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Tipologia: Dispense
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La Legge Europea sull'Intelligenza Artificiale (AI) è una proposta di regolamento presentata dalla Commissione Europea il 21 aprile 2021. Questo regolamento mira a garantire che l'AI sia sviluppata e utilizzata in modo sicuro e responsabile, rispettando i diritti fondamentali delle persone e promuovendo l'innovazione e la competitività dell'UE. Il regolamento proposto stabilisce regole di armonizzazione sull'AI, che diventeranno la legge europea sull'AI. Il testo legislativo non contiene una definizione specifica di intelligenza artificiale, ma disegna il sistema di intelligenza artificiale come un software che può, per una determinata serie di obiettivi definiti dall'uomo, generare output quali contenuti, previsioni, raccomandazioni decisioni che influenzano gli ambienti con cui interagiscono. Il regolamento proposto prevede anche la creazione di un sistema di certificazione europeo per l'AI, che consentirà di valutare la conformità dei sistemi di AI ai requisiti di sicurezza e di protezione dei diritti fondamentali. Inoltre, il regolamento proposto prevede sanzioni per le violazioni delle norme sull'AI. La proposta di regolamento è attualmente in fase di discussione e potrebbe subire modifiche prima di essere adottata come legge europea sull'AI. Il testo legislativo del regolamento Il testo legislativo del regolamento menzionato nel documento si riferisce alla proposta di regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio che stabilisce regole di armonizzazione sull'intelligenza artificiale, conosciuta come "artificial intelligence act". Questa proposta di regolamento è destinata a diventare la legge europea sull'intelligenza artificiale. L'articolo tre della proposta definisce il sistema di intelligenza artificiale come un software in grado, per una serie di obiettivi definiti dall'uomo, di generare output quali contenuti, previsioni, raccomandazioni e decisioni che influenzano gli ambienti con cui interagiscono. L'allegato 1 della proposta specifica che il software che integra un sistema di intelligenza artificiale è sviluppato con una o più delle seguenti tecniche approcci all'intelligenza artificiale: approcci di apprendimento automatico, approcci basati sulla logica e approcci basati sulla conoscenza attraverso il ragionamento e i simboli, approcci statistici e metodi di ricerca e ottimizzazione.
La cibernetica è stata una disciplina che ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita dell'informatica e dell'intelligenza artificiale. Tuttavia, l'uso sempre più diffuso delle tecnologie informatiche ha portato alla necessità di sviluppare un'etica applicata alla rivoluzione informatica, nota come data ethics. La data ethics si occupa di analizzare le questioni morali relative ai dati, alla loro raccolta, elaborazione, trasmissione e cancellazione, e di valutare le conseguenze etiche e sociali dell'uso delle tecnologie informatiche. In particolare, la data ethics si concentra sulla protezione dei diritti fondamentali delle persone, come la privacy, la libertà di espressione e la non discriminazione, e sulla promozione di un uso responsabile e sostenibile delle tecnologie informatiche. La data ethics è diventata sempre più importante con la diffusione dei big data e della datificazione, ovvero la traduzione in complessi di dati di tutto ciò che può essere percepito attraverso dispositivi informatici di utilizzo ordinario. La produzione di dati diviene alluvionale, quantitativamente incalcolabile, ad una velocità enorme, relativamente a bassissimo costo. In sintesi, la data ethics rappresenta un approccio etico alla rivoluzione informatica, che mira a garantire che le tecnologie informatiche siano utilizzate in modo responsabile e sostenibile, rispettando i diritti fondamentali delle persone e promuovendo il benessere della società nel suo complesso. ICT ICT è l'acronimo di "Information and Communication Technology" (Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione). Si riferisce a un'ampia gamma di tecnologie utilizzate per la gestione e la trasmissione di
informazioni. Queste tecnologie includono hardware, software, reti e infrastrutture che consentono la raccolta, l'elaborazione, lo stoccaggio e la trasmissione di dati e informazioni. Le ICT svolgono un ruolo fondamentale in molteplici settori, tra cui l'istruzione, la sanità, il settore aziendale, la pubblica amministrazione e molti altri. Esse comprendono strumenti e risorse come computer, reti, software, internet, telefoni cellulari, sistemi di comunicazione wireless e molto altro. Inoltre, le ICT hanno un impatto significativo sulla società, influenzando la comunicazione, l'accesso alle informazioni, il lavoro, l'istruzione e molti altri aspetti della vita quotidiana. L'etica informatica, o computer ethics , è un campo interdisciplinare che si occupa di esaminare e valutare gli impatti etici e sociali dell'uso della tecnologia informatica. Questa disciplina si concentra su questioni morali e dilemmi etici che sorgono in relazione all'uso dei computer, dei sistemi informatici e delle tecnologie digitali. Alcuni dei temi principali affrontati dall'etica informatica includono la privacy e la sicurezza dei dati, la proprietà intellettuale, l'accesso equo alle risorse digitali, l'impatto sociale dell'automazione e dell'intelligenza artificiale, la responsabilità nell'uso dei sistemi informatici e molto altro. L'etica informatica si è evoluta parallelamente allo sviluppo della tecnologia informatica stessa, poiché le nuove sfide etiche e sociali sono emerse con l'avanzamento delle capacità e dell'ubiquità dei sistemi informatici. Inoltre, l'etica informatica ha contribuito a informare la progettazione e l'implementazione responsabile delle tecnologie informatiche, incoraggiando la riflessione critica sulle implicazioni etiche delle decisioni e delle azioni nel contesto dell'informatica e della società digitale. Dalla computer ethics all'information ethics si è assistito a un'evoluzione concettuale che riflette il cambiamento nel panorama tecnologico e sociale. La computer ethics si è originariamente concentrata sulle questioni etiche legate all'uso dei computer e dei sistemi informatici, affrontando temi come la privacy, la sicurezza dei dati, la proprietà intellettuale e l'impatto sociale dell'automazione. Con il crescente ruolo e impatto delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) nella società, si è reso evidente che le questioni etiche non si limitano solo all'ambito dei computer, ma coinvolgono l'intero ecosistema informativo. Questo ha portato all'espansione del campo dell'etica informatica verso l'information ethics. L'information ethics si occupa delle questioni etiche relative alla raccolta, all'elaborazione, alla gestione e alla diffusione delle informazioni in generale, includendo non solo i dati digitali, ma anche le informazioni presenti in varie forme e contesti. Questo campo più ampio riflette la crescente interconnessione e interdipendenza delle informazioni nella società contemporanea, che va oltre il semplice utilizzo dei computer. In sintesi, mentre la computer ethics si è concentrata principalmente sulle questioni etiche legate all'uso dei computer e dei sistemi informatici, l'information ethics ha ampliato il suo ambito per affrontare le questioni etiche relative alla gestione e all'utilizzo responsabile delle informazioni in un contesto più ampio, riflettendo la complessità e l'ubiquità delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nella società moderna. La data ethics, o etica dei dati, è un campo interdisciplinare che si occupa di esaminare e valutare gli impatti etici e sociali dell'uso dei dati. Questa disciplina si concentra su questioni morali e dilemmi etici che sorgono in relazione alla raccolta, all'elaborazione, alla gestione e alla diffusione dei dati. Alcuni dei temi principali affrontati dalla data ethics includono la privacy e la sicurezza dei dati, la trasparenza e la responsabilità nell'uso dei dati, la discriminazione algoritmica, la proprietà dei dati, l'accesso equo ai dati e molto altro. La data ethics è diventata sempre più importante con la diffusione dei big data e della datificazione, ovvero la traduzione in complessi di dati di tutto ciò che può essere percepito attraverso dispositivi informatici di utilizzo ordinario. La produzione di dati diviene alluvionale, quantitativamente incalcolabile, ad una velocità
senza il proprio consenso. Le libertà negative sono tipiche dell'età liberale e delle prime esperienze democratiche, in cui i diritti di libertà negativa erano considerati fondamentali per proteggere l'individuo dalle interferenze dello Stato e garantire la libertà personale. Questi diritti includono, ad esempio, la libertà di pensiero, di espressione, di religione, di associazione e di movimento. Le libertà negative sono spesso contrapposte alle libertà positive, che implicano il diritto di ricevere qualcosa o di essere protetti dallo Stato. Le libertà positive sono state introdotte in seguito, in risposta alle esigenze sociali ed economiche, e includono, ad esempio, il diritto all'istruzione, alla salute, al lavoro e alla sicurezza sociale. In sintesi, le libertà negative rappresentano un concetto fondamentale nell'ambito dei diritti costituzionali, garantendo la libertà personale e proteggendo l'individuo dalle interferenze dello Stato o di altri individui. Questi diritti sono stati considerati fondamentali per la protezione dei diritti umani e della democrazia, e continuano a essere rilevanti nell'era digitale in cui la privacy e la libertà personale sono sempre più importanti. I diritti politici sono un insieme di diritti fondamentali che garantiscono la partecipazione dei cittadini alla vita politica e alla gestione del potere. Questi diritti sono riconosciuti dalle costituzioni e dalle leggi di molti paesi e includono, ad esempio, il diritto di voto, il diritto di associazione politica, il diritto di espressione politica e il diritto di riunione. Il diritto di voto è uno dei diritti politici più importanti e rappresenta il fondamento della democrazia. Il diritto di voto garantisce ai cittadini il diritto di partecipare alle elezioni e di scegliere i propri rappresentanti politici. In molti paesi, il diritto di voto è esteso a tutti i cittadini maggiorenni, senza discriminazioni di genere, razza o religione. Il diritto di associazione politica garantisce ai cittadini il diritto di unirsi a partiti politici o ad altre organizzazioni politiche e di partecipare alla vita politica del paese. Questo diritto è fondamentale per la libertà di espressione politica e per la formazione di opinioni politiche. Il diritto di espressione politica garantisce ai cittadini il diritto di esprimere le proprie opinioni politiche e di criticare il governo o le istituzioni politiche senza subire conseguenze negative. Questo diritto è fondamentale per la libertà di stampa e per la libertà di informazione. Il diritto di riunione garantisce ai cittadini il diritto di riunirsi pacificamente per esprimere le proprie opinioni politiche e per manifestare pubblicamente le proprie idee. Questo diritto è fondamentale per la libertà di associazione e per la libertà di espressione politica. In sintesi, i diritti politici sono fondamentali per la democrazia e per la partecipazione dei cittadini alla vita politica del paese. Questi diritti garantiscono la libertà di espressione politica, la libertà di associazione politica, il diritto di voto e il diritto di riunione, e sono riconosciuti dalle costituzioni e dalle leggi di molti paesi. I diritti economico-sociali , noti anche come diritti sociali, rappresentano un insieme di diritti fondamentali che riguardano il benessere economico e sociale delle persone. Questi diritti sono riconosciuti dalle costituzioni e dalle leggi di molti paesi e sono fondamentali per garantire condizioni di vita dignitose e la partecipazione equa alla società. I diritti economico-sociali includono, ad esempio, il diritto al lavoro e alla libera scelta dell'attività professionale, il diritto alla protezione sociale, il diritto all'istruzione, il diritto alla salute, il diritto all'alloggio e il diritto alla sicurezza sociale. Il diritto al lavoro e alla libera scelta dell'attività professionale garantisce alle persone il diritto di lavorare in condizioni dignitose e di scegliere liberamente la propria attività professionale, senza discriminazioni. Il diritto alla protezione sociale garantisce alle persone il diritto a ricevere assistenza e sostegno in situazioni di bisogno, come la disoccupazione, la malattia, l'invalidità e la vecchiaia. Il diritto all'istruzione garantisce alle persone il diritto di accedere a un'istruzione di qualità e di sviluppare le proprie capacità e competenze. Il diritto alla salute garantisce alle persone il diritto di accedere a cure mediche e a servizi sanitari di qualità, al fine di preservare il proprio benessere fisico e mentale. Il diritto all'alloggio garantisce alle persone il diritto a vivere in condizioni di alloggio dignitose e adeguate alle proprie esigenze. Il diritto alla sicurezza sociale garantisce alle persone il diritto a ricevere sostegno economico e sociale in situazioni di bisogno, al fine di garantire un tenore di vita dignitoso. In sintesi, i diritti economico-sociali sono fondamentali per garantire il benessere e la dignità delle persone, e rappresentano un pilastro importante per la giustizia sociale e l'uguaglianza. Questi diritti sono
riconosciuti dalle costituzioni e dalle leggi di molti paesi e sono fondamentali per promuovere una società equa e inclusiva. Le tutele sono un insieme di strumenti giuridici e istituzionali che garantiscono la protezione dei diritti e degli interessi delle persone. Le tutele sono previste dalle leggi e dalle costituzioni di molti paesi e sono fondamentali per garantire la giustizia e l'equità nella società. Le tutele possono essere di diversi tipi, ad esempio:
- Tutele giudiziarie : sono le tutele che si attivano attraverso il ricorso alle vie giudiziarie, come ad esempio il ricorso al tribunale per far valere i propri diritti o per ottenere un risarcimento per un danno subito. - Tutele amministrative : sono le tutele che si attivano attraverso l'intervento delle autorità amministrative, come ad esempio il ricorso all'autorità garante per la protezione dei dati personali per far valere il proprio diritto alla privacy. - Tutele contrattuali: sono le tutele che si attivano attraverso il rispetto dei contratti e delle clausole contrattuali, come ad esempio il diritto di recesso previsto nei contratti di acquisto online.
restrizioni o interferenze. Tuttavia, ci sono alcune eccezioni come il "network management", che consente di bloccare o rallentare alcuni servizi per prevenire l'affollamento della rete. Queste misure restrittive devono essere temporanee e messe in atto in modo trasparente e non discriminatorio. Il "zero rating" è un'offerta di accesso alla rete in cui un pacchetto di servizi o applicazioni non comporta consumo di dati o viene dato gratuitamente, consentendo a coloro che non possono permettersi un contratto di navigazione internet di usufruire comunque di servizi tecnologici. Nel 2020, il BEREC ha stabilito che il "zero rating" è compatibile con la normativa solo se è rivolto a tutte le applicazioni o tutti gli operatori di una stessa categoria, altrimenti è vietato. Tuttavia, molte fonti sostengono che l'uso del "zero rating" sia contrario al principio della neutralità della rete. Gli algoritmi dei social network influenzano i contenuti visibili agli utenti, e possono essere progettati per massimizzare il tempo trascorso dagli utenti sulla piattaforma e monetizzarlo secondo i principi dell'attention economy. Alcuni effetti sui comportamenti degli utenti possono essere stati progettati esplicitamente, mentre in altri casi possono essere il risultato di una progettazione non accurata, rendendo il software non accessibile a specifiche categorie di persone. È importante considerare i sistemi digitali come sistemi socio-tecnologici, rivelando il legame tra progettazione tecnica e comportamento dell'utente. Inoltre, la non neutralità può essere presente nelle scelte di implementazione di un sistema software, come ad esempio la possibilità di scambiare e-mail tra persone che hanno scelto diversi provider del servizio di posta elettronica, ma non è possibile mandare un messaggio da un account WhatsApp a un account Telegram, il che può essere considerato una scelta politica. LA PA E L’EVOLUZIONE DELLA SOCIETA’ L'evoluzione della società, grazie alle tecnologie informatiche, ha portato allo sviluppo di nuovi modelli di governo e ha trasformato il volto dell'amministrazione pubblica. Quest'ultima si è orientata verso un modello di "amministrazione digitale", utilizzando le tecnologie informatiche per svolgere le proprie funzioni e erogare servizi. Le finalità della PA includono l'efficacia ed efficienza, la miglior qualità dei servizi, la maggiore soddisfazione degli utenti, la riduzione dei tempi e la partecipazione della cittadinanza. Tutte queste finalità rientrano nel concetto di "buon andamento della PA". La "cittadinanza digitale" comprende un insieme di diritti e doveri che mirano a semplificare il rapporto tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione attraverso l'uso di strumenti e servizi digitali. Il codice dell'amministrazione digitale disciplina i diritti digitali nei confronti della PA, mentre il 2020 ha visto l'introduzione del codice di condotta tecnologica che regola la progettazione, lo sviluppo e l'implementazione dei progetti digitali delle amministrazioni pubbliche. A livello nazionale, l'AGENZIA PER L'ITALIA DIGITALE (AGLD) si occupa della realizzazione degli obiettivi dell'Agenda digitale italiana e della promozione dell'innovazione digitale nel paese. L'amministrazione digitale si basa su pilastri come la trasparenza, la partecipazione e la collaborazione, con l'obiettivo di coinvolgere i cittadini nel sistema decisionale e favorire la cooperazione tra i diversi livelli di governo e gli attori privati. Gdpr: L'articolo 2 della Costituzione italiana stabilisce che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove svolge la sua personalità. I diritti non sono statici, ma si evolvono con l'evoluzione della società. Un esempio di evoluzione dei diritti è rappresentato dal diritto alla protezione dei dati personali, al diritto all'identità personale (e digitale) e al diritto all'oblio. Questi diritti sono accomunati da tre caratteristiche: rientrano nei diritti alla personalità, sono di origine giurisprudenziale e la loro evoluzione è legata al progresso tecnologico. Il diritto alla protezione dei dati personali ha avuto origine dal diritto alla riservatezza durante l'industrializzazione, quando l'introduzione delle macchine fotografiche ha reso possibile la pubblicazione di fatti della vita
privata. Inizialmente, il diritto alla privacy era inteso come il diritto di essere lasciati soli e di non subire interferenze da parte di terzi nella vita privata. In Italia, per un certo periodo, l'esistenza di tale diritto è stata negata, con l'argomentazione che la conoscenza della vita altrui avveniva attraverso mezzi leciti. Tuttavia, a partire dagli anni '70, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2129 del 1975, ha riconosciuto un diritto all'"intimità personale in certe manifestazioni della vita in relazione". Questo cambiamento è stato accelerato dallo sviluppo dell'informatica e dall'avvento dello stato sociale, che ha generato la necessità di gestire una grande mole di dati indispensabili per l'accesso a prestazioni pubbliche. Nel contesto della protezione dei dati personali, è emersa la necessità di garantire non solo il diritto alla riservatezza, ma anche il diritto alla protezione dei dati personali, consentendo il controllo sull'uso che terzi fanno delle proprie informazioni. A livello europeo, il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), noto come Regolamento 679 del 2016, ha fornito tutela al diritto alla protezione dei dati personali. L'identità personale è definita come l'insieme dei caratteri fisici e psicologici che rendono una persona unica, mentre l'identità digitale rappresenta come una persona è vista online. Quest'ultima tutela l'interesse del soggetto di essere rappresentato in rete con la propria vera identità e di non vedere distorto il proprio patrimonio di idee ed esperienze di vita. In relazione al diritto alla protezione dei dati personali e all'identità personale/digitale, si colloca il diritto all'oblio, che include la possibilità di impedire la ripubblicazione di notizie datate, il diritto alla corretta e aggiornata contestualizzazione delle informazioni pubblicate in rete e la deindicizzazione dei dati personali visibili nei risultati della ricerca online. Questi diritti sono regolati a livello europeo dal GDPR, che all'articolo 17 riconosce il diritto all'oblio, consentendo all'individuo di richiedere la cancellazione dei dati personali che lo riguardano. Secondo l'articolo 4 del GDPR, un "dato personale" è qualsiasi informazione che riguarda una persona fisica identificata o identificabile, come il nome o un numero. E-democray: Il termine "e-democracy" si riferisce alla partecipazione dei cittadini alle attività e ai processi decisionali delle amministrazioni pubbliche locali mediante l'utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione. Questa partecipazione politica attraverso mezzi elettronici si articola in quattro sfere: diretta, rappresentativa, deliberativa e dimostrativa.
- La partecipazione politica diretta attraverso mezzi elettronici si svolge mediante procedure elettroniche finalizzate alla partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche, e può avvenire in tre modi:
In passato, i rapporti interprivatistici si basavano su documenti cartacei firmati, i quali potevano essere affidati all'atto pubblico redatto da un notaio o altro pubblico ufficiale. La firma autografa rendeva la scrittura riferibile al firmatario, e la scrittura privata faceva piena prova fino a querela di falso, della provenienza nelle dichiarazioni da chi l'ha sottoscritta. Tuttavia, con l'avvento delle tecnologie digitali, è emersa la necessità di strumenti per garantire l'autenticità e l'integrità dei documenti informatici. In questo contesto, la firma digitale è diventata un mezzo per garantire l'autenticità e l'integrità dei documenti elettronici, consentendo di attribuire un documento informatico a un determinato firmatario e garantendone l'identificazione. Decreto Legislativo 7 marzo 2005 n. 82, noto come Codice dell’Amministrazione Digitale, stabilisce che il titolare di una "firma elettronica" è la persona fisica a cui è attribuita tale firma. La firma elettronica non solo serve a imputare il documento informatico, ma anche a identificare il firmatario. Esistono diversi livelli di firma elettronica:
1. Firma elettronica semplice (debole) : può essere utilizzata da chiunque abbia i dati necessari, come ad esempio il PIN del bancomat o le credenziali di un sito online. 2. Firma elettronica avanzata (forza media ): è connessa al firmatario ed è idonea a consentirne l'identificazione. Ad esempio, la firma biometrica registrata su un tablet che cattura le caratteristiche del gesto manuale in modo da poterla riconoscere in futuro, oppure l'uso di un "token" (usa e getta) aggiunto a credenziali già in possesso. 3. Firma elettronica qualificata (forte): equivale a una firma autografa in quanto è generata da dispositivi e basata su un certificato qualificato rilasciato da un garante prestatore di servizi. 4. Firma digitale (molto forte) : è un particolare tipo di firma elettronica qualificata basata su un sistema di chiavi crittografiche, una pubblica e una privata. È il risultato dell’applicazione della funzione di hash a un documento elettronico e dell’applicazione della chiave privata all’impronta risultante dall’applicazione della funzione di hash. La funzione di hash, un algoritmo con caratteristiche particolari, fornisce certezza sulla genuinità e provenienza di un documento. Questo avviene perché anche la modifica di un singolo carattere nel documento cambia completamente l'impronta generata dalla funzione di hash, garantendo così l'integrità del documento. Inoltre, la funzione di hash fornisce certezza sulla provenienza del documento e impedisce il rifiuto della sua autenticità. Prima di applicare la chiave privata asimmetrica al documento originale, viene eseguita la funzione di hash, che produce un'impronta univoca del documento. Questa impronta viene quindi utilizzata per generare la firma digitale, che viene inviata insieme al documento originale. Per verificare la provenienza e la genuinità del documento, il destinatario estrae la firma digitale e applica la chiave pubblica del mittente per ottenere l'impronta. Successivamente, estrae il documento originale e applica nuovamente la funzione di hash per ottenere un'altra impronta. Confrontando le due impronte, è possibile verificare la provenienza e la genuinità del documento. Se le due impronte non coincidono, potrebbe indicare un'alterazione del documento, e in tal caso, il giudice dovrebbe ripetere il procedimento per risolvere la controversia. La funzione di hash, essendo un algoritmo pubblico, fornisce una garanzia per tutti. Anche se questi processi non sono visibili, l'icona "verifica firma" fornisce un feedback sulla validità della firma digitale. L'articolo 20 del Codice dell'Amministrazione Digitale stabilisce che i documenti informatici sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge se conformi alle disposizioni del codice. In particolare, un documento informatico soddisfa il requisito della forma scritta e ha l'efficacia prevista dal Codice Civile se è formato
con una firma digitale, un'altra firma elettronica qualificata o una firma elettronica avanzata, o comunque è formato attraverso un processo avente i requisiti fissati dall'AgID per garantire la sicurezza, integrità e immodificabilità del documento e la sua riconducibilità all'autore. In tutti gli altri casi, l'idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, in relazione alle caratteristiche di sicurezza, integrità e immodificabilità. La data e l'ora di formazione del documento informatico sono opponibili ai terzi se apposte in conformità alle linee guida. La carta d'identità elettronica è un documento d'identità con elementi per l'identificazione fisica del titolare, che viene rilasciato dalle amministrazioni comunali dopo l'identificazione del soggetto attraverso testimoni o un documento d'identità valido. Viene creato l'hash del documento che viene firmato con la chiave privata del funzionario del comune, e i dati e la firma vengono inseriti in una card per garantirne l'autenticità. Viene rilasciata una coppia di pin per accedere allo SPID (Sistema Pubblico di identità digitale). BLOCKCHAIN E SMART CONTRACT Le moderne tecnologie si basano su registri distribuiti, che consistono in una base di dati replicata, condivisa e sincronizzata tra più soggetti in molteplici luoghi, nazioni o istituzioni. Questi registri distribuiti hanno almeno tre elementi essenziali: un modello di dati che rappresenta lo stato attuale del registro, un linguaggio per le transazioni con cui modificare il registro stesso, e un protocollo per determinare il consenso tra i partecipanti alla rete circa quali transazioni siano da iscrivere e in quale ordine. Questo sistema assicura che le parti possano fare affidamento sul fatto che lo stato in cui si trova il registro da loro condiviso sia "vero" e "identico" per tutti in ogni momento. L'elemento cruciale per la sicurezza di questa struttura è dato dall'utilizzo di strumenti crittografici, in particolare le funzioni di Hash, che sono funzioni non invertibili che mappano una stringa di lunghezza arbitraria in una stringa di lunghezza predefinita. La blockchain è una concatenazione di blocchi, ciascuno dei quali presenta almeno quattro elementi: la traduzione in Hash delle transazioni da iscrivere nel registro, la codificazione in Hash del blocco precedente che struttura la catena, la prova dell'avvenuta validazione da parte dell'algoritmo di consenso, e la posizione di una marcatura temporale. Questa caratteristica "appened-only" della blockchain significa che su di essa si può solo iscrivere del nuovo e mai modificare del vecchio, garantendo così l'immunità e la certezza delle transazioni. La blockchain è una tecnologia finalizzata alla gestione delle transazioni attraverso la creazione di un registro distribuito, pubblico e condiviso dai partecipanti in una posizione di parità peer-to-peer. Il registro è strutturato in una catena di blocchi, ciascuno contenente una o più transazioni. È essenziale che l'elemento digitale che forma il contenuto del blocco non sia la copia o la replica di un originale, ma sia unico, in modo da impedire che quell'oggetto, sia esso criptovaluta o un altro bene digitale, possa essere speso o scambiato più volte. La blockchain ha diverse applicazioni pratiche, come ad esempio Bitcoin, la gestione dei sinistri assicurativi e i passaporti. La blockchain è un registro digitale che permette di implementare un archivio distribuito in grado di gestire transazioni tra gli utenti di una rete. Il sistema è strutturato in blocchi, ognuno dei quali rappresenta un numero di transazioni registrate, collegati l'uno con l'altro tramite una funzione di hash. Ogni operazione eseguita viene segnata con una marca temporale indelebile e immutabile. Per essere aggiunti alla catena, i nuovi blocchi necessitano di essere controllati e crittografati. Il sistema di blockchain si basa su algoritmi crittografici che impediscono la falsificazione dei dati. La blockchain viene applicata soprattutto alle criptovalute dove le transazioni avvengono attraverso registri distribuiti su una rete di computer i cui dati non possono essere alterati.
attraverso la sua rete. Inoltre, fu imputata un'altra responsabilità, chiamata Vicarius Liability, all'incapacità di Napster di controllare il flusso di dati che circolava sui server messi a disposizione dei suoi utenti. La Corte Suprema statunitense, nel caso Betamax (1984), stabilì che una società non può essere ritenuta responsabile per aver creato una tecnologia che qualcuno potrebbe usare per infrangere il copyright, a condizione che questa tecnologia abbia anche altri usi. La Direttiva UE 790/2019 riguarda l'utilizzo di contenuti protetti da parte di servizi di condivisione di contenuti online. Essa impone l'obbligo di ottenere un'autorizzazione dai titolari dei diritti per l'uso di tali contenuti, ad esempio attraverso un accordo di licenza. Se l'autorizzazione è ottenuta, permette agli utenti di utilizzare quei contenuti, ma non a fini commerciali. Inoltre, la direttiva stabilisce il principio di remunerazione adeguata e proporzionata a favore degli autori e degli artisti che concedono in licenza o trasferiscono i loro diritti esclusivi per lo sfruttamento delle loro opere. Questo principio è garantito dall'obbligo di trasparenza a carico di coloro ai quali è concessa la licenza o ai quali sono stati trasferiti i diritti, i quali devono comunicare ogni anno agli autori informazioni aggiornate sullo sfruttamento delle loro opere. Lawrence Lessig evidenzia la difficoltà di ottenere licenze per l'uso del materiale altrui, poiché spesso i diritti sono detenuti da case produttrici interessate a massimizzare i propri profitti anziché favorire l'accesso e la diffusione dei contenuti. Le sue tesi hanno influenzato il movimento "free software", nato negli anni '80 grazie al programmatore del MIT Richard Stallman. Quest'ultimo, insieme a gran parte dei programmatori del MIT, promuove l'idea che la conoscenza debba essere considerata come una proprietà comune e si impegna eticamente a rendere di dominio pubblico i risultati della ricerca, mettendoli a disposizione di tutta la società. Di fronte allo sviluppo di strategie proprietarie nell'ambito informatico e su internet, Stallman fonda la "free software foundation" con l'obiettivo di sviluppare un sistema operativo completo distribuito con una licenza permissiva, chiamato GNU. In questo contesto, non è il copyright ad essere messo in discussione, ma la sua meccanica incapace di garantire i principi fondamentali del movimento "free software". La licenza GNU garantisce all'utente il diritto di esercitare quattro libertà fondamentali connesse all'etica del progetto: la libertà di eseguire, di studiare, di copiare e di modificare il software a proprio piacimento. Queste libertà sono vincolate dall'obbligo, per chi modifica il programma ottenendo versioni derivate, di distribuire anche queste ultime con le stesse libertà. Il termine "free" si riferisce alla possibilità per chiunque, in qualsiasi momento, di apportare modifiche al programma e di installarlo senza alcuna limitazione. Queste libertà non entrano in conflitto con le dinamiche economiche e la possibilità di commercializzare il software, poiché offrono un prodotto che comporta una serie di vincoli di natura diversa rispetto al copyright. ll concetto di copyleft indica l'uso rovesciato del copyright, in cui l'autore di un'opera permette ai fruitori di usarla, diffonderla e in alcuni casi anche modificarla nel rispetto di determinate condizioni. Fra i sistemi che adottano il copyleft c'è il Creative Commons (CC), che prevede un set di licenze che possono avere come oggetto qualsiasi tipo di opera creativa. Queste licenze attribuiscono la possibilità di riservare solo alcuni diritti, in modo da bilanciare le esigenze di protezione e diffusione degli autori con una maggiore libertà di accesso e utilizzo delle opere da parte dei fruitori dei contenuti in rete. Tutte le licenze Creative Commons (CC) prevedono quattro clausole fondamentali: Attribution (BY), che impone l'obbligo di citare espressamente l'autore; Non Commercial (NC), che vieta l'uso dell'opera a fini commerciali; No Derivative Works (ND), che proibisce la creazione di opere derivate o basate sull'opera originale; Share Alike (SA), che consente la distribuzione di opere derivate solo se vengono messe in circolazione con lo stesso tipo di licenza applicato all'opera originale. Attraverso diverse combinazioni di queste clausole è possibile ottenere tipologie di licenze più complesse e articolate, che definiscono un
ampio spettro di utilizzazione per il fruitore dell'opera. Una volta scelta, la licenza viene resa esplicita attraverso tre modalità: il legal code, che rappresenta la licenza da un punto di vista giuridico rivolto principalmente agli addetti ai lavori; il commons deed, una versione sintetica della licenza pensata per garantire una comprensione delle condizioni alla base dell'opera a soggetti che non abbiano una particolare competenza legale; e il digital code, che consiste nel formato digitale e nell'insieme dei metadati che permettono ai computer e ai motori di ricerca di interpretare quel codice e di identificare il tipo di licenza di un'opera, agevolandone la ricerca e la circolazione. SICUREZZA INFORMATICA L'evoluzione del concetto di "sicurezza informatica" riflette gli interventi del legislatore comunitario. Inizialmente, la sicurezza informatica mirava a garantire il funzionamento delle reti pubbliche di comunicazione. Successivamente, si è concentrata sulla protezione dei dati e delle informazioni, diventando un pilastro della strategia europea del Digital Single Market per creare fiducia nell'ambito digitale. La dimensione della sicurezza informativa, intesa come Computer Security, che riguarda la protezione del sistema informatico, dei suoi apparati, dei programmi informatici e delle infrastrutture, è stata integrata da una visione maggiormente orientata alla protezione delle informazioni e dei dati, nota come Information Security. Gli obiettivi iniziali del Computer Security erano riservatezza, integrità e disponibilità del sistema, ai quali si sono aggiunti requisiti come la non ripudiabilità, l'autenticità, la responsabilità e la verificabilità. La cyber security, conosciuta anche come cyber sicurezza o sicurezza informatica, comprende un insieme di tecnologie, processi e misure di protezione progettate per ridurre il rischio di attacchi informatici. Un incidente informatico può essere un evento doloso o colposo che mira a danneggiare risorse materiali, immateriali e umane di valore per il sistema o l'organizzazione, non limitandosi solo agli attacchi hacker, ma includendo anche comportamenti inadeguati degli utenti, rottura di apparecchi, bug nei software o eventi e calamità naturali. La violazione dei dati rappresenta un caso particolare di incidente informatico che comporta la distruzione, la perdita, la modifica, la divulgazione non autorizzata o l'accesso a dati personali trasmessi, conservati o comunque trattati. La sicurezza informatica implica l'individuazione dei valori da proteggere (asset), il loro riordino per gradi, l'identificazione dei pericoli e la stima dei rischi. I pericoli sono la combinazione di minacce e vulnerabilità. Le minacce consistono in azioni che possono violare gli obiettivi di sicurezza, ma non tutte si traducono in attacchi e nemmeno tutti gli attacchi riescono. Le vulnerabilità rappresentano debolezze di uno o più componenti del sistema che possono renderlo esposto ad un attacco. Anche se la maggior parte dei sistemi ha una o più vulnerabilità, ciò non li rende necessariamente inutilizzabili, poiché alcune vulnerabilità vengono sfruttate attivamente mentre altre no. Il successo di un attacco dipende dal grado di vulnerabilità, dalla forza degli attacchi e dall'efficacia delle contromisure. Il concetto di sicurezza è strettamente connesso a quello di rischio, definito nella norma ISO 73:2009 come la combinazione tra la gravità delle conseguenze di un evento pericoloso (minaccia) e la probabilità che l'evento accada. La gravità dell'evento, o impatto, rappresenta la misura dell'entità dei possibili danni conseguenti all'evento. La sicurezza informatica consiste nel controllo del rischio su un sistema attraverso la predisposizione di misure organizzative e tecniche. La sicurezza informatica si basa su tre direttrici: la robustezza dei sistemi, la resilienza e la risposta dei sistemi. La progettazione di sistemi robusti si ottiene con la predisposizione di misure di prevenzione come l'adozione di strumenti di difesa perimetrale o l'installazione di antivirus. La resilienza e la risposta dei sistemi rappresentano il lato attivo della sicurezza informatica e si basano sui controlli di rilevazione come le procedure di analisi dei file di log o
informatiche, essenziali nel telelavoro e solo "possibili" nello smartworking. La seconda tesi afferma che il requisito della regolarità del telelavoro implica continuità, a differenza dell'occasionalità dello smartworking. Tuttavia, entrambe le tipologie prevedono l'uso di supporti tecnologici, il che può portare a sovrapposizioni tra le due. L'attività lavorativa svolta tramite strumenti che consentono un'interconnessione illimitata con i colleghi presenta il rischio di una confusione tra i tempi di lavoro e quelli della vita privata. Per prevenire questo scenario, diventa rilevante il "diritto alla disconnessione": gli accordi di smartworking individuano i tempi di riposo del lavoratore e stabiliscono le misure tecniche e organizzative necessarie per garantire la disconnessione del lavoratore dagli strumenti tecnologici di lavoro. Nel 2021, il Parlamento Europeo ha proposto una direttiva che prevede l'implementazione di strumenti per garantire il diritto alla disconnessione. La possibilità per il lavoratore di svolgere l'attività lavorativa in luoghi diversi dalla sede aziendale comporta una modifica degli obblighi del datore di lavoro, che è responsabile dell'organizzazione produttiva. La mancanza di un contatto diretto rende difficile per il datore di lavoro controllare se il lavoratore stia svolgendo l'attività secondo le direttive impartite. È necessario conciliare la flessibilità del lavoratore con la responsabilità del datore di lavoro per la sicurezza delle condizioni di lavoro e degli strumenti tecnologici utilizzati. Il datore di lavoro deve fornire al lavoratore un'informativa scritta sui rischi connessi all'attività lavorativa, anche se ciò non esonera il datore da responsabilità. La legge n. 81 del 2017 impone al lavoratore di seguire le misure di prevenzione disposte dal datore di lavoro per evitare rischi derivanti dall'esecuzione remota della prestazione. Inoltre, il luogo di lavoro scelto deve essere comunicato in anticipo al referente aziendale o concordato in una casistica specifica, escludendo la possibilità di lavorare in spazi pubblici o aperti al pubblico. Lo smartworking è considerato un sistema di mutamento reso possibile grazie alle nuove tecnologie introdotte nei processi di lavoro. L'articolo 21 della legge n. 81 del 2017 conferma che, anche nell'ambito del lavoro agile, si applica lo statuto dei lavoratori, il quale prescrive che gli strumenti adatti al controllo a distanza dell'attività dei lavoratori siano installabili solo per specifiche finalità organizzative e previo accordo con le rappresentanze sindacali. Le informazioni raccolte sono utilizzate per i fini consentiti al rapporto di lavoro, previa informativa al lavoratore e nel rispetto della privacy. Il lavoro da remoto si basa sul principio della volontarietà, che a sua volta si fonda sul consenso dei contraenti e sulla reversibilità della scelta; pertanto, le parti possono recedere rispettando i termini di preavviso. Inoltre, il lavoro da remoto si basa sulla "fiducia", poiché mancano i controlli tradizionali. Nel 2020 è stato introdotto il "Piano Organizzativo per il lavoro Agile" (POLA), che viene redatto annualmente e definisce le modalità attuative del lavoro agile, elabora le misure organizzative, i requisiti tecnologici, i percorsi formativi del personale e gli strumenti di rilevazione e verifica dei risultati conseguiti. Inoltre, il CAD è stato integrato prevedendo che le amministrazioni acquistino beni e proteggano e sviluppino i sistemi informativi e i servizi informatici con modalità idonee a consentire ai lavoratori di accedere da remoto ad applicativi, dati e informazioni necessari per lo svolgimento della prestazione lavorativa. GIUSTIZIA ELETTRONICA La digitalizzazione consiste nel trasformare suoni, immagini o testi in una sequenza di numeri espressi in formato binario, consentendo l'archiviazione, la modifica e la trasmissione efficiente tramite computer. Questo processo comporta la dematerializzazione dei supporti documentali, consentendo il lavoro remoto e l'eliminazione di fascicoli, liberando spazio negli archivi e agevolando le comunicazioni e le udienze virtuali. Inoltre, comporta l'automazione delle decisioni, integrando la decisione giudiziale con l'intelligenza artificiale.
La giustizia elettronica è stata oggetto di convenzioni internazionali, come il documento "Rendere giustizia nel XXI secolo" del 2000, che ha promosso l'utilizzo delle tecnologie dell'informazione per consentire l'interazione del sistema giudiziario con l'esterno. Nel 2002 è stata istituita la "Commissione per l'efficienza della giustizia del Consiglio D'Europa" (CEPEJ), che si occupa di questioni relative alla digitalizzazione della giustizia, come la valutazione della qualità, la gestione del tempo giudiziario, la qualità della giustizia e la giustizia cibernetica. Nel 2008, il documento COM/2008/329 (Commissione) ha definito la giustizia elettronica come il ricorso alle tecnologie informatiche e di comunicazione per migliorare l'accesso dei cittadini alla giustizia e l'attività giudiziaria come attività per risolvere le controversie o sanzionare un comportamento. L'e-justice ha come obiettivi per gli anni 2019-2023 di fornire accesso alle informazioni relative al mondo giudiziario ai cittadini comuni, migliorare le funzionalità dell'EUR-LEX e integrare gli identificatori ELI ed ECLI per identificare la normativa europea e i provvedimenti giudiziali nell'ambito dell'ordinamento comunitario. Inoltre, si prevede di definire sistemi di comunicazione elettronica per facilitare lo scambio sicuro dei dati e consentire il pagamento delle spese di giustizia in modalità elettronica, nonché l'integrazione del sistema E-CODEX per consentire la comunicazione tra uffici giudiziari e professionisti. E-CODEX è una piattaforma centrale della giustizia elettronica che consente la comunicazione sicura e lo scambio di dati online nei settori civile e penale. Ogni operatore giudiziario si collega tramite software ad un punto di accesso connesso ad una rete sicura dove risiedono i servizi erogati dalla piattaforma, che riguardano l'ordine di pagamento europeo, il procedimento europeo per le controversie di modesta entità, il reciproco riconoscimento delle sanzioni pecuniarie e l'ordine europeo di indagine penale. Questi procedimenti non richiedono la soluzione di particolari situazioni giuridiche ma prevedono l'esecuzione di attività che sarebbero dispendiose a causa della distanza, semplificate dalla digitalizzazione ll Processo Civile Telematico (PCT) è regolamentato dalla Legge Bassanini del 2001 ed è stato operativo dal 2014 a causa di difficoltà nell'applicazione. Si avvale di tecnologie come la firma digitale per l'identificazione degli autori dei documenti, la PEC per la trasmissione sicura e il cloud computing per l'archiviazione dei documenti. L'utente deve interagire tramite un software scaricabile per comporre e sigillare i documenti in una "busta" che viene poi inviata tramite PEC al fascicolo informatico pendente in giudizio. Il Processo Amministrativo Telematico (PAT) è stato adottato nel 2017 grazie al decreto legge n. 168 del 2016, che ha previsto l'obbligo di depositare almeno una copia in formato cartaceo con l'attestazione di conformità degli atti depositati in formato telematico. Questo significa che le parti sono obbligate ad un ulteriore adempimento, ovvero la produzione di una copia cartacea oltre all'originale digitale. A differenza del PCT, dove le parti fornivano spontaneamente le copie di cortesia dei propri atti, nel caso del PAT la produzione del materiale cartaceo è obbligatoria. Tuttavia, questa norma è stata temporaneamente sospesa durante l'emergenza COVID- 19 Il Processo Tributario Telematico (PTT) è stato introdotto nel 2019. Secondo l'articolo 16, comma 1 del decreto legislativo 546 del 1992, attualmente prevede come modalità di comunicazione l'invio di un insieme di documenti senza busta raccomandata con avviso di ricevimento, su cui non sono apposti segni o indicazioni dal quale possa desumersi il contenuto dell'avviso.
della Corte Europea dei diritti dell'uomo sull'eventuale violazione di un articolo della Convenzione Europea dei diritti umani con la precisione del 79%. In questa ricerca, la programmazione predittiva si basa su una classificazione binaria, in cui la descrizione del caso costituisce la premessa e il giudizio sull'eventuale violazione dell'articolo costituisce la conseguenza. Gli algoritmi predicono il futuro ipotizzando con misura probabilistica, basata sul sapere attuale e negando un qualunque sapere futuro che non sia stato già realizzato. La topica e l'informatica giuridica svolgono una funzione "euristica", ovvero la ricerca di fatti e verità preesistenti. Si tratta della scoperta di argomenti che esistono prima dell'attività del ricercatore e devono essere risolti con la legge, sentenza, contratto o provvedimento. Pertanto, l'informatica giuridica si basa su dati preesistenti registrati nelle banche dati, che costituiscono un repertorio di argomenti tra loro opposti. In sintesi, l'obiettivo è chiedere al calcolatore di produrre un repertorio di argomenti contrapposti, basandosi su dati preesistenti registrati nelle banche dati. In riferimento al tema processuale della prova, vengono controllati gli argomenti opposti che le parti si scambiano durante il processo. Questi argomenti esistono prima del processo in quanto sono presenti nei documenti depositati o nelle testimonianze. La topica e l'informatica sono connesse e facilitano l'individuazione degli argomenti che dovranno persuadere il giudice chiamato a decidere la lita. Inoltre, la topica e l'informatica giuridica si occupano dell'ordinamento in uno "spazio" comune delle premesse giuridiche rintracciate in modo causale. Esse rappresentano un'attività che si realizza in un forum (spazio comune) dove ci si raduna per discutere insieme della soluzione delle liti. Pertanto, i big data dell'informatica giuridica costituiscono lo spazio comune di ricerca in cui vengono raccolte e ordinate le premesse giuridiche. TOPICA EURISTICA Nella concezione classica, la topica è principalmente un metodo, elaborato soprattutto dalla retorica greca e dall'oratoria latina. Aristotele assegna alla topica tre funzioni: fornire il metodo di invenzione degli argomenti probanti, la capacità di discutere in contraddittorio rispettando l'ordine del domandare e del rispondere, e l'abilità di ottenere ragione con affermazioni resistenti alla confutazione. Per la formazione di un discorso argomentato, Aristotele afferma che è necessario ricercare, ordinare e comunicare. La topica aristotelica è strettamente legata all'informatica giuridica documentata, in particolare alla navigazione virtuale nella rete internet e nelle basi di dati giuridici. In questa prospettiva dialogica, la ricerca elettronica dell'informazione giuridica non è completamente automatizzata né puramente casuale, ma si organizza liberamente e richiede abilità che si acquisiscono solo con l'esercizio. Nonostante l'aiuto dei più raffinati strumenti informatici, non sembra possibile prevedere completamente ed oggettivamente quali discorsi saranno presentati nel processo delle parti o dal giudice in opposizione agli argomenti rinvenuti, poiché dipendono dalla discrezionalità soggettiva dei protagonisti della disputa forense. Pertanto, è difficile pensare a un giudizio completamente automatizzato eseguito in modo oggettivo. TOPICA COMBINATORIA Raimondo Lullo, nel suo lavoro Ars Magna, propone la costruzione di una griglia di concetti formali utilizzando la matematica combinatoria, con l'obiettivo di creare un sistema enciclopedico e classificatorio che rifletta completamente la realtà. Questa topica combinatoria anticipa il metodo analitico-deduttivo della scienza moderna e costituisce il precursore della scienza informatica, cercando di trovare nel calcolo un linguaggio universale per organizzare il ragionamento. Un esempio pratico di questo concetto si trova nella maschera di ricerca di una banca dati giuridica, che si presenta come una griglia di forme vuote da riempire con l'indicazione della data e del numero del provvedimento legislativo o giudiziale, o con l'inserimento di parole chiave o radici di vocaboli per restringere il campo di investigazione. Questo processo mira a provocare la ricerca nell'archivio
elettronico, utilizzando concetti simili a quelli proposti da Lullo per organizzare e classificare le informazioni. TOPICA PRAGMATICA Il giurista austriaco Theodor Viehweg, nel suo lavoro "Topica e Giurisprudenza" del 1953, rielabora il concetto di topica, privilegiando empiricamente la costruzione del repertorio pratico della giurisprudenza. Identifica tre momenti: la presentazione del problema (metodo), la topica di primo grado (lo schema) e la topica di secondo grado (il repertorio). Viehweg definisce l'avvio dell'attività topica come una "tecnica del pensare per problemi" e il procedimento che consente di trovare un argomento illuminante per il discorso giuridico come "topica di primo grado". La catalogazione dei topoi giuridici più autorevoli per costruire un repertorio di punti di vista pronti per l'uso nel processo è definita "topica di secondo grado". Inoltre, l'informatica giuridica documentaria è vista come una tecnica efficiente per il ritrovamento quasi automatico di precedenti giurisprudenziali predefiniti, in particolare quelli delle corti supreme, che sono memorizzati in archivi elettronici sempre più ampi e articolati. Questi precedenti costituiscono la griglia orientativa della ricerca topica anche nei più recenti sviluppi dell'informatica giuridica documentaria Conclusione-cultura etica del dato Il giurista digitale deve avere una cultura topica del dato e dedicarsi alla ricerca intelligente e all'analisi delle informazioni, con un'attenzione alla qualità piuttosto che alla quantità. Tuttavia, l'automazione digitale nella ricerca delle informazioni può incidere sulla libertà della ricerca scientifica, poiché i motori di ricerca sono condizionati dagli algoritmi di machine learning che possono escludere l'accesso ai dati e rendere meno indipendente la scienza stessa. La Commissione Europea ha proposto un regolamento per mitigare l'effetto degli algoritmi discriminatori. Piattaforme collaborative e depurative come Wikipedia possono essere utilizzate per questo scopo. La piattaforma CollectIUS è un esempio di spazio comune di discussione ragionata di casi controversi di tecnodiritto che presuppone la raccolta controllata ed interattiva di fonti giuridiche originali, attendibili e comprovate. Il professionista del futuro sarà il data scientist che possiede l'abilità di rintracciare, comprendere, processare, estrarre il valore, visualizzare e comunicare i dati. Questa abilità topica è una competenza trasversale che non è soltanto scientifica o tecnologica, ma è anche filosofica e profondamente umana. CAPITOLO 7 casadei: LITIGARE ONLINE. LE ODR TRA CRITICITA’ ED OPPORTUNITA Fin dall'inizio della civiltà occidentale moderna, il processo giuridico è stato il principale mezzo per risolvere i conflitti interpersonali. Tuttavia, accanto al sistema giurisdizionale, sono sempre esistiti canali alternativi di risoluzione delle controversie noti come ADR (Alternative Dispute Resolution). Questi includono strumenti come transazione, mediazione, conciliazione, arbitrato e negoziazione, che consentono alle parti di prevenire una soluzione giudiziale delle controversie, riducendo i costi e i tempi della giustizia tradizionale. Le ADR si distinguono per l'informalità delle procedure, la confidenzialità dei contenuti, l'adattabilità alle esigenze delle parti e la volontarietà della loro attivazione. Il terzo coinvolto nelle ADR può svolgere varie funzioni, che vanno dal facilitare il dialogo fino a prendere decisioni, a seconda del tipo di ADR scelto.
- ODR di prima generazione Le ODR (Online Dispute Resolution) stanno guadagnando sempre più importanza teorica e pratica nel panorama delle ADR, utilizzando strumenti ICT per risolvere le controversie al di fuori dei tribunali. Si distinguono le ODR di prima generazione (HUMAN BASED), che fungono da duplicati virtuali delle ADR, mettendo in contatto le parti attraverso le tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni. Queste ODR sono versioni telematiche delle ADR, in cui l'ICT fornisce il mezzo per svolgere l'ADR, lasciando all'opera umana l'organizzazione e l'esecuzione dell'attività di facilitazione o elaborazione della soluzione. Le istituzioni europee hanno sviluppato una