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differenza tra interpretazione e mediazione
Tipologia: Appunti
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Interpretazione e mediazione: alcune osservazioni terminologiche La ricerca sull'interpretazione sta ormai uscendo dalla fase pionieristica dei primi decenni. Infatti, può contare su un vasto numero di ricercatori, provenienti sia sul lavoro sul campo, che dall'accademia, che ha saputo ricostruire una nuova branca della scienza della traduzione. Accanto all'interpretazione di conferenza, si studiano oggi altre forme di mediazione linguistica orale meno visibili, usate solo alla ribalta dei grandi eventi internazionali, in uffici pubblici, aziende, ospedali e aule di tribunale di tutto il mondo. 1.1 Termini e concetti A realtà e concetti nuovi corrisponde sempre l' esigenza di creare termini nuovi per designarli. Il processo di chiarimento ed elaborazione che porta a questa creazione non può prescindere da circostanze e tradizioni locali, ma è influenzato dall'esterno, tanto più se riguarda un fenomeno che tocca società di lingue diverse. Così è avvenuto per l' interpretazione di conferenza, che però ai suoi albori veniva chiamata “telephonic interpretation” o interpretazione parlamentare. Non dovremmo quindi rimanere stupidi dal fatto che l' uso linguistico sia ancora in via di assestamento anche per un universo complesso ed estremamente come quello delle forme di interpretazione variegato come quello delle forme di interpretazione “diverse” dal modello più noto. Passiamo ora in rassegna i termini più usati in ambito anglofono e italiano. Per l' inglese il discorso è molto complesso, non solo perché è la lingua ufficiale di numerosi paesi diversi tra loro, ma anche perché gli studiosi non anglofoni la usano come lingua franca. La “Routledge Encyclopedia of Translation Studies” dedica alle varie forme di interpretazione quattro capitoli: “community interprating”, “conference and simultaneous interpreting”, “court interpreting” e “signed language interpreting”. Conference interpreting è definito come una delle forme specializzate di interpretazione, al pari di business, community, court e signed interpreting; il termine court interpreting viene dato come sinonimo di legal interprenting, mentre l' interpretazione in tribunale in senso stretto è anche chiamata “courtroom interpreting”. Community interpreting è indicato come sinonimo di dialogue e service interpreting, e definito come interpretazione prevalentemente consecutiva in ambito pubblico. Il sito dell'organizzazione “Critical Link” estende la definizione ulteriormente, menzionando come possibili ambiti di applicazione quello scolastico e quello religioso e come ulteriori varianti “triangle”, “bidirectional” e “bilateral interpreting”. Tuttavia in Gran Bretagna, altri rivelano una differenziazione abbastanza marcata rispetto a community interpreting. Altre forme di interpretazione dialogica come quella in campo turistico o commerciale non sono nemmeno menzionate. Per il momento sembra appropriato ritenere che community sia universalmente accettato come iperonimo per tutte le forme di interpretazione diverse da “escort” e “conference interpreting”. Nel caso dell'italiano, il termine traduzione viene in genere impiegato come iperonimo atto a definire qualsiasi forma di interpretazione dei segni linguistici di una lingua per mezzo di quelli dell'altra, intesa sia come processo che come prodotto e come tecnica. In campo professionale. L' uso del termine interpretazione di conferenza è abbastanza consolidato nonostante la competizione di interpretariato, nell'uso corrente il secondo tuttavia implicava attività di meno prestigio e/o meno remunerata. Entrambi i termini ricorrono in vari testi normativi, sebbene le categorie usate, spesso non trovino riscontro nell'uso comune. Molti dei termini usati in italiano costituiscono calchi di espressioni inglesi, quando queste non vengono lasciate nella lingua originale. Anche per quanto riguarda l'ambito della mediazione vi è una sovrabbondanza di termini. La comunicazione tra persone di lingue diverse mediata da un terzo non può prescindere né da aspetti linguistici, né da aspetti culturali. ZANONI: dice che il processo di mediazione è per sua natura flessibile e aperto; si compie nell' ambito di una relazione che difficilmente è definita e predeterminata nei suoi contenuti e nelle emozioni che l' accompagnano. Di volta in volta ci si deve chiedere chi media, chi o che cosa di
media e per quali scopi, quali sono i limiti del mandato. Si tratta di accompagnare l' emergere delle richieste di mediatori e i loro interventi nei servizi con tempi e occasioni di riflessione, scambio critico e valutazione. Nulla è più rischioso dell'impensato, dell'inerzia su cui si basano false evidenze e si cristallizzano prassi e aspettative. Si capisce subito che gli svariati profili del mediatore comprendono sempre, ma mai esclusivamente, mansioni di traduzione (scritta) e interpretazione (“linguistica”). TORRESE ne elenca ben 14: facilitare la comunicazione e il processo di integrazione, accompagnare l' utente, ascoltare, interpretare, tradurre, aiutare, decodificare, filtrare la comunicazione tra servizio ed immigrato, animare, sostenere, informare, negoziare, conciliare e orientare. Tante mansioni diverse non possono perseguire uno scopo unico se non estremamente generico. FAVARO: afferma che la mediazione agisce quindi rimuovendo, aggiungendo, modificando poiché elimina gli ostacoli che si frappongono all'accesso e all'uso dei servizi per tutti; apporta nuovi saperi, linguaggi, informazioni e migliora la prestazione dei servizi in termini sia quantitativi he qualitativi; crea uno spazio di incontro intermedio e apre nuove possibilità comunicative. Secondo un recente documento pubblicato sul sito Internet del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il mediatore culturale è uno straniero che, a seguito di un percorso formativo specifico, ha acquisito una professionalità nell'ambito della comunicazione interculturale. Egli si distingue dall'operatore italiano, dal semplice traduttore professionista non necessariamente formato all'empatia culturale. Provenendo dagli stessi paesi d'origine dei migranti, assicura interventi di interpretariato linguistico e di orientamento culturale. Il mediatore, dunque, svolge la funzione di tramite tra i bisogni dei migranti e le risposte del servizio pubblico. Ogni lingua, infatti, veicola messaggi, valori e credenze che sono elementi costitutivi della comunicazione: la loro corretta interpretazione è alla base di un efficace dialogo interculturale. Renzetti e Luatti definiscono Mediazione linguistico-culturale : è un insieme di strategie d'intervento che dovrebbero rendere più agevole la comunicazione tra soggetti, o comunità, appartenenti a culture diverse”. Mediazione spontanea: è l' attività di accompagnamento e orientamento nei primi contatti co servizi svolta a livello informale o amicale da una persona appartenente a una minoranza etnica presente nel territorio a favore di membri della stessa comunità. Tuttavia questa attività è spesso svolta anche da persone appartenenti a comunità diverse da quella sei loro utenti, ricorrendo a lingue franche che non sono quelle di nessuno degli interlocutori. Appare diversa l' accezione di mediazione in ambito universitario, dove esiste invece una classe di laurea denominata Scienze della mediazione linguistica. Prevede la formazione di una figura professionale con elevate competenze traduttive e linguistiche per la comunicazione scritta, orale e multimediale che svolgerà attività professionali nel campo dei rapporti internazionali, a livello interpersonale e di impresa. Pare quindi evidente che l'italiano sembra contemplare due diverse accezioni di mediazione: quella usata dal terzo settore, che ne vede protagonista per lo più uno straniero incaricato di agevolare la comunicazione tra soggetti di lingua e cultura diversa e servizi italiani, e quella che vede mediazione, interpretariato e interpretazione come tappe di una gerarchia ascendente di prestigio.