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L’amore: le tragedie, Appunti di Filosofia morale

Filosofia Morale: L’amore con Priamo e Tisbe, Tristano e Isotta

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 10/03/2020

arianna.mirabelli
arianna.mirabelli 🇮🇹

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FILOSOFIA MORALE
§II. L’AMORE PASSIONE: L’AMANTE AMA DI AMARE
Indice
1. Piramo e Tisbe
2. Tristano e Isotta
In questa sezione esaminiamo due casi:
- il primo è ancora tratto dai miti antichi; si tratta della tragica storia di Piramo
e Tisbe;
- il secondo nasce in casa cristiana, precisamente agli albori del Secondo
millennio: si tratta del mito di Tristano e Isotta.
Questi due casi ci servono per presentare
1. Il legame tra amore e morte, dove il secondo termine non può essere
associato al ‘donare la vita’, ma deve essere inteso ‘come fine di tutto’: tracico,
appunto, senza rimedio.
2. La dialettica di necessità e di libertà: tocchiamo con mano la finitezza
dell’uomo che, per essere, deve essere ‘toccato’, agito da qualcosa/qualcuno
diverso da sé e, tuttavia, al tempo stesso è in grado di ‘decidere di sé’.
3. Confronteremo questi due miti con l’opera “Romeo e Giulietta” di William
Shakespeare.
§II. 1. PIRAMO E TISBE
Leggiamo nel Libro IV delle Metamorfosi di Ovidio:
Pìramo e Tisbe, lui di tutti i giovani il più bello, lei unica fra tutte le fanciulle che
ha avuto l'Oriente, abitavano in case contigue, là dove dicono che cinse
Semiramide con mura di cotto la sua superba città.
Grazie alla vicinanza si conobbero e nacquero i primi vincoli: col tempo crebbe
l'amore. E si sarebbero uniti in matrimonio, se i genitori non l'avessero
impedito; ma impedire non poterono che perdutamente ardessero l'uno
dell'altra.
Nessuno ne è al corrente, si parlano a cenni, a gesti, e quel fuoco nascosto più
lo si nasconde, più divampa.
Da una sottile fessura, formatasi già al tempo della costruzione, era solcato il
muro comune alle due case.
Quel difetto, ignoto a tutti per centinaia d'anni (cosa mai non scopre l'amore?),
voi, innamorati, per primi lo scorgeste e l'usaste come via per parlarvi: di lì ben
protette passavano giorno per giorno in un sussurro le vostre effusioni.
Spesso, immobili, Tisbe da una parte, Pìramo dall'altra, dopo aver spiato a
vicenda i propri aneliti:
"Muro invidioso", dicevano, "perché ti frapponi al nostro amore? Quanto ti
costerebbe lasciarci unire con tutto il corpo o, se questo è troppo, aprirti
perché potessimo baciarci? Non siamo degli ingrati: sappiamo di doverti già
molto, se a orecchie amiche permetti che giungano le nostre voci".
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FILOSOFIA MORALE

§II. L’AMORE PASSIONE: L’AMANTE AMA DI AMARE

Indice

  1. Piramo e Tisbe
  2. Tristano e Isotta In questa sezione esaminiamo due casi:
  • il primo è ancora tratto dai miti antichi; si tratta della tragica storia di Piramo e Tisbe;
  • il secondo nasce in casa cristiana, precisamente agli albori del Secondo millennio: si tratta del mito di Tristano e Isotta. Questi due casi ci servono per presentare
  1. Il legame tra amore e morte, dove il secondo termine non può essere associato al ‘donare la vita’, ma deve essere inteso ‘come fine di tutto’: tracico, appunto, senza rimedio.
  2. La dialettica di necessità e di libertà: tocchiamo con mano la finitezza dell’uomo che, per essere, deve essere ‘toccato’, agito da qualcosa/qualcuno diverso da sé e, tuttavia, al tempo stesso è in grado di ‘decidere di sé’.
  3. Confronteremo questi due miti con l’opera “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare. §II. 1. PIRAMO E TISBE Leggiamo nel Libro IV delle Metamorfosi di Ovidio: Pìramo e Tisbe, lui di tutti i giovani il più bello, lei unica fra tutte le fanciulle che ha avuto l'Oriente, abitavano in case contigue, là dove dicono che cinse Semiramide con mura di cotto la sua superba città. Grazie alla vicinanza si conobbero e nacquero i primi vincoli: col tempo crebbe l'amore. E si sarebbero uniti in matrimonio, se i genitori non l'avessero impedito; ma impedire non poterono che perdutamente ardessero l'uno dell'altra. Nessuno ne è al corrente, si parlano a cenni, a gesti, e quel fuoco nascosto più lo si nasconde, più divampa. Da una sottile fessura, formatasi già al tempo della costruzione, era solcato il muro comune alle due case. Quel difetto, ignoto a tutti per centinaia d'anni (cosa mai non scopre l'amore?), voi, innamorati, per primi lo scorgeste e l'usaste come via per parlarvi: di lì ben protette passavano giorno per giorno in un sussurro le vostre effusioni. Spesso, immobili, Tisbe da una parte, Pìramo dall'altra, dopo aver spiato a vicenda i propri aneliti: "Muro invidioso", dicevano, "perché ti frapponi al nostro amore? Quanto ti costerebbe lasciarci unire con tutto il corpo o, se questo è troppo, aprirti perché potessimo baciarci? Non siamo degli ingrati: sappiamo di doverti già molto, se a orecchie amiche permetti che giungano le nostre voci".

Pronunciate invano, l'uno dall'altra divisi, queste parole, a notte si salutarono e ognuno alla sua parte di muro impresse baci senza speranza che s'incontrassero. L'aurora seguente aveva rimosso i fuochi della notte, il sole sciolto coi suoi raggi la brina nei prati e loro si ritrovarono in quel luogo. Con lieve bisbiglio allora, dopo essersi a lungo lamentati, decisero di eludere i custodi, di tentare la fuga nel silenzio della notte e, una volta fuori casa, lasciare la stessa città; ma per non smarrirsi, vagando in aperta campagna, stabilirono d'incontrarsi al sepolcro di Nino e di nascondersi al buio sotto un albero: quello che imbiancato di bacche lì si trovava, un alto gelso appunto, vicino a una gelida sorgente. Questo l'accordo; e la luce, che sembrava non volersene andare, calò a un tratto nel mare e da quel mare si levò la notte. Di soppiatto aprendo la porta, Tisbe uscì, senza farsi sentire dai suoi, nelle tenebre e, col volto velato, giunta al sepolcro, sedette sotto l'albero convenuto: audace la rendeva amore. Quand'ecco che, con le fauci schiumanti sangue per la strage di un armento, venne a spegnere la sete sua nella fonte accanto una leonessa. Di lontano ai raggi della luna la vide Tisbe e con le gambe tremanti corse a rifugiarsi in un antro oscuro, ma nel fuggire lasciò cadere per l'ansia il velo dalle spalle. La belva feroce, placata a furia d'acqua la sua sete, mentre tornava nel bosco, trovò per caso abbandonato a terra quel velo delicato e lo stracciò con le fauci sporche di sangue. Uscito più tardi, Pìramo scorse in mezzo all'alta polvere le orme inconfondibili di una belva e terreo si fece in volto. Quando poi trovò la veste macchiata di sangue: "Una, una sola notte", gridò, "manderà a morte due innamorati. Di noi era lei la più degna di vivere a lungo; colpevole è l'anima mia. Io, sventurata, io ti ho ucciso, io che ti ho spinto a venire di notte in luoghi così malsicuri, e neppure vi venni per primo. Dilaniate il mio corpo, divorate con morsi feroci quest'uomo scellerato voi, voi leoni, che vi rintanate sotto queste rupi! Ma è da vili chiedere la morte". Raccolse il velo di Tisbe e lo portò con sé al riparo dell'albero convenuto; poi, dopo avere intriso di lacrime e baci quella cara veste: "Imbeviti ora", esclamò, "anche di un fiotto del sangue mio!". E si piantò nel ventre il pugnale che aveva al fianco, poi, ormai morente, fulmineo lo trasse dalla ferita aperta e cadde a terra supino. Schizza alle stelle il sangue, come accade se, logoratosi il piombo, un tubo si fende e da un foro sottile sibilando esce un lungo getto d'acqua, che sferza l'aria con la sua violenza. I frutti dell'albero, spruzzati di sangue, divengono cupi e, di sangue intrisa, la radice tinge di vermiglio i grappoli delle bacche. Ed ecco che, ancora impaurita, per non deludere l'amato, lei ritorna e con gli occhi e il cuore cerca il giovane, impaziente di narrargli a quanti pericoli è sfuggita. Ma se riconosce il luogo e la forma della pianta, la rende incerta il colore dei frutti: in forse se sia quella. Ancora in dubbio, vede un corpo agonizzante che palpita a terra in mezzo al sangue; arretra e, col volto più pallido del legno di bosso, rabbrividisce come s'increspa il mare, se una brezza leggera ne sfiora la superficie. Ma dopo un attimo, quando in lui riconosce il suo amore, in pianto disperato si percuote le membra innocenti, si strappa i capelli abbracciata al corpo

  • Joseph Bedier, Il romanzo di Tristano, Rizzoli, Milano 1952;
  • Denis de Rougemond, L’amore e l’Occidente, Rizzoli, Milano 1998. I. Secolo XI: finite le grandi invasioni, rinascenza Europa: Inghilterra, Russia, Normandia, Francia sud-occidentale (Poitiers), Sicilia…: sono cattolici, stanziali, non più guerre.
  • Castelli: ricchezza e tempo libero: si mangia ciò che gli altri producono
  • le cacce, i tornei, i poeti (giullari) forniscono lo svago, girano di corte in corte: come Omero: parole e musica Cantano tre temi fondamentali:
  1. eroismo degli uomini in battaglia le gesta di Carlo Magno e dei suoi Paladini
  2. la ricerca del Sacro Gral (Parcifal): intreccio con Tavola rotonda, Artù- Ginevra-Lancillotto
  3. Le dame, i cavalieri.. l’amore. II. Origine della storia di Tristano e Isotta
  1. A partire dal 1150: poeti anglo-normanni Inghilterra (Angli, Normanni) e Francia.
  2. 1900: Joseph Bedier, Il romanzo di Tristano, Rizzoli, Milano 1952: silloge delle concordanze di cinque fonti principali:  Beroulle  Thomas  Eilhairp  La follia di tristano  Il romanzo in prosa di Tristano.
  • si possono aggiungere: Goffredo di Strasburgo, Il romanzo di Tristano, altre fonti francesi e italiane, R. wagner, Tristano e Isotta.
  1. Due fonti su tutte: A. Beroulle, De Tristan et Iseut (vv. 4000) Jaca Book: giullare poco colto: struttua non elaborata, ma focosa: esalta il sentimento e l’eroica invincibilità di Tristano e l’invincibilità dell’amore di Tristano e Isotta: esaltazione del sentimento B. Thomas d’Anglaterre, de tristan (vv. 3000) Garzanti: Meno noto e affascinante di Beroulle, ma più “razionale”; Thomas era un chierico colto vissuto alla corte di Enrico II Plantageneto ed Eleonora d’Aquitania: protettori del poetico che ruotava attorno “all’amor cortese” Beroulle esalta la “fiamma d’amore” Thomas: versione cortese più simile a Lancillotto e Ginevra: amore va in vs con fedeltà del cavaliere al re Tristano e Isotta: nomi angli Ginevra Lancillotto: latino: ancella, servitore della dama. III. La storia di Tristano  Tristano è figlio di Rivalen: morto prima della sua nascita

 Madre Biancofiore muore di parto  Tristano orfano accolto zio materno Marco, re cornovaglia  Paese importante che guarda su oceano  Le età  Molti anni di differenza tra i due  zio marco lo educa nella scienza delle armi e nella pratica della virtù.  Tristano cresce e marco va avanti negli anni.  Tristano diventa cavaliere valorosissimo  Prima prodezza: uccisione del Moroldo: superguerriero eroico  Come ai tempi di creta per il minotauro  Chiede tributo fanciulli e fanciulle per il regno al quale appartiene, l’Irlanda  Onde Cornovaglia dissanguata dal tributo che deve dare ogni anno.  Ma nel combattimento con tristano viene ucciso.  Ma Moroldo ha armi stregate e Tristano vien ferito graffio  La ferita comincia a puzzare  Un bel giorno si fa mettere su barca alla deriva puzza: il diverso, la peste, il malato, l’escluso, lebbroso, fuori città, anche se eroe: è scomodo, è diverso, appunto. IV. Approdo in Irlanda Isotta, la bionda, figlia del re e nipote del Moroldo, lo raccoglie, cura, guarisce. Arti magiche: spirito, ri-generare: la donna dà la vita: come la madre. Sumerico: dea Inanna e re pastore Dumuzi Il settimo sigillo: fragola e latte: l’uomo prende vita dalla donna; Paolo: “nato da donna” (Gl, 4, 4). V. Tristano torna sano in Cornovaglia: Baroni felloni sono invidiosi perché Marco vuole lasciare dopo sua morte tutto a Tristano. Onde a Marco dicono “sposati per avere una discendenza”. Alla fine Marco dice sì: ““a patto che voi mi portiate la fanciulla alla quale appartiene questa ciocca di capelli d’oro lasciata da uccelletto su mio davanzale””. Tristano si offre cercare fanciulla: così storna sospetti dei baroni felloni su di lui.

  • Ancora il diverso: inviso ai baroni, a lui è promesso il trono, ma lo rifiuta:
  • facile che i baroni lo dicano temerario, ipocrita:
  • difficile che la massa creda alla bontà. VI. Tempesta sul mare: approdo in Irlanda!
  1. Tristano uccide il “Drago crestato”, ma resta ferito. È soccorso dalla regina madre di Isotta e dalla stessa Isotta.
  2. Nel bagno: Isotta scopre una piccola tacca nella spada di Tristano: la tacca corrisponde alla scheggia ritrovata nel cranio dello zio Moroldo!
  3. Conflitto nel cuore di Isotta: sangue vs amore vs potere.
  • il sangue reclama la vendetta, ma ne è innamorata:
  • Tristano conosce i pensieri di Isotta e rivela lo scopo del suo viaggio.
  • Isotta è ambiziosa: divenire regina: lo perdona.

N.B.: legge morale naturale e coscienza morale X. Arrivo in Cornovaglia

  1. Gran bel matrimonio! Prima notte di nozze: chi va nel letto di re Marco? Brangania sostituisce Isotta: sacrifica la propria verginità: costretta dai due: Isotta non esita, la costringe. In seguito Isotta tenterà di uccidere Brangania, temendo una sua rivelazione o un suo ricatto. Terribile l’egoismo di questo “amore”: “mangia le persone”!
  2. Baroni felloni e nano Froncino depravato sospettano la tresca tra i due: avvisano re Marco; Incontro segreto alla fonte sotto il pino: re Marco avvisato sale sul pino; Arriva Isotta: nell’acqua vede riflesso re Marco sul pino; quando giunge Tristano, gli fa capire che c’è il re! Gli amanti sono furbi: «io sono innocente», «e io più di te» «eppure re Marco non mi vuole più vedere!». Sotterfugio menzognero: i peccatori appaiono innocenti l’innocente peccatore A casa: il re le chiede perdono!
  3. Re, Isotta, Tristano: tornati amici Letto dei due e poco lontano letto di Tristano Baroni spandono fior di farina Tristano ha capito: prendere sue orme. Salto: balza sul letto di Isotta: diavole pentole coperchio: ferita aperta gamba, gocce sangue sulla farina Scoperti: si sentono perduti… Fuga di Tristano nella foresta: re Marco perdona Isotta. Tristano travestito da lebbroso: rapisce Isotta consenziente.
  4. Nella foresta del Moroldo Governal e Hussdent: impara a legnate a cacciare in silenzio Due importanti episodi:
  5. Da eremita Ogrino: peccato grave vs voi stessi, re e Dio. Sono passati tre anni: il filtro non fa più effetto Lasciarsi?: pentimento, ravvedimento: mancati.
  6. Re Marco e scudiero li scoprono addormentati: uno fianco altra, spada in mezzo, segno castità… Marco sostituisce spada Tristano con la sua Sfila anello Isotta e infila suo. I due si svegliano: coscienti loro risparmiata la vita. Marco scemo non era: onesto, grande cavaliere: misericordia: vuole vivano. Cfr. Primo Libro di Samuele, 24 e 26: Davide e Saul.
  1. Lasciarsi? Odino li ha ripresi Il filtro ha finito il suo effetto Re Marco li ha risparmiati Si rendono conto di vivere Felice infelicità, infelicità felice: «Torna dal re tuo marito, e io vado in esilio»: Ma resta: scusa: non gli hanno dato i cavalli.
  2. Il giudizio di Dio: Beroulle: tutta la Corte è imbandita; re Artù con tutta la sua Corte prati e padiglioni Guado pericoloso: sabbie mobili: lasciare i cavalli, proseguire a piedi. Isotta tramite Brangania messaggio a Tristano: «trovati lì vestito da contadino e fammi il favore che ti chiederò» «Portami sulle tue spalle dall’altra parte del guado!»
  3. «Giuro che tra le mie cosce non vi sono stati che..Il re Marco e quel villano che mi ha traghettata!» La furba dice il vero: si burla degli uomini e di Dio. Scampa al giudizio di Dio. XI. Beroulle qui si interrompe; Thomas invece prosegue: (Thomas) Non con te, non senza di te: Gli amanti non potevano vivere né morire l’uno senza l’altro. Separati, non era la vita, né la morte, ma la vita e la morte nello stesso tempo. Attraverso mari, isole e terre, Tristano volle fuggire la sua infelicità. Si separano: Tristano va da amico di cui sposa la sorella: Isotta dalle Bianche Mani! La nuova Isotta lo ama: la illude, si illude, illude l’amico. Tristano non si unisce a Isotta: lei muore di tristezza. Ferito in guerra, Tristano sa che solo Isotta la Bionda lo può guarire: manda a chiamarla: «vele bianche: è con te; nere: no…».Arriva la nave: ha vele bianche. Isotta dalle Bianche Mani a Tristano che l’ha inviata a vedere: «Ha vele nere!» Tristano si sente morire, ma arriva Isotta la Bionda: bocca a bocca muore prima lui e poi lei. N.B.: Teicidio, omicidio, suicidio