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Filosofia Morale: L’amore con Priamo e Tisbe, Tristano e Isotta
Tipologia: Appunti
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Indice
Pronunciate invano, l'uno dall'altra divisi, queste parole, a notte si salutarono e ognuno alla sua parte di muro impresse baci senza speranza che s'incontrassero. L'aurora seguente aveva rimosso i fuochi della notte, il sole sciolto coi suoi raggi la brina nei prati e loro si ritrovarono in quel luogo. Con lieve bisbiglio allora, dopo essersi a lungo lamentati, decisero di eludere i custodi, di tentare la fuga nel silenzio della notte e, una volta fuori casa, lasciare la stessa città; ma per non smarrirsi, vagando in aperta campagna, stabilirono d'incontrarsi al sepolcro di Nino e di nascondersi al buio sotto un albero: quello che imbiancato di bacche lì si trovava, un alto gelso appunto, vicino a una gelida sorgente. Questo l'accordo; e la luce, che sembrava non volersene andare, calò a un tratto nel mare e da quel mare si levò la notte. Di soppiatto aprendo la porta, Tisbe uscì, senza farsi sentire dai suoi, nelle tenebre e, col volto velato, giunta al sepolcro, sedette sotto l'albero convenuto: audace la rendeva amore. Quand'ecco che, con le fauci schiumanti sangue per la strage di un armento, venne a spegnere la sete sua nella fonte accanto una leonessa. Di lontano ai raggi della luna la vide Tisbe e con le gambe tremanti corse a rifugiarsi in un antro oscuro, ma nel fuggire lasciò cadere per l'ansia il velo dalle spalle. La belva feroce, placata a furia d'acqua la sua sete, mentre tornava nel bosco, trovò per caso abbandonato a terra quel velo delicato e lo stracciò con le fauci sporche di sangue. Uscito più tardi, Pìramo scorse in mezzo all'alta polvere le orme inconfondibili di una belva e terreo si fece in volto. Quando poi trovò la veste macchiata di sangue: "Una, una sola notte", gridò, "manderà a morte due innamorati. Di noi era lei la più degna di vivere a lungo; colpevole è l'anima mia. Io, sventurata, io ti ho ucciso, io che ti ho spinto a venire di notte in luoghi così malsicuri, e neppure vi venni per primo. Dilaniate il mio corpo, divorate con morsi feroci quest'uomo scellerato voi, voi leoni, che vi rintanate sotto queste rupi! Ma è da vili chiedere la morte". Raccolse il velo di Tisbe e lo portò con sé al riparo dell'albero convenuto; poi, dopo avere intriso di lacrime e baci quella cara veste: "Imbeviti ora", esclamò, "anche di un fiotto del sangue mio!". E si piantò nel ventre il pugnale che aveva al fianco, poi, ormai morente, fulmineo lo trasse dalla ferita aperta e cadde a terra supino. Schizza alle stelle il sangue, come accade se, logoratosi il piombo, un tubo si fende e da un foro sottile sibilando esce un lungo getto d'acqua, che sferza l'aria con la sua violenza. I frutti dell'albero, spruzzati di sangue, divengono cupi e, di sangue intrisa, la radice tinge di vermiglio i grappoli delle bacche. Ed ecco che, ancora impaurita, per non deludere l'amato, lei ritorna e con gli occhi e il cuore cerca il giovane, impaziente di narrargli a quanti pericoli è sfuggita. Ma se riconosce il luogo e la forma della pianta, la rende incerta il colore dei frutti: in forse se sia quella. Ancora in dubbio, vede un corpo agonizzante che palpita a terra in mezzo al sangue; arretra e, col volto più pallido del legno di bosso, rabbrividisce come s'increspa il mare, se una brezza leggera ne sfiora la superficie. Ma dopo un attimo, quando in lui riconosce il suo amore, in pianto disperato si percuote le membra innocenti, si strappa i capelli abbracciata al corpo
Madre Biancofiore muore di parto Tristano orfano accolto zio materno Marco, re cornovaglia Paese importante che guarda su oceano Le età Molti anni di differenza tra i due zio marco lo educa nella scienza delle armi e nella pratica della virtù. Tristano cresce e marco va avanti negli anni. Tristano diventa cavaliere valorosissimo Prima prodezza: uccisione del Moroldo: superguerriero eroico Come ai tempi di creta per il minotauro Chiede tributo fanciulli e fanciulle per il regno al quale appartiene, l’Irlanda Onde Cornovaglia dissanguata dal tributo che deve dare ogni anno. Ma nel combattimento con tristano viene ucciso. Ma Moroldo ha armi stregate e Tristano vien ferito graffio La ferita comincia a puzzare Un bel giorno si fa mettere su barca alla deriva puzza: il diverso, la peste, il malato, l’escluso, lebbroso, fuori città, anche se eroe: è scomodo, è diverso, appunto. IV. Approdo in Irlanda Isotta, la bionda, figlia del re e nipote del Moroldo, lo raccoglie, cura, guarisce. Arti magiche: spirito, ri-generare: la donna dà la vita: come la madre. Sumerico: dea Inanna e re pastore Dumuzi Il settimo sigillo: fragola e latte: l’uomo prende vita dalla donna; Paolo: “nato da donna” (Gl, 4, 4). V. Tristano torna sano in Cornovaglia: Baroni felloni sono invidiosi perché Marco vuole lasciare dopo sua morte tutto a Tristano. Onde a Marco dicono “sposati per avere una discendenza”. Alla fine Marco dice sì: ““a patto che voi mi portiate la fanciulla alla quale appartiene questa ciocca di capelli d’oro lasciata da uccelletto su mio davanzale””. Tristano si offre cercare fanciulla: così storna sospetti dei baroni felloni su di lui.
N.B.: legge morale naturale e coscienza morale X. Arrivo in Cornovaglia