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Is Competition a Click Away?, Appunti di Teoria Del Cinema

Is Competition a Click Away? Stefano Mannoni

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 27/05/2021

Andrewza
Andrewza 🇮🇹

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IS COMPETITION A CLICK AWAY ?
Sfida al Monopolio nell’era Digitale
“Il mercato è bello finchè vale per gli altri; il monopolio è ancora meglio per far
lievitare i propri profitti”.
Federico Rampini.
Come scrive annche Eric Schmidt: “La Nuova Era Digitale. Rimodellare il
futuro della gente, delle nazioni e dell’economia”.
CAPITOLO PRIMO
ANGELICI DOLORI DELL’ANTI TRUST
Nel nuovo secolo nasce una nuova passione quella verso dall’economia digitale, scatenata
dalle sue promesse di emancipazione, di democrazia e di liberazione dall’ignoranza.
Si parla di quarta rivoluzione industriale quando si tirano in ballo le piattaforme, antitrust e
grandi banche dati che porteranno ad una concorrenza sempre più spietata tra di loro e tra le
società che concorreranno tra di loro.
Come dall’tronde ogni sacrificio comporta una serie di NO!
Questa economia digitale appare assai seducente, pervasiva e penetrante.
Vi sarà una centralizzazione delle informazioni industriali e una competizione che diventerà un
agone distruttivo di valore.
Lo scopo ?
Le aziende che entreranno in questa nuova economia avranno in compito di plasmare le menti
dei cittadini, filtrando le informazioni funzionali alla formazione di opinioni politiche.
Entrano in ballo le Piattaforme che offriranno servizi su servizi e che cercheranno in qualunque
modo di farsi avanti nel mercato e giocheranno sul fatto che i consumatori soffrano di una
profonda lacuna informativa, che, li priverà della percezione del degrado e quella di migrare su
altre piattaforme dove magari vi è più vantaggio. “LOCK-IN”.
Per attenuare che i visitatori rimangano fedeli ad una piattaforma in tutti i modi si cercherà di
non portarli a praticare il MultiHoming, ossia l’avvalersi di più piattaforme.
Il multihomning però gioca sul inconscio degli utenti che soffrono di una notevole pigrizia a
beneficare di questa opportunità, probabilmente per il fatto che la fidelizzazione alle
piattaforme principali, le quali attraggono il maggior numero di utenti è tale da scoraggiare la
ricerca di potenziali alternative.
La fidelizzazione è come un inerzia cognitiva.
Daniel Kahnemann spiega e parla di come le piattaforme soggioghino la mente umana.
Si parla di Sistema 1 che è Automatico e gioca sull’intuizione e sull’emozione che spesso è
rapida e pronta ad errori pregiudizi mentre il Sistema 2 che è più lento, impegnativo e
riflessivo e raziocinante comporta più fatica per la mente.
Il sistema 1 ha la meglio sul web e sul mondo dell’economia perché comporta il successo di un
portale anziché di un altro, si gioca una partita sleale, perché comporta una indolenza del
consumatore a scegliere con riflessità e riflessione una piattaforma anziché con sufficienza
l’altra.
IL MITO DELLA GRATUITÀ
La stragrande maggioranza dei servizi digitali sono offerti a prezzo zero.
I consumatori pagano sottoforma di Attenzione e Dati che sono la nuova moneta circolante
dell’economia digitale.
Si dice che un prodotto o servizio offerto a prezzo zero non impedisce di considerare questa
attività come Economica.
Come dice Google: Gli utenti non pagano somme di denaro per l’uso dei servizi di ricerca, ma
essi contribuiscono alla monetizzazione del servizio fornendo dati ad ogni richiesta.
I Motori di ricerca ad oggi sembrano coloro che raccolgano più dati, e che, trasformino ogni
singola ricerca in quattrini. Pensando che Google che è uno dei motori di ricerca più grandi sul
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IS COMPETITION A CLICK AWAY?

Sfida al Monopolio nell’era Digitale

“Il mercato è bello finchè vale per gli altri; il monopolio è ancora meglio per far

lievitare i propri profitti”.

Federico Rampini.

Come scrive annche Eric Schmidt : “La Nuova Era Digitale. Rimodellare il

futuro della gente, delle nazioni e dell’economia”.

CAPITOLO PRIMO

ANGELICI DOLORI DELL’ANTI TRUST Nel nuovo secolo nasce una nuova passione quella verso dall’economia digitale, scatenata dalle sue promesse di emancipazione, di democrazia e di liberazione dall’ignoranza. Si parla di quarta rivoluzione industriale quando si tirano in ballo le piattaforme, antitrust e grandi banche dati che porteranno ad una concorrenza sempre più spietata tra di loro e tra le società che concorreranno tra di loro. Come dall’tronde ogni sacrificio comporta una serie di NO! Questa economia digitale appare assai seducente, pervasiva e penetrante. Vi sarà una centralizzazione delle informazioni industriali e una competizione che diventerà un agone distruttivo di valore. Lo scopo? Le aziende che entreranno in questa nuova economia avranno in compito di plasmare le menti dei cittadini, filtrando le informazioni funzionali alla formazione di opinioni politiche. Entrano in ballo le Piattaforme che offriranno servizi su servizi e che cercheranno in qualunque modo di farsi avanti nel mercato e giocheranno sul fatto che i consumatori soffrano di una profonda lacuna informativa, che, li priverà della percezione del degrado e quella di migrare su altre piattaforme dove magari vi è più vantaggio. “LOCK-IN”. Per attenuare che i visitatori rimangano fedeli ad una piattaforma in tutti i modi si cercherà di non portarli a praticare il MultiHoming, ossia l’avvalersi di più piattaforme. Il multihomning però gioca sul inconscio degli utenti che soffrono di una notevole pigrizia a beneficare di questa opportunità, probabilmente per il fatto che la fidelizzazione alle piattaforme principali, le quali attraggono il maggior numero di utenti è tale da scoraggiare la ricerca di potenziali alternative. La fidelizzazione è come un inerzia cognitiva. Daniel Kahnemann spiega e parla di come le piattaforme soggioghino la mente umana. Si parla di Sistema 1 che è Automatico e gioca sull’intuizione e sull’emozione che spesso è rapida e pronta ad errori pregiudizi mentre il Sistema 2 che è più lento, impegnativo e riflessivo e raziocinante comporta più fatica per la mente. Il sistema 1 ha la meglio sul web e sul mondo dell’economia perché comporta il successo di un portale anziché di un altro, si gioca una partita sleale, perché comporta una indolenza del consumatore a scegliere con riflessità e riflessione una piattaforma anziché con sufficienza l’altra. IL MITO DELLA GRATUITÀ La stragrande maggioranza dei servizi digitali sono offerti a prezzo zero. I consumatori pagano sottoforma di Attenzione e Dati che sono la nuova moneta circolante dell’economia digitale. Si dice che un prodotto o servizio offerto a prezzo zero non impedisce di considerare questa attività come Economica. Come dice Google: Gli utenti non pagano somme di denaro per l’uso dei servizi di ricerca, ma essi contribuiscono alla monetizzazione del servizio fornendo dati ad ogni richiesta. I Motori di ricerca ad oggi sembrano coloro che raccolgano più dati, e che, trasformino ogni singola ricerca in quattrini. Pensando che Google che è uno dei motori di ricerca più grandi sul

mercato e che abbia anche fatto accordi con Android per divenir il motore di ricerca preimpostato dei loro dispositivi; pensiamo a quanto fatturi ogni anno. Ogni singola ricerca costituisce un guadano sia in termini di moneta sia in termini di dati. Le banche dati e la raccolta dei data è anch’essa un grande traguardo e un grande profitto; assimilando tutti questi dati crea una rete personalizzata per ogni visitatore conoscendo già in precedenza le sue ricerche, le sue preferenze e cosi facendo instaura un rapporto quasi insolito. Un rapporto che lo porterà prima di tutto a scegliere quella piattaforma di ricerca anziché altre e sceglierà quella perché crea subito un rapporto come venditore e compratore, come se conoscesse già ciò che desidera il cliente. La raccolta dei dati da parte di un impresa generica dominante sul mercato, sono una risorsa fondamentale per l’alimentazione dei propri servizi. Una sorta di Abuso. DISCRIMINAZIONI ANTICHE E MODERNE Nell’antico regime l’uomo che è naturalmente portato a favorire se stesso e a penalizzare gli altri, soprattutto se percepiti come potenziali concorrenti. Con l’innovamento e l’avvento dell’algoritmo e di big data si sarebbe potuto ritenere che queste pulsioni animali sarebbero state limitate. La nuova frontiera dell’algoritmo è quella del “Machine Learning” (non dobbiamo più scrivere programmi poiché ci pensano i computer). A sua volta anche i motori di ricerca, grazie ai dati prosperano della discriminazione perché essi infatti scelgono che cosa mostrare, perché gli algoritmi sono programmati secondo opzioni precise, senza che gli utenti siano consapevoli di questa realtà. I motori di ricerca. Su di loro sovverte l’attenzione. Google nel 2017 è stato accusato di posizione dominante ed è stato imputato il suo algoritmo per la colta di penalizzare la visibilità rivali. Si diceva che Google favoriva i suoi servizi, ma non tagliava fuori tutti i propri potenziali concorrenti. Google infatti non danneggia il processo concorrenziale bensì accidentalmente penalizza alcuni dei concorrenti. Al giorno d’oggi esiste la possibilità di bersagliare i consumatori con offerte ritagliate su misure sulle loro preferenze nonché sulla capacità di spesa. Il Consumatore non disdegna affatto la personalizzazione delle offerte che riflettono le sue attese e risorse. Tutto questo pero sfrutta fino in fondo le sue disponibilità. Si chiama tutto ciò “Particolarismo Giuridico”. PREDAZIONI Amazon nel tempo si è costruito una reputazione di aggressività commerciale ed è infatti diventato cardine della filosofia Predatoria. Ma percheè e divenuto cosi potente e allo stesso tempo predatore? perché ha costituito un sistema ben preciso a scapito e a detto dei produttori indipendenti grazie alla sua posizione di forza acquisita nel mercato. Cosa succede pero, che i concorrenti devono avvalersi dell’infrastruttura, che è dotata di notevole forza di mercato, per posizionarsi nuovamente. Per Amazon non è finita qua, essa può consolidare la sua forma di mercato accumulando un’enorme quantità di dati sulle Aziende che si servono della sua piattaforma, monitorando cosi in modo scientifico l’emersione o il consolidarsi di potenziali rivali. Il New York Times ha pubblicato un articolo su questa vicenda, ovvero quella dello sfruttamento dell’integrazione verticale per offrire prodotti propri in concorrenza con i fornitori indipendenti; nonché l’utilizzo dei dati di rete per monitorare il mercato e decidere le strategie di prezzo al dettaglio in diretta competizione con chi si avvale della sua piattaforma distributiva e che, per lo più, è tenuto all’oscuro dei dati che riguardano i propri clienti. RISORSE ESSENZIALI? Il nuovo metodo di integrazione dei dati da parte delle imprese dominanti sul mercato online viene definito: DATA-SHARING MANDATE

È una dimensione invisibile e sfuggente ma così possente va a surclassare le reti tradizionali, Sempre alla faticosa rincorsa degli aggiornamenti e alla affannosa ricerca di investimenti per farvi fronte. PLATFORM NEUTRALITY Si tratta di uno di un documento tutti gli effetti notevole. Prevede infatti che mi rapporti tra imprese on-line, motori di ricerca i fornitori di servizi di intermediazione debbano, Fra le altre cose, rendere espliciti i criteri di posizionamento (ranking), attenersi a una generale trasparenza, eh fornire informazioni sull’uso che fanno dei dati raccolti da loro clienti. Inoltre sono tenuti a spiegare perché accordino un trattamento differenziato e lo riportai loro prodotti piuttosto che quelli di terzi che si avvalgono della piattaforma. I fornitori di contenuti penalizzati non sono messi una condizione di battersi con quelli favoriti. The oggi la info-sfera, Luogo dove l’identità della persona, Il suo self, È determinato ben più dal flusso informativo che riguarda piuttosto che dalla astratta remota autocoscienza. Una delle norme rilevanti del regolamento prevede il divieto di trattare i dati per uno scopo incompatibile con quello originale. Ebbene, è vitale che il test compatibilità sia condotto con accuratezza poiché la propensione all’uso dei dati raccolti in mente un mercato per poi sfruttarli in un mercato diverso È al cuore delle dinamiche dei big data. Perché però la norma E conservi la sua pregnanza occorre che venga osservato tanto il principe di minimizzazione dei dati, Nonché un’effettiva trasparenza sul fine della raccolta. Vi sono tre condizioni favorevoli: una relazione logica la prima raccolta il secondo uso; il rispetto del contesto in cui dati sono raccolti ed legittime aspettative dei soggetti. Non possono sussistere dubbi sul divieto di conservare Dati per scopi ipotetici futuri perché ciò Contra avverrebbe al principe della funzione date raccolta e detenzione ha uno scopo ben preciso. Ciò avviene perché si è giudice segmento servato, che non tutti leggono le condizioni d’uso sono consapevoli delle regole della privacy ma chiunque usa 1 applicazione deve fare i conti con i condizionamenti della tecnologia; Si interpretata con rigore rafforza un impianto tecnologico che dovrebbe ruotare intorno al perno della prevenzione. Il diritto all’oblio: se è vero d’altronde che l’identità personale e costruita dalla piattaforma digitale, appare allora naturale che la de indicazione operata dal motore di ricerca risulti cruciale per conto sentire al soggetto di riappropriarsi di un’immagine nella quale ha cessato di rispecchiarsi. Un altro aspetto E quello del consenso alla progettazione, del diritto di opposizione, della pretesa di ottenere la limitazione del trattamento. Prerogative sacrosante la cui efficacia dipende però dalla capacità dell’utente di documentarsi e di reagire la tipica pigrizia degli Internet attuali. Ma è sull’ultimo presidio della privacy che si concentra l’attenzione. Si tratta del diritto di probabilità dei dati il quale pone in competizione i giganti del Web. Vieni qui una grande lotta the lobby. AUDIOVISIVO IN TRASFORMAZIONE La principale novità sui servizi televisivi consiste infatti nella previsione di obblighi in capo le piattaforme digitali che offrono condivisioni di video ( you tube ). In effetti essi si approssimano alla figura dell’editore O meglio, Joan editore diverso. Il presupposto da cui procede e quello che questi soggetti esercitano un controllo si contenuti che sono caricati sulle loro piattaforme. E Essi devono vegliare a che non vi siano contenuti lesivi dell’integrità fisica psicologica dei minori; che non ultimo il pubblico con messaggi che non c’era la violenza o all’odio; che propaghino terrorismo, vedo pornografia, razzismo, xenofobia. Vi è anche il divieto di ricorrere a tecniche subliminali, cosa assai molto conta contraddittoria oggi. Profondamente scosso dall’avvento del digitale e della televisione On Demand, il servizio pubblico ha visto mettere in discussione la sua stessa ragion d’essere. La conseguenza è stata smarrimento torpore. È appena il caso di aggiungere in conclusione che non esiste in Europa un’opzione, Come quella che a quanto sembra viene abbraccio dagli Usa, di fare fronte all’espansione di giganti

del Web anche nell’offerta televisiva autorizzando concentrazioni del genere di quella che ha visto protagonisti AT&T e Time Warner. PLURALISMO E POPULISMO Internet è un mezzo che agisce sull’emotività più che sulla razionalità deliberativa, facendo leva su quello che l’economista Daniel Kahnemann, chiama “sistema uno”, fatto di rapidità, Emotività, istinto. Chi naviga cerca l’asseverazione dei sei giudizi a priori ho appunto pregiudizi, piuttosto che schiudersi alla messa in discussione della propria visione in dialettica con altri punti di vista. Per bene, sulle macerie della sfera pubblica borghese dell’età classica-rappresentava la stampa, dalle televisioni, dei luoghi di incontro e confronto-prosperano I populismi che hanno trovato nel solipsismo della navigazione solitaria un potente amplificatore e alleato. Le piattaforme digitali sono divenute indispensabili al potere politico ben più di quanto fosse Monopoli e di Rockfeller e Carnegie. Il possesso dell’infrastruttura comunicativa fornisce ai suoi titolari un potere di condizionamento gigantesco, il quale è stato esercitato saltuariamente anche per sostenere gli interessi diretti dell’aziende come accaduto per Uber o per Google. Prima ancora di conquistare il mercato, il monopolio ha sedotto le menti. È infatti compito del AGCOM delineare i mercati rilevanti nel campo del pluralismo e individuare eventuali posizioni dominanti delle imprese che vi operano. Apparente motivo, Se è vero che oggi la vera fonte della dominanza non è il presidio sull’elaborazione dei contenuti bensì “ capacità di controllare le modalità attraverso le quali pubblico incontra e si merge alle informazioni nonché il potere di orientare le loro scelte grazie alla minuziosa conoscenza dei loro interessi, preferenze e pregiudizi”.

  • La possibilità che le piattaforme E possono avere un potere latente di condizionare risultato delle elezioni cambia tutto in una liberal-democrazia matura può che impatta sui fondamenti della legittimità- ebbene deve essere chiaro che il ricorso all’autorità regolazione in materia di diritti fondamentali non è una scelta molto male necessario. Ciò vale per le fake news O per l’autocensura dell’Inps uscita mento all’odio, campi nei quali per il momento, non è dato immaginare nulla di meglio. Basti osservare che i meccanismi di rimozione dei contenuti da parte delle piattaforme abitualmente non prevedono alcuna forma di trasparenza dei criteri osservati o di contraddittorio con la parte interessata, meno che mai di arbitrio. Il sospetto che questo entusiasmo per l’autoregolazione dettato certo da difficoltà pratiche di concepire un intervento autoritario, Sia anche funzionale a mantenere in vita la rappresentazione delle piattaforme come intermediari e non come editori responsabili contenuto che viaggia sui loro canali. Uno degli argomenti ripetuti da Google, Facebook eccetera È che esse operano come piattaforme di scambio e non come editori, meno che mai “media firm”. PERIPEZIE DEL DIRITTO D’AUTORE Internet e il teatro di massicce violazioni della proprietà intellettuale. Gli infringements si contro a milioni. Pertanto, esclusa la legittimità di un dovere generale di vigilanza se contenuti, le piattaforme possono essere richieste I implementare singoli ordini all’insegna di un principio di fattibilità ed economia. Non che il costo per implementare la misura possa essere opposto come argomento insuperabile dagli intermediari. YouTube un po’ piattaforma, un po’ di dolore, apre disposto un sistema di individuazione e blocco dei contenuti illeciti: ma il punto critico è che lei, l’impresa, si trasforma così in legislatore, Giudice e esecutore. Si pensi che il fatturato dell’industria musicale sia passato da 40 miliardi di dollari nel 1999 a a 15 miliardi nel 2014. L’attività di filtro, indicizzazione, canonizzazioni, categorizzazione tradisce un ruolo attivo e non semplicemente passivo della piattaforma. E delle tante disposizioni quelle che più ci interessano riguarda innanzitutto la previsione per le piattaforme di condivisione dei contenuti on-line, che compiano un atto di comunicazione al pubblico (In altre parole che siano attive) , di un obbligo di stipulare accordi di licenza con i titolari di diritti, tanto per i contenuti esposti di loro iniziativa che quelli dovuti all’intraprendenza degli utenti. Concessa una certa fare Igino sitar della struttura legislativa, saremmo stati comunque in presenza di un traguardo importante che avrebbe ripristinato un certo equilibrio del rapporto