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Sicurezza e Prevenzione: Un'analisi del Concetto di Sicurezza Integrata, Schemi e mappe concettuali di Criminologia

Politiche della sicurezza

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2015/2016

Caricato il 26/06/2016

elisa.marchisoni1
elisa.marchisoni1 🇮🇹

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INSICUREZZA E PAURA OGGI
CAP 1: LA SOCIETÀ CONTEMPORANEA TRA RISCHI GLOBALI E INSICUREZZE LOCALI
rischio: si fa risalire al periodo medievale, con riferimento ai pericoli-non
imputabili ad una condotta sbagliata-che avrebbero potuto compromettere una
spedizione marittima.
A partire dal 18º secolo viene affrontato in termini scientifici, mediante il ricorso alle
discipline matematico-probabilistiche e statistiche.
Epoca moderna definitiva evoluzione del concetto di rischio, che assume un'accezione
prevalentemente tecnico-ingegneristica, riferibile alla probabilità di accadimento di un
evento, affiancata dalla prospettiva economicistica, basata sull'analisi dei costi-benefici.
Consiste nella eventualità di subire un danno a seguito di una decisione assunta
volontariamente dall'individuo. Il danno può essere diretto o indiretto (da anni in un
secondo momento).
Luhman: definisce il pericolo come qualcosa a cui si è esposti, esente da decisioni
razionali o da calcoli di prevedibilità
Pericolo: un accadimento in grado di compromettere la condizione di sicurezza e
quindi di provocare un danno, in assenza di una specifica decisione umana.
Luhman: si concretizza quando l'eventuale danno viene visto come conseguenza della
decisione, viene cioè attribuito ad essa.
Minaccia: entità potenzialmente capace di produrre deliberatamente un danno,
ovvero un atto ostile di natura dolosa.
Nell'ambito delle scienze sociali, esistono differenti approcci allo studio del rischio. Si
possono individuare due macro-aree:
area tecnico-scientifica (realistica): rimanda alla corrente psicologica cognitivista,
la quale studia il rischio da un punto di vista tecnico-scientifico, ricorrendo ad un mero
calcolo delle probabilità di accadimento.
F 0 E 0 Occorre una corretta e puntuale analisi dei rischi (risk analysis) consistente nella
identificazione, valutazione, controllo e gestione, monitoraggio costante dei rischi
Area socio-culturale (costruttivismo sociale): richiama il ruolo dei processi sociali
nella costruzione, nella rappresentazione e nella percezione del rischio.
Tra le principali prospettive rientrano quella simbolico-culturale e quella della società del
rischio.
Approccio simbolico-culturale: per Douglas la percezione di ciò che temiamo è mediata
dal sistema di credenze che condividiamo con il gruppo di appartenenza. Le risposte
sociali a rischio sono determinate dai modelli culturali di appartenenza. Gli schemi
culturali determinano le modalità mentali concettuali degli individui e delle interazioni
sociali, per adottare alcuni valori e respingerne altri. Gli individui utilizzano il legame
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INSICUREZZA E PAURA OGGI

CAP 1: LA SOCIETÀ CONTEMPORANEA TRA RISCHI GLOBALI E INSICUREZZE LOCALI

  • rischio : si fa risalire al periodo medievale, con riferimento ai pericoli-non imputabili ad una condotta sbagliata-che avrebbero potuto compromettere una spedizione marittima.

A partire dal 18º secolo viene affrontato in termini scientifici, mediante il ricorso alle discipline matematico-probabilistiche e statistiche.

Epoca moderna definitiva evoluzione del concetto di rischio, che assume un'accezione prevalentemente tecnico-ingegneristica, riferibile alla probabilità di accadimento di un evento, affiancata dalla prospettiva economicistica, basata sull'analisi dei costi-benefici. Consiste nella eventualità di subire un danno a seguito di una decisione assunta volontariamente dall'individuo. Il danno può essere diretto o indiretto (da anni in un secondo momento).

Luhman: definisce il pericolo come qualcosa a cui si è esposti, esente da decisioni razionali o da calcoli di prevedibilità

  • Pericolo : un accadimento in grado di compromettere la condizione di sicurezza e quindi di provocare un danno, in assenza di una specifica decisione umana.

Luhman: si concretizza quando l'eventuale danno viene visto come conseguenza della decisione, viene cioè attribuito ad essa.

  • Minaccia : entità potenzialmente capace di produrre deliberatamente un danno, ovvero un atto ostile di natura dolosa.

Nell'ambito delle scienze sociali, esistono differenti approcci allo studio del rischio. Si possono individuare due macro-aree:

  • (^) area tecnico-scientifica (realistica): rimanda alla corrente psicologica cognitivista, la quale studia il rischio da un punto di vista tecnico-scientifico, ricorrendo ad un mero calcolo delle probabilità di accadimento.

F 0 E 0Occorre una corretta e puntuale analisi dei rischi (risk analysis) consistente nella identificazione, valutazione, controllo e gestione, monitoraggio costante dei rischi

  • (^) Area socio-culturale (costruttivismo sociale): richiama il ruolo dei processi sociali nella costruzione, nella rappresentazione e nella percezione del rischio.

Tra le principali prospettive rientrano quella simbolico-culturale e quella della società del rischio.

Approccio simbolico-culturale: per Douglas la percezione di ciò che temiamo è mediata dal sistema di credenze che condividiamo con il gruppo di appartenenza. Le risposte sociali a rischio sono determinate dai modelli culturali di appartenenza. Gli schemi culturali determinano le modalità mentali concettuali degli individui e delle interazioni sociali, per adottare alcuni valori e respingerne altri. Gli individui utilizzano il legame

sociale al fine di proteggersi dai rischi: le norme sociali rappresentano veri dottori di complessità di incertezza del sistema sociale

Il rischio si presenta quale carattere ritenuto essenziale della società di oggi, al fine di interpretare le trasformazioni sociali in atto. La sensazione avvertita sembra riguardare lo stato di assoluta incertezza esistenziale, privo di punti fermi e di coordinate certe. Una buona parte della sociologia contemporanea associa tali stati d'animo al passaggio dalla modernità alla tarda o post modernità.

Beck: utilizza il concetto di "seconda modernità" come processo in cui entrano in crisi le certezze della modernità e dove il rischio diventa l'orizzonte ineludibile delle nostre azioni. La società contemporanea è definita "società del rischio".

Mentre la modernità era scandita dalla logica di distribuzione della ricchezza, la tarda modernità si caratterizza per una costante produzione di ricchezza, in grado, però, di dare forma a tutta una serie di rischi derivanti dal progresso scientifico e tecnologico.

Nell'esigenza di affrontare questi innumerevoli rischi si fa costante e la ricerca di sicurezza. Il rischio non è un'invenzione della tardo modernità, ma gli conferisce, in piena post modernità, un carattere di globalità, mancante nel passato. Aspetto globalizzante risiede nel fatto che ovunque i rischi vengano prodotti, la loro distribuzione non riguarderà solo la dimensione locale. Rischio subisce un processo di universalizzazione, induce Beck a parlare di società mondiale del rischio.

Egli asserisce come la modernizzazione radicalizzata produca una costante processo di individualizzazione, che rappresenterebbe il contraltare privato della globalizzazione e che consta di tre dimensioni principali:

  1. dimensione dell'affrancamento: l'individuo si svincolata forme e vincoli sociali precostituiti
  2. (^) dimensione del disincanto: perdita delle sicurezze tradizionali
  3. dimensione della reintegrazione: costruzione di un nuovo equilibrio sociale basato sul singolo quale unico agente della riproduzione sociale.

L'autore si interroga sui motivi che conducono gli individui a concentrare la loro attenzione verso alcune tipologie di rischio, tralasciandone altre. La risposta è che essi percepiscono i rischi che si sono resi visibili, ovvero che i cosiddetti "saperi esperti" pongono all'attenzione delle comunità. Si parla di percezione dei rischi da parte degli individui, in quanto spesso essi non hanno a disposizione una buona base informativa circa i rischi stessi. La tendenza a non tematizzare i rischi non direttamente percepibili rappresenta lo strumento di alimentazione dei rischi stessi della società del rischio in generale. I rischi in altre parole sarebbero costruzioni sociali definite secondo precise strategie.

Giddens : si concentra sull'incertezza che attraversa le società contemporanee, facendola derivare dal venir meno di quel progresso che la società moderna avrebbe dovuto garantire. Per poter comprendere appieno la modernità occorre non fare riferimento alle

a) La sicurezza esistenziale: strettamente legata al grado di affidabilità e di stabilità del mondo

b) certezza: riguarda il livello di conoscenza dei fattori che costruiscono l'esistenza quotidiana

c) sicurezza personale: si riferisce tutti quei fattori sui quali è possibile fare affidamento nel momento in cui il nostro corpo e le sue estensioni rischiano di essere compromessi da pericoli o rischi

si parla di rischio intendendo ogni modo sistematico di fronteggiare pericoli insicurezze indotte introdotte dalla modernizzazione. Sono in particolare i processi della modernizzazione, lo sviluppo tecnologico e lo sviluppo scientifico che diventano motivo di rischi per la sopravvivenza individuale e collettiva. L'unica via d'uscita è rappresentato dal superamento di quello che definisce paradosso della post-moderna età: se da un lato la modernità liquida è capace di generare autonomamente libertà differenziazione, dall'altro non è in grado di produrre solidarietà, poiché il legame sociale è irrimediabilmente deteriorato al calcolo al crollo.

Il concetto di sicurezza si inserisce in molti aspetti della vita dell'uomo post moderno, interessandosi alla sfera pubblica e quella privata. Il binomio sicurezza-insicurezza è da lungo tempo al centro del dibattito culturale ed ha assunto un ruolo centrale e prioritario nell'attività dei governi nazionali e locali. La sicurezza nelle vissuto quotidiano del comune individuo, può essere intesa come la convinzione che tutto quanto accada si possa fronteggiare manipolare per rispondere in modo efficace ad una minaccia. La persona si sente sicura quando è persuasa che ogni situazione minacciosa può essere affrontata con successo, sia perché è in grado di fronteggiarla con le proprie forze, sia perché può rivolgersi ad un ente-istituzione capace di fornirle la garanzia di un intervento.. Analogamente può rappresentare una fonte di sicurezza anche la disponibilità delle risorse informale.

Il progresso, le scoperte scientifiche tecnologiche hanno fornito all'uomo le condizioni degli strumenti per affrontare un'esistenza riparo da minacce di vario genere. Tuttavia questa visione ottimistica, che conduce Popper a definire la nostra società la migliore della storia umana, viene problematizzata dalle inevitabili conseguenze che il processo la tecnica producono. Vi è quindi un paradosso: nonostante gli sforzi che l'uomo compie per difendere se stesso, egli continua a versare in uno stato di profonda insicurezza.

La sicurezza, quindi non appare solo collegata all'aggravarsi dei fenomeni criminali, ma anche ad alcuni avvenimenti di portata generale, quali le rapide trasformazioni fisico- sociali delle realtà urbane, il diradarsi delle forme di controllo sociale formale ed informale, le crescenti difficoltà di relazione tra società civile il mondo istituzionale. La conseguenza di tutto ciò è una crisi di identità dell'individuo. Il rischio è quello di assistere un improvviso stallo della vita affettiva.

Il sentimento di insicurezza, legata all'evoluzione socio-culturale, rappresenta una delle quali componente cui riferirsi al fine di interpretare le forme dell'agire sociale.

Incertezza : capacità di un sistema sociale di scegliere valutare le azioni da intraprendere in una situazione contingente.

Insicurezza : rimando ad un aspetto emozionale, contraddistinto da due dimensioni principali: quella soggettiva (si basa sul rischio percepito del singolo individuo relativamente alla possibilità di restare vittima di un reato o subire un danno) quella oggettiva (scaturisce da fattori statisticamente misurabile).

Il cambiamento degli stili di vita e dell'alta concentrazione urbana hanno modificato, in modo significativo le caratteristiche dello spazio pubblico urbano. Il forte inurbamento ha prodotto la nascita di veri e propri cittadine periferiche le quali risultano prive di servizi spazi sociali.

Si è verificato per ciò il passaggio dalla vecchia realtà cittadina alla nuova metropoli seppure in mancanza di continuità reale.

Nella città si è sviluppata l'esigenza del senso di appartenenza, caratterizzato da sentirsi parte integrante di una comunità è come tale essere riconosciuto.

La città moderna, concepita come sistema urbano complesso di relazioni sociali, è divenuto tale, in Italia, soprattutto nel dopoguerra.

Tra la fine del 19º e l'inizio del 20º secolo si genera, nella sociologia europea un dibattito sui percorsi di modernizzazione in atto nelle società occidentali, che affronta in particolare la questione della transizione della società rurale alle società urbanizzate.

  • Tonnies interpreta questo passaggio con l'avvento di un modello societario che ha progressivamente la meglio su modello comunitario. Per l'autore, l'organizzazione comunitaria indica un'esistenza segnata dalla semplicità, dal rispetto della collaborazione fra gli individui, caratterizzata da un modello di vita rurale, basato sul forte legame che unisce i membri della comunità.

Il passaggio ad un modello di vita societaria, invece, si realizza con l'avvento dell'industrializzazione, quando si realizza la transizione dal mondo pre-industriale ed agricolo, ad un'organizzazione invece industriale. Le attività degli individui passano dall'essere improntate sul lavoro dei campi ad un forte inurbamento cittadino, in cui non esistono più terreni da arare. L'esigenza di abbandonare la realtà di campagna conduce alla disgregazione delle unità familiare di stampo rurale ed una conseguente indebolimento dei legami sociali e tradizionali. L'individuo si ritrova in contesti cittadini anonimi e con attività lavorative che lasciano insufficienti porzione di tempo da dedicare alla vita di relazione.

  • Durkheim : partendo dal concetto di solidarietà e interpreta il passaggio da una forma di vita di lavoro pre-industriale ad industriale in termini di passaggio da forme di solidarietà meccanica forme invece di solidarietà organica. Nella società pre-industriale in legame sociale è di tipo meccanico: non esiste divisione del lavoro, ogni membro della società è parte integrante di un sol tutto di cui è membro e in cui non ha un ruolo definito, poiché ognuno svolge indistintamente i compiti e le mansioni che sono necessarie e tutte le posizioni sono caratterizzate dall'interscambiabilità. Il legame che fa

Iniziarono così le prime manifestazioni di violenza e a svilupparsi le prime forme di criminalità predatorie.

L'esempio emblematico è offerto dall’ingigantimento di Chicago. La città di Chicago degli anni ’20 e ’30 diventa così il laboratorio di ricerca ideale per chi si occupa dei fenomeni di patologia urbana.

Quella dell' ecologia sociale urbana fu la prima scuola sociologica negli Stati Uniti. Park fu al centro di un progetto di ricerca sull'ambiente urbano che resta ineguagliato per vastità e per impegno; egli insieme ad altri ricercatori avvia una delle ricerche sociologiche tra cui quella sui comportamenti devianti. Studiando la diversa incidenza dei social problems, i sociologi dimostrano come rapporti sociali e culturali siano da intendersi strettamente condizionati dall'ambiente di appartenenza, proponendo per questo concetto il termine di disorganizzazione sociale. L'allentarsi dei vincoli che legava non individua ad un determinato spazio e l'indebolirsi dell'influenza dei gruppi primari, incoraggiano l'aumento della disorganizzazione sociale, della devianza del crimine. Insieme alla dissoluzione progressiva di questo tipo di relazioni sociali e delle istituzioni fondamentali assistiamo all'indebolimento e alla scomparsa graduale di quell'ordine morale tradizionale che su quel tipo di relazioni si fondava. La premessa teorica della modello ecologico della scuola si fonda sulla concezione che il comportamento sociale assuma certe regolarità entro precisi limiti spaziali: le cosiddette "aree naturali". E se si sviluppano in modo spontaneo, frutto di processi socio-economici correlati all'elevato tasso d'immigrazione che investì la città di Chicago. La città può essere concettualizzare come un organismo sociale formato da una serie di aree naturali, in cui gli individui si avvicendano attraverso azioni di inserimento, dominio, conflitto, accordo e assimilazione.

Ulteriore contributo sviluppato nell'ambito della scuola di Chicago è quello di Burgess e MsKenzie , i quali svilupparono un modello di espansione urbanistica per farsi le zone concentriche, che ipotizzava lo sviluppo urbano come un processo dinamico rappresentabili per cerchi concentrici. Utilizzano il concetto di "successione" per descrivere il fatto che questi cerchi concentrici, costruiti uno dopo l'altro via via che la città si espandeva, venivano invasi successivamente dall'interno da ondate migratorie. Per loro la città si espande in forma radiale a partire dal centro nel quale si concentra la maggior parte delle attività commerciali e finanziarie politiche culturali. Intorno al centro commerciale amministrativo della città si trova lo slum, un'area di transizione (zona due), deteriorata, composto da quartieri di camere d'affitto, da quartieri del vizio e dei ghetti urbani. Quest'area è quella che attira maggiormente la popolazione dall'esterno e che racchiude i maggiori problemi sociali: è detta di transizione, in quanto offre delle soluzioni temporanee migranti, che dopo un certo periodo di permanenza e più spesso nella seconda generazione, tenderanno rifluire nella zona suburbana, nel terzo cerchio. Quest'ultima è dove trovano residenza gli operaie e gli impiegati specializzati nell'industria che sono riusciti a farsi una posizione. Infine la quarta zona è rappresentato dall'abitato individuale suburbana in condizione elevata, occupato dalle classi più agiate, fatto di villette, dove la vita è garantita da un elevato livello di sicurezza. Oltre questo cerchio c'è un'area indefinita, chiamata area dei lavoratori pendolari, quella dei quartieri periferici e delle città satellite del centro metropolitano, abitato dalla piccola classe media che non può permettersi un alloggio in città e non vuole abitare in zone degradate.

A seguito del processi migratori l'organismo città subisce un processo di espansione che si realizzi seguendo un andamento dinamico-radiale sui cerchi concentrici. Si verifica, dunque, un continuo ampliarsi del numero di cerchi concentrici in vista di un deterioramento delle condizioni di vita delle varie zone, il loro abbandono da parte delle classi più agiate la costruzione di zone residenziali sempre più lontane dal centro della metropoli.

Shaw e Mckay , basandosi sul modello delle cinque zone concentriche, calcolarono rapporto tra il numero di coloro che avevano commesso reati la popolazione totale della zona considerata. Da ciò emerse che il tasso di delinquenza diminuiva progressivamente allontanandosi dal centro cittadino. E si rilevarono una ricorrenza trattarsi di delinquenza nel tempo: questi risultavano assai simili a quelli registrati a partire dal 1900, nonostante gli abitanti di diverse zone e la stessa composizione etnica si fossero modificati nel corso degli anni. Essi enuclearlo quindi la teoria della disorganizzazione sociale, sostenendo che quando le imprese dell'industria invadono una comunità, la comunità cessa di funzionare efficacemente come mezzo di controllo sociale. Le norme tradizionali degli standard della comunità convenzionale si indeboliscono scompaiono. La resistenza a parte della comunità ai comportamenti delinquenziali e criminali diminuisce, e tale comportamento viene tollerato che può anche essere accettato è approvato. In conclusione, secondo gli autori, di disorganizzazione sociale quando gli strumenti di controllo sociale (soprattutto gruppo famiglia) perdono di efficacia.

Dare una definizione di città non risulta certamente agevole data la complessità della sua struttura e tenendo in considerazione il suo processo storico di evoluzione, ma si potrebbe asserire che la città è un sistema sociale globale contraddistinto da macro sistemi in stretta correlazione tra loro e quindi una realtà multiforme ricca di sfaccettature. Ogni realtà cittadina costruisce nel tempo un'immagine unitaria che tende a renderla uguale solo se stessa. La città diviene quindi parte dell'identità dell'individuo, non tanto perché l'uomo sente di appartenervi, quanto ciò perché essa appartiene a lui. Il controllo delle città da parte dei suoi abitanti però appare sempre più difficile in quest'epoca. La città contemporanea divenuta anche uno spazio privilegiato dove si moltiplicano le opportunità per accedere legalmente o illegalmente al reddito.

Martinotti afferma che nelle grandi città contemporanea non troviamo soltanto la popolazione tradizionalmente considerata (residenti), ma una pluralità di componenti riconducibili a quattro principali tipologie che si alternano sono compresenti. Oltre gli abitanti possiamo individuare la popolazione dei pendolari, la popolazione dei consumatori metropolitani, infine quella del turismo d'affari o congressuale i residenti hanno una percezione della minaccia criminale solo marginale, perché è assai meno bersagliati dalla delinquenza che, invece, si indirizza le popolazioni di transito quali obiettivi remunerativi e più accessibili.

Jacobs fu tra i primi a individuare un nuovo approccio relativo alla sicurezza urbana. L'idea principale che per il raggiungimento della sicurezza in una città è necessario, anche, poter contare su un controllo spontaneo del territorio da parte dei cittadini. Tuttavia il controllo spontaneo dello spazio può avvenire solo in una città vitale, vivace, le cui strade sono state sia di giorno che di notte, il cui ambiente non degradato ispira fiducia senso di appartenenza. Solo il cittadino che prova sentimenti positivi per la sua zona di residenza sarà in grado di difenderla.

tra le teorie che hanno indagato il rapporto tra inciviltà insicurezza corre l'obbligo di richiamare quella elaborata da Wilson e Kelling denominata Broken Windows Theory. Essa dimostra come il diffondersi di atti segni di inciviltà indichi in indebolimento, più o meno consistente, di controllo formale informale sul territorio considerato.

CAP 2: LA PAURA E I SUOI ASPETTI SOCIALI

secondo una vasta letteratura, paura rappresenterebbe il filo conduttore dell'esistenza umana, in grado di assumere forme significati diversi a seconda dei differenti periodi storici, sociali, culturali.

Delumeau sostiene come la paura sia un'emozione universale, che appartiene a tutto il mondo naturale, tanto agli uomini quanto agli animali. L'uomo è l'unica creatura dotata di una fragilità intrinseca, che lo induce a mettere in pratica delle strategie volte ad esorcizzare i timori.

Nell'età medievale, la paura sembra acquisire il ruolo di indiscussa protagonista. Ciò è dovuto all'influenza esercitata dalla dottrina cristiana sui fedeli. Altro timore caratterizzante il medioevo, è ascrivibile all'idea di morte legato da un lato a una paura dell'aldilà o di una morte prematura, dall'altro d'un costante diffuso clima di violenza. Ù

Le Goff afferma che nel medioevo la sicurezza fossero un'autentica ossessione urbana, visto il diffuso clima di violenza che regnava nelle città dove occorreva a difendersi, più che da violenze che provenivano dall'esterno, da quelle che i cittadini perpetravano nei confronti dei loro pari. Uno dei problemi dell'analisi del tentativo di tracciare la storia della paura risiede nel fatto che si tratta di un sentimento del quale nessuno va fiero. Per questo motivo è stato spesso nascosto e dissimulato, opponendogli la cosiddetta "costruzione sociale del coraggio".

Hobbes riconoscere la paura il fondamento della morale della società politica. Sostiene come la condizione umana sia sintetizzabile nell'espressione homo homini lupus. L'unico elemento in grado di indurre gli individui a mettere da parte la soddisfazione dei propri istinti e le tendenze aggressive è riconducibile alla paura. Dalla paura nascerebbe la rinuncia al diritto naturale a favore della legge naturale. Tuttavia tali compromessi- accordi-patti non costuituiscono, da soli, garanzia sufficiente per la pace sociale, perché risulta assente un'autorità che assicuri la loro osservanza. Unico limite alla sovranità assoluta del leviatano è rappresentato dalla garanzia della sicurezza degli individui e quindi della preservazione della pace sociale. La sicurezza concernerebbe le condizioni minime che consentono il vivere associato in un ambito in cui gli individui sempre più sono svincolati dagli obblighi delle protezioni tradizionali.

Partire dalla metà del 20º secolo il problema paura sembra diventare secondario nella vita dell'uomo occidentale. Dagli anni 70 in poi la situazione inizia modificarsi: paura della criminalità è domanda di sicurezza si impennano in tutti i paesi occidentali. Luhman fa derivare la paura della condizione contingente dell'individuo, scandita da incertezze fragilità, fondata su un costante stato di rischio.

Il termine paura derivante, livello etimologico, dal lemma latino "pavor" rimanda ad un'intensa condizione emotiva, caratterizzata da turbamento, preoccupazione

d'inquietudine, quella risposta dell'individuo ad un pericolo reale atto a produrre conseguenze negative presenti o future.

Si potrebbe far dipendere la genesi della paura da tre fattori specifici:

  • (^) bio-fisiologico 2 1 9 2L'individuo subisce dei cambiamenti a livello fisiologico che vanno ad agire sul sistema neurale
  • relativo alla personalità e del temperamento dell'individuo 2 1 9 2Fa riferimento sia le soggettive modalità percettive del soggetto, sia la sua capacità di valutazione, di interpretazione e di reazione della nuova situazione.
  • (^) socio-ambientale→ richiama il tipo di struttura sociale entro cui l'individuo vive la sua quotidianità.

Secondo Ciceri la paura si configura come uno strumento con cui l'individuo rielabora le informazioni in suo possesso per valutare la positività o negatività degli stimoli esterni al fine di individuare il tipo di reazione comportamentale più idoneo. Si può affermare che questo tipo di sensazione è un impasto emozionale tra diverse componenti affettive, cognitive associato al dato di realtà, unico per ogni aspetto e differente per ogni circostanza. Ognuno possiede un potenziale di paure innato che accompagna ogni individuo dal momento stesso in cui si nasce e che durante il corso della vita sono diverse forme che si esplicitano in specifiche paure che hanno la loro origine nella cultura, nelle molteplici fonti educative, nell'imitazione sociale ed anche nell'immenso serbatoio dell'immaginazione.

La paura sarebbe generato da un concreto segnale di pericolo, anche se la minaccia si dimostrano reale o non effettiva ed è limitata nel tempo. Si ha paura quindi perché i nostri occhi una determinata situazione rappresenta un potenziale pericolo. Bisogna partire dal concetto di percezione, il cui significato etimologico indica la raccolta alla elaborazione dei dati provenienti dalla realtà esterna mediante gli organi di senso. Nel momento in cui un soggetto viene a contatto con una stimolazione esogena, siamo in presenza di due fasi: una prima fase, contraddistinta dalla percezione degli stimoli e una seconda deputata all'interpretazione e all'elaborazione degli stessi.

Scherer , in base alla quale l'emergere di ogni specifiche mozioni dipende dall'esito di un complesso processo di valutazione. Individuo cinque momenti di controllo degli stimoli:

  1. novità dello stimolo
  2. qualità della sensazione provocata dallo stimolo
  3. possibilità del soggetto di far fronte le potenziali conseguenze dello stimolo
  4. significatività dello stimolo
  5. compatibilità dello stimolo con le norme sociali di riferimento e con l'immagine di sé

gli stimoli che si presentano all'individuo vengono suddivisi in tre tipologie:

d) stimoli specifici direttamente associate situazioni di pericolo

comunità, l'autrice individua ulteriori fattori in grado di incidere negativamente sui livelli di paura della criminalità:

  • il ruolo dei giornali e dei mezzi di comunicazione
  • (^) La concentrazione etnica
  • La bassa fiducia e stima nelle forze di poli sia
  • il ruolo delle incivilities

Van Dijk afferma che reati contro patrimonio riguarderebbero la componente cognitiva della paura della criminalità (concern) mentre i delitti contro la persona sarebbero legati alla componente affettiva dei singoli individui(fear).

L'influenza sociale dei mass media è una delle questioni particolarmente rilevanti nella nostra epoca. Una parte consistente di ciò che sappiamo deriva dei mezzi di comunicazione di massa. Riceviamo anche informazioni sull'opinione pubblica in grado di investire la sfera privata, modificando influenzando credenze, valori e modelli di comportamento.

Gallino definisce i concetti di

  • massa: una moltitudine di persone politicamente passive, in posizione di oggettiva di tendenza rispetto alle istituzioni portanti di una società e quindi fortemente influenzabili da esse
  • cultura di massa: designi anzitutto un tipo di cultura di qualità mediocre contraddistinto da superficialità, ripetizione di situazioni scontate, sfruttamento dei gusti più banali del pubblico. Con nota anche il fatto che i materiali di tale cultura siano diffusi quasi sempre da mezzi di comunicazione di massa sono consumati da larghe masse di persone.

McLuhan sostiene come le distanze abissali che separano le varie parti del globo si siano drasticamente ridotte. Introduce il concetto di "villaggio globale" che sta di incarnare come le comunicazioni di massa abbiano finito col creare un mondo di ridotte dimensioni all'interno del quale si annullano le distanze fisiche culturali.

Shaw e McCombs elaborano la teoria dell’agenda setting: avendo in media la capacità di selezionare ordinare gerarchicamente temi nell'agenda, accade così, come conseguenza, che gli individui conosceranno quei temi con quell'ordine di importanza: l'agenda dei media diventa agenda del pubblico in questo caso più che di persuasione si parla di influenza. Secondo la teoria dell'agenda setting il potere dell'agenda dipende dal processo di costruzione delle notizie stavolta basato su la selezione degli argomenti, l’enfasi con cui viene data la notizia, la narrazione.

Gerbner sviluppa la teoria della coltivazione, afferma che i media e in particolare la televisione, coltivano lo spettatore dall'infanzia all'età adulta, offrendogli una visione del mondo comune condivisa. Uno dei parenti all'effetti degni di maggiore preoccupazione è

quello definito come mean-world syndrome, ovvero la possibilità che tra l’audience si diffonda una visione del mondo intriso di preoccupazione paura.

Nonostante le critiche poste alle due precedenti teorie, pare chiaro commesse possono spiegare, anche se con alcune lacune, il processo che conduce alla ingiustificata amplificazione dell'insicurezza della paura, soprattutto quella della criminalità.

Negli ultimi anni il tema dell'immigrazione entrata prepotentemente nel dibattito politico sociale.

Nel fenomeno migratorio intervengono tre imprescindibili aspetti:

  • La società di origine, con le loro capacità di offrire benessere, libertà e diritti propri cittadini e con politiche più o meno favorevoli all'espatrio
  • i migranti attuali e potenziali, con le loro aspirazioni progetti legami sociali
  • Le società riceventi, sotto il duplice profilo della domanda di lavoro di importazione delle modalità di accoglienza istituzionale e non.

Le caratteristiche generali dell'immigrazione: globalizzazione delle migrazioni; velocizzazione delle migrazioni; eterogeneità crescente delle migrazioni; femminilizzazione delle migrazioni.

Fairchild per quanto concerne lo spostamento delle persone classifiche grandi movimenti delle popolazioni migranti in quattro tipi:

  1. invasione
  2. (^) conquista
  3. colonizzazione
  4. migrazione

Martinotti elabora una classificazione in base all'grado di mobilità territoriale delle popolazioni migranti, individuando tre tipi di movimenti:

  1. migrazione stagionale
  2. migrazione interna
  3. migrazione internazionale

nell'ambito delle cosiddette politiche migratorie degli Stati, Zanfrini distingue tra: migrazioni interne e migrazioni internazionali, tra migrazioni regolare e immigrazione irregolare. All'interno delle migranti irregolari, effetto ulteriori distinzioni di categoria sulla base dello status giuridico di cui sono titolari e riporta:

  • free migrants
  • residente a titolo definitivo

Per Simmel a spaventare proprio la scarsa pressione tali vincoli normativi e valoriali che conduce a considerare lo straniero una potenziale minaccia per la saldezza della comunità interna.

Tra le conseguenze potenziali, Sellin , indica il materializzarsi del conflitto culturale, che suddivide in due tipologie specifiche:

  • compito primario, che si verifica quando la medesima condotta può essere rilevante per due culture diverse
  • conflitto secondario, che si palesa quando condividono, nello stesso ambiente sociale, culture minori differenti (sub-culture) in presenza di una cultura dominante.

Per avvenire il conflitto culturale si determina in alcune condizioni particolari:

  • quando gli attori sociali si muovono nelle zone di confine
  • quando il sistema normativo degli immigrati di prima generazione non coincide con quello presente sul territorio dove si trovano
  • quando i gruppi culturali si trapiantano all'interno di altri gruppi in cui le loro regole culturali vengono ignorate totalmente rifiutate
  • quando i gruppi culturali si trapiantano all'interno di altri gruppi cui le loro regole culturali vengono ignorate totalmente rifiutate

secondo Bauman quella dello straniero si pone come una figura sociale emergente all'interno dei fenomeni globali dati riscontrabili nella società contemporanea. Lo straniero viene visto come un'entità trasparente nei confronti della quale gli autoctoni non riescano a cogliere caratteristiche sociali e individuali. Tuttavia mostra anche un ulteriore aspetto che connota lo straniero: la sua capacità di evocare un senso di minaccia d'invasione dei propri confini. Per far fronte a questa condizione di disordine sociale rappresentato dagli stranieri, lo Stato moderno faceva leva su due strategie:

  • una strategia forzatamente assimilativa consistente nel pretendere che gli stranieri rinunciassero ai propri tratti linguistici, culturali alle proprie tradizioni al fine di farli assimilare all'enorme valore della cultura ospitante
  • una strategia basata sul vero e proprio processo di esclusione che rende assai remota ogni forma di convivenza con lo straniero

nella società post-moderna non vengono risolte le problematiche scaturite dal rapporto con gli stranieri attraverso la totale esclusione o l'accettazione passiva di alcuni valori da parte dello straniero, in quanto il conflitto diventa permanente poiché gli stranieri tendono comunque a rimanere nel tessuto sociale del paese ospitante o meglio, in parte di esso.

Il modo in cui si concretizza la reazione sociale è spesso identificabile con la nozione di aperte virgolette stigmatizzazione" che per Goffman è un processo che conduce contrassegnare pubblicamente delle persone come moralmente inferiori, attraverso l'utilizzo di etichette negative, marchi, bordature, o informazioni diffuse pubblicamente.

L'applicazione di una sigma, comporta l'evidenziazione di una determinata caratteristica del soggetto, il quale assume agli occhi degli altri una diversa connotazione.

Non è il possesso della stima in se, ma il tipo di rapporto sociale in cui il soggetto è coinvolta a determinare il sorgere della devianza. Il deviante è, perciò, il soggetto che è portatore di vasti ma, che ha scarse possibilità di controllare l'informazione per lui discreditante, e che, infine, è posto in contesti poco favorevoli alla gestione dell'identità segnata dallo spicco ma.

Quello che ancora oggi sembra mancare molte realtà è la consapevolezza, da parte del settore politico, della necessità di intervenire sul territorio pubblico per favorire la comunicazione tra estranei scongiurando potenziali processi di stigmatizzazione.

Il rapporto io-noi/altro è un elemento ravvisabile in ogni tipo di società. Minore la conoscenza dell'altro, maggiori saranno le sensazioni di ansia e di saggio.

Il concetto di integrazione costituisce usualmente il cardine intorno a cui ruota il dibattito teorico che ha come oggetto l'immigrazione e dei saggi connessi ad essa. Quello di integrazione non concesso più complesso e meno o più di quanto possa apparire. Possiamo individuare l'esistenza di almeno tre livelli di integrazione

  1. integrazione sociale: caratterizzata dall'evoluzione delle condizioni socio-economica degli immigrati
  2. assimilazione: riguarda le trasformazioni culturale connesse al processo migratorio
  3. partecipazione politica

Potremmo pensare all'integrazione, intese in termini generali, come ad un equilibrio complessivo dei nonna-nazionali all'interno della società ospitante.

Solivetti afferma che i fattori in gioco che determinano la cosiddetta integrazione sono costituiti da:

  • il quadro delle condizioni socio-economico presente nel paese ospitante che influenzano direttamente l'integrazione sociale
  • Le caratteristiche culturali e il comportamento della popolazione influenzano sia l'integrazione sociale sia la probabilità di assimilazione culturale degli immigrati
  • (^) Le competenze le qualificazioni professionali degli immigrati si riflettono sulle loro probabilità di inserimento sociale nonché sull'atteggiamento della popolazione nei loro confronti
  • La culture modi di vita degli immigrati influenzano la loro assimilazione culturale, ma anche l'atteggiamento della popolazione del paese ospitante

sulla base di questi fattori lo studioso individua cinque modelli fondamentali di adattamento degli stranieri alla società ospitante:

gruppi di persone che agiscono in modo immorale e inaccettabile e che si ritiene possano provocare grave danno alla società.

La radice del panico morale era pensabile in dicerie che ben presto si connotano di senso, tramutandosi in certezza.

Secondo Thompson, Goode e Ben-Yehuda possono essere individuate cinque diverse condizioni in presenza delle quali è possibile parlare di panico morale:

  • deve crescere la preoccupazione per l'azione di alcuni gruppi di persone e per la conseguenze negative di tali azioni
  • deve aumentare l'ostilità verso questi gruppi i cui comportamenti vengono considerati un pericolo per i valori di interesse l'esistenza stessa della società
  • deve ritenersi un ampio consenso sul fatto che la minaccia che viene da questi gruppi di devianti sia seria e reale. La preoccupazione per quanto sta avvenendo deve essere condiviso da molte persone ma non necessariamente dalla maggioranza
  • La paura deve essere priva di fondamento, ingiustificata, prodotto da un pericolo immaginario almeno esagerato
  • il panico morale è volatile in quanto appare improvvisamente ed improvvisamente scompare

questi autori cercano inoltre di individuare le motivazioni per le quali in certi momenti il panico morale si diffonde in alcuni strati della popolazione, proponendo due diverse teorie.

Secondo la prima teoria il panico morale si produce spontaneamente tra la popolazione per i motivi morali o ideologici ossia perché una parte di questa è convinta che se valori siano in pericolo. Vi sono infatti limiti alle possibilità di manipolare l'opinione pubblica e non basta controllare i mass media per diffondere la paura. Perché vi sia un'espressione di panico morale è necessario che una parte della popolazione crede fermamente che un fenomeno costituisca un pericolo reale.

Per la seconda teoria l'panico morale verrebbe deliberatamente prodotto dalle classi dominanti per difendere il potere o dalle classi intermedie per preservare i propri interessi

CAP 3: AFFRONTARE PAURE ED INSICUREZZE, TRA POLITICHE DELL'ORDINE E

PREVENZIONE

Le statistiche inerenti la criminalità hanno storicamente avuto oggetto le caratteristiche del reo e il suo percorso processuale all'interno del sistema giudiziario. Far emergere il numero scuro rappresenta una necessità inderogabile, in quanto, mediante esso, si definisce un'immagine più completa della mappa della criminalità. Al fine di recuperare, almeno in parte, i fatti di reato non portati a conoscenza dalle istituzioni preposte, da circa un trentennio sono stati introdotti indagini empiriche e sondaggi rivolti ad un campione selezionato di rispondenti e che assumono il punto di vista della vittima

l'indagine di vittimizzazione diventa uno strumento fondamentale e alternativo per la raccolta dei dati rispetto alle statistiche ufficiali.

Oltre ad assumere contezza circa la percentuale di crimini sommersi consentono di raccogliere dati di una certa importanza circa la dimensione di sicurezza soggettiva, la paura, la preoccupazione dei cittadini.

L'esigenza di indagare il fenomeno della paura della criminalità in ambito urbano trae origine negli Stati Uniti nel 1967 ebbero inizio i lavori della commission on law enforcement and administration of justice istituita dal presidente Johnson e presieduta da Katzenbach, con l'obiettivo di individuare le cause dell'incremento dei tassi di criminalità. Il lavoro della commissione ebbe l'indubbio merito di promuovere lo studio della paura dell'acri finalità mediante ricorso misurazioni empiriche denunciando inoltre la quasi totale assenza di un filone di studi dedicato alla vittima di reato. Tuttavia solo in seguito ai lavori della commissione che fu proposta la prima indagine ufficiale sugli effetti sociali causati dalla criminalità e quindi sull'incidenza della paura nella vita degli statunitensi.

Seguendo l'esempio degli Stati Uniti la Gran Bretagna decise di far promotrice di inchieste volte a sondare largo senso di insicurezza che si era diffuso nel paese a partire dagli anni 70. Il governo Thatcher diede avvio nel 1982 alla British Crime Survey estesa anche alla Scozia e al Galles, ripetuta con cadenza quadriennale anche se meno rigorosa di quella statunitense.

In Italia il processo di sensibilizzazione riguardo alla paura e alla insicurezza fu portata avanti nell'ambito del progetto "città sicure" realizzato dalla regione Emilia-Romagna. Il progetto poneva il compito di studiare il problema della criminalità e dell'insicurezza nel suo complesso, proponendo interventi preventivi sul territorio regionale.

Un'indagine di vittimizzazione, dunque, è una ricerca statistica la cui finalità principale quella di identificare il numero e il tipo di reati commessi in un dato territorio, attraverso interviste, effettuate direttamente alle vittime. Mediante il ricorso delle victim survey è possibile:

  • sondare l'insieme dei reati non denunciate le forze dell'ordine
  • (^) indagare l'incidenza dell'insicurezza diffusa a capo investigare il grado di soddisfazione dei cittadini rispetto l'operato degli operatori del controllo sociale
  • individuare connessioni tra i soggetti sottoposti vittimizzazione stili di vita