  Progressione topicale : il modo in cui, all’interno dell’architettura del testo, sono organizzate le informazioni attinenti a uno specifico referente che ha statuto di Topic. Può essere: con topic costante (diretta), per scomposizione da un topic (costante associativa), con topic lineare (diretta), per scomposizione da un comment (lineare associativa), con topic globale , a salti.  Le relazioni semantiche che percorrono il testo si dispongono all’interno di un’architettura semantica e topicale nella quale possono riconoscersi tre unità di diverso tipo:

  1. Unità informative interne agli enunciati;
  2. Unità comunicative (o enunciati ), ovvero unità caratterizzate da una funzione illocutiva e da una funzione testuale che definisce il ruolo che svolgono in relazione al cotesto;
  3. Movimenti testuali , ovvero una sequenza, unitaria e dotata di un’organizzazione gerarchica interna costituita da unità comunicative (o enunciati) legate tra di loro sul piano logico-semantico e topicale.  Le relazioni semantiche che strutturano il testo possono essere lasciate implicite; oppure, grazie ai cosiddetti connettivi semantici , possono essere espresse linguisticamente. I connettivi semantici sono elementi linguistici invariabili, appartenenti sotto il profilo morfologico a diverse classi, che manifestano e segnalano, in modo ricco o sottospecificato, le relazioni logico-semantiche presenti in un testo. I connettivi possono essere considerati come un’istruzione offerta al destinatario per individuare due tipi specifici di relazioni presenti nell’architettura di un testo:
  4. Le relazioni logico-semantiche fra gli eventi : tempo, causa, conseguenza, fine, ecc.
  5. Le relazioni metatestuali o di composizione testuale fra enunciati o fra movimenti testuali: illustrazione, esemplificazione, riformulazione, ecc.  Connettivi, diamesia e stili: possiamo osservare che, mentre nel parlato spontaneo e informale si tende a preferire un’organizzazione giustappositiva o coordinativa, e si ricorre più spesso a connettivi sottospecificati; invece, nello scritto formale è probabile che la nostra preferenza vada a stili che prevedono una maggiore integrazione sintattica e l’impiego di connettivi ricchi e specificati.  Come i connettivi semantici anche i segnali discorsivi appartengono a diverse parti del discorso. La categoria dei segnali discorsivi può essere usata per designare una vasta gamma di elementi con funzioni interattive , alcuni dei quali possono essere considerati dei veri e propri connettivi pragmatici , mentre altri elementi, poiché non sono invariabili, si prestano meno ad essere considerati dei connettivi in senso stretto. Le principali funzioni interattive dei segnali discorsivi sono:
  6. Turno [presa di]: stabilire il contatto con l’interlocutore e segnalare la presa di turno ;
  7. Attenzione [richiesta di]: richiedere e sollecitare l’attenzione del destinatario;
  8. Conferma e accordo [richiesta di]: sollecitare un feedback e chiedere una conferma in modo da verificare che il destinatario abbia compreso e sia d’accordo con quanto comunicato;
  9. Funzione fàtica [relativa al canale e al contesto sociale]: (4.1) verificare che il canale sia attivato e la comunicazione non sia disturbata – (4.2) segnalare i legami sociali e affettivi fra gli interlocutori;
  10. Modulazione : rafforzare o attenuare il contenuto o una delle componenti dell’atto linguistico, ricorrendo nel primo caso a elementi focalizzanti, nel secondo a forme attenuative.  I segnali discorsivi si trovano anche in generi che richiedono la simulazione e la ricreazione del parlato- parlato : in questo caso, l’inserimento di segnali discorsivi è una delle strategie intenzionalmente perseguite per ottenere la stilizzazione del parlato-parlato nello scritto.  Accanto alle funzioni interattive vengono descritte funzioni metatestuali analoghe a quelle di composizione testuale, come l’esemplificazione e la riformulazione. Elementi che mostrano i cambi di argomento e di tema scandiscono l’articolazione delle parti di un testo ( innanzitutto , per cominciare , ecc.). Egualmente hanno valore metatestuale gli elementi che segnalano la relazione di riformulazione

discorso diretto riguardano il suo carattere imitativo e letterale , ma anche la sua icasticità e memorabilità.  Per quanto riguarda il discorso diretto possiamo distinguere tre sottotipi, che si differenziano per la presenza e il tipo di cornice citante.

  1. Discorso diretto dotato di una cornice citante : nella cornice si trova ora un verbo di “dire”, ora un verbo che indica il proseguimento di un atto di enunciazione.
  2. Discorso diretto libero : un discorso diretto privo di cornici che lo introducono.
  3. Discorso diretto con che.  Quanto al discorso indiretto riconosciamo tre tipologie:
  4. Discorso indiretto subordinato : questo discorso indiretto “classico” presenta tipicamente una cornice con un verbo dell’area semantica del dire seguito da un elemento che introduce la subordinata, ed è caratterizzato dall’adeguamento della deissi personale, spaziale e temporale all’origo di chi riporta le parole altrui e non dell’ original speaker. Questo comporta sia l’assenza degli elementi espressivi che caratterizzano il discorso originario (esclamazioni, frasi interrotte, interiezioni, segnali discorsivi, ecc.), sia l’adozione delle regole della cosiddetta consecutio temporum ( concordanza dei tempi );
  5. Discorso indiretto glossato : in questo caso la cornice è un sintagma preposizionale come secondo
  • sintagma nominale/ a detta di + sintagma nominale;
  1. Discorso indiretto libero : è caratterizzato dall’ intersezione dei parametri di due diversi centri discorsivi , ovvero, la deissi personale è mantenuta secondo il centro deittico di chi riporta le parole altrui, mentre la deissi spaziale e la deissi temporale sono orientate secondo il centro deittico dell’ original speaker. Questa asimmetria genera due effetti. Mentre i tempi verbali sono all’imperfetto indicativo e la deissi personale è in terza persona, gli elementi della deissi spaziale e temporale restano ancorati al qui e ora del locutore originario, contrariamente a quanto accade nel discorso indiretto subordinato.  Accanto alle forme di rappresentazione del discorso esaminate, esistono anche stili nascosti mediante i quali vengono riportare le parole altrui. Si tratta di sequenze e porzioni testuali “non espresse esplicitamente come citazioni”, ma che pure il lettore può interpretare come tali “grazie alle informazioni testuali e contestuali”. In questi casi, cioè, sia elementi cotestuali, sia elementi contestuali permettono al lettore di riconoscere che quanto espresso in una determinata sequenza è incompatibile con il sistema concettuale di “chi dice io nel testo” e che quindi il locutore sta riportando parole altrui in modo implicito e coperto.