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L'Emilio di Rousseau, slide, Slide di Pedagogia

Slide e appunti delle lezioni sull'Emilio

Tipologia: Slide

2018/2019

Caricato il 02/05/2019

selene-bi
selene-bi 🇮🇹

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L’Emilio
Presentazione
Leggere l’Emilio,un classico…perché?
«La lettura d'un classico deve darci qualche sorpresa, in rapporto all'immagine che ne
avevamo. Per questo non si raccomanderà mai abbastanza la lettura diretta dei testi
originali scansando il più possibile bibliografia critica, commenti, interpretazioni. La scuola e l'università
dovrebbero servire a far capire che nessun libro che parla d'un libro dice di più del libro in questione
( … ).C'è un capovolgimento di valori molto diffuso per cui l'introduzione, l'apparato critico, la bibliografia
vengono usati come una cortina fumogena per nascondere quel che il testo ha da dire e che può dire solo se
lo si lascia parlare senza intermediari che pretendano di saperne più di lui».
Italo Calvino, Perché leggere i classici, Oscar Mondadori, Milano 1995
E ancora…
«Il classico diviene quell’opera o quell’autore che (…) si dà come modello, come paradigma per la
comprensione di quel periodo in cui prese forma. Comprensione che, comunque, non si esaurisce mai nel
dare conoscenze su eventi particolari di quel determinato periodo, bensì sui modi di interpretare quegli eventi
e anche quelli dei periodi precedenti e, addirittura sulle strategie concettuali per progettare eventi futuri.
Insomma un classico diviene tutto ciò che vale la pena conoscere per apprendere di più sulla natura umana
non solo perché ci aiuta a capire ciò che era, ma ci spinge a pensare ciò che potrebbe essere (…)».
G. Genovesi, Il ruolo dei classici della pedagogia nell’università di oggi e di domani,
in Cives, Genovesi, Russo, I classici della pedagogia, Franco Angeli, Milano 1999
Lo scopo di questa nostra scelta
Accompagnare lo studente ad accostare la pagina del testo ‘classico’, ad indugiare su di essa fino a scoprirne
il potenziale di senso, fino ad attivare il «partneriato discorsivo» della comunicazione in atto, fino a ri -
costruire la domanda da cui muove il discorso e a comprenderne la risposta, in una prospettiva di lettura
‘calda’(Gadamer).
Per leggere un classico, per fare una buona didattica di un testo classico, bisognerebbe proprio partire da
Rousseau… perdere tempo per guadagnarlo!
RIFLESSIONI INTRODUTTIVE
Se di Rousseau diciamo…
… “è il maggior pensatore del 1700” dobbiamo essere consapevoli della complessità del suo pensiero e delle
divergenti interpretazioni che se ne sono date
Con l’affermazione “è il maggior pensatore del 1700”stiamo facendo Riduzionismo,dovremmo tenere conto
delle principali visioni di Rosseau
Oggi l’idea di rileggere la filosofia dell’educazione alla luce della teoria filosofica di Rosseau è diventato
fondamentale.
dunque occorre consapevolezza dell’incrocio proprio di dell’incrocio proprio di Rousseau…
La ragione, senza gli istinti e la passione, diventa sterile e accademica
La passione e gli istinti, senza la disciplina della ragione, portano al caos individuale all’anarchia sociale.
Rousseau e l’educazione
Impossibile indurre «leggi» universali e necessarie dall’educazione e dalla pedagogia così «come esse sono»,
«come si presentano», o «come sono state», «come si sono presentate», nel concreto degli spazi e dei tempi.
Mai generalizzare!
Teorico
dell’assorbime
nto totale
dell’individuo
nella vita
Teorico del
sentimento
interiore come
guida esclusiva
per la vita
Teorico del
pensiero
liberale
Teorico che
anticipa il
pensiero
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Teorico
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L’Emilio

Presentazione

Leggere l’Emilio,un classico…perché? «La lettura d'un classico deve darci qualche sorpresa, in rapporto all'immagine che ne avevamo. Per questo non si raccomanderà mai abbastanza la lettura diretta dei testi originali scansando il più possibile bibliografia critica, commenti, interpretazioni. La scuola e l'università dovrebbero servire a far capire che nessun libro che parla d'un libro dice di più del libro in questione ( … ).C'è un capovolgimento di valori molto diffuso per cui l'introduzione, l'apparato critico, la bibliografia vengono usati come una cortina fumogena per nascondere quel che il testo ha da dire e che può dire solo se lo si lascia parlare senza intermediari che pretendano di saperne più di lui». Italo Calvino, Perché leggere i classici, Oscar Mondadori, Milano 1995 E ancora… «Il classico diviene quell’opera o quell’autore che (…) si dà come modello, come paradigma per la comprensione di quel periodo in cui prese forma. Comprensione che, comunque, non si esaurisce mai nel dare conoscenze su eventi particolari di quel determinato periodo, bensì sui modi di interpretare quegli eventi e anche quelli dei periodi precedenti e, addirittura sulle strategie concettuali per progettare eventi futuri. Insomma un classico diviene tutto ciò che vale la pena conoscere per apprendere di più sulla natura umana non solo perché ci aiuta a capire ciò che era, ma ci spinge a pensare ciò che potrebbe essere (…)». G. Genovesi, Il ruolo dei classici della pedagogia nell’università di oggi e di domani, in Cives, Genovesi, Russo, I classici della pedagogia, Franco Angeli, Milano 1999 Lo scopo di questa nostra scelta Accompagnare lo studente ad accostare la pagina del testo ‘classico’, ad indugiare su di essa fino a scoprirne il potenziale di senso, fino ad attivare il «partneriato discorsivo» della comunicazione in atto, fino a ri - costruire la domanda da cui muove il discorso e a comprenderne la risposta, in una prospettiva di lettura ‘calda’(Gadamer). Per leggere un classico, per fare una buona didattica di un testo classico, bisognerebbe proprio partire da Rousseau… perdere tempo per guadagnarlo! RIFLESSIONI INTRODUTTIVE Se di Rousseau diciamo… … “è il maggior pensatore del 1700” dobbiamo essere consapevoli della complessità del suo pensiero e delle divergenti interpretazioni che se ne sono date

Con l’affermazione “è il maggior pensatore del 1700”stiamo facendo Riduzionismo,dovremmo tenere conto delle principali visioni di Rosseau Oggi l’idea di rileggere la filosofia dell’educazione alla luce della teoria filosofica di Rosseau è diventato fondamentale. dunque occorre consapevolezza dell’incrocio proprio di dell’incrocio proprio di Rousseau… La ragione, senza gli istinti e la passione, diventa sterile e accademica La passione e gli istinti, senza la disciplina della ragione, portano al caos individuale all’anarchia sociale. Rousseau e l’educazione Impossibile indurre «leggi» universali e necessarie dall’educazione e dalla pedagogia così «come esse sono», «come si presentano», o «come sono state», «come si sono presentate», nel concreto degli spazi e dei tempi. Mai generalizzare!

Teorico dell’assorbime nto totale dell’individuo nella vita

Teorico del sentimento interiore come guida esclusiva per la vita

Teorico del pensiero liberale

Teorico che anticipa il pensiero socialista

Teorico dell’anti illuminismo

Teorico dell’illuminis mo

Consapevolezza: né in educazione, né in pedagogia bisogna lasciarsi affascinare da «ciò che si fa».

Coniugare regola generale con la situazione particolare,l’ipotetico con il particolare Consapevolezza delle difficoltà di connettere i principi universali (dimensione galileiana) con l’esperienza particolare di ciascuno, che costituisce il tratto idiografico proprio dell’educazione e della riflessione su di essa. Per questo Rousseau dichiara che non metterà «mano all’opera, ma alla penna, e quel che si deve, anziché farlo» si sforzerà soltanto «di dirlo» costruendosi un … allievo immaginario. Rosseau è il primo a dire che è stato un pessimo pedagogo,scrivo come faccio ad educare Emilio ma io non ho mai effettivamente educato Emilio Ben consapevole della difficoltà presente nell’educazione Scelta di non scrivere un’opera di scientia, ma di ricorrere alla formula del romanzo pedagogico. Da questa scelta due insegnamenti:

  1. «Critica ad ogni illuminismo razionalistico e positivismo scientistico», ma impossibilità per la ragione di giungere alla verità essenziale che interessa fino in fondo gli uomini. Saremo sempre alla ricerca della risposta vera,coniugata sulla situazione
  2. Occorre incorniciare il «vero» nella «verisimiglianza», così come fanno le grandi opere della letteratura, capaci di insegnare verità che vanno ben oltre quelle trasmesse dalla scientia Impossibile, dunque, ridurre il problema dell’educazione e della pedagogia alla razionalità teoretica. Ma altrettanto impossibile ridurlo a «ciò che si può o si potrebbe fare», dominio della razionalità tecnica. L’educazione e la pedagogia hanno come fine la formazione dell’uomo (verità essenziale). Non così la politica (a cui dedica il Contratto sociale), tecnica regia che ha come scopo la formazione del cittadino (il «fattibile» e il «possibile») Sono concetti che stanno insieme solo a condizione che l’uno sia mezzo per l’altro: si sottometta all’altro per l’altro. Infatti, «non si può fare allo stesso tempo l’uno e l’altro»perché un conto è se la politica diventa un mezzo per l’educazione e la pedagogia al servizio dell’uomo, un altro se accade, come tante volte è accaduto, il contrario Esplicitazione circa il rapporto uomo-cittadino Son concetti che stanno insieme solo a condizione che l’uno sia mezzo per l’altro: si sottometta all’altro per l’altro. Infatti, «non si può fare allo stesso tempo l’uno e l’altro» perché un conto è se la politica diventa un mezzo per l’educazione e la pedagogia al servizio dell’uomo, un altro se accade, come tante volte è accaduto, il contrario. Riconoscimento che in educazione e pedagogia è certo importante conoscere «ciò che c’è, come è, e perché», così come è importante sapere ciò che si «può fare», ma tutto ciò non è sufficiente se non è mediato dalla razionalità pratica, dalla phrónesis che permette agli uomini di agire bene in situazione, di distinguere il bene dal male o di riflettere criticamente su come si è agito e riconnettersi ad una prospettiva di vero. STRUTTURA DELL’OPERA Versione definitiva del 1762 Stesso anno in cui esce il Romanzo Sociale Presentazione di un modello educativo, basato sul concetto di educazione naturale e progressiva, in cui il precettore accompagna Emilio lungo le principali tappe della sua vita Libro I (0-5 anni): educazione nella prima infanzia Libro II (6-11 anni): educazione dei sensi Libro III (12 -14 anni):educazione dell’intelletto

Occorre un ‘supplemento’, «altro» rispetto a ciò che è presente

  • L’unica davvero in nostro potere (cfr. azione umana) Veicola le credenze che può avere il bimbo,i modi di fare,i principi eticiè la cultura in pratica Gli uomini influenzano questo aspetto.Noi siamo padroni di questo Il terzo maestro: Le Cose Noi non siamo padroni completamente dalla nostra esperienza,l’esperienza prima di tutto è qualcosa che si da indipendentemente da noiquindi non siamo padroni di questo terzo maestro
  • Dipende dal nostro modo di interagire con la realtà: «l’acquisto di una nostra personale esperienza mediante gli oggetti da cui riceviamo impressioni» (p. 9)
  • Dimensione dell’esperienza (influenzerà la pedagogia successiva) L’educazione si sottrae al controllo? «Delle tre forme di educazione quella della natura è del tutto indipendente da noi e quella delle cose non dipende da noi che in parte. Solo l’educazione degli uomini è davvero in nostro potere; e anche questo potere è piuttosto teorico, poiché chi mai può sperare di controllare interamente discorsi ed azioni di tutti coloro che vivono intorno a un fanciullo?» (p. 9) Necessità di armonizzare l’opera dei tre maestri per educare l’uomo integrale «Il discepolo in cui i loro diversi insegnamenti si contraddicono riceve una cattiva educazione e non sarà mai in armonia con se stesso; ma se tali insegnamenti vertono tutti sugli stessi punti e tendono agli stessi fini, allora il discepolo raggiunge la sua meta e vive in maniera coerente. Egli solamente è educato bene» (p. 9) Il fine dell’educazione è la piena realizzazione della natura umana Per formare l’uomo naturale occorre “vegliare perché nulla sia fatto ” Educazione Negativa «Nell’ordine naturale, poiché gli uomini sono tutti uguali, la loro vocazione comune è la condizione umana; e chiunque sia stato ben preparato a tale condizione, non può non assolvere egregiamente i compiti che ne derivano» (p. 14) Non intervenire imponendo qualcosa che fermi un processo naturale Educare significa insegnare l’arte del vivere Educazione Alla Vita «Prima che i genitori scelgano per lui una professione, la natura lo chiama alla vita umana. Ed io intendo insegnargli l’arte del vivere. Uscendo dalle mie mani,lo ammetto, egli non sarà magistrato, né soldato, né sacerdote; sarà innanzi tutto uomo; a tutti i doveri propri di un uomo egli sarà in grado di far fronte al pari di qualsiasi altro e, per quanto la fortuna possa fargli mutar condizione, egli si sentirà sempre al suo posto» (p.

Fine dell’educazione naturale: formare l’uomo (buono), non il cittadino ↓ Uomo naturale (integrale) vs uomo civile (frazionario) Educazione Progressiva

  • «L’uomo naturale è un’entità del tutto a sé stante, è l’unità numerica, è l’intero assoluto che ha rapporto solo con se stesso o col suo simile» (p. 11) è un qualcuno che vale di per se e che ha una relazione con un qualcuno che ha le sue stesse caratteristiche
  • «L’uomo civile non è che un’unità frazionaria condizionata dal denominatore e il cui valore risiede nel rapporto con l’intero, che è il corpo sociale» (p. 11). Una parte frazionaria(un intero) del comune denominatore cittadini di Atene AGGIUNGI LE FOTOCOPIE L’educazione del cittadino «Colui che nell’ordine civile vuol conservare il primo posto ai sentimenti naturali non sa quello che vuole. Sempre in contraddizione con se stesso, sempre oscillante tra inclinazioni e doveri, non sarà mai né uomo né cittadino, non sarà buono né per sé né per sé né per gli altri; sarà un uomo dei nostri tempi, un Francese, un Inglese, un borghese; non sarà niente» (p. 12) Un aut aut: non si può educare contemporaneamente l’uomo e il cittadino Non si può educare contemporaneamente un uomo per se stesso e per gli altri.

«Di fronte alla necessità di contrastare o la natura o le istituzioni sociali, bisogna decidere se formare un uomo o un cittadino: formare l’uno e l’altro insieme non si può» (p. 11) Alla base dell’aut aut vi è un contrasto fra le istituzioni educative Esistono due forme contrarie di istituzioni educative: una pubblica e collettiva (si veda la Repubblica di Platone), l’altra privata e domestica. «Trascinati dalla natura e dagli uomini in direzioni contrarie […] ci ritroviamo al termine estremo senza aver raggiunto l’armonia interiore, senza essere stati utili né a noi stessi né agli altri» (p. 13) Critica alle istituzioni sociali «Le buone istituzioni sociali sono quelle che meglio riescono a snaturare l’uomo, a privarlo della sua esistenza assoluta per conferirgliene una relativa, a inserire l ’io nell ’unità comune, di guisa che ogni singolo individuo non senta più se stesso come unità, ma come parte dell’unità, e non abbia rilevanza alcuna se non nel tutto in cui è assorbito» (pp. 11-12). No al nozionismo per educare l’uomo secondo natura «Il vero oggetto del nostro studio è la condizione umana. Il meglio educato tra noi è, a parer mio, colui che meglio sa sopportare i beni e i mali di questa vita; ne consegue che la vera educazione non è fatta di precetti, ma di esercizi» (p. 15 ) Alcuni elementi di puericultura Due esempi:

  1. Fasce
  2. Allattamento Emergono, in negationis, due cattive consuetudini della madre del ‘ (ruolo della nutrice ) Di fatto contrasta due cattive consuetudini del 700 e della madre settecentesca,non ha di mira la madre del ceto popolare,ha di mira la classica madre borghese I PROTAGONISTI DEI PROCESSI EDUCATIVI Il padre come primo precettore (idealmente, il miglior precettore per il figlio) «Volete dunque che la sua forma originaria si conservi? Proteggetela fin dall’istante in cui viene al mondo. Appena nasce, impadronitevi di lui e non lasciatelo più prima che si a uomo: altrimenti non riuscirete mai. Allo stesso modo che la vera nutrice è la madre, è il padre il vero precettore. Trovino essi un armonico accordo così nell’alternarsi delle loro funzioni come intorno ai principi da seguire; passi il bambino dalle mani dell’una a quelle dell’altro. Sarà meglio educato da un padre giudizioso, pur se modesto, che dal più abile dei maestri; meglio infatti potrà lo zelo supplire al talento ch e non il talento allo zelo […] Un padre, quando ha generato e allevato dei figli, non ha compiuto che la terza parte del compito suo: deve uomini al genere umano, uomini socievoli alla società, cittadini allo Stato» (pp. 25-26) È naturale che esiste il Governeur,il governante,il padre Il padre non deve lasciarlo mai per far si che la forma originaria(la natura) si mantenga Jean Jacques, il pedagogo «Ho deciso perciò di crearmi un allievo immaginario, di attribuirmi l’età, la salute, le cognizioni e tutti i requisiti necessari per consacrarmi alla sua educazione e di attendere a questa dalla nascita fino a quando, divenuto adulto, non avrà bisogno d’altra guida che di se stesso» (p. 28 ) Caratteristiche del buon pedagogo:
  • Non deve essere un mercenario (il pedagogo è un mestiere nobile, è impossibile farlo per denaro senza mostrarsi indegni);
  • deve essere padre egli stesso, o più che uomo;
  • deve essere ben educato;
  • deve essere giovane, tanto giovane quanto può esserlo un uomo saggio;
  • deve compiere una sola esperienza educativa in tutta la vita;
  • il suo compito consiste nel guidare, più che nell’istruire, perciò si chiama pedagogo e non maestro (o magister);
  • deve concedere al bambino la libertà più autentica e non farlo cadere nell’arbitrarietà, stimolandolo a fare di più con le sue forze che con l’aiuto degli altri;
  • deve mettere il bambino a contatto con le maschere e con animali spiacevoli, per non averne più paura. L’educazione della prima infanzia: l’ambito linguistico
  • Non bisogna aver fretta di far parlare il bambino;
  • è necessario parlare sempre correttamente davanti ai fanciulli, con articolazioni ben scandite e ripetute, utilizzando parole che facciano riferimento solo ad oggetti sensibili;
  • il bambino deve imparare a parlare facendosi capire, anche a distanza, misurando la voce sullo spazio che lo separa dai suoi interlocutori;
  • non bisogna stordire il bambino con un fiume di parole che non comprende
    • il bambino deve imparare ad articolare chiaramente le parole e non a bisbigliare;
  • l’educatore deve insegnare ai bambini a parlare innanzitutto agli uomini.

Libro Secondo(6-11 anni)

Temi Principali:

  • Seguire la Natura nell’età della fanciullezza, non è meno importante dell’età precedente (infanzia)
  • Un fanciullo non è un uomo
  • Bisogna pensare alla sua felicità attuale, non futura, che significa equilibrio fra desiderio e capacità
  • Sottomissione dell’allievo alle cose (non agli uomini)
  • Apprendimento attraverso l’esperienza per conoscere la vita
  • Il tempo speso in educazione non è tempo perso
  • No educazione verbalistica e libresca, ma imparare a leggere e scrivere sulla base del proprio interesse
  • Evitare le favole perché inaccessibili alla mente del fanciullo per la sua moralità
  • Assicurare esercizi fisici per rendere forte e sveglio il corpo (sonno)
  • Coltivare l’educazione dei sensi (ragione sensibile) EDUCAZIONE PROGRESSIVA: UN BAMBINO NON È UN UOMO Educazione progressiva: un bambino non è un uomo «Uomini siate umani, è il vostro primo dovere; siate umani verso tutte le condizioni, verso tute le età, verso tutto ciò che non è estraneo all’uomo. Quale saggezza può mai esistere fuori dell’umanità? Amate l’infanzia; favoritene i giuochi, le gioie, le amabili inclinazioni» (p. 72) Cfr. G. Bertagna: ciò che rende umani è l’intenzionalità, la ragione, la libertà…..in maniera però adeguata all’età. Ma allora un bambino che non è in grado di ragionare, non è uomo? Lo è, ontologicamente. Ciò non toglie che un bambino abbia caratteristiche diverse dall’uomo adulto. « Perché volete strappare a questi piccoli innocenti il godimento di un tempo così breve ed effimero, di un bene così prezioso, di cui non potranno davvero abusare? Perché volete colmare di amarezza e di dolori questi primi e così fuggevoli anni che mai torneranno per essi, come non tornano i vostri per voi?» In queste prime pagine Rousseau analizza il significato del dolore e della felicità per i bambini, che devono essere proporzionati alla loro età. Sottolinea quindi, l’Importanza di fare esperienza del dolore, di giocare all’aria aperta…per prendere coscienza di sè. L’educazione che tratta il bambino come un uomo non è adeguata, lo rende infelice «Che si deve dunque pensare di questa barbara educazione che sacrifica il presente a un avvenire incerto, che sovraccarica il fanciullo di catene di ogni specie e comincia col renderlo infelice, per preparargli in un lontano futuro non so che presunta felicità, di cui v’è da temere che non godrà giammai?» (p. 72) Rousseau critica l’educazione tradizionale che chiama barbara, perché sovraccarica i fanciulli di catene di ogni specie, in ciò rendendoli infelici….per un futuro che, tra l’altro, è incerto…. Sciagurata previdenza che rende un essere miserevole nel presente per la speranza, chissà quanto fondata, di farlo un giorno felice (p.
  1. E’ questo il tempo di correggere cattive abitudini, dice chi critica R. ma li sostiene che, è vero, il bambino deve imparare a soffrire e conoscere il dolore in modo proporzionato alla sua età (p. 73). Emilio corra pure a perdifiato, sgambetti, cada a terra cento volte al giorno, tanto meglio: imparerà più presto a rialzarsi. Il benessere della libertà compensa molte ferite. (p. 71) Qual è allora la strada della felicità?

«In che cosa consiste dunque la saggezza umana, ossia la strada della vera felicità? Non certo nel diminuire i nostri desideri […] neppure consiste nell’ampliare le nostre facoltà […] Occorre invece diminuire l’eccesso dei desideri rispetto alle facoltà e ridurre a perfetta eguaglianza il potere e la volontà. Soltanto allora, trovandosi tutte le forze in azione, sarà assicurata la pace dell’anima e l’uomo si sentirà in armonia» (p. 74). Rousseau afferma che lo scopo della vita è la ricerca della felicità e della soddisfazione, ma si pone la domanda di che cosa questo desiderio voglia dire per il fanciullo. Noi non sappiamo che cosa sia la felicità e l’infelicità, in senso assoluto. Possiamo solo rilevare che nella vita prevale la privazione e che vi è una sproporzione fra desiderio e facoltà. Dice Rousseau: Un essere sensibile, che avesse facoltà pari ai desideri, sarebbe assolutamente felice. L’uomo però ha più desideri che facoltà, per cui vive la sproporzione tra il desiderio e la facoltà di soddisfarlo: in ciò risiede la sua miseria. Se fosse in grado di vivere un equilibrio fra desiderio e facoltà, sarebbe assolutamente felice (p. L’uomo è fortissimo quando si contenta di essere quello che è; è debolissimo quando vuole innalzarsi oltre la condizione umana…tutti gli animali hanno esattamente le facoltà necessarie per conservarsi. Solo l’uomo ne ha di superflue. Non è strano che proprio questa eccedenza sia lo strumento della sua infelicità. (p. 76) Critica ai medici che ci ricordano la morte ogni giorno (p. 77) Il rischio dell’adultismo «L’umanità ha il suo posto nell’ordine delle cose; il fanciullo ha il proprio nell’ordine della vita umana; bisogna considerare l’uomo nell’uomo e il fanciullo nel fanciullo. Assegnare a ciascuno il suo posto e mantenervelo, ordinare le umane passioni in modo rispondente alla natura dell’uomo» (pp. 73-74) La fanciullezza rientra nell’ordine naturale «La natura vuole che i fanciulli siano fanciulli prima di essere uomini. Se vogliamo sovvertire quest’ordine, produrremo frutti precoci, che non avranno maturità né sapore e non tarderanno a guastarsi; avremo sapientoni in tenera età e bambini vecchi decrepiti» (p. 90) LIBERTÀ ED AUTONOMIA NEL FANCIULLO DAI 6 AGLI 11 ANNI Libertà entro i limiti della natura «O uomo, torna a racchiudere la tua esistenza entro te stesso, e non sarai più misero! Conserva il posto che la natura ti assegna nella gerarchia degli esseri: niente potrà allontanartene. Non recalcitrare contro la dura legge della necessità […] La tua libertà, il tuo potere si estendono entro i limiti delle forze naturali e non oltre; tutto il resto non è che schiavitù, illusione, prestigio» (p. 79) Dura legge della necessità si riferisce a quelle forze che il cielo non ti ha concesso per ampliare e prolungare la tua esistenza, ma solo per conservarla come gli piace e per quanto gli piace (p. 79) e non esaurire, per volontà di resisterle o prolungare la tua esistenza, ma solo per conservarla come gli piace e per quanto gli piace (p. 79). Il dominio è servile quando è legato all’opinione, perché si dipende dai pregiudizi (schiavitù) di altro che tu, coi pregiudizi governi. Per far agire gli altri come piace a te dovrai agire a tua volta come piace a loro. Sempre sul tema della schiavitù, Rousseau fa l’esempio di Temistocle (grande militare del 500 a.C.), che dice che anche una grande potenza (Ateniesi sui Greci) può dipendere dalla volontà di un bambino (p. 79). Direte sempre noi vogliamo, ma farete sempre quello che vorranno gli altri. Libertà non è esercizio di autorità «Fa veramente la propria volontà solo chi non ha bisogno, per farla, di accrescere la potenza del proprio braccio con quella del braccio altrui: ne consegue che il primo di tutti i beni non è l’autorità, ma la libertà» (p. 80) Il supremo bene è la libertà. L’uomo libero vuole ciò che può e fa ciò che gli piace (p. 80). Si tratta di applicare questa massima all’infanzia e ne discendono tutte le regole dell’educazione. E’ la società che ha reso l’uomo debole, con il prevalere degli atti di volontà, il bambino coi capricci, cioè tutti quei desideri che non sono veri bisogni e che non si possono soddisfare senza l’intervento di altri. Uomo e bambino sono quindi in uno stato di debolezza (p. 80). La natura cerca di porre rimedio a questo stato di debolezza con l’affetto che padri e madri nutrono per i figli ma spesso questo affetto è eccessivo o insufficiente e può indurre in errore. Quindi l’uomo che vive nello stato di natura fa ciò che vuole ed è felice.

debbono mai ostacolare….bisogna che i bambini corrano, saltino e gridino, quando ne hanno voglia ( p. 83). Tutti i movimenti rispondono a precise necessità del loro fisico, che tende ad irrobustirsi. Il fanciullo in ciò segue l’ordine naturale, sperimentando la dipendenza dalle cose la legge è l’esperienza. I bambini devono poter fare ciò che vogliono ma occorre distinguere il bisogno naturale dal capriccio (pp 82 -83) Rapporto fra volontà e potere «E’una disposizione naturale dell’uomo considerare come suo tutto ciò che è in suo potere. In tal senso è vero, fino a un certo punto, il principio dello Hobbes: moltiplicate insieme con i nostri desideri i mezzi per soddisfarli e ciascuno farà di sé il padrone di tutto. Così il fanciullo cui basta volere per ottenere considera l’universo come sua proprietà e tutti gli uomini come suoi schiavi» (p. 85) Il bambino è un essere mancante, per questo deve essere educato (secondo natura). Per crescere deve imparare e vivere un equilibrio fra potere – volere. Se il bambino ottiene tutto quello che gli passa per la testa e comanda tutti, diventa un despota. Il bambino non deve ottenere tutto solo perché lo chiede, ma perché ne ha realmente bisogno (p. 86). Occorrono dei piccoli dolori (privazioni) per approdare ai beni più grandi. Il bambino non deve fare alcunché per pura obbedienza ma per necessità. Le sue idee devono fermarsi al livello delle pure sensazioni, poiché esso è capace soltanto di impressioni sensibili. Inutilità dei ragionamenti coi bambini «Ragionare con i bambini era la grande massima di Locke ed è la più in voga attualmente, ma non mi sembra che il suo successo sia proprio tale da rafforzarne il credito; da parte mia, non vedo nulla di più sciocco di quei bambini coi quali si è tanto ricorso ai ragionamenti. Tra tutte le facoltà dell’uomo, la ragione, che si può dire risulti dalla combinazione di tutte le altre, è quella che si sviluppa più difficilmente e più tardi: e proprio questa si vuole adoperare per sviluppare le prime! Il capolavoro di una buona educazione è fare un uomo ragionevole: e si pretende di educare un fanciullo per mezzo della ragione! Ma questo significa cominciare dalla fine, significa voler assumere a strumento il risultato dell’opera» (pp. 88-89) Rousseau è un razionalista, perché crede che esista prima la ragione e poi l’esperienza, però, al tempo stesso, pone molta attenzione ai sensi e al corpo, parlando di una ragione sensitiva (incompleta, non astratta), legata all’esperienza, ai sensi (amicizia con Locke). Il fine dell’educazione è che l’uomo sia un essere ragionevole. Ma siccome il bambino non lo è, occorre utilizzare un approccio diverso: l’educazione dei sensi. Si parte dai sensi e poi attraverso i sensi si educa la ragione. Dice poi che se si abituano i fanciulli a sentire solo belle parole, non capiscono; ci si illude che possano diventare sapienti come i loro maestri. UN’EDUCAZIONE SPECIFICA DELL’INFANZIA: NON PRESCRITTIVA Peculiarità dell’infanzia «L’infanzia ha modi di vedere, di pensare, di sentire esclusivamente suoi; nulla è più stolto che pretendere di sostituirli coi nostri: piuttosto che esigere da un fanciullo di dieci anni maturità di giudizio, preferirei vederlo misurare cinque piedi d’altezza. A che cosa gli servirebbe la ragione a quell’età? La ragione ha il compito di tenere a freno la forza e il fanciullo non ha bisogno di questo freno» (p. 90) Il bambino ha, infatti, bisogno di esprimere la forza che possiede (il giogo della necessità), in maniera equilibrata e adeguata, così che, facendo esperienza, impari che codesta necessità risiede nella realtà delle cose (p. 91) Le conseguenze di un approccio non adeguato all’infanzia sono tre:

  • «Imponendo loro un dovere che non sentono, li inducete a una sorda ribellione contro la vostra tirannia e a rifiutarvi il loro affetto;
  • Insegnate loro a diventare falsi, menzogneri, dissimulatori, per estorcere ricompense o sottrarsi ai castighi - Avvezzandoli ad occultare il motivo reale delle loro azioni…..offrite loro il mezzo d’ingannarvi continuamente, d’impedirvi la conoscenza del loro vero carattere» (p. 90) Quindi….adoperate la forza con i fanciulli e la ragione con gli uomini; così vuole l’ordine naturale; il saggio non ha bisogno di leggi (p. 91)

Riconoscimento della necessità, non esercizio dell’autorità «[…] Non comandategli mai nulla, per nessuna ragione al mondo: assolutamente nulla […] senta per tempo sul suo capo orgoglioso il duro giogo che la natura impone agli uomini; il pesante giogo della necessità […] e veda che codesta necessità risiede nella realtà delle cose, mai nel capriccio degli uomini, che il freno da cui è trattenuto è la forza, e non l’autorità» (p. 91) Come fare in modo che il fanciullo non faccia determinate cose? Semplicemente:

  • Impedendogli di farle
  • Essendo inclini a concedere
  • Riluttanti a rifiutare (rifiuti irrevocabili) É così che il pedagogo renderà il fanciullo paziente, rassegnato, impassibile e tranquillo (p. 92) Un mezzo educativo: la libertà ben regolata «Non bisogna prendersi la briga di educare un fanciullo, quando si sa condurlo dovunque si voglia con le sole leggi del possibile e dell’impossibile. Essendogli egualmente ignota la sfera dell’uno e dell’altro, si può dilatarla o restringerla a piacimento intorno a lui. Così l’educatore incatena, sospinge, trattiene il fanciullo col solo legame della necessità, senza che egli protesti; così lo rende pieghevole e docile con la sola forza delle cose, senza che alcun vizio germini in lui, poiché mai le passioni allignino, finché son prive d’effetto» (pp. 92-93) Rousseau: se il pedagogo sarà in grado di far percepire il legame con la necessità, allora il fanciullo sarà docile, perché si confronterà con la sola forza delle cose (realtà). Crescerà così secondo natura. Rousseau critica i mezzi utilizzati in educazione per farsi obbedire dai fanciulli: emulazione, gelosia, invidia, vanità, avidità, paura (passioni pericolose), e afferma che solo un mezzo può riuscire: la libertà ben regolata, la sola che possa incatenare, sospingere, trattenere il fanciullo col solo legame della necessità, senza che egli protesti. Attenzione al singolo allievo «Trattate l’allievo secondo la sua età. Collocatelo innanzi tutto nella sua reale condizione e in quella costantemente mantenetelo, finché non si senta più tentato di evaderne. Così, prima ancora di sapere che cosa sia la saggezza, ne metterà in pratica il più importante precetto» (p. 91) In Rousseau non vi è solo attenzione alla fanciullezza come periodo, ma anche al singolo allievo, secondo la sua età. Le caratteristiche di questo periodo sono:
  • Il fanciullo apprende dall’esperienza
  • Occorre che avverta il giogo della necessità
  • e che eserciti la libertà regolata Nulla è più stolto che pretendere di sostituire il modo di pensare dei fanciulli (ragione sensitiva), con quello degli adulti (ragione astratta) Conoscere la singolarità per promuovere l’integralità «Un’altra considerazione conferma l’utilità di questo metodo [educazione negativa]: la necessità di conoscere la particolare indole del fanciullo, per sapere quale sia il regime morale più adatto a lui. Ogni spirito ha la sua forma peculiare, secondo la quale ha bisogno di essere guidato; è importante, perché abbia successo la vostra opera, che egli sia guidato secondo questa forma e non secondo un’altra. Uomini prudenti, scrutate a lungo la natura, osservate bene il vostro allievo innanzi di dirgli la prima parola; lasciate che possa mostrare in piena libertà i germi del suo carattere, non sottomettetelo a costrizioni di sorta, perché possiate meglio vederlo tutto intero» (p. 96)
  • Rousseau sottolinea il valore dell’osservazione. Se si agisce prima di sapere quello che occorre fare, si rischia di ingannarsi, e alla fine, di perdere tempo, come l’avaro che perde tempo per non voler perdere nulla.
  • Rousseau dice di fare come il saggio medico che non prescrive la ricetta dopo aver visto solo una volta il malato, ma lo studia, prima di passare alla terapia, comincia tardi a curarlo ma lo guarisce. Mentre il medico troppo frettoloso lo uccide (p. 97). Con questo esempio Rousseau anticipa il tema che perdere tempo, in educazione, significa guadagnarlo «sacrificate nella prima età un tempo che riguadagnerete ad usura in un’età più avanzata » (p. 96)

(allo sviluppo delle facoltà mentali), proprio per consentire il pieno sviluppo delle facoltà mentali. E’ un primo accenno all’educazione negativa (punto successivo) Imparare dall’esperienza «Non impartite al vostro allievo alcuna sorta di lezioni verbali; deve ricevere insegnamenti solo dall’esperienza. Non infliggetegli alcuna sorta di punizione, poiché ignora che cosa significhi essere colpevole» (p. 93) Non insegnare (lasciar segni), ma far fare esperienze, rendendo il fanciullo libero di agire. L’EDUCAZIONE NEGATIVA La prima educazione deve essere un’educazione negativa «La prima educazione deve essere dunque puramente negativa. Non consiste affatto nell’insegnare la virtù o la verità, ma nel tutelare il cuore dal vizio e la mente dall’errore» (p. 95) In educazione bisogna trattenersi, perché? Perché il fanciullo è ontologicamente buono per cui bisogna lasciare che il tempo consenta di far venir fuori la sua natura buona. Come si fa? Intervenendo il meno possibile. Vigilando che «nulla sia fatto» Pensiero che sarà ripreso dall’attivismo agli inizi del XX secolo (Claparède, Decroly, Ferrière). Il pedagogo fa un passo indietro ma in realtà predispone tutto ciò che può favorire la libertà del fanciullo. In che cosa consiste l’educazione negativa? «Se poteste non far nulla e nulla lasciar fare agli altri, se poteste condurre il vostro allievo sano e robusto all’età di dodici anni, senza che sappia distinguere la mano destra dalla sinistra, fin dalle vostre prime lezioni gli occhi del suo intelletto si schiuderebbero alla ragione; senza pregiudizi, senza abitudini, nulla vi sarebbe in lui che possa contrastare l’effetto della vostra opera. Ben presto diverrebbe tra le vostre mani il più saggio degli uomini e così, cominciando col non far nulla, avreste realizzato un miracolo di educazione» (p. 95) La natura umana e l’amore di sé «Poniamo come massima incontestabile che i primi impulsi naturali sono sempre buoni: non esiste alcuna forma di perversità originaria nel cuore umano; non vi si trova un sol vizio di cui non si possa dire come e perché vi sia penetrato. La sola passione naturale nell’uomo è l’amore di sé o amor proprio in senso lato. Questo amor proprio, in se stesso e relativamente a noi, è buono e utile e poiché non comporta necessariamente rapporto coi nostri simili, sotto questo rispetto esso è per natura eticamente neutro, ma diventa buono o cattivo per i modi e per le circostanze in cui viene applicato. Fin quando, perciò, non è in grado di svilupparsi la ragione, cui compete guidare e regolare l’amor proprio, nulla il fanciullo deve fare solo perché sa di essere visto o ascoltato, nulla, cioè, deve fare in funzione degli altri, ma unicamente quanto la natura richiede da lui; e allora non potrà che far bene» (pp. 93-94) NO AD UN’EDUCAZIONE VERBALISTICA E LIBRESCA, MA IMPARARE A LEGGERE E A SCRIVERE SULLA BASE DEL PROPRIO INTERESSE Lingue, geografia, storia «In qualsiasi genere di studio, senza l’idea delle cose rappresentate, i segni che le rappresentano non hanno alcun valore. E tuttavia le conoscenze del fanciullo vengono sempre limitate a questi segni, senza mai potergli far comprendere le cose che rappresentano» (p. 119). «Se non hanno vere idee, non hanno vera memoria poiché non considero tale quella che sa ritenere soltanto sensazioni» (p. 123) Lingue/latino e greco: il fanciullo è in condizione di imparare una sola lingua (p. 120) Geografia. Che cos’è il mondo? Un globo di cartone (p. 121) Storia. Leggere aneddoto: il medico Filippo (pp. 121 -123) Emilio non imparerà mai nulla a memoria Lingue: «Sarà motivo di sorpresa che io annoveri lo studio delle lingue tra gli ingredienti inutili all’educazione (p.

  1. … Lo studio delle parole, se si limitasse alle parole, cioè ai segni o ai suoni che le esprimono, potrebbe

riuscir confacente ai fanciulli, ma le lingue cambiando i segni, modificano anche le idee che questi rappresentano. Le menti si formano sui linguaggi, i pensieri assumono il colore degli idiomi (p.119).» «In qualsiasi genere di studio, senza l’idea delle cose rappresentate, i segni che le rappresentano non hanno alcun valore. E tuttavia le conoscenze del fanciullo vengono sempre limitate a questi segni, senza mai potergli far comprendere le cose che rappresentano» (p.119). Rousseau sostiene che il fanciullo sia in grado di apprendere il suono delle lingue ma non le idee che le originano. Infatti, ad ogni lingua corrisponde un sistema di idee: la lingua, presso tutte le nazioni del mondo, segue le vicissitudini dei costumi e si conserva o si altera insieme con essi (p. 120). Per questo motivo il fanciullo non è nelle condizioni di imparare se non una sola lingua (p. 120). Geografia: «Pensando di fargli imparare la descrizione della terra, gli si danno a conoscere semplicemente delle carte, gli vengono insegnati i nomi delle città, di paesi e di fiumi…» (pp. 119 -120). «Che cos’è il mondo?» «Un globo di cartone». Tale è appunto la geografia per i fanciulli. Rousseau è pronto a scommettere che non c’è nessun fanciullo di dieci anni capace di recarsi da Parigi a Sain Denis, come a dire, che nessun fanciullo di quell’età è in grado di utilizzare davvero le nozioni di geografia apprese (p. 120) Storia: «Errore ancor più ridicolo è far loro studiare la storia: si immagina che questa disciplina sia a loro portata, perché non sarebbe che una raccolta di fatti. Si crede forse che i rapporti da cui i fatti storici sono determinati siano facili a cogliersi, e che i fanciulli possano senza sforzo concepirne l’idea? Se nelle azioni degli uomini vedete solo i movimenti esteriori e puramente fisici, che cos’è che insegnate nella storia?» (pp. 119 -120). I miei ragionamenti, dice Rousseau si fondano sui fatti più che sulle teorie e il modo migliore per darvi la possibilità di giudicarli è di riferire spesso qualcuna delle esperienze che me li suggeriscono lettura aneddoto: il medico Filippo (pp. 121 -123) Leggere e scrivere: «Soltanto a dodici anni Emilio saprà che cosa sia un libro. Ma è pur necessario, si dirà, che sappia leggere. Ne convengo: sarà necessario quando la lettura gli sarà utile; fino allora non può che annoiarlo» (p. 132) «Il Locke vuole che si impari a leggere per mezzo dei dadi» (p. 132) «Il mezzo più sicuro di tutti è il desiderio di apprendere. Suscitate nel fanciullo questo desiderio e poi fate pure a meno i tavole e dadi: ogni metodo sarà buono per lui» (p. 132) Critica alla pedagogia del tempo: educazione forzata Rousseau ammette un solo libro Robinson Crusoe (come se fosse fratello di Emilio) Critica al metodo fonematico = collegamento di una lettera ad un suono Leggere pag. 133. Esempio del biglietto d’invito ad un pranzo, passeggiata, gita, festa…. Il metodo è quello dell’attesa inattiva (= educazione negativa). Esperienza: interesse (muovere la sua curiosità), e utilità (capire perché lo sta facendo – senso). Spontaneità, indipendenza (1) «..Se un allievo non impara da voi, imparerà dagli altri; se non prevenite l’errore con la verità, imparerà le menzogne; i pregiudizi che temete di dargli li riceverà dal suo ambiente» (pp. 133 -134) «Se volete coltivare l’intelligenza del vostro allievo, coltivate le forze che essa deve padroneggiare. Esercitate continuamente il suo corpo, rendetelo sano e robusto, perché il fanciullo diventi buono e giudizioso: lavori, operi, corra, gridi, sia sempre in movimento; abbia vigore di uomo e ben presto ne avrà anche la mente. Se è sempre la vostra testa a guidare le sue braccia, la sua gli diviene inutile» (p. 134) Possibili obiezioni dei contemporanei. R. risponde a queste obiezioni, dicendo che se non si dice subito la verità ai fanciulli, questi impareranno in maniera sbagliata. Inoltre, la giustificazione di fondo della sua scelta è che l’uomo è buono (ontologicamente), per cui l’educazione negativa può stare in piedi. Leggere pag. 135: esistono due categorie di uomini: Il contadino. Sempre intento a fare ciò che gli si comanda o che ha visto fare dal padre (meccanica ripetizione). L’abitudine e l’obbedienza sostituiscono in lui la ragione; Il selvaggio. Mai legato stabilmente allo stesso luogo, privo di compiti prestabiliti, non soggetto ad alcuna obbedienza, senz’altra legge che la sua volontà, è costretto ad usare la ragione in ogni atto

  1. Questa lezione val bene un formaggio, senza dubbio.
  2. Il corvo, vergognoso e confuso,
  3. Giurò ma un po’ tardi, che non si sarebbe più lasciato gabbare Il corvo e la volpe (2) Elenco di elementi che rendono la favola un genere non adatto ai fanciulli:
  4. Differenza fra poesia e prosa (corvo sopra un albero appollaiato)
  5. Immagini non conformi a natura (corvo, formaggio: non ne ha esperienza esperimento uovo sodo di Dewey)
  6. Parole non di uso corrente, lo spirito critico sollecitato deve basarsi sul buon senso (signora – allettata ) 4. Le volpi parlano? (gli tenne questo linguaggio)
  7. Titolo di onore (Signor corvo)
  8. Ridondanza (quanto siete grazioso.. quanto mi sembrate bello)
  9. E’ lecito mentire? (Senza mentire…)
  10. Paragone fra qualità diverse (canto e penne) 9. Che cos’è una fenice? Linguaggio figurato (per renderlo seducente) Il corvo e la volpe (3) Elenco di elementi che rendono la favola un genere non adatto ai fanciulli:
  11. Passioni molto vive (il corvo è fuori di sé dalla gioia)
  12. Conoscenza della voce del corvo, (il fanciullo non ce l’ha)
  13. Il fanciullo coglie la bellezza di questo verso? (Apre il largo becco, lascia cadere la preda)
  14. Bontà ed ingenuità non sono la stessa cosa
  15. Massima generale sull’adulazione (sappiate che ogni adulatore, non tutti sono così !)
  16. Verso non comprensibile (vive a spese di colui che l’ascolta)
  17. Discorso canzonatorio che i fanciulli non capiscono (questa lezione val bene un formaggio…)
  18. Aggiunta di parole esplicative di un concetto già completo sul piano del significato (il corvo, vergognoso e confuso)
  19. Che cos’è un giuramento? (Giurò…)

Favola «Le favole presentano una morale così confusa, così sproporzionata alla loro età, che li condurrebbe piuttosto al vizio che alla virtù» (p. 125) «Il fanciullo non capisce affatto le favole che gli si fanno imparare perché, qualunque sforzo si faccia per semplificarle, l’ammaestramento che se ne vuol trarre costringe ad introdurvi idee che egli non può afferrare, e proprio la forma poetica, mentre facilita lo sforzo della memoria, gli rende più difficile coglierne il senso» (p. 125) La favola (dispositivo) nasce dall’intenzionalità educativa come strumento buono, ma diviene cattivo strumento perché non tien conto delle caratteristiche dei fanciulli Attenzione! Il senso morale dei fanciulli non è meno importante di quello degli adulti, è solo diverso Coltivare l’educazione dei sensi (ragione sensibile) Assicurare esercizi fisici per rendere forte e sveglio il corpo (sonno) Coltivare l’educazione dei sensi «Le prime facoltà che si formano e si perfezionano in noi sono i sensi. Sono dunque le prime che bisognerebbe coltivare; sono le sole che si dimenticano o che più si trascurano. Per esercitare i sensi non basta farne uso, bisogna imparare a giudicare bene per loro mezzo, imparare, per così dire, a sentire; non sappiamo infatti toccare vedere o udire, se non a quel modo in cui abbiamo imparato» «La prima ragione dell’uomo è una ragione sensitiva ; essa costituisce la base della ragione intellettuale: i nostri primi maestri di filosofia sono i piedi, le mani, gli occhi. Sostituire tutto ciò con i libri, significa insegnare non già a ragionare, bensì a fare uso della ragione altrui, a credere molto, e a non sapere niente» (p.

E’ sbagliato credere che la vera ragione dell’uomo si sviluppi indipendentemente dal corpo: è proprio una buona costituzione del corpo che rende le operazioni della mente facili e sicure. Per questo motivo occorre esercitare non solo le forze, bensì tutti i sensi che le dirigono (p. 156) Abbigliamento «Le membra di un corpo che cresce devono essere tutte a loro agio nelle vesti: nulla che impacci il movimento e la crescita, nulla di troppo attillato e aderente; ogni allacciatura va eliminata» (p. 147) «Il vestito più semplice, il più comodo, quello che meno lo rende schiavo, è sempre il più prezioso per lui. Vi sono abitudini del corpo più adatte all’intensa attività fisica e altre più adatte all’inazione» (p. 148) In queste pagine Rousseau descrive alcune regole di comportamento: per l’abbigliamento – abbigliamento diverso per chi è sedentario e chi è attivo – nessun copricapo – abituare i fanciulli al freddo, ecc. (p. 149) Sonno «Ai fanciulli è necessario un lungo sonno, poiché sono sempre in moto. L’abitudine più salutare è quella di alzarsi e di coricarsi col sole. E’ importante abituarsi dapprima a dormire in condizioni disagevoli: è il mezzo migliore per non trovar poi scomodo alcun letto. Il miglior letto è quello che procura il sonno migliore » (pp. 151 ) Regole relative al sonno: Il vero mezzo per far dormire Emilio è di annoiarlo a sua volta – lo si avvezzerà a tutto, anche a svegliarsi da sé e ad alzarsi a piacimento del pedagogo. Altre regole: no alla vaccinazione contro il vaiolo – nuoto #1 Tatto « Il tatto è diffuso sull’intera superficie del nostro corpo, esercita una sorta di continua sorveglianza, per avvertirci di tutto ciò che può offenderlo (p. 157). Benché il tatto sia quello che tra i sensi ci è più dato esercitare, le sue indicazioni restano tuttavia più incomplete ed approssimative di quelle degli altri; sempre associamo al tatto l’uso della vista (più veloce),…le indicazioni del tatto sono più sicure. Il tatto è quello dei sensi che meglio ci fa conoscere l’impressione che i corpi estranei possono produrre sul nostro» (p. 165) «Osserviamo come i ciechi abbiano il tatto più sicuro e più fine di noi…molti giochi abbiano luogo di notte…» (p. 157) Il tatto supplisce alla vista. Gli esercizi al buio servono per acquisire la capacità di muoversi in un ambiente senza la vista. Aneddoto tratto dalla sua esperienza (da piccolo con il pastore Lambercier, doveva andare a prendere la bibbia in chiesa, al buio, da solo) (pp. 161 – 163). Critica al metodo di spaventare i fanciulli in modo da abituarli a non avere paura (p. 165). #2 Vista «La vista è il più fallibile dei nostri sensi, perché è il più esteso e precedendo di gran lunga tutti gli altri, le sue operazioni son troppo rapide e vaste…Il senso della vista, per giudicare la grandezza degli oggetti e la loro distanza, non possiede che un solo criterio di misura, e cioè l’apertura dell’angolo che formano col nostro occhio…com’è possibile infatti distinguere con la sola vista se l’angolo sotto il quale un oggetto si mostra più piccolo di un altro è tale perché il primo oggetto è davvero più piccolo, o perché è più lontano?» (pp. 168 - 169) «Qui bisogna seguire un metodo opposto a quello precedente, invece di isolare la sensazione, occorre associarla con un’altra…subordinando l’organo visivo a quello tattile(p. 169). Poiché la vista è tra tutti i sensi quello le cui valutazioni meno si possono separare dall’attività della mente, occorre molto tempo per imparare a vedere » (p. 173) Proprio perché le nostre misurazioni a vista sono molto imprecise, Rousseau suggerisce di indurre i fanciulli a tutte quelle attività che esigono movimento fisico: come calcolare l’altezza di un ciliegio? Come attraversare un ruscello largo? Leggere aneddoto. Rousseau si trova a dover esercitare alla corsa un fanciullo pigro e indolente (pp. 169 - 172). Passare dalla misurazione strumentale (con mani, piedi), a quella intuitiva (con la vista) (p. 173) Disegno. Il maestro deve essere solo la natura e gli oggetti (disegno dal vero) Geometria elementare alla quale giungere grazie all’osservazione, senza bisogno di definizioni (es. tracciatura del cerchio; angolo di 60 gradi; angoli adiacenti, ecc. p. 177)