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Questo è un riassunto dei capitoli 10 e 11 del libro "L'italiano - varietà, testi e strumenti" e parla degli elementi discorsivi del testo e le sue caratteristiche pragmatiche.
Tipologia: Appunti
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Un testo (orale o scritto) è ciò che ci permette di unire la dimensione cognitiva del linguaggio alla sua componente sociale; perciò, l’esperienza quotidiana mette in luce i modi in cui fruiamo dei testi e il grado di consapevolezza con cui li produciamo. Per descrivere la natura e l’organizzazione del testo, si prendono in considerazione diversi fattori riguardanti sia la grammatica della lingua, sia aspetti cognitivi, culturali, ecc.; questi possono essere ricondotti a tre ambiti: grammaticale, testuale e contestuale. Il testo è, dunque, un’entità dotata di senso che, in un dato contesto, ci permette di soddisfare un obiettivo comunicativo. L’uso figurato della parola TEXTUM (vedi appunti) mette in risalto i punti di contatto fra testo e tessuto; infatti, parole quali intreccio, trama appartengono ai campi semantici di ambedue i concetti. Esempi propri dell’uso quotidiano (ma non solo) ci mostrano che, come lettori, siamo sensibili all’individuazione delle proprietà che rendono un insieme di enunciati un testo. Inoltre, rivelano che, per fare di alcuni enunciati un tutto unificato, non è sufficiente la mera ripetizione di un medesimo elemento in superficie. Tuttavia, possiamo osservare che persino degli enunciati molto distanti sul piano dei contenuti potrebbero costituire un testo: se, in una situazione specifica, l’insieme degli enunciati fosse in grado di soddisfare e raggiungere un obiettivo comunicativo. Il senso di ciò che definiamo un testo scaturisce in modo graduale dall’insieme delle sue parti e la stessa comprensione di un testo è progressiva, nella quale giocano un ruolo anche la situazione comunicativa, il contesto e le conoscenze che il lettore possiede (la sua enciclopedia). Ciò che consente di riconoscere facilmente un testo è la possibilità di individuare una globale unità di senso. Accanto a questa prima proprietà, ne riconosciamo una seconda, che potremmo definire la sua unità strutturale: l’ unità e la continuità di senso si manifestano nei collegamenti fra le parti, nell’uso di parole che hanno la capacità di saldare in modo esplicito alcune porzioni di un enunciato ad altre, nell’omogeneità dei tempi verbali, nell’uso della punteggiatura. Questa percezione di una dimensione testuale emerge in tante valutazioni metalinguistiche fatte anche nel linguaggio comune e nella nostra esperienza quotidiana. In un testo ci aspettiamo di trovare unità, continuità e progressività dei contenuti e del senso, oltre che a una certa compattezza, data dai collegamenti e dalle connessioni fra le sue parti. Queste due proprietà hanno un nome: la prima è la coerenza , la seconda è la coesione (vedi appunti). Il testo è un’entità semantica e pragmatica -> due aspetti: 1. Il senso globale di un testo si sviluppa progressivamente grazie all’intreccio tra i valori e i significati esplicitamente codificati linguisticamente, i contenuti impliciti, le informazioni che si ricavano dal contesto; 2. Questo intreccio serve a veicolare significati fra un emittente e un ricevente. Lunghezza del testo: l’essere testo non dipende dall’estensione, che può oscillare entro una gamma che va dal singolo enunciato, anche di una sola parola, a centinaia di pagine raccolte in più volumi. Variazione diamesica: nel parlato prototipico (conversazione spontanea) si ricorre a procedimenti testuali che differiscono sensibilmente da quelli usati nello scritto-scritto. Nel parlato-parlato la ridondanza tematica e il ricorso alla ripetizione sono strategie testuali frequentemente messe in atto dal parlante per far fronte a caratteristiche tipiche del dialogo, come la sovrapposizione delle voci degli interlocutori, la velocità con cui si alternano i turni di parola, la necessità di un’interpretazione rapida e immediata di quanto via via viene detto. Nelle conversazioni la costruzione del testo “va di pari passo con la costruzione di uno spazio intersoggettivamente condiviso con i propri destinatari”. Nel parlato la coerenza è il risultato di un lavoro interpretativo altamente dinamico, al quale arriva un destinatario “cooperativo”, disposto a riconoscere i rapporti fra i singoli enunciati e a costruire “un campo di interpretazione adeguato”. Nel linguaggio comune discorso e testo mostrano un legame con l’idea di lingua in atto e in uso : la nozione di discorso è legata all’oralità e quella di testo all’universo scritto. Come mostra Ferrari, la
differenza fra le due nozioni menzionate riguarda il livello di analisi e il ruolo degli elementi extralinguistici. Il livello testuale è quello relativo alla texture, cioè la componente semantico-linguistica del testo; a sua volta, il livello discorsivo concerne tutti i fattori di natura extralinguistica (sociale, culturale, cognitiva) e paralinguistica (la gestualità, le espressioni del volto, la postura del corpo, ecc.) che rendono i testi delle entità comunicative. La nozione di testo viene anche usata in modo allargato: viene adoperato come termine generale per individuare sia il prodotto, sia il processo, visti non solo nella loro componente logico-semantica, ma anche in rapporto ai fattori extralinguistici che collaborano a determinare la significatività comunicativa dei testi. Usando in questo modo la nozione di testo, quella di discorso viene impiegata in modo mirato , per far riferimento specifico alla dimensione interattiva e processuale di un evento comunicativo. Cinque condizioni del processo comunicativo e tre principi regolativi (vedi appunti).
Il termine coerenza non ha un significato univoco ma due diverse accezioni che è bene analizzare.
L’elemento anaforico può far acquisire al destinatario del testo conoscenze specifiche che concernono non i referenti in quanto tali, ma i sentimenti, gli atteggiamenti affettivi e valutativi del parlante (o dello scrivente) nei loro confronti. Anafore di questo tipo sono definite valutative ed empatiche. Un altro tipo di legame anaforico è proprio di alcune forme di ripresa mediante sostituzione lessicale: si tratta del tipo di legame fra antecedente e forma di ripresa che poggia su conoscenze extralinguistiche. Se definiamo il sapere lessicale e quello extralinguistico rispettivamente dizionario ed enciclopedia , adoperando una formulazione più sintetica, si può allora dire che il legame anaforico fra elemento di ripresa e antecedente viene istituito dal mittente e còlto dal destinatario del testo grazie alle risorse del dizionario o dell’ enciclopedia. Poggia su conoscenze extralinguistiche il legame delle cosiddette anafore pragmatiche. Pienezza semantica e autonomia delle anafore : nei casi di anafore prive di corpo fonico e di anafore pronominali siamo davanti a sostituti semanticamente vuoti, che hanno bisogno dell’antecedente per riempirsi di un contenuto semantico e per trovare una referenza: queste anafore sono sia semanticamente, sia referenzialmente dipendenti dall’antecedente. A loro volta, i sostituti lessicali sono semanticamente pieni: quindi, essi non solo rinviano a un referente testuale che mantengono attivo nella memoria del lettore o dell’ascoltatore, ma ne offrono anche un arricchimento semantico e/o pragmatico, aggiungendo tratti denotativi o connotativi. Pseudoreferenzialità : in alcuni casi, il rapporto fra antecedente ed elemento di rinvio è meno canonico. La coreferenza, cioè, può essere parziale, oppure può non sussistere identità referenziale fra punto d’attacco e forma di ripresa: in questi casi si parla anche di pseudoreferenzialità. “Una notte, dopo una cena da amici, trovai l’auto bucata. Dato che il mese prima mi avevano rubato la ruota di scorta, avevo pensato bene, una volta acquistatane un’altra, di lasciarla a casa.” Nell’esempio sia il pronome clitico ne sia un’altra non rinviano specificamente al referente testuale introdotto nel cotesto precedente; piuttosto, pur continuando a parlare di “ruote di scorta”, le forme anaforiche ne e un’altra consentono di evocare rispettivamente il tipo di oggetto “ruota di scorta” e il nuovo oggetto che viene effettivamente acquistato. “A: Guarda là in fondo! Quello è un rododendro. B: Cosa? Me lo puoi sillabare?” L’esempio precedente è un diverso tipo di pseudoreferenzialità fra antecedente ed elemento di ripresa. L’elemento pronominale lo si riferisce solo al nome della pianta (il fitonimo “rododendro”) e, più esattamente, alla forma della parola rododendro , che infatti viene fatta oggetto di una domanda relativa alla sua sillabazione; quindi, anche fra rododendro e lo non sussiste identità referenziale. Anafore associative (detta anche implicita) : è il terzo tipo di relazione semantica su cui si fondano i dispositivi anaforici. Esempi di questo tipo di anafora sono quelli basati sulla relazione semantica parte- tutto (detta meronimia ). Esse possono essere su base lessicale , su base testuale o su base extralinguistica.
La scelta del tipo di anafora si fonda sulla combinazione di diversi fattori che interagiscono fra loro: la distanza fra il referente e l’elemento anaforico, l’ univocità del riferimento e dell’individuazione, la salienza testuale del referente stesso. Con quest’ultima espressione si intende ciò che viene definito il grado di attivazione di un referente testuale. Progressione topicale : il modo in cui, all’interno dell’architettura del testo, sono organizzate le informazioni attinenti a uno specifico referente che ha statuto di Topic. Può essere: con topic costante (diretta), per scomposizione da un topic (costante associativa), con topic lineare (diretta), per scomposizione da un comment (lineare associativa), con topic globale , a salti. Le relazioni semantiche che percorrono il testo si dispongono all’interno di un’architettura semantica e topicale nella quale possono riconoscersi tre unità di diverso tipo:
discorso diretto riguardano il suo carattere imitativo e letterale , ma anche la sua icasticità e memorabilità. Per quanto riguarda il discorso diretto possiamo distinguere tre sottotipi, che si differenziano per la presenza e il tipo di cornice citante.