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Imprese e Mercati - Risposte Aperte - COMPLETO E CORRETTO, Panieri di Economia delle imprese Multinazionali

Imprese e Mercati - Risposte Aperte - COMPLETO E CORRETTO

Tipologia: Panieri

2023/2024

In vendita dal 05/12/2023

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Quali sono le ipotesi alla base della teoria neoclassica dell’impresa?
PREMESSA: Per applicare l’economia manageriale alla gestione d’impresa occorre prima stabilire
una teoria delle decisioni. Nello specifico la teoria neoclassica, nata tra gli anni 1871/74 e denominata
anche scuola marginalista o teoria in parola, si riferisce ad un approccio generale della disciplina
economica basato sulla determinazione dei prezzi, della produzione e della massimizzazione dei
profitti attraverso il modello della domanda e dell’offerta. Essa fa riferimento ai modelli di impresa in
concorrenza perfetta, monopolistica e in monopolio: tale distinzione è basata sulla numerosità
dell’imprese nel mercato, all’esistenza di barriere d’ingresso e d’uscita e dalla differenziazione del
prodotto.
. LE IPOTESI SOTTESE ALLA TEORIA NEOCLASSICA SONO:
PERFETTA RAZIONALITÀ DEGLI OPERATORI si assume che l’imprenditore razionale limiterà le
proprie scelte tenendo conto dell’insieme delle tecniche pareto efficienti, nel senso che non esistono scelte
alternative che peggiorino la sua utilità,
COINCIDENZA TRA PROPRIETÀ E GESTIONE,
COMPLETEZZA DEI CONTRATTI E INFORMAZIONE SIMMETRICA.
Quali sono le critiche mosse alla teoria neoclassica dell’impresa?
Premessa
Secondo tale teoria l’impresa è uno strumento che permette di combinare tra loro i fattori della produzione:
serve a trasformare gli input in output minimizzando i costi e massimizzando i profitti A partire dagli anni 20
del secolo scorso, secondo gli economisti tale teoria, data la sua staticità, ponendo attenzione al lungo
periodo senza badare ai movimenti che intervengono per giungere a quelle posizioni, non fornisce strumenti
per comprendere la struttura organizzativa dell’impresa. La certezza dell’informazione e la capacità di
prendere decisioni su precise attribuzioni di probabilità di eventi futuri- considerazioni tipiche della t.n.-
nella realtà non trovano sempre conferme perché per il futuro esistono asimmetrie informative e bassi livelli
di certezza. Il valore del bene, inteso come prezzo che dipende dai costi di produzione, inizia ad essere non
più corrispondente alle ipotesi dei nuovi economisti i quali sostengono che il prezzo si ridurrà a favore della
quantità domandata, motivo per cui la curva di domanda è inclinata negativamente. In particolare, il valore
che un soggetto attribuisce ad un prodotto dipende dall’utilità marginale: visto che questa decresce con
l’aumento delle unità consumate, anche il prezzo deve ridursi per far aumentare la quantità domandata.
Per quale motivo secondo la teoria neoclassica la struttura di un mercato di concorrenza perfetta è la
più desiderabile tra le strutture di mercato ?
Premessa
Perché permette un’opportuna remunerazione dei fattori della produzione e fornisce un contributo efficiente
anche per il consumatore essendo un modello di mercato che realizza efficienza produttiva P= ATC min e
allocativa P=MC. Inoltre nell’eventualità di collusione, dato l’elevato n.di venditori e acquirenti
indipendenti, non ci sarebbero ripercussioni sul mercato anche grazie all’assenza di asimmetrie informative
vale a dire carenze di informazioni. Gli operatori sono price taker e al prezzo dato dal mercato possono
vendere la quantità desiderata. Le imprese non avrebbero convenienza a praticare un prezzo più alto di quello
del mercato perché non sarebbero competitive e il loro volume delle vendite sarebbe pari a zero.
Imprese e Mercati - Risposte Aperte - COMPLETO E CORRETTO
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Quali sono le ipotesi alla base della teoria neoclassica dell’impresa? PREMESSA: Per applicare l’economia manageriale alla gestione d’impresa occorre prima stabilire una teoria delle decisioni. Nello specifico la teoria neoclassica, nata tra gli anni 1871/74 e denominata anche scuola marginalista o teoria in parola, si riferisce ad un approccio generale della disciplina economica basato sulla determinazione dei prezzi, della produzione e della massimizzazione dei profitti attraverso il modello della domanda e dell’offerta. Essa fa riferimento ai modelli di impresa in concorrenza perfetta, monopolistica e in monopolio: tale distinzione è basata sulla numerosità dell’imprese nel mercato, all’esistenza di barriere d’ingresso e d’uscita e dalla differenziazione del prodotto.

. LE IPOTESI SOTTESE ALLA TEORIA NEOCLASSICA SONO: PERFETTA RAZIONALITÀ DEGLI OPERATORI si assume che l’imprenditore razionale limiterà le proprie scelte tenendo conto dell’insieme delle tecniche pareto efficienti, nel senso che non esistono scelte alternative che peggiorino la sua utilità, COINCIDENZA TRA PROPRIETÀ E GESTIONE, COMPLETEZZA DEI CONTRATTI E INFORMAZIONE SIMMETRICA. Quali sono le critiche mosse alla teoria neoclassica dell’impresa? Premessa Secondo tale teoria l’impresa è uno strumento che permette di combinare tra loro i fattori della produzione: serve a trasformare gli input in output minimizzando i costi e massimizzando i profitti A partire dagli anni 20 del secolo scorso, secondo gli economisti tale teoria, data la sua staticità, ponendo attenzione al lungo periodo senza badare ai movimenti che intervengono per giungere a quelle posizioni, non fornisce strumenti per comprendere la struttura organizzativa dell’impresa. La certezza dell’informazione e la capacità di prendere decisioni su precise attribuzioni di probabilità di eventi futuri- considerazioni tipiche della t.n.- nella realtà non trovano sempre conferme perché per il futuro esistono asimmetrie informative e bassi livelli di certezza. Il valore del bene, inteso come prezzo che dipende dai costi di produzione, inizia ad essere non più corrispondente alle ipotesi dei nuovi economisti i quali sostengono che il prezzo si ridurrà a favore della quantità domandata, motivo per cui la curva di domanda è inclinata negativamente. In particolare, il valore che un soggetto attribuisce ad un prodotto dipende dall’utilità marginale: visto che questa decresce con l’aumento delle unità consumate, anche il prezzo deve ridursi per far aumentare la quantità domandata. Per quale motivo secondo la teoria neoclassica la struttura di un mercato di concorrenza perfetta è la più desiderabile tra le strutture di mercato? Premessa Perché́ permette un’opportuna remunerazione dei fattori della produzione e fornisce un contributo efficiente anche per il consumatore essendo un modello di mercato che realizza efficienza produttiva P= ATC min e allocativa P=MC. Inoltre nell’eventualità di collusione, dato l’elevato n.di venditori e acquirenti indipendenti, non ci sarebbero ripercussioni sul mercato anche grazie all’assenza di asimmetrie informative vale a dire carenze di informazioni. Gli operatori sono price taker e al prezzo dato dal mercato possono vendere la quantità desiderata. Le imprese non avrebbero convenienza a praticare un prezzo più alto di quello del mercato perché non sarebbero competitive e il loro volume delle vendite sarebbe pari a zero. Imprese e Mercati - Risposte Aperte - COMPLETO E CORRETTO

Quale andamento assume la curva del ricavo totale in concorrenza perfetta Premessa : la c.p. è una delle 4 forme di mercato e presenta le seguenti peculiarità: n.elevato venditori e compratori assenza asimmetrie informative standardizzazione del prodotto massimizzazione del profitto assenza di barriere all’entrata e all’uscita dal mercato realizzazione di efficienza produttiva P=ATCmin e allocativa P=MC operatore price taker non in grado di influenzare il prezzo ma che al prezzo dato può vendere la quantità desiderata. Quanto premesso ci fa capire che aumentando la produzione aumenta anche il ricavo totale per cui la curva del ricavo totale in concorrenza perfetta si presenta come una retta crescente con una inclinazione pari al prezzo del prodotto. Perché la curva di domanda in concorrenza perfetta è perfettamente elastica? L’elasticità della Domanda rispetto al prezzo misura la variazione percentuale della quantità domandata rispetto al cambiamento percentuale del prezzo del bene stesso Ed= delta %Qd/ delta % P Essa si rappresenta in c.p. come una retta parallela all’asse delle ascisse che indica un’elasticità infinita rispetto al prezzo a prescindere dalla q prodotta perché in corrispondenza di qualsiasi prezzo si può vendere qualsiasi q , tanto è vero che l’unica decisione che può prendere l’impresa è appunto sulla q e non sul prezzo. Premesso ciò la curva di D in concorrenza perfetta è perfettamente elastica essenzialmente per due motivi: il prodotto è standardizzato per cui se si aumentasse anche solo leggermente il prezzo praticato gli acquirenti si orienterebbero verso altri concorrenti, l’impresa realizzerebbe un volume di vendite pari a zero, mentre viceversa ad un prezzo inferiore la quantità domandata salirebbe ;Essendo numerosi i produttori , una singola impresa non controlla il prezzo dato dal mercato. È perfettamente elastica perché i beni sono sostituibili e omogenei. Rappresentare e commentare l’equilibrio di concorrenza perfetta di lungo periodo Premessa la c.p. è una delle 4 forme di mercato e presenta le seguenti peculiarità: n.elevato venditori e compratori assenza asimmetrie informative standardizzazione del prodotto massimizzazione del profitto assenza di barriere all’entrata e all’uscita dal mercato Il punto di equilibrio in c.p. nel lungo periodo è il punto in cui si realizza profitto economico nullo e profitto contabile che copre i costi impliciti. Graficamente sugli assi cartesiani con la quantità posta su x e il prezzo su y , si avrà il punto di equilibrio sulla retta della D che coincide con MR nel punto in cui si incontrano MC e ATC min che coincide inoltre col costo medio. Al prezzo dato dal mercato le imprese posso vendere le q desiderate; qualora il prezzo del mercato variasse, l’impresa dovrà trovare un nuovo livello di produzione che massimizzi i profitti.

Definire l’indice di Lerner Abba Lerner formalizzò nel 1934 la misura del potere di mercato L = (P-MC) /P. L’indice è uguale al margine di profitto per ogni unità venduta. In concorrenza perfetta l’indice è uguale a zero (la teoria economica infatti prevede che in concorrenza perfetta le imprese fissano il prezzo P=MC non avendo potere di mercato), in monopolio è compreso tra zero e uno (ricordiamo che esiste un unico venditore che opera in ambito protetto per cui ha maggiore potere di mercato e fissa il P>MC). Esso fornisce una misura di potere di mercato di un’impresa attraverso la relazione tra prezzo e costo marginale. In gergo economico il potere di mercato di un’impresa è la capacità di tale impresa di fissare il prezzo di vendita di un bene o servizio al di sopra del costo marginale Definire il concetto di monopolio naturale. In cosa differisce dal monopolio puro? Il monopolio naturale è una struttura di mercato diversa dal monopolio puro perché il prezzo praticato dall’unico produttore presente sul mercato permette solo la copertura dei costi e, pur se il prezzo è superiore al costo marginale, il monopolista riesce solo a realizzare un profitto economico nullo, senza l’extraprofitto che si avrebbe nel monopolio puro. Infatti nel monopolio naturale il prezzo praticato è uguale al costo medio. Graficamente quando la curva di D del mercato interseca la curva atc di lungo periodo dove i costi totali sono ancora decrescenti, allora la singola impresa si trova in m.n. Il monopolio naturale si genera quando una sola impresa trova conveniente produrre solo a condizione di servire tutta la domanda piuttosto che questa venga suddivisa fra più imprese con la medesima tecnologia del monopolista, ipotesi sostenuta da Barone già nel 1908 e legata alla presenza di forti economie di scala con costi medi che diminuiscono all’aumentare della q prodotta Attualmente si è orientati a considerare il m.n. come originato dalla sub additività della funzione di costo, cioè costi di produzione minori,e dalla sostenibilità vale a dire dalla difficoltà di entrare nel mercato da parte delle altre imprese .Esso comunque è visto come un fallimento del mercato che necessita di interventi statali. Il monopolio naturale differisce dal monopolio puro in quanto quest’ultimo può crearsi come conseguenza dell’impossibilità per altri venditori di entrare nel mercato offrendo lo stesso prodotto o servizio ( e i servizi ad esso sostituibili). In questa ipotesi il Monopolista cercherà di massimizzare il suo profitto manovrando la quantità o il prezzo e scegliendo la soluzione più conveniente dati la domanda del mercato e i suoi costi di produzione. Illustrare l’indice di Lerner L =( P-MC) / P Abba Lerner formalizzò nel 1934 la misura del potere di mercato L = (P-MC) /P. L’indice è uguale al margine di profitto per ogni unità venduta. In concorrenza perfetta L’indice è uguale a zero (la teoria economica infatti prevede che in concorrenza perfetta le imprese fissano il prezzo P=MC non avendo potere di mercato), in monopolio è compreso tra zero e uno (ricordiamo che esiste un unico venditore che opera in ambito protetto per cui ha maggiore potere di mercato e fissa il prezzo P>MC).

. Esso fornisce una misura di potere di mercato di un’impresa attraverso la relazione tra prezzo e costo marginale. Pur essendo un indice che ci fornisce un’importante informazione, esso non stabilisce imprescindibilmente la bontà di un forma di mercato. Rappresentare graficamente la perdita secca di monopolio Graficamente la perdita secca di monopolio è l’area che rappresenta la perdita di efficienza economica dovuta ad un equilibrio di mercato di un bene o un servizio che non è un ottimo-paretiano ed indica inoltre la perdita di benessere del consumatore. La minimizzazione di una perdita secca si può avere con l’applicazione di un sistema di prezzi alla Ramsey che determina però per il monopolista la non realizzazione di un extraprofitto.

Il candidato esponga quali sono le differenze fondamentali tra monopolio e concorrenza perfetta avvalendosi anche di un grafico Le differenze fondamentali tra monopolio e concorrenza perfetta sono : Monopolio → presenza di unico venditore e molti compratori, infatti nelle economie di scala dove il costo medio sostenuto dal monopolista si riduce all’aumentare dell’output, si crea la condizione per cui solo un produttore è in grado di rimanere in un mercato realizzando un profitto non esiste un prodotto che sia uno stretto sostituto, • Il bene o servizio è unico e non ha sostituti inoltre, poiché l’azienda realizza un output differenziato rispetto ad altri prodotti presenti sul mercato, il consumatore manifesta fedeltà alla marca associandolo a quel produttore.. è price maker, nel senso che può stabilire la quantità totale fornita ed esercita un notevole controllo sul prezzo. Pertanto la q che il monopolista produrrà comporterà sottoutilizzazione nelle risorse e quindi non si avrà efficienza allocativa e produttiva. vi sono barriere all’entrata che permetto al monopolista di mantenere la sua posizione. Mentre nella Concorrenza perfetta → presenza di molti venditori e molti acquirenti, esistenza di prodotti sostituti, grado di standardizzazione del prodotto che rende indifferente per il consumatore acquistare presso l’una o l’altra impresa nessuna barriera all’entrata e all’uscita, per cui l’impresa deve continuamente confrontarsi con nuovi concorrenti l’impresa è price taker proprio perché non ha il controllo del prezzo sul mercato operando secondo le regole della c.p. si genera efficienza allocativa, quando vale a dire le risorse sono distribuite tra le imprese in modo da ottenere combinazioni più apprezzate dai consumatori, e produttiva quando cioè i beni sono prodotti nel modo meno costoso possibile Il candidato esponga caratteristiche del mercato di monopolio avvalendosi anche di una derivazione grafica Nella teoria neoclassica il monopolio si presenta composto:

  • da molti compratori e un solo venditore, infatti nelle economie di scala dove il costo medio sostenuto dal monopolista si riduce all’aumentare dell’output, si crea la condizione per cui solo un produttore è in grado di rimanere in un mercato realizzando un profitto
    • esistono notevoli barriere all’entrata e/o all’uscita del mercato che permetto al monopolista di mantenere la sua posizione..
    • Il bene o servizio è unico e non ha sostituti inoltre, poiché l’azienda realizza un output differenziato rispetto ad altri prodotti presenti sul mercato, il consumatore manifesta fedeltà alla marca associandolo a quel produttore.. L’impresa è price maker nel senso che può stabilire la quantità totale fornita ed esercita un notevole controllo sul prezzo. . LA FUNZIONE DI DOMANDA DEL MERCATO E DELL’IMPRESA COINCIDONO. Queste condizioni permettono al monopolista di determinare una delle due variabili della transazione, prezzo o quantità, garantendo la realizzazione di un extraprofitto

Come può essere misurato il potere esercitato da un venditore sul mercato? Attraverso l’indice di Lerner .Abba Lerner formalizzò nel 1934 la misura del potere di mercato ( L = P-MC /P ). L’indice è uguale al margine di profitto per ogni unità venduta e in concorrenza perfetta l’indice è uguale a zero, in monopolio è compreso tra zero e uno. Esso fornisce una misura di potere di mercato di un’impresa attraverso la relazione tra prezzo e costo marginale.. È correlato inversamente all’elasticità della domanda: maggiore elasticità, minore potere di mercato. Quale mercato individua un indice di Lerner uguale a zero? e uguale ad uno? Nel mercato in concorrenza perfetta troviamo l’indice di Lerner uguale a zero che significa che il prezzo è uguale a MC. Mentre nel Monopolio l’indice di Lerner è compreso tra 0 e 1 dove. indica maggiore potere di mercato da parte dell’impresa ( L = P-MC /P ), Esso fornisce una misura di potere di mercato di un’impresa attraverso la relazione tra prezzo e costo marginale. È correlato inversamente all’elasticità della domanda: maggiore elasticità, minore potere di mercato. Come si presenta l’elasticità della domanda in concorrenza monopolistica Le caratteristiche del mercato di concorrenza monopolistica sono : 1.numero relativamente ampio di venditori che posseggono piccole quote di mercato e dimensioni limitate tali da far trascurare l’interdipendenza. 2. Prodotti differenziati per cui esercita potere di mercato. 3. Facilità di ingresso e uscita dal mercato a differenza del monopolio. 4. Possono essere presenti asimmetrie informative e si ricorre massicciamente all’uso della pubblicità. La legge della domanda non ci permette di misurare la quantità delle variazioni della q domandata rispetto al P per cui con l’elasticità possiamo misurare tale variazione usando la formula Ed=DELTA %Qd/delta %P. In c.m. la curva di D è molto più elastica del monopolio e ciò dipende dal numero dei concorrenti e dal grado di differenziazione del prodotto. Quali sono le caratteristiche del mercato di concorrenza monopolistica? Quali sono le principali caratteristiche di un mercato di concorren. monopolistica? Le caratteristiche del mercato di concorrenza monopolistica sono : 1.numero relativamente ampio di venditori che posseggono piccole quote di mercato e dimensioni limitate tali da far trascurare l’interdipendenza. 2. Prodotti differenziati per cui esercita potere di mercato. 3. Facilità di ingresso e uscita dal mercato a differenza del monopolio. 4. Possono essere presenti asimmetrie informative e si ricorre massicciamente all’uso della pubblicità. Perché la concorrenza monopolistica è inefficiente dal punto di vista allocativo? Essa è inefficiente dal punto di vista allocativo perché nel lungo periodo realizza soltanto un profitto normale, per cui vende ad un prezzo superiore al costo marginale. Nel lungo periodo ogni impresa produce output in quantità inferiori a quelli prodotti nel breve periodo dove invece non esiste funzione di domanda. Ogni impresa vendendo un prodotto differenziato, massimizza il profitto producendo la q in corrispondenza del punto di tangenza MC=MR. Ciò attrae potenziali entranti che sposterebbero a sinistra la funzione di D e MR. Definire il concetto di efficienza allocativa e produttiva L’efficienza allocativa si ha quando una diversa collocazione non potrebbe migliorare la situazione di un soggetto senza peggiorare quella di un altro. È necessario che il beneficio marginale sociale di un’unità di output addizionale, sia uguale al costo marginale relativo alla produzione di quest’unità addizionale. Invece si realizza efficienza produttiva quando si produce la quantità massima di output, data la quantità di input l’impresa ha combinato i fattori di produzione in modo da produrre il livello di output desiderato al minor costo possibile, dati i prezzi per i fattori di produzione. Commentare e rappresentare graficamente la condizione di breve periodo del mercato di concorrenza monopolistica Per il motivo che ogni impresa vende un prodotto differenziato non esiste una funzione di domanda del mercato. L’impresa massimizza il profitto producendo la q*, in corrispondenza del punto di tangenza tra MC e MR. Si realizza così un extraprofitto che corrisponde all’area C1, P1, B, D. Questa circostanza attrae potenziali entranti, accrescendo il numero d’imprese presenti sul mercato, spostando a sinistra le funzioni D e MR.

Commentare e rappresentare graficamente la condizione di lungo periodo del mercato di concorrenza monopolistica L’impresa che opera in concorrenza monopolistica, così come accade per le imprese in concorrenza perfetta, nel lungo periodo realizza “soltanto” un profitto normale. Ciò che differenzia il mercato di concorrenza monopolistica dal mercato di concorrenza perfetta è che l’impresa vende ad un prezzo superiore al costo marginale. Per questo motivo tale mercato si presenta inefficiente dal punto di vista allocativo, come accade nel monopolio. In quali casi conviene realizzare le transazioni nel mercato? e quando ricorrere all’impresa ?la teoria dei costi di transazione fu fondata da Coase riteneva che alcune transazioni avvenissero nel mercato e altre nell’impresa essendo due istituzioni alternative. L’impresa, secondo Coase, esiste perché è economicamente più efficiente creare una struttura nel cui interno si realizzino alcune transazioni. Il suo assetto è infatti definito da una serie di contratti che però sono complessi per la presenza di razionalità limitata. Conviene quindi ricorrere al mercato tutte le volte che le informazioni necessarie alla realizzazione di un contratto completo siano semplici da reperire e in numero esiguo. Altrimenti conviene ricorrere ad altre formule di collaborazione, fino alla forma estrema dell’impresa. Come contribuiscono e a cosa servono i meccanismi di compensazione finanziaria? Spesso all’interno di un’impresa la risoluzione del conflitto tra gruppi di portatori d’interessi si raggiunge con meccanismi di compensazione finanziaria. Le compensazioni che eccedono ciò che è strettamente necessario al funzionamento, e alla sopravvivenza, dell’impresa sono indicative di debolezza organizzativa. Qual è l’unico modo razionale di agire in condizioni di certezza? l’impresa è governata da una serie di volontà̀ , a volte in conflitto tra loro e che esprimono anche interessi differenti, quindi bisogna mitigare i potenziali conflitti attraverso l’opera di contrattazione tra le parti in causa. In un ambiente così complesso, con informazione imperfetta e incertezza, il modo più opportuno di agire prevede che i manager non cerchino necessariamente il massimo profitto ma possano accontentarsi di un profitto soddisfacente per far si che gli azionisti continuino a finanziare l’impresa, mantenendo intatta la fiducia nel loro operato. Com’è possibile controllare l’operato dei manager nelle grandi imprese con capitale frammentato? Se in un’azienda con capitale frammentato i manager realizzassero risultati non favorevoli agli azionisti, costoro potrebbero sfiduciarli e se l’azienda dipendesse finanziariamente da terzi, potrebbero prevedere azioni disciplinari sul management. In caso di impresa con struttura finanziaria solida ma con un management scarsamente performante si può andare incontro a scalate ostili; questo può indurre i manager a porre come priorità dalle proprie azioni la massimizzazione del profitto.. Quali parametri possono utilizzarsi per misurare la soddisfazione degli azionisti in ordine all’operato dei manager? mediante il rapporto di valutazione si può misurare la soddisfazione degli azionisti rispetto all’operato manageriale. Il rapporto di valutazione è pari al valore di mercato del capitale azionario dell’impresa / valore di bilancio delle sue attività. Il valore al numeratore riassume le valutazioni, e le aspettative, del mercato sulle performance presenti e future dell’impresa. Il valore baso indica che gli investitori sono insoddisfatti dei risultati, e, quindi, il rapporto di valutazione farà̀ emergere questa circostanza, esponendo l’impresa al rischio di take-over. Quali sono le differenze che sussistono tra i membri attivi e quelli passivi di un’organizzazione? Alla base della determinazione degli obiettivi di un’organizzazione è necessario individuare un gruppo d’individui, come ad esempio i manager, gli operai, gli azionisti. all’interno di ogni coalizione vi sono membri attivi e membri passivi. i membri attivi partecipano all’assunzione delle decisioni in quanto finalizzate al raggiungimento degli obiettivi. i membri passivi rinunciano ad un ruolo attivo in cambio di benefici monetari.

DIFFERENZA TRA OLIGOPOLIO COOPERATIVO E NON COOPERATIVO : L’oligopolio è una forma di mercato che presenta le seguenti caratteristiche: • poche grandi imprese dal lato dell’offerta; • il bene prodotto è omogeneo o differenziato, • La domanda che viene soddisfatta è di tipo atomistico.-possono essere presenti barriere all’entrato o all’uscita anche se queste non risultano insuperabili, così come può presentarsi informazione imperfetta ed è caratterizzata da due tipi di macro classi: oligopolio cooperativo e quello non cooperativo. in mercato di oligopolio cooperativo le imprese operano congiuntamente praticando una strategia unica frutto di accordi, invece in quello non cooperativo, pur consapevoli della forte interdipendenza, le imprese assumono decisioni indipendenti senza accordi più o meno palesi. Cosa si intende per oligopolio non cooperativo? L’oligopolio è una forma di mercato che presenta le seguenti caratteristiche: • poche grandi imprese dal lato dell’offerta; • il bene prodotto è omogeneo o differenziato, • La domanda che viene soddisfatta è di tipo atomistico.-possono essere presenti barriere all’entrato o all’uscita anche se queste non risultano insuperabili, così come può presentarsi informazione imperfetta ed è caratterizzata da due tipi di macro classi: oligopolio cooperativo e quello non cooperativo. Quest’ultimo prevede che le imprese assumano decisioni indipendenti pur consapevoli dell’interdipendenza, senza cercare accordi più o meno palesi. Nell’analisi dell’o. non coop. possiamo individuare un modelli statici e modelli dinamici. Illustrare le principali differenze tra modelli statici e dinamici di oligopolio. NELL’ANALISI DELL’OLIGOPOLIO NON COOPERATIVO POSSIAMO INDIVIDUARE: modelli statici e modelli dinamici. I modelli Statici analizzano le interazioni senza considerare la dinamicità di processo. E ne fanno parte : il modello di Cournot, di Bertrand e di Stackelberg. Mentre i modelli Dinamici analizzano le interazioni di mercato tenendo conto delle azioni passate e delle prospettive future. Che cosa per interdipendenza strategica in caso di Oligopolio Una delle caratteristiche del mercato di oligopolio è la presenza di poche grandi imprese e pertanto esiste una forte interdipendenza strategica, che obbliga le imprese presenti ad effettuare le scelte strategiche sulla base delle aspettative di reazione delle concorrenti. Esse infatti trovano difficoltà a trovare un equilibrio stabile. Illustrare le caratteristiche dell’oligopolio L’Oligopolio è una forma di mercato che presenta le seguenti caratteristiche: • presenza di poche imprese dal lato dell’offerta che determinano interdipendenza strategica obbligando le imprese ad effettuare scelte strategiche sulla base delle aspettative di reazione dei concorrenti per cui è difficile trovare l’equilibrio • il bene prodotto è omogeneo o differenziato, anche solo formalmente

-. Non è un mercato efficiente dal punto di vista allocativo e produttivo.° La domanda che viene soddisfatta in funzione delle caratteristiche elencate è di tipo atomistico. Sul mercato di oligopolio risulta quindi molto difficile, se non impossibile, determinare condizioni generali di equilibrio stabile con l’obiettivo di individuare in modo univoco prezzo e quantità. Inoltre su questo tipo di mercato possono essere presenti barriere all’entrato o all’uscita anche se queste non risultano insuperabili, così come può presentarsi informazione imperfetta, ma in misura intermedia rispetto alla concorrenza perfetta e al monopolio. Si possono individuare due macroclassi di oligopolio: oligopolio non cooperativo e cooperativo. Nel primo caso le imprese, pur consapevoli dell’interdipendenza, assumono decisioni in modo indipendente, senza cercare accordi più o meno palesi. Descrivere il modello di Cournot Il modello di Cournot ci presenta una forma specifica di oligopolio in cui sono presenti due solo imprese che si confrontano con un costo marginale nullo, che decidono in modo simultaneo le proprie azioni. Le aziende decidono indipendentemente e contemporaneamente la quantità di Output che produrranno. Il prodotto ottenuto sarà standardizzato e le imprese, che competono sulla qualità, saranno non cooperative. Il loro numero è fissato e cercano di massimizzare il loro profitto. All’inizio l’impresa A fissa il livello di produzione e il prezzo in corrispondenza di MR=MC=O; se nel mercato entra l’impresa B per soddisfare la parte di D non soddisfatta da A, il prezzo si abbassa e l’impresa A tenderà a correggere le sue azione attraverso diversi aggiustamenti cosicchè l’industria convergerà verso l’equilibrio.

Quali sono le principali critiche mosse al modello di Cournot? non sembra realistico che l’impresa preveda una mancanza di risposta da parte del concorrente, e nonostante la reazione nelle mosse successive e l’ipotesi stessa non venga successivamente modificata. Il modello di Cournot non considera la possibilità di collusione tra imprese, circostanza che invece era molto frequente nel periodo in cui l’economista compiva la sua analisi. In ultimo il modello si focalizza sulla fissazione del livello di produzione, trascurando completamente le decisioni inerenti al prezzo. Descrivere prima il modello di Cournot; in un secondo momento elencare le criticità che sono state mosse al modello (vedi sopra) Illustrare l’equilibrio Cournot- Nash Il modello di Cournot è un modello economico in cui due imprese cercano di massimizzare il proprio profitto scegliendo la quantità di produzione. Se rielaboriamo il modello di Cournot eliminando l’ipotesi dei costi marginali nulli vedremo che ogni impresa si aspetta che l’impresa concorrente non modifichi la propria produzione e che questa sia costante. Questo pertanto spinge le imprese a cercare di operare sulla propria funzione di reazione. L’equilibrio di duopolio si verifica quando entrambe le imprese A e B si trovano ad un livello ottimale di produzione e non hanno alcun incentivo a modificare la propria quantità di produzione nel punto in cui le due funzioni di reazione si intersecano. Come agiscono le imprese in relazione alle loro azioni nel modelli di Cournot? All’inizio l’impresa A fissa il livello di produzione e il prezzo in corrispondenza di MR=MC=O; se nel mercato entra l’impresa B per soddisfare la parte di D non soddisfatta da A, il prezzo si abbassa e l’impresa A tenderà a correggere le sue azione attraverso diversi aggiustamenti cosicchè l’industria convergerà verso l’equilibrio. Descrivere l’equilibrio Cournot-Nash Il modello di Cournot è un modello economico in cui due imprese cercano di massimizzare il proprio profitto scegliendo la quantità di produzione. Se rielaboriamo il modello di Cournot eliminando l’ipotesi dei costi marginali nulli vedremo che ogni impresa si aspetta che l’impresa concorrente non modifichi la propria produzione e che questa sia costante. Questo pertanto spinge le imprese a cercare di operare sulla propria funzione di reazione. L’equilibrio di duopolio si verifica quando entrambe le imprese A e B si trovano ad un livello ottimale di produzione e non hanno alcun incentivo a modificare la propria quantità di produzione nel punto in cui le due funzioni di reazione si intersecano. Illustrare graficamente e spiegare l’equilibrio di Cournot (vedi sopra) Descrivere il modello di Stackelberg Il modello di Stackelberg, nell’ambito dell’oligopolio non cooperativo, si fonda sull’ipotesi che a fronte dell’immobilità dell’altra solo una delle imprese in gioco consideri le reazioni del concorrente. In altri termini, l’ipotetica impresa A fissa la quantità̀ da vendere in considerazione della più probabile reazione dell’impresa B. Si determina un modello leader-follower dove A appare come leader, e B come follower. Il modello descritto è un gioco a due stadi, in cui nel primo stadio l’impresa leader sceglie la quantità̀ da produrre che non potrà più essere modificata; nel secondo stadio il follower sceglie quanto produrre dopo aver osservato la scelta effettuata dal leader. Tale modello è tipico di un’industria in cui è difficile riconvertire gli investimenti nel breve periodo. Quali sono i fondamenti del modello di Stackelberg? Il modello di Stackelberg, nell’ambito dell’oligopolio non cooperativo, si fonda sull’ipotesi che ci siano due imprese e che solo una delle imprese in gioco consideri le reazioni del concorrente, a fronte dell’immobilità dell’altra. È un modello leader- follower dove A appare come leader, e B come follower. Il modello descritto è un gioco a due stadi, in cui nel primo stadio l’impresa leader sceglie la quantità̀ da produrre che non potrà più essere modificata; nel secondo stadio il follower sceglie quanto produrre dopo aver osservato la scelta effettuata dal leader. Tale modello è tipico di un’industria in cui è difficile riconvertire gli investimenti nel breve periodo.

Descrivere e spiegare quali sono le conclusioni a cui giunge il modello di Bertrand? Il modello di Bertrand sembra dimostrare l’inesistenza di mercati intermedi al monopolio e alla concorrenza perfetta: in realtà̀ la conclusione è dovuta all’ipotesi di omogeneità̀ del prodotto, anche se si può sviluppare un modello di Bertrand nel caso di prodotto differenziato. Il paradosso che emerge dall’analisi del modello è che sono sufficienti due imprese per replicare le condizioni della concorrenza perfetta. La concorrenza tra compagnie aeree, soprattutto dopo l’ingresso nel mercato delle compagnie low cost approssima molto il modello descritto. Esempi del modello di Bertrand si trovano nel settore assicurativo, o dove la tecnologia permetta dei rapidi cambiamenti produttivi. Quali sono le principali differenze tra il modello di Cournot e quello di Bertrand? Se si confronta il modello di Bertrand e quello di Cournot vediamo come quest’ultimo arrivi a dimostrare che un piccolo aumento della quantità̀ venduta non ha effetti sul profitto. In altri termini, la competizione sul prezzo sembra costringere le imprese a ridurre continuamente il prezzo di vendita, fino ad un valore pari al costo marginale. Quali sono gli elementi di base del modello di Edgeworth? Basandosi sul modello di Bertrand il modello di Edgeworth introduce un vincolo di capacità produttiva, ma giunge a conclusioni diverse. Se ci sono prezzi bassi questa limitazione impedisce di soddisfare l’intero mercato riducendo ulteriormente il prezzo. Sotto le ipotesi del modello, una volta raggiunto un equilibrio, questo è particolarmente instabile, vista la tentazione per ogni impresa di alzare il prezzo, senza perdere tutti i clienti. L’elemento interessante del modello è proprio la constatazione dell’instabilità dell’equilibrio nel caso di capacità produttiva limitata. Perché secondo l’assunto di Edgeworth le imprese sono sicuramente spinte alla collusione? Nel momento in cui due imprese raggiungono un equilibrio, questo non è stabile in quanto una delle due potrebbe tentare un incremento di prezzo senza perdere completamente la sua parte di mercato, quindi una delle due imprese prospettate nel modello di Bertrand potrebbe decidere di servire solo la parte del mercato che il concorrente, per limitata capacità produttiva non può servire praticando quindi un prezzo superiore a quello del rivale. Per Edgeworth quindi non esiste stabilità nell’equilibrio di duopolio; i prezzi continueranno ad oscillare e per questo le imprese saranno sicuramente spinte alla collusione. Perché l’equilibrio con vincolo di capacità è instabile? Il modello di Edgeworth introduce un vincolo di capacità produttiva Nel caso di prezzi particolarmente bassi, questa limitazione impedisce di soddisfare l’intero mercato riducendo ulteriormente il prezzo. In questo modello, una volta raggiunto un equilibrio, questo è particolarmente instabile, vista la tentazione per ogni impresa di alzare il prezzo, senza perdere tutti i clienti. L’elemento interessante del modello è proprio la constatazione dell’instabilità dell’equilibrio nel caso di capacità produttiva limitata , nel momento in cui due imprese raggiungono un equilibrio, questo non è stabile in quanto una delle due potrebbe tentare un incremento di prezzo senza perdere completamente la sua parte di mercato, quindi una delle due imprese prospettate nel modelli di Bertrand potrebbe decidere di servire solo la parte del mercato che il concorrente non può servire a causa della limitata capacità produttiva e praticando quindi un prezzo superiore a quello del rivale. Edgeworth sostiene che non esiste stabilità nell’equilibrio di duopolio; i prezzi continueranno ad oscillare tra quelli praticati in monopolio e quelli praticati in concorrenza. Per questo le imprese saranno sicuramente spinte alla collusione. Piuttosto che farsi

la guerra le imprese sono spinte a colludere per abbassare i costi di difesa e contenere la bassa redditività

Cosa si intende per collusione? P er superare incertezze e instabilità derivanti dall’interdipendenza si praticala collusione. La collusione spesso alleggerisce la pressione concorrenziale, anche se vi sono complicazioni. Molto spesso gli accordi collusivi non sono formalizzati ma taciti. esempio di collusione tacita: la leadership di prezzo. Altre volte, anche se più raramente visto le resistenze normative alla collusione, esistono veri e propri accordi formali fra imprese appartenenti al medesimo settore Si collude per contenere il rischio d’impresa, per innovare, differenziare, per specializzarsi con costi minori operando in gruppo. Imprese che si confrontano con strutture con costi simili sono più predisposte alla collusione, come pure l’omogeneità del prodotto che rende indifferente per il consumatore la scelta del produttore a cui rivolgersi.

Definire il concetto di cartello e i motivi della sua creazione è una delle forme conosciute di collusione, è il cartello che rappresenta un accordo tra imprese appartenenti allo stesso settore che tendono ad impedire l’ingresso nel mercato ad altre imprese. Essi controllano le condizioni di vendita, controllano i prezzi, i margini di profitto, la capacità produttiva. Il cartello nasce perché́ le principali imprese di un settore stabiliscono la quantità̀ massima che ognuna deve produrre. L’output complessivo del cartello è posto ad un livello deliberatamente inferiore a quello socialmente ottimo, praticando un prezzo superiore al costo marginale. IL CARTELLO È LA FORMA ESTREMA DI COLLUSIONE ESPLICITA in cui strutture simili molto concentrate e prodotti omogenei sono le caratteristiche basilari. Che rapporto esiste tra incertezza e formazione di un cartello?****? P er superare incertezze e instabilità derivanti dall’interdipendenza si pratica la collusione e una delle sue forme tipiche è il cartello. Esso rappresenta un accordo tra imprese appartenenti allo stesso settore che tendono ad impedire l’ingresso nel mercato ad altre imprese. La collusione spesso è rivolta al miglioramento dell’informazione per conoscere il mercato di riferimento per cui si ha bisogno di informazioni facilmente reperibili riunendosi in cartelli. Essi controllano le condizioni di vendita, controllano i prezzi, i margini di profitto, la capacità produttiva. Il cartello nasce perché́ le principali imprese di un settore stabiliscono la quantità̀ massima che ognuna deve produrre. L’output complessivo del cartello è posto ad un livello deliberatamente inferiore a quello socialmente ottimo, praticando un prezzo superiore al costo marginale. IL CARTELLO È LA FORMA ESTREMA DI COLLUSIONE ESPLICITA in cui strutture simili molto concentrate e prodotti omogenei sono le caratteristiche basilari. Perché si presenta il fenomeno del free riding nel caso di imprese estranee al cartello? questo fenomeno si presenta quando consideriamo l’esistenza di due gruppi di impresa. Il primo aderisce al cartello, il secondo rimane indipendente. Queste accetteranno il prezzo di mercato definito dal cartello. Risulterà che le aziende che non aderiscono al cartello, avranno un profitto maggiore di quelle che aderiscono, producendo una quota maggiore della tipica impresa che partecipa al cartello. L’impresa che partecipa al cartello, riduce volontariamente la produzione, per fare aumentare il prezzo, in questo modo anche l’impresa indipendente beneficerà di questo aumento. Quali criticità presente il cartello in ordine al controllo e all’eventuale imposizione di sanzioni? Quando le imprese che vi aderiscono sono poche il cartello risulta più facile da controllare e risulta più agevole l’eventuale impostazione di politiche di repressione, Quindi, la possibilità di applicare sanzioni ai soggetti che non rispettano il cartello, è un fattore di grande importanza per la stabilità. Una sanzione spesso utilizzata è quella della riduzione del prezzo da parte di tutte le imprese aderenti all’accordo in modo da colpire pesantemente il concorrente sleale, facendolo uscire dal mercato. Cosa si intende per switching costs? Sono i costi di “transazione” cioè costi sostenuti dai consumatori per cambiare fornitore, marca o prodotto che utilizza oppure vuole cambiare la tecnologia Qualsiasi cambiamento determina inevitabilmente il sorgere di costi di obiettivo e di adattamento. Rappresentano una normalità per i seguenti motivi: perché l’offerta di. nuove tecnologie è costantemente in aumento e comporta spesso un cambiamento ambientale.

Come vengono definite le quote di produzione delle diverse imprese aderenti al cartello?

Come una ripartizione dei profitti differente per le imprese: a quelle meno efficienti verrà assegnata

una quota più contenuta e viceversa. La massimizzazione del profitto diventa un problema di

massimizzazione congiunta dove il costo marginale del settore è la somma orizzontale delle

funzioni di MC delle imprese presenti nel cartello che si ottiene in corrispondenza di MC=MR

Com’è possibile l’opportunismo nel caso di cartello con imprese che realizzano profitti diversi? Anche se le imprese realizzano profitti diversi all’interno del cartello è importante ricordare che, appartenendo allo stesso settore, tendono ad impedire l’ingresso di altre aziende, controllano le scorte e hanno convenienza a restare nel cartello proprio perché possono ridurre il rischio d’impresa e acquisire sempre migliori informazioni. La similitudine delle funzioni di costo, inoltre, non invoglia a cambiare il proprio livello di produzione. Se consideriamo un’industria con l’esistenza di un cartello a cui aderiscono solo alcune imprese come si presenta l’equilibrio? l’equilibrio in tal caso si presenta instabile in quanto ogni singola impresa del cartello è tentata ad aumentare la produzione oltre la propria quota a scapito delle altre imprese. Ma essendo presenti sul mercato imprese che non aderiscono al cartello e che accettano il prezzo da questo definito, e che produrranno una quantità maggiore rispetto a quella delle imprese del cartello, quest’ultime tenderanno a ridurre la produzione per far lievitare i prezzi. Ciò andrà comunque anche a beneficio anche dell’impresa indipendente. Perché si presenta il fenomeno del free riding nel caso di imprese estranee al cartello? Come si contesta in dottrina questa argomentazione? questo fenomeno si presenta quando consideriamo l’esistenza di due gruppi di impresa. Il primo aderisce al cartello, il secondo rimane indipendente. Queste accetteranno il prezzo di mercato definito dal cartello. Risulterà che le aziende che non aderiscono al cartello, avranno un profitto maggiore di quelle che aderiscono, producendo una quota maggiore della tipica impresa che partecipa al cartello. L’impresa che partecipa al cartello, riduce volontariamente la produzione, per fare aumentare il prezzo, in questo modo anche l’impresa indipendente beneficerà di questo aumento…… Quali parametri definiscono un Settore Produttivo? Un settore produttivo si definisce sulla base del numero di imprese presenti, sulle dimensioni di queste, sulle barriere all’entrata esistenti e sul grado di differenziazione del prodotto. Appartengono ad un medesimo settore produttivo tutti i prodotti che soddisfano uno stesso bisogno. La sostituibilità è misurata attraverso l’elasticità incrociata della domanda. Ad elevati valori di elasticità incrociata corrispondono bene strettamente sostituti, questo significa che due beni dovrebbero essere considerati come parte della medesima industria. Se il valore dell’elasticità incrociata è elevato e negativo, significa che i due beni sono complementari: anche in questo caso potrebbe essere opportuno considerarli come facenti parte della medesima industria. Come si misura la Sostituibilità tra i prodotti? La sostituibilità di beni e servizi consente al consumatore di scegliere il consumo ad esempio di un bene A o di un bene B per soddisfare il medesimo bisogno senza variare il livello di utilità. Nella produzione il grado di sostituibilità dei prodotti si riferisce al modo in cui le imprese reagiscono alle variazioni dei prezzi relativi modificando il livello di utilizzo di input. E’ misurata attraverso l’elasticità incrociata della domanda. In poche parole la sensibilità della domanda del bene A alle variazioni del prezzo del bene B. Formalmente : ε D-A,B = ∆% quantità A / ∆% prezzo B. Ad elevati valori di elasticità incrociata corrispondono bene strettamente sostituti, questo significa che due beni dovrebbero essere considerati come parte della medesima industria. Se il valore dell’elasticità incrociata è elevato e negativo, significa che i due beni sono complementari: anche in questo caso potrebbe essere opportuno considerarli come facenti parte della medesima industria.

Cosa si intende per Dimensione geografica del mercato? Per definire un mercato abbiamo bisogno di conoscere anche la sua dimensione geografica. Si è stabilito di identificare i confini geografici di un mercato attraverso gli acquisti da produttori di un’area definita che origina transazioni interne, mentre quelli effettuati da produttori al di fuori di quell’area vengono considerate transazioni esterne. Si può parlare anche di mercato regionale nel caso in cui il rapporto tra transazioni locali e totali sia molto alto. Nell’interno di un’area geografica si può ,inoltre parlare di concentrazione aggregata (se c’è concentrazione di venditori a livello di tutti le industrie presenti) e di concentrazione settoriale (se questa volta misuriamo la stessa concentrazione a livello di tutti le imprese) In sostanza la dimensione geografica del mercato è l’analisi delle reazioni sulle modifiche dei prezzi in un definito ambito geografico. Illustrare le caratteristiche del distretto agro-alimentare Nel 2001 il decreto legislativo 228 ha identificato due nuove tipologie di distretto: il DISTRETTO RURALE, e il DISTRETTO AGROALIMENTARE. Esso è un sistema produttivo locale con rilevante presenza economica e interdipendenza tra imprese agricole e agroalimentari i cui elementi distintivi sono: la prossimità spaziale

delle imprese e l’elevata specializzazione produttiva oltre alla presenza di economie esterne locali,

rendimenti di scala crescenti, riduzione dei costi di transazione, riduzione dei costi di

apprendimento.

Illustrare le caratteristiche del distretto rurale Il distretto rurale è un sistema produttivo locale con identità storica e territoriale omogenea, in cui si ha integrazione tra attività agricole e altre attività ad esso affini, introdotto nel 2001 dal decreto legislativo 228 che ha identificato due nuove tipologie di distretto: il DISTRETTO RURALE appunto, e il DISTRETTO AGROALIMENTARE. Il decreto legislativo 228 del 2001 quali nuove tipologie di distretto ha identificato? Nel 2001 il decreto legislativo 228 ha identificato due nuove tipologie di distretto: il DISTRETTO RURALE, in cui si ha una forte integrazione tra attività agricola e attività connesse; il DISTRETTO AGROALIMENTARE, sistema produttivo con un’elevata interdipendenza tra le imprese agricole presenti. Gli elementi distintivi del distretto sono : la prossimità spaziale delle imprese e l’elevata specializzazione produttiva. Quali sono gli elementi distintivi di un distretto? Il distretto industriale è definibile come un sistema produttivo caratterizzato dalla presenza di molte imprese specializzate nella realizzazione di un bene omogeno. Proprio l’elevata specializzazione produttiva e la prossimità spaziale delle imprese, sono due elementi distintivi del distretto. Un altro elemento caratteristico è che vi è un elevata natalità di imprese, legata alla forte mobilità del lavoro. Infatti spesso, soggetti che hanno maturato una solida esperienza di lavoro come dipendenti, attivano una nuova impresa, contribuendo ad arricchire il panorama distrettuale. IN SINTESI GLI ELEMENTI CHE CARATTERIZZANO IL DISTRETTO SONO: PRESENZA DI ECONOMIE ESTERNE LOCALI, RENDIMENTI DI SCALA CRESCENTI, RIDUZIONE DEI COSTI DI TRANSAZIONE, RIDUZIONE DEI COSTI DI APPRENDIMENTO, SVILUPPO TECNOLOGICO. Per quali motivi emergono economie di scala? Le economie di scala si vengono a creare quando la produzione cresce in modo maggiore rispetto all’incremento di input che serve a produrre quel bene. Avremo quindi economie di scala reali, quando si ha riduzione del costo medio, attraverso la diminuzione degli input fisici. Economie di scala pecuniarie, quando la riduzione del costo medio, è dovuta a variazione di prezzi. interne: sono determinate direttamente dall’impresa, aumentando l’output. esterne: implicano il sostenimento di minori costi per effetto di decisioni collettive, prese da tutte le imprese appartenenti ad un settore. Che differenza esiste tra cluster e distretto? : Il primo si presenta come un sistema geografico dove un insieme di imprese e istituzioni sono radicate nel territorio e sono legate da strette relazioni localizzate in un ambito geografico sia regionale, nazionale che anche con paesi vicini.. Il secondo invece, si presenta come una forma di sviluppo locale, sviluppato appunto in una piccola porzione di territorio con elevata concentrazione spaziale e specializzazione settoriale delle imprese. Ognuna delle imprese inoltre, si occupa di una fase o più fasi della filiera produttiva.

di un vantaggio di costo per cui il cliente preferisce esternalizzare la particolare lavorazione dove quest’impresa è efficiente. Descrivere il funzionamento di un distretto Il distretto è una formula organizzativa alternativa alla grande impresa integrata, dove la divisione del lavoro non opera a livello di impresa, ma a livello di singola unità aziendale. Le unità produttive che operano all’interno del distretto sono di piccole-medie dimensioni, quindi molto flessibili. Potremmo vedere il distretto come una forma intermedia tra mercato e gerarchia(impresa). Nei distretti è determinante l’elemento sociale e culturale. Spiegare la curva di Lorenz? che rapporto ha con il coefficiente di Gini? La curva di Lorenz mostra la variazione dimensionale della dimensione cumulata delle “n” maggiori imprese di un’industria. Se le imprese hanno tutte le stesse dimensioni, la curva di lorenz coincide con una retta di 45 gradi. La curva viene utilizzata per rappresentare la misura di concentrazione definita dal coefficiente di Gini. Nel caso si impresa dominante G=1, mentre nel caso di G=0 il settore è composto da imprese di uguali dimensioni. Illustrare il coefficiente di entropia Il coefficiente di Entropia è una ponderazione sulla base delle quote di mercato delle imprese. L’indice assume un valore limitato nel caso di industria altamente concentrata. E = 0 rappresenta l’industria monopolistica. Illustrare l’indice HH L’indice HH si basa sulla somma dei quadrati delle quote di mercato di tutte le imprese del settore. Assume valore pari a 1, nel caso estremo di unico monopolista. Mentre nel caso limite di imprese di uguali dimensioni, l’indice assume valore di 1/N. è un indice di determinazione complessa, perché richiede la disponibilità dei dati dimensionali di tutte le imprese presenti nell’industria. Che ruolo hanno le barriere all’entrata nella determinazione del livello di concentrazione di un settore? Le barriere all’entrata di un determinato settore sono fondamentali nella concentrazione del lato dell’offerta. Nelle imprese con alti margini di redditività è maggiore l’incentivo all’ingresso e ciò riduce la concentrazione. Esse permettono all’incumbent di ottenere un vantaggio competitivo rispetto a qualunque soggetto che volesse accedere al mercato. Si individuano le seguenti barriere all’entrata: ECONOMIE DI SCALA • VANTAGGIO DI COSTO ASSOLUTO • DIFFERENZIAZIONE DEL PRODOTTO • COSTI DI CAMBIAMENTO • ESTERNALITÀ DI RETE • BARRIERE LEGALI. Quali tipologie di barriere all’entrata è possibile individuare? il candidato dopo avere esposte ne fornisca un breve esempio L’esistenza di barriere all’entrata di un mercato permettono all’incumbent di ottenere un vantaggio competitivo rispetto a qualunque soggetto che volesse accedere al mercato. Si individuano le seguenti barriere all’entrata: ECONOMIE DI SCALA • VANTAGGIO DI COSTO ASSOLUTO • DIFFERENZIAZIONE DEL PRODOTTO • COSTI DI CAMBIAMENTO • ESTERNALITÀ DI RETE • BARRIERE LEGALI. La differenziazione del prodotto per esempio si trasforma in una barriera se, l’effetto fidelizzazione alla marca, rende gli acquirenti disponibili a pagare un prezzo più alto per un bene che provenga da una determinata impresa. In questo caso, l’impresa che volesse entrare in un mercato dovrebbe sottare i clienti agli incumbement, o praticando prezzi più bassi, oppure organizzando costose campagne pubblicitarie e di marketing che comprometterebbero però di gran lunga i profitti. Quando e in quale caso le economie di scala possono scoraggiare l’ingresso di altre imprese? Le economie di scala possono scoraggiare l’ingresso se soltanto imprese con dimensioni elevate possono sostenere i costi dovuti alla presenza nel settore. Le imprese presenti in un mercato, proprio a causa della struttura dello stesso, possono godere di benefici in termini di costo che scoraggiano l’ingresso di nuove realtà. Per quale motivo le barriere all’entrata rappresentano un vantaggio per le imprese già presenti sul mercato L’esistenza di barriere all’entrata di un mercato permette all’incumbent di ottenere un vantaggio competitivo rispetto a qualunque soggetto che volesse accedere al mercato. Le economie di scala per esempio possono scoraggiare l’ingresso se soltanto imprese con dimensioni elevate possono sostenere i costi dovuti alla presenza nel settore.

Cosa si intende per vantaggio assoluto di costo? Se un’impresa è già presente sul mercato ha un vantaggio assoluto di costo quando la sua funzione LRATC (Long Run Average Total Cost), si colloca più in basso rispetto a quella del potenziale entrante. Questa situazione si potrebbe verificare nel momento in cui l’incumbement è più efficiente de potenziale entrante. Il potenziale entrante, nel caso decida per l’ingresso nel mercato ha due opzioni: 1. entra nel mercato con una produzione su larga scala, rischiando una ritorsione delle imprese già presente, e un repentino crollo dei prezzi. 2. Accede al mercato con una produzione di entità minima, che può risultare non sostenibile dati gli elevati costi per entrare. Cosa rappresenta una barriera normativa? Le barriere normative ( o legali ) (sono delle barriere all’entrata ), come la registrazione, la certificazione, le autorizzazioni possono impedire alle imprese di accedere ad un particolare settore, soprattutto dove sia oneroso l’ottenimento delle autorizzazioni. Come tal l’esistenza di barriere all’entrata di un mercato permette all’incumbent di ottenere un vantaggio competitivo rispetto a qualunque soggetto che volesse accedere al mercato. Le economie di scala per esempio possono scoraggiare l’ingresso se soltanto imprese con dimensioni elevate possono sostenere i costi dovuti alla presenza nel settore. Quando si parla di esternalità di rete? Si parla di esternalità di rete con riferimento ai benefici che derivano dall’utilizzo di un medesimo bene, o di un medesimo standard, ad opera di molti soggetti: questo effetto può frenare l’ingresso di nuove imprese nel mercato. Le esternalità di rete sono presenti nei mercati in cui gli utenti sono collegati attraverso sistemi di comunicazione, come telefoni o internet. Le esternalità di rete possono essere: • DIRETTE, quando i clienti sono identificati con i componenti, come ad esempio nei sistemi di telecomunicazione. • INDIRETTE, come nel caso in cui i beni complementari siano già disponibili, magari a prezzi crescenti con l’aumento degli utilizzatori. Quando la differenziazione di prodotto si trasforma in barriera all’entrata? dopo aver esposto il perché fornire un breve esempio. La differenziazione del prodotto si trasforma in una barriera se, l’effetto fidelizzazione alla marca, rende gli acquirenti disponibili a pagare un prezzo più alto per un bene che provenga da una determinata impresa. In questo caso, l’impresa che volesse entrare in un mercato dovrebbe sottare i clienti agli incumbement, o praticando prezzi più bassi, oppure organizzando costose campagne pubblicitarie e di marketing che comprometterebbero però di gran lunga i profitti. Quando si parla di prezzo limite? Si parla di prezzo limite con riferimento alla pratica, da parte del monopolista, di fissare un prezzo che scoraggi l’ingresso di nuove imprese nel settore. È possibile praticare questa strategia solo a condizione di possedere dei vantaggi di costo che permettano di sostenere un prezzo limite, solitamente molto basso. Nel caso di pratica di prezzo limite in presenza di economie di scala il potenziale entrante dovrebbe praticare un prezzo non più profittevole: questo lo spinge a credere che non sia possibile entrare nel mercato a meno di sopportare ingenti perdite. Come si comporta il potenziale entrante nel caso di pratica del prezzo limite? Se il prezzo limite è praticato grazie in presenza di una barriera all’entrata derivante dalle forti economie di scala cui può godere un operatore presente sul mercato. LRATC è la funzione di costo medio sia dell’incumbent che dell’entrante. Il primo può impedire l’ingresso operando con un prezzo p, producendo una quantità q. La funzione di domanda residuale si colloca al di sotto di LRATC per qualunque livello di produzione. Se il concorrente potenziale provasse ad entrare realizzando una quantità ridotta non godrebbe delle economie di scala; se realizzasse una produzione più vasta produrrebbe una diminuzione del prezzo, fino ad un livello che non è più profittevole. Per questo motivo il potenziale entrante giunge alla conclusione che è impossibile realizzare un profitto normale a qualunque livello di produzione. Nel caso di pratica di prezzo limite in presenza di economie di scala il potenziale entrante dovrebbe praticare un prezzo non più profittevole: questo lo spinge a credere che non sia possibile entrare nel mercato a meno di sopportare ingenti perdite.