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Questa conferenza di carmen covito fornisce una panoramica delle rappresentazioni e delle immagini della guerra russo-giapponese nei giornali italiani. Le ondate di notizie che arrivarono in italia, le opinioni dei viaggiatori italiani sul giappone, la mostra della russia come forza più potente e la raccolta delle notizie attraverso i telegrammi. Utile per chi studia la storia della guerra russo-giapponese, la storia dei giornali e dell'editoria italiana, la storia del giappone e della russia.
Tipologia: Appunti
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Conferenza di Carmen Covito: GIORNALI E EDITORIALI ITALIANI SULLA GUERRA RUSSO- GIAPPONESE La guerra russo-giapponese è considerata come la prima vera guerra mondiale, perché seguita da tutto il mondo, attraverso i giornali e le notizie. In Italia ci furono grandi ondate di notizie riguardanti in Giappone: Prima ondata del 1585-> “vivono essi popoli, si per essere bellicosissimi…” arrivarono infatti durante il Sengoku Jidai. Seconda ondata-> visite di viaggiatori italiani che scrissero libri riguardanti il sol levante. Pierre Loti rappresento il Giappone come un giocattolo, un paese su scala ridotta: sono tutti piccoli. Già gli europei avevano iniziato a seguire il Giappone durante la guerra con la Cina, un Giappone bellicoso e terribile. Ci fu quindi una nostalgia del Giappone grazioso. Vittorio Pica continua con questa idea di un Giappone piccolo, grazioso. Troviamo l’immagine del Giappone come Geisha. La Russia fin dall’inizio veniva mostrata come la forza più potente. Per quanto riguarda il numero di morti non ci possiamo fidare delle fonti di parte. Ci furono anche degli osservatori militari italiani mandati nei due fronti, tra cui: Luigi Barzini (primo redattore viaggiante mandato in Cina durante la rivolta dei Boxer), Lorenzo D’Adda. Come venivano raccolte le notizie. I reportage venivano inviati tramite telegrammi, molto costosi (1800 parole, 500 lire) ci mettevano dai trenta ai trentadue giorni per arrivare. Le copertine avevano l’obiettivo di drammatizzare, si continuava a preferire per tale scopo l’illustrazione, poiché essendo difficile fotografare soggetti in movimento e quindi erano molto posate. Di Lorenzo D’Adda si persero le tracce nel 1927, a causa di uno scandalo.