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Il criticismo, giudizi scientifici, Critica alla Ragion pura, Critica alla Ragion pratica, eliocentrismo, io legislatore.
Tipologia: Appunti
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Kant.
Kant vive tra il 1700 e il 1800, quindi durante l’affermazione delle filosofie razionaliste ed empiriste delle quali si interessa e che vengono da lui criticate; è infatti il fondatore del criticismo , derivato appunto dalla critica del dogmatismo razionaliste e dello scetticismo empirista. Tenta quindi la coniugazione di ragione ed esperienza poiché convinto che solo dal connubio di queste si possa arrivare alla conoscenza.
La conoscenza è l’argomento principale della sua opera ‘ Critica della ragion pura ’, definita come un’analisi critica dei fondamenti del sapere; analizza l’esistenza, la validità e i limiti della conoscenza pura, quindi a priori , precedente l’esperienza; a tal proposito, nella sua opera Kant sottopone la ragione al giudizio di un tribunale nel ruolo di imputato ma anche nel ruolo di giudice in quanto questa è l’unico mezzo che ha l’uomo per conoscere. Tutto questo è comunque implicito nello stesso titolo dell’opera; critica deriva infatti dal greco ‘krino’ che significa analizzare, in questo caso le condizioni di pensabilità e conoscibilità dell’oggetto da parte del soggetto; ‘della’ sta ad indicare che la critica è sia data che ricevuta, è la ragione a criticare se stessa; per ‘ragione pura’ si intende invece quella facoltà che da i principi della conoscenza a priori. L’opera è divisa in tre sezioni: estetica , analitica e dialettica trascendentale.
L’estetica (dal greco aestesis, sensazioni) è la dottrina della sensibilità, qui sono analizzate le strutture a priori che rendono possibile la conoscenza sensibile, spazio e tempo , che sono intuizioni pure che appartengono alla ragione e precedono l’esperienza. La conoscenza sensibile o intuizione empirica (dal greco empiria, esperienza) è data quindi dalle intuizioni pure e dai dati sensibili ma essendo limitata ai sensi non definisce un oggetto. La definizione dell’oggetto è trattata nell’ analitica (dal greco analio, analizzare); qui Kant tratta di come dalla conoscenza sensibile si passa alla conoscenza intellettiva, ai concetti empirici , attraverso una terza struttura a priori, le categorie dell’intelletto, che sono concetti puri poiché sono innati e permettono l’esperienza. Per Kant le strutture a priori sono le conditio sine qua non , le condizioni senza le quali non è possibile arrivare alla conoscenza che ruota attorno all’uomo, riprende infatti la teoria eliocentrica elaborandola in ambito filosofico. È la cosiddetta rivoluzione copernicana kantiana che pone l’uomo come soggetto al centro e la realtà ruota attorno ad esso e si modella sulle strutture a priori che convergono in uno spazio unitario che Kant chiama ‘ io penso ’, che non è sostanza ma una funzione dell’intelletto, è la condizione generale della conoscenza, in sintesi un soggetto che sintetizza i dati forniti dalle strutture a priori; per Kant, l’io penso è il fondamento della conoscenza ed è quindi in ognuno di noi e funziona per tutti allo stesso modo; è inoltre coscienza di conoscere ed è indicata come appercezione trascendentale, quindi autocoscienza ed essendo tale è propria solo di un soggetto conoscente, l’uomo. Inoltre, qui Kant risponde a un interrogativo da lui posto, cioè se la metafisica può diventare scienza, quindi conoscenza certa. Ma essendo la metafisica d’ambito dell’indicibile è noumeno , opposto al fenomeno e quindi a ciò che appare ai sensi, la realtà sensibile. Poiché la scienza riguarda concretezza, tangibilità, certezza, l’ambito noumenico (che va oltre l’esperienza) non è riconducibile all’ambito scientifico e di conseguenza neanche ai giudizi scientifici. Per quanto riguarda questi ultimi, Kant considera quelli dei razionalisti e degli empiristi; i primi sono universali ma non fecondi, per esempio nell’affermazione ‘i corpi sono estesi’ l’attributo non aggiunge niente di nuovo a ciò che è implicito nel concetto di corpo e sono analitici a priori mentre quelli empiristi sono sintetici a posteriori , sono fecondi ma non universali, per esempio nell’affermazione ‘i corpi sono pesanti’ è evidente la derivazione dell’attributo dall’esperienza in
quanto il concetto di pesantezza non è implicito nel concetto di corpo, differentemente dal concetto di estensione. Dalla sintesi di questi due tipi di giudizi, Kant elabora i giudizi sintetici a priori che sono universali e fecondi e che ci permettono di arrivare alla verità anche solo attraverso la ragione ma confrontando questa verità con l’esperienza ne abbiamo la certezza (R+E=C). L’ultima sezione dell’opera è la dialettica, con la ripresa del significato del termine in base alla tradizione sofista, cioè come mezzo per confutare le tesi dell’altro, parlare per persuadere. Qui tratta della conoscenza razionale e viene operata una distinzione tra intelletto e ragione : il primo categorizza ed identifica il mondo fenomenico, opera sui dati dell’esperienza e fonda la conoscenza scientifica; la seconda è invece una sorta di norma per la conoscenza ma non agisce sull’esperienza stessa e non opera sui dati sensibili, gli unici veramente conoscibili, ma cerca di spiegare la realtà andando oltre l’esperienza producendo per esempio le idee dell’io, del mondo e di Dio. Secondo Kant l’idea di un io come sostanza deriva da un paralogismo , un errore logico dato dalla totalità dell’esperienza interna ma essendo l’io penso una funzione non può corrispondergli alcuna sostanza. Per quanto riguarda l’idea di mondo, questa è data dalla totalità dell’esperienza esterna ma, pur essendo questo conoscibile scientificamente, ragionando attraverso una serie di antinomie (contraddizioni) si arriva alla conclusione che questo non può essere conosciuto come totalità. Infine, per dimostrare l’esistenza di Dio ricorre a tre tipologie di prove: la prima è la prova ontologica a priori di Anselmo che sosteneva che anche gli atei possiedono l’idea di Dio come essere maggiore e perfetto e che quindi deve necessariamente esistere ma Kant sostiene che per dimostrare l’esistenza non basta dedurla con un ragionamento poiché questa prova deve essere accertata con l’esperienza; viene quindi meno la prova ontologica. C’è poi la prova cosmologica di Tommaso , cioè che all’origine della catena di cause c’è una causa prima ed incausata; parlando di questa causa si passa però da un piano dimostrabile con l’esperienza a ciò che non è conoscibile ed è soltanto una supposizione. La terza prova è quella teologica secondo la quale il mondo appare come un progetto ben organizzato e provvisto di finalità che deve essere opera di una creatura intelligentissima, un creatore che è quindi causa dell’universo ma è anche incausato, si torna quindi alla prova cosmologica.
Mentre nella Critica della ragion pura Kant critica la ragione che voglia prescindere l’esperienza per arrivare alla conoscenza nella sua altra opera, ‘ Critica della ragion pratica ’ critica la ragione che voglia affidarsi all’esperienza per fondare la legge morale. Secondo Kant esiste una morale universale (valida per tutti gli uomini) che sia libera, razionale, formate e soprattutto autonoma , cioè voluta da noi stessi e non impostaci da altri e non basata su moventi particolari, altrimenti si parlerebbe di eteronomia della legge che non è morale, non è universale ed essendo voluta sul momento è provvisoria. Kant analizza le diversa norme morali dividendoli in massime ed imperativi ; le prime sono prescrizioni soggettive, variano quindi da soggetto a soggetto, i secondi sono invece universali ma non sempre incondizionati. Esistono quindi gli imperativi ipotetici, appunto quelli subordinati ad una condizione, quelli che se seguiti portano al raggiungimento di un fine o uno scopo, e quelli categorici che non sono subordinati a condizioni obbligando semplicemente ad un determinato comportamento e, dovendo avere questi il carattere dell’universalità, c’è la necessità di escludere l’esperienza e fondarli sulla sola ragione. Sono basati su tre formule: