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Diritto Informatico: Evoluzione, Reati e Documenti Elettronici, Appunti di Informatica Giuridica

Appunti minuziosi di Informatica Giuridica (reati informatici, storia dell'informatica giuridica, virus informatici, algoritmo, programmi malevoli, vari autori, internet e social network, fake news ecc...)

Tipologia: Appunti

2019/2020

In vendita dal 05/10/2022

chiarao23
chiarao23 🇮🇹

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INFORMATICA GIURIDICA
L’INFORMATICA GIURIDICA non è il diritto dell’informatica, bensì appartiene alla
filosofia del diritto essendo una riflessione teoretica. Ha un istituto epistemologico ricco,
interdisciplinare, perché si tratta di avere un minimo di alfabetizzazione informatica. Il
mondo del diritto è cambiato profondamente con l’avvento delle tecnologie e ne sono
esempio i reati informatici, l’introduzione di nuovi reati come il revenge porn: internet
permette di commettere reati che un tempo non esistevano (nuove modalità
commissive di vecchi reati). Tutti i settori giuridici risultano colpiti dalla rivoluzione
digitale. Il diritto dell’informatica si identificherà sempre più col diritto, tutto sarà
diritto dell’informatica.
3 elementi formano l’informatica giuridica: informatica, diritto e filosofia.
L’informatica giuridica nasce in America all’inizio del 20° sec. quando viene
pubblicato uno studio di
giuscibernetica
, in cui
gli americani vogliono prevedere quale
sentenza emanerà il giudice: nasce come informatica giuridica previsionale (meta-
documentaria: che va oltre il documento, oltre la volontà di riordino di documenti) che
vuole usare la statistica, l’informatica ed i computer per indovinare la sentenza del
giudice. L’idea è fornire al computer dei dati da elaborare sul giudice (es. 50 anni,
percentuale condanne, razza bianca, maschio, repubblicano) per provare ad anticipare
la sentenza ad uso di avvocati ed imputati (per stabilire linea difensiva, per dissuadere
qualcuno dal commettere un reato prevedendo una probabile condanna).
In Europa invece nasce come informatica giuridica documentaria/documentale, che
applica l’informatica ai documenti giuridici: creazione di banche dati informatiche per
catalogare, ricercare, conservare i documenti giuridici.
Col passare degli anni la materia si compone di entrambe le cose.
La
metadocumentaria
lavora con i sistemi esperti (sistemi informatici che imitano il
lavoro di un esperto e provano quindi a sostituirvisi), detti “eteromorfi” perché la
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Scarica Diritto Informatico: Evoluzione, Reati e Documenti Elettronici e più Appunti in PDF di Informatica Giuridica solo su Docsity!

INFORMATICA GIURIDICA

L’ INFORMATICA GIURIDICA non è il diritto dell’informatica, bensì appartiene alla filosofia del diritto essendo una riflessione teoretica. Ha un istituto epistemologico ricco, interdisciplinare, perché si tratta di avere un minimo di alfabetizzazione informatica. Il mondo del diritto è cambiato profondamente con l’avvento delle tecnologie e ne sono esempio i reati informatici, l’introduzione di nuovi reati come il revenge porn: internet permette di commettere reati che un tempo non esistevano (nuove modalità commissive di vecchi reati). Tutti i settori giuridici risultano colpiti dalla rivoluzione digitale. Il diritto dell’informatica si identificherà sempre più col diritto, tutto sarà diritto dell’informatica. 3 elementi formano l’informatica giuridica: informatica, diritto e filosofia. L’informatica giuridica nasce in America all’inizio del 20° sec. quando viene

pubblicato uno studio di giuscibernetica, in cui gli americani vogliono prevedere quale

sentenza emanerà il giudice: nasce come informatica giuridica previsionale (meta- documentaria: che va oltre il documento, oltre la volontà di riordino di documenti) che vuole usare la statistica, l’informatica ed i computer per indovinare la sentenza del giudice. L’idea è fornire al computer dei dati da elaborare sul giudice (es. 50 anni, percentuale condanne, razza bianca, maschio, repubblicano) per provare ad anticipare la sentenza ad uso di avvocati ed imputati (per stabilire linea difensiva, per dissuadere qualcuno dal commettere un reato prevedendo una probabile condanna). In Europa invece nasce come informatica giuridica documentaria/documentale, che applica l’informatica ai documenti giuridici: creazione di banche dati informatiche per catalogare, ricercare, conservare i documenti giuridici. Col passare degli anni la materia si compone di entrambe le cose.

La metadocumentaria lavora con i sistemi esperti (sistemi informatici che imitano il

lavoro di un esperto e provano quindi a sostituirvisi), detti “eteromorfi” perché la

qualità del dato in imput (entrata) è diversa dalla qualità in output (uscita), modifica e lavora sulla forma, sulla qualità del dato (es. inserisco dati nel computer ed il sistema esperto metadocumentale, il sistema eteromorfo, elabora e restituisce un dato di diversa qualità-> dati medici: ho febbre, naso congestionato, mal di testa => influenza).

I giuristi romani avevano un brocardo (anche “broccardo”, un motto): narra mihi

factum dabo tibi ius = narrami del fatto ed io ti darò il diritto, ed i sistemi esperti fanno

la stessa cosa. Per poter funzionare sono necessarie 3 cose: knowledge (dotarli di una base di conoscenza), interfaccia per l’utente (importante perché se difficile da utilizzare il sistema è inutile), e motore inferenziale (strumento che consente loro di giungere ad una conclusione partendo da alcune premesse (dati che immetti nel sistema - > inferenza: partire da premesse ed arrivare a conclusioni). Dall’altro lato i sistemi isomorfi (stessa qualità dato in entrata ed in uscita) sono

sistemi documentali (es. banche dati), il cui scopo non è sostituirsi ed imitare l’esperto,

bensì aiutare a rintracciare documenti (trovare quella sentenza, quel documento). Non necessitano del motore inferenziale.

I primi elaboratori elettronici si chiamavano mainframe, di cui il primo ENIAC (electronic

numerical integrator and computer) fu presentato ufficialmente il 16 Febbraio 1946 negli Stati Uniti per censimento popolazione. Funzionava a valvole termoioniche, grande come una palestra, complicatissimo, mastodontico sistema di elaborazione dei dati, pesava tonnellate, la sua capacità era un centinaio di volte inferiore ai nostri smartphone, e quando fu acceso per la prima volta mandò in blackout Philadelphia per quanto era dispendioso energicamente. Si tratta del primo passo sulla strada dell’informatizzazione della società, che ha progressi indicibili, paragonabili alla risoluzione di tutte le malattie in ambito medico. Il secondo passaggio avviene nella seconda metà del 20° sec. quando qualcuno intuisce che i computer possano diventare oggetto di consumo: gli home- computer/pc –

che per le politiche di concorrenza non è possibile legare (es. mi devi lasciare libero di mettere la benzina che voglio nella macchina che ho comprato, come di installare il DOS che voglio nel mio nuovo computer). Bill ed il procuratore firmano allora un content degree, cioè un accordo per evitare di andare in giudizio, a dimostrazione della concezione molto più privatistica del diritto americano. Bill si impegna a smetterla, pagando anche una multa, a pena di essere citato in giudizio, ma la Microsoft continua beatamente ad operare in quel modo. Avendo violato il contratto, Bill viene citato in giudizio e condannato, ma a questo punto si potè permettere di firmare l’assegno col sorriso sulle labbra perché nel frattempo buttò fuori dal mercato DR DOS, guadagnando miliardi. Questa situazione si venne a creare nuovamente qualche anno più tardi perché Microsoft, che aveva sbancato con Windows (in particolare nel 1995 con Windows NinetyFive), sottovalutò Internet: gli ingegneri della Microsoft pensavano che fosse rimasto un fenomeno d’elite, non puntando sul suo utilizzo. Microsoft crea Explorer più tardi ma non aveva legato Windows ad un browser. Ciò comportò una mancanza nel nuovo sistema operativo di un browser, ossia il software per navigare (chrome, safari, firefox..) e l’idea arrivò tardi quando tutti usavano già altri sistemi (net scape navigator). Microsoft crea Explorer più tardi ma non aveva legato Windows ad un browser, così capisce di aver commesso un grave errore e pensò di rimediare costringendo tutti gli utenti di Windows ad usare Explorer, diventando così il browser obbligatorio per tutti quelli che utilizzavano Windows (in pochi avevano Apple). Bill viene nuovamente convocato per la condotta di tying, che si ripete: firma il content degree, viola ancora, condannato di nuovo, paga tranquillamente per quanto ha guadagnato grazie all’egemonia del suo browser. L’ informatica giuridica studia l’informatica oggetto del diritto e il diritto oggetto dell’informatica; si è soliti distinguerla in 2 grandi aree che sono il diritto

dell’informatica, ovvero l’indagine intorno alle questioni giuridiche sollevate dalle nuove tecnologie, quindi il valore giuridico del documento informatico, della firma digitale o elettronica ecc.. (diritto dell’informatica: regolamentazione giuridica di attività informatiche, diritti con l’informatica: attività regolate dal diritto con una componente informatica); e l’informatica del diritto quindi l’uso di tecniche, di metodi e di strumenti informatici come ausilio dell’attività giuridica. Settori dell’informatica del diritto sono: fonti elettroniche di cognizione del diritto (ovvero raccolte di tutte le fonti del diritto), sistemi informativi giuridici, software per redigere documenti, tecniche di acquisizione e verifica delle prove, applicazioni per l’e- learning ossia per l’insegnamento, modelli informatici del ragionamento giuridico.. Possiamo distinguere l’informatica del diritto in 3 classificazioni:

  • informatica giuridica documentale : fondamentale per ogni operatore del diritto è avere una buona conoscenza delle fonti giuridiche. Con questo tipo di informatica si studiano le modalità grazie alle quali la ricerca diviene più efficiente, meglio accessibile e più utilizzabile. Gli archivi diffusi consentono di reperire il materiale ovunque ed automaticamente, mentre gli archivi centralizzati presentano informazioni uniformi ed omogenee. Quindi possiamo dire che la centralizzazione dell’informazione crea ordine ma dirige l’indagine entro ambiti ben definiti; i sistemi diffusi invece presentano ricchezza d’informazione, ampiezza nella diffusione, velocità di aggiornamento e possono creare disordine;
  • informatica giuridica gestionale è l’insieme delle applicazioni finalizzate all’automazione delle mansioni lavorative negli uffici e deve essere distinta a seconda dell’ufficio; infatti può essere giudiziaria, legale o amministrativa. Quindi vediamo come l’informatica giuridica gestionale consiste nell’affidare alle macchine mansioni che prima venivano svolte dall’uomo, quindi affidando una sorte di delega tecnologica in modo da sollevare l’uomo da questo tipo di incarichi per fargli affrontare compiti più impegnativi;

De-centralizzazione piuttosto che centralizzazione , la caratteristica fondamentale della rete è che è senza un centro o una periferia. Il cyberspazio con le sue connessioni, condivisioni e sinergie produce delle dinamiche assolutamente diverse rispetto a quelle della società moderna nella quale il principio panottico prevede qualsiasi istituzione. Ora il controllo è continuo, automatico e involontario. Se il potere panottico (potere invisibile) consentiva a pochi di osservare e vigilare, con lo sviluppo di nuove tecniche sono in molti a guardare o a sorvegliare.

Al panoticon succede il sinopticon, la cui natura è globale e che, a differenza del primo

che costringeva la gente ad una posizione in cui poteva essere guardata, non ha bisogno di costringere nessuno ma richiama all’attenzione la gente perché guardi. Lo spazio virtuale seduce la gente affinché guardi dalla sua posizione de-centralizzata e si trasformi da sorvegliata in sorvegliante. La de-territorializzazione e la de-centralizzazione richiamano l’ ordine spontaneo : nel cyberspace l’ordine può avere origini solo endogene; infatti si autogenera, è spontaneo. Diversamente dall’ordine costruito, l’ordine formatosi spontaneamente può avere qualsiasi grado di complessità può essere fondato su relazioni puramente astratte e può anche non avere alcuno scopo. Il potere di controllo esercitato su un ordine esteso e più complesso è minore rispetto al grado di controllo che si può avere su un ordine deliberatamente costruito. Molti aspetti dell’ordine spontaneo sfuggono al controllo e quando si interviene si provocano delle interferenze e degli ostacoli al gioco delle forze che produce l’ordine spontaneo medesimo. L’ordine spontaneo astratto può continuare ad esistere anche quando mutano tutti gli elementi particolari che lo costituiscono: tutto quel che si richiede per preservare l’ordine astratto è che sia mantenuta una certa struttura di relazioni. L’ordine spontaneo può tornare molto utile agli individui che agiscono al suo interno e questi ultimi, con le loro azioni, sono interessati al mantenimento dell’ordine medesimo, nonostante non siano in grado di padroneggiarlo intellettualmente o di sistemarlo

deliberatamente. Degli ordini spontanei si conoscono soltanto alcune regole e non si conoscono tutti gli elementi individuali e tutte le circostanze particolari che concorrono alla formazione dell’ordine stesso. Le regole generali del diritto su cui si basa un ordine spontaneo tendono ad un ordine astratto, il cui contenuto particolare o concreto non è conosciuto o previsto da alcuno: si tratta di regole e non di comandi, devono essere indipendenti da un qualche scopo, devono essere applicabili ad un numero ignoto ed indeterminato di persone e situazioni. Abbiamo già detto che la rivoluzione informatica non giunge a noi da un nostro simile ma da una macchina o, per meglio dire, tramite una macchina che opera sostanziali trasformazioni sui messaggi umani e che ha quale idea base modelli computazionali del comportamento intelligente. L’informatica giuridica meta-documentaria si occupa di sistemi esperti detti anche

eteromorfi (lavorano sulla forma e qualità del dato, modificandone la qualità; la qualità

del dato in entrata input è diversa dalla qualità del dato in uscita output), cioè sono sistemi informatici che imitano il lavoro di un esperto e provano a sostituirsi ad esso. A

differenza dei sistemi eterotrofi, quelli isomorfi (es. banche dati) hanno la stessa qualità

del dato in entrata e dato in uscita, sono sistemi documentali che riguardano l’informatica giuridica documentale, il cui scopo non è sostituirsi all’esperto, ma di aiutarti a rintracciare dei documenti e trovare legge, massima, disposizione. I sistemi esperti costituiscono il risultato della progressiva implementazione dei sistemi di intelligenza artificiale, ossia software basati sulla conoscenza che tentano di riprodurre il comportamento umano esperto in un determinato settore; sono quindi sistemi in grado di eseguire compiti che possono essere svolti da persone dotati di notevole competenza. Per poter parlare di sistemi esperti occorre che il programma usi conoscenze e tecniche di ragionamento che di solito richiederebbero l’aiuto di un esperto e che abbia la capacità di giustificare e motivare il perché di un determinato comportamento.

La rete nasce, nella sua misura ancestrale, in America, nella seconda metà del 20° secolo nell’ambito di quella che era la Guerra Fredda tra Russia-America (dittatura comunista

  • democrazia liberale). I Russi lanciano un razzo nello spazio chiamato Sputnik, e gli americani, che temono di essere rimasti indietro, reagiscono con la creazione di un progetto segreto di difesa nazionale, di cui ancor oggi non sappiamo nulla. Affidano il progetto all’ARPA (un dipartimento della difesa americano) per raggiungere i russi nella corsa agli armamenti nello spazio. Nell’ambito di questo progetto segreto, gli studiosi che stanno lavorando a ciò, inventano una prima INTRA NET (chiamata Arpanet) che collega alcuni computer del dipartimento della difesa (viene piantato il seme, ma i frutti non sono americani). Internet nasce anni più tardi in Europa al CERN di Ginevra, istituto di astrofisica e fisica nucleare, dove Tim Berners Lee, grazie ad una comunità di informatici di cui fa parte, inventa 2 elementi essenziali: URL e HTTP (ipertesto - > per navigare basta cliccare sull’hotspot, una parola sottolineata che ti rimanda ad un’altra pagina, grazie ad un testo interattivo), ovvero localizzatori di risorse senza i quali non avremmo mai avuto internet, perché non avremmo mai potuto utilizzare Arpanet per la sua difficoltà. Nel 1998 iniziamo ad avere in Italia i primi Internet Provider che ci consentono di entrare in rete, una rete profondamente diversa dall’attuale: c’è un’altra rivoluzione che stravolge tutto. Oggi possiamo parlare del Web 2.0 : Internet trasfigurato, rivoluzionato, messo a soqquadro, fagocitato dai social network, che oggi sono la parte preponderante del web (sono una killer applicator per il world wide web). I social sono ora il motivo per cui gli utenti accedono al Web (più di 2 miliardi di utenti attivi ogni giorno su FB): è una rivoluzione epocale, perché l’utente prima dei social accedeva per cercare informazioni redatte da altri; ora lo scopo dell’utente è produrre contenuti - > prosumer (consumatori che producono). I blog, le chat, i forum già esistevano ma erano per utilizzo di nicchia; la vera rivoluzione avviene con twitter, facebook, instagram, pinterest, tumblr, tiktok..

Per lungo tempo questo tema viene largamente sottovalutato nella sua urgenza ed importanza: viene considerato un gioco per ragazzi. Nessuno intuisce quanto sia pesante per la società la rivoluzione che ha colpito il web e ancora oggi c’è qualcuno che prende questo argomento sotto gamba, quando invece è il tema del nostro futuro più prossimo. Analizzando il discorso dal punto di vista giuridico, vediamo che cambia il concetto di sovranità; dal punto di vista politico invece, il sovrano è colui che controlla le informazioni (“chi controlla le info controlla il mondo” - Carl Smith). È chiaro che esiste una tripartizione dei poteri a cui è affidata la sovranità, ma procedendo in avanti si nota chi comanda davvero: il controllo sulle informazioni è prerogativa essenziale della sovranità. Prova spicciola di ciò, è che tutte le dittature temono i social come la peste e li ostacolano per evitare perdita del controllo essenziale sulle informazioni, dunque della sovranità. Tutte le dittature hanno sempre sfruttato i mezzi di comunicazione di massa per condizionare ed indottrinare i cittadini (es. mezzi di propaganda: cinema per fascismo, tv per regime comunista). Fuori dalle dittature, anche nelle democrazie c’è uno stretto vincolo tra potere politico e mezzi di comunicazione. Il potere sa che non è sovrano se non mette le mani sulle informazioni (es. in Italia per lungo tempo il Pres. del consiglio dei ministri è editore di molte riviste e canali televisivi). Questi mezzi sono detti anche mezzi di broadcast , cioè sistemi in cui un centro di diffusione del segnale (es. grande antenna) tecnologicamente avanzato ed economicamente dispendioso invia messaggi a tanti piccoli apparecchi recettori (es. le edicole nel caso della diffusione dei giornali). Tutti questi mezzi di comunicazione di massa prevedono l’esistenza di un soggetto che noi chiamiamo mediatore culturale , ossia quella persona che ha il compito di stabilire se un contenuto (notizia/foto/filmato ecc..) merita di essere pubblicato. Fino alla fine degli anni ’90 era possibile governare controllando le informazioni, stabilendo con una telefonata quali e come potessero passare le notizie; poi irrompono i social come mezzi di comunicazione per le masse (NON delle masse), senza censura

licenza, accelera anziché accostare e viene inseguito dalla polizia. Ad un certo punto King entra in una radura e si ferma, comprendendo che non c’era più nulla da fare, scende con le mani alzate e si consegna. Si tratta di un uomo di colore, imponente, che viene ammanettato e barbaramente massacrato da 4-5 agenti. Dopo questo episodio a Los Angeles scoppiano disordini e proteste della comunità afroamericana, che porteranno anche a morti (il pestaggio è stato scoperto perché quella notte nel bosco c’era un videoamatore George Holliday, che aveva ripreso tutto e inviò il video alle televisioni, diffondendolo).

  • episodio significativo se paragonato alla nostra epoca, in cui tutti usciamo di casa con il telefonino ed abbiamo la possibilità di diffondere video senza passare per la televisione che potrebbe porre il suo filtro.
  • altro esempio: signora americana in macchina con marito e figlia di 3 anni. Auto fermata dalla polizia per ragioni ignote e l’uomo ucciso dalla polizia. Il poliziotto si dirige verso la donna e le chiede di mostrare i documenti e scendere dall’auto. La donna è in preda ad una crisi isterica per lo shock, ma il poliziotto insiste, senza collaborazione della signora e colpisce contro il finestrino estraendo la pistola, puntandogliela per intimarle di scendere con le mani alzate per effettuare controlli. La donna punta contro il poliziotto il cellulare, avvisandolo che è in diretta su Facebook. Il potere è in mano a chi ha il social network - > “fa attenzione a quello che fai perché sei in diretta”.
  • Clubhouse, nuovo social che presenta come limite la possibilità di accedere solo su invito e da dispositivi Apple. Gli Emirati si sono opposti a Clubhouse perché è uno spazio di libertà, temuto dalle dittature, perché la sovranità è sovranità informazionale. Alla parte positiva dei social però va aggiunta quella negativa: le fake news. LE FAKE NEWS Oggi la sicurezza degli utenti risulta minacciata dalle fake news.

Con l’avvento in internet e con la nascita della versione 2.0 del web, esse hanno conosciuto un nuovo e significativo slancio. La caratteristica fondamentale del world wide web è quella di costruire il primo mezzo di comunicazione per le masse, perché a differenza di altri strumenti di comunicazione quali radio e tv, il web non prevede la presenza di un mediatore culturale, quindi manca una figura che stabilisce cosa deve essere mostrato e cosa no, diffondendo notizie false con ripercussione sulla salute, sulla politica e su altri interessi. Grazie ad esso quindi ciascun utente ha la possibilità di condividere ciò che vuole, senza che ci sia un controllo sulla veridicità della cosa; per questo il web è diventato il centro più favorevole per la diffusione di fake news.

Più che fake news si può parlare di hawks (scherzi).

Le fake news rientrano tra i principali e più urgenti problemi di sicurezza informatica poiché la diffusione di notizie false può minare l’ordine pubblico, possono risultare pericolose per la salute pubblica se hanno ad oggetto cure miracolose, e nel caso in cui riguardano l’informatica possono influenzare il consenso degli utenti peggiorando la sicurezza dell’intera rete.

*es. Circola un messaggio (bufala) che dice “da domani tutti i tuoi dati saranno di

proprietà di Facebook! Copia e incolla l’avviso sulla bacheca per non consentire la

condivisione dei dati” (ma se vuoi tutelare la privacy non ti iscrivi ad un social - > epoca

di grande contraddizione!). Possiamo distinguere anche le fake news costituite da solo testo e quelle corredate da foto, che hanno un’efficacia particolare perché le persone credono a quello che vedono (a prescindere dalla foto, per il solo fatto che ci sia, la notizia è più credibile) - >

“mostra e dimostra” ( es. Nina Moric, arruolata dal sovranismo della destra italiana per

parlare sui social, che fece un troll a cui molti credettero perché corredata da foto);

questa tecnica è stata utilizzata per massacrare molte persone ( es. Boldrini - > foto di un

tizio qualunque fatto passare per il figlio nullafacente che percepisce chissà quanti

soldi).

uniti è l’essere simili; cerchiamo ciò che è simile a noi nell’altro. I social

ripropongono in una dimensione virtuale semplicemente ciò che accade nella realtà.

La volontà di partecipare ed essere parte di una comunità è il gesto di condividere che attira l’utente per sentirsi attivo e per senso di appartenenza ad una comunità. Ci sono diversi tipi di attenzione :

  • focus = capacità di concentrarsi su qualcosa, di focalizzare la mente ( es. cocktail party
    • riesci a concentrarti sulla voce del tuo solo interlocutore, nonostante il caos - es. il

tuo fidanzato ha una macchina rossa: di punto in bianco vedi solo macchine rosse,

escludendo tutto il resto che è rumore, ciò che non mi interessa);

  • att. sostenuta = il problema qui è la durata, cioè per quanto tempo riesci a tenere l’attenzione?;
  • att. che collega le cose tra di loro = mentre mi parlano di qualcosa riesco a collegare

l’informazione ad un’altra attraverso vari passaggi ( es. mi parlano di calcio, mi

viene in mente una canzone su quel calciatore, questa canzone ha un messaggio

politico ecc..). È un po’ come l’ipertesto;

  • multitasking = attenzione che riesce a tenere conto contemporaneamente di più cose, attenzione condivisa tra più temi, problemi, faccende (maggiore nelle nuove generazioni). Cadiamo vittime delle fake, allora, perché le nostre risorse attentive sono limitate e siamo bombardarti dalla mattina alla sera da informazioni, che arrivano mentre stiamo facendo qualcos’altro, in ogni momento. Il problema è quindi il momento in cui arrivano le informazioni + il loro quantitativo + scarsa attenzione + la provenienza da fonti eterogenee e in diverse forme - > se la fonte fosse sempre la stessa sarebbe più

facile interpretare, ci costerebbe di meno come attenzione ( es. se mi scrive solo il mio

fidanzato anziché anche amici, colleghi, parenti: così devo calibrare ogni volta le mie

decisioni in merito a come e quando rispondere) + forma eterogenea ( es. se ricevo solo

messaggi scritti devo attivare solo il codice interpretativo della lettura) + contenuto

eterogeneo (pensiamo che fatica fa il nostro cervello per decodificare).

COMUNICAZIONE E PROPOSIZIONI PERFORMATIVE

L’informatica è la scienza dell’informazione ed una delle tesi che abbiamo portato avanti è che chi controlla le informazioni controlla il mondo. Ma cosa significa comunicare? la comunicazione è alla base della comunità (stessa

radice di “comunità”), la fonda, se manca può ucciderla. La radice etimologica è cum

munus, si fa la crasi tra queste due parole ( munus significa dovere, ma anche dono): la

comunicazione è dono e dovere. Per spiegare quest’idea c’è una storia: un profeta passa un periodo su una montagna a meditare, dopo il quale decide di scendere a valle interrompendo l’isolamento, e tutti lo incontrano per avere un racconto, chiedendo di dare un’immagine in grado di spiegare com’è fatto il paradiso e l’inferno. Il profeta risponde di immaginare, per l’inferno, una tavola con tante cose da mangiare circondata da tante persone con tanta fame, però queste persone hanno delle posate lunghissime legate ai gomiti: possono infilzare il cibo ma non portarlo alla bocca (bella metafora della nostra frustrazione, della nostra sofferenza: abbiamo una cosa li, ma non possiamo prenderla). Per il paradiso invece si deve immaginare una grande tavola con tante cose da mangiare con intorno tante persone affamate, ma queste persone hanno posate lunghissime legate ai gomiti.. Così il matto del villaggio avvisa il profeta di aver dato due volte la stessa definizione, ma egli risponde che in paradiso sono contenti perché hanno capito che possono darsi da mangiare a vicenda. Questa è una bella metafora per comprendere il concetto di comunità: donare e ricevere in cambio.

  • Per vivere, i neonati, hanno bisogno di sentire il tocco e la cura della madre o di un caregiver: esperimenti durante la seconda guerra mondiale in ospedali inglesi hanno dimostrato che il tasso di mortalità infantile è più alto dove un bambino senza mamma

* es. la frase con cui il sacerdote battezza il bambino attribuendogli un nome: si tratta

di una frase che crea qualcosa, modifica, a partire da quel momento giuridicamente quel

bambino ha un certo nome.

* la proclamazione di laurea: è un performativo perché quella dichiarazione solenne

produce delle conseguenze.

  • il “si” degli sposi. Poi c’è una categoria per cui le parole sono ancora più importanti, ossia i politici. Ecco perché in “1984” (chiamato così perché scritto nel 1894, ribaltando le cifre) Orwell immagina il bislinguaggio. Il Grande Fratello spia le persone in una dimensione dispotica ed impone un linguaggio nuovo: chi controlla la parola controlla il mondo. Lo stesso espediente narrativo venne usato da Hasley che pubblicò nello stesso periodo “Brave new world", dedicato ad una dittatura in cui il dittatore, appunto, impone un nuovo linguaggio. Ogni dittatura lavora sul linguaggio, il linguaggio è politica, è potere. Dieci anni fa dire “avvocatessa” era un’eresia, oggi si chiede invece la differenziazione, sono termini nuovi (avvocatessa, ministra ecc..); tanto nelle dittature quanto nelle democrazie le parole sono importanti, possono essere considerate lesive di intere categorie, sono questioni anche politiche. Anche “omosessuale” non è del tutto corretto per le comunità LGBT, che ritiene sia meglio “omoaffettivo” per ragioni valide. L’ultima grande rivoluzione politica c’è stata nel '90 con Manipulite, la prima grande inchiesta che ha azzerato e sconvolto il potere politico d’Italia: il pull di Milano (tra cui Di Pietro) ha scoperchiato e rivelato tutta una serie di strutture di corruzione (es. in ospedale giravano mazzette per usare sangue infetto). Le inchieste radono al suolo una parte della democrazia cristiana e la destra, mentre il partito comunista cambia e si prepara a stravincere le elezioni; così arriva la grande rivoluzione con la discesa in campo di Berlusconi. È una frase diventata iconica, che dimostra quanto di quella rivoluzione, un partito che nasce dal nulla, un’operazione segreta fino a quel momento, che stravolge tutto, si

basa sulle parole: il vocabolario della politica viene stravolto da Berlusconi, esperto di comunicazione. Prima di quel momento i politici usavano un linguaggio che faceva inorridire, definito “politichese”, fatto di termini astrusi che il comune cittadino faceva gran fatica a comprendere.

Ad esempio venne coniata l’espressione “la strategia delle convergenze parallele” =

o due cose convergono o sono parallele, è un ossimoro, un non-sense. Tutto questo cambia con Berlusconi, perché prende il vocabolario dello sport e lo trapianta in ambito politico: la cosa che interessa più agli italiani è il calcio e lui lo inserisce nelle sue frasi, un qualcosa che nella Prima Repubblica non avrebbero mai fatto. Piace molto: non dice “ho deciso di entrare in politica”, ma dice “ho deciso di scendere in campo”; non chiama il partito con un codice fiscale, con sigle orrende come in passato, bensì accende un fuoco con “Forza Italia”. Prima ancora del suo annuncio questa scritta era già apparsa: giravano autobus con un cielo blu, un bambino e “Forza Italia”, nessuno sapeva che si trattasse di un nuovo partito politico, ma tutti ne erano affascinati. Fa riferimento al tifo, tocca delle corde, come nel caso del “popolo della libertà”. Quando strinse un accordo con Fini (AN – quanto è meno caldo di “Fratelli d’Italia) e Bossi (Lega Nord) dice “abbiamo organizzato un attacco a tre punte”. Quando venne battuto alle elezioni e gli chiesero come doveva essere chiamato, disse “il Presidente”, perché comunque è presidente di una delle squadre che più hanno vinto (Milan). Dunque si basa sul linguaggio e, dopo aver parlato di calcio, parla di donne. La parola “ slogan ” viene dall’unione di due termini legati alla mitologia scozzese; ne parla il premio Nobel Canetti nel libro “Massa e Potere”, in cui scrive che, secondo un’antica narrazione, quando ci sono i temporali, per la tradizione scozzese, gli eserciti dei morti si danno battaglia nel cielo, urlando un grido di battaglia “sluag garim” - > dalla fusione di queste nasce slogan. Questa etimologia ha un profondo significato: secondo Canetti lo slogan è un linguaggio adatto ai morti, non ai vivi; la folla che urla slogan non è composta da