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Riassunto del libro "L'altro e l'altrove" di geografia interculturale
Tipologia: Sintesi del corso
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Il turismo è una delle più diffuse e frequentate pratiche moderne di incontro. Il turismo fatto di incontri con persone diverse da quelle che incrociamo nella nostra routine quotidiana, con oggetti, costruzioni e monumenti che non si trovano sulle nostre consuete marce giornaliere. il turismo quasi sempre implica una rottura con la quotidianità tanto a livello di rapporti interpersonali quanto a livello spaziale e costringe ad avere a che fare con un altro e un altrove. La conseguenza di tutto ciò e una modificazione delle nostre capacità percettive. Eric J. Leed ci illustra che la mente del viaggiatore subisce modificazioni nel corso del viaggio e alla fine in qualche modo una persona diversa. Non sono però solo l'altro e l'altrove a condizionare il modo di vedere il mondo del turista, ma accade anche il contrario. Infatti, il turista modifica ciò che lo circonda perché immagina e legge quei luoghi, quei monumenti e quelle persone sulla base di una sua visione culturale l'immaginario condiziona fortemente la nostra percezione. Così, il viaggio da scoperta, diventa così sempre più una forma di verifica per verificare se il luogo che immaginiamo è realmente così. A sua volta quell’immaginario in cui siamo immersi si fonda su una base di elementi culturali dati dalla tradizione, dalle arti figurative e non, dalla pubblicità specializzata che accompagnano i rilanciano il nostro sguardo e che condizionano la nostra maniera di guardare il mondo. Tutto ciò porta a modificare il modo di leggere il paesaggio riportando tutto al pittoresco cioè alle forme della pittura e nasce così il gusto del bello che applicato alle località turistiche ne ha modellato l'aspetto fisico, finendo per renderle simili a ciò che il turista vuole realmente. Quando parliamo di turisti, è necessario sottolineare che non esiste un solo sguardo del turista in senso assoluto, bensì esso varia a seconda della società e del periodo storico in cui vive. Lo sguardo in qualunque periodo storico costruito in relazione al suo contrario, a forme non turistiche di esperienze coscienza sociale. L’occhio con cui guardiamo l'altro e l'altrove è sempre l'occhio di uno straniero, il quale vede solo ciò che già conosce. Uno degli elementi che più ha influenzato la costruzione di stereotipi è la letteratura, la quale ha finito per condizionare in modo determinante la prospettiva sul mondo fuori dalla nostra casa. Tutto questo nasce da quel processo messo magistralmente luce da Edward Said nel suo orientalismo le immagini dell’Oriente non nasce da una visione oggettiva, ma da una costruzione che ha come chiavi di lettura l'occidente. l'oriente non esisterebbe in quanto tale, ma in quanto rappresenta ciò che l'occidente non è. Il Turismo porta ad una dicotomia oppositiva noi /loro e nella maggior parte dei casi il frutto di proiezioni di carattere etnocentrico non c'è gruppo, comunità e popolo che non tende a pensarsi buono e migliore degli altri. Spazi e oggetti del turismo: Il turismo possiede alcune analogie specifiche con la performance drammaturgica. In primo luogo, di spazi e i tempi del turismo sono caratterizzati dalla loro funzione simbolica. Il turismo e messo in atto all'interno di una specifica cornice simbolica alla quale ci si può conformare o che si può trasformare o ancora che si può trasgredire. In secondo luogo, il turismo ha di norma luogo all'interno di spazi delimitati, ovvero spazi che sono trasformati in paesaggi drammaturgici a servizio della performance turistica. In terzo luogo, in prospettiva simile a quanto avviene nella performance drammaturgica, molti di questi spazi turistici delimitati sono fortemente diretti e controllati da persone istituzioni che agisce da commediografi, registi e personali di palcoscenico. Dean MacCannel ha coniato l'espressione messa in scena “autenticità” e
“autenticità rappresentata” molto efficace per cogliere le complesse valenze di duplicazione del reale e di rappresentazione iconografica che sono connaturate all' azione turistica. Il concetto di performance turistica, e si pone in linea di continuità concettuale quella metafora teatrale, tutto linea opportunamente la varietà delle motivazioni e delle azioni che sottendono la pratica turistica. Nell’accezione di turismo adottate in questa sede, il valore dell'alterità evidenziato come un motore principale per lo spostamento a fini ricreativi. La ricerca del contatto con gli altri e dell’esperienza dell’altrove è presa come motivazione primaria per la scelta di partire e per selezionare una specifica destinazione. PRIMO CAPITOLO - le immagini del turismo: Lo spazio turistico come immagine immediatamente accessibile: possiamo affermare con una certa sicurezza che l’attrattività turistica è fondata sul repertorio di immagini. Jean-Marie Miossec 30 anni fa scriveva che “lo spazio turistico è prima un'immagine”, ma con immagine intendeva un concetto ancora saldamente ancorato al repertorio iconografico classico formato da fotografie, riproduzioni pittoriche, cartoline e diapositive. Il viaggio dell’iconauta si è evoluto ulteriormente non solo grazie ad un ampliamento dei repertori iconografici, ma grazie anche all' introduzione di nuove tecniche di produzione, comunicazione e archiviazione delle immagini. Anche per quanto riguarda il mondo dell’iconografia turistica, la rivoluzione digitale sembra avere avuto modo di notevoli diversificate conseguenze, fra le quali si possono menzionare:
la messa a fuoco di un immagine turistica non è un fenomeno completamente controllabile e manipolabile dagli operatori del settore o dagli amministratori pubblici senza timore di interferenze esterne. per comprendere la profondità e la complessità dell’immagini turistica, si può fare una distinzione tra: “personalità di un luogo” = è legata ad elementi concreti e di lunga inerzia “identità di un luogo” = è strettamente correlata al dibattito mas mediatico e al mondo della comunicazione. Le forme e le apparizioni dei linguaggi iconografici legati al turismo, su le quali si basa il consolidamento delle immagini promozionali, sono multiple il concetto di immagine turistica e quindi obbligatoriamente una voce da declinare al plurale. Non sono solo i produttori ad essere responsabili della complessità delle immagini turistiche, bensì anche la varietà sociologica e la personalità stessa del destinatario della comunicazione turistica mantengono un ruolo considerevole nella formazione dell’immagine della destinazione turistica. Pertanto, la messa a fuoco dell'immagine turistica è un'operazione che può essere influenzata attraverso specifiche strategie comunicative che contribuiscono a “lubrificare” quella che viene definita una “ convergenza di culture ”. A maggior ragione, quando al marketing turistico si affianca l'elaborazione di strategie di marketing territoriale, quest'ultimo così come il marketing turistico si fonda sulla promozione dell’identità di uno specifico territorio e per questo motivo si fa produttore di immagini. Fra i molti esempi possibili di campagne di promozione legati all'immagine di una città, uno dei più studiati è relativo al Glasgow: all'inizio degli anni 80 del 900 aveva bisogno di rinnovare la propria immagine che era stata ingrigita dalla nomea di Expo industriale in piena crisi socioeconomica. A seguito della campagna “Glasgow’s Miles Better” lanciata nel 1983, inizia un processo di rivitalizzazione urbana che portò anche a interventi di valorizzazione architettonica e risanamento. da qui si può dire che l'immagine di un luogo cambia a partire da una campagna di promozione di marketing, che contribuisce a orientare gli sforzi di valorizzazione portati avanti nella pianificazione urbanistica e territoriale. Quando si va a creare l'elenco di convergenze promozionali si alternano senza soluzione di continuità materiale a stampa, elementi monumentali come i musei, immagini legate a programmi televisivi ed esercizi commerciali, ai quali si potrebbero aggiungere anche ambientazioni cinematografiche, documentari, nomi di ristorazione ecc. i componenti materiali e immateriali si incontrano collaborando all'interno del medesimo portato informativo e comunicativo, mischiando reale e finzione/testimonianza documentaria e rivisitazione turistica. Il messaggio a far arrivare al pubblico dei turisti, in questo modo, moltiplica i propri ambiti semantici di apparizione e crea circuiti associativi che tendono a rafforzare il messaggio promozionale. L’efficacia di questa strategia comunicativa risiede nella semplicità e nella ripetitività del marchio oggetto di promozione. Questa associazione promozionale funziona come un utile modalità per descrivere qualcosa e circolerà attraverso mezzi di comunicazione che devono essere attrattivi e condivisi da un grande numero di persone. Il potere di convincimento delle immagini turistiche non agisce solamente all'interno del contesto spaziale della meta di destinazione, bensì si avvale anche di messaggi scanditi secondo un percorso di progressivo avvicinamento, il quale ha il compito di precedere l'arrivo nella meta di destinazione. Le distanze liquide del mondo turistico: L’Interesse nei confronti dell'altro e dell'altrove si manifesta soprattutto attraverso una distanza, che si può declinare in diverse direzioni. Essa può essere distanza fisica= distanza intesa come lontananza possiamo far riferimento alle molte mitologie che si basano proprio sulla consapevolezza della distanza dell’oggetto del desiderio. il mito dell’esotismo si fonda proprio su un senso della “diversità” culturale e geografica.
Sagrada Familia a Barcellona I monumenti principali di una città si prestano, nell'ottica della promozione turistica, ad assumere il ruolo di:
Oltre che nella dimensione “verticale” (che riguarda la sopravvivenza attraverso il tempo), il successo di un immagine turistica può essere misurato dalla sua capacità di espandere la propria icona in “orizzontale” (in altri campi che non siano quello della promozione turistica). Il repertorio iconografico serve a rendere identificabili le macroaree geografiche di destinazione, in qualche modo diventano portatrici di specifici valori di attrazione ovviamente il processo di consolidamento di questo repertorio di immagini turistiche adotta un ottica selezionante che tende a identificare alcuni elementi rispetto ad altri, in base alla loro riconoscibilità e spendibilità sul mercato della promozione. Gli atlantici geografici non sono necessariamente universali, ma possono far riferimento a specificità culturali tipiche dei mercati a cui sono destinati, oppure a specifiche categorie sociali identificate in base all'età del turista, al sesso, a livello d'istruzione , alla condizione familiare e all'orientamento sessuale questo significa che le immagini e il linguaggio scelto per promuovere una determinata meta possono essere diverse a seconda che siano destinati ad un pubblico piuttosto che ad un altro. Le immagini della natura: Una prima grande tipologia di immagini componenti il catalogo iconografico del turismo attinge al mondo della natura la natura riporta apparizioni che possono far parte del repertorio iconografico e turistico (montagne innevate, cascate, distese di ghiaccio, mare…). Le immagini turistiche provenienti dalla natura mostrano paesaggi imponenti, vasti e di sovrabbondante dimensionalità la natura viene rappresentata in questo modo come un mondo potente, un luogo “altro” rispetto la regolata misura del mondo antropizzato. La distanza tra la società in cui viviamo e la natura offre una giusta misura per fortificare il senso di “alterità” costituisce un valore costitutivo dell’attività turistica. L’altrove naturale come altrove temporale: L'alterità proposta attraverso le forme della natura si connota certamente come spaziale, ma anche come un’alterità temporale immagini delle forze della natura all'opera rimandano ad una dimensione in un certo senso “senza tempo” o meglio ancora, “fuori dal tempo”. I topos della natura sono i quattro elementi fondamentali della tradizione
dell’offerta turistica nell’area la località cessa dunque progressivamente di essere uno spazio bianco nel planisfero turistico. Tale sviluppo può poi eventualmente procedere verso la formazione di vere e proprie località turistiche. È da qui che nasce la dicotomia tra turista e viaggiatore: turista= categoria squalificata da chi si reputa non massificato immune dall' accusa di introdurre rapporti esclusivamente mercantili all'interno del viaggio. Non è impegnato culturalmente e viaggia per DIVERTIMENTO. Un’altra definizione è che il turista parte sapendo quando torna. Viaggiatore= uomo impegnato a capire a fondo le realtà che vanno a scoprire, spinti da interessi di conoscenza e contrapposti alla massa che tende a banalizzare il mondo. È impegnato culturalmente e viaggia per CONOSCERE. Il Viaggiatore parte e non si focalizza sul tempo prefissato. il turista stereotipato in negativo viene creato dal viaggiatore come sua antitesi. Al giorno dopo, potremmo dire che il viaggiatore e il turista non sono la stessa persona, ma il turista scrive durante il viaggio per sentirsi viaggiatore. L’immaginario turistico come ritorno alla natura: Immaginario turistico spesso intercetta un senso di desiderio di ritorno alla natura. Le incarnazioni del mondo naturale funzionano come perfette bandiere identitarie, spesso in grado di far confluire in un'unica direzione l'immaginario dei turisti e quello dei residenti in una nazione. Le connotazioni legate al ritorno alla natura, cui si rifanno certi messaggi pubblicitari, sono particolarmente attive in relazione ad alcune forme di turismo di settore come ad esempio il turismo salutista, il turismo spirituale, il turismo naturalistico. Fra archetipi della natura e incarnazioni geograficamente localizzate: l'aspetto ambientale dell'iconografia turistica può essere declinato in due direzioni
In alcuni casi l'immagine globale di un luogo assume appetibilità turistica in virtù di uno scarto legato ad una delle proprietà caratterizzanti. Un caso tipico è rappresentato dalla ricerca di temperature più calde per l'utilizzo degli spazi aperti e delle risorse ambientali l'offerta di un clima mite e di temperatura adatta la vita all'aria aperta per la maggior parte dell'anno rappresenta una delle caratteristiche più appetibili delle destinazioni turistiche del bacino Mediterraneo (soprattutto agli occhi dei turisti dall’Europa centrale e settentrionale). Ciò significa che il turista viene attratto da un elemento geografico che non è presente nel proprio territorio di appartenenza ad esempio il lago per i tedeschi incarna alla perfezione un motivo di attrazione fondamentale in un contesto climatico Mediterraneo, oppure il caldo torrido della Spagna che è elemento di attrazione per gli inglesi. TRE IMMAGINI DI MIOSSEC PER ATTIRARE I TURISTI:
1. IMMAGINI DEL PASSATO Le immagini del passato: Miossec crede che non sia però solamente la dimensione ambientale ad offrire immagini territoriali per la costruzione dell'immagine di un "altrove”. Un altro grande repertorio di iconografia promozionale proviene dal patrimonio storico, architettonico e artistico di una nazione. Da quel complesso sistema di eredità storiche che le epoche precedenti hanno lasciato alla contemporaneità, sembra che tutto ai nostri giorni debba essere in qualche modo antico per essere interessante agli occhi del turista. Il passato è un altrove perfetto. A questo proposito, il senso dell’altrove si misura in due direzioni differenti e complementari:
Ciascuno Di questi tre strati conoscitivi contribuisce a moltiplicare i colori e le tonalità con le quali un territorio può essere percepito e riprodotto nelle operazioni di marketing come in un biglietto da visita nell’immagine turistica occorre selezionare l'informazione, gli strumenti adatti alla comunicazione, invogliare al contatto e proporre una connotazione piacevole attraente. L’immagine cristica deve essere comunicata in termini sintetici e deve essere al contempo utilmente efficace. Alle immagini turistiche si può assegnare quella che Franco farinelli, parlando del concetto di paesaggio, definisce “arguzia” = la sua doppia natura di realtà territoriali tangibile e di universo di immagini e di rappresentazioni. L’incontro con l’altro: Nel caso degli immaginari naturalistici e storici analizzati nei paragrafi precedenti, la promozione turistica agisce tramite codici ben collaudati per il mondo occidentale. Le bellezze naturali e le testimonianze architettoniche storiche non sono certo una novità per il turista europeo o americano, abituato a ritrovarle anche nel proprio contesto di vita -qualcosa cambia in ambito turistico quando ci si trova di fronte alla questione etnica. Il turismo che privilegia all'incontro con popolazioni altre non rappresenta certamente un fenomeno di massa, al contrario sono pochi coloro che prediligono questo tipo di viaggio rispetto a chi si dedica alla visita di monumenti o parchi. Quando ci si trova visitare un villaggio, il rapporto con l' esotico cambia registro per quanti suoi abitanti possano con i loro abiti ,architettura ,culti che lingua esprimere la distanza culturale che li separa da noi e per quanto il nostro panorama mentale precostruito li abbia spesso ridotti a rappresentanti di un esotismo desiderato, essi non di meno sono esseri umani inevitabilmente “culturali” non possono essere relegati problematicamente né nell’ambito di una natura aliena all'umanità né in quello di un passato scomparso. Sono lì davanti a noi: diversi ma non propriamente estranei. Il Rapporto con altri esseri umani pone quindi problemi inevitabili che vanno anche al di là dello scontato divario economico esistente tra il turista e il nativo. Il turista è affamato di emozioni e le emozioni non si nutrono di elementi razionali oggettivi, ma si muovono sul piano intimo e personale e nasce dallo stupore di fronte alla stranezza del mondo. È Per questo che gli operatori turistici, al fine di rendere più appetibili le mete etnografiche, danno spesso vita ad una vera e propria costruzione iconografiche lessicale del selvaggio o dell’esotico addomesticato. l’altro esiste ma sarebbe meno “altro” se non ci fosse da parte nostra una costruzione della sua diversità. Ciò significa che il marketing turistico costruisce dépliant, opuscoli di viaggio ecc con immagini turistiche che ritraggono paesi lontani come oscuri, selvaggi che invoglia il turista a viaggiare per conoscere quelle terre così misteriose ai suoi occhi. Da qui deriva la manipolazione dell’immaginario turistico, vale a dire che la fotografia manipola i turisti affinché essi si facciano una idea di mistero e di estraneità fino ad arrivare a viaggiare per conoscere (marketing turistico) e per soddisfare il turista, il quale è alla ricerca di posti “altri” da conoscere e incontaminati.
Attraverso questa foto del mercato di Natitingou (Benin), vediamo una bancarella di oggetti di plastica normalmente utilizzati dagli abitanti del luogo. È una immagine che non comparirà mai su un dépliant turistico, dove si tende a depurare ogni veduta da qualsiasi elemento contaminante che richiami la modernità le popolazioni di quelle terre devono essere pure e incontaminate, congelate in un presunto passato. L’altro e l’altrove in movimento: I fenomeni di globalizzazione, correlati ad una forte intensificazione degli scambi immateriali e materiali fra i più lontani angoli del pianeta, hanno avuto fra le molte conseguenze anche una crescita di complessità nel rapporto fra la dialettica turistica fondata su un “vicino” legato alla prossimità del quotidiano e un “altro /altrove”. L’accresciuta mobilità delle persone a scala globale e l’aumentata disponibilità di merci provenienti da tutto il mondo i mercati anche fisicamente, oltre che culturalmente distantissimi, ha reso molto meno distinti i confini con l'altro e con l'altrove che sempre più di frequente può essere incontrato anche sulla storia della propria casa e nello spazio frequentato all'interno dei rituali della quotidianità. In ultimo, a crescere esponenzialmente, nel corso degli ultimi anni è stata l'accessibilità ai cosiddetti paesaggi mediatici i paesaggi mediatici si riferiscono sia alla distribuzione delle capacità elettroniche di produrre diffondere informazione (giornali, riviste, stazioni televisive), sia alle immagini prodotte da questi media. Oggi, infatti, è possibile trovarsi all'estero e poter continuare ad ascoltare le radio del proprio paese di origine attraverso gli streaming su internet oppure guardare i programmi televisivi attraverso i canali satellitari eccetera. Questo nuovo livello di accessibilità ha condotto a sempre più frequenti contaminazioni fra le due dimensioni del “qui” e del “là”. Questo nuovo status di villaggio globale ha acquisito dalla società contemporanea ha influenzato ovviamente anche il mondo del turismo, rendendo sempre più vicine e accessibili le immagini dell'altro e dell'altrove quando non portando elementi di alterità nel cuore della vita quotidiana. Gli esempi più eclatanti sono legati alla moltiplicazione dei ristoranti etnici chi offrono oggi l'opportunità di consumare in loco ingredienti e cibi che prima potevano essere gustati solo nel paese di origine/ negozi etnici che sono apparsi anche in contesti urbani italiani. In questo senso, grazie processi di contatto interculturale innescati dalla globalizzazione, sia reso più complesso e integrato il rapporto fra “banalità della vita quotidiana” e “esoticiità dell’esperienza turistica”. Gli interscambi e le permeabilità reciproche fra immagini culturali e pratiche del turismo avvicinano sempre di più le azioni turistiche al complesso reame del tempo libero. A questo proposito, Hannam e Knox propongono un utile prospetto di eventi che possono essere interpretati attraverso un processo di correlazione fra il dominio del banale e quello dello spettacolare se ad esempio, le riunioni di atletica che si tengono in molte città si situano nella categoria del “banale” per gli appassionati di sport, i giochi olimpici rappresentano invece un evento soddisfacentemente “spettacolare”. Tutto questo per dire che spazialmente questo dialogo fra “banale” e “spettacolare” ti esprime anche attraverso un riconoscimento del valore aggiunto incarnato dalla disponibilità e volontà a recarsi in loco, verso l’epicentro culturale di origine delle manifestazioni di cui si è goduto anche negli spazi del quotidiano si possono avere dunque assaggi di esperienze di alterità anche senza muoversi dei propri luoghi di residenza. SECONDO CAPITOLO - modalità di produzione e circolazione dell’immagine turistica: La guida turistica a stampa - processi di selezione del territorio: Le Guide, intese come volumi stampati, occupano un posto fisso nel bagaglio di qualsiasi turista sia che il turista si muova all'interno dei consolidati canali del turismo organizzato, sia che decida di avventurarsi
La guida turistica a stampa – cosa e come guardare: il potere insito nella guida turistica non è solamente quello dello scegliere che cosa nominare, facendo in questo modo apparire un determinato elemento all'interno dell'orizzonte turistico di riferimento. Essa In grado di influenzare anche modalità di spostamento all'interno dell'area geografica di destinazione in questo modo la guida contribuisce a determinare gli itinerari dei turisti attraverso il consiglio di muoversi con un determinato mezzo piuttosto che con un altro. Inoltre, le guide hanno il potere di influenzare le modalità dello sguardo riprendere il tema centrale dello sguardo che sta al centro della interpretazione 8secondo John Urry), la guida turistica è in grado di influenzare non soltanto il dove andare e quindi il cosa guardare, ma anche il come guardarlo. La guida turistica a stampa come elemento “turistogeno”: la guida turistica non è semplicemente un catalogo che, a seguito di un’aspra selezione della complessità territoriale, elenca i vari elementi da visitare in un determinato territorio. Attraverso il suo potere informativo, essa non solamente in grado di sottolineare determinate destinazioni e di escluderne altre, ma anche di creare destinazioni turistiche. Tale potere discrezionale riguarda soprattutto i servizi al turismo (come nel caso dei ristoranti o degli alberghi). Si è già osservato in precedenza come l'appetibilità turistica di un luogo sia fondata non solamente sulla dotazione di attrazione (sia essa legata ad aspetti ambientali naturalistici, paesaggistici oppure ad elementi culturali, artistici, storici e architettonici) ma anche sulla stessa presenza di flussi turistici. Un paesaggio appare consolidato come turistico a maggior ragione se è evidentemente popolato visitatori e dotato di infrastrutture chiaramente correlate alla loro presenza (negozi di souvenir, uffici informazioni, centri di assistenza). Stereotipi e cliché nelle guide turistiche a stampa: le guide turistiche a stampa, indipendentemente dalla tipologia a cui esse appartengono, sono inevitabilmente opere d'autore. Di conseguenza virgola non forniscono una visione oggettiva ma piuttosto un racconto e una narrazione del paese di cui si occupano. Tale racconto è inevitabilmente segnato da una logica etnocentrica
L’incarnarsi della selezione territoriale -la guida turistica come professione: È interessante che in diverse lingue sia la stessa parola “guida” a indicare da un lato il volume a stampa che contiene le notizie relative alla località di destinazione e dall'altro la persona che guida fisicamente i gruppi di turisti in loco, fornendo loro spiegazioni orali. Anche il lavoro della guida (intesa come persona), ti presenta fondamentalmente come un'opera di selezione e di semplificazione. L’altro e l’esotico sono spesso creati o comunque alimentati da quella sorta di mediatori turistici rappresentati dalle guide ed altri operatori locali. Nonostante le promesse, più o meno enfatizzate virgola di cataloghi e dépliant e sull’incontro con le popolazioni o quelle comunità, la realtà quotidiana del viaggio si basa soprattutto sulla relazione che il turista o il gruppo di turisti instaura con il proprio accompagnatore. vale tanto per i viaggi convenzionali quanto per il turismo responsabile. Le guide di alcuni paesi come a Timbuctu raccontano le località in quei compagni turisti non nel modo in cui le leggono loro, ma secondo i canoni della storia e dell’etnografia occidentali, più familiari ai visitatori. Molto spesso le guide venivano formate dal governo e costrette a seguire le direttive governative nelle scrivere il loro paese ad esempio tutto deve essere descritto come in armonia, non bisogna esplicitamente parlare di razza né di religione. Erik Cohen divide le guide turistiche in due categorie principali:
letteratura di viaggio e virgola come la letteratura di viaggio, contribuiscono a modellare il nostro sguardo ma con una differenza:
frontiera che veniva percepito principalmente come un limite e come un ostacolo per chi volesse vali carne i rilievi. Le montagne fanno la loro comparsa nell’immaginario occidentale medievale in quanto luoghi dei lezioni di cosmogonie antiche e caratterizzati da un'intensa religiosità, come testimonia il sorgere di numerosi santuari monasteri in quota. A partire dal quattordicesimo secolo, per arrivare fino al diciottesimo, durante la cosiddetta “piccola età glaciale” (un periodo climatico caratterizzato da temperature tendenzialmente inferiore alla media, da inverni lunghi e nevosi e da precipitazioni abbondanti), la montagna si configura con sempre maggior nitore come un paesaggio della paura, come un paesaggio popolato da mostri, Draghi, forze maligne che abitano il mondo dei ghiacciai. La difficoltà di percorrenza di questi luoghi e di rischi che un viaggio di attraversamento comportava viene percepita come anomale e costituiscono le basi materiali territoriali per la messa a fuoco nell’immaginario geografico collettivo di un mondo ostile. Definite e concepite come una sorta di immondizia della terra e sostanzialmente percepite come uno spazio inutile virgola le alpi per tutta l'età moderna provocano fondamentalmente repulsione. L’Immaginare iconografico che le raffigura enfatizza dunque la presenza di ostacoli come pareti rocciose, ghiacciai, muri di neve, burroni, pericoli come valanghe o frane e disagi come temperature rigide e strade dissestate. La Cartografia è di nuovo utile virgola in questa prospettiva, per comprendere quale sia la concezione del mondo montano nella modernità nei repertori cartografici cinquecenteschi e seicenteschi le montagne vengono rappresentate principalmente con quel classico simbolo che è stato definito “cono di talpa” proprio in virtù della somiglianza con i mucchietti di terra che le talpe lasciano nei campi. Il Carattere che viene sottolineato è nuovo la natura di barriera fisica nell’indifferenziata distesa dei mucchi di talpa, spiccano essenzialmente tre elementi: