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ITALIA POST-UNITARIA, Dispense di Storia

breve intro unità d'italia, conseguenze problematiche, destra e sinistra storica, emigrazione italiana, crispi e la politica del "pugno duro", nascita del PSI, rapporti con la chiesa, triplice allleanza, imperialismo e spartizione africa

Tipologia: Dispense

2024/2025

Caricato il 06/01/2026

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agata-delle-cese 🇮🇹

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(((BREVE INTRO SU UNITA’ D’ITALIA
Nell’Ottocento, la penisola italiana era divisa in numerosi Stati indipendenti, ognuno con proprie leggi e governi, e spesso
sotto il controllo di potenze straniere, come l’Austria e la Francia.
In questo contesto si inserisce Vittorio Emanuele II, re del Regno di Sardegna-Piemonte, che ambiva all’unificazione
nazionale sotto la sua monarchia. Tuttavia, non poteva raggiungere questo obiettivo da solo.
Per questo motivo si affida a Camillo Benso, conte di Cavour, il suo primo ministro, una figura centrale dal punto di vista
politico e diplomatico. Cavour stringe importanti alleanze, come quella con la Francia, e attraverso strategie politiche e
militari riesce a liberare il Nord dal controllo austriaco.
Parallelamente, nel Sud Italia interviene Giuseppe Garibaldi, patriota e generale molto amato dal popolo. Con un piccolo
esercito di volontari, noto come la Spedizione dei Mille, riesce a conquistare rapidamente il Regno delle Due Sicilie,
accolto con entusiasmo dalle popolazioni locali.
Una volta giunto a Napoli, Garibaldi, invece di mantenere il potere, sceglie di consegnare
i territori conquistati a Vittorio Emanuele II, favorendo così il processo di unificazione.
Un gesto simbolico e determinante per la nascita del nuovo Stato.
Nel 1861 viene proclamato il Regno d’Italia, ma non tutte le regioni sono ancora unite.
Nel 1866 viene annesso il Veneto a seguito della Terza Guerra d’Indipendenza. Infine, nel 1870, approfittando del ritiro
delle truppe francesi da Roma, l’esercito italiano entra nella città, completando così l’unificazione. L’anno successivo,
Roma diventa la capitale d’Italia.)))
ITALIA POST-UNITARIA
Dopo l’unificazione, avvenuta nel 1861 (e completata con Roma nel 1870), l’Italia si presentava come uno
Stato unito politicamente, ma con molti problemi interni da risolvere.
1. Grandi differenze tra Nord e Sud
Il territorio italiano era molto disomogeneo: il Nord era più moderno e industrializzato, mentre il Sud
era agricolo, povero e poco sviluppato. Questa forte differenza diede origine alla cosiddetta
"questione meridionale", cioè il problema del ritardo economico e sociale del Sud rispetto al resto del
Paese.
2. Scarso coinvolgimento dei cittadini nella politica
L’Italia adottò un sistema di suffragio censitario, cioè, potevano votare solo i cittadini uomini che
pagavano molte tasse ed erano istruiti. Questo escludeva la maggior parte della popolazione, che
rimaneva lontana dalla vita politica.
3. Alto tasso di analfabetismo e povertà
Gran parte della popolazione non sapeva leggere né scrivere, soprattutto nelle campagne. Le condizioni
di vita erano difficili, e mancavano scuole e servizi pubblici.
4. Il conflitto con la Chiesa cattolica
Dopo la presa di Roma nel 1870, Papa Pio IX si oppose al Regno d’Italia, che aveva sottratto al
papato il controllo sullo Stato Pontificio. Non riconobbe il nuovo Stato, si dichiarò “prigioniero in
Vaticano e proibì ai cattolici di partecipare alla vita politica con il documento "Non expedit", creando
una rottura profonda tra Chiesa e Stato (fino ai Patti Lateranensi nel 1929).
5. Emigrazione
A causa della povertà e della mancanza di lavoro, milioni di italiani emigrarono all’estero,
soprattutto verso le Americhe e l’Europa del Nord.
ITALIA POST-UNITARIA
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(((BREVE INTRO SU UNITA’ D’ITALIA

Nell’Ottocento, la penisola italiana era divisa in numerosi Stati indipendenti, ognuno con proprie leggi e governi, e spesso sotto il controllo di potenze straniere, come l’Austria e la Francia. In questo contesto si inserisce Vittorio Emanuele II , re del Regno di Sardegna-Piemonte, che ambiva all’unificazione nazionale sotto la sua monarchia. Tuttavia, non poteva raggiungere questo obiettivo da solo. Per questo motivo si affida a Camillo Benso, conte di Cavour , il suo primo ministro, una figura centrale dal punto di vista politico e diplomatico. Cavour stringe importanti alleanze , come quella con la Francia, e attraverso strategie politiche e militari riesce a liberare il Nord dal controllo austriaco. Parallelamente, nel Sud Italia interviene Giuseppe Garibaldi , patriota e generale molto amato dal popolo. Con un piccolo esercito di volontari , noto come la Spedizione dei Mille , riesce a conquistare rapidamente il Regno delle Due Sicilie, accolto con entusiasmo dalle popolazioni locali. Una volta giunto a Napoli, Garibaldi, invece di mantenere il potere, sceglie di consegnare i territori conquistati a Vittorio Emanuele II , favorendo così il processo di unificazione. Un gesto simbolico e determinante per la nascita del nuovo Stato. Nel 1861 viene proclamato il Regno d’Italia , ma non tutte le regioni sono ancora unite. Nel 1866 viene annesso il Veneto a seguito della Terza Guerra d’Indipendenza. Infine, nel 1870 , approfittando del ritiro delle truppe francesi da Roma, l’esercito italiano entra nella città, completando così l’unificazione. L’anno successivo, Roma diventa la capitale d’Italia .)))

ITALIA POST-UNITARIA

Dopo l’unificazione, avvenuta nel 1861 (e completata con Roma nel 1870), l’Italia si presentava come uno Stato unito politicamente , ma con molti problemi interni da risolvere.

  1. Grandi differenze tra Nord e Sud Il territorio italiano era molto disomogeneo: il Nord era più moderno e industrializzato , mentre il Sud era agricolo, povero e poco sviluppato. Questa forte differenza diede origine alla cosiddetta " questione meridionale ", cioè il problema del ritardo economico e sociale del Sud rispetto al resto del Paese.
  2. Scarso coinvolgimento dei cittadini nella politica L’Italia adottò un sistema di suffragio censitario , cioè, potevano votare solo i cittadini uomini che pagavano molte tasse ed erano istruiti. Questo escludeva la maggior parte della popolazione, che rimaneva lontana dalla vita politica.
  3. Alto tasso di analfabetismo e povertà Gran parte della popolazione non sapeva leggere né scrivere, soprattutto nelle campagne. Le condizioni di vita erano difficili, e mancavano scuole e servizi pubblici.
  4. Il conflitto con la Chiesa cattolica Dopo la presa di Roma nel 1870, Papa Pio IX si oppose al Regno d’Italia , che aveva sottratto al papato il controllo sullo Stato Pontificio. Non riconobbe il nuovo Stato, si dichiarò “ prigioniero ” in Vaticano e proibì ai cattolici di partecipare alla vita politica con il documento " Non expedit ", creando una rottura profonda tra Chiesa e Stato (fino ai Patti Lateranensi nel 1929).
  5. Emigrazione A causa della povertà e della mancanza di lavoro , milioni di italiani emigrarono all’estero , soprattutto verso le Americhe e l’Europa del Nord.

ITALIA POST-UNITARIA

LA DESTRA STORICA

Dal 1861 al 1876 governò in Italia la Destra storica , composta da politici moderati e liberali come Cavour, Minghetti e Sella. Rappresentava l’élite ricca e istruita , e il suo obiettivo principale fu completare l’Unità nazionale. Ottenne il Veneto nel 1866 grazie all’alleanza con la Prussia, e Roma nel 1870, approfittando del ritiro delle truppe francesi. La conquista di Roma aprì la questione romana, ovvero il distacco tra Chiesa e Stato. Sul piano interno, la Destra puntò a rafforzare lo Stato , unificando moneta, leggi e dogane , costruendo infrastrutture e cercando il pareggio di bilancio. Per farlo impose tasse pesanti, come quella sul macinato, che colpì i più poveri e causò proteste.

LA SINISTRA STORICA

Nel 1876 arrivò al governo la Sinistra storica , guidata da Agostino Depretis , grazie all’ allargamento del suffragio (cioè, più persone potevano votare). Rispetto alla Destra, la Sinistra fu più attenta ai bisogni del popolo e introdusse alcune riforme importanti :

  • Abolì la tassa sul macinato , molto odiata dalla popolazione;
  • Con la Legge Coppino (1877) rese obbligatoria e gratuita la scuola elementare ;
  • Nel 1882 ampliò il diritto di voto , estendendolo a più cittadini maschi alfabetizzati. Però il governo di Depretis fu anche conosciuto per il trasformismo : un modo di governare in cui i politici, anche se avevano idee diverse, si univano per aiutare il governo a restare al potere. Così facendo, i partiti politici diventavano più deboli , perché non si capiva più bene chi stesse da una parte o dall’altra. Questo modo di fare politica portò anche a corruzione e favori nascosti , perché molti politici appoggiavano il governo solo per ottenere vantaggi personali.

L’EMIGRAZIONE ITALIANA

Dalla fine dell’Ottocento, milioni di italiani furono costretti a emigrare a causa di povertà, disoccupazione, crisi agricole e forte crescita della popolazione. Le mete principali furono:

  • America del Sud (soprattutto Argentina e Brasile),
  • Stati Uniti ,
  • Europa (Francia, Svizzera, Germania). L’emigrazione portò benefici economici grazie alle rimesse , cioè il denaro che i migranti inviavano alle famiglie rimaste in Italia. Tuttavia, causò anche lo spopolamento delle campagne e sofferenze per i migranti , spesso sfruttati e costretti a vivere in condizioni difficili.

CRISPI E LA POLITICA DEL “PUGNO DURO”

Francesco Crispi fu presidente del Consiglio in due periodi ( 1887 – 1891 e 1893 – 1896 ). Governò in modo autoritario , rafforzò lo Stato , represse le proteste popolari e potenziò l’esercito. In politica estera puntò sull’espansione coloniale, cercando di conquistare territori in Africa , soprattutto in Etiopia , ma il suo progetto fallì con la battaglia di Adua (1° marzo 1896). La sconfitta segnò la fine temporanea del colonialismo italiano in Etiopia e costrinse Crispi alle dimissioni. Fu un duro colpo per l’Italia e per il suo prestigio internazionale.

IMPERIALISMO E SPARTIZIONE AFRICA

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, le potenze europee iniziarono a conquistare molti territori in Africa e in Asia. Questo fenomeno è chiamato imperialismo. Le motivazioni principali erano:

  • aumentare il potere politico ,
  • ottenere ricchezze (come oro, gomma, cotone, minerali),
  • diffondere la propria cultura, ritenuta “superiore”. In Africa , si parlò di una vera “corsa alle colonie” , in cui i Paesi europei si divisero quasi tutto il continente. Per evitare conflitti tra di loro, il cancelliere tedesco Bismarck convocò la Conferenza di Berlino (1884-85), che stabilì una regola: un territorio poteva essere considerato proprio solo se occupato in modo effettivo , e durante la conferenza decisero la spartizione dei territori dell’Africa:
  • Regno Unito : Somalia, Kenya, Uganda, Sudan, Basso Niger
  • Francia : Madagascar, Africa occidentale e subsahariana
  • Germania : Togo, Camerun, Africa sudoccidentale
  • Belgio : Congo (caso molto violento e sfruttato)
  • Portogallo : Angola e Mozambico
  • Italia : Somalia, Eritrea, Libia (e tentativo fallito in Etiopia) L’Italia cercò di espandersi anche in Etiopia , ma fu sconfitta nella battaglia di Adua nel 1896. Questo segnò un duro colpo per l’orgoglio italiano. Le conseguenze dell’imperialismo in Africa :
  • Sfruttamento economico delle risorse
  • Violenza e lavori forzati per la popolazione
  • Distruzione di culture locali
  • Confini artificiali imposti dagli europei
  • Perdita dell’autonomia politica degli africani Anche se l’Europa si arricchì e aumentò il proprio prestigio, il colonialismo lasciò segni profondi e dolorosi in molte zone del mondo.