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INTERO PROGRAMMA QUINTA SUPERIORE, Dispense di Storia

Appunti da ripassare per maturità

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 19/08/2022

alessia-ferrara-15
alessia-ferrara-15 🇮🇹

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1.SCENARIO DI INIZIO SECOLO
LE TENSIONI INTERNE
Gli ultimi anni dell’800 e iniziò del 900 furono caratterizzati dalla BELLE EPOQUE.
Erano anni di trionfo di un’Europa borghese dinamica, ricca, intraprendente e sicura di se
stessa grazie all’industria e all'innovazione scientifico tecnologica.
La società europea era attraversata da tensioni fortissime:
Ricca ma con disuguaglianze economiche;
Prettamente liberale ma era presente un’élite industriale e finanziaria;
Fiduciosa nel progresso e vedeva crescere al suo interno ideologie come il razzismo
(ostilità verso razza diversa) e nazionalismo (considerare la propria nazione superiore
alle altre);
La fine del secolo vide il diffondersi di movimenti di massa (insieme di persone che
condividono gli stessi ideali) che misero in difficoltà i sistemi politici come avvenne in
Francia: vengono passate delle informazioni segrete ai tedeschi e fu accusato Dreyfus
in quanto ebreo. Venne condannato all’esilio nell’isola del diavolo. Al processo
partecipò un giornalista che diede origine al movimento del sionismo per riunire gli
ebrei nella Terra Santa. Dreyfus verrà poi riconosciuto innocente e riabilitato.
Germania: sistema politico autoritario era stato irrigidito;
Russia: esplosa violenta rivoluzione;
Italia: situazione al sud difficili;
Gran Bretagna: unico Stato dove non furono messi in discussione le idee liberali.
LE TENSIONI INTERNAZIONALI
Per allontanare le tensioni in Europa si tiene il congresso di Berlino dove le varie potenze
decisero di spartirsi l’ Africa a tavolino.
Successivamente Fashoda, villaggio del Sudan, area di influenza britannica, fu occupata dai
francesi; la crisi venne risolta per via diplomatica.
La rivalità che opponeva la Germania alla Gran Bretagna sui mari e alla Francia sulla
questione dell’Alsazia-Lorena spinse questi due paesi a stringere un’intesa a cui si unì anche
la Russia: la triplice intesa. Essa si opponeva alla già esistente triplice alleanza formata da
Germania, Austria-Ungheria, Italia.
Un’area particolarmente instabile era quella dei Balcani dove la crisi dell’impero ottomano
alimentava le aspirazioni indipendentistiche e accentuava la competizione fra le grandi
potenze per imporre la propria influenza sulla regione. L’Austria si UNÌ con la Bosnia-
Erzegovina, in Turchia salirono al potere i giovani turchi, la Serbia era insoddisfatta a causa
del dominio austriaco in Bosnia Erzegovina e per la mancanza di accesso al mare impedito
dall’Albania.
L’ITALIA DI GIOLITTI
In Italia si stava formando una classe operaia moderna, era nato un partito socialista ad
opera di TURATI, cresceva l’opinione pubblica e si stampavano grandi quotidiani.
Maturò la convinzione che occorresse favorire un’alleanza sociale tra la borghesia industriale
e la classe operaia. Leader di questa corrente fu Giolitti.
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1.SCENARIO DI INIZIO SECOLO

LE TENSIONI INTERNE Gli ultimi anni dell’800 e iniziò del 900 furono caratterizzati dalla BELLE EPOQUE. Erano anni di trionfo di un’Europa borghese dinamica, ricca, intraprendente e sicura di se stessa grazie all’industria e all'innovazione scientifico tecnologica. La società europea era attraversata da tensioni fortissime: ● Ricca ma con disuguaglianze economiche; ● Prettamente liberale ma era presente un’élite industriale e finanziaria; ● Fiduciosa nel progresso e vedeva crescere al suo interno ideologie come il razzismo (ostilità verso razza diversa) e nazionalismo (considerare la propria nazione superiore alle altre); La fine del secolo vide il diffondersi di movimenti di massa (insieme di persone che condividono gli stessi ideali) che misero in difficoltà i sistemi politici come avvenne in ● Francia : vengono passate delle informazioni segrete ai tedeschi e fu accusato Dreyfus in quanto ebreo. Venne condannato all’esilio nell’isola del diavolo. Al processo partecipò un giornalista che diede origine al movimento del sionismo per riunire gli ebrei nella Terra Santa. Dreyfus verrà poi riconosciuto innocente e riabilitato. ● Germania : sistema politico autoritario era stato irrigidito; ● Russia : esplosa violenta rivoluzione; ● Italia : situazione al sud difficili; ● Gran Bretagna : unico Stato dove non furono messi in discussione le idee liberali. LE TENSIONI INTERNAZIONALI Per allontanare le tensioni in Europa si tiene il congresso di Berlino dove le varie potenze decisero di spartirsi l’ Africa a tavolino. Successivamente Fashoda , villaggio del Sudan, area di influenza britannica, fu occupata dai francesi; la crisi venne risolta per via diplomatica. La rivalità che opponeva la Germania alla Gran Bretagna sui mari e alla Francia sulla questione dell’Alsazia-Lorena spinse questi due paesi a stringere un’intesa a cui si unì anche la Russia: la triplice intesa. Essa si opponeva alla già esistente triplice alleanza formata da Germania, Austria-Ungheria, Italia. Un’area particolarmente instabile era quella dei Balcani dove la crisi dell’impero ottomano alimentava le aspirazioni indipendentistiche e accentuava la competizione fra le grandi potenze per imporre la propria influenza sulla regione. L’Austria si UNÌ con la Bosnia- Erzegovina, in Turchia salirono al potere i giovani turchi, la Serbia era insoddisfatta a causa del dominio austriaco in Bosnia Erzegovina e per la mancanza di accesso al mare impedito dall’Albania. L’ITALIA DI GIOLITTI In Italia si stava formando una classe operaia moderna, era nato un partito socialista ad opera di TURATI , cresceva l’opinione pubblica e si stampavano grandi quotidiani. Maturò la convinzione che occorresse favorire un’alleanza sociale tra la borghesia industriale e la classe operaia. Leader di questa corrente fu Giolitti.

PROGRAMMA GIOLITTIANO

  1. MODIFICARE L’atteggiamento nei confronti dei conflitti sociali. Il governo doveva assumere una posizione di neutralità;
  2. OPERARE Per rafforzare il parlamento;
  3. SVILUPPARE Una politica di riforme, a cominciare dall’ampliamento del diritto di voto maschile. RIFORME GIOLITTIANE ● Provvedimenti importanti nel campo della legislazione sociale; ● Stabilizzazione delle ferrovie; ● Nuova legge scolastica che rivendicava l’istruzione elementare; ● La municipalizzazione dei servizi pubblici; ● La nazionalizzazione delle assicurazioni attraverso l’istituzione di un ente, l’Ira, che sarà poi cancellato dal fascismo. Gli interventi a favore del mezzogiorno si affidarono a leggi speciali, con le quali venivano attivati flussi di denaro che finivano perlopiù con l’alimentare clientele e corruzione. Fallì il progetto Giolittiano di integrare le masse popolari. I deludenti risultati delle riforme diedero alimento alle componenti che rifiutavano ogni appoggio politico al governo, primi fra tutti i sindacalisti rivoluzionari. Le difficoltà nel rapporto con i socialisti spinsero Giolitti a guardare con attenzione i cattolici che si dividevano in: ● INTRANSIGENTI : rifiutavano lo Stato liberale; ● MODERATI : Favorevoli a un progressivo inserimento dei cattolici nello Stato; ● DEMOCRAZIA CRISTIANA: Fondata da Murri, con l’obiettivo di dare vita a un grande partito di massa cattolico. Giolitti dovette poi affrontare il nazionalismo , che da fenomeno inizialmente letterario e culturale assunse via via un carattere politico. Venne infatti fondata l’associazione nazionalista italiana. L’Italia entrò in guerra , nel 1911, per la conquista della Libia che faceva parte dell’impero ottomano. Giolitti ritenne necessaria l’impresa sia per consolidare la sua posizione politica, sia per affermare il prestigio internazionale del paese. La stampa ebbe un ruolo decisivo nel creare un’opinione pubblica favorevole alla guerra. L’impresa della Libia fu in realtà una guerra italo-turca. Si concluse con il trattato di Ouchy. Il conflitto accelerò la crisi dell’impero ottomano e contribuì a destabilizzare l’area balcanica. Seguì poi un movimento di grave crisi per il partito socialista. Al congresso di Reggio Emilia la corrente rivoluzionaria riuscì a mettere in minoranza turati mentre all’interno del socialismo rivoluzionario stava emergendo un nuovo leader, Mussolini. Nel 1913 si tennero le prime elezioni a suffragio universale maschile della storia italiana.per evitare che l’asse politico potesse uscire troppo squilibrato verso sinistra si istituì il patto Gentiloni : l’accordo prevedeva che i cattolici avrebbero appoggiato i candidati liberali che si fossero impegnati a non ostacolare l’istruzione privata, a garantire l’istruzione religiosa nella scuola pubblica, a opporsi a proposte di legge sul divorzio.

Gli austriaci attribuirono al governo serbo una corresponsabilità nell’attentato e, dopo essersi consultati con i tedeschi, inviarono alla Serbia un ultimatum molto pesante, che metteva seriamente in discussione la stessa sovranità dello stato serbo. Il governo di Belgrado accetto l’ultimatum, salvo la clausola che prevedeva la partecipazione di funzionari austriaci alle indagini sull’attentato. L’Austria mise in atto quello che pensava fin dall’inizio: dichiarò guerra alla Serbia. Sia gli austriaci, sia i tedeschi pensavano che il conflitto fosse stato circoscritto all’area balcanica. Ma lo zar ordinò la mobilitazione dell’esercito. In risposta la Germania dichiarò guerra alla Russia e successivamente alla Francia. La Germania , siccome doveva raggiungere al più presto la Francia, invade il Belgio, che era neutrale. A questo punto anche la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania, seguita dal Giappone. L’Italia si mantenne neutrale , dato che la Triplice Alleanza era un patto difensivo che non le imponeva un intervento. IL PRIMO ANNO DI GUERRA E L’INTERVENTO ITALIANO Su entrambi i fronti si pensava a una guerra breve , ma tale precisione si rivelò errata. La Germania era costretta a combattere su due fronti e per questo si elaborò il piano Schlieffen che prevedeva una rapida avanzata verso la Francia, per poi concentrarsi sul fronte orientale per combattere la Russia. Questo giustificò l’invasione del Belgio neutrale. All’inizio del settembre 1914 sul fiume Marna , i francesi, affiancati dagli inglesi, riuscirono a respingere l’attacco nemico. Sul fronte orientale i tedeschi erano riusciti a bloccare l’avanzata delle truppe russe. Nel Medioriente gli inglesi si scontrarono con i turchi per il controllo della Palestina e della Mesopotamia. L’INTERVENTO ITALIANO Il capo del governo Salandra aveva dichiarato la neutralità del nostro paese. La politica fu quella del “ sacro egoismo ”, cioè dell’esclusivo interesse nazionale. Nell’autunno del 1914-15 prevalse in Salandra e in Sonnino, l’idea di puntare sull’alleanza con l’intesa, anche perché l’Austria si rivelò disposta a ben poche concessioni circa le terre di Trento e Trieste. Salandra e Sonnino, all’insaputa del parlamento, firmarono con l’intesa il Patto di Londra , che impegnava l’Italia a entrare in guerra nel giro di un mese in cambio di concessioni territoriali. Occorreva l’approvazione del parlamento che avvenne il 24 maggio 1915. LO SVOLGIMENTO DEL CONFLITTO E LA VITTORIA DELL’INTESA

LA GUERRA NEL 1916

All’inizio del 1916, il risultato di un anno e mezzo di guerra, era pressoché nullo. L’unico paese ad aver ottenuto qualcosa era il Giappone. Entrato in guerra contro la Germania, si era impadronito in breve tempo dei possedimenti tedeschi nel Pacifico. In Europa, la guerra era diventata guerra di trincea , guerra di logoramento. Simbolo della grande guerra furono le trincee , che nacquero come evoluzione delle buche scavate dai combattenti della Marna per riposare e proteggersi dai proiettili. Nel corso della guerra la trincea si perfezionò e diede luogo a complessi sistemi difensivi tra loro collegati e attraversati da ferrovie. Qui intere generazioni vissero in condizioni misere, senza potersi lavare per settimane, dormendo nel fetore dei loro escrementi e dei cadaveri in putrefazione. La situazione militare rimaneva bloccata su tutti i fronti: A causa del blocco navale attuato dalla marina britannica, gli imperi centrali incontravano sempre maggiore difficoltà a rifornirsi di materie prime di alimenti. Così, i tedeschi spostarono la guerra sul mare. Non essendo riusciti a imporsi nella battaglia navale dello Jutland , conclusa senza risultati, essi decisero di attuare la guerra sottomarina illimitata : I sommergibili tedeschi ebbero l’ordine di attaccare con siluri le navi di qualunque nazionalità, militari non, in rotta da e per la Gran Bretagna. Una scelta destinata a rivelarsi controproducente per i tedeschi, perché sarà una delle ragioni che spingeranno gli Stati Uniti entrare in guerra. Il comandante italiano Cadorna , attuò una strategia offensiva puntando a Trieste. LA CRISI DEL 1917 il 1917 fu un anno cruciale per le sorti del conflitto. Sul fronte orientale si verificò il tracollo economico e militare della Russia. Questi eventi condussero il ritiro della Russia dalla guerra, cosa che permise ai tedeschi di concentrare le proprie forze sul fronte occidentale e su quello italiano. Qui austriaci e tedeschi, nell’ottobre 1917, riuscirono a sfondare a Caporetto , costringendo i nostri reparti una ritirata precipitosa. Cadorna attribuì immediatamente la responsabilità dell’accaduto ai soldati italiani. LA VITTORIA DELL’INTESA L'evento più importante del 1917 fu l'intervento degli Stati Uniti, deciso Dal presidente Wilson. L'intervento statunitense, all'inizio non diede risultati, la svolta si avrà nel 1918 quando i fatti andranno favore dell'intesa. Il 1918 segna La Svolta definitiva della guerra : i tedeschi compresero che la vittoria sarebbe stata impossibile, Anche perché intorno a loro gli alleati crollavano.

Lenin partecipò alla rivoluzione del 1905 e fu mandato in esilio. desideroso di tornare in Russia, fu aiutato dai tedeschi grazie a un passaggio in treno. Se la Russia fosse uscita dalla guerra, la Germania avrebbe avuto il fronte libero. nelle cosiddette tesi di aprile , Lenin propose di rompere con il governo provvisorio, di attribuire il potere ai soviet , di attuare una riforma agraria e di porre immediatamente fine alla guerra a qualsiasi prezzo. Nel corso dell’estate 1917, benché si fosse formato un nuovo governo provvisorio guidato da un social rivoluzionario, Kerenskij , la Russia divenne praticamente ingovernabile. il 1° settembre 1917 venne proclamata ufficialmente la Repubblica russa. Lenin riuscì a far passare nel comitato centrale del partito bolscevico (estrema sinistra da lui fondato) la linea dell’insurrezione armata. In questa circostanza, egli ebbe l’appoggio di due importanti leader: Trockij e Stalin (futuro successore di Lenin). nella notte tra il 24 il 25 ottobre 1917, i bolscevichi occuparono i punti strategici della città, conquistando il palazzo d’inverno, sede del governo provvisorio. il nuovo governo emanò subito alcuni incisivi decreti: Importante fu il decreto sulla terra , che confiscava i terreni dei grandi proprietari e li mandava ai soviet locali il compito di distribuirli fra i contadini. Questi provvedimenti garantirono ai bolscevichi notevoli consensi. ma i contadini e le minoranze nazionali avevano della rivoluzione un’idea diversa da quella di Lenin e dei bolscevichi. questo equivoco di fondo emerse con chiarezza quando si tennero le elezioni per l’assemblea costituente , a suffragio universale maschile e scrutinio segreto. I bolscevichi ottennero un numero ristretto di voti, mentre i socialrivoluzionari un ampio numero. l’assemblea rifiutò di riconoscere i risultati e Lenin la fece sciogliere con forza. Il partito cadetto fu dichiarato illegale i suoi dirigenti principali furono arrestati. Fu creata una polizia politica, la Ceka. Lenin prese allora la decisione di firmare una pace separata (la Russia era infatti alleata di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, che invece continuarono la guerra). Il 3 marzo 1918 fu sottoscritto il trattato di Brest-Litovsk , pace durissima per la Russia. LA GUERRA CIVILE E IL COMUNISMO DI GUERRA L’umiliante pace di Brest-litovsk e lo scioglimento forzato dell’assemblea costituente alimentarono l’opposizione anticomunista. Ne facevano parte sia menscevichi e i socialrivoluzionari, Sia le armate controrivoluzionarie bianche (chiamate per il colore della divisa dell’esercito zarista), organizzate da ex ufficiali dello zar.

contemporaneamente, sorgevano poteri locali o regionali che chiedevano autonomia dal governo centrale. Contingenti militari delle potenze alleate iniziarono a sbarcare in diversi punti del paese. Anche i giapponesi sbarcarono mandando aiuti sia a occidente sia a oriente. fra il 1918 il 1920 scoppiò nel paese una spietata guerra civile fra russi, i bolscevichi, i bianchi, le armate contro rivoluzionarie. del “ terrore bianco “e del “ terrore rosso ” fece soprattutto le spese la popolazione contadina. Per i bolscevichi Sul piano militare , risultò decisiva la costituzione dell’armata Rossa , organizzata da Trockij. In due anni di combattimenti l’armata rossa riuscì a sconfiggere le forze bianche. I bianchi , persero la guerra civile più sul piano politico che su quello militare. Essi non seppero proporre alle popolazioni contadine altro che dittature spietate e la prospettiva di un ritorno al passato. ma il problema della Russia, negli anni di guerra civile, non era solo di ordine militare: l’economia era distrutta. E fioriva il mercato nero (vendita illegalmente di prodotti alimentari e medicine a prezzi sproporzionati). in questa situazione si sviluppò il comunismo di guerra : era l’inizio del terribile conflitto fra lo Stato e i contadini che attraverserà tutto il decennio successivo.

3. LE TENSIONI DEL PRIMO DOPOGUERRA E GLI ANNI 20

IL QUADRO GEOPOLITICO la grande guerra fu la prima guerra totale della storia. Essa fece dagli otto ai 10 milioni di morti. mobilitò non solo gli eserciti , ma le popolazioni, le istituzioni, i mezzi di informazione. Le principali conseguenze furono: ● - Sul piano geopolitico , un nuovo assetto territoriale in Europa e nel Medioriente; ● - Sul piano economico , l’evoluzione dei sistemi industriali verso la produzione di massa; ● - Sul piano politico sociale , l’inasprimento dei conflitti sociali, la messa in discussione delle idee radicati per secoli. L’Europa iniziò a perdere quel ruolo di baricentro economico e politico del mondo che aveva ricoperto per secoli. Inoltre gli Stati Uniti, la grande potenza emergente, non erano ancora disponibili ad assumersi un ruolo di potenza centrale.

IL DOPOGUERRA ECONOMICO: RICOSTRUZIONE E SVILUPPO

nell’immediato dopo guerra, la situazione economica di tutti i paesi belligeranti, con l’eccezione degli Stati Uniti, si presentava molto difficile. Nel dopo guerra le economie europee si trovarono perciò alle prese con una forte inflazione , causata dall’eccessiva emissione di moneta, con un pesante indebitamento pubblico. Ciò causò una rilevante disoccupazione sia maschile che femminile. Si avviò quindi una fase di intensa crescita e trasformazione economica che durò sino agli anni 20. in particolare: ● Crescita di nuove imprese; ● L’innovazione tecnologica ; ● la produzione di massa : la produzione di beni su larga scala. ● un altro elemento importante all’intervento dello Stato nell’economia : per esigenze belliche, gli stati divennero i principali committenti delle grandi industrie. Gli Stati Uniti erano usciti dal conflitto perlopiù illesi perché nel loro territorio non era stata combattuta la guerra. Si sviluppò una nuova organizzazione del lavoro di fabbrica, detto taylorismo-fordismo , ispirata all’ingegnere americano Taylor e dall’industriale automobilistico Ford nella produzione di una vettura di grande successo, la Ford modello T. Il taylorismo-fordismo si basava sul principio dea scomposizione del lavoro e sulla sua meccanizzazione attraverso la catena di montaggio. Un approccio che innalzo la produttività del lavoro , consentendo la produzione di massa e standardizzata. Taylor si rifà alle idee di Adam Smith, il quale sostiene che bisogna ripartire il lavoro in più parti per ridurrò. Egli prende a esempio uno spillo: se tanti operai dividono il lavoro di produzione dello spillo, a fine giornata se ne otterremo di più. diminuì la quota dei lavoratori qualificati e aumentò invece quella degli operai comuni. Ford sostiene la necessità di premiare l’operaio, attraverso aumento di stipendio o concessione di pause. Contemporaneamente si andava espandendo il settore terziario. MOVIMENTI DI MASSA E CRISI DEI SISTEMI LIBERALI I conflitti sociali si fecero più aspri. Il movimento degli operai e dei contadini intensificò le proprie lotte, organizzando frequenti e imponenti scioperi. significativo fu il disagio vissuto dai ceti medi , privi di sicurezza economiche.

la guerra modificò anche la condizione femminile e la percezione del ruolo della donna nell’economia e nella società. Essa comportò per molte donne l’entrata nel mondo del lavoro. le donne furono largamente impiegate nelle campagne, nelle fabbriche e nei settori di servizi. La Gran Bretagna concesse il diritto di voto alle donne, purché di età superiore ai trent’anni. Alla crisi delle società europee post belliche fu accompagnata anche una crisi politica e morale. In questo periodo si svilupparono vari movimenti di pensiero come il nazionalismo , movimento che poneva la propria nazione sopra a ogni cosa; il sindacalismo rivoluzionario , favorevole allo sciopero generale come strumento per abbattere la società borghese ; il socialismo rivoluzionario , influenzato dall’esempio della rivoluzione bolscevica. proprio per sostenere la rivoluzione e coordinare l’opera dei partiti comunisti in Europa, Lenin aveva fondato la terza internazionale. Finita la guerra, era diffuso nelle popolazioni europee un sentimento di sfiducia o di avversione verso le istituzioni parlamentari, considerate vecchie e incapaci di rappresentare gli interessi collettivi. 4.VINCITORI E VINTI IL DOPOGUERRA IN AUSTRIA, UNGHERIA E GERMANIA la crisi del dopoguerra fu particolarmente grave nell’Europa centrale. Con il crollo dell’impero tedesco e austroungarico, si formò una miscela esplosiva di diversi elementi. A Vienna, un’assemblea costituente proclamò, nel novembre 1918, la Repubblica. In Ungheria si proclamo la Repubblica sovietica. A Berlino , dopo la fuga del kaiser e la proclamazione della Repubblica , era nato un governo provvisorio guidato dal partito socialdemocratico. Sul lato opposto allo schieramento politico operavano forze conservatrici e reazionarie che esprimevano gli interessi dei grandi gruppi industriali. Tali forze trovarono uno strumento potente nei corpi franchi, gruppi volontari, guidati da ex ufficiali e sottufficiali. I socialdemocratici, che guidavano un governo provvisorio di coalizione con i cattolici e i liberali, erano convinti che la Germania si sarebbe potuta risollevare grazie a una politica di riforme e di accordi parlamentari con le classi dirigenti. Erano perciò contrari a qualunque ipotesi di espropriazione o collettivizzazione delle industrie e a qualsiasi tentativo rivoluzionario. LA REPUBBLICA DI WEIMAR TRA CRISI E STABILIZZAZIONE In Germania venne approvata la costituzione di Weimar.

La situazione s’intrecciò Dopo la paralisi che colpì Lenin nel 1922 e la sua morte, con il problema del potere nel partito comunista, conteso fra Stalin e Trockij. Quest’ultimo sosteneva la teoria della rivoluzione permanente in base alla quale l’unione sovietica doveva procedere a un’industrializzazione accelerata. Stalin sostenne invece la teoria del socialismo in un solo paese , secondo la quale era necessario consolidare il socialismo nell’unione sovietica. Egli era un segretario generale del partito: un ruolo che gli consentì di costruirsi una solida base di potere nell’apparato. Quando Stalin e Trockij giunsero allo scontro, l’apparato si schierò con Stalin: trockij venne espulso dal partito e esiliato (verrà ucciso in Messico, dove si era rifugiato, da un sicario di Stalin).

  1. IL DOPOGUERRA IN ITALIA E L’AVVENTO DEL FASCISMO LE LOTTE SOCIALI E SINDACALI: IL BIENNIO ROSSO L’Italia aveva vinto la guerra. Il primo periodo del dopoguerra, dall’inizio del 1919 all’autunno del 1920, il cosiddetto “biennio rosso” , fu dominato dalle grandi lotte contadine e operaie. Dall’autunno del 1920 all’autunno del 1922, ebbe come protagonista il fascismo. In questo periodo emersero tutta la fragilità delle istituzioni liberali. Il primo dato da considerare è la grave situazione finanziaria , con un debito pubblico altissimo. Era presente molta disoccupazione. Nel 1919 iniziò un ciclo di lotte sociali e sindacali. Si inizió con le occupazioni delle terre incolte da parte dei contadini poveri nel centro-sud (soprattutto nel Lazio), con gli scioperi per aumenti del salario che a guidarlo erano le grandi organizzazioni sindacali: ● La federterra (organizzazione socialista dei braccianti), ● la cgdl (confederazione generale del lavoro), ● cil (sindacato di ispirazione cattolica). Il movimento dei lavoratori ottenne effettivamente importanti risultati: ● - nelle fabbriche, gli operai conseguirono rilevanti aumenti salariali , si ridusse la giornata lavorativa a 8 ore ; ● - nelle campagne, i braccianti conquistarono aumenti di paga ; ● - i mezzadri e i coloni ottennero significativi miglioramenti dei patti agrari; ● - al sud, il governo opero una parziale redistribuzione ai contadini delle terre incolte che erano state occupate. La rappresentanza politica di questo movimento sociale sarebbe spettata al partito socialista ma esso si divideva in: ● - Massimalista , guidato da Serrati che voleva riforme immediate;

● - Riformista guidato da turati che volevano riforme graduali. LA VITTORIA MUTILATA E LA QUESTIONE FIUMANA Fortissimo era il disagio del ceto medio. ● Gli impiegati vedevano il potere d’acquisto dei loro stipendi falcidiato dall’inflazione, mentre gli operai riuscivano a difenderlo, almeno in parte. ● Molti ex ufficiali di complemento , che erano civili che avevano servito sotto le armi durante la guerra, lamentavano di non ottenere un riconoscimento sociale proporzionato al sangue versato. ● intellettuali e studenti , animati dal nazionalismo, erano delusi dai risultati della guerra. ● In particolare presso la generazione delle trincee si diffusero sentimenti non solo antisocialisti, ma anche antiparlamentari e antidemocratici. il 12 settembre 1919, un contingente formato da ex militari, da arditi (cioè volontari dei reparti speciali d’assalto creati dopo Caporetto), e da reparti dell’esercito, D’Annunzio occupò fiume, proclamandone l’annessione all’Italia. Il governo di Nitti non seppe opporsi all’atto di forza. nel 1920, il governo presieduto da Giolitti, firmò il trattato di Rapallo. Fiume viene dichiarata città libera. Avendo D’Annunzio e i nazionalisti respinto questo accordo, Giolitti fece liberare la città con la forza. IL 1919 UN ANNO CRUCIALE Il 1919 fu un anno decisivo nel dopoguerra italiano. Si verificarono tre eventi importantissimi:

  1. nel gennaio, la nascita del partito popolare italiano , di ispirazione cattolica, fondato dal sacerdote Sturzo.
  2. Nel marzo, la fondazione dei fasci di combattimento , a opera di Mussolini.
  3. A novembre le prime elezioni politiche con il sistema proporzionale. Il fascismo caratteristiche:
  4. A caratterizzare il fascismo era sicuramente l’esaltazione dell’azione che portava all’interventismo e alla guerra.
  5. un’altra caratteristica importante era la mitizzazione della guerra. Occorreva una rivoluzione che portasse al potere l’Italia migliore, quella che aveva combattuto e vinto.
  6. la terza caratteristica dei fasci era infatti riproporsi come antipartito : perché i partiti erano organizzazioni burocratiche che rappresentavano solo una parte della nazione; mentre i fascisti pretendevano di rappresentarla nella sua interezza, anzi di essere gli unici veri paladini. Questo li legittimava anche a utilizzare la violenza contro i partiti antifascisti. Si tennero le prime elezioni con il sistema elettorale proporzionale.

le violenze squadristiche crebbero di intensità nel corso degli anni. Ciò non sarebbe stato possibile se le forze dell’ordine e la magistratura avessero tutelato la legalità costituzionale, reprimendo e ponendo queste azioni. Quando il prefetto di Bologna, mori, cercò di opporsi allo squadrismo, i fascisti misero a ferro e fuoco la città fino a ottenere la restituzione. IL PARTITO-MILIZIA: L’ASCESA DEL FASCISMO Dalla fine della guerra era presente un’instabilità politica. nelle elezioni politiche i fascisti si presentarono dunque in liste di blocco nazionale, per arrivare a collegi dove era presumibile una vittoria socialista. Mussolini comprese che era necessario trasformare il movimento fascista in una forza politica capace di operare sul piano legale e costituzionale, in modo da ottenere il consenso di quei ceti sociali che guardavano al fascismo con ostilità. Mussolini prevedeva uno Stato forte e la limitazione dei poteri del parlamento; esaltava la nazione e la competizione fra le nazioni; proponeva la restituzione all’industria privata di servizi essenziali gestiti dallo Stato. Le squadre fasciste non vennero smobilitate, ma inquadrate all’interno del partito. Per la prima volta in Italia nasceva un partito-milizia , che aveva al suo interno l’esercito. mentre il partito socialista si indeboliva a causa di ulteriori divisioni, al congresso di Livorno i gruppi di Gramsci e Togliatti se ne distaccarono dando vita al partito comunista d’Italia. I comunisti giudicavano la linea politica del partito socialista inadeguata a costruire in Italia una reale prospettiva rivoluzionaria. Una seconda scissione si ebbe tra i massimalisti e riformisti, che diedero vita a una nuova formazione politica, il partito socialista unitario , con segretario Matteotti. LA MARCIA SU ROMA E IL PRIMO GOVERNO MUSSOLINI Mussolini giudico maturi i tempi per una prova di forza. la cosiddetta marcia su Roma ebbe inizio negli ultimi giorni di ottobre. Dal punto di vista militare, i circa 20.000 fascisti male equipaggiati e male armati che si accamparono alle porte di Roma non avrebbero potuto fronteggiare con speranza di successo una reazione dell’esercito italiano, e infatti l’obiettivo della marcia non era militare ma politico : trattare da una posizione di forza con il governo e con le istituzioni. il governo approvò il decreto che proclamava lo stato d’assedio. Il decreto viene comunicato alle autorità civili e militari e anche alla popolazione.

Vittorio Emanuele III, che il giorno prima si era dichiarato pronto a firmare, rifiutò di farlo, e successivamente fece comunicare a Mussolini che avrebbe accettato la sua richiesta di ricevere il mandato governativo. A quel punto Mussolini partì per Roma e incontrò il sovrano che gli confermo l’incarico. I motivi che spinsero il re a fare questa scelta rappresentarono probabilmente uno di quegli enigmi storici che non troveranno mai soluzione. Mussolini presentò il suo governo al parlamento, con un discorso, il cosiddetto discorso del bivacco. LA TRANSIZIONE ALLA DITTATURA Gli anni tra il novembre 1922 e il gennaio 1925 rappresentarono la fase di transizione verso la dittatura. A dirigere il ministero delle finanze fu chiamato de Stefani, che attuò una serie di interventi favorevoli all’iniziativa privata. il principale problema di Mussolini restava però la stabilità della sua maggioranza. i popolari erano divisi fra ● la componente sturziana , Ostile a ogni collaborazione con i fascisti per l’uso della violenza, ● e quella clericomoderata , che appoggiava il governo e appoggiata da Papa Pio XI. Mussolini nel 1923 varò una riforma scolastica, la riforma gentile , che conteneva provvedimenti cari ai cattolici. Venne poi approvata la la legge acerbo che assegnava i due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti purché superiore al 25%. con questa legge si andò alle elezioni del 1924. il partito fascista si presentò alle elezioni all’interno di un listone di cui facevano parte i fascisti, nazionalisti, cattolici della componente Clerico-moderata ed esponenti liberali. gli antifascisti si presentarono in ordine sparso. il listone ottenne un grande successo con il 65% dei voti. Le votazioni furono accompagnate da brogli e intimidazioni di ogni tipo. Ma il successo del fascismo nasceva dal consenso che stava conquistando nel paese. Mussolini risultava sempre più credibile agli occhi molti italiani, come quell’uomo in grado di rimodernizzare la politica e presentava il fascismo come una garanzia di ordine ma, al tempo stesso, come un’alternativa di rinnovamento e di ringiovanimento della vita politica E nella classe dirigente.

La legislazione sociale fu rafforzata, venne introdotto un più rigido controllo sulle banche e sulle attività finanziarie, le organizzazioni sindacali vennero coinvolte nell’obiettivo della ripresa economica. queste scelte furono accompagnate da un’intensa opera di propaganda attraverso i mezzi di comunicazione di massa, e soprattutto attraverso la radio , che conobbe una grande diffusione nel dopo guerra.

1. 7.IL FASCISMO A partire dalla seconda metà degli anni 20 il fascismo divenne una dittatura totalitaria : cioè una forma di Stato mirata a conseguire un completo controllo sulla società e sull’individui. Punto di partenza della trasformazione del fascismo in dittatura furono le leggi dette “fascistissimedel 1925- 26 : ● - il capo del governo fu reso responsabile solo di fronte al re ● - fu soppressa la libertà di associazione e sciopero ● - la legislazione dell’amministrazione dello stato venne sottratta al parlamento è attribuita al governo ● - furono abolite le elezioni amministrative sostituendo i sindaci elettivi con podestà nominati dal sovrano è direttamente subordinati ai prefetti ● - furono chiusi i giornali antifascisti è tutta la stampa fu sottoposta a un severo controllo ● - fu reintrodotta la pena di morte ● - fu istituito il tribunale speciale per la difesa dello stato ● Venne istituita l’Ovra , una polizia segreta ● Contro gli oppositori al regime fu indetto il confino , cioè mandare gli antifascisti in luoghi sperduti dove non avevano possibilità di comunicare con altre persone perché isolati. Si diffuse la legge elettorale , prevedeva che l’elettore potesse solamente approvare o respingere una lista (in base al risultato del voto davano colori diverse alle schede) Mussolini trasformò il partito in una struttura burocratica e gerarchica ( gerarchi si chiamavano i suoi dirigenti) strettamente controllata dal vertice. organo supremo del partito era il gran consiglio del fascismo , si trattava di un organismo a metà fra partito e Stato, perché comprendeva i massimi dirigenti del partito e alcuni titolari di alte cariche dello Stato. il gran consiglio rimase di fatto l’unico organo entro il quale fosse possibile una qualche dialettica politica: sara proprio un suo ordine del giorno a provocare la caduta di Mussolini.

2. IL CORPORATIVISMO E I RAPPORTI CON LA CHIESA

Ci fu realizzazione dell’ordinamento corporativo , enunciato nella carta del lavoro con l’istituzione di 22 corporazioni. Le corporazioni erano organismi che rappresentavano e riunivano i prestatori d’opera dei diversi settori economici e produttivi, con l’obiettivo di regolare i rapporti di lavoro. Attraverso le corporazioni, lo Stato doveva dirigere la vita economica collettiva e si sarebbe superato il conflitto sindacale. il corporativismo fu concepito dal fascismo addirittura come una nuova forma di rappresentanza politica , destinata a sostituire quella democratica: i parlamentari non venivano più eletti, ma designati dalle rispettive corporazioni in base alle capacità. Questo principio fu attuato quando la camera dei fasci e delle corporazioni sostituì la camera dei deputati: era l’atto conclusivo dello smantellamento del sistema parlamentare compiuto dal sistema fascista. il fascismo operò per giungere a una conciliazione fra Stato e Chiesa. L’11 febbraio 1929 la Santa sede e il governo italiano sottoscrissero i patti lateranensi , un trattato con il quale la Santa sede riconosceva ● la sovranità dello Stato italiano, con Roma capitale, e lo Stato riconosceva la sovranità pontificia sulla città del Vaticano; ● la convenzione finanziaria , con cui lo Stato versava al Vaticano una somma a titolo di indennità; ● il concordato , destinato a regolare i rapporti fra Stato e Chiesa. I patti riprendevano la definizione della religione cattolica come sola religione dello Stato e conferivano effetti civili al matrimonio religioso e proclamavano la dottrina cattolica, e estendendone l’insegnamento anche nelle scuole secondarie. Mussolini poteva ora presentarsi davanti all’opinione pubblica come l’uomo che aveva posto fine al dissidio fra Stato e Chiesa, fra laici e cattolici. Tuttavia i rapporti fra lo Stato fascista e la Chiesa cattolica non furono sempre ottimi: da un lato, la Chiesa non poteva condividere la pretesa di portare sotto il suo controllo tutte le forme di vita sociale; dall’altro il regime non tollerava l’autonomia delle organizzazioni cattoliche, come i boy scout E l’azione cattolica , l’organizzazione dei laici cattolici. ciò condusse a uno scontro aperto: Mussolini ordinò lo scioglimento di tutte le organizzazioni giovanili cattoliche. Grazie a un compromesso fu mantenuta in vita l’azione cattolica, che dovette rinunciare a ogni attività non strettamente religiosa, con divieto di agire in campo politico, sociale e sportivo.

3. FASCISMO E SOCIETÀ quando anche in Italia si fecero sentire le conseguenze della crisi del 1929 si verificò invece un crescente intervento dello Stato nell’economia. Mussolini aveva deciso la rivalutazione della lira fissando il cambio fra lira e sterlina a circa 90 lire. La manovra riuscì ad arrestare la svalutazione della lira, ma danneggiò le industrie italiane che esportavano i loro prodotti all’estero.