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Slide e appunti delle lezioni sull'Emilio
Tipologia: Slide
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Leggere l’Emilio,un classico…perché? «La lettura d'un classico deve darci qualche sorpresa, in rapporto all'immagine che ne avevamo. Per questo non si raccomanderà mai abbastanza la lettura diretta dei testi originali scansando il più possibile bibliografia critica, commenti, interpretazioni. La scuola e l'università dovrebbero servire a far capire che nessun libro che parla d'un libro dice di più del libro in questione ( … ).C'è un capovolgimento di valori molto diffuso per cui l'introduzione, l'apparato critico, la bibliografia vengono usati come una cortina fumogena per nascondere quel che il testo ha da dire e che può dire solo se lo si lascia parlare senza intermediari che pretendano di saperne più di lui». Italo Calvino, Perché leggere i classici, Oscar Mondadori, Milano 1995 E ancora… «Il classico diviene quell’opera o quell’autore che (…) si dà come modello, come paradigma per la comprensione di quel periodo in cui prese forma. Comprensione che, comunque, non si esaurisce mai nel dare conoscenze su eventi particolari di quel determinato periodo, bensì sui modi di interpretare quegli eventi e anche quelli dei periodi precedenti e, addirittura sulle strategie concettuali per progettare eventi futuri. Insomma un classico diviene tutto ciò che vale la pena conoscere per apprendere di più sulla natura umana non solo perché ci aiuta a capire ciò che era, ma ci spinge a pensare ciò che potrebbe essere (…)». G. Genovesi, Il ruolo dei classici della pedagogia nell’università di oggi e di domani, in Cives, Genovesi, Russo, I classici della pedagogia, Franco Angeli, Milano 1999 Lo scopo di questa nostra scelta Accompagnare lo studente ad accostare la pagina del testo ‘classico’, ad indugiare su di essa fino a scoprirne il potenziale di senso, fino ad attivare il «partneriato discorsivo» della comunicazione in atto, fino a ri - costruire la domanda da cui muove il discorso e a comprenderne la risposta, in una prospettiva di lettura ‘calda’(Gadamer). Per leggere un classico, per fare una buona didattica di un testo classico, bisognerebbe proprio partire da Rousseau… perdere tempo per guadagnarlo! RIFLESSIONI INTRODUTTIVE Se di Rousseau diciamo… … “è il maggior pensatore del 1700” dobbiamo essere consapevoli della complessità del suo pensiero e delle divergenti interpretazioni che se ne sono date
Con l’affermazione “è il maggior pensatore del 1700”stiamo facendo Riduzionismo,dovremmo tenere conto delle principali visioni di Rosseau Oggi l’idea di rileggere la filosofia dell’educazione alla luce della teoria filosofica di Rosseau è diventato fondamentale. dunque occorre consapevolezza dell’incrocio proprio di dell’incrocio proprio di Rousseau… La ragione, senza gli istinti e la passione, diventa sterile e accademica La passione e gli istinti, senza la disciplina della ragione, portano al caos individuale all’anarchia sociale. Rousseau e l’educazione Impossibile indurre «leggi» universali e necessarie dall’educazione e dalla pedagogia così «come esse sono», «come si presentano», o «come sono state», «come si sono presentate», nel concreto degli spazi e dei tempi. Mai generalizzare!
Teorico dell’assorbime nto totale dell’individuo nella vita
Teorico del sentimento interiore come guida esclusiva per la vita
Teorico del pensiero liberale
Teorico che anticipa il pensiero socialista
Teorico dell’anti illuminismo
Teorico dell’illuminis mo
Consapevolezza: né in educazione, né in pedagogia bisogna lasciarsi affascinare da «ciò che si fa».
Coniugare regola generale con la situazione particolare,l’ipotetico con il particolare Consapevolezza delle difficoltà di connettere i principi universali (dimensione galileiana) con l’esperienza particolare di ciascuno, che costituisce il tratto idiografico proprio dell’educazione e della riflessione su di essa. Per questo Rousseau dichiara che non metterà «mano all’opera, ma alla penna, e quel che si deve, anziché farlo» si sforzerà soltanto «di dirlo» costruendosi un … allievo immaginario. Rosseau è il primo a dire che è stato un pessimo pedagogo,scrivo come faccio ad educare Emilio ma io non ho mai effettivamente educato Emilio Ben consapevole della difficoltà presente nell’educazione Scelta di non scrivere un’opera di scientia, ma di ricorrere alla formula del romanzo pedagogico. Da questa scelta due insegnamenti:
Occorre un ‘supplemento’, «altro» rispetto a ciò che è presente
Fine dell’educazione naturale: formare l’uomo (buono), non il cittadino ↓ Uomo naturale (integrale) vs uomo civile (frazionario) Educazione Progressiva
«Di fronte alla necessità di contrastare o la natura o le istituzioni sociali, bisogna decidere se formare un uomo o un cittadino: formare l’uno e l’altro insieme non si può» (p. 11) Alla base dell’aut aut vi è un contrasto fra le istituzioni educative Esistono due forme contrarie di istituzioni educative: una pubblica e collettiva (si veda la Repubblica di Platone), l’altra privata e domestica. «Trascinati dalla natura e dagli uomini in direzioni contrarie […] ci ritroviamo al termine estremo senza aver raggiunto l’armonia interiore, senza essere stati utili né a noi stessi né agli altri» (p. 13) Critica alle istituzioni sociali «Le buone istituzioni sociali sono quelle che meglio riescono a snaturare l’uomo, a privarlo della sua esistenza assoluta per conferirgliene una relativa, a inserire l ’io nell ’unità comune, di guisa che ogni singolo individuo non senta più se stesso come unità, ma come parte dell’unità, e non abbia rilevanza alcuna se non nel tutto in cui è assorbito» (pp. 11-12). No al nozionismo per educare l’uomo secondo natura «Il vero oggetto del nostro studio è la condizione umana. Il meglio educato tra noi è, a parer mio, colui che meglio sa sopportare i beni e i mali di questa vita; ne consegue che la vera educazione non è fatta di precetti, ma di esercizi» (p. 15 ) Alcuni elementi di puericultura Due esempi:
Temi Principali:
«In che cosa consiste dunque la saggezza umana, ossia la strada della vera felicità? Non certo nel diminuire i nostri desideri […] neppure consiste nell’ampliare le nostre facoltà […] Occorre invece diminuire l’eccesso dei desideri rispetto alle facoltà e ridurre a perfetta eguaglianza il potere e la volontà. Soltanto allora, trovandosi tutte le forze in azione, sarà assicurata la pace dell’anima e l’uomo si sentirà in armonia» (p. 74). Rousseau afferma che lo scopo della vita è la ricerca della felicità e della soddisfazione, ma si pone la domanda di che cosa questo desiderio voglia dire per il fanciullo. Noi non sappiamo che cosa sia la felicità e l’infelicità, in senso assoluto. Possiamo solo rilevare che nella vita prevale la privazione e che vi è una sproporzione fra desiderio e facoltà. Dice Rousseau: Un essere sensibile, che avesse facoltà pari ai desideri, sarebbe assolutamente felice. L’uomo però ha più desideri che facoltà, per cui vive la sproporzione tra il desiderio e la facoltà di soddisfarlo: in ciò risiede la sua miseria. Se fosse in grado di vivere un equilibrio fra desiderio e facoltà, sarebbe assolutamente felice (p. L’uomo è fortissimo quando si contenta di essere quello che è; è debolissimo quando vuole innalzarsi oltre la condizione umana…tutti gli animali hanno esattamente le facoltà necessarie per conservarsi. Solo l’uomo ne ha di superflue. Non è strano che proprio questa eccedenza sia lo strumento della sua infelicità. (p. 76) Critica ai medici che ci ricordano la morte ogni giorno (p. 77) Il rischio dell’adultismo «L’umanità ha il suo posto nell’ordine delle cose; il fanciullo ha il proprio nell’ordine della vita umana; bisogna considerare l’uomo nell’uomo e il fanciullo nel fanciullo. Assegnare a ciascuno il suo posto e mantenervelo, ordinare le umane passioni in modo rispondente alla natura dell’uomo» (pp. 73-74) La fanciullezza rientra nell’ordine naturale «La natura vuole che i fanciulli siano fanciulli prima di essere uomini. Se vogliamo sovvertire quest’ordine, produrremo frutti precoci, che non avranno maturità né sapore e non tarderanno a guastarsi; avremo sapientoni in tenera età e bambini vecchi decrepiti» (p. 90) LIBERTÀ ED AUTONOMIA NEL FANCIULLO DAI 6 AGLI 11 ANNI Libertà entro i limiti della natura «O uomo, torna a racchiudere la tua esistenza entro te stesso, e non sarai più misero! Conserva il posto che la natura ti assegna nella gerarchia degli esseri: niente potrà allontanartene. Non recalcitrare contro la dura legge della necessità […] La tua libertà, il tuo potere si estendono entro i limiti delle forze naturali e non oltre; tutto il resto non è che schiavitù, illusione, prestigio» (p. 79) Dura legge della necessità si riferisce a quelle forze che il cielo non ti ha concesso per ampliare e prolungare la tua esistenza, ma solo per conservarla come gli piace e per quanto gli piace (p. 79) e non esaurire, per volontà di resisterle o prolungare la tua esistenza, ma solo per conservarla come gli piace e per quanto gli piace (p. 79). Il dominio è servile quando è legato all’opinione, perché si dipende dai pregiudizi (schiavitù) di altro che tu, coi pregiudizi governi. Per far agire gli altri come piace a te dovrai agire a tua volta come piace a loro. Sempre sul tema della schiavitù, Rousseau fa l’esempio di Temistocle (grande militare del 500 a.C.), che dice che anche una grande potenza (Ateniesi sui Greci) può dipendere dalla volontà di un bambino (p. 79). Direte sempre noi vogliamo, ma farete sempre quello che vorranno gli altri. Libertà non è esercizio di autorità «Fa veramente la propria volontà solo chi non ha bisogno, per farla, di accrescere la potenza del proprio braccio con quella del braccio altrui: ne consegue che il primo di tutti i beni non è l’autorità, ma la libertà» (p. 80) Il supremo bene è la libertà. L’uomo libero vuole ciò che può e fa ciò che gli piace (p. 80). Si tratta di applicare questa massima all’infanzia e ne discendono tutte le regole dell’educazione. E’ la società che ha reso l’uomo debole, con il prevalere degli atti di volontà, il bambino coi capricci, cioè tutti quei desideri che non sono veri bisogni e che non si possono soddisfare senza l’intervento di altri. Uomo e bambino sono quindi in uno stato di debolezza (p. 80). La natura cerca di porre rimedio a questo stato di debolezza con l’affetto che padri e madri nutrono per i figli ma spesso questo affetto è eccessivo o insufficiente e può indurre in errore. Quindi l’uomo che vive nello stato di natura fa ciò che vuole ed è felice.
debbono mai ostacolare….bisogna che i bambini corrano, saltino e gridino, quando ne hanno voglia ( p. 83). Tutti i movimenti rispondono a precise necessità del loro fisico, che tende ad irrobustirsi. Il fanciullo in ciò segue l’ordine naturale, sperimentando la dipendenza dalle cose la legge è l’esperienza. I bambini devono poter fare ciò che vogliono ma occorre distinguere il bisogno naturale dal capriccio (pp 82 -83) Rapporto fra volontà e potere «E’una disposizione naturale dell’uomo considerare come suo tutto ciò che è in suo potere. In tal senso è vero, fino a un certo punto, il principio dello Hobbes: moltiplicate insieme con i nostri desideri i mezzi per soddisfarli e ciascuno farà di sé il padrone di tutto. Così il fanciullo cui basta volere per ottenere considera l’universo come sua proprietà e tutti gli uomini come suoi schiavi» (p. 85) Il bambino è un essere mancante, per questo deve essere educato (secondo natura). Per crescere deve imparare e vivere un equilibrio fra potere – volere. Se il bambino ottiene tutto quello che gli passa per la testa e comanda tutti, diventa un despota. Il bambino non deve ottenere tutto solo perché lo chiede, ma perché ne ha realmente bisogno (p. 86). Occorrono dei piccoli dolori (privazioni) per approdare ai beni più grandi. Il bambino non deve fare alcunché per pura obbedienza ma per necessità. Le sue idee devono fermarsi al livello delle pure sensazioni, poiché esso è capace soltanto di impressioni sensibili. Inutilità dei ragionamenti coi bambini «Ragionare con i bambini era la grande massima di Locke ed è la più in voga attualmente, ma non mi sembra che il suo successo sia proprio tale da rafforzarne il credito; da parte mia, non vedo nulla di più sciocco di quei bambini coi quali si è tanto ricorso ai ragionamenti. Tra tutte le facoltà dell’uomo, la ragione, che si può dire risulti dalla combinazione di tutte le altre, è quella che si sviluppa più difficilmente e più tardi: e proprio questa si vuole adoperare per sviluppare le prime! Il capolavoro di una buona educazione è fare un uomo ragionevole: e si pretende di educare un fanciullo per mezzo della ragione! Ma questo significa cominciare dalla fine, significa voler assumere a strumento il risultato dell’opera» (pp. 88-89) Rousseau è un razionalista, perché crede che esista prima la ragione e poi l’esperienza, però, al tempo stesso, pone molta attenzione ai sensi e al corpo, parlando di una ragione sensitiva (incompleta, non astratta), legata all’esperienza, ai sensi (amicizia con Locke). Il fine dell’educazione è che l’uomo sia un essere ragionevole. Ma siccome il bambino non lo è, occorre utilizzare un approccio diverso: l’educazione dei sensi. Si parte dai sensi e poi attraverso i sensi si educa la ragione. Dice poi che se si abituano i fanciulli a sentire solo belle parole, non capiscono; ci si illude che possano diventare sapienti come i loro maestri. UN’EDUCAZIONE SPECIFICA DELL’INFANZIA: NON PRESCRITTIVA Peculiarità dell’infanzia «L’infanzia ha modi di vedere, di pensare, di sentire esclusivamente suoi; nulla è più stolto che pretendere di sostituirli coi nostri: piuttosto che esigere da un fanciullo di dieci anni maturità di giudizio, preferirei vederlo misurare cinque piedi d’altezza. A che cosa gli servirebbe la ragione a quell’età? La ragione ha il compito di tenere a freno la forza e il fanciullo non ha bisogno di questo freno» (p. 90) Il bambino ha, infatti, bisogno di esprimere la forza che possiede (il giogo della necessità), in maniera equilibrata e adeguata, così che, facendo esperienza, impari che codesta necessità risiede nella realtà delle cose (p. 91) Le conseguenze di un approccio non adeguato all’infanzia sono tre:
Riconoscimento della necessità, non esercizio dell’autorità «[…] Non comandategli mai nulla, per nessuna ragione al mondo: assolutamente nulla […] senta per tempo sul suo capo orgoglioso il duro giogo che la natura impone agli uomini; il pesante giogo della necessità […] e veda che codesta necessità risiede nella realtà delle cose, mai nel capriccio degli uomini, che il freno da cui è trattenuto è la forza, e non l’autorità» (p. 91) Come fare in modo che il fanciullo non faccia determinate cose? Semplicemente:
(allo sviluppo delle facoltà mentali), proprio per consentire il pieno sviluppo delle facoltà mentali. E’ un primo accenno all’educazione negativa (punto successivo) Imparare dall’esperienza «Non impartite al vostro allievo alcuna sorta di lezioni verbali; deve ricevere insegnamenti solo dall’esperienza. Non infliggetegli alcuna sorta di punizione, poiché ignora che cosa significhi essere colpevole» (p. 93) Non insegnare (lasciar segni), ma far fare esperienze, rendendo il fanciullo libero di agire. L’EDUCAZIONE NEGATIVA La prima educazione deve essere un’educazione negativa «La prima educazione deve essere dunque puramente negativa. Non consiste affatto nell’insegnare la virtù o la verità, ma nel tutelare il cuore dal vizio e la mente dall’errore» (p. 95) In educazione bisogna trattenersi, perché? Perché il fanciullo è ontologicamente buono per cui bisogna lasciare che il tempo consenta di far venir fuori la sua natura buona. Come si fa? Intervenendo il meno possibile. Vigilando che «nulla sia fatto» Pensiero che sarà ripreso dall’attivismo agli inizi del XX secolo (Claparède, Decroly, Ferrière). Il pedagogo fa un passo indietro ma in realtà predispone tutto ciò che può favorire la libertà del fanciullo. In che cosa consiste l’educazione negativa? «Se poteste non far nulla e nulla lasciar fare agli altri, se poteste condurre il vostro allievo sano e robusto all’età di dodici anni, senza che sappia distinguere la mano destra dalla sinistra, fin dalle vostre prime lezioni gli occhi del suo intelletto si schiuderebbero alla ragione; senza pregiudizi, senza abitudini, nulla vi sarebbe in lui che possa contrastare l’effetto della vostra opera. Ben presto diverrebbe tra le vostre mani il più saggio degli uomini e così, cominciando col non far nulla, avreste realizzato un miracolo di educazione» (p. 95) La natura umana e l’amore di sé «Poniamo come massima incontestabile che i primi impulsi naturali sono sempre buoni: non esiste alcuna forma di perversità originaria nel cuore umano; non vi si trova un sol vizio di cui non si possa dire come e perché vi sia penetrato. La sola passione naturale nell’uomo è l’amore di sé o amor proprio in senso lato. Questo amor proprio, in se stesso e relativamente a noi, è buono e utile e poiché non comporta necessariamente rapporto coi nostri simili, sotto questo rispetto esso è per natura eticamente neutro, ma diventa buono o cattivo per i modi e per le circostanze in cui viene applicato. Fin quando, perciò, non è in grado di svilupparsi la ragione, cui compete guidare e regolare l’amor proprio, nulla il fanciullo deve fare solo perché sa di essere visto o ascoltato, nulla, cioè, deve fare in funzione degli altri, ma unicamente quanto la natura richiede da lui; e allora non potrà che far bene» (pp. 93-94) NO AD UN’EDUCAZIONE VERBALISTICA E LIBRESCA, MA IMPARARE A LEGGERE E A SCRIVERE SULLA BASE DEL PROPRIO INTERESSE Lingue, geografia, storia «In qualsiasi genere di studio, senza l’idea delle cose rappresentate, i segni che le rappresentano non hanno alcun valore. E tuttavia le conoscenze del fanciullo vengono sempre limitate a questi segni, senza mai potergli far comprendere le cose che rappresentano» (p. 119). «Se non hanno vere idee, non hanno vera memoria poiché non considero tale quella che sa ritenere soltanto sensazioni» (p. 123) Lingue/latino e greco: il fanciullo è in condizione di imparare una sola lingua (p. 120) Geografia. Che cos’è il mondo? Un globo di cartone (p. 121) Storia. Leggere aneddoto: il medico Filippo (pp. 121 -123) Emilio non imparerà mai nulla a memoria Lingue: «Sarà motivo di sorpresa che io annoveri lo studio delle lingue tra gli ingredienti inutili all’educazione (p.
riuscir confacente ai fanciulli, ma le lingue cambiando i segni, modificano anche le idee che questi rappresentano. Le menti si formano sui linguaggi, i pensieri assumono il colore degli idiomi (p.119).» «In qualsiasi genere di studio, senza l’idea delle cose rappresentate, i segni che le rappresentano non hanno alcun valore. E tuttavia le conoscenze del fanciullo vengono sempre limitate a questi segni, senza mai potergli far comprendere le cose che rappresentano» (p.119). Rousseau sostiene che il fanciullo sia in grado di apprendere il suono delle lingue ma non le idee che le originano. Infatti, ad ogni lingua corrisponde un sistema di idee: la lingua, presso tutte le nazioni del mondo, segue le vicissitudini dei costumi e si conserva o si altera insieme con essi (p. 120). Per questo motivo il fanciullo non è nelle condizioni di imparare se non una sola lingua (p. 120). Geografia: «Pensando di fargli imparare la descrizione della terra, gli si danno a conoscere semplicemente delle carte, gli vengono insegnati i nomi delle città, di paesi e di fiumi…» (pp. 119 -120). «Che cos’è il mondo?» «Un globo di cartone». Tale è appunto la geografia per i fanciulli. Rousseau è pronto a scommettere che non c’è nessun fanciullo di dieci anni capace di recarsi da Parigi a Sain Denis, come a dire, che nessun fanciullo di quell’età è in grado di utilizzare davvero le nozioni di geografia apprese (p. 120) Storia: «Errore ancor più ridicolo è far loro studiare la storia: si immagina che questa disciplina sia a loro portata, perché non sarebbe che una raccolta di fatti. Si crede forse che i rapporti da cui i fatti storici sono determinati siano facili a cogliersi, e che i fanciulli possano senza sforzo concepirne l’idea? Se nelle azioni degli uomini vedete solo i movimenti esteriori e puramente fisici, che cos’è che insegnate nella storia?» (pp. 119 -120). I miei ragionamenti, dice Rousseau si fondano sui fatti più che sulle teorie e il modo migliore per darvi la possibilità di giudicarli è di riferire spesso qualcuna delle esperienze che me li suggeriscono lettura aneddoto: il medico Filippo (pp. 121 -123) Leggere e scrivere: «Soltanto a dodici anni Emilio saprà che cosa sia un libro. Ma è pur necessario, si dirà, che sappia leggere. Ne convengo: sarà necessario quando la lettura gli sarà utile; fino allora non può che annoiarlo» (p. 132) «Il Locke vuole che si impari a leggere per mezzo dei dadi» (p. 132) «Il mezzo più sicuro di tutti è il desiderio di apprendere. Suscitate nel fanciullo questo desiderio e poi fate pure a meno i tavole e dadi: ogni metodo sarà buono per lui» (p. 132) Critica alla pedagogia del tempo: educazione forzata Rousseau ammette un solo libro Robinson Crusoe (come se fosse fratello di Emilio) Critica al metodo fonematico = collegamento di una lettera ad un suono Leggere pag. 133. Esempio del biglietto d’invito ad un pranzo, passeggiata, gita, festa…. Il metodo è quello dell’attesa inattiva (= educazione negativa). Esperienza: interesse (muovere la sua curiosità), e utilità (capire perché lo sta facendo – senso). Spontaneità, indipendenza (1) «..Se un allievo non impara da voi, imparerà dagli altri; se non prevenite l’errore con la verità, imparerà le menzogne; i pregiudizi che temete di dargli li riceverà dal suo ambiente» (pp. 133 -134) «Se volete coltivare l’intelligenza del vostro allievo, coltivate le forze che essa deve padroneggiare. Esercitate continuamente il suo corpo, rendetelo sano e robusto, perché il fanciullo diventi buono e giudizioso: lavori, operi, corra, gridi, sia sempre in movimento; abbia vigore di uomo e ben presto ne avrà anche la mente. Se è sempre la vostra testa a guidare le sue braccia, la sua gli diviene inutile» (p. 134) Possibili obiezioni dei contemporanei. R. risponde a queste obiezioni, dicendo che se non si dice subito la verità ai fanciulli, questi impareranno in maniera sbagliata. Inoltre, la giustificazione di fondo della sua scelta è che l’uomo è buono (ontologicamente), per cui l’educazione negativa può stare in piedi. Leggere pag. 135: esistono due categorie di uomini: Il contadino. Sempre intento a fare ciò che gli si comanda o che ha visto fare dal padre (meccanica ripetizione). L’abitudine e l’obbedienza sostituiscono in lui la ragione; Il selvaggio. Mai legato stabilmente allo stesso luogo, privo di compiti prestabiliti, non soggetto ad alcuna obbedienza, senz’altra legge che la sua volontà, è costretto ad usare la ragione in ogni atto
Favola «Le favole presentano una morale così confusa, così sproporzionata alla loro età, che li condurrebbe piuttosto al vizio che alla virtù» (p. 125) «Il fanciullo non capisce affatto le favole che gli si fanno imparare perché, qualunque sforzo si faccia per semplificarle, l’ammaestramento che se ne vuol trarre costringe ad introdurvi idee che egli non può afferrare, e proprio la forma poetica, mentre facilita lo sforzo della memoria, gli rende più difficile coglierne il senso» (p. 125) La favola (dispositivo) nasce dall’intenzionalità educativa come strumento buono, ma diviene cattivo strumento perché non tien conto delle caratteristiche dei fanciulli Attenzione! Il senso morale dei fanciulli non è meno importante di quello degli adulti, è solo diverso Coltivare l’educazione dei sensi (ragione sensibile) Assicurare esercizi fisici per rendere forte e sveglio il corpo (sonno) Coltivare l’educazione dei sensi «Le prime facoltà che si formano e si perfezionano in noi sono i sensi. Sono dunque le prime che bisognerebbe coltivare; sono le sole che si dimenticano o che più si trascurano. Per esercitare i sensi non basta farne uso, bisogna imparare a giudicare bene per loro mezzo, imparare, per così dire, a sentire; non sappiamo infatti toccare vedere o udire, se non a quel modo in cui abbiamo imparato» «La prima ragione dell’uomo è una ragione sensitiva ; essa costituisce la base della ragione intellettuale: i nostri primi maestri di filosofia sono i piedi, le mani, gli occhi. Sostituire tutto ciò con i libri, significa insegnare non già a ragionare, bensì a fare uso della ragione altrui, a credere molto, e a non sapere niente» (p.
E’ sbagliato credere che la vera ragione dell’uomo si sviluppi indipendentemente dal corpo: è proprio una buona costituzione del corpo che rende le operazioni della mente facili e sicure. Per questo motivo occorre esercitare non solo le forze, bensì tutti i sensi che le dirigono (p. 156) Abbigliamento «Le membra di un corpo che cresce devono essere tutte a loro agio nelle vesti: nulla che impacci il movimento e la crescita, nulla di troppo attillato e aderente; ogni allacciatura va eliminata» (p. 147) «Il vestito più semplice, il più comodo, quello che meno lo rende schiavo, è sempre il più prezioso per lui. Vi sono abitudini del corpo più adatte all’intensa attività fisica e altre più adatte all’inazione» (p. 148) In queste pagine Rousseau descrive alcune regole di comportamento: per l’abbigliamento – abbigliamento diverso per chi è sedentario e chi è attivo – nessun copricapo – abituare i fanciulli al freddo, ecc. (p. 149) Sonno «Ai fanciulli è necessario un lungo sonno, poiché sono sempre in moto. L’abitudine più salutare è quella di alzarsi e di coricarsi col sole. E’ importante abituarsi dapprima a dormire in condizioni disagevoli: è il mezzo migliore per non trovar poi scomodo alcun letto. Il miglior letto è quello che procura il sonno migliore » (pp. 151 ) Regole relative al sonno: Il vero mezzo per far dormire Emilio è di annoiarlo a sua volta – lo si avvezzerà a tutto, anche a svegliarsi da sé e ad alzarsi a piacimento del pedagogo. Altre regole: no alla vaccinazione contro il vaiolo – nuoto #1 Tatto « Il tatto è diffuso sull’intera superficie del nostro corpo, esercita una sorta di continua sorveglianza, per avvertirci di tutto ciò che può offenderlo (p. 157). Benché il tatto sia quello che tra i sensi ci è più dato esercitare, le sue indicazioni restano tuttavia più incomplete ed approssimative di quelle degli altri; sempre associamo al tatto l’uso della vista (più veloce),…le indicazioni del tatto sono più sicure. Il tatto è quello dei sensi che meglio ci fa conoscere l’impressione che i corpi estranei possono produrre sul nostro» (p. 165) «Osserviamo come i ciechi abbiano il tatto più sicuro e più fine di noi…molti giochi abbiano luogo di notte…» (p. 157) Il tatto supplisce alla vista. Gli esercizi al buio servono per acquisire la capacità di muoversi in un ambiente senza la vista. Aneddoto tratto dalla sua esperienza (da piccolo con il pastore Lambercier, doveva andare a prendere la bibbia in chiesa, al buio, da solo) (pp. 161 – 163). Critica al metodo di spaventare i fanciulli in modo da abituarli a non avere paura (p. 165). #2 Vista «La vista è il più fallibile dei nostri sensi, perché è il più esteso e precedendo di gran lunga tutti gli altri, le sue operazioni son troppo rapide e vaste…Il senso della vista, per giudicare la grandezza degli oggetti e la loro distanza, non possiede che un solo criterio di misura, e cioè l’apertura dell’angolo che formano col nostro occhio…com’è possibile infatti distinguere con la sola vista se l’angolo sotto il quale un oggetto si mostra più piccolo di un altro è tale perché il primo oggetto è davvero più piccolo, o perché è più lontano?» (pp. 168 - 169) «Qui bisogna seguire un metodo opposto a quello precedente, invece di isolare la sensazione, occorre associarla con un’altra…subordinando l’organo visivo a quello tattile(p. 169). Poiché la vista è tra tutti i sensi quello le cui valutazioni meno si possono separare dall’attività della mente, occorre molto tempo per imparare a vedere » (p. 173) Proprio perché le nostre misurazioni a vista sono molto imprecise, Rousseau suggerisce di indurre i fanciulli a tutte quelle attività che esigono movimento fisico: come calcolare l’altezza di un ciliegio? Come attraversare un ruscello largo? Leggere aneddoto. Rousseau si trova a dover esercitare alla corsa un fanciullo pigro e indolente (pp. 169 - 172). Passare dalla misurazione strumentale (con mani, piedi), a quella intuitiva (con la vista) (p. 173) Disegno. Il maestro deve essere solo la natura e gli oggetti (disegno dal vero) Geometria elementare alla quale giungere grazie all’osservazione, senza bisogno di definizioni (es. tracciatura del cerchio; angolo di 60 gradi; angoli adiacenti, ecc. p. 177)