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Insegnante Specializzato, Sintesi del corso di Pedagogia

l'insegnante specializzato al bivio

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

Caricato il 29/12/2022

marti200019
marti200019 🇮🇹

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L'insegnante specializzato al bivio
1.La formazione del docente specializzato di sostegno nella scuola inclusiva
1.1 Questioni preliminari
Il problema della formazione, ha subìto profonde revisioni delle logiche di cambiamento dei
tradizionali canoni interpretativi nella direzione storica della graduale affermazione dei diritti
di ogni persona, in prospettiva inclusiva.
Il significato stesso del termine formazione, declinato nel versante educativo, presenta
comunque alcuni rischi interpretativi, ed è quindi necessario affrontare con logiche
chiarificatrici e rigorose azioni di delimitazione psicologica. I sistemi scolastici istituzionali
sono sempre più coinvolti nei processi di cambiamento e di globalizzazione, quindi
necessitano di un elevato gradiente di flessibilità organizzativa in grado di consentire
l'elaborazione di innovativi modelli progettuali efficaci e dinamici per rispondere alle
esigenze formative di tutti e di ciascuno.
La scuola dell'inclusione rilegge la questione formativa nell'ottica dell’uguaglianza delle
opportunità per tutti i soggetti in formazione, disabili compresi, ponendo l'attenzione
fondamentale sui concetti di giustizia sociale, equità formativa, affermazione dei diritti di
cittadinanza della persona e valorizzazione etica di ogni categoria di differenza e diversità.
Ci sono delle visioni riduzionistiche che tentano di “normalizzare” le diversità, senza farle
anche emotivamente interagire, non lasciano spazio alla umana creatività e alla
coinvolgente partecipazione attiva di ogni docente attento alla funzionale valorizzazione dei
potenziali educativi di tutti e di ciascun alunno.
La formazione dura tutta la vita ed il divenire formativo non può essere concepito come un
processo progressivo e cumulativo di esperienze ma racchiude costitutivamente le
caratteristiche della problematicità, della non sicurezza, della non linearità, dell’imprevisto e
del rischio che stanno a base e a fondamento del paradigma della complessità in
educazione. Il concetto di formazione, quindi, ha subìto nel corso del tempo profonde
revisioni delle logiche di cambiamento,o quanto meno, necessari momenti di riflessione e di
ridefinizione dei tradizionali canoni interpretativi che lo caratterizzavano.
La finalità della Pedagogia speciale inclusiva è costituita dall’impegno costante ad insegnare
ad ogni persona, nessuna esclusa, a saper riconoscere e a gestire il personale bisogno di
identità-storicità-appartenenza, al di là degli oggettivi rischi di oscuramento d'identità
esistenti all'interno del contemporaneo contesto sociale e culturale che sembra aver perso le
direzioni di senso e di significato più autentiche del progetto di vita individuale e collettivo
dell'umanità, giungendo, purtroppo, a valorizzare sterili logiche di mercato caratterizzate da
evidenti fenomeni di strumentalizzazione consumistica. La società in cui viviamo, inoltre, si
sta gradualmente trasformando in un universo autistico che ha smarrito il valore della
solidarietà, dell'etica responsabile finendo per imprigionarsi in preoccupanti nicchie
narcisistiche d’individualismo ed efficientismo. Un sistema educativo è degno di questo
nome soltanto se i suoi rappresentanti sono in grado di spiegare chiaramente che cosa il
sistema si prefigge di ottenere e che cosa, invece, si sforza di evitare o di arginare.
Ogni alunno, indipendentemente dal suo “status” ha diritto di costruire un personale progetto
di vita. La società inclusiva è una società senza privilegi,senza esclusività, nè esclusioni. Il
disabile e i soggetti con “bisogni educativi speciali” non possono assumere il fondamentale
ruolo di principali attori biografici dell'esistenza, perché i loro possibili sviluppi sono in
qualche modo già predeterminati a livello istituzionale ed il riconoscimento delle specifiche
storie formative dipende dal livello di inclusività del contesto di appartenenza. La rigidità
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L'insegnante specializzato al bivio 1.La formazione del docente specializzato di sostegno nella scuola inclusiva 1.1 Questioni preliminari Il problema della formazione, ha subìto profonde revisioni delle logiche di cambiamento dei tradizionali canoni interpretativi nella direzione storica della graduale affermazione dei diritti di ogni persona, in prospettiva inclusiva. Il significato stesso del termine formazione, declinato nel versante educativo, presenta comunque alcuni rischi interpretativi, ed è quindi necessario affrontare con logiche chiarificatrici e rigorose azioni di delimitazione psicologica. I sistemi scolastici istituzionali sono sempre più coinvolti nei processi di cambiamento e di globalizzazione, quindi necessitano di un elevato gradiente di flessibilità organizzativa in grado di consentire l'elaborazione di innovativi modelli progettuali efficaci e dinamici per rispondere alle esigenze formative di tutti e di ciascuno. La scuola dell'inclusione rilegge la questione formativa nell'ottica dell’uguaglianza delle opportunità per tutti i soggetti in formazione, disabili compresi, ponendo l'attenzione fondamentale sui concetti di giustizia sociale, equità formativa, affermazione dei diritti di cittadinanza della persona e valorizzazione etica di ogni categoria di differenza e diversità. Ci sono delle visioni riduzionistiche che tentano di “normalizzare” le diversità, senza farle anche emotivamente interagire, non lasciano spazio alla umana creatività e alla coinvolgente partecipazione attiva di ogni docente attento alla funzionale valorizzazione dei potenziali educativi di tutti e di ciascun alunno. La formazione dura tutta la vita ed il divenire formativo non può essere concepito come un processo progressivo e cumulativo di esperienze ma racchiude costitutivamente le caratteristiche della problematicità, della non sicurezza, della non linearità, dell’imprevisto e del rischio che stanno a base e a fondamento del paradigma della complessità in educazione. Il concetto di formazione, quindi, ha subìto nel corso del tempo profonde revisioni delle logiche di cambiamento,o quanto meno, necessari momenti di riflessione e di ridefinizione dei tradizionali canoni interpretativi che lo caratterizzavano. La finalità della Pedagogia speciale inclusiva è costituita dall’impegno costante ad insegnare ad ogni persona, nessuna esclusa , a saper riconoscere e a gestire il personale bisogno di identità-storicità-appartenenza, al di là degli oggettivi rischi di oscuramento d'identità esistenti all'interno del contemporaneo contesto sociale e culturale che sembra aver perso le direzioni di senso e di significato più autentiche del progetto di vita individuale e collettivo dell'umanità, giungendo, purtroppo, a valorizzare sterili logiche di mercato caratterizzate da evidenti fenomeni di strumentalizzazione consumistica. La società in cui viviamo, inoltre, si sta gradualmente trasformando in un universo autistico che ha smarrito il valore della solidarietà, dell'etica responsabile finendo per imprigionarsi in preoccupanti nicchie narcisistiche d’individualismo ed efficientismo. Un sistema educativo è degno di questo nome soltanto se i suoi rappresentanti sono in grado di spiegare chiaramente che cosa il sistema si prefigge di ottenere e che cosa, invece, si sforza di evitare o di arginare. Ogni alunno, indipendentemente dal suo “status” ha diritto di costruire un personale progetto di vita. La società inclusiva è una società senza privilegi,senza esclusività, nè esclusioni. Il disabile e i soggetti con “bisogni educativi speciali” non possono assumere il fondamentale ruolo di principali attori biografici dell'esistenza, perché i loro possibili sviluppi sono in qualche modo già predeterminati a livello istituzionale ed il riconoscimento delle specifiche storie formative dipende dal livello di inclusività del contesto di appartenenza. La rigidità

istituzionale porta inevitabilmente ad una standardizzazione dell'esistenza, restringendo gli spazi ed i percorsi progettuali scolastici e di vita di tutti e di ciascun alunno , provocando degeneri processi di frammentazione spersonalizzazione dell'esistenza e la conseguente perdita di senso di sé nel mondo. È opportuno ricordare che la caratteristica fondamentale della scuola resta quella di essere una comunità inclusiva di allievi relazionati con varie figure professionali di docenti ove il senso principale consiste nello stare bene insieme per crescere, co-educandosi. Il ruolo del docente specializzato, è giustificato dal fatto che egli non è solo professionalmente competente e tecnicamente abile, ma conosce il mondo ed è in grado di prendersi cura, di offrire all'altro possibili alternative rappresentazionali di sé nel mondo. La tutela della singolarità, dell'unicità del percorso formativo di ogni soggetto, nessuno escluso , necessità di un disegno formativo forte, di un progetto complesso caratterizzato dai seguenti obiettivi: ● Valorizzazione delle capacità intellettive investigative, esplorative, di rielaborazione continua dei quadri interpretativi alla luce di errori considerati come opportunità per ri-pensare ipotesi, per ri-verificare percorsi e strategie d’indagine. ● Riconoscimento delle diversità culturali,individuali,sociali. ● Valorizzazione della capacità di creare analogie tra diverse forme espressive attivando fantasia e immaginazione. ● Riconoscimento di una formazione permanente intesa come processo reticolare. ● Valorizzazione della creatività come costitutiva dell'intelligenza nella sua capacità di affrontare e risolvere con originalità i molteplici problemi sollevati dalla complessità della realtà. La realizzazione di un adeguato bagaglio di competenze per il docente specializzato per il sostegno implica un percorso auto-formativo e auto-trasformativo, caratterizzato dall'incessante confronto esistenziale e relazionale, che sfocia nel contrattualismo rispettoso delle differenze, capace di potenziarsi mediante il riconoscimento delle diversità. I processi educativi <<non sono un dato, ma sono un prodotto, cioè una costruzione : nel senso che sono un modo di organizzare interventi situazioni e attività, presenze (.....) soluzioni di problemi>>. Il docente specializzato assume una visione olistico-dinamica per non perdersi nelle singolarità e nella frammentazione della diversificazione delle molteplici sfaccettature esistenti, adottando un paradigma interpretativo aperto e pluralistico. L'ottica del cambiamento è la dimensione della progettualità implicano il coinvolgimento dei soggetti della relazione, nella totalità della loro dinamiche personali della persona con “bisogni educativi speciali”, al di là dei limiti posti dalla concreta realtà esperienziale del deficit, delle situazioni di svantaggio,disagio,marginalità. Le classi rispecchiano la complessità sociale e rispetto al passato risultano certamente più articolate e pluralistiche e richiedono, pertanto, mediazione forti, unitamente a una rigorosa attenzione didattica, e una meticolosa cura organizzativa del contesto, per sostenere efficacemente i processi di insegnamento e di apprendimento di tutti gli alunni, allo scopo di garantire a ciascun il raggiungimento di traguardi formativi essenziali e facilmente spendibili sul piano delle competenze. 1.2 Verso una nuova professionalità docente: oltre l’illusione riduzionistica. La nuova impostazione epistemologica alla base della inclusive education richiede il sostegno di competenze umane e professionali adeguate, flessibili e in dinamica evoluzione. Il concetto-chiave di “sostegno” alla diversità invita a riflettere su un'idea di sostegno più ampia ed articolata, che coinvolge anche il ruolo e la funzione inclusiva dei docenti

contatto con alunni con “bisogni educativi speciali “non può non essere caratterizzata da una pluralità di abilità e competenze integrate, che richiamano la complessità epistemologica dell'educazione speciale e dell'agire professionale del docente specializzato e la polivalenza degli interventi strategici da ideare e realizzare nei diversificati territori d'azione per interpretare in modo ottimale i bisogni formativi nei contesti di vita e di cultura della diversità stesse. La professionalità quindi, del docente inclusivo è caratterizzata dal pluralismo dialettico e si nutre del principio di riflessibilità. Anche le prioritarie istituzioni educativo-formative a servizio delle persone diversamente abili e dei soggetti “marginali” devono trasformarsi in veri e propri luoghi di riflessività sociale, ovvero in contesti capaci di accogliere l'incontro di tante storie differenti, contrassegnate dalla sofferenza, certamente non adeguatamente riconosciute dal punto di vista sociale, culturale, partecipativo. L'insegnante specializzato deve aderire a due categorie-guida: la flessibilità nelle scelte culturali, etiche e metodologiche, senza riduttive chiusure di nicchia ed il bisogno di non sentirsi mai del tutto formati per aprirsi ad un Long Life Learning caratterizzato da continua ricerca ed interscambio delle conoscenze acquisite in una visione dialettica e di incessante confronto con i colleghi e con le altre figure professionali, per garantire risposte funzionali alle permanenti logiche di cambiamento.

  1. Le competenze dell’insegnante specializzato per il sostegno in ottica inclusiva Il docente specializzato non è più soltanto destinato ad occuparsi di una realtà settoriale ben definita mediante le tradizionali categorie del deficit e dell'handicap o del Bes, ma spazia trasversalmente nello specifico territorio delle differenze delle diversità. Le competenze del docente di sostegno superano attualmente la dimensione della cura educativa intesa in senso principalmente quantitativo, per calarsi nella più attenta analisi delle dimensioni processuali, riflettendo sulla differenziazione dei percorsi formativi ed esistenziali della storia di vita degli alunni “diversi” o marginali. Gli insegnanti stanno riprendendo il loro cammino, si sono rimessi in gioco per accogliere le narrazioni degli allievi diversamente abili, hanno necessità di “stare dentro” e di “cogliere insieme” gli eventi con lo scopo di poter utilizzare maggiori e migliori indicazioni di ricerca e direzione di senso. Per progettare buone prassi d’inclusione scolastica e sociale della diversità, è necessario attrezzarsi di competenze ed abilità metodologico-didattiche rispondenti ai reali bisogni formativi “speciali” degli alunni con deficit e/o con “bisogni educativi speciali”, a partire dall'analisi della propria storia personale, dalla comprensione dei momenti più sofferenti dell'esistenza dell'altro, per valorizzare le potenzialità le risorse comunque presenti. La conoscenza dell'altro richiede, da parte dei professionisti del sostegno, pazienza, apertura mentale e umiltà , poiché senza un sapere capace di accogliere il punto di vista dell'altro, nel nostro caso del soggetto diversamente abile, difficilmente si riesce ad interpretare la verità della persona con deficit, nei diversificati e differenziati livelli ricorsivi della pluralità delle conoscenze. L'insegnante specializzato di sostegno è tenuto a possedere competenze umane e valoriali unite a un'elevata professionalità educativa rivolta a ricevere la “speciale” storia degli alunni diversamente abili , superando stereotipi e pregiudizi, allo scopo di rielaborare dati, informazioni, eventi precedentemente valutati da altri. Alla base del rapporto educativo inteso come relazione di cura ed aiuto va posta, quindi, la competenza prioritaria di accogliere, decifrare e riconoscere il linguaggio della diversità, con spirito di servizio e disponibilità a salvaguardare i diritti formativi, nell'ottica dell'equità e delle pari opportunità da garantire ad ogni alunno. Il rapporto interpersonale con persone con disabilità è impegnativo: chiede di tener conto contemporaneamente, degli aspetti di debolezza e di quelli di forza e di capacità, delle dimensioni di opacità e quelle di lucidità. Richiede empatia ma anche separazione, presa di

distanza. L'empatia implica competenza e progettazione di pratiche di cambiamento. In tale ottica è opportuno ricordare che la l'empatia non è un un'illuminazione, ma necessita di mediazione, richiede l'esercizio, la possibilità di sviluppare un percorso. Per strutturare una competenza empatica, si hai bisogno di pensare il contesto in cui fare esperienza. Il lavoro del docente specializzato di sostegno sta nella costante e rassicurante presenza che è in grado di offrire sul campo, nella faticosa, ma necessaria condivisione delle esperienze formative promosse con e per l'altro. Il bagaglio formativo del docente specializzato per il sostegno ed anche le competenze degli altri docenti della scuola inclusiva devono andare oltre la cultura del sospetto diagnostico , della rilevazione dei sintomi e dei comportamenti problema e del loro consequenziale intervento di controllo e di predominio normalizzante della diversità, per posare l'autentica cultura del rispetto in grado di prestare cura ed attenzione educativa nei confronti delle specifiche esigenze formative di tutti di ciascun alunno. L'insegnante inclusivo si domanda, chi ha davanti a sé e quali caratteristiche rendono ogni allievo “differente diverso” rispetto agli altri. In questo senso, l'identità di ogni persona è una trama narrativa da ricevere e dipanare. L'ascolto dell'altro, specie se diversamente abile , richiede al docente specializzato per il sostegno di ampliare spazi e tempi prima di tutto in se stesso, ponendosi in ascolto dei desideri, delle problematiche, delle paure degli alunni con “bisogni educativi speciali”. La relazione educativa con il disabile con l'alunno con “bisogni educativi speciali” richiede attenzione, spirito di accoglienza, cura educativa, nonché costante opera di riflessione critica del personale agire professionale e implica, di conseguenza, adesione a modelli interpretativi e progettuali non rigidamente preconfezionati, ma sempre aperti al nuovo, al possibile ed al futuro, ovvero alla promozione di nuove forme e categorie cognitivo- relazionali, formative, esistenziali. Ogni soggetto è “diversamente abile”, questo è un dato di fatto, un elemento irriducibile; ciò che conta è riconoscersi portatori di un’unicità che sabbia non solo accettare la diversità stessa, ma riesca a trasformarla in scelta valoriale, culturale progettualità. La competenza più rilevante che l'insegnante specializzato di sostegno deve attivare è riferita alla capacità di valorizzare le relazioni di complementarità tra Pei e progetto di vita dell'alunno in difficoltà: le dinamiche di mediazione, raccordo, negoziazione delle esperienze formative non possono essere esclusivamente delegate al solo docente di sostegno se si vuole promuovere una scuola autenticamente inclusiva. L'insegnante specializzato per il sostegno deve avere chiarezza sulle idee della funzione educativa, possesso di specifiche competenze antropologico-culturali sulle categorie di differenze di diversità e sulle loro relative fenomenologie. 2.1 Una figura di sistema con competenze “speciali”,non specialistiche La polivalenza e la multidimensionalità delle competenze del docente specializzato di sostegno rappresentano una risorsa di natura trasversale all'interno della scuola inclusiva e consentono di allargare il campo d’indagine, di progettazione e di azione negli attuali territori delle” nuove diversità” che ormai hanno assunto un ruolo molto incisivo nelle comuni classi di appartenenza. L’agire professionale deve essere caratterizzato da approcci educativi autentici rivolti alla prevenzione ed alla valorizzazione dei <> e delle esperienze formative di tutti gli alunni, specie se con “bisogni educativi speciali”. Esiste un'evidente relazione di complementarietà tra la complessità tipica dello statuto epistemologico della Pedagogia speciale e la definizione della pluralità delle competenze da far acquisire all'insegnante specializzato e ai docenti tutti orientati verso l'affermazione della cultura inclusiva. La formazione delle competenze dell'insegnante specializzato presuppone il riconoscimento iniziale, ormai attualmente consolidato, dell' imprescindibile logica di cambiamento che investe il tradizionale modo di fare scuola. Il primo passo da compiere è il

conoscenze, risultano maggiormente rispondenti alle specifiche esigenze formative di soggetti con deficit, o con situazioni di handicap,BES,disagio, marginalità. Il docente specializzato per il sostegno, non può non partecipare a una rete sinergica di collaborazioni con funzioni di supervisione, progettazione, monitoraggio dei processi d’inclusione scolastica e sociale. Le competenze di tutoring, aiuto e sostegno assumono un ruolo essenziale per garantire pari opportunità e successo formativo a tutti gli alunni allo scopo di prevenire e ridurre le situazioni di handicap e di disagio, facilitando la realizzazione di buone prassi inclusive che,a seconda dei “casi”, implicano la padronanza di competenze “speciali” accuratamente selezionate e gestite. L'elevata specializzazione delle competenze deve sempre e comunque essere finalizzata alla logica dell' inclusione dell'alunno diversamente abile, o con “bisogni educativi speciali”, intesa come cultura della socializzazione e dell'apprendimento comune partecipato , indipendentemente dall’attivazione di necessari processi di personalizzazione-differenziazione educativa e didattica dei percorsi d’insegnamento-apprendimento. Il nodo principale dell'insegnante di sostegno può essere sciolto solo nell'ottica sistemica, in un rapporto tra insegnamento ed apprendimento in cui il profilo del docente si delinea come mediatore culturale in grado di interpretare, progettare e riprogettare Il curricolo, nelle sue molteplici variabili. L'insegnante specializzato deve diventare il prioritario punto di riferimento di una scuola che sia tutta inclusiva, di buone prassi che si prefiggano l'obiettivo di far crescere un contesto realmente innovativo, capace di fornire adeguate risposte formative ai diversificati bisogni apprenditivi e sociali di tutti e di ciascun alunno. L'insegnante specializzato ha il compito di individuare e riorganizzare le risorse, animare e coordinare la raccolta del materiale documentativo, stimolare i colleghi nell'azione di inclusione delle diversità, curare le mediazioni con le realtà scolastiche ed extrascolastica, condurre incontri formativi ed informativi, progettare specifici obiettivi ed itinerari didattici per l'arricchimento e la divulgazione delle competenze. La scuola dell'inclusione di qualità è quella istituzione educativa-formativa al servizio dei bisogni di tutti e di ciascuno , che si fa carico complessivamente e globalmente della presenza di alunni diversi, elaborando percorsi individualizzati, o personalizzati, integrati sempre e comunque all'interno della comune e partecipata logica progettuale, che deve prevedere, specifici adattamenti appositamente creati per rispondere ai particolari bisogni dell' allievo con deficit o con situazione di handicap. Il percorso di inclusione intende garantire ad ogni persona accessibilità, riconoscimento di diritti di cittadinanza e significativa partecipazione a tutti i soggetti in formazioni, sotto il segno della comune appartenenza. 2.2 Un professionista della cura educativa e la complessità delle competenze Il docente di sostegno, inteso come professionista della relazione di aiuto , si impegna quotidianamente a progettare l'ottica della promozione umana, della cura autentica, della facilitazione del processo di crescita, di recupero dell'autonomia, dell'indipendenza, della ridefinizione delle capacità-abilità di aiutarsi dell’allievo disabile e con problemi di varia natura. L'educazione ad aver cura e al prendersi cura rappresenta un processo caratterizzato dalla presenza di competenze diffuse in tutti i docenti inclusivi orientati a promuovere nel soggetto con “bisogni educativi speciali” il desiderio di comporre-ricomporre la propria vita con innovative e resilienti direzioni di senso. La cura è una dimensione formativa insita nella pratica educativa:l'incontro educativo costituisce una relazione di aiuto rivolta all'emancipazione delle persone diversamente abili, in cui l'insegnante specializzato interviene utilizzando modelli progettuali finalizzati a ristrutturare il campo d’esperienza dell'altro, proponendogli autentiche occasioni di riscatto esistenziale. <<La cura in pedagogia diventa questione deontologica, una meta abilità richiesta agli insegnanti>>. Nell'attuale contesto sociale compito dei professionisti della cura è quello di imparare a

“stare dentro” le situazioni difficili, dando il meglio di sé, accompagnando gli alunni disabili e con “bisogni educativi speciali” a ricercare in se stessi le potenzialità e le risorse necessarie al miglioramento dell'esistenza. La promozione dell'inclusione scolastica si realizza assumendo l'obiettivo del riconoscimento-valorizzazione delle diverse abilità possedute dagli alunni, adottando una logica inclusiva di differenze e di diversità, in cui le categorie del deficit e dell’handicap, del “bisogno educativo speciale”vengano accolte e considerate come autentiche ricchezze in grado di favorire processi di collettiva crescita democratica. Secondo le recenti Indicazioni nazionali per Il curricolo, affinché la scuola sia abilitante e capace di valorizzare le potenzialità e le risorse di ogni allievo, deve fungere da comunità inclusiva educante in cui tutti i docenti, si prendono cura di attivare idonei processi di mediazione e di facilitazione della reazione e degli apprendimenti in contesti cooperativi di comune a confronto ed arricchimento. L'insegnante specializzato per “ ridurre l’handicap ” e agire come facilitatore dei processi inclusivi, opera in questo delicato e complesso “status” esistenziale e gioca il suo prioritario ruolo professionale nell’essenziale considerazione della funzione espressiva esercitata per e con il soggetto diverso. Il docente specializzato per il sostegno deve possedere consolidate competenze funzionali alla costruzione di una rete sinergica di collaborazione assumendo compiti di tutoraggio, accompagnamento, aiuto e sostegno, coordinamento e progettazione , per garantire pari opportunità di successo formativo, per prevenire e ridurre le situazioni di handicap, disagio ed emarginazione sociale culturale. L'insegnante specializzato per il sostegno è agente facilitatore e interviene per ottimizzare le condizioni organizzativo contestuali inclusive per gli alunni diversamente abili mediante una costante e sistematica opera di rivisitazione del rapporto esistente tra l'istituto e l'istituente. L’insegnante specializzato ricerca insieme all'alunno, lavora con l'alunno diversamente abile, affronta gli stessi problemi, tentando di mantenere il delicato equilibrio esistente tra bisogno di aiuto, e promozione dell'autonomia personale. La didattica inclusiva si avvale, del principio della ricorsione , mediante il quale si intrecciano inevitabilmente motivi, teorie e metodi, apprendimenti apparentemente disorganici, in realtà legati tra loro dalla necessità di oltrepassare anacronistiche logiche di categorizzazione, allo scopo di individuare innovative soluzioni, significative sistematizzazione sistematizzazione delle esperienze formative. La qualità dell'inclusione si raggiunge se si promuove una prospettiva progettuale orizzontale, reticolare, sinergica. le competenze didattiche del docente specializzato nell'ottica del sostegno rappresentano un fattore basilare di ogni intervento di supporto. Il docente specializzato funge da principale punto di riferimento all'interno di una scuola inclusiva che comunque rimane l'essenziale elemento progettuale e coordinatore. La progettualità educativo-didattica orientata all'inclusione implica che il docente specializzato, insieme al curricolare, si preoccupi di attivare un clima sereno di benessere in classe adottando metodi e strategie didattico-organizzative facilitanti le azioni di tutoring , di scaffolding e di apprendimento cooperativo. Il cooperative learning prevede che il docente di sostegno sia in grado di organizzare i percorsi didattici rendendo gli studenti sempre più protagonisti dei personali traguardi riferiti all'acquisizione di obiettivi, competenze ed abilità in modo significativo, responsabile solidale. Progettare l'attività didattica cooperativa, stimolare gli allievi a lavorare in gruppo, curare le relazioni di interdipendenza positiva, sollecitare momenti di metacognizione di autoregolazione dei processi di insegnamento- apprendimento, rappresentano competenze e funzioni di assoluto rilievo dell'insegnante specializzato impegnato a realizzare buone prassi inclusive. L'insegnante di sostegno è chiamato a svolgere un lavoro di rete e pertanto ad assumere un ruolo-ponte tra l'alunno certificato e gli alunni di classe, l'alunno e gli insegnanti curricolari,

strumenti didattici dei percorsi di insegnamento-apprendimento, rimotivando e armonizzando gli stili di vita di tutti e di ciascun alunno. Lo “stare bene” a scuola chiama in causa la qualità della vita formativa di tutti i protagonisti del processo di inclusione della diversità ed impegna il docente specializzato a promuovere, con responsabilità e con competenza, la qualità delle relazioni umane, dei modelli organizzativi, degli spazi, dei tempi e dei percorsi di apprendimento, delle azioni di cura educativa e di aiuto rivolte a riorganizzare le potenzialità “resilienti” dell'intero contesto scolastico ed extrascolastico. A tale scopo è opportuno calibrare gli approcci educativi e didattici sulle differenze e sulle diversità di tutti gli alunni indipendentemente dalle loro condizioni di deficit, disabilità, “bisogno educativo speciali”, difficoltà e svantaggi, valorizzando la pluralità delle intelligenze individuali, i personali stili e ritmi di apprendimento, le specifiche, originali modalità mediante le quali ogni alunno costruisce praticamente le sue conoscenze ed organizza i suoi apprendimenti, a partire dai punti-forza, dalle risorse, dalle possibilità, mettendo in evidenza il positivo, in un clima di ascolto, di attiva partecipazione, di reciproco rispetto, di libertà responsabile e democraticamente condivisa. 3.2 Scuola inclusiva e diritti di cittadinanza: il ruolo facilitatore del docente specializzato. La sfida della scuola inclusiva consiste proprio nel fornire a ogni alunno, nessun escluso, le competenze adeguate per esercitare l'educazione alla cittadinanza democratica ed attiva all'interno di una società sempre più complessa e pluralistica. Inclusione richiama una realtà diversa da integrazione. L'integrazione si rifà a un numero di persone con disabilità preciso perché distinto dal numero delle persone senza disabilità. L'inclusione considera ogni individuo come un organismo complesso, in continua evoluzione, e che può contenere elementi di disabilità che entra in contatto con altri individui che a loro volta sono organismi complessi, in una pluralità di contesti che possono dare contributi positivi all'evoluzione la quale, riguardando più individui anche senza disabilità, è coevoluzione. La scuola deve fornire ad ogni allievo le competenze e le abilità necessarie per affrontare efficacemente la vita. La scuola “su misura” è quel contesto inclusivo di qualità capace di rivoluzionare il suo abito tradizionale rinnovando la pluralità delle variabili formative dal punto di vista qualitativo e quantitativo , per offrire percorsi alternativi concretamente efficaci per promuovere lo sviluppo delle potenzialità di tutti gli alunni. Uno dei compiti fondamentali del docente specializzato di sostegno è quello di adoperarsi in modo stabile e continuativo per favorire il superamento di una cultura educativa efficientista e di una tradizionale progettazione didattico-curriculare basata su modalità individualistiche, competitive con scarsa propensione alle buone pratiche cooperative. Il nostro professionista della relazione di cura all'interno all'interno contesto scolastico deve far riferimento << a un approccio didattico che vede la sua centratura sull'aspetto dell'interazione cooperativa tra i pari, intendendo con ciò il passaggio da una “mediazione dell'insegnare” a una “mediazione sociale”. Ogni alunno ha il diritto di essere riconosciuto come identità unica e irripetibile e di poter “esserci” come soggetto attivo e critico nel comune contesto sociale e culturale di appartenenza, senza subire alcun processo di etichettamento o di riduzionistica categorizzazione, se si vuole effettivamente sperare di poter realizzare un mondo più giusto e democraticamente inclusivo per tutti con tutti. L'obiettivo dell'integrazione e di fare entrare in un insieme, di incorporare. Un'organizzazione sociale è inclusiva quando sa modulare il proprio funzionamento, quando diventa flessibile per offrire a tutti un luogo in cui sentirsi a casa. Una scuola e una società inclusive basate sull' equità formativa, sui diritti di cittadinanza sulle libertà e sul rispetto del variegato mondo delle diversità e delle differenze

non rivolgono,quindi, esclusivamente il loro sguardo attento a partecipare nei confronti di particolari e riduttive categorie esistenziali, ma superando ogni logica particolaristico- individualistica investono in senso globale, democratico e giusto per migliorare il benessere esistenziale di tutti e di ciascuno. L'inclusione di qualità si realizza quando ad ogni persona viene garantita attiva partecipazione, pieno riconoscimento di diritti e senso di appartenenza. Una scuola che intenda definirsi inclusiva deve rappresentare un autentico luogo formativo In cui gli alunni con “bisogni educativi speciali” rappresentino quotidiane risorse, soggetti attivi e protagonisti del loro processo di evoluzione. Anche l'alunno disabile e quello con “bisogni educativi speciali” devono poter usufruire delle stesse opportunità degli altri. La scuola inclusiva, democraticamente intesa, è luogo di riconoscimento e di valorizzazione delle differenze e delle diversità, attenta alla prevenzione degli svantaggi e delle disuguaglianze ed alla riduzione delle situazioni di disabilità e di emarginazione. L'alunno, ogni alunno, “sta bene” a scuola quando può vivere esperienze “totali” in grado di fargli esprimere e soddisfare i personaggi i bisogni, siano essi “speciali” e/o non, quando i linguaggi del corpo, della mente, delle emozioni, della sua storia-narrazione possono svilupparsi e potenziarsi in un ricco e stimolante vivaio di relazioni umane. Il piacere di “stare” a scuola e di “fare scuola” dipende da quanto il docente inclusivo considera, valorizza e sostiene i gesti del bambino, il suo pensiero, le sue azioni, i percorsi autonomi di crescita e di conoscenza affettivo-cognitivo. Il docente specializzato per il sostegno in stretta collaborazione con l'intero team dei docenti conosce e promuovere una didattica inclusiva in grado di rivedere incessantemente se stessa, sul versante epistemologico, sugli stili, sui modelli, sulle culture, in modo da ottimizzare le “buone prassi”, da non confondersi con le “buone azioni”, umanamente valide, ma certamente inefficaci dal punto di vista scientifico e culturale. Il docente inclusivo non limita i suoi interventi dentro le mura della scuola, ma li mette in relazione con il contesto sociale utilizzando l'ampia gamma di risorse presenti nel territorio d’appartenenza. La didattica speciale dell'inclusione implica notevole flessibilità organizzativa e didattica per consentire a tutti ed a ciascuno l'estrinsecazione e lo sviluppo dei massimi livelli possibili, sia nell'acquisizione di specifiche competenze e apprendimento individuali, sia nella direzione di dinamici e migliorativi rapporti di collaborazione-mediazione socio-culturale. Il docente specializzato per il sostegno deve sapersi costantemente interrogare e riorganizzare, accogliendo la sfida dell'imprevisto posta dalle categorie di “diversità” nell'attuale panorama scolastico. La scuola inclusiva è comunità democratica e dialogica, in cui vanno sempre più valorizzate soluzioni didattico-organizzative solidali e cooperative, ove il docente di sostegno unitamente ai colleghi è capace di rispettare le zone d'ombra di ogni allievo, i periodi di latenza, le discontinuità, i territori di prossimità, le difficoltà a volte sommerse di ogni bambino, percorrendo strade e itinerari inconsueti, sempre alla ricerca di una comune semanticità. Ogni insegnante è anche educatore , perché non trasmette soltanto il sapere, ma si offre come esperienza di vita e di cultura, orientando ogni alunno al futuro. In tale ottica , la didattica inclusiva personalizzata, innovativa non può non coinvolgere le rigide dimensioni lineari dei processi di insegnamento-apprendimento perché deve poter incuriosire, stimolare, suscitare percorsi di ricerca e pratiche comuni e solidali. L’obiettivo della didattica inclusiva è quindi quello di valorizzare le differenze nel e del gruppo, facendo collaborare, dando modo a ciascuno di partecipare, esprimendo tutte le proprie potenzialità nel confronto con gli altri e non isolandosi nel lavoro individuale. Equità significa diventare consapevoli e competenti dei bisogni speciali degli alunni, essere innanzitutto in grado di osservare e identificare i segnali di rischio e di attenzione che emergono dalla quotidianità scolastica, per poi saper adattare le proprie modalità di

L'inclusione educativa deve essere intesa come un processo che consenta di mettere in pratica i valori, rimuovendo le barriere che si frappongono all'apprendimento e alla partecipazione di tutti, in scuole a orientamento inclusivo che siano in grado di offrire risposte educative di buona qualità per tutti, con tutti e per tutta la vita. 3.3 Inclusione e formazione: riflessioni introduttive Canevaro descrivi i principali saperi e le competenze del docente specializzato: 1) integrare competenze individuali con quelle professionali e disciplinari in logica progettuale e su solide conoscenze dei linguaggi dei paradigmi delle altre professionalità coinvolte; 2) integrare il problema della disabilità nel processo di insegnamento-apprendimento; 3) integrare le competenze sui “bisogni educativi speciali” con le conoscenze dei processi formativi complessi e l'itinerario del soggetto con “bisogni educativi speciali”in un progetto che interessi e coinvolga l'intera l'intero gruppo classe; 4) integrare metodi, strategie, tecniche di intervento speciali all'interno di un approccio metodologico coerente e rigoroso in una prospettiva progettuale di co-evoluzione. Occorre superare la figura dell'insegnante di sostegno tradizionale per arrivare a una diffusione dell'insegnamento speciale all'interno del curricolo normale. L'insegnante di classe è l'insegnante di tutti i ragazzi, quindi anche di quello disabile, reciprocamente, l'insegnante specializzato per il sostegno è l'insegnante di tutta e per tutta la classe. Per progettare percorsi didattici capaci di favorire l’inclusione è opportuno senza dubbio differenziare le proposte didattiche per riconoscere appieno i bisogni formativi individuali di ciascun alunno ed anche le variabilità esistenti all'interno delle stesse situazioni di deficit, di disabilità e di “bisogno educativo speciale”. Il nodo essenziale intorno a cui ruota lo “specifico” della pedagogia e della didattica speciale resta l'esigenza di rinvenire e realizzare metodi e strategie capaci di “istruire” ed educare le persone con difficoltà, da disabilità o svantaggio, nello svolgimento della vita familiare scolastica e sociale, allo scopo di renderle autonome e partecipative sia nell'esercizio del pensiero, sia nell'azione pratica comunemente svolta con e tra gli altri. Per far sì che la didattica assuma una direzione effettivamente inclusiva è necessario oltrepassare, in modo critico e costruttivo, i limiti e le problematiche riscontrate nella tradizionale impostazione della didattica speciale integrativa, senza per altro illudersi che la risoluzione delle sue oggettive lacune possa coincidere esclusivamente con il potenziamento del suo livello di specializzazione nei confronti del variegato mondo della disabilità. Attualmente,se si vuole vincere la sfida dell'inclusione, la pedagogia e la didattica speciali non possono fare a meno di coniugare le valenze formative scolastiche con i principi esistenziali dell'orizzonte extrascolastico: entrambe devono camminare insieme e assumersi la presa in carico globale della persona disabile e di ogni essere in formazione, adottando uno stile educativo condiviso mediante un approccio sistemico e integrato a servizio degli effettivi bisogni formativi di tutti e di ciascuno. L'insegnante inclusivo, specializzato e non, deve saper “leggere” le storie di vita delle persone “diverse” riconoscendo i disagi, i limiti, le potenzialità e le risorse per accompagnarle nella difficile riorganizzazione della personale esistenza allo scopo di intravedere nuovi orizzonti esistenziali ed alternative direzioni di senso. A scuola non si deve fare terapia riabilitativa , ma è opportuno promuovere la formazione degli alunni con insegnanti capaci anche di dialogare con gli altri attori protagonisti del processo inclusivo dell'alunno in ambito extrascolastico. L' educazione si distingue dalla terapia non tanto per i luoghi in cui viene agita o per le qualifiche professionali di chi l’’esercita, quanto per il paradigma che le due azioni suppongono: nella terapia infatti prevale un modello “difettivo” e un'intenzione riparativa o preventiva con l'obiettivo specifico di ristabilire un livello ottimale di

gratificazione dei bisogni fondamentali di ordine psicologico e sociale; il lavoro educativo, invece, opera sulla parte” intatta” della persona facendo leva sulle potenzialità e sulle parti risorsa ancora esistenti nonostante i limiti oggettivi del soggetto diversamente abile. Parlare di inclusione significa affrontare la tematica della dialettica esistente tra l'identità del disabile o di chi manifesta “bisogni educativi speciali” e non, rispetto ai vincoli, alle possibilità effettive di appartenenza al contesto e alla vita sociale, allo scopo di individuare e favorire la progettazione di nuove prassi inclusive di piena accessibilità di appartenenza. Il docente specializzato attento osservatore-interprete dei bisogni formativi di tutti nella scuola inclusiva non può non preoccuparsi di promuovere Innanzitutto accoglienza, ascolto, relazioni empatiche per attivare un sereno e propositivo clima in classe in grado di privilegiare stili didattici non tradizionali, incentrati su strategie e metodi facilitanti la piena partecipazione cognitivo-emotiva e relazionale degli alunni. 3.4 La formazione del docente specializzato per il sostegno: breve excursus storico- normativo La figura dell'insegnante di sostegno, introdotta in modo definitivo nella scuola italiana con la legge n.517/1977, è stata normativamente creata dal DPR n. 970/1975 il quale all'art. prevede che: “ il personale direttivo e docente preposto alle istituzioni, sezioni o classi, deve essere fornito di apposito titolo di specializzazione da conseguire al termine di un corso teorico-pratico di durata biennale presso scuole o istituti riconosciuti dal ministero della pubblica istruzione”. Alla fine degli anni ‘90, in virtù dell’attuazione dell'autonomia amministrativa, didattica e organizzativa delle istituzioni scolastiche che contribuiva a collocare la formazione di tutti gli insegnanti a livello accademico,venivano avviati i corsi di laurea quadriennale in Scienze della Formazione Primaria e le scuole biennali di specializzazione per l'insegnamento nelle scuole secondarie di primo e secondo grado rivolta ai laureati. Con il DM del 1998 venivano stabiliti i criteri generali sia per il corso di laurea di Scienze della Formazione Primaria, sia per le Scuole di Specializzazione per la formazione degli insegnanti secondari. La laurea in Scienze della Formazione Primaria consentiva la specializzazione parallelamente all’abilitazione all'insegnamento; le scuole di specializzazione per la formazione degli insegnanti secondari (SSIS) ,successivamente al conseguimento dell'abilitazione e in seguito alla frequenza opzionale di attività inerenti l'integrazione scolastica degli alunni disabili, permetteva l'ammissione ai percorsi per il sostegno. A seguito del D.M. del 1999 proseguiva la revisione della normativa che disciplina la formazione iniziale dei docenti di sostegno, attraverso il chiaro è puntuale riconoscimento del diploma di specializzazione per il sostegno alle classi con alunni in situazione di handicap. Il Decreto del 20 febbraio 2002 autorizzava le università attraverso le SSIA, ad attivare nuovi corsi di specializzazione di almeno 800 ore riservate ai docenti già abilitati che offrivano contenuti legati all'integrazione e alla aree disciplinari. Alla luce dei percorsi culturali, giuridici e scolastici evidenziati nel breve excursus storico qui delineato, il profilo professionale dell'insegnante specializzato per il sostegno assume, quindi, una funzione progressivamente sistemica inconciliabile con il ruolo delegante e assistenziali del passato. Avviato dall’anno accademico 2013-2014, il corso annuale a numero programmato, al quale si accede tramite abilitazione e apposita selezione, è autonomo rispetto agli altri percorsi universitati e prevede articolazioni differenziate relativamente a tirocini e laboratori a seconda dei gradi scolastici. Si frequenta,quindi, dopo il conseguimento della laurea in Scienze della Formazione Primaria, per i docenti della scuola dell'infanzia e primaria, dopo una laurea magistrale abilitante e dopo il TFA, per i docenti della scuola secondaria di primo

autentica occasione di crescita per ogni alunno, implicante una profonda innovazione della scuola tutta, sempre più aperta ai micro e macro contesti sociali e culturali di appartenenza. L'attuale situazione dal punto di vista normativo si è voluta raggiungendo alcuni punti fermi mediante l'approvazione del disegno di legge n.2994 B “La Buona Scuola” da parte del Senato della Repubblica il 25 giugno 2015. Le soluzioni prospettate dal Disegno di Legge della Buona Scuola, nonostante sia indiscutibile la buona intenzione di fondo di riqualificare in modo innovativo la professionalità del docente potenziando l'iter formativo dei docenti curricolari e di sostegno nell'ottica delle competenze speciali, mantiene purtroppo evidenti contraddizioni senza superare significativamente i limiti dell'esistente e proporre una sostanziale coerente prospettiva di cambiamento. L'agenzia Europea ha elaborato l'interessante “Profilo del docente inclusivo” superando l’obsoleta logica di assegnazione-separazione di compiti e ruoli differenziati tra l'insegnante di sostegno ed il resto del corpo corpo docente che si occupa solo sporadicamente di favorire processi di inclusione degli alunni con “bisogni educativi speciali”, attivando procedure individualizzate e personalizzate. Questo profilo può servire oggi in Italia a diversi scopi: 1) definire sempre meglio il profilo di competenza e di azioni inclusive che ci si può aspettare dai docenti curricolari; 2) intervenire dalla prospettiva inclusiva nei processi di ridefinizione e correzione dei percorsi universitari di formazione dei futuri docenti. Si tratta di aderire ad un modello di scuola inclusiva in cui i docenti tutti possono accrescere il loro bagaglio di competenze inclusive, speciali e non, per rendere la didattica speciale più vicina alle istanze di tutti e ciascun alunno, di diffondere e di distribuire, in modo sempre più ampio e calibrato, la rete di sostegno e di aiuti necessari alla facilitazione dei processi di apprendimento e di partecipazione sociale culturale di tutti gli alunni, al di là delle loro particolari condizioni anatomo-funzionali, storico-esistenziali, in una scuola che non separa, classifica o gerarchizza in modo pseudo-specialistico la globalità delle differenze e delle diversità esistenti nell'attuale pluralistico e complesso scenario formativo. L'inclusione richiede una rivoluzione radicale dell'apparato istituzionale-organizzativo e didattico di fare scuola ed una strutturale modifica degli spazi, dei tempi e delle modalità di accessibilità alle conoscenze, alle relazioni comunicative, alle gestione comune degli apprendimenti realizzata attivando pratiche didattiche altamente innovative, non tradizionali, capaci di destrutturare, ribaltare produttivamente e semanticamente la scuola intesa come autentica comunità educante. Si tratta di formare docenti inclusivi in una scuola che comprende già in sé gli elementi fondativi della logica inclusiva, in cui assumono un ruolo di pari importanza gli atteggiamenti, le opinioni, i modi di rapportarsi, la pluralità delle competenze delle specifiche abilità, non sono declinate sul versante curricolare-disciplinare, ma nel più ampio orizzonte del progetto di vita della persona diversamente abile che non può non aprirsi al più vasto scenario sociale, territoriale e culturale di appartenenza. La scuola inclusiva non distingue ruoli, competenze e funzioni tra docenti specializzati e curricolari, ma valorizza profili di docenti inclusivi capaci di facilitare l'evolversi delle conoscenze e degli apprendimenti intesi come processi continuativi e dinamici che portano ogni alunno ad “imparare ad imparare” con modalità uniche, originali ed irripetibili, garantendo equità formativa e rispetto-valorizzazione dei potenziali di ogni alunno, indipendentemente dal suo “status”. La fondamentale chiavi di lettura intorno alla quale ruota il dibattito in corso sull'evoluzione dell'insegnante specializzato di sostegno è quella dell'inclusione:la formazione dei docenti è esplicitamente impostata nella direzione del docente inclusivo in una scuola inclusiva.

Il punto fondamentale è quello del bisogno di formare tutti i docenti in senso inclusivo e ad identificare le possibili tipologie e modalità formative da promuovere e mettere in atto.