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libro secondo emiliooooooooooooooooooooooooooooooo
Tipologia: Appunti
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PEDAGOGIA GENERALE 1 25124
Prof.ssa Giuliana Sandrone MODULO 1
J.J. ROUSSEAU EMILIO O DELL’EDUCAZIONE Libro secondo (6-11 anni)
Educazione progressiva: un bambino non è un uomo
Educazione progressiva: un bambino non è un uomo
Cfr. G. Bertagna: ciò che rende umani è l’intenzionalità, la ragione, la libertà…..in maniera però adeguata all’età. Ma allora un bambino che non è in grado di ragionare, non è uomo? Lo è, ontologicamente. Ciò non toglie che un bambino abbia caratteristiche diverse dall’uomo adulto.
Qual è allora la strada della felicità? «In che cosa consiste dunque la saggezza umana, ossia la strada della vera felicità? Non certo nel diminuire i nostri desideri [ … ] neppure consiste nell’ ampliare le nostre facoltà [ … ] Occorre invece diminuire l’eccesso dei desideri rispetto alle facoltà e ridurre a perfetta eguaglianza il potere e la volontà. Soltanto allora, trovandosi tutte le forze in azione, sarà assicurata la pace dell’anima e l’uomo si sentirà in armonia» Rousseau afferma che lo scopo della vita è la ricerca della felicità e della soddisfazione, ma si pone la domanda di che cosa questo desiderio voglia dire per il fanciullo. Noi non sappiamo che cosa sia la felicità e l’infelicità, in senso assoluto. Possiamo solo rilevare che nella vita prevale la privazione e che vi è una sproporzione fra desiderio e facoltà. Dice Rousseau: Un essere sensibile, che avesse facoltà pari ai desideri, sarebbe assolutamente felice. L’uomo però ha più desideri che facoltà, per cui vive la sproporzione tra il desiderio e la facoltà di soddisfarlo: in ciò risiede la sua miseria. Se fosse in grado di vivere un equilibrio fra desiderio e facoltà, sarebbe assolutamente felice. L’uomo è fortissimo quando si contenta di essere quello che è; è debolissimo quando vuole innalzarsi oltre la condizione umana … tutti gli animali hanno esattamente le facoltà necessarie per conservarsi. Solo l’uomo ne ha di superflue. Non è strano che proprio questa eccedenza sia lo strumento della sua infelicità. Critica ai medici che ci ricordano la morte ogni giorno
Il rischio dell’adultismo
Libertà ed autonomia nel fanciullo dai 6 agli 11 anni
Libertà entro i limiti della natura «O uomo, torna a racchiudere la tua esistenza entro te stesso, e non sarai più misero! Conserva il posto che la natura ti assegna nella gerarchia degli esseri: niente potrà allontanartene. Non recalcitrare contro la dura legge della necessità [ … ] La tua libertà, il tuo potere si estendono entro i limiti delle forze naturali e non oltre; tutto il resto non è che schiavitù, illusione, prestigio» Dura legge della necessità si riferisce a quelle forze che il cielo non ti ha concesso per ampliare e prolungare la tua esistenza, ma solo per conservarla come gli piace e per quanto gli piace e non esaurire, per volontà di resisterle o prolungare la tua esistenza, ma solo per conservarla come gli piace e per quanto gli piace. Il dominio è servile quando è legato all’opinione, perché si dipende dai pregiudizi (schiavitù) di altro che tu, coi pregiudizi governi. Per far agire gli altri come piace a te dovrai agire a tua volta come piace a loro. Sempre sul tema della schiavitù, Rousseau fa l’esempio di Temistocle (grande militare del 500 a.C.), che dice che anche una grande potenza (Ateniesi sui Greci) può dipendere dalla volontà di un bambino. Direte sempre noi vogliamo, ma farete sempre quello che vorranno gli altri.
L’esercizio della libertà naturale «Se niente è così ridicolo quanto un bambino altezzoso, niente suscita tanta pietà quanto un bambino continuamente oppresso dalla paura. Dal momento che con l’ età della ragione comincia la servitù civile, perché farla precedere dalla servitù privata? Consentiamo che almeno un periodo della vita sia libero da questo giogo che non ci è imposto dalla natura, e lasciamo all’infanzia l’esercizio della libertà naturale, che lo tiene lontano, almeno per qualche tempo, dai vizi che si contraggono nella schiavitù» Il fanciullo a questa età non è capace di giudizio (età della ragione).Prima dell’età della ragione, infatti, il fanciullo non è in grado di avere alcuna nozione degli enti morali e delle relazioni sociali. Fino ai 15 - 16 anni il fanciullo non conosce la differenza fra bene e male, è «naif» Il termine chiave del libro è ESPERIENZA (critica al pedantismo);la razionalità del fanciullo si sviluppa a partire da ciò che può sperimentare concretamente (critica al nozionismo e alle favole, che vedremo più avanti)
La libertà come fulcro dell’educazione dell’infanzia « L’ uomo realmente libero vuole ciò che può e fa ciò che gli piace. Ecco la mia massima principale. Si tratta solo di applicarla all’infanzia e ne discendono tutte le regole dell’educazione» «[ … ]la felicità dei fanciulli come degli uomini consiste nell’ uso della libertà; ma nei primi questa libertà è limitata dalla debolezza. Chiunque fa ciò che vuole è felice, se basta a se stesso, ed è quanto accade all’uomo che vive nello stato di natura»
La dipendenza dell’essere umano
Rousseau pensa che nessuna volontà particolare possa armonicamente inquadrarsi nel sistema sociale … non c’è un mezzo per porre rimedio al male della società. Se le leggi delle nazioni potessero avere come quelle della natura la stessa inflessibilità che nessuna forza umana possa ostacolare, allora, forse, la dipendenza degli uomini tornerebbe a coincidere con quella delle cose, e tutti i vantaggi dello stato di natura coinciderebbero con quelli dello stato di natura.
La dipendenza nell’educazione del fanciullo: sia solo dalle cose! «Fate che il fanciullo esperimenti soltanto la dipendenza dalle cose ed avrete seguito l’ ordine naturale nel processo della sua educazione. Ad ogni suo capriccioso atto di volontà opponete unicamente ostacoli fisici o punizioni che nascano dalle azioni stesse e di cui si rammenti al momento opportuno; non è necessario vietargli di agire male, basta impedirglielo. Solo l’esperienza e l’impotenza debbono servigli di legge» Approfondimento del tema precedente: La natura per rafforzare e crescere il corpo, ha mezzi che non si debbono mai ostacolare … .bisogna che i bambini corrano, saltino e gridino, quando ne hanno voglia. Tutti i movimenti rispondono a precise necessità del loro fisico, che tende ad irrobustirsi. Il fanciullo in ciò segue l’ordine naturale, sperimentando la dipendenza dalle cose la legge è l’esperienza. I bambini devono poter fare ciò che vogliono ma occorre distinguere il bisogno naturale dal capriccio.
Inutilità dei ragionamenti coi bambini «Ragionare con i bambini era la grande massima di Locke ed è la più in voga attualmente, ma non mi sembra che il suo successo sia proprio tale da rafforzarne il credito; da parte mia, non vedo nulla di più sciocco di quei bambini coi quali si è tanto ricorso ai ragionamenti.Tra tutte le facoltà dell’ uomo, la ragione, che si può dire risulti dalla combinazione di tutte le altre, è quella che si sviluppa più difficilmente e più tardi: e proprio questa si vuole adoperare per sviluppare le prime! Il capolavoro di una buona educazione è fare un uomo ragionevole: e si pretende di educare un fanciullo per mezzo della ragione! Ma questo significa cominciare dalla fine, significa voler assumere a strumento il risultato dell’opera» Rousseau è un razionalista, perché crede che esista prima la ragione e poi l’esperienza, però, al tempo stesso, pone molta attenzione ai sensi e al corpo, parlando di una ragione sensitiva (incompleta, non astratta), legata all’esperienza, ai sensi (amicizia con Locke) Il fine dell’educazione è che l’uomo sia un essere ragionevole. Ma siccome il bambino non lo è, occorre utilizzare un approccio diverso: l’educazione dei sensi. Si parte dai sensi e poi attraverso i sensi si educa la ragione. Dice poi che se si abituano i fanciulli a sentire solo belle parole, non capiscono; ci si illude che possano diventare sapienti come i loro maestri.
Un’educazione specifica dell’infanzia: non prescrittiva