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L'altro e l'altrove, Sintesi del corso di Geografia

Riassunto del libro "L'altro e l'altrove" di geografia interculturale

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 14/07/2021

vittoriac3
vittoriac3 🇮🇹

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L’ALTRO E L’ALTROVE:
INTRODUZIONE:
Il turismo è una delle più diffuse e frequentate pratiche moderne di incontro. Il turismo fatto di incontri con
persone diverse da quelle che incrociamo nella nostra routine quotidiana, con oggetti, costruzioni e
monumenti che non si trovano sulle nostre consuete marce giornaliere. il turismo quasi sempre implica una
rottura con la quotidianità tanto a livello di rapporti interpersonali quanto a livello spaziale e costringe ad
avere a che fare con un altro e un altrove. La conseguenza di tutto ciò e una modificazione delle nostre
capacità percettive. Eric J. Leed ci illustra che la mente del viaggiatore subisce modificazioni nel corso del
viaggio e alla fine in qualche modo una persona diversa.
Non sono però solo l'altro e l'altrove a condizionare il modo di vedere il mondo del turista, ma accade
anche il contrario. Infatti, il turista modifica ciò che lo circonda perché immagina e legge quei luoghi, quei
monumenti e quelle persone sulla base di una sua visione culturale l'immaginario condiziona fortemente
la nostra percezione. Così, il viaggio da scoperta, diventa così sempre più una forma di verifica per verificare
se il luogo che immaginiamo è realmente così.
A sua volta quell’immaginario in cui siamo immersi si fonda su una base di elementi culturali dati dalla
tradizione, dalle arti figurative e non, dalla pubblicità specializzata che accompagnano i rilanciano il nostro
sguardo e che condizionano la nostra maniera di guardare il mondo. Tutto ciò porta a modificare il modo di
leggere il paesaggio riportando tutto al pittoresco cioè alle forme della pittura e nasce così il gusto del bello
che applicato alle località turistiche ne ha modellato l'aspetto fisico, finendo per renderle simili a ciò che il
turista vuole realmente.
Quando parliamo di turisti, è necessario sottolineare che non esiste un solo sguardo del turista in senso
assoluto, bensì esso varia a seconda della società e del periodo storico in cui vive. Lo sguardo in qualunque
periodo storico costruito in relazione al suo contrario, a forme non turistiche di esperienze coscienza
sociale. L’occhio con cui guardiamo l'altro e l'altrove è sempre l'occhio di uno straniero, il quale vede solo
ciò che già conosce.
Uno degli elementi che più ha influenzato la costruzione di stereotipi è la letteratura, la quale ha finito per
condizionare in modo determinante la prospettiva sul mondo fuori dalla nostra casa. Tutto questo nasce da
quel processo messo magistralmente luce da Edward Said nel suo orientalismo le immagini dell’Oriente
non nasce da una visione oggettiva, ma da una costruzione che ha come chiavi di lettura l'occidente.
l'oriente non esisterebbe in quanto tale, ma in quanto rappresenta ciò che l'occidente non è.
Il Turismo porta ad una dicotomia oppositiva noi /loro e nella maggior parte dei casi il frutto di proiezioni di
carattere etnocentrico non c'è gruppo, comunità e popolo che non tende a pensarsi buono e migliore
degli altri.
Spazi e oggetti del turismo:
Il turismo possiede alcune analogie specifiche con la performance drammaturgica. In primo luogo, di spazi e
i tempi del turismo sono caratterizzati dalla loro funzione simbolica. Il turismo e messo in atto all'interno di
una specifica cornice simbolica alla quale ci si può conformare o che si può trasformare o ancora che si può
trasgredire. In secondo luogo, il turismo ha di norma luogo all'interno di spazi delimitati, ovvero spazi che
sono trasformati in paesaggi drammaturgici a servizio della performance turistica. In terzo luogo, in
prospettiva simile a quanto avviene nella performance drammaturgica, molti di questi spazi turistici
delimitati sono fortemente diretti e controllati da persone istituzioni che agisce da commediografi, registi e
personali di palcoscenico. Dean MacCannel ha coniato l'espressione messa in scena “autenticità” e
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L’ALTRO E L’ALTROVE:

INTRODUZIONE:

Il turismo è una delle più diffuse e frequentate pratiche moderne di incontro. Il turismo fatto di incontri con persone diverse da quelle che incrociamo nella nostra routine quotidiana, con oggetti, costruzioni e monumenti che non si trovano sulle nostre consuete marce giornaliere. il turismo quasi sempre implica una rottura con la quotidianità tanto a livello di rapporti interpersonali quanto a livello spaziale e costringe ad avere a che fare con un altro e un altrove. La conseguenza di tutto ciò e una modificazione delle nostre capacità percettive. Eric J. Leed ci illustra che la mente del viaggiatore subisce modificazioni nel corso del viaggio e alla fine in qualche modo una persona diversa. Non sono però solo l'altro e l'altrove a condizionare il modo di vedere il mondo del turista, ma accade anche il contrario. Infatti, il turista modifica ciò che lo circonda perché immagina e legge quei luoghi, quei monumenti e quelle persone sulla base di una sua visione culturale  l'immaginario condiziona fortemente la nostra percezione. Così, il viaggio da scoperta, diventa così sempre più una forma di verifica per verificare se il luogo che immaginiamo è realmente così. A sua volta quell’immaginario in cui siamo immersi si fonda su una base di elementi culturali dati dalla tradizione, dalle arti figurative e non, dalla pubblicità specializzata che accompagnano i rilanciano il nostro sguardo e che condizionano la nostra maniera di guardare il mondo. Tutto ciò porta a modificare il modo di leggere il paesaggio riportando tutto al pittoresco cioè alle forme della pittura e nasce così il gusto del bello che applicato alle località turistiche ne ha modellato l'aspetto fisico, finendo per renderle simili a ciò che il turista vuole realmente. Quando parliamo di turisti, è necessario sottolineare che non esiste un solo sguardo del turista in senso assoluto, bensì esso varia a seconda della società e del periodo storico in cui vive. Lo sguardo in qualunque periodo storico costruito in relazione al suo contrario, a forme non turistiche di esperienze coscienza sociale. L’occhio con cui guardiamo l'altro e l'altrove è sempre l'occhio di uno straniero, il quale vede solo ciò che già conosce. Uno degli elementi che più ha influenzato la costruzione di stereotipi è la letteratura, la quale ha finito per condizionare in modo determinante la prospettiva sul mondo fuori dalla nostra casa. Tutto questo nasce da quel processo messo magistralmente luce da Edward Said nel suo orientalismo le immagini dell’Oriente non nasce da una visione oggettiva, ma da una costruzione che ha come chiavi di lettura l'occidente. l'oriente non esisterebbe in quanto tale, ma in quanto rappresenta ciò che l'occidente non è. Il Turismo porta ad una dicotomia oppositiva noi /loro e nella maggior parte dei casi il frutto di proiezioni di carattere etnocentrico  non c'è gruppo, comunità e popolo che non tende a pensarsi buono e migliore degli altri. Spazi e oggetti del turismo: Il turismo possiede alcune analogie specifiche con la performance drammaturgica. In primo luogo, di spazi e i tempi del turismo sono caratterizzati dalla loro funzione simbolica. Il turismo e messo in atto all'interno di una specifica cornice simbolica alla quale ci si può conformare o che si può trasformare o ancora che si può trasgredire. In secondo luogo, il turismo ha di norma luogo all'interno di spazi delimitati, ovvero spazi che sono trasformati in paesaggi drammaturgici a servizio della performance turistica. In terzo luogo, in prospettiva simile a quanto avviene nella performance drammaturgica, molti di questi spazi turistici delimitati sono fortemente diretti e controllati da persone istituzioni che agisce da commediografi, registi e personali di palcoscenico. Dean MacCannel ha coniato l'espressione messa in scena “autenticità” e

“autenticità rappresentata” molto efficace per cogliere le complesse valenze di duplicazione del reale e di rappresentazione iconografica che sono connaturate all' azione turistica. Il concetto di performance turistica, e si pone in linea di continuità concettuale quella metafora teatrale, tutto linea opportunamente la varietà delle motivazioni e delle azioni che sottendono la pratica turistica. Nell’accezione di turismo adottate in questa sede, il valore dell'alterità evidenziato come un motore principale per lo spostamento a fini ricreativi. La ricerca del contatto con gli altri e dell’esperienza dell’altrove è presa come motivazione primaria per la scelta di partire e per selezionare una specifica destinazione. PRIMO CAPITOLO - le immagini del turismo: Lo spazio turistico come immagine immediatamente accessibile: possiamo affermare con una certa sicurezza che l’attrattività turistica è fondata sul repertorio di immagini. Jean-Marie Miossec 30 anni fa scriveva che “lo spazio turistico è prima un'immagine”, ma con immagine intendeva un concetto ancora saldamente ancorato al repertorio iconografico classico formato da fotografie, riproduzioni pittoriche, cartoline e diapositive. Il viaggio dell’iconauta si è evoluto ulteriormente non solo grazie ad un ampliamento dei repertori iconografici, ma grazie anche all' introduzione di nuove tecniche di produzione, comunicazione e archiviazione delle immagini. Anche per quanto riguarda il mondo dell’iconografia turistica, la rivoluzione digitale sembra avere avuto modo di notevoli diversificate conseguenze, fra le quali si possono menzionare:

  • la moltiplicazione delle immagini prodotte in virtù dei minori costi derivati dall' abbandono dell’uso delle pellicole. Infatti, l'immagine virtuale conservata come file all'interno del computer osservata solamente su supporti digitali e fondamentalmente priva di costi e il numero di scatti fotografici si è esponenzialmente moltiplicato.
  • l'accessibilità pubblica di queste immagini è aumentata dismisura grazie a internet. L’immagine prima aveva una circolazione limitata. ora è potenzialmente accessibile a chiunque in qualunque parte del mondo.
  • la velocità di circolazione delle immagini è aumentata vertiginosamente. Il tempo che intercorre a Il momento in cui un immagine è stata scattata il momento in cui essa è virtualmente comunicabile accessibile per via telematica si è ridotto a zero. L’immagine preesiste all’’esperienza reale del luogo: Il nome di una città è in grado di evocare un mondo di rappresentazioni anche presso un pubblico che non può contare su alcuna esperienza diretta dei luoghi in questione  l'immagine turistica preesiste al viaggio. La spinta motivazionale attrattiva del repertorio iconografico fatto circolare attraverso i mass media, non si esaurisce in messa a fuoco dei fattori di attrazione che finiscono per attrarre un turista in una destinazione specifica piuttosto che in un'altra. Lw immagini tendono anche a guidare l'esperienza reale.  non solo si sceglie di andare in un luogo perché la sua immagine è risultata attraente, ma una volta giunti in loco ti andranno a vedere i monumenti e i punti di riferimento che erano rappresentati nelle immagini viste prima di partire. È così che il turismo rappresenta oggi una delle principali industrie del pianeta. Nell’economia mondiale ti colloca come seconda voce dello scambio economico globale, dopo il settore energetico e alla pari con l'industria automobilistica. I turisti costituiscono quindi una componente non irrilevante di quella vasta rete di flussi globali che mette in movimento e in contatto tra loro persone e idee  i flussi danno vita nuovi

la messa a fuoco di un immagine turistica non è un fenomeno completamente controllabile e manipolabile dagli operatori del settore o dagli amministratori pubblici senza timore di interferenze esterne. per comprendere la profondità e la complessità dell’immagini turistica, si può fare una distinzione tra:  “personalità di un luogo” = è legata ad elementi concreti e di lunga inerzia  “identità di un luogo” = è strettamente correlata al dibattito mas mediatico e al mondo della comunicazione. Le forme e le apparizioni dei linguaggi iconografici legati al turismo, su le quali si basa il consolidamento delle immagini promozionali, sono multiple  il concetto di immagine turistica e quindi obbligatoriamente una voce da declinare al plurale. Non sono solo i produttori ad essere responsabili della complessità delle immagini turistiche, bensì anche la varietà sociologica e la personalità stessa del destinatario della comunicazione turistica mantengono un ruolo considerevole nella formazione dell’immagine della destinazione turistica. Pertanto, la messa a fuoco dell'immagine turistica è un'operazione che può essere influenzata attraverso specifiche strategie comunicative che contribuiscono a “lubrificare” quella che viene definita una “ convergenza di culture ”. A maggior ragione, quando al marketing turistico si affianca l'elaborazione di strategie di marketing territoriale, quest'ultimo così come il marketing turistico si fonda sulla promozione dell’identità di uno specifico territorio e per questo motivo si fa produttore di immagini. Fra i molti esempi possibili di campagne di promozione legati all'immagine di una città, uno dei più studiati è relativo al Glasgow: all'inizio degli anni 80 del 900 aveva bisogno di rinnovare la propria immagine che era stata ingrigita dalla nomea di Expo industriale in piena crisi socioeconomica. A seguito della campagna “Glasgow’s Miles Better” lanciata nel 1983, inizia un processo di rivitalizzazione urbana che portò anche a interventi di valorizzazione architettonica e risanamento.  da qui si può dire che l'immagine di un luogo cambia a partire da una campagna di promozione di marketing, che contribuisce a orientare gli sforzi di valorizzazione portati avanti nella pianificazione urbanistica e territoriale. Quando si va a creare l'elenco di convergenze promozionali si alternano senza soluzione di continuità materiale a stampa, elementi monumentali come i musei, immagini legate a programmi televisivi ed esercizi commerciali, ai quali si potrebbero aggiungere anche ambientazioni cinematografiche, documentari, nomi di ristorazione ecc.  i componenti materiali e immateriali si incontrano collaborando all'interno del medesimo portato informativo e comunicativo, mischiando reale e finzione/testimonianza documentaria e rivisitazione turistica. Il messaggio a far arrivare al pubblico dei turisti, in questo modo, moltiplica i propri ambiti semantici di apparizione e crea circuiti associativi che tendono a rafforzare il messaggio promozionale. L’efficacia di questa strategia comunicativa risiede nella semplicità e nella ripetitività del marchio oggetto di promozione. Questa associazione promozionale funziona come un utile modalità per descrivere qualcosa e circolerà attraverso mezzi di comunicazione che devono essere attrattivi e condivisi da un grande numero di persone. Il potere di convincimento delle immagini turistiche non agisce solamente all'interno del contesto spaziale della meta di destinazione, bensì si avvale anche di messaggi scanditi secondo un percorso di progressivo avvicinamento, il quale ha il compito di precedere l'arrivo nella meta di destinazione. Le distanze liquide del mondo turistico: L’Interesse nei confronti dell'altro e dell'altrove si manifesta soprattutto attraverso una distanza, che si può declinare in diverse direzioni. Essa può essere  distanza fisica= distanza intesa come lontananza  possiamo far riferimento alle molte mitologie che si basano proprio sulla consapevolezza della distanza dell’oggetto del desiderio. il mito dell’esotismo si fonda proprio su un senso della “diversità” culturale e geografica.

Sagrada Familia a Barcellona I monumenti principali di una città si prestano, nell'ottica della promozione turistica, ad assumere il ruolo di:

  • punti di riferimento dell'immaginario turistico (landmark)
  • Partes pro-toto della complessità territoriale, di icone facilmente riconoscibili  La progressiva tecnologizzazione delle forme turistiche ha condotto ad un progressivo e sempre più accelerato percorso verso l'addomesticamento delle forme di attraversamento delle distanze spaziali attualmente il viaggio non viene più associato a lunghe giornate bensì l'esposizione alle immagini dell'altrove avviene in tempi molto più contratti e la distanza temporale si è sempre di più divaricata dalla distanza spaziale, in quanto i tempi di attraversamento dello spazio non sono più relativamente regolari ma definiscono piuttosto una geografia ampliamente irregolare che si basa sullo sviluppo di infrastrutture di trasporto veloci e sull’organizzazione logistica delle compagnie di trasporto. Al Giorno d'oggi si è fatta largo come protagonista un'altra forma di distanza (e si differenzia dalla distanza spaziale e da quella temporale):  distanza economica = l'esplosione delle forme di trasporto low cost (pullman, treni o aerei) ha ridisegnato anche la carta delle distanze economiche a differenti scale geografiche. La multiscalarità dell’immagine turistica: Le Immagini territoriali correlate all' attrattività turistica possano consolidarsi su diverse scale territoriali, a partire da quella continentale per arrivare a quella municipale. Lo spettro di dimensionale viene intercettato a diversi livelli:
  • scala continentale= mitologie, connotazioni storico politiche, immagini territoriali
  • dimensione nazionale
  • dimensione regionale Un esempio e legato alle immagini collettive legate all'idea di “orientalismo” il marketing di attrazione utilizza queste immagini anche a decenni di distanza dallo loro disamina critica iniziata proprio con i lavori dello studioso palestinese Said negli anni 70 del 900. i concetti utilizzati da Said nell’analisi della costruzione del mito dell’Oriente nelle società occidentali si possano applicare ad una vasta area geografica, che si estende dal Nord Africa fino all' Asia centrale e meridionale. L' operatività degli immaginari turistici a diverse scale scivolano dall'alto verso il basso (in senso di ampiezza geografica e non di importanza gerarchica) oppure dal basso verso l'alto (dalle specificità del municipale

Oltre che nella dimensione “verticale” (che riguarda la sopravvivenza attraverso il tempo), il successo di un immagine turistica può essere misurato dalla sua capacità di espandere la propria icona in “orizzontale” (in altri campi che non siano quello della promozione turistica). Il repertorio iconografico serve a rendere identificabili le macroaree geografiche di destinazione, in qualche modo diventano portatrici di specifici valori di attrazione ovviamente il processo di consolidamento di questo repertorio di immagini turistiche adotta un ottica selezionante che tende a identificare alcuni elementi rispetto ad altri, in base alla loro riconoscibilità e spendibilità sul mercato della promozione. Gli atlantici geografici non sono necessariamente universali, ma possono far riferimento a specificità culturali tipiche dei mercati a cui sono destinati, oppure a specifiche categorie sociali identificate in base all'età del turista, al sesso, a livello d'istruzione , alla condizione familiare e all'orientamento sessuale  questo significa che le immagini e il linguaggio scelto per promuovere una determinata meta possono essere diverse a seconda che siano destinati ad un pubblico piuttosto che ad un altro. Le immagini della natura: Una prima grande tipologia di immagini componenti il catalogo iconografico del turismo attinge al mondo della natura la natura riporta apparizioni che possono far parte del repertorio iconografico e turistico (montagne innevate, cascate, distese di ghiaccio, mare…). Le immagini turistiche provenienti dalla natura mostrano paesaggi imponenti, vasti e di sovrabbondante dimensionalità  la natura viene rappresentata in questo modo come un mondo potente, un luogo “altro” rispetto la regolata misura del mondo antropizzato. La distanza tra la società in cui viviamo e la natura offre una giusta misura per fortificare il senso di “alterità” costituisce un valore costitutivo dell’attività turistica. L’altrove naturale come altrove temporale: L'alterità proposta attraverso le forme della natura si connota certamente come spaziale, ma anche come un’alterità temporale  immagini delle forze della natura all'opera rimandano ad una dimensione in un certo senso “senza tempo” o meglio ancora, “fuori dal tempo”. I topos della natura sono i quattro elementi fondamentali della tradizione

  1. aria
  2. acqua
  3. fuoco
  4. terra L’altrove come spazio mitico dell'ignoto - fra scoperta e invenzione del luogo turistico: il fascino della destinazione turistica è basato sul fatto che è di norma più “appetibile” no chi appare più diverso l'altrove si configura come una dimensione potenziata se si considera come una zona sconosciuta e non ancora toccata dallo sguardo dei “conquistatori”, cioè i turisti. Lo Spazio considerato più “altro” e quello incarnato da uno spazio vergine, non ancora toccato dall’occhio umano. La Mitologia dell'inesplorato alimenta ancora, attraverso un meccanismo di contaminazione verso il basso, anche il mondo del turismo. Oggi non ci si trova più di fronte a spazi sconosciuti, tuttavia il mito della scoperta alimenta ancora il fascino dell'altrove turistico. Con La nascita del turismo, gli uomini hanno scoperto territori lontani e che fino a quel momento venivano considerati “bianchi” e vergini. Una volta che un luogo è stato effettivamente scoperto dagli esploratori provenienti dal mondo occidentale e posto con i dovuti dettagli nel planisfero, inizia una lenta opera di conquista e di addomesticamento che porta i primi flussi turistici e poi via via un consolidamento

dell’offerta turistica nell’area  la località cessa dunque progressivamente di essere uno spazio bianco nel planisfero turistico. Tale sviluppo può poi eventualmente procedere verso la formazione di vere e proprie località turistiche. È da qui che nasce la dicotomia tra turista e viaggiatore:  turista= categoria squalificata da chi si reputa non massificato immune dall' accusa di introdurre rapporti esclusivamente mercantili all'interno del viaggio. Non è impegnato culturalmente e viaggia per DIVERTIMENTO. Un’altra definizione è che il turista parte sapendo quando torna.  Viaggiatore= uomo impegnato a capire a fondo le realtà che vanno a scoprire, spinti da interessi di conoscenza e contrapposti alla massa che tende a banalizzare il mondo. È impegnato culturalmente e viaggia per CONOSCERE. Il Viaggiatore parte e non si focalizza sul tempo prefissato. il turista stereotipato in negativo viene creato dal viaggiatore come sua antitesi. Al giorno dopo, potremmo dire che il viaggiatore e il turista non sono la stessa persona, ma il turista scrive durante il viaggio per sentirsi viaggiatore. L’immaginario turistico come ritorno alla natura: Immaginario turistico spesso intercetta un senso di desiderio di ritorno alla natura. Le incarnazioni del mondo naturale funzionano come perfette bandiere identitarie, spesso in grado di far confluire in un'unica direzione l'immaginario dei turisti e quello dei residenti in una nazione. Le connotazioni legate al ritorno alla natura, cui si rifanno certi messaggi pubblicitari, sono particolarmente attive in relazione ad alcune forme di turismo di settore come ad esempio il turismo salutista, il turismo spirituale, il turismo naturalistico. Fra archetipi della natura e incarnazioni geograficamente localizzate: l'aspetto ambientale dell'iconografia turistica può essere declinato in due direzioni

  1. in riferimento ad una categoria primaria di tipologia geografica (montagna, mare, lago)questo repertorio affonda in categoria generalizzanti, le cui apparizioni possono avvenire in diverse parti del pianeta.
  2. il riferimento ad una singola e specifica riconoscibile emergenza (cascata, parete di roccia, picco, spiaggia) questa categoria rinvia ad una identificazione precisa degli elementi territoriali (non la montagna, ma UNA montagna precisa…) Alla base del fascino dell’altrove, oltre ad un repertorio iconografico legato ad immagini paesaggistiche, ci può anche essere un repertorio verbale cioè fatto di parole chiave forte matrice geografica (ad esempio “il turismo avventuroso” per indicare il turismo africano). Il repertorio iconografico ed il repertorio verbale possono spesso legarsi per trovare similitudini promozionali esplicite o denominazioni  “cascate belle imponenti o maestose” per indicare le cascate del Niagara. Mondo naturale e immagine turistica globale: La dimensione naturalistica dell'iconografia turistica è assimilabile a quella che Jean-Marie Miossec chiama come “immagine globale” del turismo, che, secondo le parole del geografo francese corrisponde ad aspirazioni profonde, ad archetipi che superano il comportamento turistico a livello regionale e nazionale e corrispondono piuttosto a imperativi biologici territoriali dell'uomo. Questo insieme di “aspirazioni

In alcuni casi l'immagine globale di un luogo assume appetibilità turistica in virtù di uno scarto legato ad una delle proprietà caratterizzanti. Un caso tipico è rappresentato dalla ricerca di temperature più calde per l'utilizzo degli spazi aperti e delle risorse ambientali l'offerta di un clima mite e di temperatura adatta la vita all'aria aperta per la maggior parte dell'anno rappresenta una delle caratteristiche più appetibili delle destinazioni turistiche del bacino Mediterraneo (soprattutto agli occhi dei turisti dall’Europa centrale e settentrionale). Ciò significa che il turista viene attratto da un elemento geografico che non è presente nel proprio territorio di appartenenza  ad esempio il lago per i tedeschi incarna alla perfezione un motivo di attrazione fondamentale in un contesto climatico Mediterraneo, oppure il caldo torrido della Spagna che è elemento di attrazione per gli inglesi. TRE IMMAGINI DI MIOSSEC PER ATTIRARE I TURISTI:

1. IMMAGINI DEL PASSATO Le immagini del passato: Miossec crede che non sia però solamente la dimensione ambientale ad offrire immagini territoriali per la costruzione dell'immagine di un "altrove”. Un altro grande repertorio di iconografia promozionale proviene dal patrimonio storico, architettonico e artistico di una nazione. Da quel complesso sistema di eredità storiche che le epoche precedenti hanno lasciato alla contemporaneità, sembra che tutto ai nostri giorni debba essere in qualche modo antico per essere interessante agli occhi del turista.  Il passato è un altrove perfetto. A questo proposito, il senso dell’altrove si misura in due direzioni differenti e complementari:

  1. Dislocazione fisica= da una parte la storia permette l’affacciarsi alla contemporaneità di specifiche differenze legate ai percorsi temporali e alle tradizioni culturali espresse nei diversi paesi  il turista è in un paese straniero, lontano dal suo di appartenenza
  2. Presa di distanza conseguente al riconoscimento di una diversità dei percorsi storici riconoscere che nell’altrove il passato è diverso Il turista cerca la storia  infatti, il turismo dei patrimoni culturali si alimenta della nostalgia per il passato e del desiderio di esperienze di paesaggi e forme culturali. Il modo del turista di leggere un paesaggio è storicizzato e quindi condizionato dalla presenza in segni forti come monumenti, siti archeologici, musei d'arte, architettura religiosa e civile. L’elemento in grado di unire l'eredita che proviene dal passato e il mondo contemporaneo, mettendo direttamente in connessione le due scale temporali, è il concetto di patrimonio (heritage). Il patrimonio riguarda l'applicazione creativa di significato e di senso ai luoghi, con la finalità di creare interesse per il turismo storico. Differenza tra beni ambientali e patrimonio artistico/culturale: Analizzando le varie tipologie dell'immagine turistica, e necessario sottolineare la differenza tra la categoria dei beni ambientali e quella del patrimonio.
  • Bosco/montagna /lago o fiume = elementi comprensibili immediatamente, nella loro funzione di base e nelle loro primarie caratteristiche d'identità a tutti i fruitori di un'esperienza di alterità geografica
  • patrimonio storico architettonico= ti può giovare in maniera più incisiva di specifici codici di lettura perché rimanda necessariamente alla storia. Questo tipo di patrimonio deve essere interpretato senza l'aiuto di una guida si farebbe fatica a riconoscere le funzioni, l'epoca di costruzione , le destinazioni di uso e significati simbolici di molti degli elementi che compongono il patrimonio storico di un'area. Il catalogo del passato: L'immagine tradizionale si alimenta della progressiva stratificazione della storia di un territorio. L’interesse può essere focalizzato su un periodo storico piuttosto che su un altro. La tendenza però è quella di passare attraverso un processo di sostanziale semplificazione e quindi di individuare un epoca e di presentarla come principalmente significativa. La selezione delle vicende che hanno coinvolto una certa area geografica avviene attraverso il meccanismo di semplificazione e di riduzione = di uno stato, regione o singola località scelgono una o due periodi considerati maggiormente significativi in ambito culturale e monumentale, e su di essi si costruiscono le immagini turistiche di attrazione (esempio: piramidi per l’Egitto). Scegliere l’immagine storica più significativa per costruire le immagini turistiche di un determinato luogo, implica tornare al passato. L’immagine tradizionale del paese è prevalentemente legata a quella determinata epoca storica a cui appartiene (esempio: il centro di Firenze è un'icona internazionalmente riconosciuta dell'architettura tardo medievale rinascimentale italiana. Nonostante si possano sperimentare all'interno Di Firenze interessanti percorsi di esplorazione del patrimonio architettonico ottocentesco e novecentesco, il marchio di immagine che attrae milioni di turisti in questa città è legato ai principali monumenti rinascimentali). L’immagine tradizionale si deve depositare lentamente e si deve consolidare progressivamente. Accade raramente che un immagine storica riguarda periodi molto vicini nel tempo quando accade si tratta spesso di eventi tragici o bellici (sbarco in Normandia, nel nord della Francia, avvenuto durante la Seconda guerra mondiale). 2. TRADIZIONE DI VITALITA’ Passato storico e passato turistico: la seconda dimensione legata all'immagine tradizionale di Miossec si configura in un certo senso come una profezia auto avverante = una località sviluppa un immagini di appetibilità turistica in base alla propria stessa tradizione di vitalità in questo settore. Riuscire a dimostrare che il turismo è storicamente radicato in una determinata area, conferisce una sorta di pedigree, date stato di qualità alla destinazione stessa. La storia turistica di una località nei solidifica il potenziale di attrazione, sulla base di un principio tautologico secondo qui se qualcosa è stato turistico un tempo ci sono buone chances che lo sia o che perlomeno lo possa essere anche oggi. Il repertori delle immagini di attrazione affondano allora negli archivi della storia del turismo si recuperano manifesti della belle epoque, si rispolverano fotografie o quadri antichi che ritraggono le pratiche turistiche del passato, si riattivano caratteri tipografici e immagini tipicamente primo novecenteschi (esempio. Rimini, Chiavari…). Da qui, possiamo dire che un luogo non è solamente appetibile perché è dotato di un patrimonio storico monumentale che vale la pena visitare, ma mostra anche una illustre storia di visitatori nel passato. Passato indistinto, passato specifico -per una top 10 della storicità: In maniera simile a quanto avviene nel campo delle immagini naturali, anche nel repertorio che si affida alla tradizione storica si distinguono immagini generiche che rimandano ad un patrimonio architettonico e monumentale genericamente e visibilmente antico da immagini che si focalizzano su un singolo landmark

Ciascuno Di questi tre strati conoscitivi contribuisce a moltiplicare i colori e le tonalità con le quali un territorio può essere percepito e riprodotto nelle operazioni di marketing come in un biglietto da visita nell’immagine turistica occorre selezionare l'informazione, gli strumenti adatti alla comunicazione, invogliare al contatto e proporre una connotazione piacevole attraente. L’immagine cristica deve essere comunicata in termini sintetici e deve essere al contempo utilmente efficace. Alle immagini turistiche si può assegnare quella che Franco farinelli, parlando del concetto di paesaggio, definisce “arguzia” = la sua doppia natura di realtà territoriali tangibile e di universo di immagini e di rappresentazioni. L’incontro con l’altro: Nel caso degli immaginari naturalistici e storici analizzati nei paragrafi precedenti, la promozione turistica agisce tramite codici ben collaudati per il mondo occidentale. Le bellezze naturali e le testimonianze architettoniche storiche non sono certo una novità per il turista europeo o americano, abituato a ritrovarle anche nel proprio contesto di vita -qualcosa cambia in ambito turistico quando ci si trova di fronte alla questione etnica. Il turismo che privilegia all'incontro con popolazioni altre non rappresenta certamente un fenomeno di massa, al contrario sono pochi coloro che prediligono questo tipo di viaggio rispetto a chi si dedica alla visita di monumenti o parchi. Quando ci si trova visitare un villaggio, il rapporto con l' esotico cambia registro per quanti suoi abitanti possano con i loro abiti ,architettura ,culti che lingua esprimere la distanza culturale che li separa da noi e per quanto il nostro panorama mentale precostruito li abbia spesso ridotti a rappresentanti di un esotismo desiderato, essi non di meno sono esseri umani inevitabilmente “culturali” non possono essere relegati problematicamente né nell’ambito di una natura aliena all'umanità né in quello di un passato scomparso. Sono lì davanti a noi: diversi ma non propriamente estranei. Il Rapporto con altri esseri umani pone quindi problemi inevitabili che vanno anche al di là dello scontato divario economico esistente tra il turista e il nativo. Il turista è affamato di emozioni e le emozioni non si nutrono di elementi razionali oggettivi, ma si muovono sul piano intimo e personale e nasce dallo stupore di fronte alla stranezza del mondo. È Per questo che gli operatori turistici, al fine di rendere più appetibili le mete etnografiche, danno spesso vita ad una vera e propria costruzione iconografiche lessicale del selvaggio o dell’esotico addomesticato. l’altro esiste ma sarebbe meno “altro” se non ci fosse da parte nostra una costruzione della sua diversità. Ciò significa che il marketing turistico costruisce dépliant, opuscoli di viaggio ecc con immagini turistiche che ritraggono paesi lontani come oscuri, selvaggi che invoglia il turista a viaggiare per conoscere quelle terre così misteriose ai suoi occhi. Da qui deriva la manipolazione dell’immaginario turistico, vale a dire che la fotografia manipola i turisti affinché essi si facciano una idea di mistero e di estraneità fino ad arrivare a viaggiare per conoscere (marketing turistico) e per soddisfare il turista, il quale è alla ricerca di posti “altri” da conoscere e incontaminati.

Attraverso questa foto del mercato di Natitingou (Benin), vediamo una bancarella di oggetti di plastica normalmente utilizzati dagli abitanti del luogo. È una immagine che non comparirà mai su un dépliant turistico, dove si tende a depurare ogni veduta da qualsiasi elemento contaminante che richiami la modernità le popolazioni di quelle terre devono essere pure e incontaminate, congelate in un presunto passato. L’altro e l’altrove in movimento: I fenomeni di globalizzazione, correlati ad una forte intensificazione degli scambi immateriali e materiali fra i più lontani angoli del pianeta, hanno avuto fra le molte conseguenze anche una crescita di complessità nel rapporto fra la dialettica turistica fondata su un “vicino” legato alla prossimità del quotidiano e un “altro /altrove”. L’accresciuta mobilità delle persone a scala globale e l’aumentata disponibilità di merci provenienti da tutto il mondo i mercati anche fisicamente, oltre che culturalmente distantissimi, ha reso molto meno distinti i confini con l'altro e con l'altrove che sempre più di frequente può essere incontrato anche sulla storia della propria casa e nello spazio frequentato all'interno dei rituali della quotidianità. In ultimo, a crescere esponenzialmente, nel corso degli ultimi anni è stata l'accessibilità ai cosiddetti paesaggi mediatici  i paesaggi mediatici si riferiscono sia alla distribuzione delle capacità elettroniche di produrre diffondere informazione (giornali, riviste, stazioni televisive), sia alle immagini prodotte da questi media. Oggi, infatti, è possibile trovarsi all'estero e poter continuare ad ascoltare le radio del proprio paese di origine attraverso gli streaming su internet oppure guardare i programmi televisivi attraverso i canali satellitari eccetera. Questo nuovo livello di accessibilità ha condotto a sempre più frequenti contaminazioni fra le due dimensioni del “qui” e del “là”. Questo nuovo status di villaggio globale ha acquisito dalla società contemporanea ha influenzato ovviamente anche il mondo del turismo, rendendo sempre più vicine e accessibili le immagini dell'altro e dell'altrove quando non portando elementi di alterità nel cuore della vita quotidiana. Gli esempi più eclatanti sono legati alla moltiplicazione dei ristoranti etnici chi offrono oggi l'opportunità di consumare in loco ingredienti e cibi che prima potevano essere gustati solo nel paese di origine/ negozi etnici che sono apparsi anche in contesti urbani italiani. In questo senso, grazie processi di contatto interculturale innescati dalla globalizzazione, sia reso più complesso e integrato il rapporto fra “banalità della vita quotidiana” e “esoticiità dell’esperienza turistica”. Gli interscambi e le permeabilità reciproche fra immagini culturali e pratiche del turismo avvicinano sempre di più le azioni turistiche al complesso reame del tempo libero. A questo proposito, Hannam e Knox propongono un utile prospetto di eventi che possono essere interpretati attraverso un processo di correlazione fra il dominio del banale e quello dello spettacolare se ad esempio, le riunioni di atletica che si tengono in molte città si situano nella categoria del “banale” per gli appassionati di sport, i giochi olimpici rappresentano invece un evento soddisfacentemente “spettacolare”. Tutto questo per dire che spazialmente questo dialogo fra “banale” e “spettacolare” ti esprime anche attraverso un riconoscimento del valore aggiunto incarnato dalla disponibilità e volontà a recarsi in loco, verso l’epicentro culturale di origine delle manifestazioni di cui si è goduto anche negli spazi del quotidiano  si possono avere dunque assaggi di esperienze di alterità anche senza muoversi dei propri luoghi di residenza. SECONDO CAPITOLO - modalità di produzione e circolazione dell’immagine turistica: La guida turistica a stampa - processi di selezione del territorio: Le Guide, intese come volumi stampati, occupano un posto fisso nel bagaglio di qualsiasi turista sia che il turista si muova all'interno dei consolidati canali del turismo organizzato, sia che decida di avventurarsi

La guida turistica a stampa – cosa e come guardare: il potere insito nella guida turistica non è solamente quello dello scegliere che cosa nominare, facendo in questo modo apparire un determinato elemento all'interno dell'orizzonte turistico di riferimento. Essa In grado di influenzare anche modalità di spostamento all'interno dell'area geografica di destinazione  in questo modo la guida contribuisce a determinare gli itinerari dei turisti attraverso il consiglio di muoversi con un determinato mezzo piuttosto che con un altro. Inoltre, le guide hanno il potere di influenzare le modalità dello sguardo  riprendere il tema centrale dello sguardo che sta al centro della interpretazione 8secondo John Urry), la guida turistica è in grado di influenzare non soltanto il dove andare e quindi il cosa guardare, ma anche il come guardarlo. La guida turistica a stampa come elemento “turistogeno”: la guida turistica non è semplicemente un catalogo che, a seguito di un’aspra selezione della complessità territoriale, elenca i vari elementi da visitare in un determinato territorio. Attraverso il suo potere informativo, essa non solamente in grado di sottolineare determinate destinazioni e di escluderne altre, ma anche di creare destinazioni turistiche. Tale potere discrezionale riguarda soprattutto i servizi al turismo (come nel caso dei ristoranti o degli alberghi). Si è già osservato in precedenza come l'appetibilità turistica di un luogo sia fondata non solamente sulla dotazione di attrazione (sia essa legata ad aspetti ambientali naturalistici, paesaggistici oppure ad elementi culturali, artistici, storici e architettonici) ma anche sulla stessa presenza di flussi turistici. Un paesaggio appare consolidato come turistico a maggior ragione se è evidentemente popolato visitatori e dotato di infrastrutture chiaramente correlate alla loro presenza (negozi di souvenir, uffici informazioni, centri di assistenza). Stereotipi e cliché nelle guide turistiche a stampa: le guide turistiche a stampa, indipendentemente dalla tipologia a cui esse appartengono, sono inevitabilmente opere d'autore. Di conseguenza virgola non forniscono una visione oggettiva ma piuttosto un racconto e una narrazione del paese di cui si occupano. Tale racconto è inevitabilmente segnato da una logica etnocentrica

  • occidentale se rivolta verso i paesi del Sud del mondo
  • nazionale se si rimane nell'ambito occidentale Ci Accorgiamo più facilmente della misura dell’etnocentrismo correlato alla comunicazione turistica nel momento in cui ci mettiamo a leggere guide relative al paese in cui si è nati, o quello nel quale si risiede da lungo tempo redatte da autori stranieri. Lo guardo dall'esterno, produce testi diretti ad una utenza straniera, intercetta pressoché inevitabilmente i repertori di stereotipi e di luoghi comuni sottesi alle diverse immagini nazionali o regionali. Lo sguardo esterno produce interessanti diversità prospettiche, che aiutano a relativizzare i punti di vista comprendendo che i significati di certi comportamenti e di certe scelte sono differenti a seconda del contesto nel quale si trovano ad operare  ad esempio nell’edizione originale di una nota guida su Firenze, l'autore australiano segnalava tra i due migliori ristoranti della città un locale di cucina cinese. Senza nulla togliere alla qualità di quel ristorante, agli occhi di un turista italiano una proposta del genere risulterebbe piuttosto insolita e non a caso nella versione italiana della medesima guida, le proposte gastronomiche sono state riviste in ottica nazionale.

L’incarnarsi della selezione territoriale -la guida turistica come professione: È interessante che in diverse lingue sia la stessa parola “guida” a indicare da un lato il volume a stampa che contiene le notizie relative alla località di destinazione e dall'altro la persona che guida fisicamente i gruppi di turisti in loco, fornendo loro spiegazioni orali. Anche il lavoro della guida (intesa come persona), ti presenta fondamentalmente come un'opera di selezione e di semplificazione. L’altro e l’esotico sono spesso creati o comunque alimentati da quella sorta di mediatori turistici rappresentati dalle guide ed altri operatori locali. Nonostante le promesse, più o meno enfatizzate virgola di cataloghi e dépliant e sull’incontro con le popolazioni o quelle comunità, la realtà quotidiana del viaggio si basa soprattutto sulla relazione che il turista o il gruppo di turisti instaura con il proprio accompagnatore. vale tanto per i viaggi convenzionali quanto per il turismo responsabile. Le guide di alcuni paesi come a Timbuctu raccontano le località in quei compagni turisti non nel modo in cui le leggono loro, ma secondo i canoni della storia e dell’etnografia occidentali, più familiari ai visitatori. Molto spesso le guide venivano formate dal governo e costrette a seguire le direttive governative nelle scrivere il loro paese  ad esempio tutto deve essere descritto come in armonia, non bisogna esplicitamente parlare di razza né di religione. Erik Cohen divide le guide turistiche in due categorie principali:

  1. pathfinding= sono perlopiù guide geografiche che aiutano il turista a trovare l’itinerario in luoghi difficili e lo rendono più accessibile, come ad esempio in montagna o nei deserti
  2. mentoring = hanno un ruolo pedagogico, possono selezionare gli oggetti di interesse secondo il loro gusto personale. Le guide non sono più traduttori delle culture altre, ma sono diventati interpreti e istruiscono i turisti su dove guardare virgola che cosa cercare e quando farlo. Le guide finiscono così per costruire dei fondali, degli scenari attorno a quella che MacCannell chiama staged authencity= autenticità rappresentata  dalle espressioni è stata utilizzata in riferimento alle risposte che alcuni popolazioni del Sud del mondo o minoranze di paesi del nord, forniscono alla domanda di cultura e di tradizione dei nuovi turisti e al loro desiderio di partecipazione. Questi i turisti sono spinti dal desiderio di vedere la vita come viene realmente vissuta dai nativi  essere almeno per un giorno uno di loro significa condividere le zone retrostanti con loro. questo processo di creazione e di visualizzazione della diversità culturale ricorda, per certi versi, quanto accade a casa nostra con i mediatori culturali, i quali imperfetta buona fede e per fini certamente apprezzabili, finiscono inevitabilmente per creare l'altro. Il mediatore dovrebbe attenuare la distanza, ma come? Il mediatore reifica la cultura, la rende visibile e finisce per diventarne una sorta di rappresentante ufficiale istituzionalizzato, sottraendola alla sua natura aperta e fluida e impedendo così agli individui di esercitare altre opzioni disponibili. Nel caso del turismo, i mediatori impediscono spesso ai visitatori di poter osservare con altri occhi la realtà che hanno di fronte filtrandola attraverso elementi creati dai turisti stessi. Il turista come produttore di immagini: L’esperienza del turista e scandita da fotografie viste prima di partire, scattate in viaggio, riproposte al ritorno dal viaggio. Le immagini osservate prima dell’esperienza turistica sono comunque filtrate o dallo sguardo dell'amico chi ci ha preceduti in una meta o da quello più smaliziato e interessato di chi ci propone il viaggio. La pubblicistica fotografica del turismo etnico opera su due livelli apparentemente contrapposti, ma entrambi finalizzate a rassicurare il turista:

letteratura di viaggio e virgola come la letteratura di viaggio, contribuiscono a modellare il nostro sguardo ma con una differenza:

  • la letteratura di viaggio ha dato vita ad un esotismo chi ha segnato l’approccio occidentale al resto del mondo
  • le proiezioni di diapositive e i racconti di viaggio annessi più che evocare i nuovi mondi sconosciuti, finiscono per confermarne le caratteristiche già note. TERZO CAPITOLO – i luoghi dell’altro e dell’altrove: In questo capitolo offriamo alcuni esempi di applicazione dei concetti di “altro e altrove” a specifiche realtà geografiche. Sebbene l'intero globo oggi sia potenzialmente una destinazione turistica, abbiamo individuato alcune realtà geografiche  nessun luogo della terra è totalmente privo di qualche forma di turismo virgola mentre gli operatori più attenti verso il futuro stanno già organizzando le prime forme di turismo spaziale al di fuori del pianeta. Qualunque Posto localizzabile sul planisfero è in qualche modo una meta turistica, in grado di declinare specifiche forme di ricerca dell'altro e dell'altrove. In quest’ottica, abbiamo scelto quattro esempi a diversa scala riguardanti cioè in realtà geografiche differenziate e affrontate con diversa “selezione ottica”.
  • In primo luogo, si affronterà una vasta categoria ambientale, quella del mondo montano e nello specifico della catena delle Alpi
  • in secondo luogo, ti prenderà in considerazione un elemento geografico più lineare nella sua apparizione territoriale cioè il fiume (in particolare il fiume Po)
  • in terzo luogo, si prenderà in considerazione la città di timbuctù in mali
  • in ultimo, si analizzerà brevemente uno dei fenomeni maggiormente innovativi nel recente panorama di costruzione delle immagini turistiche ovvero l'outlet.  L'ordine di progressione del capitolo, dunque, procede dal vicino (in quanto riguarda due esempi del territorio italiano) verso il lontano per poi approdare ad una forma che territorialmente vicina ma che, per la sua natura artificiale ed estranea a segno nuovo significato al concetto stesso di prossimità e di vicinanza. 1. I molti volti delle Alpi: Per I nonni Montanari la montagna ha spesso rappresentato e in parte rappresenta ancora oggi, una sorta di esotico nostrano, un mondo altro. Un mondo la cui immagine oscilla tra una visione romantica e bucolica, nella quale emerge un sistema socioeconomico ancora legato alle tradizioni del passato e un'immagine che potremmo definire più evoluzionista virgola in cui la stessa realtà è vista come arretrata, premoderna, se non addirittura antimoderna. È comunque un’alterità di fondo che caratterizza i connota l'identità che le aree alpine assumono nel corso della modernità. L’evidente e percepibile diversità morfologica e altimetrica del contesto montano costituisce lo sfondo materiale per il processo di costruzione di una diversità identitaria, che trova nell’immaginario turistico un canale di diffusione di consolidamento di primaria importanza. In Ogni caso per sempre lo sguardo del turista a modellare il paesaggio sulla base di un immaginario precostituito EA strutturare le modalità per raccontarlo  lo sguardo del turista o comunque del non montanaro, di colui che proviene da un mondo altro. Escluse dal mondo abitato e civile in epoca greco romana, le Alpi sono state vissute nell’antichità perlopiù come luoghi di frontiera o come corridoi di transito. Esse si configurano come uno spazio liminale, di

frontiera che veniva percepito principalmente come un limite e come un ostacolo per chi volesse vali carne i rilievi. Le montagne fanno la loro comparsa nell’immaginario occidentale medievale in quanto luoghi dei lezioni di cosmogonie antiche e caratterizzati da un'intensa religiosità, come testimonia il sorgere di numerosi santuari monasteri in quota. A partire dal quattordicesimo secolo, per arrivare fino al diciottesimo, durante la cosiddetta “piccola età glaciale” (un periodo climatico caratterizzato da temperature tendenzialmente inferiore alla media, da inverni lunghi e nevosi e da precipitazioni abbondanti), la montagna si configura con sempre maggior nitore come un paesaggio della paura, come un paesaggio popolato da mostri, Draghi, forze maligne che abitano il mondo dei ghiacciai. La difficoltà di percorrenza di questi luoghi e di rischi che un viaggio di attraversamento comportava viene percepita come anomale e costituiscono le basi materiali territoriali per la messa a fuoco nell’immaginario geografico collettivo di un mondo ostile. Definite e concepite come una sorta di immondizia della terra e sostanzialmente percepite come uno spazio inutile virgola le alpi per tutta l'età moderna provocano fondamentalmente repulsione. L’Immaginare iconografico che le raffigura enfatizza dunque la presenza di ostacoli come pareti rocciose, ghiacciai, muri di neve, burroni, pericoli come valanghe o frane e disagi come temperature rigide e strade dissestate. La Cartografia è di nuovo utile virgola in questa prospettiva, per comprendere quale sia la concezione del mondo montano nella modernità  nei repertori cartografici cinquecenteschi e seicenteschi le montagne vengono rappresentate principalmente con quel classico simbolo che è stato definito “cono di talpa” proprio in virtù della somiglianza con i mucchietti di terra che le talpe lasciano nei campi. Il Carattere che viene sottolineato è nuovo la natura di barriera fisica  nell’indifferenziata distesa dei mucchi di talpa, spiccano essenzialmente tre elementi:

  1. Idrografia= è importante perché le valli create dai corsi d'acqua rappresentano le vie di comunicazione principali
  2. alcune cime principali= le cime più alte costituiscono punti di riferimento visuali di primaria importanza per l'orientamento
  3. i maggiori valichi= i valichi rappresentano i punti di rilievo più significativi, perché fungono da snodo essenziale della funzione primaria di chi forzatamente attraversa questi luoghi È interessante soffermarsi su questi aspetti della percezione spaziale così come registrata e fotografata attraverso la cartografia, perché queste visioni territoriali possiedono una lunga inerzia e virgola attraverso percorsi carsici e più o meno diretti, continuano ad influenzare la percezione socialmente condivisa del mondo montano e, di conseguenza, l'immagine turistica. Il nuovo volto delle Alpi - la base della moderna immagine turistica : l'immagine del mondo alpino subisce un profondo cambiamento nel diciottesimo secolo. Un Ruolo particolarmente importante nella risignificazione degli spazi alpini è ricoperto da Jean-Jacques Rousseau che, identificandone gli abitanti delle isole valli alpine il prototipo del “buon selvaggio”, ne rivaluta il modo di vivere. Questa svolta nell’immaginario socialmente condiviso relativo ai Montanari conserva ancora gli abitanti delle valli alpine in una categoria pressoché assimilabile a quella di selvaggi innocenti e tendenzialmente buoni.  In questo modo, anche l'ambiente alpino cambia connotazione. Le Vette delle montagne, gli alti pascoli EI boschi acquisiscono rinnovato fascino come i luoghi superstiti di un originaria condizione naturale e acquistano la patina dell'innocenza e della verginità rispetto alle affollate società urbane che si stanno moltiplicando nel continente europeo. Da qui l’alterità del mondo montano perde progressivamente i propri caratteri minacciosi per mostrare un attraente volto virgola quello del regno di una natura vista come dimensioni primigenia e incontaminata dei valori spirituali.