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Popper: falsificabilità, induzione e critica alla metafisica, Appunti di Filosofia

Karl popper, filosofo moderno che si occupa di epistemologia, metodo e validità della scienza. Popper cresce in un momento in cui le certezze scientifiche entrano in crisi, portando alla teoria degli insiemi e riflessioni sui numeri interi, oltre a problemi nella fisica come relatività di einstein e teoria della meccanica quantistica. Popper si inserisce in questo dibattito estendendo le proprie idee anche all'etica e alla morale. Del criterio di demarcazione tra scienza e metafisica, la falsificabilità di una teoria, il problema con il metodo del falsificazionismo stretto e il dibattito attuale sul criterio di falsificabilità. Popper critica l'induzione come origine della scienza e introduce la logica della scoperta.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 26/03/2021

MegghyLov
MegghyLov 🇮🇹

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Karl Popper (1902 – 1994)
Introduzione
Popper è un filosofo moderno che si occupa di epistemologia, metodo e validità della scienza
Cresce in un momento in cui le certezze scientifiche entrano in crisi: a fine '800 si apre infatti la
“Crisi dei fondamenti della matematica”, ossia il tentativo di giustificare le basi della matematica,
dando un'evidenza comune ai vari tronconi della matematica, specialmente all'analisi, più empirica
che rigorosa e ampliata dalla scoperta degli integrali. Questo dibattito porta alla teoria degli insiemi
e alle riflessioni sui numeri interi. Tuttavia questa riflessione, che dura quasi 50 anni, porta a
contraddizioni e alla necessità della creazione di un metodo rigoroso.
Anche nella fisica emergono vari problemi: non solo la relatività di Einstein, ma anche la teoria
della meccanica quantistica, nessuna delle quali si accorda completamente con la fisica newtoniana.
Da qui parte l'epistemologia: cos'è la scienza, quale è il suo valore, che differenza c'è tra scienza e
non scienza? Popper si inserisce in questo discorso, estendendo (come Cartesio, Spinoza e Hobbes)
le proprie idee anche all'etica e alla morale.
Il criterio di demarcazione, rapporto scienza - metafisica
Cosa divide la scienza dalla non-scienza? Alla fine, le leggi scientifiche (come ha sempre sostenuto
la tradizione scientifica occidentale) possono essere dimostrate (Newton: “Hypotheses non fingo!”).
Ma detta così è un mito: la verifica completa e totale di una teoria non può essere attuata per mezzo
di un singolo esperimento. La teoria, infatti, è composta da forme logiche che hanno oggetti
universali; ma un esperimento concerne uno o più aspetti di una verifica, non l'interezza. Le teorie
scientifiche allora sono solo corroborate, ossia dimostrate per gradi.
La vera distinzione tra scienza e non-scienza, quindi, sta nel fatto che l'ipotesi, al momento della
formulazione, non ricerca la verifica, bensì una smentita: il lavoro dello scienziato moderno (come
Einstein) si fonda allora su un esperimento cruciale, che dimostra che la teoria non è smentibile. La
verità scientifica non è più metafisica: le ipotesi hanno vari gradi di conferma, ma non possono mai
essere verificate in modo definitivo; esse durano finché non sono falsificate. Al contrario, la
metafisica è una pseudo-scienza: essa può continuamente essere modificata per restare sempre vera.
Falsificabilità di una teoria
Per questi motivi quanto più una teoria è falsificabile tanto più è scientifica. Tramite la previsione si
può osservare a posteriori se le ipotesi sono rafforzate, non verificate. Se invece è falsa si aprono
grossi problemi: secondo il metodo del “falsificazionismo stretto” la falsificazione porta al rifiuto
della teoria. Tuttavia nella realtà c’è stato un grande dibattito perché nel momento in cui la teoria
viene giustificata ha bisogno di essere controllata in via sperimentale. Il problema è che nella realtà
può anche avvenire che una falsificazione non basti, non sia sufficiente per distruggere l’intera
teoria. Se la comunità scientifica ritiene che un esperimento sia cruciale, che abbia un valore
fondante per una teoria da giustificare, e l’esperimento è negativo la teoria è posta in crisi, pertanto
in questo caso vale il “falsificazionismo stretto”. Tuttavia non va sempre così, perché al rinunciare a
una teoria non si ha in cambio nulla. Allora una teoria può essere messa in crisi ma si può anche
sospendere il giudizio con due soluzioni: o trovare una teoria alternativa, che spieghi le cose meglio
rispetto alla teoria precedente, però la nuova teoria deve implicare in sé la teoria precedente e deve
avere un contenuto più ricco per spiegare le cose che quella precedente non riusciva a spiegare (la
scelta avviene comunque attraverso un processo di falsificazionismo, con nuovi esperimenti),
oppure restaurare la teoria falsificata, salvando la prima teoria costruendo ipotesi “ad hoc”, che di
per sé salvano la teoria ma il problema si pone nel fatto di costruire comunque esperimenti che
verifichino o meno tali ipotesi.
Oggi in crisi c’è l’ambito della cosmologia con due teorie: universo stazionario, accantonato (non
per sempre perché sono state create delle ipotesi come la diminuzione del tempo) per il moto di
recessione dei pianeti con il red shift, in contrapposizione a quella del Big Bang, che è comunque in
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Karl Popper (1902 – 1994) Introduzione Popper è un filosofo moderno che si occupa di epistemologia, metodo e validità della scienza Cresce in un momento in cui le certezze scientifiche entrano in crisi: a fine '800 si apre infatti la “Crisi dei fondamenti della matematica”, ossia il tentativo di giustificare le basi della matematica, dando un'evidenza comune ai vari tronconi della matematica, specialmente all'analisi, più empirica che rigorosa e ampliata dalla scoperta degli integrali. Questo dibattito porta alla teoria degli insiemi e alle riflessioni sui numeri interi. Tuttavia questa riflessione, che dura quasi 50 anni, porta a contraddizioni e alla necessità della creazione di un metodo rigoroso. Anche nella fisica emergono vari problemi: non solo la relatività di Einstein, ma anche la teoria della meccanica quantistica, nessuna delle quali si accorda completamente con la fisica newtoniana. Da qui parte l'epistemologia: cos'è la scienza, quale è il suo valore, che differenza c'è tra scienza e non scienza? Popper si inserisce in questo discorso, estendendo (come Cartesio, Spinoza e Hobbes) le proprie idee anche all'etica e alla morale. Il criterio di demarcazione, rapporto scienza - metafisica Cosa divide la scienza dalla non-scienza? Alla fine, le leggi scientifiche (come ha sempre sostenuto la tradizione scientifica occidentale) possono essere dimostrate (Newton: “Hypotheses non fingo!”). Ma detta così è un mito: la verifica completa e totale di una teoria non può essere attuata per mezzo di un singolo esperimento. La teoria, infatti, è composta da forme logiche che hanno oggetti universali; ma un esperimento concerne uno o più aspetti di una verifica, non l'interezza. Le teorie scientifiche allora sono solo corroborate, ossia dimostrate per gradi. La vera distinzione tra scienza e non-scienza, quindi, sta nel fatto che l'ipotesi, al momento della formulazione, non ricerca la verifica, bensì una smentita: il lavoro dello scienziato moderno (come Einstein) si fonda allora su un esperimento cruciale, che dimostra che la teoria non è smentibile. La verità scientifica non è più metafisica: le ipotesi hanno vari gradi di conferma, ma non possono mai essere verificate in modo definitivo; esse durano finché non sono falsificate. Al contrario, la metafisica è una pseudo-scienza: essa può continuamente essere modificata per restare sempre vera. Falsificabilità di una teoria Per questi motivi quanto più una teoria è falsificabile tanto più è scientifica. Tramite la previsione si può osservare a posteriori se le ipotesi sono rafforzate, non verificate. Se invece è falsa si aprono grossi problemi: secondo il metodo del “falsificazionismo stretto” la falsificazione porta al rifiuto della teoria. Tuttavia nella realtà c’è stato un grande dibattito perché nel momento in cui la teoria viene giustificata ha bisogno di essere controllata in via sperimentale. Il problema è che nella realtà può anche avvenire che una falsificazione non basti, non sia sufficiente per distruggere l’intera teoria. Se la comunità scientifica ritiene che un esperimento sia cruciale, che abbia un valore fondante per una teoria da giustificare, e l’esperimento è negativo la teoria è posta in crisi, pertanto in questo caso vale il “falsificazionismo stretto”. Tuttavia non va sempre così, perché al rinunciare a una teoria non si ha in cambio nulla. Allora una teoria può essere messa in crisi ma si può anche sospendere il giudizio con due soluzioni: o trovare una teoria alternativa, che spieghi le cose meglio rispetto alla teoria precedente, però la nuova teoria deve implicare in sé la teoria precedente e deve avere un contenuto più ricco per spiegare le cose che quella precedente non riusciva a spiegare (la scelta avviene comunque attraverso un processo di falsificazionismo, con nuovi esperimenti), oppure restaurare la teoria falsificata, salvando la prima teoria costruendo ipotesi “ad hoc”, che di per sé salvano la teoria ma il problema si pone nel fatto di costruire comunque esperimenti che verifichino o meno tali ipotesi. Oggi in crisi c’è l’ambito della cosmologia con due teorie: universo stazionario, accantonato (non per sempre perché sono state create delle ipotesi come la diminuzione del tempo) per il moto di recessione dei pianeti con il red shift, in contrapposizione a quella del Big Bang, che è comunque in

crisi con ipotesi “ad hoc” con la materia e l’energia oscura (introduzione solo teorico-metafisica). A questo punto il Big Bang è pura metafisica, dato che non si possono dimostrare delle entità teoriche (status ontologico = esistenza). Il dibattito che è in corso ha sempre a che fare con il criterio di falsificabilità che però rispetto a Popper è un criterio elastico, utilizzato con una certa elasticità (con ripetizione di esperimenti, ipotesi ad hoc, ecc) secondo la “logica della giustificazione”. Anche per il bosone di Higgs da una teoria “ad hoc” è stato verificato da un esperimento, tuttavia in termini popperiani la veridicità assoluta non sussiste poiché essa è possibile se e solo se ci sia, come sosteneva Cartesio, un Dio perfetto. Esperimento, asserzioni base e asserzioni universali Dai tempi di Galileo l’esperimento è basilare mentre nella scienza attuale cosa è un esperimento? È ciò che Popper chiama, le asserzioni base di una teoria che devono comunque essere riconosciute intersoggettivamente dalla comunità scientifica dato che si tratta di entità teoriche che quindi esistono solo nel dominio teorico. Le asserzioni base sono quindi in realtà costruite su una base altrettanto teorica (es.: l’acceleratore di particelle è una scelta teorica in quanto non esiste in natura), inoltre l’interpretazione resta allo scienziato (es.: foto del tracciato di un elettrone, positrone, ecc.), ecco perché “intersoggettivamente”, messi d’accordo sull’uso di determinati strumenti e sull’interpretazione. Inoltre Popper afferma che le asserzioni base possono cambiare, con varie interpretazioni. Pertanto l’asserzione base è quel tipo di esperimento che viene definito tale dalla comunità scientifica, che falsifica o corrobora una teoria, e sostituisce l’esperimento o l’esperienza, dato che sono su base prettamente teorica e non esistono più esperimenti diretti e possibili, come per l’asserzione universale, e si parla solo di interpretazione di macchinare, mentre l’asserzione universale consta nell’esperimento o nell’esperienza diretta. Antinduzionismo Normalmente dall’empirismo in poi si ritiene che l’induzione (processo per il quale dalla realtà traggo la legge generale, es.: questi corvi sono neri, allora tutti i corvi sono neri) sia all’origine della scienza. Popper afferma che in realtà non esiste l’induzione perché in realtà nessuna legge scientifica può derivare da proposizioni logiche che derivano dall’enumerazione della realtà. Nella logica della giustificazione le asserzioni base (che non sono più le esperienze), ovvero quel tipo di esperimenti che vengono definiti tali dalla comunità scientifica, falsificano o corroborano. Ma come si forma l’ipotesi? Non si forma per via induttiva pertanto l’asserzione viene da qualsiasi cosa, intuizioni, metafisica. Contano quindi delle premesse che possono essere legate alla metafisica (es.: Galileo che vedeva attraverso macchie la luna, come i suoi discepoli perché nella loro mente avevano già l’idea metafisica che il copernicanesimo fosse vero; oppure Keplero che per le sue leggi parte dall’idea che Dio abbia creato il mondo con rapporti armonici secondo i solidi platonici; oppure Occam che parte da osservazioni di carattere teologico). Logica della scoperta Il problema però non è come si crea un’ipotesi, per la quale è importante la creatività che può essere data da qualsiasi cosa (metafisica, teologia, ecc.), ma il metodo che si può definire per congetture e confutazioni, prove ed errore, ossia nel momento in cui si costruisce l’ipotesi poi la si deve confermare con la prova. La prova è congetturare a livello mentale se la creatività/immaginazione è qualcosa di puramente immaginario o ha un giusto riscontro. In questo senso l’errore non è qualcosa di negativo, ma ha un potere euristico, di ricerca, fondamentale, perché attraverso l’errore si riesce sempre di più a perfezionare la teoria. Discussione sul pensiero di Popper Tuttavia su tale discorso c’è stata una grande discussione. Importante fu Kuhn e Paul Feyerabend che non utilizza un vero e proprio metodo scientifico, rimane in comune solo l’intersoggettività.