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Una sintesi del pensiero di immanuel kant, esplorando il suo criticismo e la filosofia trascendentale. Vengono analizzate le sue principali opere, come la critica della ragion pura e la critica della ragion pratica, evidenziando le differenze con l'empirismo e l'illuminismo. Concetti chiave come la conoscenza sensibile e intellettuale, i giudizi sintetici a priori, la rivoluzione copernicana e le facoltà conoscitive. Inoltre, vengono discusse le idee trascendentali e la critica alla metafisica, fornendo una panoramica completa del pensiero kantiano e del suo impatto sulla filosofia moderna. Infine, vengono esaminati i giudizi sentimentali e le divisioni dell'opera.
Tipologia: Sintesi del corso
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LA VITA Immanuel Kant nasce nel 1724 a Konigsberg, un importante centro commerciale e intellettuale dal quale il filosofo non si sposterà mai. All’età di 8 anni entra nel prestigioso Collegium Fridericianum e conseguito il diploma studia filosofia , teologia , matematica e scienze naturali presso l’Università Albertina. Nel 1746 , a causa della morte del padre, è costretto a lasciar gli studi e a provvedere a sé stesso lavorando come precettore privato. Qualche anno dopo ottiene la libera docenza presso l’Università di Konigsberg e inizia a partecipare alla vita mondana della città anche se dedica la maggior parte del suo tempo libero alla preparazione delle lezioni. Nel 1766 , grazie a Federico II, Kant ottiene l’incarico di sotto-bibliotecario presso la Biblioteca del Castello e rimarrà qui fino al successivo incarico di professore ordinario di logica e metafisica che lo accompagnerà fino alla morte. Si apre così il suo periodo più produttivo favorito da uno stile di vita ordinato e meticoloso fondato su rigide abitudini. Ma per quanto si dedichi in modo esclusivo allo studio, Kant partecipava attivamente agli avvenimenti del tempo come la Guerra d’indipendenza o la Rivoluzione Francese. Morì lentamente per una debolezza senile nel febbraio 1804.
Alla base del pensiero di Kant troviamo la distinzione tra conoscenza sensibile e conoscenza intellettuale: Conoscenza sensibile : è dovuta alla passività del soggetto e ha per oggetto il fenomeno , cioè la cosa come appare al soggetto Conoscenza intellettuale : è dovuta alla parte attiva del soggetto e ha per oggetto il noumeno , cioè la cosa così com’è Nella conoscenza sensibile si distingue poi: La materia : cioè l’oggetto della sensazione La forma : cioè una legge che ordina la materia sensibile ed è indipendente dalla sensibilità La forma di questa conoscenza è costituita dallo spazio e dal tempo che sono condizioni soggettive e necessarie alla mente umana per ordinare le cose sensibili. Ancora si distingue poi in apparenza ed esperienza dove attraverso l’apparenza noi riflettiamo e arriviamo all’esperienza. Invece la conoscenza intellettuale ci da la possibilità di cogliere le cose come sono. Già da qui si riesce a capire che il pensiero di Kant è critico e proprio per questo chiamato criticismo. Questo pensiero si fonda sulla costante interrogazione e critica delle cose, infatti cerca di giudicare e valutare i fondamenti delle esperienze umane chiarendone: Le possibilità : quindi le condizioni che ne permettono l’esistenza La validità : ovvero cosa la caratterizza I limiti : ovvero fin dove può essere valida Proprio per questo si contrappone e distingue da 2 movimenti: l’empirismo e l’illuminismo. Questo perché: Dall’empirismo è diverso non soltanto perché rifiuta gli esiti scettici ma anche perché spinge più a fondo l’analisi critica Dall’illuminismo perché porta davanti al tribunale della ragione la ragione stessa in modo da chiarirla in più possibile LA CRITICA DELLA RAGION PRATICA La critica della ragion pura è una delle 3 critiche e opere più importanti ed è un’analisi critica dei fondamenti del sapere e visto che ai tempi girava tutto intorno alla scienza e alla metafisica , Kant inizia a indagare su queste due. Parte dal respingere lo scetticismo scientifico di Hume in quando della scienza ormai non c’è più nulla di cui dubitare, ma ne condivide lo scetticismo metafisico da una diversa prospettiva: per Hume la metafisica è l’illusione della conoscenza che in realtà viene dall’esperienza, per Kant è una disposizione naturale. Da queste considerazioni derivano le domande fondamentali: com’è possibile la
matematica pura? com’è possibile la fisica pura? com’è possibile la metafisica come scienza e disposizione naturale? I GIUDIZI A PRIORI Dall’ultima domanda il filosofo è convinto che la conoscenza umana e in particolare la scienza, presuppone alla propria base alcuni principi immutabili. I principi di questo tipo sono denominati da Kant giudizi sintetici a priori : Giudizi : perché connettono un predicato al soggetto Sintetici : perché il predicato dice qualcosa di nuovo e in più rispetto al soggetto A priori : perché essendo universali e necessari non possono derivare dall’esperienza Proprio per questo punto di vita, i giudizi fondamentali non possono essere né: Giudizi analitici a priori : come la concezione razionalistica e deduttiva della scienza Giudizi sintetici a posteriori : come la concezione empiristica e induttiva della scienza Così si contrappone ancora una volta al razionalismo perché i giudizi sarebbero: Analitici ovvero infecondi : quindi il predicato non dice nulla di nuovo A priori ovvero universali e necessari : quindi non hanno bisogno di altre prove per essere validi E si contrappone all’empirismo perché sarebbero: Sintetici : in quanto il predicato dice qualcosa in più A posteriori ovvero particolari e non necessari : che derivano dall’esperienza LA RIVOLUZIONE COPERNICANA Kant si trova difronte il problema di spiegare la provenienza di questi giudizi infatti, se non deriva dall’esperienza, da dove vengono? E così elabora una nuova teoria per quanto riguarda la materia e la forma: Per materia della conoscenza ora intende la molteplicità delle impressioni sensibili che provengono dall’esperienza Per forma della conoscenza intende l’insieme di regole fisse attraverso cui la mente umana ordina queste impressioni Questa nuova teoria implica ovviamente delle conseguenze come la spiegazione della rivoluzione copernicana. Ribalta così i rapporti tra soggetto e oggetto e afferma che non è la mente che si modella in modo passivo sulla realtà, ma è la realtà che si modella a priori in base a come la percepiamo. In secondo luogo rielabora una nuova ipotesi per fenomeno e noumeno : Fenomeno è la realtà che ci appare tramite forma a priori e non è un’apparenza illusoria Noumeno è la realtà indipendente da noi e dalle forme a priori LE FACOLTÀ CONOSCITIVE Distingue poi 3 facoltà conoscitive : Sensibilità : è la facoltà con cui gli oggetti sono ordinati mediante spazio e tempo Intelletto : è la facoltà con cui pensiamo le cose sensibili mediante le categorie Ragione : è la facoltà con cui cerchiamo di spiegare la realtà mediante le idee L’opera si divide così in 2 parti: Dottrina degli elementi Dottrina del metodo A sua volta la dottrina degli elementi si ramifica in: Estetica trascendentale : studia la sensibilità Logica trascendentale : Analitica trascendentale : studia l’intelletto e le sue 12 categorie Dialettica trascendentale : studia la ragione e le sue 3 idee ANALITICA TRASCENDENTALE E LE CATEGORIE
A conclusione abbiamo l’agnosticismo kantiano ovvero la spiegazione per cui la metafisica è inconoscibile quindi l’uomo non può conoscere ciò che è noumeno ma non vuol dire che è inesistente. LA CRITICA DELLA RAGION PRATICA La critica della ragion pratica è la seconda parte del suo pensiero critico e viene diviso in: Ragion pratica pura : cioè opera indipendentemente dall’esperienza e dalla sensibilità Ragion pratica empirica : cioè opera sulla base dell’esperienza e della sensibilità LE FORMULE I principi pratici che Kant trova sono distinti in: Massima : è una prescrizione di valore soggettivo Imperativo : è una prescrizione di valore oggettivo Imperativi ipotetici : prescrivono dei mezzi di vista in determinati fini (formula: se vuoi allora devi ) Imperativi categorici : ordina il dovere in modo incondizionato (formula: devi ) Da qui derivano le leggi per concretizzare l’imperativo categorico: La prima : deve superare il test della generalizzabilità (avere una massima universalizzabile) La seconda : rispetta la dignità umana che è in te e negli altri La terza : avere una volontà autonoma IL SOMMO BENE Parlando di dialettica della ragion pratica pura prendiamo in considerazione il sommo bene ovvero quel bene intero e perfetto che si identifica come unione di virtù e felicità. Tuttavia per Kant la felicità e la virtù non possono unirsi in quanto l’uomo andrebbe incontro alle leggi etiche. Per questo il filosofo distingue il sommo bene e il bene supremo che coincide con la sola virtù e tende alla santità. Questo significa che nel nostro mondo la virtù e la felicità non sono mai congiunte e quindi cadiamo dell’antinomia etica. L’unico modo per uscire da questa antinomia consiste nel postulare un altro mondo superiore in cui l’unione possa realizzarsi. I POSTULATI Vengono così a crearsi i postulati della ragion pratica ovvero quelle presupposizioni non dimostrabili (ma necessarie del punto di vista pratico ) che vengono ammesse per rendere possibile la morale stessa. Il primo postulato di Kant è quello dell’immortalità dell’anima che afferma: Poiché soltanto la santità rende degni del sommo bene E poiché la santità non è mai realizzabile nel nostro mondo Allora si deve ammettere che esiste un altro mondo in cui l’uomo, oltre il tempo finito della sua esistenza terrena , può disporre di un tempo infinito nel quale può proseguire verso la santità Questa teoria comporta il secondo postulato: quello dell’esistenza di dio. Infatti, se esiste un altro mondo in cui l’anima dell’uomo continua “a vivere”, significa che esiste una volontà santa e onnipotente con cui le anime si mettono a confronto per riuscire ad arrivare o meno alla santità. Infine abbiamo il postulato della libertà. Questa è una condizione dell’etica stessa che prescrive il dovere e perciò deve esserci la libertà di compiere questo dovere. LA CRITICA DEL GIUDIZIO La critica del giudizio che ha come obiettivo quello di superare il dualismo tra fenomeno e noumeno e trovare un punto di incontro tra le prime due critiche. Kant studia quindi il sentimento cioè questa terza facoltà umana mediante la quale l’uomo riesce a fare esperienza e a giudicare. I GIUDIZI Anche qui il filoso parla di giudizi in questo caso sentimentali che si dividono in: Giudizi determinanti : sono quelli conoscitivi e scientifici che determinano gli oggetti fenomenici mediante le forme a priori universali
Giudizi riflettenti : riflettono sul mondo naturale già formato mediante i giudizi determinanti suscitando un sentimento Quelli riflettenti si dividono poi in: Estetico : dove noi viviamo immediatamente la finalità della natura Teleologico : dove pensiamo a tale finalità non immediatamente
L’opera si divide in 2 parti: Critica del giudizio estetico Critica del giudizio teleologico Ed entrambi si dividono in analitica e dialettica. GIUDIZIO ESTETICO Il giudizio estetico si basa sul concetto di bello e sublime. Partendo dal bello possiamo dire che è l’oggetto specifico del giudizio estetico e si distingue sia dal piacevole (inteso come ciò che piace ai sensi della sensazione) sia dal buono (inteso come ciò che piace per il suo concetto). Articolando questo concetto abbiamo 4 definizioni di bellezza basate sulle categorie: Secondo la qualità : il bello è un piacere puro e disinteressato poiché non si curano dell’esistenza o del possesso degli oggetti ma soltanto della loro immagine o rappresentazione Secondo la quantità : il bello è un piacere universale e senza concetto in quanto esige che il sentimento sia provocato da una cosa bella per tutti ma che non dipende per forza da un concetto o da una conoscenza Secondo la relazione : il bello è ciò che ha una finalità senza uno scopo Secondo la modalità : il bello è un piacere inspiegabile e necessario su cui tutti devono essere d’accordo (e proprio da questo si basa il concetto di bello universale di Kant) Infatti, se nel giudizio estetico la bellezza è vissuta come qualcosa di universale, ciò è possibile perché il piacere estetico puro nasce dalla contemplazione della forma di un oggetto, a differenza del piacere sensibile che è legato a un certo contenuto dell’oggetto. All’universalità contribuisce anche il fatto che il loro oggetto specifico non è la bellezza aderente (che si riferisce a un determinato modello o concetto) bensì la bellezza libera (che non presuppone nessun concetto). Se parliamo del sublime invece possiamo dire che deriva dalla cupezza , da ciò che provoca dolore, paure e dispiacere. E secondo Kant (che prende spunto da Edmund Burke ) si divide in: Sublime matematico : si basa sull’idea di infinito Sublime dinamico : si basa sull’idea di dignità morale Il sublime si differenzia dal bello perché si nutre del contrasto tra immaginazione sensibile e ragione però sono accomunati dalla mente umana. (il sublime per eccellenza è la legge morale ). GIUDIZIO TELEOLOGICO Analizzando infine i giudizi teleologici , Kant osserva che tutti gli esseri umani sono consapevoli di essere scopo della natura e dunque non ha un fine intrinseco ma un fine ultraterreno ed è libero di agire.